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Full text of "La Bibliofilia"

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LA BIBLIOFILIA 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE. MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA 

DA 

LEO S. OLSCHKI 



Anno XIII (1911-1912) — Volume XIII 







L^y 



FIRENZE 
LEO S. OLSCHKI - EDITORE 

MDCCCCXII 



z 



Q^ c3>> <D^ c3io <D^>^ c3^ c3^ c3^ <:3^ c3i^ c3^ c3^ c3^ c3^ c3!i-> 



INDICE DEGLI ARTICOLI 



Ancona, (D') Paolo. Di altri codici mi- 
niati di scuola fiorentina posseduti 
dalla Libreria Olschki di Firenze. (Con 
due tavole fuori testo) .... Pag. 317 

Avena, Antonio. I libri del notaio vero- 
nese Bartolomeo Squarceti da Cavajon 
(1420). (Con una illustrazione) . 240, 324 

Balsamo, A. Pubblicazioni di carattere 
bibliografico e intorno alla storia del- 
l'arte tipografica. (Con 4 fac-simili). 102 

— Vedi Pubblicazioni. 

BoiNET, A. Courrier de France 139, 183, 336 

Bonaventura, Arnaldo. Una grande pub- 
blicazione di bibliografia musicale. 
(Con 5 illustrazioni) 117 

Cassuto, Umberto. Incunaboli ebraici a 

Firenze 222, 384 

Castellani, G. Note tipografiche Fanesi: 
Giacomo Moscardi da Verona (1560- 
1572). (Con 4 fac-simili) 59 

Celani, Enrico. La Biblioteca Angelica 

(1605-1870). (Con 8 illustrazioni) . i, 41 

— Il carteggio dei Barberini. (Con una 

illustrazione) 172, 376 

D'Ancona, P. — Vedi Aìicona. 

Frati, Carlo. Bollettino Bibliografico Mar- 
ciano. (Con iS illustrazioni) . . 78, 253 

Teall, Gardner. American notes. ... 24 

Inghuem (D'), a. Bibliographie chinoise 

et japonaise. (Con 2 fac-simili) . . 8 

Notizie 37 

Prezzi di autografi in Inghilterra e in Ame- 
rica. — La mostra classica alla Biblioteca Me- 
diceo-Laurenziana di Firenze. — Preziosi cimeli 
distrutti dall' incendio del Campidoglio di Al- 
bany. — Un cimelio artistico-bibliografico. — 
Per la biblioteca Ambrosiana di Milano. — La 
Bibbia di Gutenberg pagata 250.000 lire. — Un 
manoscritto del secolo XIII. — La nona riunione 
della Società Bibliografica italiana. — Un nuovo 
repertorio per gli amatori di stampe. 



Notizie P<^g- 109 

Le vicende di un prezioso manoscritto e per 
la tutela del patrimonio bibliografico italiano. — 
La Bibbia di Re Giacomo I. — Un centenario 
inglese. — Gli scritti vinciani. — Una lettera 
inedita di Goethe. — Manoscritti di Swinburne. 
— La pili antica carta topografica. — La nuova 
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. — Il 
« Libro dei martiri » di Foxe all'asta per 200.000 
lire. — La Libreria antiquaria di Jacques Ro- 
senthal di Monaco. 



Id. 



Id. 



159 



Un manoscritto che rimpatria. — La Biblio- 
teca del Poeta Mario Rapisardi. — Manoscritti 
e Cimeli Mazziniani donati al Comune di Ge- 
nova. — Un re negro arrestato per furto di 
libri. — Per l'avvenire della carta. — La colle- 
zione del commediografo De Courcelles. — Le 
opere minori e postume dì Giosuè Carducci. — 
L' edizione nazionale degli scritti di Leonardo 
da Vinci. — La mostra storica del grande Ar- 
chivio di Stato napoletano. — Una grande pole- 
mica intorno ad un piccolo volume. — Società 
per lo studio della miniatura francese. — Espo- 
sizione di fogli staccati della Biblioteca dal « Bòr- 
senverein » a Lipsia. . 



Id. 



231 



L'edizione monumentale della « Divina Com- 
media». — L'educazione del libro. — Un biblio- 
mane neir imbarazzo. — La « Divina Commedia» 
in francese ed in inglese. — L'attività del « Bri- 
tish Museum ». — La propaganda biblica. — 
Lln' opera inedita di Purcell. — Una Lega con- 
tro il prestito dei libri. — Il catechismo di 
Luigi XIV. - Un manoscritto inedito di Franz 
Liszt. — La scoperta di un quinto Evangelo ? 

— Un caso curioso di bibliocleptomania. — La 
IX Riunione della Società Bibliografica italiana. 

— Piano analitico della Mostra d'iconografia po- 
polare italiana. — Il più grande papiro. — Una 
bibliografia delle opere siderurgiche, metallur- 
giche, ecc. — Le pubblicazioni coloniali italiane. 

— Dalla Bastiglia.... a Pietroburgo. 



308 



L' Italia nella Biblioteca di Berlino. — In 
memoria della « Tipografia Elvetica ». — La 
vendita Huth. — La prodigiosa biblioteca del 



LA BIBLIOFILIA 



conte di Fortsas. — Il primo aviatore. — L'in- 
cendio della Biblioteca dello Stato di New York. 
— Le più antiche impressioni di Gutenberg. — 
Le opere stampate dalla Tipografia del sec. XV 
all'esposizione di Torino. 

Notizie Pag- 354 

Un prezioso codice tripolino. — Per un ca- 
talogo universale degli incunaboli. — Il valore 
di un manoscritto di Wagner. — Esposizione di 
cimelii all' Istituto Musicale Luigi Cherubini di 
Firenze. — I libri più grandi. 



Id. 



Id. 



432 



Gli inizi della stampa inglese. — Bibliote- 
che ebraiche. — La scrittura ebraica antica. — 
Il Museo della Scala di Milano. — Codici ita- 
liani della biblioteca di Kopenhagen. — Heures 
de Milan. — Il Boccaccio di Giovanni senza 
paura. — Pubblicazioni leonardesche. — Alcune 
notizie di bibliografia artistica. — Il Pievano 
Arlotto in Germania. — Una nuova edizione di 
Rabelais. — Cartografia Romana. — Bibliografia 
Alfìeriana. — Quelques manuscrits précieux. 



475 



Il tesoro biblico di Pierpont Morgan. — Le 
collezioni di Pierpont Morgan ritirate da Lon- 
dra. — I Disegni della R. Galleria degli Uffizi. 
— Denigrazione del libro. — Alcune lettere ine- 
dite di Voltaire. — La disinfezione dei libri. — 
L' inaugurazione della biblioteca di Leo S. Ol- 
schki. — Un prezioso manoscritto fiorentino re- 
stituito all'Italia. — I torchi di Leonardo da 
Vinci. — Una donazione cospicua. — l'n legato 
di un milione di Marchi. — Riproduzioni di 
stampe di Jacques Callot. — I ritratti di Sha- 
kespeare. — Quelques Manuscrits fori précieux. 

Olschki, Leo S. Quelques Manuscrits 
fort précieux. (Con 3 fac-simili e 5 
tavole fuori testo) 13 



Olschki Leo S. Quelques Manuscrits fort 
preciéux. (Con 6 tavole fuori testo). 
Pag, 134 

— Id. (Con 2 illustraz. e 7 tavole fuori 

testo) 216 

— Id. (Con II illustraz. e 4 tavole fuori 

testo) 412 

— Id. (Con 6 illustr. e 4 tavole fuori 

testo) 462 

— Livres inconnus des bibliographes. (Con 

un fac-simile) 349 

— Id. (Avec 4 fac-similés) 468 

Pubblicazioni di carattere bibliografico e 

intorno alla storia dell'arte tipogra- 
fica. (Con 6 illustraz.) .... 102, 300 

— Vedi Balsamo. 

SoRANZO, Giovanni. Domanda .... 299 

Sorbelli, Albano. Le strane vicende di 
un' impresa tipografica. — Il terzo 
volume della Historia di Bologna del 
Ghirardacci. (Con 4 illustrazioni) . . 
357. 437 

Teall — Vedi Gardner. 

Tenneroni, Annibale. Il Libro di una 
Fraternità di San Sebastiano. (Con 
una illustrazione) 165 

Vaganav, Hugues. Les Romans de che- 
valerie italiens d' inspiration espagnole 

(Essai de Bibliographie) 

124, 200, 27S, 394 

Valgimigli, a. English Courier .... 

27, 92, 189, 292, 422 

Vetidite pubbliche . . 108, 153, 351, 431, 470 

Zambra, Luigi. Corriere d'Ungheria . . 

19, 137, 345 



c3^ Q^ <D^>-* <D^ c3^ c2s>> c3^ <D^ c3^ c3^ <D^>^ Q^ <D^>i c3^ c3s^ 



INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI 



Angilberga — Vedi Salterio. 

Angiò (d') Roberto, Sennones (da cod. 

Marc.) Pag. 274 

Bermudo, Instrunientos inusicales, 1555 

(frontisp.) 120 

Biblioteca Angelica, Sala di lettura . . 50 
Calò Pietro da Chioggia, Legendae de Sanc- 

tis, voi. I (facs. da cod. Marciano) 82 
Cartario, pianta di Roma (a. 1576), Par- 
ticolare 2 

Cerone Pietro, musicista, suo ritratto . . 121 
Cina, Poesia cinese. La /emine et la rose, 

silografia francese del 1830 . . . 9, io 
Contrasto dell'anima col corpo, Redaz, in 

prosa del sec. XV (pag. facs. di cod. 

Marciano) 79 

Corona della Vergitie Maria, Venezia, 

e. 1500 (da fondo Olschki) . . 300, 302 
Dante, Divina Commedia, Cod. Landiano 

di Piacenza, (facs. d. Explicit) . .104 
Duranti Guill., hi sacrosanctum Liigd. Con- 

cilium commentarius, Fani, 1569 (marca 

tipografica) 73 

Erbario anojiimo, del sec. XV (facs. da 

cod. Marciano) 83 

Eustazio di Tessalonica, Commentarii in 

Odysseam, autografo (da cod. Marc.) 255 
Evangelia IV, lat., mss. perg. sec. X (di 

proprietà Olschki) .... 14, 15, 16 

Ferriol, // libro sulla danza 119 

Foca Niceforo, Ritratto (da cod. Marc.) 262 

Fozio — Vedi Photius. 

Fuenllana, Miguel de, Libro de musica, 

1554 (front.) 122 

Ghezzi, Tre disegni a penna . . 47, 48, 52 



Ghirardacci Cherubino, Suo ritratto (da 

una stampa del tempo) . . . Pag. 359 

— facsimile d'una pag. della sua Storia 

con le annotazioni di G. Bentivoglio 364 

— facs. della i^ pag 441 

— facs. di pagina autografa 451 

Gioia, generale degli Agostiniani (disegno 

del Ghezzi) 52 

Giustinian Leonardo, Canzonette (da cod. 

Marc.) 276 e 277 

Gozzi Gaspare, Capitolo, autografo (facs. 

di pag. da cod. Marciano) .... 91 
Horae, mss. perg. di scuola frane, sec. 

XIV, tavola f. t. d. disp. i^. 

— Id. sec. XV, 2 tav. f. t. d. disp. i^ ; 

5 tav. f. t. d. disp. 4.^ ; 7 tav. d. disp. 
5*-6^ e pag. 412 sgg. 

— Id. di scuola fiamm. sec. XV, due tav. 

f. t. d. dispensa i^. 

— Id, provenienti dalla bibliot. di Maria 

Leczinska 217-218 

— Id. secundum usum Rothomagensem, 

sec. XVI. tav. f. t. d. disp. lo-ii. 
Lectiones in Evangelia, mss. fr. sec. XV 

(di proprietà Olschki), Due tav. f. t. 

d. disp. lo-ii*. 
Lezionario d. Bibl. Civica di Piacenza (facs. 

di una carta) 106 

Liber fraternitatis rosaceae coronae, s. 1. 

(14... •) 350 

Libro de la Compagnia, Fano, Moscardi, 

1564 (frontespizio) 67 

Ludovici Antonius, De occultis proprieta- 

tibus rerum, Olyssipone, 1540 (iniziali 

e marca) 468-9 



vili 



LA BIBLIOFILIA 



Aristotele Pag. 78, 149. 246, 471 

Arrianus et Hanno I53 

Art de bien vivre, 1492 I53 

Arte, Pubblicazioni d' 3^ 

— Vedi Firenze. 

Artemidoro i53 

Ascoli di Puglia 376 

Astrologia, opere di 248 

Attavanti (degli) Attavante, min. . . . 31S 

Audubon 47° 

Aulo Gallio 478 

Aumont, duca di 187 

Autografi, vendita di 108, 343 

— di lettere, Vendita di 25 

— vendita della collez. di K. Geibel di 

Lipsia 37 

— Prezzi in Inghilterra e in America 37 sgg. 

Avellino 376 

Aversa 377 

Aviazione, Il primo cultore dell' . . . 313 
Avicenna, Canone (vers. ebr.), 1491-92 . 390 

Babington 472 

Bacon Judge 427 

Bacone 2>c,^ i53. 473 

Balbo Gio 306 

Baldus de Ubaldis 471 

Balsamo A — \'edi Catalogo. 

Balzac ... 186, 198, 339 

Bandiera, fratelli 162 

Bang Willj-, Suoi studi sul « Codex Cu- 

manicus » 269 

Banville (de) Théodore 148 

Barberini, Loro carteggio conservato nella 

Barberiniana . . . 172 sgg., 376 sgg. 

Barezzi Barezzo, tip 74 

Barham R, F 471 

Bar-Hebraeus 149 

Bari 377 

Barlaam e Giosafat 184 

Barlaanius monacus 426 

Barlow 32 

Bartolozzi 427 

Beaumarchais 187 

Beaumont and Fletcher 471 

Beda 157, 247 

Beethoven, L. van . . . 38, 108, 194, 343 
Behrmann \\'., Ueber die niederdeutschen See- 

biicher, 1906 86 sgg. 

Beihati 149 

Belcastro -stv 



Benevento Pog- 378 

Bentivoglio, famiglia 363 sgg. 

Bentivoglio Guido . . .361 sgg., 437 sgg. 

— Antongaleazzo 363 

— Annibale 363 

Berchet G 311 

Bergerac (de) Cyrano 1S4 

Bergomensis J. Phil 352 

— Petrus 472 

Berlan Francesco 78 

Berlino 36 

— Biblioteca Reale 305 sgg. 

— L'Italia nella Bibl. R., 308 

— La tipogr. a 305 sgg. 

— Storia della legatura a . . . . 305 sgg. 

Bernardo (S.) So 

Bernardy Amy A., Venezia e il Turco, 

Firenze, 1902 89 

Berners Juliana 153 

Bertoni Giulio, Correzioni al testo della 
« Passione » edito dal Boucherie, 

1910 266 

Bessarione, card 80, 155 

Beverley 472 

Beverly Robert 474 

Biadego Giuseppe 60 

Biagi G I IO 

Bibbia 157, 24S, 430 sgg. 

— in Inghilterra 35 

— del re Giacomo I, la i* bibbia inglese 

e sua efficacia nel popolo inglese . 113 

— di Gutenberg venduta per L. 250.000 40 

— ebr 222 sgg. 

— Propaganda biblica 232 

Bibbie 306 

Bibbie, collezione di 293 

— latine, mss. miniati del sec. XIII (di 
proprietà Olschki) 21 sgg. 

— a 42 linee 138 

— alla vendita Huth 426 

— mss. in dialetto di Pierpont Morgan . 475 

— vendute 153 sgg. 

Biblia, 1567 1S4 

— historialis 184 

Bibliocleptomania, un caso di . . . 235 sgg. 
Bibliografia. Pubblicazioni di .... 

102 sgg., 300 sgg. 

— musicale — \'edi Musica. 

— di Roma 310 

— d' Italia antica 310 



INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 



IX 



Bibliografia di Parigi Pag. 340 

— di opere siderurgiche, metallurgiche, ecc. 237 

— coloniale italiana 237 

— di pubblicazioni recenti relative a co- 

dici o stampe della Biblioteca Mar- 
ciana di Venezia . . 78 sgg., 253 sgg. 

— di libri sconosciuti — Vedi Libri 

— del tempo di Napoleone 137 

— delle Ore, Offici, Hortuli, animae, Co- 

ronae B. M. V., Rosaria, Cursus B. 
M. V 137 

— cinese e giapponese S sgg. 

Bibliomane {u7i) in imbarazzo . . .231 sgg. 
Biblioteca Ambrosiana di Milano . 39 sgg. 

— Angelica, notizie storiche i sgg., 43 sgg. 
elenco dei bibliotecari 58 

— Nazionale di Firenze. Posa della prima 

pietra 116 

— — sua storia 116 

— Mediceo-Laurenziana, mostra classica 

della 38 

— civica di Piacenza, mss. della . . . 102 

— Marciana — Vedi Bibliografia. 

— nazionale di Parigi — Vedi Parigi. 

— imperiale di Pietroburgo 238 

— (supposta) del conte di Fortsas . 312 sgg. 

— Vedi Ryland. 
Biblioteche — Vedi Parigi. 

— ebraiche 433 

Bibliotheca Lindesiana ..... 27 sgg. 

Bidpai 153 

Bione 343 

Bisceglie 377 

Bisignano 377 

Bisticci (da) Vespasiano .... 317 sgg. 

Bitetto 378 

Bitonto 378 

Blake W 154, 352 

Blasoni, Dizionario dei 63 

Blathwagh W 38 

Boatieri Pietro 248 

Boccaccio G 142, 154 

— De casibiis virornm ili 434 sgg. 

Bodenham John 154 

Boece Hector 426 

Boezio S 154, 247 

Boffito G 23 

Boiano 378 

Bologna, vicende della sua storia scritta 

dal Ghirardacci . . 357 sgg., 437 sgg. 



Bonaparte Giuseppe Pag- 862 

— Luciano 181 

Bonaventura A 355 

Boncompagno 248 

Bonincontrius Laurentius, Vaticinitim a. 

1488 349 

Bonnart 344 

— Trouvain et J. Mariette 344 

Bora, Catarina di 108 

Bossuet 342 sgg. 

Botticelli S 315 

Bouchet Jean 154 

Bouilhet 185 

Bourdeille (de) Pietro 149 

Bourget 1S6 

Bouvelle (de) Charles 154 

Bova 378 

Bovino 378 

Brahms Io 108 

Brandt Seb 154 

Brantòme 186 

Bratti Ricciotti — Vedi Giomo. 

Braun G 184 

Bray Anna Eliza 154 

Brenz loh 108 

Breviario di Filippo il Buono .... 20 

— francescano 21 sgg. 

Breviarium Grimani, (ed. de Uries) . . 36 

Breydenbach. Bern. v 154 

Brillat Savarin 186 

Brindisi 378 

Brofferio A 311 

Bronte Charlotte 472 

Brovv J. C 425 

Browne, Sir T 425 

— W 425 

Browning Barrett Rob. ed Elis. . . 24 sgg. 
Brugi Biagio, Un parere di Se. Maffei in- 
torno allo Studio di Padova, Venezia, 
1909-1910 90 

Brugman J 425 

Brunswick 425 

Brunus, vescovo 425 

Bry (De) 28 

Bryant W. Cullen 154 

Budapest — Vedi Ungheria. 

— Catalogo dei mss. d. bibliot. Universit. 139 
Bughetti Benvenuto, Descrizione della Co- 
rona della B. V. M., Venezia, 1500 e. 

300 sgg. 



LA BIBLIOFILIA 



Bunyan John . Pag. 31, 116, 162, 1S9, 431 

Buonavita A 425 

Burney Fr 425 

Burns Robert .... 194, 425 sgg., 470 

Burton R 425 

Bury (de) R., bibliografo . . 94, 154, i57 

Butler 425 

Button Gwimnets . 38 

Byrd W 425 

Byron i94, 425 

Caccia, mss. di 34i 

Cadamotto 86 sgg. 

Caiazzo 378 

Callot lacques, incisore 337 

— Riproduzione di sue stampe .... 479 

Calvi 378 

Calvino Gio 108 

Cambridge -231 sgg. 

Camden 154 

Campagna 378 

Campbell Thomas 154 

Canne 378 

Canova 1S7 

Capaccio 37S 

Capgrave lohn 154 

Capo d' Ischia 384 

Cappelloni Lorenzo 107 

Capri 380 

Capua 380 

Carducci Giosuè, Pubblicazione di sue 

opere postume . 161 

Cariati 380 

Carinola 380 

Carjaval 344 

Carlo II d' Ingh 102, 198, 296 

— V 108, 193 

— V, Sua vita mss 141 

— VI di Francia 140, 341 

— IX, di Fr 340 

Carmelianus Petrus 154 

Carreras y Daga Joan, musicista bibliofilo 117 

Carrol Lewis 470, 472 

Carta (la) e il suo avvenire 161 

Cartiere di INIorlaix 144 

Cartografia — Vedi Roma. 

Cartularia 144 sgg., 148 sgg. 

Caserta 380 

Cassano 380 

Cassiodoro 247 

Castellano, music 355 



Castellamare Pag. 380 

Castellaneta 380 

Castellani Vincenzo 74 

Castello Giuseppe, mss. sull'incoronazione 

di Carlo II 102, 198 

Casti 107 

Castro 381 

Catalogo dei mss. della civica biblioteca 

di Piacenza, di A. Balsamo . . 102 sgg. 

Catania 381 

Catanzaro ■ . . . 381 

Caterina d'Aragona 193 

— da Siena (S.) — Vedi Thomas. 
Catherina (S.) de Senis, Leggenda, sec. XV 

mss. min. (di proprietà Olschki) 22 sgg. 

Cauvet 185 

Cava 381 

Cavalleria — Vedi Romanzi. 

Caxton \V., tip 97, 306 

Cefali! . . . . • 381 

Celsus A. C 154 

Cennini Bernardo 271 

Centenario della i'^ traduz. inglese della 

Bibbia 113 sgg. 

— Vedi Bibbia. 

Cerf Barry, The Franco- Italian « Cheva- 

lerie Ogier », Chicago, 1910-1911 . . 264 
Cerone Pietro, musicista . . . .121 sgg. 

Cervantes 1S5, 188 

Cesare 186, 472 

— maestro • 248 

Champlain (de) Samuele 154 

Chanson de Roland 198 

Chapmann George 154, 352 

Charles 194 

Chaucer GeofTrey 154 

Chenier 186 

Chichmaref Vladimiro, Di alcune « Enfan- 

ces » dell' Epopea francese, Pietro- 
burgo, 1910 264 

Chieti 381 

Chopin F 108 

Choul Gugl 154 

Cicerone . . . 147, 154, 1S4, 245 sgg., 724 

— nella bibl. Nazion. di Parigi .... 339 

— Epistole, mss. di Piacenza .... 107 
Cina — Vedi Bibliografia. 

Città, L'anima di una 196 

Città Ducale 382 

Claretie Jules 155 



INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 



XI 



Clarice W Pag. 155 

Clemens Samuel L., \'endita della sua li- 
breria 26 

Clemente VIII 4 

Cleriadus 155 

Cleveland 24 

Codex Ciinianicus 269 

Codici miniati di scuola fiorentina posse- 
duti dalla Libreria Olschki . . 317 sgg. 

V. Olschki n&Whid. prec. 

— facsimili e riproduz. nella Nazion. di 

Parigi 342 

Coggiola G 116 

Colden Cadwallader 155 

Coleridge S. T 352 

Colombo Cr 306 

Colonie italiane — Vedi Bibliografia. 

Colonna Fr 155 

Comani (popolo) 269 sgg. 

Combe W 470, 472 

Comte August 148 

Confraternita di San Sebastiano, Regola, 

preci e laudi nel libro di una 165 sgg. 

Conra 382 

Constitutioìi fran(aise 472 

Conti, principe di 187 

Conti, libri di, mss 144 

Contrasto dell'anima col corpo .... 78 

Conversano 382 

Cook, capitano viaggiatore 295 

Copenhagen, Codici ital. della biblioteca 

di 434 

Coppée 186 

Coquillart Guillaume 154 

Corajio tripolino 354 

Cornazano 107 

Corneille 188 

Corona della B. V. AL, Venezia, 1500 e, 

descritta 300 sgg. 

Corot, incis 150 

Cortambert Eugenio 339 

Cosenza 382 

Costante, medico 248 

Costantinopoli, biblioteche di .... 19 
— Vedi hnpero. 

Cotrone 382 

Country Evetiings, London, 1829 . . . 470 

Courbet Gustave 150 

Courcelles (de) commediografo, Sua colle- 
zione venduta all'asta 161 



Cousin Jehan Pag. 352 

Couture Thomas 150 

Crawford, bibliofilo 27 sgg. 

Crescentiis (de) P 426 

Crescini V., Canzone francese d'un trova- 
tore provenzale , 1910 .... 261 sgg. 

— Per la canzotie francese di G. Faidit 

261 sgg. 

Crispi 162 

Cromwell i^g 

Cronaca dei fatti occorsi in Italia dal 1446 

al I40Ò 2QQ 

Cronache medievali 248 

Cruikshank 27, 472 

Dante Aligh 434 

— di Foligno, 1472, ristampato a Torino 

315 sgg. 

— varii esemplari 315 sgg. 

— Aldo, 1502 • • • • 473 

— Divina Commedia, (cod. Landiano). 

102 sgg. 

— Ediz. monumentale Olschkiana della 

Divina Commedia 231, 478 

— La Divina Commedia in frane, e ingl. 232 

Daudet A 185, 339 

Davia Francesco 437 

Day John 155 

Defoe Daniel 155, 194 

Delafosse 185 

Delisle L 184, 339 

Delteil Luigi 40 

Demetrio Falereo 256 

— epistolografo greco 256 

Demostene 256 

Denon Vivant 185 

Dent J. H., bibliofilo, Sua libreria all'asta 

31 sgg. 

Denton Daniel 155 

Descartes R 108, 342 

Descrizione delle feste ecc., Parma, Bo- 

doni, 1769 353 

Deward John Alexander 296 

Dialetti inglesi, Dizionario dei .... loi 

Diami 436 

Dickens C 

33 sgg.. 99, 190 sgg., 296, 429, 470 sgg. 

Dinet 185 

Dinkmut 36 

Dionigi Francesco [o Scì^iioné) , Amor cor- 
tese, Commedia, Fano, 1570. . 75 sgg. 



XII 



LA BIBLIOFILIA 



Diritto di proprietà letteraria . . . Pag. 98 

Disciplinati — Vedi Confraterriita . 

Dit des Philosophes, ms. miniato . . . 143 

Donato 247, 314 

Doni A. Fr 355 

Dorat 1S5, 187 sgg. 352 

Dostoievvsky 96 

Dottesio Luigi 311 

Drydens 194 

Dudley 157 

Dumas A 1S5 sgg., 295 

Duranti Guglielmo, In Sacrosanctum Lug- 
diin. Co7ic. Commentarius , Fani, 1569 

73 sgg. 

Durer 312 

Dùvets Jean 312 

Ebrei — \'edi Biblioteche, Paleografia, In- 
cunaboli. 

Ecolampadio Gio 108 

Edizioni a buon mercato 196 sgg. 

Edoardo IV 194 

Eliodoro 154 

Eliot 470 

Elisabetta d' Ingh 155, 194 

Emich Gustavo, bibliofilo 346 

Encyclopedia Britaìinica 34 

Enrico Vili 193 

Epistolae et Evangelia, mss 157 

Epistolografia greca 256 

Epopea francese 264 

— franco-veneta 266 

Erasmo di R 108, 185, 187 

Erbari 84 

Erodoto 156, 473 

Esopo 153, 246 

Esposizione — Vedi Libri, Biblioteca. 

— Vedi Firenze. 

— Vedi Napoli. 

— Vedi Iconografia. 

— di Torino, opere del sec. XV ristam- 

pate 314 sgg. 

Euclide 474 

Eustazio 253 sgg. 

Evangelia IV, lat. mss. perg. sec. X (di 

proprietà Olschki) 13, 22 

Evangeliario della Bibl. Civ. di Piacenza. 105 

armerticum, mss. s. XIII .... 35 

Evans Lewis 470 

Eyck (van) Jean, pittore 336 

Ex-libris francesi 339 



Expositio Sequentiarum et Hymnorum, 

Coloniae, 1495 e P(ig- 472 

Faidit Gaucelm 261 sgg. 

Fanning Nathaniel 474 

Fano, Tipografi di 59 sgg. 

Fantin Latour H 427 

Federico II, imper 341 

Fénelon 187 

Feuillet 155 

Ferriol, musicografo 119 

Ferro, Bibliografia del 237 

Festo ... 247 

Ficino 107 

Fielding 194 

Filelfo 107 

Filicaia V 431 

Firenze — \'edi Incunaboli. 

— Vedi Codici. 

— V^edi Biblioteca. 

— Esposizione di cimelii all' Istituto mu- 

sicale Luigi Cherubini 355 

— Disegni della Galleria d' Uffizi pubbli- 

cati dall' Olschki 476 sgg. 

Fitzgerald 473 

Flaubert G 185 sgg., 474 

Florisello di Nicea, Historia di don, 396 sgg. 

Fondi 383 

Forain 150 

Fortescue, {Cai. d' incunaboli) 305 

Fo.xe 31, 189 

— Suo Libro dei martiri venduto al- 

l'asta 116, 162 

Fozio, Bibliotheca 258 sgg. 

France A 148, i86 

Franceschini, tip 406 

Francesco II di Napoli 162 

Francesco d' Antonio del Cherico, minia- 
tore 21 

Francesco (S.) 107 

— (S.), Terz'ordine di 150 

Francescucci Vincenzo (T. E. Vittore) . 64 

— Vedi Vittore. 

Francia, Notizie librarie e bibliografiche 

della ... 139 sgg. 183 sgg., 336 sgg. 

— Congrès des Sociétés savantes . . . 143 

— Storia di 148 

— Periodici 183 sgg. 338 sgg. 

Francolin 36 

Franklin B 38, 155, 194 sgg. 

Fraternità — Vedi Confraternita. 



INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 



Fregulphus, 1539 Pag. 154 

Freiligrath Ferd 351 sgg. 

Frontino S. Giunio 247 

Fuchs Léonard 184 

Fuenllana (di) Michele, Libro de musica, 

1554 122 

Fiiger H. Fr 108 

Furnivall F. J., bibliofilo 31 

Fust e Schoeffer, tip 305 

Gabriel i59 

Gaeta 383 

Gaguin Rob i55 

Galileo 473 

Galfridus Monumetensis 149 

Gallipoli 383 

Garibaldi G 162 

Gautier T 185 sgg. 343 

Gay John 474 

Gerace 383 

Geronimo (De) G. D. Alcune osserva- 
zioni sul cod. Marciano (Mezzabarba, 

di rime antiche), 191 1 272 

Gerung Mathias 312 

Geyler 474 

Geymiiller, H. v 36 

Ghirardacci Cherub., Vicende della sua 

Storia di Bologna . . 357 sgg. 437 sgg. 

Ghirlandaio 317 sgg. 

Giacomo 1 113 156 

Giappone 183 

— Vedi Bibliografia. 

— Contes du vieux Japon .... 11 sgg. 

Giobbe (ebr.), 1487 226 sgg. 

Gioia, generale degli Agostiniani . 51 sgg. 

Giomo Gius, e Bratti Ricciotti, Codici, do- 
cumenti mss. e fonti per servire alla 
storia della medicina, Venezia, 1909 . 90 

Giorgi Agostino Antonio 6 

Giornalismo in Inghilterra, Suoi inizi . . 432 

Giovanni Damasceno (S.) 184 

Giovanni Senzapaura 434 sgg. 

Giovenale 156 sgg. 

— e Persio, Aldo, 1501 474 

Giovinazzo 383 

Girgenti 383 

Girolamo (S.) 32, 156 

Giuliani e Cerato, tip 406 

Giurispriidenza, opere medievali di. . • 248 

Giuseppe Flavio ^ . . i57 

Giusti G 311 



Giustiniano fag. 248 

Giustinian Leonardo 275 

Giusthtianee 107 

Giustino, martire 154 

Glanville Bart 155 

God Save the King, Sua origine .... 96 
Goethe W 36, 1S7, 429, 472 

— Suoi autografi ....... 108, 115 

— Caterina Elisab. . 108 

Goetz Walter, Kònig Rober voti Neapel, 

1910 273 

Gòtz von Berlichingen 108 

Gohory Jacques 155 

Goldsmith 194, 296 

— 473 

Goncourt 186 

Gonin Fr., Disegni illustrativi dei Pro- 

messi Sposi alla Braidense .... 39 

Gorges 155 

Goudeau 186 

Goya 36, 155 

Gozzadini Francesco 363 

Gozzi G 90 

Graduale 43 1 

Graffigny, mad. de 344 

Grammatica ebraica, Napoli, 1492 . 390 sgg. 

Grammatiche antiche lai 247 

Grassi (de) Giovannino, miniatore . . . 142 

Gravina 383 

Gray Thomas 32, 352 

Greenwood Th. — Vedi Libreria. 

Gregorio Magno i55 

Grisell, lady 423 

Grisone Federico 184 

Griffio, tip 133 

Grolier, leg i55 

Gualterotti 352 

Guardi, Suo disegno venduto per lire 

40,000 161 

Guardia . 384 

Guglielmo da Saliceto 107 

Guicciardini Fr i54 

Guido da Montefeltro 273 

Guizardus, magistrus 247 

Guldinbeck 349 

Gutenberg, Le più antiche ediz. di. . . 314 

Hablot K. Browne 472 

Haenel .109 

Hain L 354 

Hall James 47i 



XIV 



LA BIBLIOFILIA 



Haklvyt Rice Pag. 155 

Hamilton 186 

— Ant 155 

— Emma I55 

— \V 162 

Hamor Ralph 32, 155 

Hardy Thomas 427 sgg. 

Harnack Adolfo 308 sgg. 

Hawthorne Nathaniel 471 

Haydn Gius roS, 195 

Hearn Lafcadio 474 

Heidelberg, Legato di un milione all'Uni- 
versità di 479 

Heiltumsbuch, 1502 36 

Heine E 108, 343 

Heiss 36 

Helyas 155 

Hénault 188 

Hennay Patrick 155 

Hennepin 471 

Herbert George .156 

Hérédia 186 

Herrick Rob 156 

Heurcs del duca di Berry .... 140 sgg. 

— Altre 140, 143, 147 

— Vedi Horac, Ore. 

Heywood Thomas 156 

High J. L, Vendita della sua Libreria . 27 
Hoe Robert 156 

— Vendita della sua biblioteca .... 

40, 95. 153 sgg- 191 sgg. 

Hogarth 38 

Hohenwang Ludwig 164 

Holder-Egger Oswald, Der Schlussteil von 
Ricobalds von Ferrara « Historia Ro- 
mana », 1910 272 

Holinshed Ralph 156 

Holstein Luca 42 sgg. 

Home (The) university Library .... 96 
Hookes Nat 156 

— ^orae 35 sgg., 

95. 97. 156 sgg., 184 sgg., 186, 343, 431 

— Mss. di Piacenza 104 sgg. 

— 1510 32 

— Mss. sec. XV 471 

— Mss. sec. XVI 352 

— Mss. Olschki 436 

— Mss. perg. sec. XIV, se. francese (di 

proprietà Olschki) .... 13 sgg., 22 

— Id., sec. XV 

. . 17 sgg., 134 sgg., 216 sgg., 412 sgg. 



Hookes Nat. Id., se. fiamminga, sec. XV 

Pag. 17 sgg. 

— Id., provenienti dalla biblioteca di Ma- 

ria Leczinska 216 sgg. 

— Id., secundum usum Rothomagen- 

sem 416 sgg. 

— Id., di scuola ital., sec. XVI. . . . 417 
Hor sentati' s {The) Honour, 1620. . . . 426 

Houghton (The) Gallery 32 

Houssaie H 185 

Hubbard W 156 

Huber W 312 

Hubert, pittore 336 

Hugo V 1S6 

Huth Enrico, vendita della sua Colle- 
zione 193. 292 sgg., 424 sgg. 

Huysmans 185 sgg. 344 

Ibarra Joachin, tip 120 

Ibraham S. B 156 

Iconografia popolare italiana, Mostra di . 236 
Illustrazioni di libri — Vedi Libri. 

— colorate 98 

— dei Proviessi Sposi e della Storia della 

Colonna infame 39 

Impero bizantino 261 

Incendio di biblioteca 39 

Incisione, Società per lo studio dell' 336 sgg. 
Incunaboli, Cataloghi di .... 305 sgg. 

— Catalogo universale degli 354 

— ebraici a Firenze . . . 222 sgg. 384 sgg. 
India Tullio, pittore e miniatore veronese. 22 

— Bernardino, pittore, f. del precedente. 22 
Inghilterra, Corriere bibliografico dell'. . 

27 sgg., 92 sgg., 189 sgg., 292 sgg, 422 sgg. 

— Vedi Giornalismo. 

Ingoldsby 32 

Inventario di libri del sec. XV — Vedi IJbr . 

Inventiva Lazari 248 

Irlanda, sua storia 96 

Irving W 156 

Ischia 384 

Isernia 384 

Isidoro 36 

Isola 3S4 

Isolellis (de) Pietro 248 

Jacobus Spirensis, ludicium a. 1485. . . 349 

Jacquet Jules 426 

Janel . . 150 

Jarry i57 

— Nicola 186, 343 



INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 



XV 



Jessopp, dottor f<-^g- 232 

Joannes Grammaticus 473 

Johnson 37 > 298 

Joly 187 

Jonson Ben 156 

Jourdain Sylv 156 

Justinianus Augustus 185 

Keats John . . 37, 156, 295, 352, 471, 473 

Kempis (da) Tommaso 2)2), 156 

Kent 193 

Keye Ottho 156 

Kilian Lucas 312 

Kinnoull (lord), vendita della sua Li- 
breria 426 

Klein Jakob, vendita della sua Libreria . 27 

Klinger 36 

Kraft et Ransonnette 344 

Kretschnier K., Die italìenische Portolane, 

Berlin, 1909 85 

Kugler Franz 344 

Laborde 156 

Lafayette 194 

La Fontaine 156, 185, 187 sgg., 343 sgg. 474 

Lalonde 185 

La Marche (de) Oliver 154 

Lamb 33, i93 

— Charles 157, 471, 473 

Lambros Spyridion P., Empereurs Byzati- 

tins, Atene, 191 1 261 

Lancaster (Pensilvania) 474 

Langlois E., Les mss. du Roman de la 

Rose, 1910 264 

Lanna-Prag, vendita della Collezione. 35 sgg. 

Lapidario 248 

Lascaris Cost 157 

Lattanzio 32, 247 

Latini Brunetto 78, 341 

Laudi 107 

— Vedi Confraternita. 

Laudonniere 157 

Leader B, W 427 

Lectiones in Evangelia, mss. sec. XX, 

scuola frane, (di propr. Olschki). 417 sgg. 

Lederer J 32 

Legatura 297 

— del sec. XVI in Inghilterra .... 30 

— vendita di 36 

Leggendario di P. Calò 81 

Legrand L 344 

Le Maire Jean 154 



Leonardo da Vinci, Ediz. nazionale delle 

sue opere .... Pag. 115, 161 sgg. 

— Sua pianta di Imola 116 

— Vedi Torchi. 

Lepère, incis 150 

Lesné 187 

Lessing G. E 108 

Levi Ezio, Un rimatore piacentino ano- 
nimo del Quattrocento, 1909 .... 81 

— Minzi Giacomo, Un capitolo inedito di 

G. Gozzi 1410 90 

Lex romana r aetica curiensis, mss. già di 

Udine, Sue vicende 109 

Legionario della Biblioteca Civ. di Pia- 
cenza 105 sgg. 

Libanio, Sue epistole greche 256 

Liber fraternitatis rosaceae coronae . 349, 469 
Librai di Roma nel Seicento 46 

— Libreria pei, fondata da T. Greenwood. 

92 sgg. 

Libri sconosciuti ai bibliografi .... 

349 sgg., 468 sgg. 

— La disinfezione dei 477 

— figurati 184 

— (I) più grandi 356 

— Lega contro il prestito dei . . 233 sgg. 

— Esposizione a Lipsia di ornamenti di . 164 

— rubati da un re negro 160 

— ricevuti di diritto dalle biblioteche . . 297 

— Crisi dei 297 sgg. 

— (1) del notaio veronese Bartol. Squar- 

ceti da Cavajon (1420). 241 sgg., 324 sgg. 
Libro, Educazione del 231 

— (II) in Francia H^ sgg. 

— In Ungheria 345 sgg. 

— (Il) in Inghilterra 422 sgg. 

— Denigrazione del 477 

— de la Compagnia, Fano, 1564 . 67 sgg. 

Lille 152 

Lily John i57 

Lindsay David i57 

Link 35 

Lippmann 35^ 

Lipsia — Vedi Libri. 

Lirar 36 

Lisbona 46S 

Liszt Fr 345 

— Esposizione al Museo Nazionale un- 

gherese su 347 

— Suo ms. inedito scoperto 235 



XVI 



LA BIBLIOFILIA 



Livingston Pag. 32 

Livio 238, 247 

Locher i57 

Lodovici Antonius, De occiiltis proprieta- 

tibus rerum, Lisbona, 1540 . . 468 sgg, 

Loeben, Preliminari di 162 

Londra 472 

— Museo Britannico, Sua attività . 233, 237 

— Catal. d. incunaboli del Museo Bri- 

tannico 305 

Longfellow H. W 98, 35i, 15S 

Longo Sofista 157, 188 

Lorris (di) Gugl 157 

Loryot de Lavai Fr 154 

Loti P 185 

Lovelace Richard 157 

Lucano 248, 473 

Lucas D 427 

Lucrezio 188 

Luigi XI 148 

— XIV 152, 195, 239 

Suo catechismo 235 

Lutero 28, 36, 108 

Lydgate John 157 

Lynch Thomas 38 

Maberly 157 

Machiavelli, Il nuovo 100 sgg. 

Macrobio 157, 247 

Maeterlinck M 185 

MaflFei Se 90 

Magliabechi Antonio 116 

Maimon (ben) Mosè 229 

— Vedi Mishnà. 

Maioli Simone 74 sgg. 

Maistre (de) S 1S8 

Malory Thomas 157 

Malvezzi Gaspare 363 

Manchester, Librerie di 298 

Matto (La) Jorte (ebr.), 1490 . . . 229 sgg. 
Manoscritti — Vedi Francia. 

— della Civica Biblioteca di Piacenza . .102 

— preziosi (della Coli. Olschki), 13 sgg., 

216 sgg. 317 sgg., 412 sgg., 462 sgg. 480 

— Catalogo Olschki e articolo su di esso 

del dott. Tiberio Gerevich . . 20 sgg. 

— della bibliot. di Budapest 139 

— all'asta 35 sgg., 97 

Mafioscritto della' « Lex romana raetica cti- 

riensis », Sue vicende . . . .109 sgg. 
Mansi Filippo 438 



Mansi Frane. Ant Pag. 440 sgg. 

Manzoni A 39 sgg. 

Marchesi C, Trad. e compendi volgari di 

antiche istorie nel sec. XIV, 191 1 . • 271 

Marco Aurelio 33 

Marcourt Antoine 143 

Margherita di Navarra 158 

Maria V. — Vedi Corona, Horae, ecc. 

— Antonietta . ■ 296 

— di Scozia . 193 

Marivaux 188 

Mark Twain — Vedi Clemens. 

Markham 158 

Marmi A. Fr 116 

Marot CI 15S, 185 

Marryat 295 

Marston 15S 

Martini Edgar, Eiistathianum, 1907 . . . 253 

— Sua ediz. della Biblioteca di Fozio . . 25S 

Martire, De orbe novo 158 

Marziale t 157 

Masaniello 172 sgg. 

— Suo ritratto a sfumino 174 

Mason 158 

Massera A. F. Il « consiglio frodolente » 

di Guido da Montefeltro, 191 1 . . . 273 

Massimino di Trèves (S.) 149 

Maupassant 185, 1S7 sgg. 

Mazarinades 239 

Mazzini G., mss. e cimeli suoi donati al 

Comune di Genova 160 

Meckenem (van) Israel 312 

Mediavilla (de) Ricardus, Liber questio- 

num, mss. perg. sec. XV (collezione 

Olschki) 418 sgg. 

Medici (de') Lorenzo 238 

— Caterina 238 

Medicina, Storia della 90 

Melantone F 108, 312 

Meissonier J. L. E 426 

Mendelsohn 38 

— Bartholdy Felice 108 

Mer des histoires 158 

Meredith G 473 

Mérian Matteo, ine 150 

Mérimée P 185, 188, 344 

Messale 157, 431 

Messico, mss. antico del 140 

Meteorologia popolare 72 

Meyer 158 



INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 



XVII 



Mezzabarba Ant. Isidoro .... Pag. 272 
Michelino di Besozzo, miniatore . . 140 sgg. 
Milano, Museo della Scala .... 433 sgg. 

Milton 37, 158, 470 

Miniatura 1 57, 336, 338, 34 1 

— francese, Società per Io studio della . 164 
Vedi Heures, Codici. 

— Vendita di 431 

— Vedi Horae, Evangelia. 

— loro assegnazione 21 sgg. 

— dei mss. Olschki 22 sgg. 

— Vedi Manoscritti. 

Mirabeau, frat. dell'oratore 343 

Miroir historial 157 

Mirrar far Magistrates 158 

Mishnà, col comm. di R. Moshe ben Mai- 

mon, Napoli 1492 391 

Missa apostolorum 248 

Mitchell Arthur, vendita della sua li- 
breria 427 

Modelbuch, 1599 36 

Molière 158, 343, 352, 473 

Montaigne 158, 186, 343 

Montesquieu 158, 185, 188, 344 

Monti Giacomo, tip 360 

Morandotti A 308 sgg. 

Moreau Hég 18S, 352 

Morgan Pierpont J 163 

— Sue collezioni 475 

— Sua donazione all' Università di Gòt- 

tingen 479 

Morici Medardo i 

Morin 188 sgg. 

Morland George 38, 471 

Morpurgo S 116 

— Vecchio motivo tricolore, Sonetto di 

G. Quirini, Firenze, 191 1 269 

Moscardi Giacomo da Verona, tip. a 

Fano 59 sgg. 

Mosco 343 

Mozart W. Am 108 

Muglio (da) Pietro 24S 

Murat Gioachino 162, 195 

Musica 148, 152, 155 

— Biblioteca di 33, 294 

— Catalogo della Biblioteca musicale della 

Deputazione di Barcellona, compilato 
da Félipe Pedrell 117 sgg. 

— Vedi Firenze. 

Musset (de) A 187 



Nanteuil Robert, incis Pag. 337 

Napoli 148. 225 sgg. 384 sgg. 

— Lettere ai Barberini dei Governa- 

tori di 173 sgg. 

— Mostra storica dell'Archivio di Stato . 162 

Nasi, famiglia 317 sgg. 

Necrologio della chiesa di S. Savino di 

Piacenza 107 

Nelson 38, 194 

— Orazio 162 

New York 158, 345 

— Incendio del Campidoglio di Albany 

che distrugge preziosi cimeli 39, 313 sgg. 

— Vendite a • . . 351 

Nichols John 32 

Nicolaus de Ansmo 436 

Nicolò Salernitano 107 

— da Bologna 432 

Nider 474 

Nietzsche Fed . 108 

Nobili (de') Ippolito 438 

Norimberga, Cronica di 32, 36 

Norton John 158 

Novati Francesco, I Proverbi del Farina, 

1910 82 

Novello Vincenzo ......... 195 

Novum Testamentuin, armenice, sec. XV. 35 

— Vedi Bibbia. 

Oberdorfer Aldo, Per l' ediz. critica delle 
« Canzonette » di L. Giustinian, 191 1. 

275 sgg. 

Oberti de Orto 107 

Odilon Redon 150 

Officium B. M. V. 157 

— sec. XIV 35 

— codici sec. XV della Libr. Olschki. 

23, 317 sgg. 

— 1597 154 

— 6". Crucis, etc, mass. perg. sec. XV 

(Collez. Olschki) 419 sgg. 

Olschki Leo S., Inaugurazione della sua 

Biblioteca 477 sgg. 

— Vedi Codici, Manoscritti, e Indici pre- 

cedenti. 

Omero 156, 245 sgg., 253 

Onosander 157 

Oppenord G. M 185 

Oppiano 185 

Orazio 156 sgg. 247 sgg. 

Ordinaire de la Messe, 1733 154 



XVIII 



LA BIBLIOFILIA 



Orda S. Romatiae Ecclesiae, mss. perg. 

sec. XIV (collez. Olschki) Pag. 420 sgg, 

— sec. XV 23 

Ore di Torino e di Milano 434 

— Vedi Offitium. 

— di Torino 336 

— della principessa di Croy e altre 

11^ sgg., 342 sgg. 

Oriolo (da) Gio., pittore 435 

Ortelius Abraham 312 

Ovidio 157, 1S8, 24S, 344, 470 

Owen John, Sue opere 423 sgg. 

Paillard, incis 150 

Palare of Pleasiire 158 

Paleografia ebraica 433 

Paolo V 4, 8 

— Diacono 434 

Papiro (il più grande) contenente il Li- 
bro dei ìHorti 237 

Parigi — Vedi Accademia, Francia. 

— Società degli Antiquari .... 142, 336 

— Biblioteca Nazionale 145 sgg. 

storica della città di Parigi . 152, 337 

— Vendite 1S5 sgg., 343 sgg. 

— Società per lo studio dell' incisione. . 336 

— all'epoca classica (sec. XVII). . . . 337 

— Biblioteca del Conservatorio di mu- 

sica 338 

— Scuola militare di Saint-Cyr. . . . 33S 

— Biblioteca de l'Ecole de Charles. . 340 

— Storia della tipografia a 183 

— Archivi della Bastiglia 23S 

Parkinson 158 

Parliament of Davils 158 

Parmantier Leon, Sua ediz. di Teodoreto 256 

Parr Caterina 193 

Pascal B 337 

Passe (de) Crispin 312 

Passerini G. L 478 

Passio Doìnini, cod. Olschki del sec. XV. 

318 sgg. 

— Christi, mss. ted. perg. sec. XVI 

(Olschki) 462 sgg. 

Passione, poema franco-veneto .... 266 

Paletta F 109 

Pàtissier {Le) franfais 15S 

Patrizio (S.) 94 

Paulus De Polonia, Stellarinn etc, 1485 . 349 

— de S. Maria 306 

Peacham Henry 353 



Pecquet Pietro, monaco bibliofilo del 

sec. XVII Pag. 145 

Pearell D. Félipe — Vedi Musica. 

Peele 158 

Pentateuco , Commento di R. Mosè Ben 

Nachman, Napoli, 1490 . . . 384 sgg. 

— col targum di Onqelos e il comm. di 

Shelomo Izehaqi, 1490 386 

— 1490-95 387 

— s. 1. a 393 

Periodici, Spoglio di . . 1S3 sgg., 33S sgg. 

Persia, La pittura in 342 

Perrault 1S6, 352 

Persio 157, 248 

Potòfi Alessandro 20 

Petrarca Francesco . 107, 157 sgg. 246, 271 

— Trionfi, mss. min., sec. X\' .... 23 

— Aldo, 1501 353 

Petrus Pictaviensis 431 

Pettie 158 

Pfintzing 159 

Piacenza, mss. della Civica biblioteca . . 102 

Pianeti, Ubro dei 107 

Pietroburgo — \'edi Biblioteca. 

Pillement 1S5 

Pilot A., Le canzoni di Celio magno, Ve- 
nezia, 1909 87 

— Le «. 31 i serie d' Italia >> di L. Badoer . 88 
Pindaro 473 

— (Pseudo-) 246 

Pindemonte 107 

Pio V, 3 fot US proprius (per Fano), Fano, 

156S 70 sgg. 

Piovano Arlotto, Sue facezie trad. in te- 
desco 435 

Piranesi 344 

Plannck St., tip 349 

Plauto 158 

Plinio 158 

— Secondo 247 

Ploos van Amstel 36 

Plutarco 153, 246, 307 sgg. 

Poe Edgar Allan 24 sgg. 158, 185 sgg. 344, 474 

Pollastrelli Bernardo 107 

Pompadour, mad. di 343 

Poncelet Albert, Z<? légendier de Pierre 

Calo, Bruxelles, 1910 81 

Pontificale Romanorum, mss. min. sec. X\'. 23 

— mss. del 1451, perg., ital. (Olschki) . 463 
frane, sec. XV 464 sgg. 



INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 



XIX 



Pope Al Pag- 37 

Porfirio 247 

Portolano, Venezia, 1490 • 306 

Portolani 85 sgg. 

Povertà, qidstione della — Vedi Tocco. 

Prayer-book 96, I97 

Prières à la Vìerge I57 

Privilegia etc. civitatis Valentiae, mss. 

spagn. sec. XVI e XVII (Olschki) 

466 sgg. 

Proclo 256 

Profeti poste} iori (ebr.), Soncino, ca. i486 222 

Proverbi (ebr.), 1487 225 sgg. 

Providence, Biblioteca dell'Università, Cat. 

d. incunaboli 306 

Psalterium i57 sgg. 

— mss. sec. XV, min 23 

— mss. ital. sec. XIV 465 

Pucci Antonio, ms. delle sue Rime che 

rimpatria 159, 479 

Purcell Enrico, musicista. Sua opera ine- 
dita 233 

Purchas S 32 

Qimchi David 222 sgg. 

Libro delle radici, Napoli, 1490 . . 386 

Napoli, 1491 389 

Quares 158 

Quarles Fr 353 

Quaritch B., Cataloghi 31 

Quénedey, incis 150 

Quentel Enrico, tip 305 

Quintiliano 158 

Quirini Giovanni 269 

Rabelais 158, 188, 198 

— Nuova ediz. delle sue opere .... 435 

Racine 158, t88 

Raffaello 108, 476 

Raleigh W 193 

Rapisardi Mario, Sua biblioteca acquistata 

dalla città di Catania 160 

Ratdolt, tip 164 

Reciieil, ecc. Paris, 1780 353 

Régnard 188 

Rembrandt 37 

Renaudot Théophraste 337 

Repetti Aless., fondatore della tip. Elve- 
tica 311 

Revelli Paolo, Utia Relazione dell' Abissi- 

nia del 1578 88 

Reynolds 38 



Reynolds S. W fdg. 427 

Richelieu (de) card 184 

Richis (de) Leonardus, Pronosticon a. 1500 350 
Ricobaldo da Ferrara (fonte dantesca per 

l'episodio di Guido da Montefeltro) 272 

Ridinger 36 

Riforma 143, 147 

Rime antiche 272 

Rituale 158 

Rizo Bernardino, tip 86 

Roberti lohn 232 

Rocca Angelo, fondatore della biblioteca 

Angelica i sgg., 43 sgg. 

Rochette (de la) Chardon 148 

Rodurici Lodovicus 468 sgg. 

Rolandinus, magister 248 

Rolewinck 474 

Roma 349 

— Cartografia di (sec. XVI e XVII) . . 436 

— Vedi Biblioteca Angelica. 

— antiche piante di 2 sgg. 

— librai del Seicento 46 sgg. 

Roman de la Rose 264 

Romanzi di cavalleria, italiani d' ispira- 
zione spagnuola. L' Aniadigi di Gaula 
(Saggio di bibliografia) 

. 124 sgg., 200 sgg., 278 sgg., 394 sgg. 

Romney 38 

Rosebery, lord 422 sgg. 

Rosenthal Giacomo, Nuova sede della sua 

Libreria 116 

Rossetti Dante 431 

— D. Gab 115. 353 

Rossi Girol., tip 358 

— V., Fra i compagni Sempiterni, Padova, 

1910 87 

— I codici francesi di due biblioteche ve- 

neziane del Settecento 268 

Rouen, Esposizione retrospettiva. . . .153 

Rousseau J. J 188, 353, 472 

Rubbi G. B 439 

Rubens P. P 108 

Ruffo, card 162 

Rumenia, libri sulla i47 

Rusticucci Francesco, vescovo di Fano . 72 

Rylands John 35 

Opere orientali nella Libreria . . 29 

Sabatier 187 

Sacchi Giovenale 121 

Saffo 343 



XX 



LA BIBLIOFILIA 



Sagard-Theodat Pag. 158 

Sahula (Izehaq ibn), Favola degli antichi, 

Soncino, 1490, ca 387 

Saint-Gelais (de) Octavien 1S5 

Saint-Pierre (de) B 158 

Saleman Cari, Zicr Kritik del « Codex Cu- 

lìianicus », 1910 269 

Sallustio 246 

Salmi (ebr.), 1487 222 sgg. 

Brescia, 1493 392 

Salterio del sec. XIII 40 

— Vedi Angilberga. 

Sanso vino Fr 154 

Santi — Vedi Raffaello. 

Sauerweid 344 

Sauvageot 36 

Sauvarge ... 158 

Savoia, Amedeo VI di 340 

Scarselli Flaminio 370 sgg. 

.Schedel 353 

Schiller Fed 108, 343 

Schubert Fr. ' 108 

Scozia, tipografia in 430 

Sebastiano (S.) — Vedi Cojifrateì'tiita. 

— difensore della peste 165 

— laudi di 171 

Sedulio 24S 

Seneca L. A 243, 247 

Servio 247 

Shakespeare 29, 32 sgg., 95, 97, 158 sgg. 294, 471 

— Suoi ritratti numerosi 4S0 

Schatzbehalter 36 

Shelley P. B 193, 353, 471 sgg. 

— Mary Godwin ... 353 

Sibawaihi 149 

Sickingen, Franz von 108 

Siddons 38 

Sidney Sir Philip 159 

Siena — Vedi Thomas. 

Silografia 305 

Silvestre I. B 32 

Simcoe 159 

Skelton 159 

Smedt (de) Carlo 142 

Smith -159 

— Joh" 474 

— W 473 

Società bibliografica ital., <f riunione 40, 236 
Sofocle, scoperta di un suc^ dramma sati- 
resco 428 



Solino Pag. 247 

Soncino 222 sgg., 387 sgg. 

— (da) Gio 247 

Soranzo Iacopo 26S 

Spagna — \'edi Musica. 

Spineda, tip 125, 133, 406 

Spitzer 36 

Squarceti Bartol. da Cavajon — Vedi Libri. 

Stael (de) Mad 1S9 

Stampa — \'edi Tipografia. 

Stampe, Manuale dell'amatore di ... 40 

— vendita di 312 

Statuti dell'ordine di S. Michele, mss. mi- 
niati 341 

— et Ordinationi de la Compagnia de Sancto 

Jnliano, mss. ital., XVI e XVII sec. 

(Olschki) 465 sgg. 

Stazio 248 

Stedman E. CI., vendita della sua Colle- 
zione 24 sgg. 

Sterne L 159, 189 

Stirling W. Al 353 

Stock Elliot 97 

Storia delle provincie meridionali d' Italia 
nel sec. X\'I — Vedi Barberini, Car- 
teggio. 

— Ecclesiastica 256 

.Stow 32 

Strabone 153 

Stradivari Ant 356 

Stuardi, famiglia degli 239 

Stuart Maria 187 

Sturel René, Jacques Aniyot trad. de Tlu- 

tarque (ree.) 307 

Surtees 470 

Suso 159 

Svetonio 271 

Swinburne 473 

— A. Ch., mostra dei suoi mss. . . .115 

Taddei, famiglia 317 sgg. 

Tasso T 159, 18S 

Tastu, madame 187 

Taylor John 95 

Temistio 185 

Tennyson Alfredo ... 159, 351 sgg., 473 
Teodoreto, Storia Ecclesiastica .... 256 

Terenzio 245, 247 

Teresa, Santa 13^ 

Thackeray. . 33, 191, 296, 353, 429. 47i- 473 
Theseus '59 



INDICE DEI NOMI E DELLE COSE 



XXI 



Thetterdank Pag. 36 

Theuriet 185 sgg., 188 

Thil D., bibliotecario dell'Angelica 53 sgg. 
Thomas de Aquino 474 

— de Senis, Legenda Catherinae de Senis 

mss. perg. ital. 1430-1440 (Olschki) 

23, 466 

Tipografia, Pubblicazioni sulla storia della 

102 sgg., 300 sgg. 

— Elvetica, Storia della 311 sgg. 

— (La) a Fano 59 sgg. 

— a Verona 60 

— medievale dell' Esposizione di Torino 

— Vedi Esposizione. 

— in Francia 338, 340, 342 

— a Parigi 183 sgg. 

— origini della 184 

— Vedi Torchi. 

— Vedi Bibliografia. 

— Vedi Incunaboli. 

Tiro (di) Gugl 341 

7 ironiane, note 342 

Tocco Felice, La questione della povertà 

nel sec. XIV, Napoli, 1910 .... 80 

Tolomeo . . 246, 306 

Tommaso (S.) d'Aq 248 

— — di Cantilupo 296 

Toni (De) Ettore, Un codice erbario ano- 
nimo, Roma, 1904 84 

— medico del sec. XV, Roma, 1909 84 

Topografia, la più antica carta di. . . .116 
Torchi (i) di Leonardo da Vinci . . . 479 
Torino — Vedi Esposizione. 
Tortoli Giovanni, Contenzione d'un' anima 

e d' U7i corpo, Firenze, 1909 . . 78 sgg. 
Tractatus varii philosophici et astronomici 

mss. sec. XIV (di proprietà Olschki) 23 
Tractatus de fraternitatibus in generali, 

1500 350 

Traicté de Peyne, poema 158 

Tramezzino Michele, tip 408 

Trésor (Le) de la Noblesse, 1497 . . . .183 

Trevisan Bernardo 268 

Tripoli, codice trovato a 354 

Tritenheim (de) Jean 184 

TroUope 295 

Trovatori provenzali .... . 261 sgg. 

Tudor Maria 193 

Turkestan cinese, mss. portati in Fran- 
cia dal 140 



Ungheria, Corriere bibliografico dell' . 

. . . Pag. 19 sgg., 137 sgg., 345 sgg. 

— spoglio di riviste . 19 sgg., 137 sgg., 345 

— Biblioteca Széchényi ... 20, 138, 345 
Urbano Vili — Vedi Barberini. 

Urbino 167 

Urena, Marquis de, Reflexiones sobre la.... 

musica, Madrid, 1785 120 

Vadé 344 

Vaganay H., Les amour s de P. de Ronsard 

(ree.) 307 

— Les odes de P. Ronsard 307 

Valentini, tip 406 

Valerio Massimo 154, 247 

Valla L 353 

Vangelo, Scoperta d'un quinto .... 235 
Vasari G. Nuova ediz. delle sue Vite . . 435 

Vegezio 247 

Vendita Hoe 153 sgg. 

— Huth (di stampe) 312 

Vendite 185, 343 sgg., 351, 47o sgg. 97, 189 

sgg., 292 sgg. 

— della Collezione Huth .... 193, 312 

— di librerie in America . 24 sgg., 470 sgg. 

— in Inghilterra .... 31 sgg., 424 sgg. 

— Vedi sotto i singoli nomi propri. 
Venezia . . . 125, 133,-148, 396, 406 sgg. 

— Vedi Jiibliog rafia. 

Venturini Leonardo, tip. . . 360, 437 sgg. 

Verard Antoine, tip 183 

Verona 60 sgg. 

— nel sec. XV 241 sgg. 

Vespucci A 159 

Vicenza (da) Simeone 248 

Vigna (della) P 248 

Vigny (de) 189 

Villon F 159 

Vincentius Bellovacensis 159 

Vinci (da) Leonardo, Ediz. dei suoi Qua- 
derni di anatomia 435 

— Vedi Leonardo . 

Virgilio 147, 1S8, 247 

— Eneide, mss. di Piacenza 107 

— (De) Giovanni 246 

Visio Fulberti 78 

Vita Christi, cum Calendario, mss. ' sec. 

XV ... 473 

Vitruvio 247 

Vittore Tito Elio, Phellina (poemetto lat. 

per una cagnolina), Fano, 1562. 62 sgg. 



XXII 



LA BIBLIOFILIA 



Vittore Tito Elio, Epistola ad L. Saxìum 

Fano, 1567 Pag. 68 sgg. 

— Exper lentia, Fano, 1568 ... 70 sgg. 
Voltaire . • . 185 sgg., 198, 239. 343 sgg. 

— scoperta di sue lettere inedite . . . 477 

Voragine (a) J 36, 306, 344 

Vuzola (de) Pietro 248 

Wagner R 38, 108 

— Valore di un suo mss 355 

Walpole 159 

Walton Izaac 32 

Walton and Cotton 159, 473 

Warning for faire ivomen ... . . 159 

Washington 3^. i93 sgg., 313 

Watson Henry 294 sgg. 

Webley-Ackermann 150 

Webster 02, 

Weicher V., Sua edizione di Epistolografi 

greci 256 



Wellington Pug- 38 

Westmacott 471 

Wheatley 471 

Whistler 474 

Wilde Oscar 295 

Wilibald Cristof 108 

Willette A 150 

Winthrop John 159 

Wolley 159 

Wordsworth W 353 

Wotton Tommaso, legat. inglese, sec. XVI. 30 

Wycherley W 159 

Zainer Ginither, tip 164 

— Johann 164 

Zaltieri. tip 406 

Zeli Ulrico, tip 305 

Zeno Apostolo 268 

Zuinglio U 108 

Zutphen (de) Gerard 147 



Anno XIII 



Aprile 1 9 i i 



Dispensa i^ 



La Bibliofilìa 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 

(1605-1870) 



NOTE ED APPUNTI^') 



L prof. Medardo Morici, pubblicando in que- 
sto stesso periodico (2) alcuni cenni del bi- 
bliofilo Angelo Rocca (e per incidenza della 
biblioteca Angelica da lui fondata) (3), si 
augurava che qualcuno si accingesse a stu- 
diarne la vita e le opere « per cui in Roma, 
e segnatamente nell' Ayigelica, troverebbe 
materiali preziosi e quasi inesplorati ». Il 
Morici deve essere stato tratto in inganno 
da false informazioni : nell'Angelica non 
esiste nulla del Rocca che possa illuminarne 
la vita; nell'Archivio dell'Ordine Agosti- 
niano mi si assicurò che nulla di lui si con- 
servava — e debbo credere che l'informazione sia esatta; — in Vaticano, dove il 
Rocca dimorava e mori, non mi riuscì di rintracciare le sue carte. Certo dovettero 
esistere; le sue occupazioni letterarie, il suo commercio epistolare con i contempo- 
ranei, le fatiche a prò dell'edizione della Bibbia, dovettero costituire un ammasso 
di documenti che sarebbero preziosi sia per la vita del Rocca, sia per lumeg- 




(i) Il sottotitolo di note ed appunti sta a significare che io non intendo fare la storia 
della Biblioteca Angelica, ma solo esporre delle notizie che la lunga permanenza in essa bi- 
blioteca mi diedero agio di conoscere. 

(2) Anno II, disp. 9-10. 

(3) L'anno di nascita del Rocca va rettificato da 1445 in 1545. 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa i» 



ENRICO CELANI 



giarne il tempo e l'ambiente in cui visse. Non mi resta pertanto che augurare 
ad altri di essere più felici di me nel rintracciare quelle carte. 

* 

L'area su cui sorge la biblioteca Angelica ha subito radicali mutamenti. 
Come si vede dalla pianta del Cartario qui sotto riprodotta, il corpo di fabbrica 
su cui sorse la prima biblioteca era completamente isolato dalla chiesa e con- 
vento di Sant'Agostino, ed un vicolo pubblico passava rasente la chiesa, dove 
oggi è il cancello d' ingresso della biblioteca, seguiva ove sono le scale, girava 
a destra nell'attuale cortile dei frati, e sboccava, per la porteria dal convento, di 
fronte al vicolo degli Spagnuoli. 




1. Piazza S. Agostino. 

2. Arco di S. Agostino. 

3. Via delle Coppelle. 

4. Via della Scrofa. 

5. Vicolo degli Spagnoli. 

6. Vicolo (soppresso). 

7. Via dei Pianellari. 

8. Via dei Portoghesi. 
B. Biblioteca. 



Piatila di Roma del Cartario, anno 1576. 



Quelle casette isolate furono comperate dal Rocca, e li cominciò a formarsi 
il primo nucleo dei libri che dovevano un giorno formare la biblioteca. Dovette 
però forse o demolire o riattare molto, per accompagnare l'architettura dell'attiguo 
convento, perché l'atto di donazione del 16 14 accenna appunto « alle stanze 
fabricate di nuovo, contigue alla libreria che babbi no a servire per uso di 
Monsignor Sacrista Donante, e doppo morte sua siano per abitazione del Biblio- 
tecario o custode della libreria perpetuamente » . La donazione stabiliva pure 
che il « vaso o stanza dove si deve collocare la detta libreria a questo effetto 
fabricata, non si rimuova mai dalla sua forma, cioè non si dilati, né restringa ». 

Nel libro delle Proposte del Convento Agostiniano ai 30 giugno 16 14 leg- 
gesi: « Die 30 junii Patres vocales in sacristia capitulariter congregati decreverunt 
esse fabricandas duas cellulas iuxta Bibliothecam prò Bibliothccario ad instantiam 
perillustrissimi ac rev.mi d.ni vSacristae D. N. prò quibus constituendis ofFert id 
Rev.mus d.nus Sacrista scuta centum reliqua fiat ex sumptibus Monasterii : et 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 



hoc unanimi consensu statuerunt faciendum ». Infatti l'anno 1638 le piante di 
Roma non recano più il vicolo e il fabbricato della biblioteca è attaccato al con- 
vento; nel 1748 vi è ancora un cortile interno, e a quanto sembra aperto sulla 




1. Piazza S. Agostino. 

2. Via della Scrofa. 

3. Arco di S. Agostino. 

4. Via delle Coppelle. 

5. Vicolo degli Spagnoli. 

6. Via dei Pianellari. 

7. Via dei Portoghesi. 



Pianta di Roma del Nolli, 1748. 

piazza di S. Agostino che però nel 181 2 sparisce, e tutto si confonde con il 
fabbricato che racchiude il convento ; rimanendo però per la biblioteca un in- 
gresso speciale, con una scala a parte perfettamente isolata e indipendente dal 
convento. 



1. Piazza S. Agostino, 

2. Via della Scrofa. 

3. Via delle Coppelle. 

4. Arco di S. Agostino, 

5. Via dei Pianellari. 

6. Via dei Portoghesi, 




\wm,\i 



Pianta di Roma del Tournon, 181 2. 



Un grande spirito di libertà informava la donazione del Rocca. In forza di 
rescritti di Clemente Vili e Paolo V, egli istituiva la Biblioteca Angelica, eri- 
gendone a proprie spese il fabbricato, dotandola di rendite proprie, e rendendola 



ENRICO CELANI 



giuridicamente autonoma : il Bibliotecario, nominato da un apposito Consiglio 
dell'Ordine Agostiniano, amministrava personalmente le rendite, e solo una volta 
l'anno doveva presentare i suoi conti al Generale dell'Ordine. Vi doveva essere 
una sola chiave, e questa sempre in possesso del bibliotecario. E, come primo 
esempio di libreria pubblica in Roma, il donatore stabiliva che il « bibliotecario 
o custode sia tenuto ad aprire la libreria due volte il giorno eccetto il giovedì, 
quando però nell' istessa settimana non occorre giorno di festa, e cioè la mattina 
avanti pranzo, e due hore dopo il vespero nel tempo dello studio in convento; 
nell'altro tempo solamente la mattina, e questo sia per obligo ; ma per cortesia 
la possa aprire a chiunque e quando li piacerà. Né si neghi 1' adito ad alcuno, 
o sia prete, laico, o religioso di qualsiasi Ordine che desidera stu- 
diare nell'hore determinate ». 

Era il Rocca nemico del prestito dei libri — e forse non aveva tutti i torti ! 
— tanto che stabiliva « sempre si debbano li detti Capitoli e Convenzioni in 
perpetuo osservare et adempire sotto pena in evento di contravvenzione, che la 
medesima libraria et altre cose, come di sopra donate, ricaschino alla Rev. Ca- 
mera Apostolica per la Libraria Vaticana, con la copia della presente donazione 
e lettere apostoliche ; ma non s' intenda la detta Libraria con l'altre cose ricadute 
alla Rev. Camera Apostolica, né abbia luogo la caducità a favore della R. Ca- 
mera suddetta, quando fosse stato rubbato qualche libro, ovvero portato fuori 
dalla Libraria per studiare, ancorché questi tali caschino in scomunica latae sen- 
tentiae, di maniera che non possino essere assoluti se non dal Papa, colla resti- 
tutione di detti libri e di altra cosa rubbata alla Libraria ». Questa donazione 
era basata su precedenti atti di Clemente Vili del i6 febbraio 1595 « Quae 
nobis » e di Paolo V del 4 novembre 1609 « Cum sicut ». 

Due iscrizioni ricordano l' istituzione dell'Angelica, e sono murate nell'atrio, 
appena finito lo scalone. 

FRATER ANGELUS ROCCA CAMERS EPISCOP. T(AGASTENSIS) 

ORDINIS FRATRUM HEMITARUM S. AUGUSTINI ALUMNUS 

ET APOSTOLICI SACRARII PRAEFECTUS 

BIBLIOTHECAM 

OMNI ARTIUM ET SCIENTIARUM GENERE REFERTISSnrAM 

VIRORUM ITEM ILLUSTRIUM ICONIBUS AD VIVUM EXPRESSIS 

ORNATAM 

LONGO TEMPORUM SPATIO 

MAGNOQ. LABORE ET SUMPTU COMPARATAM 

COENOBIO S. AUGUSTINI URBIS STUDIOSORUMOUE OMNIUM 

NON SOLUM RELIGIOSORUM 

SED ETIAM CLERICORUM ET LAICORUM COMMODITATI 

DAT DICAT DONAT 

UT ANIMI GRATI PIETATEM ERGA FAMILIA:M AUGUSTINLA.NAM 

PARENTEM ALTRICEM SUAM 

ET ERGA LITTERATOS LITTERARUMQUE AMATORES PROPENSIONEM 

VIVIS POSTERIS PATEFACIAT 

ANNO SALUTIS MDCV 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 



L'altra iscrizione dalla quale risulta pure l'autonomia della biblioteca è la 
seguente : 

BIBLIOTHECA ANGELICA 

CAUTUM EST UT NE QUIS HANC BIBLIOTHECAM 

VEL MINIMAM EJUSDEM BIBLIOTHECAE 

SEU LIBRI SIVE CUIUSCUMQUE ALTERIUS REI 

IN DIPLOMATE PONTIFICIO CONTENTAE 

PARTEM AUFERRE ABSTRAHERE ALIOVE 

ETIAiM STUDENDI COMMODITATE ASPORTARE AUDEAT 

QUI SECUS FECERIT 

ANATHEMATIS VINCULO STATIM ALLIGATUS ESTO 

NON NISI A SUMISIO PONIFICE ABSOLVENDUS 

QUI VERO DICTAM BIBLIOTHECAM VEL MINIMAM ITEM EIUS PARTEM 

VENDERE AUT ULLO PACTO AB HAC DOMO ALIENARE AUSUS FUERIT 

PRAETER EXCOMMUNICATIONIS LATAE SENTENTIAE POENAM 

BIBLIOTHECAM IPSAM UNIVERSAM 

CUM OMNIBUS ET SINGULIS REBUS AD EAM SPECTANTIBUS 

AD CAMERAM APOSTOLICAM PRO BIBLIOTHECA VATICANA 

ILLICO DEVOLUTAM ESSE SCITO. 

Nell'opera del Rocca Chronìstoria de Apostolico Sacrario, Romae, 1605, sono 
tessuti gli elogi dei Sacristi pontifici, ultima è la autobiografia del Rocca stesso 
che in quell'anno occupava tale carica ; un indice per classi di quanto formava 
il primo nucleo di libri dell'Angelica è nell'opuscolo Bibliotheca Angelica littera- 
toriun litterariimque amatoriun comvwdiiati dicala, Romae, 1608. L'atto redatto dal 
notaio Cusani ai 13 ottobre 16 14, ratificava tutto ciò: ed esso stabiliva come 
condizioni essenziali che la biblioteca non potesse muoversi del vaso per lei 
edificato, che non fosse considerata come cenobitica, che i frati agostiniani vi 
potessero andare come studiosi e non come padroni ; in una parola era una fonda- 
zione scientifica autonoma, vivente a sé, in locale proprio e con rendite proprie. 

Il capitale assegnato al mantenimento della Biblioteca consisteva in prin- 
cipio in sette luoghi di Monte che fruttavano 24 scudi l'anno : tre del Monte 
Ristorato, prima erezione ; uno del Monte San Pietro, prima erezione, un altro 
dello stesso Monte quinta erezione, e due del Monte Bentivoglio. Nell'ultimo suo 
testamento del 7 aprile 1620 il Rocca lasciò prò pinguiori vestiario et recogmtio7ie 
laborum del P. Bibliotecario prò tempore, luoghi di Monte dodici del Monte Fede, 
col peso di dare dieci scudi l'anno al Converso che assisteva in libreria. Poco 
tempo appresso Francesco Maria Onorati sacerdote di Jesi, con atto di Nicola 
Betti notaio della terra di Conti, diocesi di Sinigaglia, dei io febbraio 1623, lasciò 
un legato a favore del Bibliotecario prò tempore di ventiquattro luoghi di Monte, 
con condizione che dal fruttato degli stessi si dovessero celebrare o fare cele- 
brare tante Messe a ragione di bajocchi quindici per ciascuna. La signora Anna 
Maria Zaccagni per il legato fatto da Lorenzo Zaccagni li 26 gennaio 1712, si 
obbligava dare ogni anno, sua vita naturai durante, scudi quindici al Bibliote- 
cario che doveva celebrare o fare celebrare cento Messe. 



ENRICO CELANI 



Il P. M. Agostino Antonio Giorgi, di S. Mauro, presso Rimini, celebre 
orientalista, nel 1782 lasciò un fondo situato nel suo paese del valore di scudi 1730 
il cui fruttato doveva metà darsi alla biblioteca del Convento di Rimini e l'altra 
metà all'Angelica; e lo stesso Giorgi nel 1787 acquistò una casa in Genzano a 
favore della biblioteca. Nella parete sinistra dell'atrio della biblioteca, lo ricorda 
questa iscrizione : 

ANTONIO AUGUSTINO GEORGIO 
FRATRI AUGUSTINIANI V. C. 
QUOD COLLEGI SUI GLORIAM 

MORUM SANCTITATE 

LITTERARUMQ. MONUMENTIS 

POSTERITATI PROPAGA VERIT 

BIBLIOTHECAM ANGELICAIM 

CUI SUMMA CUM LAUDE PRAEFUIT 

MULTIS VOLUMINIBUS COMPLEVERIT 

REDITIBUS AUXERIT 

IN TUITIONEM LIBRORUM 

COEMPTIONEM NOVORUM 

ET DEMENSUM DOCTORIS THEOLOGI 

PRIMUM AB SE INSTITUTI 

QUI BIBLIOTHECAE PRAESTO ESSET 

FR. NICOLAUS SALERNO 

AMICO VETERI IN CURATIONE BIBL. DECES. 

M. P. A. P. C. N. CIOIDCCCIII 

Monsignor Saverio Cristiani agostiniano, sacrista e vescovo di Porfirio, con 
suo testamento dei 7 settembre 1792, aperto nel 1800, lasciava erede la biblio- 
teca Angelica : da questa eredità si ebbe il censo di scudi 1 20 l' anno la casa 
Manzoni di Forlì; capitale scudi 2500. Di lui è ricordo nell'iscrizione posta nella 
stessa parete sinistra dell'atrio suddetto : 

HONORI 

XAVERI CHRISTIANI 

NAT. PICENI FRATRIS AUGUSTIN. 

DOCTORIS THEOLOGI 

DOCTORIS DECURIALIS BONON. 

PROVINCIALIS PROV. AEMILIAE 

AB SACRARIO SEDIS AP. 

PONTIFICIS PORPHYR. 

CULTORIS POLITIORIS HUMANITATIS 

CONCIONATORIS POETAE SUI TEMP. CLARISS. 

FR. NICOLAUS SALERNO 

PRAEF. BIBLIOTH. ANGELICAE 

SODALI B. M. POS. 

QUOD 

MORIENS BIBLIOTH. HAEREDEM EX ASSE 

INSTITUERIT 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 



Altro censo pagava Monsignor Vecchiotti di scudi 73.62. 

Monsignor Giuseppe Bartolomeo Menochio, agostiniano, vescovo di Porfirio, 
ora venerabile, con testamento dei 7 novembre 182 1, lasciava all'Angelica un 
censo di scudi romani 65, contro la casa Celestini di Roma ; altro censo lasciò 
contro i fratelli Marchetti di Fermo di annui scudi 35. Da una casa in Genzano 
avuta in eredità dal P. M. Fioretti agostiniano, si percepivano scudi annui 47.25; 
per otto luoghi di Monte ricaduti alla biblioteca per soppressione del Convento 
di Altamura nel regno di Napoli, scudi annui 11.28; e per altro censo già del 
Convento di Cave scudi 28.32, e per la casa di Genzano lasciata dal Giorgi e 
alienata dal governo francese scudi annui 100 e bajocchi 32. 

Ricapitolando, verso la fine del secolo XVIII l'Angelica aveva queste 
rendite : 



Rocca, luoghi di monte 7 
» » » 1 2 

Onorati » » 24 

Zàccagni 

Giorgi, capitale scudi 1730 
Censo convento, capitale scudi 1369 
Cristiani, capitale scudi 2500 
Vecchiotti » » 1472 

Menochio » » 1300 

» » » 700 

Monte S. Pietro, luoghi di Monte 2 
Monte Bentivoglio » * 9 

Case in Genzano 
Altamura, luoghi di Monte 8 
Casa in Cave 



Rendita annua scudi 



scudi 


24.— 


di rendita 


» 


29.— 


» 


» 


35-— 


» 


» 


I5-— 


» 


» 


80.— 


» 


» 


36.90 


» 


» 


120. — 


» 


» 


73-62 


» 


» 


65— 


» 


» 


35-— 


» 


» 


2.82 


» 


» 




» 


» 


147-57 


» 


» 


11.28 


» 


» 


28.32 


>> 


scudi 


710.51 





* 



La maggior parte dei libri lasciati dal Rocca trattavano di materie teolo- 
giche e religiose ; ma anche le altre scienze vi avevano grande e scelta parte. 
Ciò si ricava dalla citata Chronistoria del suo fondatore : « Interim in ejus asser- 
« vantur Bibliotheca, quam ipsemet quadraginta fere annorum spatio, Augusti- 
« nianae in primis familiae, deinde publicae commoditati, praesertim vero pauperum 
« et advenarum, qui sine libris et pecuniis ignoti ad Urbem venirent, collegit. 
« Haec enim Bibliotheca omni artium et scientiarum vel facultatum genere extat 
« referta, quaecumque illa sit facultas litteris mandata. Quae autem ad ipsam Bi- 
« bliothecam, quae quotidie libris amplificatur et iconibus exornatur, tractandam 
« et conservandam pertinent, duabus inscriptionibus satis rectae declarantur. 
« Inscriptiones autem, marmore incisae, ac Romanis conscriptae litteris, quas maju- 
« scolas vocant, ad portae Bibliothecae levam ac dextram affixae, sunt quae in pa- 



ENRICO CELANI 



« ginis proxime sequentibus leguntur: quarum prima Bibliothecae dedicationem, 
« praecipuasque dedicationis rationes comprehendit. Altera vero Bibliothecae trac- 
« tandae atque conservandae complectitur formam, addita Bibliothecae amissionis 
« et anathematis comminatione ». 

L'Angelica aveva pure altri sussidi scientifici pel comodo dei lettori, come si 
ricava da queste parole del citato breve di Paolo V, in cui dice esser detta biblio- 
teca « compendiis sive tabulis ad variàs artes et scientias spectantibus in modum 
« arborum, memoriae juvandae causa, conscriptis, mappis et iconibus ad cosmo- 
« graphiam, geographiam et chorographiam spectantibus, sphaeris, astrolabiis et 
« globis, universam mundi molem repraesentantibus, instrumentisque mathematicis 
« refertam ». 

Tutto ciò era riposto in una sala a parte, come consta dal citato libricciuolo 
del Rocca, ove dice : « Chartae vero navigationum et descriptiones civitatum, pro- 
« vinciarum et regionum delineatae, ligno et aere incisae, ac miniatae, quas vulgo 
« Mappas vacant, in loco satis ampio Bibliothecae annexo, cum Instrumentis 
« mathematicis et Machinis, Astrolabiis et Globis aliisque rebus curiosis asser- 
« vantur ». 

(Continua) ENRICO CelANI. 



Bibliographie chinoise et japonaise 



LIVRES, MANUSCRITS, JOURNAUX. IMAGES 

(Une causerie). 



Ne comptez pas, lecteurs de la revue La Bibliofilia que je vais vous faire 
un article critique sur ces deux pays — un article sur leurs ouvrages — non si 
vous me le permettez, je vais vous faire une conférence écrite, une causerie, pour 
vous conduire, pas à pas, dans les progrès, que depuis cinquante ans ces deux 
pays, amis de la science, ont faits. 

Depuis longtemps nous savions que l'art chinois et japonais quoique un peu 
barbare tenait une grande place dans le monde civilisé, tant en peinture qu'en 
sculpture et broderie, mais ce que nous ignorons, ce sont leurs manuscrits anciens, 
leurs livres modernes ; et pourtant leur littérature est simple et sentimentale ; elle 
est très intéressante ; à certains moments, on serait tenté de croire, que les fabu- 
listes Lafontaine et Florian sont allés rendre visite à leurs confrères de la race 
jeaune. Je disais, que leur littérature était sentimentale, remplie de poesie ; la 
preuve en est la reproduction ci-jointe d'une page d'un livre publié à Tien-Tsin 
il y a une dizaine d'années avec une en-téte d'un vieux bois grave. 



BIBLIOGRAPHIE CHINOISE ET JAPONAISE 



En France (epoque de 1830, où l'on était alors tout au romantique (i), je 
fus surpris de voir la reproduction d'une gravure sur bois de cette epoque. 
Comment était-elle parvenue dans le celeste empire? Je voulus en connaitre 
rénigme. Je m'adressai donc de nouveau à la personne, qui m'avait fait parve- 



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Poesie chinoise : La /emme et la Rose. — Bois grave en France en 1830. 
Texte imprimé à Tien-Tsin il y à 15 ano. 

nir ce specimen d'imprimerie. C'est bien simple me fut-il répondu; presque tous 
les vieux bois gravés, presque toutes les vieilles planches gravées sur cuivre 
sont achetées par des imprimeurs chinois, qui .en tirent profit : chez nous en 



(i) Le feuillet, dont je joins ici la reproduction, m'a été envoyé par Mr. Louis Maurel 
de residence à Tien-Tsin. 



La Bibliofilia, anno XHI, dispensa i» 



A. D'INGHUEM 



Europe, l'artiste lit un livre, et en fait les illustrations — chez eux, c'est le 
contraire — c'est l'écrivain, qui doit composer une poesie, un conte, une histo- 
ire sur le dessin, une gravure que l'on leur soumet ; si cette feuille imprimée, 
que je vous adresse, a pour titre la femme cueillant une rose, c'est une 
poesie. 



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* K A il: i^ 5- ^^ ^>^ ^ ^ 



C'est très curieux de visiter, quand on le peut, une imprimerie chinoise, 
mème la plus modeste, car tout se fait et se passe dans le plus grand mystcre 
et le plus profond secret, le chinois est d'un caractère très méfiant et très om- 
brageux, aussì ne laisse-t-il pénétrer personne chez lui. 

Les Bibliothèques des lettrés et des savants sont rcmplies de livres, de 



BIBLIOGRAPHIE CHINOISE ET JAPONAISE 



manuscrits rares et précieux, rangés très méthodiquement dans des cases. Ces ma- 
nuscrits ne sortent de leurs retraites que pour étre étudiés, déchiffrés, mais comme 
par suite des difFérents dialectes, de leurs langages, tous ces savants réunis 
pour donner une signification à tei ou tei manuscrit soit angours, soit tibétain, 
soit chinois arrivent à ne plus se comprendre — et le travail en reste là. Cepen- 
dant, ils doivent contenir, ces vieux manuscrits enluminés, bien des choses très 
intéressantes sur leur histoire passée, sur leurs mceurs, sur leur famille. Le cón- 
traire existe au Japon, où l'on ne parie qu'une seule et méme langue — le Nipon, 
quoique cependant, dans chaque province, il y a une legère teinte de différence 
mais cela s'appergoit bien moins qu'en Qhine. 

Les Japonais sont fiers de leurs écrìvains, anciens et modernes, de leurs 
artistes, ils aiment à s'instruire chez les autres, et ne s'opposent pas à étaler 
leurs richesses littéraires et manuscrites devant les savants européens ; ils sont 
aussi fiers, dis-je, que les chinois, méme lettrés, le sont peu. 

Il y a quelques années, un éditeur de Tokio, a publié des traductions fran- 
gaises de vieux contes japonais ; rien que leur titre donne à refléchir, je vais 
vous en donner une idée. 

Momataro, le premier né de la péche. 

Honasaki, le vieillard qui fait fleurir les arbres morts. 

Shisakiri-Suzumo, le moineau qui a la langue coupée. 

C'est charmant, comme simplicité de style, et comme vérité. Jugez-en vous- 
méme par l'histoire suivante : 



CONTES DU VIEUX JAPON (0 
La bataille du singe et du crabe. — Sarou kani-kassen. 

Un singe et un crabe se rencontrèrent un jour au pied d'une montagne ; 
le singe avait un pepin de kaki et le crabe portait dans ses pinces un morceau 
de gateau de riz grillé ; le singe malin apercevant cette bonne aubaine, et voulant 
en faire son profit, dit au crabe: Je t'en prie, échange-moi ce gateau contre 
ma graine. Sans rien répondre, le crustacé se contente de donner son gateau, et 
prit la graine qu'il pianta. A peine était-elle en terre qu'un arbre en sortit, 
et poussa à une telle hauteur, qu'il fallait lever les yeux pour le voir, l'arbre était 
couvert de kakis, mais le crabe n'avait aucun moyen de parvenir jusqu'en haut, 
aussi pria-t-il le singe de monter, et de lui envoyer quelques fruits. Ce dernier 
grimpa aussitót sur une des branches de l'arbre et se mit en devoir de faire 
la cueillette. 



(i) Traduction de L. Dautremer. 



A. D'INGHUEM 



Mais il mettait tous les beaux kakis dans sa besace, et lan^ait tous les 
mauvais au crabe, qui, en dessous d- l'arbre, finit par étre tout meurtri, et 
s'enfuit dans son trou le dos brise ; il y resta sans pouvoir faire un seul 
mouvement. Quand les parents et les amis du crabe virent l'état où il se trouvait, 
ils furent pris de "óìère et resolurent de le venger. Ils lancèrent pour cela un 
défi au singe ; ma.'s celui-ci amena avec lui une troupe de ses compagnons, et 
les malheureux crabes se voyant incapables de lutter contre une si grande 
force se retirèrent dans leur trou plus furieux que jamais ; ils tinrent conseil, 
et préparèrent un pian d'attaque. A eux ils joignirent un mortier à riz, un 
pilon, une abeille et un ceuf et ils discutèrent ensemble sur la manière de ven- 
geance qu'il conviendrait d'adopter, ils resolurent de demander la paix et par ce 
moyen réussirent à attirer chez eux le roi des singes, celui-ci vente sans se douter 
de ce qui était trame contre lui, et s'assit très tranquillement. 

Tout en causant, il avait pris les « hibashi » , et remuait les charbons préts 
à s'éteindre, quand tout à coup, l'ceuf qui se trouvait dans les cendres éclata 
avec un grand « Bang » et lui brula tout le bras; surpris et blessé, le singe se 
hàta, pour calmer sa douleur, d'aller plonger son bras dans le tonneau à vinaigre 
de la cuisine mais l'abeille qui s'y trouvait cachée lui sauta au visage et le piqua 
jusqu'à lui faire venir des larmes. Sans se donner le temps de chasser l'abeille, 
il se sauva en poussant de grands cris, du coté de la porte ; mais, justement, 
il y avait là quelques herbes marines qui s'enlacòrent dans sesjambes; il glissa 
et tomba. Pardessus lui tomba le pilon, et le mortier arrivant en roulant jusqu'à 
lui, le meurtrit tellement et le rendit si faible, qu'il fut impossible au malheu- 
reux singe de se relever; il était donc ainsi à la merci des crabes, qui arrivant 
leurs pinces en l'air, se mirent à le déchirer à qui mieux-mieux. 



* 



Morale : à malin, malin et demi. On doit ajouter ici que chaque conte est 
illustre d'une fa9on remarquable par des dessinateurs japonais qui n'ont rien à 
envier à leurs confrères d'Europe. Car leurs dessins sont très spirituels, en méme 
temps que très corrects et beaucoup plus finis, que les nòtres. 

Dans ma prochaine causerie je traiterai des journaux chinois, japonais et 
des images de ces deux pays. 

A. D'Inghuem. 



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I-L. 





I 



I 



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La Bibliofilia, XIII, p. 17. _ //orae. - Manuscnì de l'ecole tlani 







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^ 







La Bibliofilia, XIII, p. 17-18. — Horae. - Manuscrit de Fècole francaise du XV^ siede, sur vélin. 




La Bibliofilia, XIII, p. 18. — Horae. - Manuscrit de l'école tìamande de la fin du XV« sièci 



e, sur vélin. 



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QUELQUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 13 



Quelques Manuscrits fort précieux 



(Continuation : v. La Bibliofilia, voi. XII, p. 341-349)- 



Evangelia IV latine. Manuscrit sur vélin, exécuté au X^ siede, in-fol. 
Avec 4 grandes initiales ornem. et 4 petites miniatures peintes en cou- 
leurs. Ais de bois ree. de veau avec 8 petits clous de bronze. (30789). 

Manuscrit forme de 145 fF., sur vélin, très grand de marges, écriture 
semi-gothique très régulière, en rouge et noir, 29 lignes à la page F. i r": ITEM 
PROLOGVS BEATI HIERONIMI DE HIP» EVALTO^ | ... F. 4 v" à f. 9 r« 
occupés par le « Canon concordantiae IV Evangeli orum » ont chaque page di- 
visée en 2 colonnes par 3 colonnes architectoniques, les bases de plusieurs d'el- 
les se terminant en grotesques. F. 9 v" blanc. F. io r": INCIPIT ARGVMEN- 
TVM SCD'M M AT'HEVM. | Le texte proprement dit commence au v° du f. 1 2 : 
INITIVM SCI EVL'II SCD'M MAT'HEVM. | Le Ms. finit au v" du dernier f., 
celui-ci d'une date plus recente, a été joint plus tard. 

Les grandes initiales ornementales sont très bien peintes dans le sevère 
style roman du temps, la première renferme la figure de S. Matthée. Les 4 pe- 
tites figures peintes sur la marge, représentent les symboles des évangélistes, à 
l'exception de la première qui donne la figure de S. Matthée, toutes sont ren- 
fermées en cadres ronds, de rinceaux. 

Manuscrit fort intéressant, très bien conserve, et orné d'un nombre d'ini- 
tiales peintes en rouge et bleu avec des arabesques. 

Horae. Manuscrit de l'école francaise, sur vélin, de la fin du XIV^ siede, 
pet. in-8. Avec 14 belles miniatures et une foule d'initiales de dif- 
ferente dimension et des bouts de lignes peints en couleurs et re. 
haussés d'or. Mar. rouge, triples encadrements à filets, encadrement 
fleurdelisé frappé à froid, fleurons aux angles, jolis milieux, les gar- 
des doublés de vélin blanc, dent. intér., dos orné, tr. dor. (Lortic 

fils). (29897). 

Beau manuscrit compose de 12 fif. pour le calendrier, écrit en frangais, 
et de 191 (192) ff. eh. Belle écriture gothique en grands caractères, rouge et noir, 
réglé. Les miniatures assez remarquables par l'expression des figures et le des- 
sin (61X51 à 55 mm.), sont entourées de bordures formées de rinceaux, feuilla- 
ges et grotesques. Nombreuses initiales ornées et des bouts de lignes. 

Les compositions sont — i : l'Annonciation. — 2: la Visitation — 3: 
l'Etable de Bethléem. — 4 : l'Annonciation aux Bergers. — 5 : les Rois Mages. 
— 6 : la Présentation au Tempie. — 7 : la Fuite en Egypte. — 8 : le Couronne- 
ment de la Vierge. — 9 : le Christ assis sur son tròne, et entouré des symboles 



u 



LEO S. OLSCHKI 



évangéliques. — io: S. Jean et Marie aux pieds du Crucifié. — 1 1 : la Pente- 
cète. 12 : la Vierge et l'Enfant assis sur son tròne. — 13: le Jugement der- 

nier. — 14: la Messe des Morts. 

Très bonne conservation, larges marges, vélin très souple. 



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OCC' 



CCC- ti' 
ecc. uu. 

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Evangelia IV, latine. — Manuscrit sur vélin, exécuté au X« siècle. 



QUELQUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 



15 



Horae. Manuscrit flamand, sur vélin souple, vers la fin du XV^ siede. 
in-8. Avec 12 grandes miniatures encadrées de bordures, 12 autres 
bordures en face, 23 miniatures d'une dimension plus petite, plus 
une foule d'initiales ornées, le tout peint en couleurs et rehaussé 
d'or. Reliure anglaise du XVP siede, en velours pourpre, orné 
d'encadrements gracieux en broderie d'or, tr. d'or, et cis. (31457). 



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Evangelia IV, latine. — Manuscrit sur vélin, exécuté au X^ siècle. 



Beau specimen de l'art flamand de la dernière epoque. Le manuscrit est 
forme de 182 £f., jolie écriture bàtarde, en rouge et noir, 15 lignes à la page, 
réglé. Le Calendrier est en frangais. 

Voici les sujets des grandes miniatures — i : la Crucifixion ; la bordure 
en face représente les instruments de la passion. — 2 : la Pentecóte. — 3 : l'An- 
nonciation; dans l'encadrement un homme agitant un encensoir; la bordure en 
face mentre un singe guidant une brouette tirée par des chiens. — 4: la Visi- 
tation, dans la bordure un couple d'amoureux; la bordure en face renferme un 
fou. — 5: l'Etable de Bethléem, dans la bordure 3 paysans occupés à man- 



i6 



LEO S. OLSCHKI 



ger; un autre paysan se trouve représenté dans la bordure en face. — 6: l'An- 
nonciation aux bergers, plusieurs paysans dont un avec une cornemuse, et une 
femme ; dans la bordure en face, 2 paysans jouant des instruments de musique. 

-1 : r Adoration des Mages, dans la bordure un gargon courant pour attraper 

un héron par la tète; dans la bordure en face un autre gar^on cherchant à pren- 
dre un héron par les jambes. — 8 : la Circoncision, dans la bordure 3 hommes 
jouant; la bordure en face montre un groupe de moines. — 9: la Fuite en Egypte, 
dans la bordure un berger endormi, tandis qu'un loup ravit une brebis; dans la 
bordure en face, un paysan. — io: le Couronnement de la Vierge, dans les bor- 
dures des paysans jouant et cueillant des raisins. — 1 1 : le Roi David en prière, 
dans la bordure le mème lan^ant la pierre à Goliath et lui coupant la téte; dans 



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1^) Uuiidt^RviidOìimn iVin.mt^rainun^MTnii. 
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À 



Evangelia IV, latine. — Manuscrit sur vélin, exécuté au X« siede. 



QUELOUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 17 

la bordure en face, David à genoux, tenant la téte du géant, au premier pian 
des dames. — 12 : la Résurrection de Lazare, dans le fond un cimetière. 

Les autres miniatures, plus petites, représentent les 4 EvangéHstes et 
différents saints. Les bordures sont formées de fleurs, de fruits, d'oiseaux et d'in- 
sectes, peints à la mode flamande, en relief sur fond d'or mat. 

Le ms., à grandes marges, est en parfait état et toutes les couleurs ont 
conserve leur éclat. 

Horae. Manuscrit de l'école flamande du XV^ siècle, sur vélin, pet. in-8. 
Avec 1 2 belles miniatures encadrées de bordures, 1 7 autres bor- 
dures, 17 grandes initiales ornées et histor. peintes en couleurs et 
rehaussées d'or. Mar. rouge, encadr. et entrelacs en couleurs sur 
les plats, dos orné, tr. dor. (anc. rei.) Avec un étui en velours 
rouge. (32198). 

Superbe manuscrit de 195 ff., sur vélin très souple et blanc, écriture 
gothique, régulière, en rouge et noir, réglé. 

Les 12 miniatures, renfermées dans des bordures, mesurent 90X65 mm., 
leur exécution est très soignée, et malgré l'espace limite tous les détails sont 
rendus avec grande fidélité. 

Elles ont pour sujets, — i : les Saintes Femmes au pied de la Croix; 
— 2: la Descente du Saint Esprit; — 3 : la Salutation Angélique; — 4: l'An- 
nonciation; — 5 : la Visitation; — ó: les Rois Mages; — 7 : la Circoncision; — 
8 : le Massacre des Innocents; — 9 : la Fuite en Egypte; — io: le Couronnement 
de la Vierge ; — 11: le Roi David psalmodiant à l'Eternel ; — 12: le Christ 
resuscitant Lazare. — Les scènes sont représentées sur des fonds d'intérieurs ou 
de paysages, admirables de perspective. 

Les jolies bordures se composent de fleurs, fruits, papillons et autres 
insectes, oiseaux et grotesques, peints en couleurs vives sur un fond d'or mat. 
On trouve dans le texte une foule de lettrines peintes en or sur fond rouge. 

Ce beau manuscrit est d'une conservation irréprochable, avec grandes 
marges. La riche reliure du temps est parfaitement bien conservée. 

Horae. Manuscrit de l'école francaise, sur vélin, du XV*" siècle, très pet. 
in- 12. Avec 12 fìgures à encadrement, 12 bordures ornées, de plus une 
quantité de lettrines enluminées. Mar. rouge, riches orn. au pointillé 
sur les plats et le dos, dent. int., les gardes doublées de mar, vert, 
tr. d. Avec une botte en mar. olive. (Leighton). (29899). 

Manuscrit minuscule, 85X64 mm., écrit sur 131 fif. en lettres goth., 
écriture uniforme, en rouge et noir. réglé. Les 12 miniatures, d'un dessin un 
peu naif, mesurent 50X33 mm. environ et sont ainsi réparties — i : S. Jean et 
Marie aux pieds du Crucifìé. — 2 : la Vierge et l'Enfant dans la gioire. — 3 : 
l'Annonciation à la Vierge. — 4 : la Visitation. — 5 : l'Etable de Bethléem. — 

La Bibliofilia, anno XIU, dispensa i» 3 



i8 LEO S. OLSCHKI 



6: l'Annonciation aux Bergers. — 7 : les Rois Mages. — 3 : la Présentation au 
Tempie. — 9: le Massacre des Innocents. — io: la Fuite en Egypte. — 1 1 : le 
Jugement dernier. — 12: la Messe funebre. 

Toutes les figures ont pour décor une bordure à fleurs d'un style sim- 
ple, leur verso est blanc; en regard de chacune d'elles, sur le feuillet suivant, 
se trouve une jolie bordure formée de rinceaux et fleurs, accompagnant autant 
d'initiales ornem., le tout luisant d'or. 

Gracieux livre d'Heures, à grandes marges, bien conserve sauf quel- 
ques traces insignifiantes d'usage. 

Horae. Manuscrit sur vélin, de l'école flamande de la fin dii XV^ siede, 
pet. in-8. Avec 8 grandes figures dont 2 en grisaille. comprises dans 
des bordures, 13 petites figures en grisaille. i bordure, 7 listels, et 
une foule d'initiales ornées, de différentes diniensions, le tout peint 
en couleurs et rehaussé d'or. Mar. rouge revétu de velours pourpre 
avec des ornements brodés en or, tr. dor. (anc, rei.). Avec un étui 
en maroquin violet. {31 351). 

Magnifique manuscrit forme de 144 fif. dont 3 blancs, écriture semi-go- 
thique, en rouge et noir, 16 lignes à la page. 

Les grandes figures ont pour sujets — i : S. Jean à l'ile de Pathmos. 

— 2: S. Jean et Marie aux pieds du Crucifié. — 3: la Descente du S. Esprit. 

— 4: l'Annonciation. — 5 : la Vierge pleurant le Christ. — 6: le roi David en 
prières. — 7: la Vierge et l'Enfant. - 8: la Mort. 

Le premier et le troisième sujct sont en grisaille et d'une exécution 
très soignée. Les jolies bordures et listels, formés de fleurs, de fruits, d'inscctes 
et d'oiseaux se détachent sur un fond d'or mat. Les 13 petites grisailles sur 
fond bleu, enchàssées dans un cadre gothique d'or et placées dans la marge la- 
terale, représentent SS. Michel, Jean-Baptiste, Pierre et Paul, Christophe, Séba- 
stien, Adrien, Antoine, Nicolas, Ouentin, ]\Liric-Madeleine, Barbe, les 5 Saints et 
les 5 Vierges recommandés par l'Eglise. Le tout est exécuté avec grande finesse 
et dans un petit espace (30X15 mm.). 

Les 12 premiers fF. renferment le Calendrier qui est suivi d'un f. écrit 
en frangais « Senfuiuent les trois verité | que a fait et compofe meftre ie- | han 
gerfon iadis chancellier de | paris.... v 

Conservation parfaitc, beau vélin souple, larges marges. 

Charmante rcliure du temps brodée en or par une dame italienne. 

Livre d'heures absolùment exceptionnel sous tous les rapports. Les 
deux grandes et treize petites grìsailles sont d'une grande valeur artistique 
d'autant plus que l'on n'en rencontre d'analogues que très rarement. La cinquicme 
miniature représentant la Vierge pleurant le Christ est, sans doute, une des plus 
belles que l'on puisse rencontrer dans un livre à miniatures; c'est un tableau 
d'un goùt et d'un art incompanibles. Digne d'étre mcntionnée aussi comme 
miniature remarquable est la représentation de la Mort qui difFère de toutes les 
autres que l'on rencontre dans de pareils manuscrits. 



QUELQUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 19 

Horae Manuscrit de l'école francaìse, sur vélin, exécuté vers le milieu 
du XV*' siècle. in-4. Avec 16 superbes grandes miniatures encadrées, 
et 4 petites, des bordures à chaque page, des initiales de differente 
grandeur, des bouts de lignes et rubriques enluminés. Mar. olive, 
encadr., fleurons aux angles, au milieu les Instruments de la Pas- 
sion avec les chiffres MH, dos orné, tr. d. (rei. du XVP siècle). (32241). 

Tvlanuscrit admirable par la richesse de la décoration et son exécution 
merveilleuse. Il se compose de 192 ff., écriture gothique uniforme en bleu, rouge 
et noir, 17 lignes à la page, réglé. 

Le Calendrier, dont il manque le premier f., mois de Janvier, est écrit 
en frangais, en rouge, bleu et or. Il est orné de 22 jolies petites figures repré- 
sentant les occupations des mois et les signes du zodiaque* où se distinguent 
les figures de la Vierge et de la Balance naìvement représentées par des dames 
vètues de riches costumes du temps. 

Les miniatures sont ainsi réparties — i : l'Annonciation, (intérieur d'une 
riche architecture gothique); l'encadrement renferme 5 autres petites scènes à 
personnages. — 2: la Rencontre de Marie et de S. Elisabeth. — 3: l'Etable de 
Bethléem. — 4: l'Annonciation aux Bergers. — 5: l'Adoration des Rois Mages 
— 6 : la Présentation au Tempie. — 7 : la Fuite en Egypte. — 8 : le Couron- 
nement de la Vierge. — • 9 : le Roi David en prières: dans le fond de la bordure 
des armoiries. — io: S. Jean et Marie aux pieds du Crucifié. — 11: la Pente- 
còte. — 12: l'Office des Morts. — 13: la Trinité. — 14: S. Georges terrassant 
le dragon. — 15: S. Jean-Baptiste. — 16: S. Christophe. Les 4 petites figures 
ont pour sujet le supplice de S. Sébastien, vS. Nicolas baptisant, S. Antoine, le 
martyre de S. Catherine. 

Toutes les scènes sont sur des fonds d'intérieurs richement décorés ou 
de jolis paysages à tons doux et harmonieux et d'une perspective très exacte. 
Les costumes se font remarquer par leur diversité et leur richesse. Les gracieu- 
ses bordures qui ornent chaque page, sont formées de rinceaux, fleurs, fruits et 
vases d'où éclosent des fleurs, et s'élancent des tiges. Les couleurs ont conserve 
tout leur éclat et l'or brillant est prodigué à chaque page. 

Le manuscrit, à larges marges, est fort bien conserve, il manque un ou 
2 fF. à la fin. 

(A sicivre). Leo S. Olschki. 



«jrjiKMXìticw^»^ 



CORRIE RE D'UN GHERIA 

Riviste : Magyar Kónyvszemle (Rivista bibliografica ungherese). Annata XIX, fasci- 
colo I (Gennaio-Marzo 1911). DoU. Emerico Karacson : Le biblioteche di Costantinopoli.— 
Dott. Adriano Divéky : un nuovo frammento della cantica di Stefano Gàlszécsi. (Con un fac- 
simile e con due riproduzioni). — Dott. Antonio Aldasy : Il congresso internazionale degli 
archivi e delle biblioteche di Bruxelles. (Parte seconda). — Dott. Paolo Gulyas : Lo sviluppo 
della rilegatura artistica. — Biblioteca ungherese : Contributi al primo volume dell' antica 



CORRIERE D'UNGHERIA 



biblioteca ungherese di Carlo Szabó. (Di Stefano Harsànyi, di Ignazio Horvàth, Lodovico Ke- 
mény, Desiderio Rexa e di Elemér Ròssler). — Indicatore officiale : La Biblioteca Széchényi 
del Museo Nazionale ungherese nell' ultimo trimestre del 1910 ; la Biblioteca dell' Università di 
Budapest nel 1908. — Letteratura : 2 sul programma dettagliato di concorso per la biblio- 
teca pubblica comunale, e su E. Szabó : Alcune massime circa l' architettura di biblioteche 
moderne, con riguardo ai progetti della capitale. — T. Gerevich : su J. van den Gheyn : Le 
Bréviaire de Philippe le Bon. Reproduction des miniatures des manuscrits. N"^ 95 11 et 9026 
de la Bibliothèque Royale de Belgique. Bruxelles 1909. — Dott. Paolo Gulyas su Gustave 
Lanson : Manuel bibliographique de la littérature franraise moderne 1500-1900. Paris 1909-1910. 
— Dott. Paolo Gulyas, su Broadley A. N. : Chats on autographs. London 1910. — Rivista 
dei periodici esteri. — Notizie diverse : Nomina nella Biblioteca Széchényi del Museo 
Nazionale ungherese. Commemorazione di Sefano Szamota. 350™° anniversario della fonda- 
zione della R. Biblioteca di corte e dello stato a Miinchen. Il catalogo descrittivo dei manoscritti 
e degli antichi stampati slavi della Biblioteca Nazionale di Sofia. Sviluppo delle biblioteche 
americane. Il libro più difiuso del mondo. 

La Biblioteca Széchényi del Museo Nazionale Ungherese nel quarto semestre 
del 1910. — La Sezione Stampati si arricchì complessivamente di 3469 pezzi. (Esemplari d'ob- 
bligo 2742 ; dono 499 ; acquisto 235 ; da altre sezioni 2). Pervennero inoltre alla sezione 7740 
stampati minori. Ad acquisti furono devolute corone 2935.45, franchi 80.45 e marchi io. 

I frequentatori della sala di lettura furono 11.324, con 25.944 volumi. Furono rilasciati a 
domicilio 1269 volumi a 533 persone. 

Furono classificate 2446 opere, su 3289 cedole. Passarono al legatore 774 opere in 866 
volumi. È in lavoro il nuovo catalogo della materia « Architettura ». 

All' ufficio per gli esemplari d'obbligo giunsero 554 pacchi; le lettere spedite furono 790, 
delle quali reclami 331. 

La Sezione Matto scritti ebbe un aumento complessivo di 132 pezzi (dono : 6 mss. mo- 
derni, 41 lettere letterarie, 2 analecta letterarie, i spartito, 7 lettere di contenuto musicale e 
55 reliquie Petòfiane; da altre sezioni: 5 mss. moderni, i lettera letteraria, i lettera musica, 
I spartito). Ad acquisti furono devolute corone 1105 e marchi 318.80. 

La sezione Musica fu definitivamente catalogizzata. 

I frequentatori furono 52 con 163 mss. e 1847 lettere letterarie. Furono dati a domicilio 
42 mss. a 15 studiosi. 

L'aumento della Sezione Giornali fu complessivamente di 109 annate con 19.597 nu- 
meri. (Esemplari d'obbligo: 92 annate con 12.577 numeri; numeri singoli 5188. Dono: 2 
annate con 248 numeri. Da altre sezioni : 12 annate con 1024 numeri. Acquisti : 3 annate con 
560 numeri). 

I lettori furono 898, che consultarono 1813 voli, di giornali. 

Furono rivedute 109 annate con 15.489 numeri. Furono classificate 136 annate. Furono 
legati 2x8 voli, di giornali. 

\J Archivio ebbe un aumento di 2904 pezzi (acquisto 794 ; dono 2109 ; da altre sezioni i). 
Per acquisti si spesero 6164 corone. 

Si valsero dell'archivio 67 studiosi che eseguirono ricerche su 23.212 documenti. Furono 
dati a prestito in 3 casi 54 documenti. 

La critica ungherese e il Catalogo LXXIV della Libreria Olschki. — Abbiamo avuto 
occasione di vedere parte delle bozze del secondo fascicolo della Rivista bibliografica unghe- 
rese, che si pubblicherà alla fine di Giugno p. v. Nella rubrica Letteratura troviamo un inte- 
ressante articolo sul catalogo LXXIV : Manuscrits sur vélin avec viitiiatures du X" au AT/e 
siede della Libreria Leo S. Olschki di Firenze. 

L' articolo è del dott. Tiberio Gerevich, ispettore-aggiunto presso il Museo Nazionale 



CORRIERE D'UNGHERIA 21 



Ungherese e libero docente di storia delle belle arti all' Università di Budapest, conosciuto anche 
in Italia, specialmente per i suoi studi sulT arte bolognese. 

Ne traduciamo alcuni brani, in cui l'autore compie un dotto lavoro di critica sul cata- 
logo in questione, rilevandone le ottime qualità e completandone alcune notizie. Siamo certi 
di far cosa grata in primo luogo al comm. Olschki, che non potrà fare a meno di godere di 
questa nuova attestazione della stima e considerazione in cui sono tenute all'estero le sue 
pubblicazioni, e in generale ai coiti lettori della sua Bibliofilia (i). 

€ Le descrizioni contenute nel Catalogo abbracciano tutte le circostanze importanti. Non 
pochi dei codici contenuti nella collezione furono di già illustrati da dotti specialisti nella Ri- 
vista ottimamente redatta dall' Olschki, nella Bibliofilia. Dobbiamo però lamentare in alcune 
delle sue descrizioni la insufficenza delle definizioni, dovuta a quanto pare a soverchia pru- 
denza e circospezione. In alcuni luoghi manca perfino l' indicazione pel paese di provenienza. 
Coi risultati delle ricerche e degli studi sulla miniatura, siamo al giorno d' oggi in grado — 
ad onta dell' insufficenza del materiale comparativo — di stabilire non soltanto il paese di prove- 
nienza, ma anche la precisa scuola, o almeno di supporta. ... 

Enumeriamo più giù i pezzi più notevoli della raccolta, indicando nello stesso tempo 
le definizioni che ci sembrano inesatte. La prima cifra si riferisce al numero corrente del Ca- 
talogo. 

7. Bibbia latina. — 131 miniature figurali. Pagg. 503. Il catalogo la fa risalire alla 
prima metà del secolo XIII ; nel definire le miniature, dice soltanto che sono in istile roma- 
nico. — A nostro avviso, le faremmo risalire piuttosto alla seconda metà di quel secolo. Nelle 
miniature troviamo ancora, è vero, traccie di elementi romanici, però prevalgono quelli gotici: 
le figure assumono forme più svelte, compaiono motivi decorativi trilobati, la cornice esterna 
delle iniziali avanza in archi acuti. Ogni segno tradisce una mano francese : Nelle miniature 
domina il modellato liscio, la rappresentazione piana. Tali completamente i visi, i dettagli vi 
sono disegnati a punta di penna; i capelli consistono egualmente di linee ondulate parallele 
a mò di fili, tirate a punta di penna, le mani sono a forma di ventaglio ; le iniziali vengono 
incorniciate nel modo suindicato ; non mancano « dròleries ». Tutti questi segni e il modo 
come risolve iconograficamente la figura del re Davidde, rivelano una mano francese. A quale 
scuola francese appartenne il miniatore ? Non possiamo pensare a Parigi, perché lo stile delle 
miniature non è a sufficenza uniforme, né è netto, chiaro abbastanza, non rivela un sentimento 
ineccepibile per le forme e a quanto possiamo giudicare dalla riproduzione, la tecnica non ci 
sembra di primo ordine. Queste circostanze negative ci farebbero supporre che le miniature 
siano state eseguite nella Francia settentrionale ; ci mancano però altri segni essenziali, carat- 
teristici per quella regione e sorti per 1' influenza inglese. Dobbiamo -pertanto ammettere un 



(i) Siamo gratissimi all'egregio e solerte nostro corrispondente ungherese Dr. Luigi Zanibra delle cortesi sue pa- 
role a nostro riguardo. 11 nostro catalogo LXXIV di manoscritti miniati ha avuto dappertutto un'accoglienza favorevo- 
lissima e, stante la straordinaria sua importanza, abbiamo aderito al desiderio espressoci da varie parti di riprodurre in 
questa Rivista con buoni facsimili le miniature più caratteristiche dei codici più importanti della nostra collezione e le 
notizie descrittive da noi già pubblicate nel suddetto elenco. Siamo pure gratissimi all'egr. Dr. Tiberio Gerevich del suo 
interessante articolo intorno al nostro catalogo. Nella nostra introduzione alla ristampa del medesimo (La Bibliofilia XII, 
p. 274) abbiamo detto testualmente : « Farmi les manuscrits que nous allons décrire il en est certains qui peuvent compter 
dans l'histoire de la miniature et qu'on peut rattacher indubitablement à tei maitre ou à telle école ». Siamo lieti che in tali 
casi siamo sempre pertettamente d'accordo coli' egr. Dr. Gerevich ; dove eravamo nel dubbio, abbiamo creduto però più 
opportuno lasciar il giudizio ai nostri lettori anziché esprimere il nostro. Ecco la ragione dell' insufficenza delle defini- 
zioni in alcune nostre descrizioni che l'egr. Dr. Gerevich attribuisce a soverchia prudenza e circospezione da parte no- 
stra. Non potremmo sottoscrivere senz'esitazione alla sua asserzione che « coi risultati delle ricerche degli studi sulla mi- 
niatura siamo al giorno di oggi in grado di stabilire non soltanto il paese di provenienza, ma anche la precisa scuola >> 
mentre siamo d'accordo colla chiusa di quel periodo, cioè che si può almeno supporla. Tra stabilire e supporre ci corre però 
una bella differenza. Noi attribuiamo a mo' d'esempio, d'accordo col prof. Paolo d'Ancona, la miniatura del n.» II Brevia- 
rium Franciscanum positivamente al fiorentino Francesco d'Antonio del Cherico dopo d' averla confrontata con altri lavori 
di quest'insigne artista, mentre 1' egr. Dr. Gerevich non solo ne dubita, ma ci contraddice addirittura e non havvi dunque 
un'assoluta certezza di stabilire o precisare 

La critica dell' egr. Dr. Gerevich ci ha procurato quella soddisfazione, alla quale abbiamo agognato dicendo nel 
succitato articolo: « Nous espérons donc faire oeuvre utile et servir la cause de la science. Notre but serait atteint si 
nous avions réussi à fournir de préciéux matériaux à ceux qui cherchent à déméler et à préciser les origines et les 
différentes périodes de floraison d'une des branches de l'art encore si peu connue sur bien des points ». N. d. D. 



CORRIERE D'UNGHERIA 



miniatore della Francia meridionale, appoggiati in questa nostra supposizione anche dalla cir- 
costanza, che il codice fu della famiglia Minutoli Tegrimi di Lucca. Ad eguale risultato ci 
conduce l'esame calligrafico del codice. Non vi troviamo le lettere eleganti, chiare, snelle della 
scuola parigina, né quelle un po' inquiete, crude, bastarde della Francia settentrionale, 
ma quelle gotiche della Provenza, simili alle lettere italiane, calme, un po' grossolane, con 
spazi relativamente larghi. 

8. Bibbia latina. L' epoca è esatta : fine del sec. XIII, — Manca di nuovo 1' indicazione 
del luogo. Secondo la nostra opinione, fu miniata in Italia e — a giudicare dallo stile delle 
miniature — ai confini della Lombardia e dell' Emilia. 

9. Bibbia latina. Secolo XIII. — - Il catalogo non ci dice altro. Ci sembra della metà 
del secolo. Le miniature ci fanno pensare, alla regione dove, a parer nostro, §fu miniata la pre- 
cedente Bibbia n. 8, e precisamente ad una bottega che lavorava sotto influsso francese 
(cfr. i visi). 

II. Breviarium Franciscanum. Seconda metà del sec. XV. — Olschki attribuisce le 
miniature al fiorentino Francesco d' Antonio del Cherico. A noi sembra piuttosto lavoro di 
scuola. 

13. S. Catherina de Senis. Leggenda. Secolo XV. Italia. — Il pezzo più prezioso della 
raccolta, di speciale interesse storico-artistico. Terminus post quem, è l'anno 1461. Secondo 
un' annotazione introdotta nell'ultima pagina, il calligrafo è « lacopus Macharius venetus ». Il 
principale motivo decorativo della cornice e dell' iniziale a pagina io è basato suU' intreccio. 
Da questo motivo si sviluppa un tipo decorativo speciale, che incontriamo di spesso nelle mi- 
niature veneziane, fiorentine e napoletane del sec. XV. Interessa specialmente noi ungheresi, 
perché non raro nelle corvine. Le miniature del codice constano oltre che della pagina ora 
menzionata, di 50 iniziali. Leggiamo il nome del miniatore nel margine inferiore della pa- 
gina IO* : « India fecit ». Tullio India era un pittore veronese, che oltre al dipingere minia- 
ture, frescava, dipingeva ritratti e copiava quadri di Raffaello (Pozzo, 76 ; Rosini, V : 342 ; 
VI : 449 . Lo chiamavano «India il vecchio », per distinguerlo da suo figlio Bernardino, egual- 
mente pittore, superiore in arte al padre, e che operò tra il 1568-84. Tullio si presenta in 
tutta la sua grandezza nella miniatura. Pensa da miniatore anche nei suoi affreschi. Fu uno 
dei miniatori più festeggiati della sua epoca e finora non conosciamo che una sola sua opera, 
le miniature cioè del codice Olschki. In origine il codice appartenne al Museo Cavalieri di 
Milano, passò poi dal Dumoulard e più tardi per mezzo di Pietro Vergani dal Butter, a Lon- 
dra (Francesco Carta: Codici, corali e libri a stampa miniati della Biblioteca Nazionale di 
Milano. Roma, 1891, p. 56). (i) 

17. Evangelia IV latine. Secolo X. — La calligrafia e qualche ornato fanno supporre 
un' opera posteriore. L' organismo e le parti principali e in primo luogo le parti figurali della 
decorazione sono copie meschine di qualche originale migliore del sec. X. 

26. Ilorae. Fine del secolo XIV. Francia. — A giudicare dallo stile delle miniature è 
della Francia settentrionale. 

27. Horae. Metà del secolo XV. Francia. — Probabilmente opera di un miniatore pa- 
rigino. 

28. Horae. Metà del secolo XV. Francia. — Ci sembra opera di un miniatore della 
Borgogna, il quale fu od operò in Italia. Ci confermano in questa nostra supposizione il suo 
fare condensativo e alcuni tipi di visi che sanno di Milano. 

50. Officium B. Mariae Virginis secundum usiim Romanum. Principio del secolo XV. 



(i) Riceviamo or ora il fascicolo 17 della preg. Rivista Madouna l'erona, Bollettino del Museo Civico di Verona 
dove si parla con molta benevolenza del nostro catalogo di manoscritti e si attribuisce pure un'importanza notevolissima 
a questo codice che è forse opera unica di miniatura dell' India. Ci si fa però un appunto che è, per fortuna, l'unico 
che l'egr. articolista può muoverci, quello cioè di non aver consultato lo studio che sugli India ha già fatto Fainelli 
nella Madonna Verona, ma cotale deficienza è, come crediamo, ben perdonabile. ^N'. </. D. 



CORRIERE D'UNGHERIA 23 



Scuola fiorentina. — Non ci sembra esatta la definizione in base a Paolo D'Ancona (^z(^/zcy?//a, 
X, 49). Le miniature rimontano in ogni modo alla metà del secolo XV. Sono opera di un 
maestro ferrarese che risente 1' influsso di Cosmè Tura. 

32. Ordo sanctae romane ecclesiae. Secolo XIV. Senza altra definizione. — Senza dubbio 
opera bolognese, dei tempi prima di Nicolò da Bologna (1330-40) Caratteri gotici plastici, 
cosi detti: littera bononiensis. 

54. Petrarca: I Trionfi. Fine del Secolo XV. Italia. — Scuola fiorentina. 

55. Pontificale Romaniim. 1451. Italia. — Le miniature sono secondo noi di qualche imi- 
tatore ritardato di Nicolò da Bologna. 

57. Psalterium. Secolo XIV. Italia. — INIiniature bolognesi del principio del secolo XIV, 
ancora con tracce bizantine. 

60. Thomas de Senis. Legenda Catherinae de Senis. 1430-40. Italia. — Con due iniziali 
di maestro bolognese. 

61. Tractatus varii philosophici et astronomici. Secolo XIV. — Di questo interessante 
manoscritto in parte inedito si occupò G. Bofìiito nella Bibliofilia (X : 322). Secondo lui il 
copista è identico all'autore e operò circa il 1300. Olschki colloca le miniature nel secolo XV. 
Secondo la nostra opinione risalgono al principio del secolo XIV e sono di maestro bolognese 
di secondo ordine. Troviamo persuadenti analogie nel Museo Civico di Bologna e nell'Archivio 
Capitolare di Lucca ». 

Continua l'interessante polemica a proposito della istituenda Biblioteca pubblica comu- 
nale di Budapest, tra 1' eminente bibliografo ungherese dott. Paolo Gulyàs, del Museo Nazio- 
nale Ungherese, specialista in materia di biblioteche pubbliche, popolari, e il dott. Ervino 
Szabò, direttore dell' attuale Bibliotea comunale di Budapest. Alla polemica ha dato occasione 
a suo tempo il memorandum presentato a proposito dallo Szabò, al Consiglio municipale di 
Budapest, del quale facemmo parola anche nella Bibliofilia (XII, dispensa 5-6;. 

Szabò pubblicò ultimamente due opuscoli : « Programma dettagliato di concorso per la 
biblioteca comunale», Budapest 1911 e «Alcune massime circa 1' architettura di biblioteche mo- 
derne,- con riguardo ai progetti della Capitale ». Budapest 1911. 

Nel programma di concorso 1' autore ha raccolto tutti i postulati della letteratura ame- 
ricana relativa alle biblioteche, ed ha tentato di realizzarli e di fonderli in un progetto di bi- 
blioteca pubblica, che dovrebbe venire edificata a Budapest, in Europa dunque. Neil' esporre 
i risultati degli studi americani in proposito ha parole di malintesa compassione per i tede- 
schi, i quali secondo lui accecati dalla gioire, si ostinerebbero a fare da sé ed a non imitare 
servilmente gli americani. Gulyàs occupandosi nell' ultimo fascicolo della Magyar Kónyvszemle 
(Riv. bibliografica ungherese, XIX : i) delle sucitate due pubblicazioni, osserva saggiamente 
a questo punto, che sono appunto i tedeschi a battere una buona strada, i quali nelle loro 
innovazioni si dipartono sempre dagli effettivi bisogni e dalle loro forze materiali. Cosi per 
esempio non succede a loro come a Szabò, di destinare 2 mq. di superficie ad ogni singolo 
giornale quotidiano, i quali 2 metri fanno al caso del Neiv-York Herald o del Sun, ma sono 
troppi per un giornale ungherese, di proporzioni relativamente molto ma molto più piccole. 

Nel secondo opuscolo Szabò si occupa in tesi troppo generale dell'architettura e dell' or- 
dinamento di una biblioteca moderna, perdendo di vista troppe volte la realtà delle cose. 

Cosi per esempio né nel primo, né nel secondo degli opuscoli si fa menzione della 
somma che verrebbe devoluta alla biblioteca, e che — come risultò in altro modo — è stata 
fissata in i milione di corone. 

Se si volessero realizzare tutti i punti del programma Szabò, sarebbero appena sufficienti, 
adottando un rigoroso sistema di economia, 2 milioni e mezzo. 



Luigi Zambra. 



24 AMERICAN NOTES 



AMERICAN NOTES 



Brown University has recently issued a valuable List of Books Printed in the Fifteenth 
Century. This bears the University's imprint at Providence, Rhode Island. 

^^ 

Much interest in America was awakened by the sales of the collection of Books and 
Autographs froni the Hbrary of the late Edmund Clarence Stedman, which recently took place 
at Anderson's, New York. Books, manuscripts and letters rich in lìterary association comprised 
the lots. « In the collection vvere several of Robert and Elizabeth Barrett Browning, hitherto 
unpublished, and two letters of Edgar Allan Poe, together with a portion of a manuscript in 
which he defended himself against the charge of plagiarism. Originai manuscripts, documents, 
and first editions of Whittier, Lowell, and Holmes, Emerson, Bayard Taylor, Thomas Bailey 
Aldrich, William Vaughan Moody, Matthew Arnold, Theodore Watts-Dunton, Swinburne, Ed- 
mund Cosse, John Hay, Eugene Field, and many others, are also included. 

One of the most interesting items disposed of was a two-page 8 vo. a. 1. s. of Grover 
Cleveland, Executive Mansion, Albany, Dee. 7, 1S84, to Mrs. Elizabeth C. Kinney, Mr. 
Stedman 's mother, and related to Mr. Cleveland through her own mother, who was a 
daughter of Rev. Aaron Cleveland. The letter was written one month after Mr. Cleve- 
land's first election as President, and while he was stili governor of New-York. « You 
may be sure », he says, « that the responsibilities and the difficulties of the place to which 
I bave been chosen sometimes press upon me most oppressingly. The comfort I find is in the 
prayers of good people which I know are ofiered for my success and the faith I bave that 
God will bless honest and good intentions ». The letter is slightly stained. It was knocked 
down to George H. Richmond for $13. A part of the Confederate flag displayed from the 
Marshall House, Alexandria, Va., for the tearing down of which Colonel Ephraim E. Ellsworth 
of the Ellsworth Zouaves was shot and killed by the hotel proprietor, also a piece of the flag 
rope and a part of the oilcloth of the stairway, stained with Colonel Ellsworth's blood, brought 
$51 on order. Mark Twain items sold as follows. 

First edition of « The Prince and Pauper », with autograph inscription to Mr. Stedman, 
$31 (Drake) ; first editions of «A Connecticut Yankee in King Arthur's Court», presentation 
copy with inscription, $37 <Dodd & Livingston) ; originai autograph preface to Mark Twain 's 
Library of Humor, « Compiler's Apology », $20 (Dodd & Livingston) ; first edition of « The 
Stolen White Elephant », with a. 1. s. of author inserted, $11 (Order) ; a. 1. s. to Mr. Sted- 
man, « Don't teli any one, or I shall be caught in a lot of lies, which I bave been telling N. 
England Societies of two other cities », $9,50 (Order); a. 1. s. two pages, Svo, Hartford, Jan. 
IO, 18S3, inviting Mr. Stedman to a meeting of the « Monday Evening Club », fio (Order); a. 
1. s., three pages, 8vo, Hartford, Feb. 6, 1883, to Mr. Stedman, « I wish I might write ali 
books for the mere pleasure of writing them, and with no prospective audience before me, and 
no intent to publish », $10,25 (Wright) ; a. 1. s. two pages, i2mo, Riverdale on Hudson, Oct. 8, 
1901, to Mr. Stedman, $10 (Order). 

An undated a. 1. s. of Samuel Taylor Coleridge, about bis health. to Dr. J. Pettigrew, 
brought $18,50 (Richmond) ; « The Green Book of the Bards », i6mo., originai wrappers, 16 
pages, uncut. Boston, 1898, printed in only 100 copies, by Will Bradley for Bliss Carman and 
bis friends, with autograph presentation inscription by the author, $32 (Drake); « The Summer 
Clouds », prose poems by Yone Noguchi, colored Japanese decorations, and Japanese pictorial 
wrappers, i2mo., Tokyo, 1906, introduction by Bliss Carman, a. 1. s. of author inserted, $17 
(Drake) ; first edition of George Darley's « Sylvia, the May Queen ». i2mo., London, 1827, 



AMERICAN NOTES 25 



$14 (Order) ; first edition of Austin Dobson's « Vignettes in Rhyme, and Other Verses » with 
ìetter of author inserted, $17,50 (Order) ; first American edition of the same, lamo., New 
York, 1880, introduction by Mr. Stedman, presentation copy to him by the pubHsher, Henry 
Holt, and an a. 1. s. of Oliver Wendell Holmes inserted, praising the introduction, also three 
a. 1. s. of Dobson inserted, $75 (Order) ; and another copy of the American edition, with orig- 
inai manuscript of the same introduction inserted, signed by Mr. Stedman, « Editor's Private 
Copy », $34 (Order) ; George Eliot's « How Lisa Loved the King », Boston, 1869, $53 (Order) ; 
a, 1. s. ot Ralph W. Emerson, seven pages, i2mo., Philadelphia, 1856, to Mrs. Elizabeth C. 
Kinney, on some verses forwarded by her, $33 (Smith) ; a. 1. s.of Emerson, 3 pages, Concord, 
Nov. II, 1S73, to Mr. Stedman, thanking him for a portrait of bis volume of verse, and men- 
tioning Mr. Stedman's «John Brown of Ossawatomie » $21 (Order)». 

Autographed presentation copies of the first editions of a dozen of Thomas Bailey Aldrich's 
books fetched $441.50, the highest price being paid for " The Story of a Bad Boy " ($126) 
and the next highest i$6i) for " The Queen of Sheba ". Letters from Mrs. Browning referring 
especially to the medium Home brought $47 and $48 each. 

Mr. Stedman himself prepared the library for sale, and arranged the autographic material 
inserted in the books. There is Mrs. Browning's own copy of « Casa Guidi- Windows », with her 
annotations ; Landvis copy of the « Idyllica Heroica », with bis notes — this volume was got from 
Landor by Swinburne, who presented it to Mr. Stedman. 

Commenting on recent sales at auction of autograph letters a recent editorial in one of 
the New-York newspapers ran as follows : 

A man of literary taste who fills bis bookshelves with first editions of works of bis 
contemporaries, inserting private letters from the authors, rarely if ever has in mind the future 
dispersal of bis library by public sale. Very few men preserve private letters with the object 
of having them turned into money by their executors. As a matter of fact few men live with 
the thought of their executors in mind, and least of ali the literary man whose collections 
aremade to gratify bis own intellectual desires. Some collectors may collect forposterity,even some 
book collectors ; for there is money in rare books, though a valuable library is often sacrificed 
by the mismanagement of executors. But the first editions of one's literary friends are not 
valuable until many years after their publication, and in the library of an eminent man they 
may only bave value then because of his eminence and the distinguishing marks which will 
associate them with his fame, his bookplate, for instance, the author's written tribute to him 
on the fly-leaf, and the inserted private Ìetter. Such volumes are salable. Dealers and pri- 
vate collectors bid high for them. They may not long retain their value in the fluctuations 
of the book market, but they are worth the gamble. First editions of the books of Thomas 
Bailev Aldrich, and writers of his epoch, now rank in auction values not very far below the 
Emerson, Hawthorne, and Poe first editions. 

The library of a man of letters lately dispersed in this city contained many private 
letters inserted in books. There has been some flurried comment on the sale because living 
men do not often care to bave their private letters made public. Requests for advice and 
the exertion of personal influence, appeals for encouragement, addressed by yqung authors to a 
literary authority of mature years, are harmless while they remain in the possession of that 
authority. But the once young authors, now mature themselves, aware though sad experience 
of the small utility of influence as a factor in literary success, are apt to be worried by the 
idea of their dispersal. 

It would be generous, in such cases, for the executors to return the books and letters 
to their authors, but executors are not habitually generous in this way. A collection falling 
into the hands of executors is generally sold. The estate needs the money, or the executors 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa i» 4 



26 AMERICAN NOTES 



feel that it does. And the executors' right to sell is not to be questioned. Letters once dis- 
patched through the mails are the property of the person to whom they are addressed, his 
heirs and assigns forever. The right to publish them, however, remains with their authors, but 
there is not often much consolation in that. 

It is an indisputable fact that too many private letters are written ; too many, that is 
to say, for the perpetuai comfort of the writers. The ancient advice, « never write a letter 
and never destroy one », is somewhat musty and always savored of insincerity. \Ve must write 
some letters. But in writing them vve inevitably cast bread upon waters which may return to 
US, after many days, and when \ve are least anxious to bave it. 



February 7 and S the Anderson Auction Company sold a selection of books from the 
library of the late Samuel L. Clemens (Mark Twain). The following report of which is taken 
from a newspaper announcement of the sale : 

« Most of the books were of themselves, of slight vaine, but with very few exceptions 
they contained Mark Twain's signature, generally with a date, and each volume contained a 
certificate signed by Albert Bigelow Paine, Mark Twain's literary executor, saying that they 
were from his library. Many of the books were presented to him by their authors. Some of 
the volumes contained marginai notes in Mark Twain's autograph, while inserted in others 
were fragments of his writing, the pieces often being of considerable interest. A copy of Dean 
Sage's «The Restigouche and Its Salmon Fishing», privately printed, 105 copies only, in 
1S88, is perhaps the most valuable book in the portion of the library sold. Portions of the 
library bave been given to the public library at Reading, Conn., in which Mark Twain was 
much interested. In 1908 he had a printed sheet, headed « To My Guests, Greeting, and 
Salutation, and Prosperity », telling of the progress of the library, and closing with the 
following characteristic sentenges, which bave not, so far as we know, been reprinted : 

Everybody vvill bave a chance to contribute to this fund. Everybody, including my 
guests— I mean guests from a distance. It seems best to use coercion in this case. There- 
fore, I bave levied a tax — a Guests Mark Twain Library Building Tax, of one dollar, not 
upon the valuable sex, but only upon the other one. Guests of the valuable sex are tax-free, 
and shall so remain ; but guests of the other sex must pay, whether they are willing or not. 
I desire that the money be paid to me, personally ; this is the safest way. If it were paid to 
my secretary a record would bave to be made of it, and the record could get lost. 

The manuscripts were most late manuscripts, the longest being « A Horse's Tail, 
written on one side of 159 leaves, printed in Harper' s Magazine in 1906, and « Meisterschaft », 
92 leaves, printed in the Century Magazine in 18S8. A note to the printer on the « Meister- 
schaft » manuscript shows that there was probably prepared a privately printed issue of this 
piece which, if one is stili in existence, would be counted a great treasure by any Mark Twain 
collector. This note reads : 

Dear Van. Please set this up, & after you bave got jour proof as clean as you can, 
send me a proof and I will correct it & return it to you, & ask you to strike off two or three 
perfected copies for me to forward to the « Century ». . . . Keep the thing private. Don't 
let it get out of your hands, 

This shows that the originai pian was to set up the story in some other printing office 
and strike off" a few copies which the author could revise with more care than could be 
given to the regular magazine proofs. Whether or not this was actually done is, of course, 
uncertain ». 

A bequest of $20,000 will come to the University of Michigan Law Library by the will 
of Octavia Williams Bates, '77, '96 law, who died last week at Baltimore, Md. The will prò- 



AMERICAN NOTES 27 



vides also that the remainder of the estate, after ali other bequests have been settled, shall 
come to the university. A gift of $5000 is made to the Detroit High School Scholarship Fund 
Association for the purpose of loaning money to needy students, who whish to attend the 
university. 

February 9 and io the Anderson Auction Co sold Part I of the important library of 
Judge Jacob Klein of St Louis, Missouri. This included first editions of Matthew Arnold, 
Lord Byron, Bret Harte, and other authors, books in fine bindings, autographs, and many other 
interesting lots. 

«The Merwin-Clayton Sales company on February 6-7-8 sold the Angling collection of the late 
James L. High of Chicago. Included is the first edition of Izaac Walton's «Compleat Angler » (1653), 
one of the rarest of English books. This copy is in old russia, tool ed on sides and back. 
The Locker-Lampson-Van Antwerp copy in the originai sheep binding, which brought £1,290 
in March, 1907, is novv in Mr. Morgan's library. The Heckscher copy, in modem binding, 
sold in New York for $3,900 in February, 1909. Mr. High also owned the second, third, 
fourth, and fifth editions of Walton, ali of which are rare and sought for by collectors, 
as well as a very long list of later editions. Another great rarity is Venable's « Experienced 
Angler » (1662), a perfect copy in old calf binding ». 

From the New York Evening Post : 

The Hov.'ard Willets collection, destroyed by fire a few years ago, was probably the 
most extensive collection of Cruikshankiana ever brought together by any American collector. 
A very remarkable collection of drawings and prints (extracted from books, but generally with- 
out the text) was that of John B, Gough. This is now in the library of M. C. D. Borden. 
The more famous works, as well as the works of famous writers embellished with Cruikshank's 
plates, are sought for by many collectors, but few, like Bruton, Truman, and Douglas, attempt 
to procure every book or pamphlet containing an illustration by Cruikshank or every separate 
print which he made. 

New York, February, igii. 



Gardner Teall. 



ENGLISH COURIER 



A most interesting article on « The Library at Haigh » (Bibliotheca Lindesiana\ the 
property of the Earl Crawford, appeared recently in « The Manchester Guardian ». It is from the 
pen of D."" Axon, a littérateur of considerable distinction. We make a few extracts : Lord 
Crawford, possesses a great collection of books which for extent, variety, and richness may 
probably claim to hold the first position among the private libraries of England. The present 
Bibliotheca Lindesiana represents in the main the work of the present Earl and his father. 
Of this library an excellent catalogne in six volumes folio has been printed for private circu- 
lation. It is in the form of a dictionary catalogne with ampie cross-references, and the rare 
books are described with a fullness that leaves nothing to be desired. Mr. A. G. E. Philipps, 
is the present librarian. The inscription on the fly-Ieaf, « Lindesiorum Principis Comitis Craw- 
fordias et Amicorum », is no empty form, for the resources of the collection have always been 
freely at the service of investigators. The catalogue represents twenty years of continuous 



28 ENGLISH COURIER 



vvork. In the introduction Lord Crawford gives an interesting histor^' of the formation of the 
librarj'. His remarkable coUection of MSS. to ilkistrate the history of writing and of art in 
connection therewith was sold to Mrs. Rylands, and now forms part of the John Rylands Li- 
brary. The account of this transaction is especially notevvorthy. The Lindsays bave not been 
devoid of a desire for Hterar>' fame, but notwithstanding the present Earl's fame as astronomer 
and bibHographer and his father's claims as art critic and historian, the lover of literature 
will give precedence to Lady Anne Lindsay, afterwards Barnand, who wrote the beautiful 
ballad of « Auld Robin Gray », the autograph of which is one of the many treasures 
of Haigh, 

The library is remarkable for its wide range of interest, and passes from fifteenth cen- 
tury incunabula to twentieth century tracts on temperance. In the department of history, 
geography, and topography it is remarkably rich. Thus under the heading of France there 
will be found so\irces of information for every period of its history, including many originai 
editions of books and pamphlets that bave helped to shape the destiny of that country'. Of 
De Brj's publications, which are amongst the rarest of geographical books, there is an amazing 
series. There are some 1,500 Luther books, and theolog>' and ecclesìastical history are well 
represented. The literature relating to Orientai subjects is also rich. The two volumes devoted 
to « Proclamations » are full of material for British history. It is only on examining such a 
calendar as is bere presented that it is realised how|.large a share of the government in the 
Tudor and Stuart times was carried on by means of these documents. Perhaps the most 
striking instance is that of the so-called « Book of Sports », which may almost be styled the 
prologae to the great Civil War in England. Of course such a collection as the Bibliotheca 
Lindesiana could not bave been brought together without ampie bibliographical apparatus, and 
accordingly we find that section very full, including not only the folios of Maittaire and Dibdin 
and the more scientific vvork of Proctor and Bradshaw, but a long array of the smaller mono- 
graphs and essays of Léopold Delisle, G. Peignot, and similar investigators in the byways of 
literary history. Many out-of-the-\vay subjects receive illustration in this library. Thus the 
shorthand collection includes a special copy of the rarest book in the whole range of British 
stenography (Brights Characterie). Again, hornbooks are amongst the scarcest things coveted 
by collectors, but Lord Crawford has more than a score of them, including English, Scotch, 
Danish, Dutch, and German varieties. 

Lord Crawford purposes, in further volumes, to deal with the literature of philately, 
with books and autographs relating to the French Revolution and the First Empire, with 
ballads and broadsides, and with a collection of some 8,000 Papal buUs and briefs. It may be 
noted as a curious fact tliat at one time there were five tons of type standing at the Aberdeen 
University Press ready for being put into pages for this catalogne. In his « L' Envoi » Lord 
Crawford says : « I bave done, and now send forth the results of some 20 years' continuous 
work, undertaken in the cause of my successors, as a souvenir to my personal friends, and I 
trust as a work of interest to the many public institutions and libraries, spread over the world, 
with whom I bave long been in friendly communication ». 

This great work of Lord Crawford and his assistants (concludes D'. Axon) will take 
its place in the front rank of bibliographical literature. It is a noble monument of a 
noble library. 

The learned author of « Books and Bookmen » in the same well-known daily, gives 
some items of interest as to the cost of « so great a Library » : In 1S81, when the Duke of 
Marlborough's library was to be sold, a whisper was sounded in his ear that he might bave 
the whole collection for £20,000, but he could not lay hands upon the money, so the books 
went to auction. Now the result of the first sale alone was £19,300, and the sum total of 
ali the sales ran to £56,000. Naturally Lord Crawford has « never ceased regretting » bis 
inability to purchase. Worse, however, than not being able to buy books you wish, is having 



ENGLISH COURIER 29 



to part with books you prize. That is what happened about 1888. At that time the falling 
due of certain mortgages coincided with a speli of commercial depression, and as he had 
nothing else to realise he parted with part of his collection. It was a « bitter sacrifice », but 
he knew the market too well not to be able to get the largest possible sum for the smallest 
number of books. About 1899 an odd thing happened. A business man with whom he had 
long dealt wrote asking if he had ever contemplated selling his collection of manuscripts. 
The answer was a fiat « No ». Eighteen months later the question was renewed with an 
added request to consider the matter at leisure and state whatever figure he uould. Reluctantly 
he named a figure which, in conjunction with conditions laid down, he hoped would prove 
absolutely prohibitive. The collection was not to leave British soil ; it was not to include 
papers relating to the family nor those hearing on the French Revolution and the First Empire. 
Ten days later he had reason to regret it. A letter came, to his great disgust, closing with 
the terms, so his manuscripts had to go. 

Says « The Manchester Guardian » : (Shakspere in the First Folio). A veneration for 
Shakspere as be was originally printed is more common in America than it is here, where 
the plays are read almost entirely in composite modem texts. To reprint in facsimile ali the 
four Folios was a courageous and public-spirited undertaking, and Messrs. Methuen, who 
started the work some years ago and bave now, proceeding backwards, reached the greatest and 
most important of ali, the First Folio, are to be congratulated on the conclusion of their labours. 

Mr. Henry Guppy, M. A., in his scholarly introduction to the Catalogne of the magnifi- 
cent Collection of Eastern Manuscripts (papyri, codices, fragments, says : «One of the outstand- 
ing features of the John Rylands Library of Manchester, is the interesting collection of Orientai 
and Western manuscripts, numbering at the present time nearly seven thousand items, and il- 
lustrating in a remarkable manner most of the more important materials and methods which 
bave been employed from the earliest times for the purpose of recording, preserving, and 
transmitting to posterity the knowledge of past achievements. 

The nucleus of the collection was formed by the manuscripts contained in the Spencer 
Library. This was added to from time to time by the purchase of individuai manuscripts. 
But the present magnificence and special character of the collection were given to it 
by the acquisition, in 1901, of the famous Crawford group of nearly six thousand roUs, tablets, 
and codices. 

The importance of the collection at the present time cannot easily be overestimated. 
The manuscripts are well known to scholars, who bave always had ready access to them ; but 
to the world at large, they are yet unknown. A few remarks, therefore, upon some of the 
most noteworthy and characteristic features of these interesting literary records may not be 
deemed inappropriate. Beginning with the Eastern section, it must be said at once that the 
wealth of Orientai manuscripts, of ali ages, and in a variety of languages, can hardly be in- 
dicated in a brief introduction like the present. Armenian, Ethiopic, Sanskrit, Pàli, Panjabi, 
Hindustani, Marathi, Parsi, Burmese, Canarese, Singhalese, Tamil, Chinese, Japanese, Malay, 
Javanese, Achinese, Mongolian, Balinese, Tibetan, Bugi, Kawi, Madurese, Makassar, and 
Mexican manuscripts are here in abundance. Here, too, are examples of those curious and 
rare productions, the medicine books of the Battas, inscribed on the bark of the alimtree, or 
on bamboo poles. These things are, of course, curious. But of more general interest are 
the great number of very precious Persian, Arabie, and Turkish manuscripts, numbering nearly 
two thousand volumes. The examples of the Koran, dating from the eighth and ninth centu- 
ries, are, in many cases, of extraordinary beauty and value. One copy, written on 467 leaves 
of thick bombycine paper, of the date of A.D. 1500, must be one of the largest volumes in 
the world, measuring, as it does, 34 by 21 inches, Of papyrus rolls and fragments there are 



30 ENGLISH COURIER 



examples of the « Book of the Dead » in EgA-ptian Hieroglyphic and Hieratic. The Demotic 
papyri forni by far the most important collection ot documents in this script at present extant. 
There are a number of Greek papyri, at present under arrangement by Drs. Grenfell and 
Hunt, who have discovered, among other interesting documents, a new fragment of the recen- 
tly-discovered Greek historian, Theopompus. There is also a considerable collection of Arabie 
papyri, the result of the examination of which is awaited with keen interest. 

In Coptic, the papyri and the codices range from the sixth to the sixteenth century. 
In Samaritan there is an interesting, though net large, group of BibHcal and liturgical texts, 
including an important vellum code: of the « Pentateuch », written in A.D. 1211. In Syriac 
there is a vellum codex of the « Gospels » of the sixth century, and what is probably the 
earliest known complete Syriac « New Testament », written about A.D. 1000. The Hebrew 
manuscripts comprise many « Rolls of the Law », and severa! illuminated codices of the 
« Haggadah », or «Service for Passover ». Of Greek codices there are several beautiful 
Gospel books, but by far the most important volume of the group is a fragment of about 
twelve leaves of a vellum codex of the « Odyssey » in a handwriting probably of the third 
centurj-. Should this date be established it would make of it the earliest vellum book 
known ». 

The last number of The Library (a quarterly Review) has an interesting article on 
« The Bindings of Thomas Wolton » by Mr. E. Gordon Dnff, JM. A., late Chief Librarian of 
the fainous Rylands Library, Manchester . 

About the middle of the sixteenth century a style of binding arose in this country 
which, though obviously copied from foreign models, acquired a distinctive character of its 
own, and was much in favour with the most eminent book coUectors. It is generally known 
as « English Grolieresque », a most inappropriate terni, and associated with the name of that 
great book coUector Thomas Wotton called from the motto often placed on his book, « Tho- 
mae Wottoni et amicorum », the Englisii Grolier(i). 

The bindings, which are always of sniooth brown calf, have very elaborate geometrical 
designs fornied by a band or bands coloured black, and bordered with gold-lines. These are 
relieved with bold gilt sprays, sometimes plain, sometimes azured or also coloured black. A 
verj- judicious use of dotted gold backgrounds in small spaces adds much to the general 
effect. This style of ornament seems to have originally come from Lyons, and many beau- 
tiful examples of such foreign bindings are in existence. They, however, difl'er from the 
English examples in that they are very rarely worked with the interlacing bands in black 
alone, the more general custom having been to use a combination of brighter colours, red, 
blue or green, at first these bindings were very carefully tooled, but they grew so rapidly in 
favour that the Lyonnese printers, especially the fimi of Griphius, introduced the labour-saving 
device of printing the whole of the design of the side from one block in gold, the interlacing 
bands being afterward coloured by band, a few of the bindings of Grolier and Maioli are of 
fine Lyonnese work, but most of their best specimens are Italian. As to the ultimate fate 
of the fine library which Wolton possessed we have no Information says .Mr. Gordon Dufl". 
It probably passed (he surmises) with the estate of Boughton IMalherbe to Edward, Baron 
Wotton, his son. The question naturally arises who bound the books that fornied so magni- 
ficent a collection ? The author of the article thinks that « we owe theni to the foreign re- 
fugees who poured into England on the accession of Edward VI. The fine gilt bindings of 
Henry VIII's reign, which are usually associated with the name of Thomas Berthelet, the 
royal binder, are quite different in style, and, as he himself tells us, were tooled in the Ve- 



(t) Wotton born in 1521 was a man of great leattiing, religion and mealth. 



ENGLISH COURIER 31 



netian manner with tools cut after the Italian models. But even his bindings show the in- 
fluence of the new style, and on his bindings made for Edward VI, be often makes use of 
interlaced geometrical patterns which were unknown in the preceding reign ». 



The Publisher' s Circular (says The Times in his Literary supplement of Jan. 12 *'') in its 
annual analyses of the books of the past year announces — in spite of two general Elections 
and the death of King Edward Vili — a slight increase in the output of books in the United 
Kingdom. The total for the year is 10.804 as compared with 10.725 for last year, an increase 
of 79. Taken class by class, the figures show increases in the following subjects. : Religion 
and Philosophy 42 ; Educational 30 ; Law 5 ; Social Science 54 ; Arts and Sciences 53 ; Vo- 
yages and Travels 71 ; Poetry and Drama 115 ; Medicine 51 ; while the following subjects 
show decreases : Fiction 48 : History and Biography 53 ; Year Books 29 ; Belles Lettres 32 ; 
and Miscellaneous (paniphlets etc.) 191. 

We read in The Times oi Feb. 2nd that it is proposed, to sell the copy of Foxe's Book 
of Martyrs which belonged to John Bunyan during his imprisonment in the old country gaol of 
Bedford, to raise funds for the Bedford General Library where the book has been since 1841. 
The book is in three folio volumes, and it was printed in London for the Company of the 
stationers, 1641. It is in black letters and there are several pictures of martyrs suffering at the 
stake. At the foot of each title - page is written in ink in capital letters the name John Bunyan 
— It is disputed however whether the autographs are in the handwriting of the famous 
Author of Pilgrini's Progress. (Opposition has been ofiered to this proposai, as evidenced by a 
letter in The Times Feb. 8*''', 11). 

Mr. B. Quaritch says The Times, has issued in one volume the numerous catalogues of 
books on the fine arts which he has issued in parts and at irregular intervals during the past 
two years. The whole forms a substantial volume of 350 pages, enumerating some 4,400 
Works on nearly every phase of art, including decorative and industriai art as well as the many 
subjects comprised in the description « practical arts », such as aeronautics, horology, textile 
fabrics, dyeing and so forth. There are indeed a great many art books which are not included 
in Mr. Quaritch 's useful catalogne, but those which are there sufficiently indicate the costliness of 
forming anything like a good and comprehensive reference library of books on art. The 
section of catalogues of art collections and exhibitions is a lengthy one, and includes a good 
many that are rare. One little idiosyncrasy strikes one in looking over this list : the price 
asked for Christie's catalogne of the very tenth-rate Deutsch coUection (1895) is more than 
three times that put on the superb Dudley catalogne (1892). The latter collection was one of the 
finest which has come up for sale in recent times ; the Deutsch collection came in quite another 
category. 

c^ . 

The London University Gazette announces that Dr. Percy Furnivall has presented to 
King's College the library of his late father, Dr. F. J. Furnivall, to form part of the depart- 
mental library of English Language and Literature, on condition that it is available to those 
attending the evening school of English. In this department the late Dr. Furnivall evinced 
special interest, and contributed before his death the nucleus of a library of Old Middle English 
literature. The library is to be known as « The Furnivall Library ». 

The Dent Library. — Messrs. Hodgson ad Co. sold last January the valuable library 
of the late Rev. J. H. Dent, removed from the Manor House, Hallaton, Leicestershire, among 



32 ENGLISH COURIER 



which were a number of choice and interesting volumes, many possessing an importance apart 
from and in addition to their rarity. The series of 50 early Bibles realized a total of £125, 
and 39 editions of Prayerbooks £195, the entire Hbrary of 417 lots producing £1,633. 

The early printed and other rare books included a good copy of the Lactantius 1468, a 
book printed at Rome by Sweynheym and Pannartz, from the Duke of Sussex's library — £61 
(Leighton) ; St. Jerome, « Epistolae et Opuscula », printed at Mentz by Peter Schoeffer, 1470, 
from the Hawtrey library- — £41 (Leighton); a fine copy of the Nuremberg Chronicle, 1491 £31; 
and an unusually fine and perfect example of the Book of Hours printed on velluni by Gillet 
Hardouyn, 1510, from the Hawtrey library— £33 (Edwards). A copy of Stow's « Survey ofthe 
Cities of London and Westminster », 1720, with annotations in the autograph of Thomas Gray, 
the poet, extending over 60 pages, realized £95 (Hornstein) ; a presentation copy of John 
Nichols's « History and Antiquities of the County of Leicester », 1795-1815, from the author 
to J. Tailb « as a testimony of gjatitude for coUections made and drawings taken for this 
work — £88 ; Izaak Walton's " Lives of Dr. John Downe », &c., 1670, with autograph 
inscription to his sister from the author — £31 (Hornstein) ; « The Houghton Gallery », 1788, 
with 129 fine engravings and an autograph letter from the Earl of Orford to Mr. Christie, 1779, 
relating to the valuation and sale of the collection — £50 (Brall) ; J. B. Silvestre « Paléographie 
Universelle », 1850, a good copy of this splendid work — £2'7 (Nijhoftì ; and a sound and 
genuine example of the Fourth Folio Shakespeare, 1665 — £42 (Stevens and Brown). From 
other sources there were numerous early books of travel relating to America, the most im- 
portant of these being the very rare tract « A True Declaration of the Estate of the Colonie 
in Virginia », London, 1610 — £200 (Stevens and Brown). Only three copies of this rarity are 
recorded in Livingston's « Auction Prices of Books », the Barlow copy selling for 8210 in 1890, 
whilst the Whitchurch example sold for £43 in 1894. Other sales were: — R. Hamor. « True 
Discourse of the Present Estate of Virginia », 1615 — £121 (Sabin) ; J. Lederer, « Discoveries », 
1672, a clean copy of this very rare tract, with both the map and the « Licensed » leaf— £136 
(Sabin) ; and S. Purchas, « Hakluytus Posthumous », 1624-6 — £64 (Maggs). The two days' sale 
realized a total of £2,410. 

The Standard Febr. 2"^^ says : Among many books, formerly the property of Mr. Hughes, 
author of Mr. Brown's schooldays, which was sold on Feb. i*' by Mr. Hodgson, London, from 
the property of a Lady, copies of the Ingoldsby Legends i*' edition of the 3 series presented 
to Mrs. Hughes by their anonymous author Mr. Barham fetched £70. The i^' series contained 
the Ingoldsby's autograph and in the last Volume was transcribed a poem written to Hughes, 
father. 

Mass'. Sotheby, Wilkinson, and Hodge of London sold by auction, on Febr. 22 "d^ 23 "d 
and 27*'! respectively the foUowing Books and Mss. forming part ofthe Townsheni Heirlooms (re- 
moved from Raynham Hall. Fakenham), including scarce Works on America, Travels, Histor>', 
English and Foreign Literature, Books in Fine Bindings, CoUections of Pamphlets on Trade, 
Finance, Ireland, &c., Fénelon's Aventures de Télémaque, 2 vols., 1785, with Originai 
Drawings, Broadside Acts, Piranesi's Works, &c., also Books and Manuscripts, comprising 
Standard Works in English Literature, Historj', Science, &c. ; Sport and Travel. Biography, 
Art, Topography, and Genealogy ; Manuscripts on Vellum ; Milton's Paradise Regain'd, 
First Edition ; Ackermann's Microcosm of London, University of Oxford, and Abbey Church 
of St. Peter's ; Oudry's Edition of Lafontaine's Fables, Large Paper ; Hume and Marshall's 
Game Birds of India; Books illustrated by T. Bewick; Markham's How to Chuse, Ride, and 
Diet Hunting Horses; Books on Scotland ; Early Printed Books and Foreign Literature, &c., 
the Library of the Rev. G. Lockhart Ross (deceasedj, late of 20, Richmond square, S. W., 



ENGLISH COURIER 33 



comprising valuable Theological Works, Topography, Books on Art, &c., including Publi- 
cations of the Scottish Historical Society, English Historical Review, Henry Bradshaw Society 
Publications, Wilkins' Concilia, Dugdale's Monasticon Anglicanum, by Caley, EUis and Bandinel ; 
Works of the Fathers, Catholic Writings, &c. 

By the death of Dr. Watson, professor at the Royal Manchester College of Music and 
the University, the Musical Library of 5000 volumes which be bequeathed to the Corpo- 
ration of Manchester in bis lifetime, becomes the absolute property of the citizens of that 
industrious cantre. This magnificent Collection of early editions and rare works on the History 
of art and music, vocal and instrumentai scores etc, vvill be housed in the temporary building 
of the Free Reference Library, for which an edifice worthy of the city of Manchester will (it 
is hoped) be erected on the site of the old Infirmary in the next 3 years. The Collection is 
supplemented by Dr. Hall's generous gift of 750 items. 

It will interest our Italian readers to know that the present Chief Librarian of the Free 
Reference Library Mr. C. W. Sutton, M. A., succeeded the late Dr, Crestadoro, of Genoa, 
an Italian patriot and a man of uncommon learning. 

Says The Manchester Guardian : Examples of beautiful printing are the first four 
books in the Verulam Library (Chapman and Hall) where for 6s. net you may bave, in the 
kind of form Ruskin pleaded for in a celebrated passage in « Sesame and Lilies », Marcus 
Aurelius and à Kempis of the ancients, and for the moderns Bacon's « Essays » and Lamb's 
« Essays of Elia ». Mr. Arthur Humphreys has issued in small half-crown booklets, beautifully 
printed with vignette headings, « five types by Mr. Chesterton and some other extracts and 
essays from writers of belles-lettres ». The big centenary editions of Dickens and Thackeray 
published respectively by Messrs. Chapman and Hall (35. 6d. each) and Messrs. Smith, Elder 
(6s. net each) bave reached a further stage of publication, and the Caxton Publishing Company 
has completed its edition of Shakspere (6s. 6d. net each). 

The experiment of the Messrs. Nelson in putting upon the French market cheap reprints 
of French works printed and published in this country has not lasted long enough to render 
possible any prediction as to its lasting success. 

The Times, London. — IMessrs. Christie, Manson, and Woods sold in January engrav- 
ings of the Early English and French schools, the property of Lord Ronald Sutherland-Gower 
and from other sources, the chief lots being : — « Christmas Gambols », after G. Morland by 
J. R. Smith, and « Christmas Holidays », by and after J. R. Smith, a pair, in colours — 215 
guineas (W. Sabin) ; « Mrs. Pelhani feeding chickens », after Sir J. Reynolds by W. Dickinson 
— 120 guineas (Bush) ; « He Sleeps », by and after P. W. Tomkins, in colours, with wide 
margin — 175 guineas (EUis and Smith) ; « Lady Charlotte Greville », after J. Heppner by 
J. Young, in colours — 43 guineas (Maggs) ; and «La Petite Laitière Anglaise », after J. 
Northcote by T. Gaugain, in colours — 46 guineas (EUis and Smith). 

The new edition this year of Webster's New International Dictionary is more conservative 
in the matter of spelling than one might expect in an American publication. Spelling across 
the Atlantic has developed on its own lines, and the advocates of reformed spelling are much 
more active there than bere. But for ali that, Webster assures us that American popular 
practice has been little affected by the reform movement, and even the old American spel- 
lings are ceasing to be universal. American publishers foUow the English spelling in books 
intended tor both the American and English market, and this tends to favour our more 
conservative practice. However, Webster is tolerably advanced. We find «center», « trav- 
eler », « imperiling », and «wagon» preferred to the ordinary English forms. « Program », 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa i' 5 



34 ENGLISH COURIER 



we are told, is now generali}^ adopted, but the English reader is not startled by such words 
as « tho », « catalog », « relativ », « finisht », and « alfabet », (from « Miscellany », Maìichester 
Gtiardiafi). 

The University of Cambridge has taken over the copyright and control of the Encyclo- 
paedia Britannica, and the promised new edition (the iith) vvill be issued from the Cambridge 
University Press. 

This edition is a completely new work, founded upon a fresh survey of the world in 
every department of knowledge. Its production, which represents the labours of 1500 eminent 
speciahsts, costs £230,000 before a single volume was printed, and has occupied for eight years 
a permanent editoria! staff of 64 members. 

The 28 quarto volumes of text contain, on an average, 960 pages each, with 1500 words 
to a page. There are 40,000 articles ; 7000 illustrations in the text ; 450 full-page plates ; 417 
maps. The index volume contains some 500,000 references. By those who apply immediately 
the work may be purchased at the rate of 15S. lod. a volume. Payments will also be accepted 
in monthly instalments of 2is. 

Lord Rosebery on Dickens. « Lord Roseber>' was the chief speaker at a meeting held in 
the Mansion House on Feb. 24 in support of the fund that is being raised in aid of the rela- 
tives of Dickens. The centenary of the birth of Dickens falls next year, and it has been de- 
cided to raise the commemorative fund by meàns of the issue of the Dickens stamp, which 
people are asked to buy and fix in their copies of the works. The Lord Mayor was in 
the chair. 

« In the course of his remarks the noble Lord said, Dickens has given us a pleasure 
which I think none of us overestimate, and we bave given him uncornmonly little in return. 
It is estimated that there are 25 million sets of Dickens's works in the world at this moment, 
making due allovvance for wear and tear. — (Laughter). We must ali allovv thet the wear and 
tear of Dickens's works must be almost the greatest wear and tear known in literature ; for 
those great works for which we ovve him a debt which we can never express on repary 
we gave him very little. I think he died worth between £70,000 and £80,000. It is cal- 
culated that £50,000 of that rose not from the works but from his readings of those works, 

« After explaining the scheme of the Dickens stamp. Lord Rosebery went on :— « I 
hope the time will come when a man owning a house and an edition of Dickens bringing 
down a volume to lend to a friend and finding no stamp in it will be ashamed to produce it, 
or at any rate will be so bitterly vituperated by his friend that he will liurry to buy stamps. 
I like this idea of a Dickens stamp. There is no man so poor who cannot buy one penny 
stamp and feel he owes to this dead man who passed away in his prime before the days of 
great pecuniary profits from books and left this immortai heritage to bless his nation and 
other nations of the same race. Sir Conan Doyle put in a plea for a revision of the law of 
copyright. « It is », he said, « a hard case when a modem mediocrity at six shillings has 
to make a living against a dead genius at sixpence ». It would be a giorious memorial to 
Dickens if the injustice under which he and so many authors suffered was finally removed. 

« Mr. Birrell said that now he had seen the stamp he saw that it was a beautiful tliing 
and a real ornament to the hook, and he thought this the best and happiest scheme which 
could be hit upon. On the copyright question he said a difficulty was that you could not 
help authors selling their copyrights. They sometimes did not know they were going to be 
read 150 years hence, and they might be very foolish to rely upon it. — (Laughter). They were 
very apt to sell their rights out and out to a publisher, and « we bave none of us », be 
added, « any desire whatever to enrich publishers ». — (Laughter) ». 



ENGLISH COURIER • 35 



The Rylands Library. Research use and the Bible tercentenary. We read in « The 
Manchester Guardian » of Feb. 25*'^. The annual report just presented to the Governors by 
Mr. Henry Guppy, the Chief Hbrarian, says : — 

« The number of new readers admìtted to the hbrary during the year constituted a 
record, with the issue of 676 tickets. One of the most noteworthy features of the use made 
of the library during the year is the large amount of originai research work which has been 
conducted by students of Manchester and the other universities of the North of England, as 
well as by scholars from ali parts of the world. Every encouragement and help is extended 
to readers of this class, with the result that their number continues steadily to increase..., 
Another department of the library's activity, which has come to be regarded as part of the 
regular routine, takes the forni of addresses, lectures, and demonstrations to students, crafts- 
men, and members of various societies and guilds. A considerable number of students and 
craftsmen bave been received in this way, in groups varying in size from twenty to a hundred, 
and, avowedly, bave been assisted to a better knowledge of the possibilities of the library, 
and how it can serve them in their work and studies.... The provision of a photographic stu- 
dio with complete installation of apparatus has made it possible for the library to render 
valuable assistance to scholars both at home and abroad, by furnishing them with photographed 
facsimiles of pages from some of our rarer printed books and manuscripts. 

« The number of volumes added to the library since the previous rfeport — 4,560 by 
purchase and 15,080 by gift, a total of 19,640 — makes a record. Under the will of Dr. 
Thomas Windsor, of Great Budworth and Manchester, the library receives at least 15,000 
volumes. 

« With regard to the future, it is hoped that the « Catalogne of English Books be- 
fore 1640 » will by the end of the present year be ready for the printer. In connection with 
the tercentenary celebration of the publication of the Authorised Version of the English Bible, 
an exhibition is in process of arrangement to illustrate the historical sequence of the manu- 
script texts, early versions, and printed editions which led up to the Authorised Edition of 161 1. 
The exhibition will be ready by the middle of March, so as to synchronise with the actual 
celebration, which is fixed for Sunday the 26"" of that month, and also with the opening 
of the similar exhibition which is being arranged at the British Museum in London. A full 
descriptive handbook will be printed, and a short series of public lectures will be given ». 

{Bibliofilia will give detailed particulars thereon, in due coiirse). A. VaLGIMIGLI. 



VENDITE PUBBLICHE 



Sammlung Freiherr v. Lanna-Prag, Ma- 
nuskripte und Biicher. — Versteigerung durch 
Gilhofer & Ranschburg in Wien am 3. und 4. 
Aprii 191 1. 



3 Officium beate Mariae virginis. 14. 
Jahrhundert 1450 

4 Horae. Pergament. 15 Jahrh. Flami- 
Handschriften des 13.- 18. Jahrhmtderts, mit \ schen Ursprungs 3510 

5 Horae. Franzòsisch. 15. Jahrh. . . . 8000 

7 Horae. Flamisch. 15. Jahrh. . . . 9950 

8 Novum testamentum, armenice. 15. 
Jahrhundert 1150 

II Linck (Augsburger Patrizierfamilie) . 1550 



und ohne Miniaturen. 

(Uber 500 Kronen) 
Kat.-Nr. Kronen 

2 Evangeliarium armenicum. Handschrift 
auf Pergament. 13. Jahrhundert . . 1000 



36 



VENDITE PUBBLICHE 



Kronen Kat.-Nr. 



i6 Nùrnberger Chronik. 16. bis 18. Jahr- 

hundeit 765 

17 Schònbartbuch, Niirnberger. Hand- 
schrift auf Papier. Ende des 16. Jahr- 
hunderts loooo 

19 Stammbuch d. Ferdinand Freiherrn 

von Tòrring. 1599 -1603 1750 

20 Stamm-und Wappenbuch eines erbarn 
Ungeltambts d. Khayserlichen Freyen 
Reichs Statt Regenspurg. 1609. Hand- 
schrift auf Pergament 335° 

21 Stambuch des edlen Silber Stanis. 1602, 1250 

23 Symbola. 17. Jahrhundert 660 

28 Koranteile. Arabisch. 9. Jahrh. . . 5200 

32 Einziig Christi in Jerusalem. Flamisch. 820 

33 Die Geisselung Christi. Ebenso. . . 520 

34 Das heil. Abendmahl. Ebenso . . . 950 

Kunstlerische Eiiibànde, 16. bis ig. Jahrh. 

53 Lyoneser Einband. 16. Jahrh. . . . 570 
55 Grolier-Einband. 1544 2700 

60 Franzòsischer Einband. 16. Jh. . . 1350 

61 Franzòsischer Einband 16. Jli. . . 1550 

62 Krause-Einband. 1579 1000 

67 Silbereinband, vergold. Augsburger 

Barockarbeit 770 

69 Silbereinband auf gepunztem Grand. 
Von kùnstleri.sch hochstehender Mo- 
dellierung des figuralen u. des orna- 
mentalen Beiwerkes 3000 

Inkunabeln niif u. ohne Holzscìniittc. 

89 Dinckmut, Erklerung der zwòif Ar- 

tickel. 1485 2000 

91 Heures à l'usage de Rome. 1498 , 500 

93 Isidorus. Liber ethimologiaruni. 1470. 610 

94 Lirar, Schwabische Chronik. 1485 . 1410 

102 Schatzbehaiter 1491 990 

109 Voragine, Heiligenleben. Sommer-u. 

Winterteil. 1488 700 

164 FrancoHn, Rerum praeclare gestarum 

civitatis Viennensis, 1560 .... 990 
174 Heiltumsbuch, Wiener. Wien, Joh. 

Winterburg, 1502 1400 

194 Luther- und Reformationsschriften. 

Sammelband, enthaltend 27 Stùcke. 

1520— 1524 1150 

200 Modelbuch, Schòn Neues, von alier- 

ley lustigen Mòdehi. 1599 .... 630 



239 Theuerdank. 1517. Erste Ausgabe . 2050 

240 Theuerdank. 1519. Zweite Ausgabe. 610 

Illustrierte Werke des 77. uud iS. Jahrh. 

255 Berlin, Recueil des prospects [7 Bl. 

J. Rosenberg del. 1781—85. . . . 540 
317 Ridinger, Vorstellung der wunder- 

samsten Hirschen. 1768. Titelkupf. 

u. 100 Kupfertafeln 1060 

321 Ridinger, Sammlung von 85 Bl. Ori- 

ginalzeichnungen von J. E. Ridinger. 

Feder, Krayon und Kreide .... 2000 

Moderne Kunstpublikationen. Zeitschriften 
uud Saìnmelwerke. Luxusdriickc. 

350 Archivio storico dell'arte. I — VII e 

serie seconda I. 1880 — 95 .... 720 

366 Breviarium Grimani. Herausgegeben 

V. S. de Vries. 12 Bde. 1904 — io . 870 

382 Collection Sauvageot. 1863 . . .\ 

383 La Collection Spitzer. 1890 — 92 . . ) 
406 Diirer, Albrecht, Zeichnungen. He- 

rausg. von F. Lippmann. 5 Bde. 
1883— 1905 780 

425 Geymùller, H. v., und A. Witlniann, 
Die Architektur der Renaissance in 
Toscana. 46 Lfgn. 1SS5 — 1908. . . 1300 

426 Goethe, W. v., Werke. Grosse Aus- 
gabe. Weimar 1887 — 1906. In 134 
Orig.-Hfrzbdn 500 

428 Goya, Caprichos inventados y gra- 
bados al' agua forte. 80 Bl. Radierun- 
gen. (Madrid 1803) 1750 

443 Heiss, Médailleurs de la renaissance. 

9 vols. 1881 — 92 890 

453jahrbuch d. kunsthistor. Sammlungen 
des Allerhòchsten Kaiserhauses.' Bd. 
I — 26. 1883 — 1903. Hfrzbd. . . . 3500 

454 Jahrbnch derkgl. preussischen Kunst- 
sammlungen. Bd. i — 30 u. Register 
zu Bd. I— XX. 1880 — 1906. Hfrzbd. 820 

457 Klinger, Brahms-Phantasie. Berlin 
1894. Tadellos erhaltenes Exemplar, 
Abdriicke auf Japanpapier .... 4600 

459 Kupferstiche und Holzschnitte alter 
Meister in Nachbildungen. Herausg. 
von F. Lippmann. loMappen. 1S89-99. 710 

504 Ploos van Amstel, C, Collection d'i- 
mitations des dessins d'aprùs Ics prin- 



VENDITE PUBBLICHE 



37 



Kat.-Nr. Kronen 

cipaux Maìtres Hollandais et Fla- 

mands. 1821 — 27. 4 Bde 1250 

509 Rembrandt, L'ceuvre gravée. Texte p. 

D. Rovinski 720 

511 Rembrandt, Zeichnungen. Herausg. 

V. F. Lippmann. 4 Bde. Berlin 1888-92. 1250 

512 Repertorium fiir Kunstwissenschaft. 

Bd. I — 28. 1876 — 1905. Hfrzbd. . . 1300 
563 Baron Lannas Katalogsappart. Samm- 
lung von ùber 800 Katalogen der her- 
vorragendsten Versteigerungen. Die 
meisten m.den beigeschriebenen Prei- 
sen und gedruckten Preislisten. Nebst 
einer Reihe von seltenen Auktionska- 
talogen aus frùherer Zeit (1806 bis ca. 
1860), ebenfalls mit beigefùgten Prei- 
sen, resp. Preislisten 2000 

Vendita della celebre collezione di auto- 
grafi del Dr. Karl Geibel di Lipsia. — Nel 

quaderno precedente (i) pubblicammo una 
estesa relazione del nostro solerte corrispon- 



dente intorno a questa vendita, che ebbe luogo 
a Lipsia presso C. G. Boerner dal 3 al 6 
maggio di quest'anno; egli richiamò l'atten- 
zione speciale sul pezzo più importante della 
raccolta, cioè sulla lettera autografa di Martino 
Luther, di ben cinque pagine, diretta nel 1521 
a Carlo V al quale non fu però mai recapitata. 
I giornali pubblicarono la sensazionale notizia 
che questa lettera fosse stata acquistata per 
conto del sig. J. Pierpont Morgan al prezzo 
favoloso di oltre 140 mila lire ! La Vossische 
Zeitung soggiunse che la casa di vendite Boer- 
ner l'avea segnata a soli 5000 marchi mentre in 
pochissimi minuti l'autografo raggiunse il fe- 
nomenale prezzo di 102000 marchi. Da Parigi, 
ove si trova presentemente il sig. Morgan, ci 
viene invece or ora smentita categoricamente 
la notizia ch'egli l'avrebbe acquistata. Come 
si spiega allora il comunicato giornalistico tele- 
grafato a tutti i vènti che il sig. Morgan avesse 
dato l'ordine di acquistare l'autografo a qua- 
lunque prezzo ? 



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NOTIZIE 



Prezzi di autografi in Inghilterra e in America. — Negli ultimi anni, i prezzi sono 
generalmente saliti ; il contrario avvenne in rarissimi casi. Nel 1827 un autografo della regina 
Elisabetta, o di Carlo I costava 2 £ 2S ; uno invece dell' allora vivente Giorgio IV costava, 
forse per mero servilismo, 4 £ 14S 6d. Oggi gli autografi di regnanti delle case Tudor e Stuard 
valgono tante £, quanti s ne valevano nel 1827 o anche nel 1876. Nel 1909 per esempio, il 
decreto di grazia per Edward Strode, firmato da Giacomo II, fu pagato 57 j£. All' incontro una 
lettera di Giorgio IV e un' altra di Guglielmo IV non raggiunsero insieme che il prezzo di i2s. 
Il pubblico inglese cerca e apprezza molto meno le lettere di regnanti esteri. 

Si possono avere spesso lettere di Federico il Grande per 10-15S anche se di interes- 
sante contenuto. Presentemente sono ricercatissimi gli autografi di Maria Stuarda. Una sua 
lettera in data 13 giugno 1570, fu venduta nel 1910 per 715 £. 

Contemporaneamente fu stimata soltanto 160 £ una lettera autografa della regina Elisa- 
betta. Le lettere e gli autografi di uomini politici sono molto più a buon mercato. Nel 1887 
un documento firmato dal Bacon e da altri costava 7 £ 7S. Dieci anni prima una lettera auto- 
grafa di 2 facciate di Pitt junior era stata venduta per i8s, e una serie di io lettere di Bea- 
consfield per 70 £. D'altra parte sono oggi molto ricercate, e raggiungono alti prezzi, le let- 
tere di scrittori famosi. L' aumento dei relativi prezzi è addirittura favoloso. Nel 1827 Addison 
valeva 2 £ 145, Pope 3 £ 55, Burns 3 £ los, Scott i8s. In cataloghi del 1876-78 Longfellow 
costa I £ i8s, Wordsworth i £ is, cinque versi di Scott 4 £ 4s, una lettera amorosa di Keats 28 £, 
due lettere di Burns 55 £. Nel 1891 Schiller costava io£ios, Burns 25 £, Wordsworth 3 £ los, 
Thackeray 2 £. Allora il valore medio di una lettera di Dickens era 2 £. Oggi per una lettera 
di Pope si pagano 7-10 £, per lettere di Johnson 40-50 £ ; una lettera di Keats fu pagata 500 £ 
all'asta Haber di New-York (io dicembre 1909). Nel 1904 un americano pagò 5000 £ un fram- 
mento di 32 pagine del concetto originale del Paradiso perduto del Milton. Tra le lettere di 



(i) La Bibliofilia, XII, p. 479. 



38 NOTIZIE 

generali, sono ricercate quelle di Wellington. Nel 1876-78 le sue lettere si pagavano in me- 
dia 5s. Nel 1905 le poche righe scritte dal » principe di ferro » la vigilia della battaglia di 
Waterloo, furono vendute per 105 £ all'asta Sotheby. Al giorno d'oggi le lettere scritte da Wel- 
lington tra il 18 e il 20 giugno 1815, valgono in media 50 £, le altre si possono avere per 1-2 £. 

Gli autografi di Nelson divennero di moda specialmente in occasione del centenario 
della battaglia di Trafalgar. Una sua lettera diretta a Lady Hamilton fu pagata 1020 £. Quel 
suo ms. di 8 pagine che conteneva il piano della celebre battaglia navale fu comperato al- 
l' asta il 14 marzo 1906 per 3600 £ dal collezionista americano Frank Sabin. La cosa però non 
finì qui: la stampa e l'opinione pubblica protestarono tanto vivamente contro l'esportazione 
di un documento si importante per la storia nazionale dell' Inghilterra, che Frank Sabin 
r offerse alla nazione inglese verso rimborso del prezzo d' acquisto. 

Il documento venne riscattato da B. M. Woollan, e ora figura tra i tesori del British 
Museum. Tra i musicisti il primato spetta al Beethoven : nel 1907 si diedero 660 £ da Sotheby 
per due dozzine di sue lettere, mentre nel 1876 il prezzo di una era 3£ los nel catalogo Waller. 
Seguono poi Mendelssohn e Wagner. Le lettere del primo oscillano tra 3-10 £, quelle del se- 
condo si possono ricevere in media per 5 £. Le più importanti valgono anche 50 £. Per un 
frammento di composizione wagneriana furono pagate ultimamente 100 £. Tra le artiste, sono 
stimate più le lettere di Mrs Siddons, le migliori delle quali valgono anche 10-20 £. Tra i pit- 
tori inglesi ricorderemo Hogarth, una lettera vale 35 £. Le lettere di Romney, Reynolds e 
di Morland si possono avere per 3-10 £. 

Maggiori ancora sono i prezzi di autografi americani in America. I meglio pagati sono 
quelli di Button Guimnets, del quale si conoscono solamente 22 autografi, per ognuno dei 
quali si può chiedere 5000 £. Sono rare le lettere di Thomas Lynch junior (1400 £). Gli auto- 
grafi di Washington sono più accessibili (6-60 £). Franklin è ancora a più buon mercato (io £). 
La corrispondenza di William Blathwagh (1649-1717) relativa alla colonizzazione dell' Ameiica, 
fu acquistata dal menzionato Franz Sabin nel 1910 per 8650 £. 

(Dalla Rivista bibliografica uiif^herese (XIX : I) : dott. P. Gulyas su Broadley A. N. Chats 
in autographs, London 1910). 

La mostra classica alla Biblioteca Mediceo Laurenziana di Firenze. — Poco fa si tenne 
a Firenze un importantissimo congresso promosso dalla .Società per gli studi classici « Atene e 
Roma ». Per tale circostanza la direzione della Biblioteca Mediceo-Laurenziana fece opportuna- 
mente preparare un'esposizione magnifica dei cimeli greci e latini credendo di recare cosi un 
buon servigio ai numerosi congressisti, ma il concorso di questi fu assai scarso. Leggiamo in 
proposito nel I\farzocco W seguente articolo: 

I congressisti dell' « Atene e Roma », e tanto più i non congressisti, han poco onorato 
della loro presenza la magnifica mostra classica che il prof. Enrico Rostagno aveva preparata 
e disposta nelle sale della Laurenziana. I congressisti han forse voluto elociuentemente aller- 
mare con la loro assenza lo scarso fondamento di verità che ha l'accusa che si fa loro di oc- 
cuparsi troppo di codici e di papiri ! Eppure nelle sei vetrine della mostra essi avrebbero po- 
tuto ammirare una serie di preziosi cimeli greci e latini. Oltre ad un ricco numero di codici 
pregievoli pel valore artistico ed oltre a quei manoscritti classici singolarmente insigni che i 
visitatori vi possono quotidianamente ammirare (il l'irgilio /Mediceo, cioè, il Mediceo I di Ta- 
cito, le Pandette di Giustiniano , il codice archetipo delle Tragedie di Eschilo e di Sofocle, 
V Orazio con postille del Petrarca, etc.) vi avrebbero trovato, tra i Greci, il Tucidide del secolo 
X; due Erodoti uno del sec. IX-X, un altro del sec. X-XI ; un Aristide à&\\2. fine del sec. IX; 
un commento autografo ad Omero di Eustasio; una Silloge di Scrittori geoponici del sec. XI; 
un Diogene Laerzio del sec. XI-XII, ecc. ecc.; e fra i codici latini, il celebre l^arrone « De 
lingua latina >> del sec. XI ; il /Mediceo II di Tacito del sec. XI, dal Boccaccio tolto alla libreria 
di Monte Cassino (cui apparteneva anche il Varrone) ; il codice « Etruscus » delle tragedie di 
Seneca; il « Victorianus » di Terenzio del sec. IX-X; un Quintiliano del sec. XI e un esem- 
plare delle opere filosofiche di Cicerone (sec. X) appartenuti a Werhinarius I (m. 1028) vescovo 
di .Strasburgo; un Cornelio Celso del .sec. X; due codici di Ovidio del sec. XI , un Persio del 
sec. XI (che fu tolto da un immeritato oblio e degnamente illustrato negli Studi italiani di fi- 
lologia classica di G. Vitelli da Felice Ramorino) ; un Giustino del sec. XI, di provenienza cas- 
sinese ; un Livio — decade prima del sec. X e un altro del sec. XI ; un prezioso esemplare, 



NOTIZIE 39 

parte in scrittura insulare, parte in scrittura carolina, del commento all' « Eneide » di Tiberio 
Claudio Donato (sec. IX); una collezione di Opere Gromatiche del sec. X; i Priapeia in tra- 
scrizione autografa del Boccaccio: alcune orazioni di Cicerone scoperte e trascritte dal Poggio. 
Tutto ciò nelle prime quattro vetrine ; altrettante e più ne sarebbero occorse se fosse stato 
possibile esporre tutti i cimeli paleografici greci e latini, classici, onde è gloriosa la Lauren- 
ziana. Ma una vera novità avrebbero i congressisti trovato nel resto della mostra ; che appunto 
per essa si distingueva dalle altre che in altre occasioni il dotto prof. Rostagno ebbe ad ap- 
prestare: una esposizione, cioè, di papiri greco-egizi. Una quinta vetrina conteneva una serie 
pregievole di Papiri della Laurenziana ; tutti documenti di varia età, dal sec. I-II dell'Era 
Volgare al sec. VI: ricevute di tasse, atti di spartizione di proprietà, ecc., eccezione fatta d'un 
breve frammento del libro I àé\V Iliade, e d'uno, più ampio, d'un codice del sec. Ili che con- 
teneva un trattato di Palnwmansia. Come gli studiosi sanno, questi papiri sono stati pubblicati 
e illustrati da Girolamo Vitelli. A parte, in una sesta vetrina, avrebbero trovata esposta una 
preziosa scelta di papiri della Società Italiana per la ricerca di papiri in Egitto ; vari documenti, 
cioè, dall'anno 60 di Cristo al sec. IV-V, compreso quello dell'anno 153 che il Vitelli per 
buon augurio aveva chiamato « Papiro fiorentino N. i » e inoltre un notevole frammento della 
fine del sec. VI di un codice che conteneva un cosi detto Indice del Digesto. A parte, poi la 
tavoletta magica, in piombo, del sec. IV e i papiri molto opportunamente editi, con prefazione 
del prof. Pistelli, w&W Omaggio al IV Congresso dei Classici, da Medea Norsa, Teresa Lodi e 
Lorenzo Cammelli, scolari del prof. Rostagno in paleografia Greca. 

Preziosi cimeli distrutti dall' incendio del Campidoglio di Albany. — Il Neiv York 
Herald calcola a 125 milioni i danni causati dall'incendio del Campidoglio di Albany di 
Nuova York. La biblioteca interamente distrutta era valutata 25 milioni ; ma in realtà il valore 
dei manoscritti e dei cimeli che essa conteneva era inestimabile. Sulle prime vi fu il sospetto 
che l' incendio fosse doloso. Lo si attribuiva ad un individuo implicato in uno scandalo di cor- 
ruzione ed ansioso di fare scomparire le prove della sua colpevolezza. Altri hanno attribuito la 
disgrazia al fatto che i senatori si trattennero nel palazzo fino a tardissima ora a bere e a 
schiammazzare. Pare che in realtà il fuoco sia stato provocato da un corto circuito per un di- 
fetto dell' impianto elettrico. 

Un cimelio artistico-bibliografico. — La Sala Manzoniana della Biblioteca Braidense si 
è in questi giorni arricchita di una nuova preziosità. Si tratta della raccolta di 321 disegni ori- 
ginali di Francesco Gonin, che illustrano le più interessanti pagine della celebre edizione dei 
Promessi Sposi e della Storia della colonna infame, che la tipografia Guglielmini e Redaelli 
stampò in Milano nel 1840. Alla raccolta mancano 75 disegni dell' artista, che andarono disgra- 
ziatamente perduti, come andarono certamente perduti gli altri 76 disegni di mani diverse che 
pure servirono ad illustrare l'edizione milanese. Ma, cosi come è, la raccolta è ugualmente pre- 
ziosa, ed è merito del cav. ing. Arturo Castiglioni, R. Ispettore delle Ferrovie, di averla non 
solo riconósciuta e salvata, ma anche di averla ceduta a ragguardevoli condizioni alla Braidense, 
la quale ne curerà l'ordinamento prima di metterla a disposizione degli studiosi speciali. 

Per la biblioteca Ambrosiana di Milano. — È fine la trovata che mons. Achille Ratti, 
l'antico e appassionato Prefetto della biblioteca Ambrosiana (fondazione gloriosa del cardinale 
Federigo Borromeo) seppe escogitare per ottenere alla biblioteca stèssa un sussidio cospicuo dalla 
Cassa di Risparmio di Milano. Cosi ne parlò egli stesso a un collaboratore della Perseveranza : 
« Avevo in animo dì chiedere un sussidio alla Commissione Centrale di beneficenza ammini- 
stratrice della Cassa di Risparmio e volli tastar il terreno. In massima mi si appoggiava, ma 
alcuni rigidi interpreti dello statuto trovarono che la biblioteca non poteva esser compresa nella... 
beneficenza propriamente detta. Allora mi sovvenni di una grande pagina scritta dal cardinale 
Federigo per esortare quanti non avessero figli e congiunti stretti a ricordarsi nei loro testa- 
menti « di quest'opera la cui utilità sarà perpetua e gloria di Dio grandissima, perché 
appunto cara ancora alle estere nazioni ». Mi sovvenni che il Manzoni nei Promessi Sposi, a 
proposito dei 150.000 scudi prodigati dal Borromeo nella Biblioteca scriveva fra altro : « Ci 
son forse ancora di quelli che pensano che le spese di quel genere sono la migliore e più utile 
elemosina ». Dunque il cardinale Fedrigo e il Manzoni erano d'accordo nel definire che i sus- 
sidi per l'Ambrosiana sono beneficenza e della migliore! Ed allora non ristetti : feci trascrivere 
i due brani e li inviai a tutti i membri della Commissione centrale di beneficenza. E unanimi 



40 NOTIZIE 

quei benemeriti signori, e con essi l'Autorità tutoria, accettarono il parere di quei due grandi 
milanesi ». 

La Bibbia di Gutenberg pagata 250.000 lire. — Nel mentre ci riserviamo di dar in un 
prossimo quaderno il resoconto della vendita Hoe, intorno alla quale abbiamo già intrattenuto i 
nostri cortesi lettori, riportiamo il dispaccio pubblicato dal Daily Telegraph sulla gara per 
l'acquisto della Bibbia di Gutenberg. 

Una magnifica copia della Bibbia di Gutenberg, uno dei sette esemplari che ancora re- 
stano al mondo, fu comperata in New- York, il 25 aprile, per 250.000 franchi, dal miliardario 
californiano Huntington, alla liquidazione della biblioteca del defunto signor Hoe. All'asta erano 
presenti rinomati e ricchi bibliofili, convenuti da ogni parte del mondo, e la lotta per la pre- 
ziosa Bibbia, la quale consta di due grossi volumi rilegati in pergamena, riccamente miniata, 
si risolse alla fine in un duello combattuto a migliaia di dollari fra il sig. Giuseppe Widener, 
figlio del miliardario di Filadelfia, che recentemente comprò per due milioni e mezzo il Mulino 
di Rembrandt, e il sig. Henry Huntington, La prima offerta fu di 500 lire ; ma la seconda 
salì immediatamente a 50.000 franchi. Cominciò da qui una gara magnifica, alla quale pre- 
sero parte due bibliofili di New-York e uno di Londra, quello stesso che aveva venduto il 
prezioso libro al defunto sig. Hoe per 100.000 lire, il sig. Smith, che rappresentava l' Hun- 
tington, e il sig. Widener. I due bibliofili di New York abbandonarono il campo quando 
il prezzo sali a 155.000 lire. Quando l'asta arrivò a 173.000 franchi, si ritirò anche il compra- 
tore londinese. Invece lo Smith e il Widener continuarono a lottare fino a che non si arrivò 
a 220.000 lire. Allora il Widener alzò il prezzo a 225.000 lire, ma lo Smith, senza scoraggiarsi, 
balzò subito a 250.000. Il Widener si ritirò e la preziosa Bibbia di Gutenberg rimase cosi al- 
l'Huntington. I presenti applaudirono entusiasticamente. All'asta venne posto un altro prezio- 
sissimo volume, un libro di Sant'Albano, il primo libro inglese in cui si sia usata la stampa a 
colori e di cui esistono soltanto due copie nel mondo. Anche questo libro fu comperato dal- 
l' Huntington per 70.000 lire. 

Un manoscritto del secolo XIII. — Tra giorni, alla Mostra d'arte retrospettiva interna- 
zionale di Castel Sant'Angelo in Roma, figurerà un rarissimo manoscritto del secolo XIII, in- 
viato da Imola alla Mostra stessa in seguito ad analoga richiesta del Ministero della Pubblica 
Istruzione. Si tratta di un magnifico Salterio Miniato, della suddetta epoca, che si crede abbia 
appartenuto al celebre cancelliere di Enrico Vili, Tommaso Moro, o cjuasi sicuramente a un 
suo pronipote di egual nome. Il codice sarà disposto su di un mobiletto artistico, costruito dalla 
locale Cooperativa per la lavorazione del legno su disegno del prof. Lazzaro e sarà assicurato 
a cura del Comitato dell' Esposizione imolese per una somma considerevole. 

La nona Riunione della Società Bibliografica Italiana. — Fin dallo scorso anno la Pre- 
sidenza della società aveva avviate le opportune pratiche con il Comitato Esecutivo per le feste 
commemorative del 191 1 in Roma, all'intento di tenere in questa città, designata già nella 
ottava Riunione come sede della futura assemblea, il suo nono Congresso. In Roma poi, per 
rendere più agevole il lavoro di preparazione, si è costituito sotto la presidenza dell' on. Ferdi- 
nando Martini, un comitato ordinatore cosi formato : contessa Maria Pasolini Ponti, vice-presi- 
dente ; comm. G. Barini, comm. M. Besso, comm. G. Bonazzi, bibliotecario della Vittorio 
Emanuele, comm. Filippi, comm. V. Fiorini, cav. dott. Luigi Ferrari, bibliotecario del Senato, 
membri ; dott. cav Arturo Magnocavallo, segretario. 

Un nuovo repertorio per gli amatori di stampe. — Loys Delteil ha dato adesso in luce 
un grosso volume di 448 pagine, cosi intitolato : Manuel de l'amateicr des Estampes du XìlII'^ 
siede. Questo libro è arricchito da cento riproduzioni fuori testo delle più notevoli incisioni 
del settecento, e contiene l'indicazione di 1S19 stampe in nero o colorate (scuola francese, in- 
glese, tedesca, fiamminga, italiana e spagnuola) ; l'elenco delle copie e delle falsificazioni, come 
pure la citazione di 795 artisti, pittori e incisori, ed altresì 12379 prezzi d'aggiudicazione di ven- 
dite avvenute negli ultimi anni. Uno speciale capitolo è dedicato alla « piccola stampa docu- 
mentaria » : ex-libris, indirizzi, biglietti di visita, assegnati, immagini popolari, ecc. 

Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 

1911 - Tipografia Giuntina, diretta da L. Franceschini — Firenze, Via del Sole, 4. 



Anno XIII 



Maggio-Giugno 1 9 i i 



Dispensa 2'*-3' 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 

(1605-1870) 



NOTE ED APPUNTI (^^ 




U già accennato che il P. Angelo Rocca volle fare 
dei suoi libri una pubblica biblioteca, ossia tenerla 
aperta a quanti si presentassero per leggervi e stu- 
diarvi, senza preventivi permessi. Pensiero generoso 
e non mai abbastanza lodato, tanto più che a quei 
tempi né in Italia né in Roma stessa, ninna biblio- 
teca vi era aperta cosi facilmente al pubblico. Qui 
non esistevano ancora né l'Alessandrina, né la Chi- 
giana, né la Corsiniana, né là Casanatense ; le biblio- 
teche monastiche non erano accessibili che ai reli- 
giosi dei rispettivi ordini, e alla Vaticana non si 
accedeva che previo permesso chiesto ed ottenuto, come si usa ancora adesso. 

Questa generosa intenzione dell'illustre fondatore appare in prima dalla ci- 
tata iscrizione in marmo, ove è detto che « la biblioteca è aperta a tutti gli stu- 
diosi, non solo religiosi, ma anche chierici e laici » ; appare poi dal citato libro 
ove narra come egli facesse porre sulla porta della biblioteca una breve iscri- 
zione greca, che diceva : 

T0I2 BOIAOMENOi:: 

o come oggi si legge sulla porta del vestibolo : VoIentUnis, e la spiega cosi : 
« Greca inscriptio latine reddita, liberum omnibus litteratis litterarumque ama- 



(*) Continuazione e fine vedi dispensa precedente. 



La Bibliofilia, anno XHI, dispensa 2^-y- 



42 ENRICO CELANI 



« toribus, bibliothecatn ingredi volentibus, quicumque illi sint, aditum statis 
« horis patere, laconice monet » . E per allettare tutti ad entrarvi, pubblicava un 
compendio di tutte le ricchezze scientifiche, letterarie ed artistiche che nella 
biblioteca si contenevano, esposte secondo le diverse materie ; e tutto ciò perché 
ciascuno intendesse di quanta importanza fosse la collezione che si apriva a 
tutti gli studiosi, e nella quale ciascuno poteva trovare il meglio desiderabile 
per i propri studi. 

Nella citata sua Chronistoiia diceva parimente aver fondato l'Angelica 
ad uso della famiglia Agostiniana non solo, ma anche per la comodità pubblica, 
e specialmente dei poveri e degli stranieri, che senza libri e denari vengono 
ignoti alla Città. 

Al Rocca fu eretta una memoria innanzi all' ingresso della biblioteca. In 
una cornice di diaspro tenero di Sicilia e l' interno di giallo antico, vi è il me. 
dagliene in bassorilievo del fondatore della biblioteca racchiuso in cornice di 
giallo brecciato. Al disotto 1' iscrizione seguente : 

F. ANGELO ROCCHAE 

ORD. EREM. S. P. AUGUSTINI 

APOST. SACRARII PRAEFECTO ET EPISC. TAGASTEN. 

VIRO DOCTISSIMO ET INTEGERRIMO 

CUJUS OPERA 

IN CAUSIS DE RELIGIONE GRAVISSIMIS 

USI SUNT ASSIDUE PP. MAX. 

SIXTUS V ET CLEMENS Vili 

QUOD 

BIBLIOTHECAM NUNCUPATAM AXGELICAM 

APUD SUOS IN URBE ERECTAM 

PUBLICAM ESSE JUSSERIT 

TUM MAXIME OUUM L'NA VATICANA PATERET 

ORDO AUGUSriNIANUS 

me^ior beneficiorum ejus 

:mon. renovari curavit 

anno salutis nostre ci3i3cclxiv 

Dall' « Inventario di tutti li beni, frutti, ragioni et azzioni e rendite della 
libreria Angelica >> fatto il i° ottobre 1626, si ricava che si contavano € in più 
e diverse scansie da 22 mila libri incirca, e continuamente vanno augmentandosi 
stante l'assidua diligenza del Bibliotecàrio prò tempore ». 

I lasciti di libri avvenuti dopo la morte del Rocca resero necessario l'am- 
pliamento della libreria, che dovette eseguirsi tra il 1655 e il 1670. Nel citato 
registro dei pagamenti all'anno 1661 si nota: « Et più ho dato scudi otto e 
baiocchi dieci per il breve di poter trasportare la libreria dal luogo vecchio al 
nuovo, assieme con la roba delle Camere della detta, e facoltà di potere tenere 
li Libri prohibiti », ed appunto dall'anno 1661, in cui si trasportarono da S.Ono- 
frio i libri dell' Holstein, all'anno 1670, che segui il trasporto dell'intera biblio- 
teca, si hanno i seguenti ricordi : 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 43 

1661 28 giugno. Ho dato scudi sei e baiocchi cinquanta alli carrettieri e facchini che 
portarono la Hbreria di Mons. Luca Holstenio da S. Onofrio in Convento. 

1661 novembre S. Ho dato a due facchini che trasportarono la libreria di Mons. Luca 

Holstenio dalla camera ove fu messa da principio che fu portata in Convento alla 
Camera della libreria nova, ove sta adesso, scudi 2 e baj. 20. 

1662 marzo 27. Ho dato scudi due e baj. 70 al copista che ha copiato 1' indice di detta 

libreria donata da Mons. Luca Holstenio. 

1668 febb. 24. Per 3300 polizzini impressi col nome di Mons. Luca Holstenio da mettersi 
ne' libri donati dal medesimo alla nostra libreria, diedi al Lazaris stampatore al 
Pie' di marmo, uno scudo. 

1670. Per il trasporto di libri dalla vecchia alla nuova libreria diedi a quelli che li porta- 
rono scudi sei e baj. settanta. 

1670. Item per trasportare gli altri libri donati da Mons. Luca Holstenio dalla stanza ove 
erano alla nuova libreria scudi i e baj. 50. 

1675. A quelli che portarono li libri n. 450 in circa con 4 mappamondi, de qua! due 
grandi e due piccioli, una sfera et astrolabio con altri istrumenti matematici donati 
dalla bo. me. del sig. d. Gioacchino Valtaino Lorenese, come dall' instr. di dona- 
zione e testamento in atti diedi baj. 50. 

Il Catalogo della biblioteca dell' Holstein che esisteva in Biblioteca come 
risulta dalle note citate, più non trovasi; andò a finire, chi sa come e perchè, al 
convento dei francescani di Nancy, e da questo, alla biblioteca pubblica della stessa 
città. La direzione dell'Angelica ne fece trarre copia l'anno 1887. Il manoscritto 
segnato col numero 17 14, ha il titolo: Bibliotheca Ill.mi d. Lucae | Holstenii q. 
Canonici Basilicae \ nec non Bibliothecae Vaticanae Praefecti \ guani publice utilitatis 
ergo cele \ berrimo S. Aiigiistini de Urbe asser \ vandani legavit. Anno Incarnationis 
I Domiìiicae MDCLXI. 

Che i libri fossero custoditi con cura lo dimostra il fatto che dall'anno 1634 
in poi si trova registrato, tra le spese di manutenzione il <?> verderame per di- 
fendere i libri dalle tarme ». 

Poco sappiamo delle robe artistiche lasciate dal Rocca. L'anno 1621 trovasi 
registrato : « E più ho dato scudi i e bajocchi 50 per fare un quadro del R.mo 
Generale e posto in libreria ». Il Generale era allora Fulgenzio Gallucci di Monte 
Giorgio. 

Nel 1628 il quadro del Generale, Girolamo da Rigeli, da Corneto, era fatto 
da Rossino pittore, al quale si dava uno scudo e venti baiocchi, ed altrettanto 
allo stesso nel 1638 per avere fatto il ritratto del Generale Ippolito Montefìnale. 

Doveva anche esistere il ritratto del Rocca, perché nel 1648 è registrato: 
« E più per haver fatto dare la vernice al quadro di Monsignor Rocca nella 
« libreria bajocchi 20. E più all' imbianchino del convento per bavere imbiancato 
« la libreria, levati e rimessi li quadri scudi due e bajocchi settanta » . 

Altri ricordi di oggetti d'arte che il libro di spese ci tramanda sono i se- 
guenti : 

1630. Spesi bajocchi 20 per fare il telaro del ritratto di monsignor Spinola. 
1670. Per avere fatto lavare e dare la chiara d'ovo a tutti li quadri della libreria in nu- 
mero di cento in circa, ho dato scudi i e baj. 50. 



44 



ENRICO CELANI 



1675. Al facchino che portò il quadro di S. Girolamo opera del Guercino da Cento che 

fu lasciato a questa libreria Angelica per testamento del Sig. Vincenzo Pacetti 

baj. IO. 
1679. E più ho dato per avere fatto indorare una cornice posta al quadro di S. Agostino 

in un pilastrone della libreria scudi uno. 
» E più ho dato per una cornicetta al ritratto del Sig. Cardinale Tuttavilla baj. 25. 
1696. Speso per un ritratto del Cardinale Noris con la sua cornice, da tenere in libreria 

scudi tre e baj. 70. 
1699. Per un ritratto del nuovo protettore Card, Imperiali scudo uno. 




Unica opera d'arte superstite è la Madonna col bambino che riproduciamo. 
Era collocata all' ingresso della biblioteca ; al disotto un lumicino ad olio ardeva 
costantemente e lasciava sul povero affresco le traccie del fumo. Alcuni anni 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 45 

addietro, si provvide a che fosse staccata dal muro, riportata su rete metal- 
lica, e collocata nell' interno della biblioteca. Staccato l'affresco dalla parete, com- 
parve al disotto il vecchio muro a mattoni lisci ed arrotati : la Madonna do- 
veva stare o neirantico Convento o nella chiesa, e tolta di li tagliando il blocco 
del muro su cui era dipinta, questo fu incastrato nella costruzione dell'anno 1740. 
Sul suo autore e sull'epoca, non credo emettere giudizi : forse altri espressamente 
se ne occuperanno. 

Il deposito del Rocca che è nella chiesa di S. Agostino fu incominciato 
l'anno 1625. Nel libro dei pagamenti vi sono questi ricordi: 

1625. E più ho dato scudi 26 e baiocchi 50 a Maestro Santi Ghetti scarpellino 
buon conto del deposito che fa per hv buona memoria di Mons. Angelo 
Rocca 26,50 

1626. Ho dato scudi ventotto e baiocchi 50 a buon conto del deposito ecc. . . 28,50 
» A Benedetto muratore scudi 5 e baj. 50 per avere messo in opera il deposito 5,50 
» Al pittore e rame per il ritratto del Rocca ecc. . . . . . .4,80 

» A Messer Francesco indoratore per avere indorate le lettere ecc. . . . 4.00 

1627. E di più ho dato per ultimo saldo a Maestro Santi scarpellino ecc. . . 55,00 

N.B. — Nota che si bene nel deposito posto nella chiesa è scritto che l'abbiano fatto li 
padri di questo Convento, nondimeno la verità è che fu fatto con l'entrate della libreria. 

Fu eretto nella cappella di S. Nicola da Tolentino : è ricco di ornati, e in 
ovale vi si ammira il ritratto del Rocca. Al disotto 1' iscrizione che segue : 

D. O. M. 

F. ANGELO ROCCHAE CAMERTI OR. ER. S. AUG. 

EPISCOPO TAGASTENSI ET APOSTOLICI SACRARII 

SUB CLEM. VII LEONE XI ET PAULO V PP. MM. PRAEFECTO 

INSIGNIS BIBLIOTHECAE ANGELICAE FUNDATORI 

AC LIBÉRALISSIMO LARGITORI VIRO ERUDITISSIMO 

ET DE AUGUSTINIANA RELIGIONE OPTIME MERITO 

PIISSIMI PATRES AC FF. S. AUGUSTINI DE URBE 

GRATITUDINIS ET BENEVOLENTIAE ARGUMENTO 

POSUERE 

• OBIIT ANNO SALUTIS MDCXX DIE VII APRILIS 

AETATIS SUA E LXXV. 

Per i lavori materiali eseguiti nella detta epoca e che possono servire di 
riscontro per quanto esiste attualmente in biblioteca, ecco tutte le note da me 
ritrovate : 

1655. Allo scarpinello in tre giornate e mezzo per ralustrare i marmi della porta, degli 

epitaffi e rifar le lettere, uno scudo e baiocchi ottanta. 
1665. A Biagio chiavaro per due bracci di ferro, uno grande per la porta maggiore della 

libreria e l'altro piccolo per la porta miliare della medesima, baiocchi 55. 
1670. Allo scarpellino per lustrare e riptiliix le due tavole di marmo che staiino avanti la 

porta principale della libraria con li loro epitaffi et le inscrittioni diedi bajocchi 50. 



46 ENRICO CELANI 



1670. In gesso per le spranghe poste da G. B.atta muratore alle scanzie superiori baiocchi 15, 
ed in piombo per fermare // due ferri per tiettare le scarpe alla porta di strada 
della libreria, diedi allo scalpellino b. 30. 

1671. A M. Pietro Ciglia a conto dei lavori di falegname fatti nella libreria, scudi 150 di 
quelli donati da un benefattore a questo effetto. 

» A Maestro Marco Antonio ottonaro per tredici pomi di ottone lavorati e posti in 
opera nella renghiera della libreria, scudi dieci. 

1672. Id. per altri tredici pomi d'ottone, scudi dieci. 

1673. Id. per altri tredici pomi, scudi io. 

1673. Al vetraro Gabbus per fattura della finestra nell'andito della libreria che va all'orto e 
d' una delle finestre nelle scale della medesima scudi tre e baj. 40. 
» Per diecisette squadri di ferro comprati da Messer Francesco Ragaizotti chiavaro e 
posti dal sopradetto Gabbus alle due finestre della prima stanza avanti la libraria, 
diedi baj. 85. 

1675. Per una molla nuova alla porta della scala lumaca della libreria.... baj. venti. 

» Al Sig. Girolamo indoratore per il colore di noce dato alle tre porte della libreria 
baj. 45. 

1676. Per tre alfabeti di lettere grandi sopra le scanzie scudi 2 e baj. 80. 
» Per fare nettare i banconi della libreria baj. 20 

» Per avere fatto uno sportello al finestrino delle scale per andare sopra la ringhiera 

baj. 25. 
» Per 95 costole nude di libri da porre sopra la porta della scaletta della ringhiera 

baj. 20. 
» Al Capo d'oro per havere coperte 170 costole finte di libri scudi quattro. 
1679. Ad uno scalpellino per avere accomodato la cornice della porta grande della libreria 

baj. 20. 
» Per nettare i banconi della libreria baj. 80. 

E nell'anno 1661 lo scrupoloso bibliotecario registra: « E più per havere 
fatto accomodare quattro para di lenzoli con guastarne due, bajocchi quaranta ». 

Dallo stesso registro d'esito della Biblioteca si hanno notizie per quasi un 
secolo delle librerie che esistevano in Roma. Per molti acquisti di libri il biblio- 
tecario tralascia di segnare dove e da chi fossero fatti, e questo specialmente 
verso la fine del secolo XVI, ma per molti ne ricorda, oltre il prezzo, pure la 
provenienza. Spesso se ne acquistavano anche fuori di Roma, ed allora vi sono 
segnate le spese di trasporto e di dogana. La libreria della Nave figura negli anni 
1622-59, poi ancora nel 1672, seguono la libreria del Sole (a. 1622-29), libraro del 
Giunta, (a. 1622-35) libraro Camerale che, pure a distanza d'anni, è ricordato quasi 
tutto il secolo; Francesco Corbelletti (a. 1662); Fabrizio David libraro e legatore 
(a. 1623); Giovanni Martinelli (a. 1622-24); libraro 2^ gigli d'oro (a. 1624), libraro 
CiìqW Europa (a. 1626-38); libraro delle due Colonne (a. 1629); libraro della luna 
(a. 1629-30); libraro della regina (a. 1631, 1646-47, 1669, 1680-89); libraro della 
Fenice (a. 1631-33) ; libraro del Leone di Francia (a. 1630-1646); libraro del Pomo d'oro 
in piazza Navona (a. 1Ó33-37); libraro della Gatta (a. 1635-44); libraro del Delfino 
(a. 1636-44); libraro del Pellegrino {d,. 1636); libraro del Grifone (a. 1637-44); libraro 
della Salamandra (a. 1637-41); libraro della Fontana (a. 1640-45); libraro del Lauro 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 



47 



,1 ^- /• i^ xA,-> ,^^ rhp forse è il medesimo del giglio d'oro 













y :>''i'~^uAc 



A^\ r«v77T /Cod Vat. Ottob. 31 18, e. I44)- 
Disegno a penna del (jHEZZI. v»^ou. v cu.. 

nerva (a. 165.); Hbraro del Leonfrance.e (a- ■é.-^/) ™" f'' ' ,. ubrerla del C.r.0 
libreria del Drago (a. .552-,657); libreria di Sa.i Paolo (a. ,657). 



48 



ENRICO CELANI 



a Pasquino (a. 16Ò5); librerìa, del Nome di Ges7i in Pa.rìone (a. 1666-1670); libreria 
dell'Aquila pure in Parione (a. 1667); e la libreria del Marion d'oro (a. 1681). 

Intanto nel 1748 si iniziava su disegni, come vuoisi del Van Vittel, la fab- 
brica del nuovo convento degli Agostiniani che sembra procedesse con molta 







Disegno a penna del Ghezzi (Cod. Vat. Ottob. 31 18, e. i). 

lentezza, e forse per insufficenza di fondi ; supposizione avvalorata dal fatto che 
l'anno 1754, per gli atti del Alonti, il bibliotecario dell'Angelica dava a censo 
all'ordine agostiniano la somma di scudi romani 1369 e per garanzia del censo, 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 49 

il bibliotecario, come curatore del patrimonio della biblioteca, prendeva ipoteca 
sui redditi delle botteghe sottostanti alla nuova fabbrica. Per stipulare tale atto 
il Convento con procura del Generale Vesquez delegò il P. Beccari (Atti Monti, 
II agosto 1753). Migliore e maggiore prova dell'autonomia della biblioteca An- 
gelica non potrebbe darsi ; stipula atti per proprio conto — e vedremo che cosi 
fece sino alla soppressione del 1871 — e ipoteca i beni e le rendite dell'Ordine 
a garanzia del suo prestito. Fu dunque errore massimo quello di coinvolgerla 
nella soppressione delle corporazioni religiose ; errore però che fu riconosciuto 
— giova confessarlo — dalla stessa Giunta liquidatrice dell'asse ecclesiastico 
che la considerò ente a sé, e ne iscrisse la rendita nel gran libro del Debito 
pubblico. 

Per la Biblioteca del Passionei furono fatte le proposte nelle Congrega- 
zioni degli Agostiniani degli 8 dicembre 1762, 8 agosto 1763, e 21 settembe 1764, 
e fu poi acquistata per 30000 scudi, somma enorme per quell'epoca. Il Galletti 
che scrisse le Memorie della vita del cardinale Passionei, ne parla spesso e asse- 
risce che comprendeva circa 40000 tra volumi, opuscoli e manoscritti. L' amba- 
sciatore De Almeida aveva cercato di acquistarla per il Portogallo, Paciaudi 
la chiese per il duca di Parma, ma Clemente XIII non volle fosse asportata da 
Roma. L'atto di vendita fu rogato dal notaio Monti il 29 dicembre 1762. La colle- 
zione delle stampe, pure preziosa, fu comperata dal cardinale Sciarra e donata 
all' imperatrice d'Austria. Neppure il catalogo di questa biblioteca è più nel- 
l'Angelica : i due volumi che comprendono i soli libri a stampa, sono oggi nel 
fondo Ottoboniano dei manoscritti Vaticani. 

Con rescritto pontifìcio dei 3 ottobre 1773 fu permessa la vendita dei du- 
plicati risultati dall'unione del fondo Passionei a quello già esistente nell'An- 
gelica. 

La biblioteca, alla quale si erano recentemente unite le biblioteche del- 
l' Holstein, del Passionei, ed alla quale erano stati fatti tanti altri minori lasciti, 
sentiva penuria di spazio; ed il bibliotecario di allora, l'erudito p. Agostino 
Giorgi, pensò di profittare della fabbricazione che si stava facendo dell'attiguo 
convento dell' Ordine per unirvi, in un solo disegno, anche la biblioteca, ed 
ampliarla usufruendo dei cortili e di quanto altro spazio vi fosse libero. E cosi 
nel 17Ò3 fu demolita la vecchia fabbrica, i libri portati in convento, e costruita 
rapidamente la nuova sede della biblioteca, adattandola al disegno già stabilito 
per il convento, salvo per la disposizione interna, la scaffalatura ed altro che 
furono eseguite su disegno di Nicola Faggioli, e non del Van Vittel come 
erroneamente si crede. Furono a tale effetto adoperati i vecchi materiali, le scaf- 
falature, le balconate in ferro, e gli stessi pomi di rame e ottone che erano stati 
acquistati l'anno 167 1, e fìnanco gli alfabeti collocati alla sommità degli scaffali 
per indicare la segnatura delle opere. Con le rendite proprie la biblioteca doveva 
mantenere il suo personale, risarcire banconi, scaffali, vetri, ecc., ed era tenuta 
alla conservazione della fabbrica propria, a riserva dei soli tetti, la cui manuten- 
zione spettava al Convento di S. Agostino. La biblioteca restò chiusa al pubblico 
sino all'anno 1786, e in questo frattempo i padri maestri Cosimo Schmalf, Riccardo 
Tecker, tedeschi, e il p. maestro Daniele Marcolini veneto, coll'aiuto di altri reli- 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 2«-3« 7 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 51 

giosi dell'ordine compilarono i Cataloghi che esistono tuttora; il Marcolini redasse 
anche un Catalogo dei manoscritti ; ma questo è scomparso. 

Questi Cataloghi se restano a segnalare il grande amore e il tenace lavoro 
dei padri agostiniani, restano pure a segnalare la triste azione commessa da uno 
di loro. Tra gli anni 1832 e 1837 l'assistente al Bibliotecario, spinto dalla neces- 
sità di avere denari per mantenere una relazione illecita per un frate, ed i figli 
nati da questa relazione, cominciò a vendere i libri dell'Angelica. Disgraziata- 
mente era un valente conoscitore di libri, e cosi potè scegliere e liquidare le 
preziosità più rare e le migliori edizioni ; per nascondere il male fatto strappava 
le pagine dei Cataloghi dove quei libri erano segnati, e le sostituiva con altre 
pagine' ricopiate da lui, e naturalmente mancanti dell'indicazione dei libri rubati 
e venduti. Queste pagine purtroppo abbondano nel Catalogo dell'Angelica. Il 
bibliotecario del tempo fu ingiustamente accusato di tali furti, e tanto ne impres- 
sionò, che il cervello gli die di volta ; si chiuse in biblioteca rifiutandosi di aprire 
ad alcuno, e sordo a tutte le preghiere e le minacce, si sarebbe lasciato morire 
di fame se i suoi correligionarii non avessero trovato il mezzo di entrare da una 
finestra nella biblioteca, afferrarlo, e legato, trasportarlo nell' infermeria del con- 
vento. A nulla valsero le cure, moriva poco dopo, di crepacuore e demente. 

La riapertura della biblioteca al pubblico avvenne sul principio del- 
l'anno 1786. 

L'agente Ivicchese in Roma, Lorenzo Prospero Bettini, cosi scriveva al suo 
governo in data 22 gennaio di quest'anno: 

Stante l'indefessa cura del P. Maestro Giorgi, agostiniano, attuai vicario Generale 
dell'Ordine, nel compiere la distribuzione e 1' indice della famosa biblioteca Angelica, di 
molto accresciuta dopo l'acquisto della celebre biblioteca Passionei, lunedì mattina fu aperta 
per la prima volta a publico comodo e vantaggio con gran concorso dei letterati e si 
proseguirà a tenere aperta in tutti i giorni feriali, a riserva del giovedì. 

Il periodo della occupazione francese in Roma segna anche per l'Angelica 
un periodo tristissimo. Di tutti i quadri che possedeva, delle altre opere d'arte, 
nulla più vi si trova, neppure il quadro raffigurante il Rocca. Furono asportati 
dai francesi ? O qualcosa vi era ancora e scomparve nella soppressione degli or- 
dini religiosi del 187 i ? Ecco una domanda alla quale non possiamo rispondere. I 
quadri dovevano essere collocati nel corridoio attiguo alla biblioteca e nelle cinque 
camere che costituivano l'alloggio del bibliotecario. Vicino alla porta che dava 
comunicazione tra il convento e la biblioteca, vi era un colossale busto in marmo 
del p. Gioia, sotto il cui generalato fu compiuta la fabbrica nuova del convento ; 
ebbene questo busto, tolto dalla sua base, nel 187 1 fu rotolato nel vestibolo della 
biblioteca, e li rimase, finché la pietà di un bibliotecario non lo rimise sur un 
piedistallo, e ne risuscitò il nome. Se cosi non fosse stato, quel busto sarebbe 
oggi quello di un ignoto frate agostiniano ! Perciò non possiamo asserire, come 
spesso si fa per tante cose, che la occupazione francese fosse la sola causa della 
perdita di tante opere d'arte possedute dall'Angelica ; altri barbari passarono 
sulle nostre biblioteche, ed i mercati librarli inondati di opere rare, gli scandali 
ed i processi che ne seguirono, la triste fine di tante altre biblioteche monastiche 



52 



ENRICO CELANI 



soppresse, ci debbono fare cauti a lanciare accuse. Neppure del S. Sebastiano 
del Quercino trovammo traccia. 

Ai 2 di gennaio 1808 il Convento di S. Agostino fu occupato da circa 







Disegno a penna del CjHEZZI. (Cod. \'at. Ottob. 3117, e. 46). 

mille uomini di truppa francese; i padri che erano ridotti allora a pochi, furono 
sul momento lasciati tranquilli ; ma nel maggio — aggiuntosi ai francesi un corpo 
di truppa polacca, — i religiosi furono obbligati a sloggi^ire dal primo piano 
per dare posto agli ufficiali, e poco dopo sloggiare anche dal secondo piano. 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 53 

Ai religiosi non restò che l'appartamento del Generale e del Procuratore Gene- 
rale con i rispettivi ammezzati, dove si ritirarono gli assistenti d' Italia e Ger- 
mania e i padri maestri Perugini e Jonni ; la biblioteca e l'appartamento del 
bibliotecario furono rispettati. Seguita la deportazione del pontefice, non si esitò 
più a promulgare la soppressione degli ordini religiosi, e ai 27 aprile 18 io si 
pubblicò dalla Consulta straordinaria di Governo un decreto che imponeva ai 
religiosi non romani di tornare ai rispettivi paesi ; il superiore di ciascuna casa 
religiosa, romano o no, doveva provvisoriamente rimanere al suo posto, ammini- 
strare i beni dell' Ordine come per il passato, ed essere responsabile verso il 
governo della conservazione di tutti i beni, dei titoli di rendita, dei libri, carte, 
quadri, monumenti ed altri og-getti qualsiasi appartenenti al Convento. 

Gli ordini di presentarsi alla Direzione Generale di polizia per ritirare ì 
passaporti, pervennero al Superiore degli Agostinani il 13 e 18 maggio 18 io; 
con gli ordini si allegava l'elenco dei frati che dovevano tornare ai loro paesi. 
Ai 28 maggio si pubblicava l'altro decreto che, aboliti gli ordini religiosi, si 
ordinava a tutti i preti, frati e monache, di spogliare l'abito ; il tempo massimo 
accordato il 15 giugno venturo. Rimasero addetti alla biblioteca Angelica il 
padre maestro Nicola Salerno, bibliotecario, e due conversi, fra Aurelio Lanna e 
fra Agostino Ercolani. 

Per la presa di possesso si presentarono i Commissarii la prima volta ai 
5 di giugno: furono biffati gli archivi e la biblioteca; l'archivio fu trasportato 
in seguito a Parigi, la biblioteca fu riaperta 1' 8 giugno per comodo degli stu- 
diosi. Ai 23 luglio fu spogliato del tutto il Convento, e messo in vendita quanto 
vi si era rinvenuto ; tra altro gli apparati di damasco rosso della chiesa, che 
erano costati 18000 scudi si vendettero per mille scudi, e da un libro dell'or- 
dine si ricava che « i compratori furono mischiati ebrei e cristiani » ! 

La biblioteca Angelica continuava sempre ad essere amministrata dal biblio- 
tecario p. Salerno, e dal p. Carlo Thil, assistente teologo; si ammalò poi il Salerno 
e lo sostituì il padre maestro Giuseppe Perugini, sicché poterono tirare innanzi 
fino all'ottobre, mese di vacanza, e resistere, con tatto e prudenza, alle pressioni 
che parecchi facevano perché la biblioteca fosse tolta di mano agli agostiniani, 
e nominato bibliotecario un estraneo. Il p. maestro Perugini nell'autunno parti 
da Roma per Sutri ove era ospite del marchese Casali ; intanto il marchese Bischi 
nel novembre avvertiva il p. Thil delle mire che si facevano sull'Angelica e lo 
consigliava di parlare personalmente col Duca Braschi, Maire di Roma, ed esor- 
tarlo a lasciare la direzione della biblioteca agli ex-agostiniani, che l'avrebbero 
servita anche senza alcun compenso. L' 8 novembre il Thil si recò dal Duca 
Braschi che l'accolse affabilmente, e sentendo come lui, il p. Perugini e i con- 
versi Ercolani e Lanna desiderassero restare in biblioteca, se ne mostrò soddi- 
sfatto ; promise che avrebbe pensato a procurare a tutti i mezzi di sussistenza, 
e per quanto sarebbe stato à lui possibile, avrebbe cercato che agli impiegati 
delle biblioteche pubbliche che per decreto imperiale erano stati assunti in ser- 
vizio e messi a disposizione della municipalità, non fosse fatto obbligo del giura- 
mento. Ai 12 novembre 18 io furono dalla Segreteria del Maire spedite le lettere 
di nomina per gì' impiegati delle pubbliche biblioteche ; ed ecco quella al Thil 
che lo nominava Bibliotecario dell'Angelica. 



54 ENRICO CELANI 



Roma, lì 12 9bre 1810. 
// Duca Braschi Onesti 

Maire della Città di Roma 

al Signor D. Thil 

Li suoi meriti letterari e la cognita sua riputazione mi procurano il contento di 
nominarla Bibliotecario in Capo della biblioteca Angelica coli 'annuo appuntamento stabi- 
lito dal Consiglio Municipale, salva l'approvazione di S. M. I. e R. prevenendola però 
del convenuto rilascio per la giubilazione del sig. Salerno, da prevalersi su detto Suo 
appuntamento e quello del sottobibliotecario, siccome le partecipo la notizia della nomina 
di direttore della Biblioteca medesima nella persona di Monsignor Martorelli. 

Nel pregarla di gradire quest'attestato di mia premura per la sua persona, riceva 
l'assicurazione di mia stima. 

II Maire 
Duca Braschi. 

Consimile biglietto fu spedito lo stesso giorno al padre maestro Giuseppe 
Perugini colla nomina di sottobibliotecario dell'Angelica. É poi da notare che 
Monsignor Martorelli non volle accettare l'offerta di direttore della biblioteca, e 
fu in seguito nominato a questo posto il padre abate Rudesindo Andosilla, val- 
lombrosano, professore di eloquenza all'Archiginnasio romano, il quale lo accettò 
e lo ritenne per tutto il tempo dell'occupazione francese. 

Continuarono pertanto i padri agostiniani ad assistere ed amministrare la 
biblioteca Angelica ; ma a tutto l'anno 18 io non riscossero né lo stipendio fissato 
loro dal governo, né la pensione come religiosi, e convenne loro mantenersi del 
proprio. Il 14 luglio 1811 arrivarono in convento, diretti al bibliotecario e al 
sottobibliotecario due biglietti del Ministro di Polizia. 

Governo Generale Impero Francese 

di Roma Direzione Generale della Polizia 

Roma, lì 14 luglio 181 1. 

Il Signor Abate Thil Bibliotecario nella libreria Angelica è invitato a recarsi in 
questa Direzione Generale di Polizia (Palazzo Ranuccini) domani alle ore 9 ant. 

II Direttore Generale 
L. NoiREZ. 

Quello diretto al sottobibliotecario era dello stesso tenore. Presentatisi i 
P. Thil ed il P. Perugini alla Polizia, vi trovarono anche il bibliotecario e sot- 
tobibliotecario della Casanatense e quello dell' Eborense ; il che fece loro subito 
supporre il vero motivo di quel!' invito. Furono introdotti uno dopo l'altro dal 
Ministro, ed a tutti fu espresso l'ordine di S. M. Imperiale che agli impiegati 
delle biblioteche di Roma si chiedesse la prestazione del giuramento prescritto 
dalle leggi, e ne fu loro sottoposta la formula da pronunziare e firmare. Il p. Thil, 
rispettosamente si rifiutò, e cosi gli altri. Il giorno dopo ricevevano tutti un 
regolare licenziamento, e con questo l'ordine di rimanere al posto fino alla no- 
mina del successore, che non si fece aspettare. 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 55 

// Duca B ras chi- Onesti 

Maire della Città di Roma 

al Sig. D. Carlo Tini 

ex- Bibliotecario dell'Angelica 

Roma, li 2 agosto 181 1. 

Avendomi il Signor Prefetto partecipata la vacanza dell' impiego da Lei lodevol- 
mente esercitato di Bibliotecario dell'Angelica, mi sono trovato nella necessità di nomi- 
narle il successore. La prevengo dunque che una tal nomina è già seguita nella persona 
del sig. Canonico Mariottini. La prego perciò di andare con intelligenza tanto col sig.r 
M.se Origo aggiunto incaricato della Pubblica Istruzione, quanto col Signor Direttore della 
Biblioteca stessa per effettuare la consegna dei libri appartenenti alla medesima. 

Gradisca le assicurazioni della mia perfetta considerazione. 

Per il Maire 
Il Principe Gabrielli, Aggiunto. 

Questo biglietto era stato accluso in un altro proveniente dal Signor Mar- 
chese Origo del seguente tenore : 



Istruzione Pubblica 
il. 108 



Roma, lì 3 agosto 181 1. 



// Jllarchese Giuseppe Origo 
Aggiunto al Maire di Roma 
Incaricato della Pubblica Istruzione 
Al Sig. O. Carlo Thil ' • 

Bibliotecario dell'Angelica 

Le rimetto qui acclusa lettera del Signor Duca Braschi, Maire di Roma, con la 

quale Le significa la nomina del nuovo bibliotecario destinato all'Angelica. A seconda di 

quanto nella lettera suddetta le viene indicato, è necessario che Ella si porti da me per 

combinare tutto ciò che riguarda la consegna che Ella dovrà dare al di Lei successore di 

quanto esiste nella Biblioteca suddetta. 

Sono con perfetta stima 

Origo, Aggiunto. 

La mattina del 5 agosto il marchese Origo si recò in Biblioteca unitamente 
al canonico Felice Mariottini, nuovo Bibliotecario, e al sig. Raffaele Scaramucci 
sottobibliotecario ; assisteva il P. Andosilla direttore della biblioteca, e fu dato 
possesso formale ai nuovi impiegati, rimanendo però al servizio della libreria i due 
conversi Agostino Ercolanì e Aurelio Lanna. Si cominciò la stessa mattina a fare 
la consegna dei libri che fu fatta per « insinuazione secreta verbale » , volume 
per volume, e che durò più di un anno, cioè fino al 15 settembre 181 2 ! 

Il sottobibliotecario Scaramucci per maggior comodo, e forse per economia, 
si scelse l'abitazione nel convento, e chiese gli fossero concesse le stanze che 
occupava il sotto priore del convento, e le ottenne con questa lettera : 



56 ENRICO CELANI 



Roma, lì 24 agosto 1811. 

// Marchese Giuseppe Origo 

Aggiunto al Maire di Roma 

Incaricato della Pubblica Istruzione 

Al Sig. Agostino Cocchi 

Dopo gli ordini ricevuti da S. E. il signor Duca Braschi, Maire di questa città, 

debbo ingiungerle di consegnare al sig. Raffaele Scaramucci sottobibliotecario dell'Angelica 

le chiavi delle quattro camere attualmente libere, già destinate al Priore de' professi nel 

Convento di S. Agostino, delle quali ha fatto richiesta il suddetto Scaramucci per proprio 

uso perchè annesse alla Biblioteca. 

Son con perfetta stima 

Per il marchese Origo, aggiunto 

Il Principe Gabrielli, Aggiunto. 

Intanto tutto il Convento era dichiarato caserma militare, e via via tutto 
occupato dalle truppe francesi. I quattro impiegati della biblioteca fecero istanza 
perché si lasciasse loro l'abitazione, e cosi pure il curato, sottocurato e sacre- 
stano della chiesa. Dopo molto tergiversare ottennero per abitazione i locali che 
già servivano per 1' infermeria e il professorio, dai quali si poteva andare alla 
biblioteca e alla chiesa senza passare per il convento. Fu ordinato perciò che si 
aprisse una piccola scala sopra il pozzetto della sacrestia che venisse a corrispon- 
dere immediatamente con la scala pubblica della libreria, e che venissero murate 
tutte le porte che avevano comunicazione col Convento. L' esecuzione dei lavori 
fu affidata all'architetto Camporesi, e a fra Agostino Visconti, 

Di tutti gli agostiniani rimanevano quattro padri e quattro conversi. Si 
tirò COSI fino al febbraio 18 14; ai 19 di questo mese le truppe napoletane coman- 
date da Murat occuparono Roma ; tramontava la stella napoleonica ; gli agosti- 
niani respiravano e riprendevano possesso della loro Biblioteca ; il povero Sca- 
ramucci doveva sloggiare più che di fretta. 

Il 17 dello stesso mese, due giorni prima dell'arrivo delle truppe di !Murat 
il generale ]\Iiollis diramava gli inviti per una festa da ballo che doveva avere 
luogo il 21, e a Monsignor Menochio, agostiniano, sacrista del Papa e vescovo 
di Porfirio ne giungeva uno. 

Il Signor Governatore Generale prega Monsignor Menochio farle l'onore di venire 
ad un ballo in maschera la sera di lunedì 21 del corr. alle ore 9. Roma 12 febbraio 1S14. 
Questo biglietto è personale, e si prega presentarlo all' ingresso. 

La raffica rivoluzionaria del 1848-49 passò sull'Angelica senza sconv^olgerla 
troppo ; gli agostiniani vi furono mantenuti come custodi consegnatari di una 
proprietà dello Stato ; il 27 marzo ne prese consegna il nuovo governo. Alla 
fine dei volumi del Catalogo per autori e per classi si trova scritto : 

O. Candelori Commis. della PrefJ^ di Roma 
Roma, zj marzo 1849 
Visto per la descrizione ordinata daW Assemblea della Costituente della Repub- 
blica Romana 

Orazio Monetti Cer.\sini, Xot." 

(Sigillo in ceralacca rossa). 



LA BIBLIOTECA ANGELICA 57 



Divenuta Roma capitale d'Italia, nel marzo 187 1 si emanava il decreto 
che sopprimeva gli ordini religiosi e ne incamerava i beni e le rendite. L'art. 2 
di esso decreto stabiliva : « il Governo prenderà possesso degli accennati stabili 
nei termini di 15 giorni decorrenti dalla data della notificazione del presente 
Decreto > , e l'art. 3 : « con speciali disposizioni Ministeriali sarà assegnato, dopo 
la occupazione, la parte di locale che occorresse di riservare per il servizio 
della Chiesa e sarà provveduto alla conservazione degli oggetti di arte ed 
antichità delle Biblioteche, Archi vii, Musei ecc. che si trovassero negli accennati 
conventi ». 

Avveniva intanto l'occupazione del Convento per parte del Ministero della 
Marina : la biblioteca rimase chiusa, e il Ministero occupò tutto : comprese le 
stanze a lato della biblioteca che erano di proprietà dell'Angelica e servivano 
per abitazione del bibliotecario e del teologo, lasciando libero il solo vaso, il grande 
salone. 

Nessuno si occupò di fare riconoscere i diritti della biblioteca e solo nel 
settembre 1874, una convenzione stipulata tra un rappresentante del Ministero 
dell' Istruzione, uno della Marina, ed uno della Giunta liquidatrice, assegnava 
all'Angelica « il salone e tutti i locali a lato di esso, i corrispondenti ammezzati 
e botteghe fino alla via della Scrofa, numero 80, seguendo la linea di prolunga- 
mento dei muri di testata della biblioteca- alla facciata del Convento » . Venivano 
cosi ad essere riconosciuti i diritti dell'Angelica, convalidati da una decisione 
del Consiglio di Stato (18 marzo 1882) che riconosceva ancora una volta, almeno 
sulla carta, « le camere del primo piano e tutti i locali sottostanti essere di 
assoluta proprietà della biblioteca »; e dico riconosciuti sulla carta, perché il 
Alinistero della Marina che riteneva il corridoio e le stanze a lato del salone 
seguitò a tenerle, e più tardi, per sopramercato, invase anche gli ammezzati ; 
r Intendenza di Finanza affittò per conto dello Stato le botteghe ; ed all'Angelica 
non rimase altro da fare che accumulare in terra i libri nuovamente acquistati, o 
inzepparne gli scaffali già pieni ; con quale utile dell'ordinamento e del servizio 
pubblico è facile comprendere. Dopo molte lotte si ottennero due stanze negli 
ammezzati, tanto comode, che per andarvi bisognava uscire sulla piazza S. Ago- 
stino ed accedervi da un portoncino nell'attigua via : il risultato fu ovvio ; rima- 
sero deserte per mancanza di comunicazione, e solo vi si trasportarono libri 
inutili e duplicati. 

Fu solo nel 1901, mentre maturavasi la prescrizione, che la direzione della 
Biblioteca, dopo serio esame della questione, e convinta del proprio diritto, su 
parere anche favorevole della R. Avvocatura Erariale, spiccò contro il Ministero 
della Marina legale citazione innanzi al Tribunale per sentirsi condannare allo 
sgombero dei locali indebitamente occupati, e ritenuti ancor più indebitamente 
dopo la convenzione del settembre 1874. Dopo lunghe trattative il Ministero al 
quale doleva di sgomberare le sei stanze al primo piano che servono agli uffici 
del gabinetto, sgomberò tutti i sottostanti ammezzati, riattandoli e ponendoli in 
comunicazione con la biblioteca, e la direzione, pur di sistemare le migliaia di 
volumi che giacevano in terra, accettò provvisoriamente questa retrocessione di 
locali, fermo restando il diritto e la proprietà della biblioteca per tutti gli altri 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 2»-3» 8 



58 



ENRICO CELANI 



già enunciati, e che si potranno avere quando il Ministero — ed è sperabile 
presto — abbia altrove una più comoda e definitiva sede (i). 

L' errore di comprendere la biblioteca Angelica nella soppressione degli 
ordini religiosi fu dannoso anche finanziariamente. La Giunta liquidatrice le as- 
segnò sul bilancio del fondo per il Culto la somma di lire 15000 annue, che il 
fondo per il Culto, è doveroso riconoscere, ha sempre pagato, ma che l'Angelica, ed 
anche questo è doveroso riconoscerlo, non ha riscosso che in minima parte, perché i 
due terzi di essa somma furono annualmente ritenuti dal Ministero dell'istruzione. 
Cosa ben curiosa se si osserva che in altri casi simili e per altre biblioteche, il Mini- 
stero ha lasciato quasi tutta la rendita a disposizione dell'ente proprietario ed auto- 
nomo. Sarebbe sperabile che anche per l'Angelica intervenisse una lieta soluzione; 
altrimenti non resterebbe al bibliotecario « prò tempore », in base alle tavole di 
fondazione che lo rendono amministrativamente autonomo, che citare il Ministero 
al versamento completo della rendita per quanto riguarda gli arretrati, e diffidare 
il fondo per il Culto a pagare per intero e direttamente al bibliotecario, l'assegno 
stabilito nel suo bilancio. 

Bibliotecari dell'Angelica (2) 



Galluccius Fulgentius 


i6x4(?)-i620 


Floridi Aurelius 




1620-1647 


Foschi Gabriel 




1647-1650 


Luchini Paulus 




1650-1663 


Giromineo Joannes 


Thomas 


1663-1677 


Sabbatini Joseph 




1677-168S 


Riccius Carolus 




1688-1702 


Nuzzi Adeodatus 




1702-1721 


Serani Nicolaus 




1721-1727 


Bellelli Fulgentius 




1727-1742 


Leoni Felix 




1742-1745 



Berti Laurentius 
Giorgi Augustinus 
Salerno Nicolaus 
Thil Carolus 
Morales Thomas 
Saporetti Thomas 
Carassai Augustinus 
Palermo Joseph 
Paglialunga Clemens 
Lanteri Joseph 



1745' 
1752 
1797 
1815 
1829 
1830 
1832 
1837 
1855 
1864- 



1752 
1797 
•1815 
1829 
•1830 
•1832 
1837 
•1855 
1864 
1870 



Roma, giugno 191 1. 



Enrico Celani. 



(i) Il Verbale del 29 gennaio 1902 col quale si addivenne ad una transazione sui locali 
terreni e ó&W animezzaio, non fa parola delle stanze a lato del Salone sulle quali l'Angelica 
ha diritto di proprietà ; il bibliotecario, che rappresentava oltre 1' Angelica anche il Ministero 
dell' Istruzione, non ammise alcuna discussione su quelle stanze ed il Ministero della Marina 
non si oppose, anzi dichiarò nel verbale stesso di non volere affatto disconoscere i diritti 
della biblioteca. 

(2) Per notizie biografiche su costoro cf. J. Lantkri, Postrema saecula sex religionis 
Angustinianae ect. Tolentini-Romae, 185S-1860, voli. 3. 



^Oa- 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 59 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 



Giacomo Moscardi da Verona 

(1560-1572). 

Il 28 Marzo 1560 veniva presentata al Consiglio speciale della Comunità 
di Fano una istanza di Giacomo Moscardo da Verona, stampatore di libri, con 
la quale, mentre chiedeva licenza di venire ad esercitare 1' arte sua nella città 
di Fano, domandava la concessione gratuita di una casa di abitazione adatta 
anche ad aprirvi la tipografia, l'esenzione dai dazi di entrata e di uscita di tutte 
le cose inerenti alla sua industria, non che il trasporto da Fossombrone a Fano 
delle sue masserizie e suppellettili, poiché trovavasi nell'indigenza (i). Il Consi- 
glio speciale trasmise la supplica al magnifico Consiglio Generale che, riunitosi 
il 4 di Aprile, accoglieva le domande del Moscardi approvando all'unanimità il 
seguente partito : « A chi pare et piace che, stante la domanda di M.° lacomo 
« stampatore da Verona, ex nunc per authorità di questo magnifico Consiglio et 
« virtù del presente partito, se gli conceda la pensione d' una casa apta al suo 
« exercitio per tre anni proximi avenire, et se gli paghi la conduttura delle sue 
« robbe da Fosambrono a Fano etc. Et quanto alla essentione di datij di carta 
« libri et colori et stampe, li Sig'nori Priori ne parlano co' moderni datieri et 
« operino quanto che potranno a benefitio suo etc. » (2). 

Il Moscardi si trasferi subito a Fano : infatti, il 24 dello stesso mese di 
Aprile troviamo notato il pagamento di cinquanta bolognini per il trasporto delle 
sue robbe da Fossombrone (3), e il 2 Maggio 1561 viene effettuato il pagamento 
di fiorini dodici a Messer Peruzzino da Fossombrone per la pigione di un anno 
cominciato il 14 Aprile 1560 della casa in contrada San Pietro in Valle data al 
Moscardi per concessione del Consiglio (4). Il Consiglio speciale veramente vo- 



(i) Die 28 martij 1560. — Super supplicatione Jacobi Moscardi Veronensis impressoris 
librorum petentis velie facere suuni exercitium in hac civitate fanensi et sibi concedi gratis domum 
prò sua habitatione aptam ad huiusmodi exercitium et exempcionem a solutione datij onniium 
rerum ad suam artem facientium tam in conducendo Fanum quam extra portandum foras et pe- 
tentis etiam a mag.ca Comunitate conducturam in duobus curribus grossis suppellectilium sua- 
rum a Forosempronio ad civitatem Fani, et quod orator ad presens egenus et pauper est. 
(Arch. Com. di Fano, Consigli, voi. 82, car. 41 t.). 

(2) Ibid., voi. 82, car. 47. 

(3) Adì 24 Aprile del 60. — Marco figlio di Giovan Naldino boi."' 50. sono per haver 
portato da Fosambrono a Fano con il carro le robbe et massaritie del stampator per ordine 
del Cons.o Generale celebrato alli 4 d'Aprile etc. Lib. 2 : io. (Arch. Sud., Depositaria, voi. 179, 
car. 120). 

(4) Adì 2 Maggio 1561. — M. Peruzzino da Fossambrone e per lui ad Andrea Durante 
fiorine dodice quali sonno per il nolo d'una sua casa, et questo si è per un anno cominciato 
alli 14 Aprile 1560 et finito alli 14 d'Aprile 1561, la quale casa fu data per ordine del M.co 
Cons.o Gen.ie celebrato alli 5 {sic) Aprile 1560 a M.o Jacomo stampadore per anni tre. Lib. 24. 
(Ibid. Depositaria, voi. 180, car. 129). 



6o G. CASTELLANI 



leva assegnare al Moscardi la casa dove teneva scuola il Maestro di gramma- 
tica Pier Ludovico Leandro da Spoleto, trasferendo questa nella sala grande del 
Podestà (i), ma poi tale trasporto non venne effettuato che nel Gennaio del 
1561 (2) e così al Moscardi si diede la casa presa in afìfìtto dal Peruzzini, Quel 
sti nel frattempo dovette cederla ai Frati di San Francesco ai quali furono fatti i 
pagamenti dei semestri di pigione scaduti il 15 Ottobre 1562 e il 14 Aprile 1563 (3). 
Questa prima casa abitata dal ]\Ioscardi doveva dunque travarsi nell'area ora oc- 
cupata dal convento di San Francesco in via Nolfì. La concessione fu rinnovata 
per un altro periodo triennale il 1° Giugno 1563, ma si prese in affìtto una casa 
e bottega in piazza di proprietà dei Canonici (4) ; con questo mutamento il AIo- 
scardi guadagnò di trasferirsi nel centro della città e il Comune risparmiò un 
fiorino all'anno di pigione. Anche di questa casa possiamo stabilire approssima- 
tivamente l'ubicazione, sapendosi che i Canonici possedevano la chiesa di San Sil- 
vestro e le case adiacenti. Dopo due tacite rinnovazioni annuali nel 1566 (5) e 
nel 1567 (6) la concessione ebbe una nuova conferma triennale nel 1568 (7) e 
anche un'altra nel 1571 (8), ma i pagamenti della pigione si arrestano al 31 
Marzo 1572 (9), per cui ci è forza credere che in quest'epoca il Moscardi o mo- 
risse o si allontanasse da Fano. 

Quest' umile e sconosciuto tipografo adunque venne da Fossombrone, dove 
però non si sa se e quando esercitasse l'arte sua (io), come non si hanno noti- 
zie della sua vita anteriore e posteriore a questo periodo di essa che chiame- 
remo fanese. Il Conte Giuliari che scrisse dottamente della Tipografia Veronese 
e dei tipografi veronesi che stamparono altrove, ne ricorda due pubblicazioni 
eseguite a Fano senza dirci altro (ii). Il ch.nìo prof. Giuseppe Biadego diret- 
tore degli Archivi e della Biblioteca comunale di Verona ha avuto la somma 
cortesia di fare per me alcune ricerche intorno al IMoscardo ; ringraziandolo vi- 
vamente riporto qui il risultato di esse con le stesse sue parole : « Che il tipo- 



(i) Ibid, Consigli, voi. 82, car. 50 t. 

(2) Ibid. Depositaria, voi. 180, car. 129. 

(3) Adì 14 Ottobre 1562. — Guardiano et Frati di San Francesco libre dodice per nolo 
della lor casa data a M.o Jacomo stampador per mesi sei etc. (Ibid. Depositaria, voi. 181, 
car. 115), 

(4) Adì ult.o Novembre 1563. — Rev.di Canonici fiorine 5 : 20 per nolo della lor casa et 
botega in piaza data a M.o Jacomo stampadore et questi sonno per il nolo di un semestre 
finito adì sopradicto che è il primo degli tre anni che il Mag.o Cons.o Generale celebrato adì 
I giugno prox. pass.o ordinò che il dicto M.o Jacomo se li dovesse pagare il nolo de una casa. 
Lib. II. (Ibid. Depositaria, voi. 182, car. 96). 

(5) Ibid., voi. 185, car. 104. 

(6) Ibid., voi. 186, car. 104. 

(7) Ibid. Consigti, voi. 89, car. 87 t. 

(8) Ibid. id. voi. 92, car. 37 t. 

(9) Ibid. Depositaria, voi. 190, car. 97. 

(io) Cosi mi scrive Mons. Augusto Vernarecci, il dotto storico Forsempronese, che rin- 
grazio vivamente. 

(11) Delta Tipografia Veronese, Saggio storico-letterario per M.'' Giamb. Carlo Co. Gii'- 
LiARi. Verona, Merlo, 1871, in S**, a pag. 75. 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 6i 

« grafo appartenesse alla famiglia Moscardi ricordata dal Crollolanza è probabile. 
« Dal campione dell'estimo di Verona del 1545 mi risulterebbe che in quel tempo 
« esistesse, almeno in città, questa sola famiglia di tal cognome, divisa in più 
« rami. Nell'albero genealogico della stessa compilato da Carlo Cannelli {La Ve- 
« rifa nel suo centro riconosciuta nelle famiglie nobili è cittadine di Verona, Voi. II, 
« f. 47, ms. 2224 di questa comunale) sono registrati quattro Giacomi nel se- 
« colo XVI, figliuoli rispettivamente di Tomeo, di Cristoforo, di Francesco e di 
« Zeno ; ma avendone rilevata l'età nei libretti anagrafici dell' Archivio del Co- 
& mune mi sono accorto che nessuno dei quattro può identificarsi col Giacomo 
« di Fano per ragione cronologica. Ne ho trovato però un altro che manca nel- 
« l'albero. Nel libretto anagrafico della contrada di S. Vitale del 1529 una fa- 
« miglia è descritta cosi : Moscardus de Moscardis q. Jacobi 42 | Blancha filia na- 
« turalis 2 I D. Cathcriìia u.xor quondam Caruli fratris suprascripti 2^ \ lacobus 6 \ 
« Ludovicus 5, fi Hi. (I numeri indicano 1' età). Mi pare che questo Giacomo di 
« Carlo che sarebbe nato nel 1523 possa essere quello che si cerca. Ma non so 
« altro. La congettura diventerebbe assai verosimile se si trovasse in qualche 
« documento che il padre del tipografo si chiamava Carlo ». 

Nella impossibilità in cui mi trovo di fare qualche ricerca nell'Archivio 
notarile di Fano, dove forse potrebbe trovarsi la conferma o meno di questa che 
a me pare attendibilissima ipotesi, debbo rinunziare al desiderio di dare altre 
notizie biografiche del Moscardi per esaminarne invece l'attività come tipografo, 
la quale veramente non fu molta a giudicare almeno dai pochi documenti che 
ce ne rimangono. 

Egli apri subito trattative col Comune per la stampa o meglio per la ri- 
stampa degli Statuti della Città; accennai in altro mio scritto (i) alla proposta 
di un anonimo impressor librorum sottoposta al Consiglio Generale il 27 Giugno 
1560, affacciando fin da allora l'ipotesi che egli potesse essere il Moscardi. 
L' ipotesi diventa ora certezza perché conosciamo la presenza del Moscardi a 
Fano e sappiamo altresì che la proposta venne fatta dal Gonfaloniere al Consi- 
glio speciale il 14 Giugno in seguito ad un colloquio avuto con lo stampa- 
tore (2). Dissi allora della deliberazione dilatoria del consiglio, ora posso ag- 
giungere che il Moscardi non si fermò al primo tentativo ma tornò alla carica 
in forma diversa. Infatti il 22 Maggio 1562 al Consiglio speciale fu presentata 
dai Priori una proposta concepita in questi termini : « Altra volta si parlò della 
stampa degli Statuti da farsi per conto del Comune, ma il partito allora presen- 
tato non passò, forse per timore che gli esemplari stampati a spese pubbliche 
venissero distribuiti gratuitamente. Desiderandosi non abbandonare l' idea di que- 



(i) Gli Statuti di Fano, in « La Bibliofilia », voi. II, pag. 351 e segg. 

(2) Die 14 Junii 1560. — Dominus Confalonerius proposuit se fuisse allocutum cum im- 
pressore librorum super imprimendis Statutis civitatis cum maxime civitas eis indigeat. Qui 
impressor obtulit se id libenter facturum et petit prò precio et eius mercede quindecim gros- 
sos prò singulo statuto. Ideo quid agendum etc. (Arch. Com. di Fano, Consigli, voi. 82, 
car. 92). 



62 G. CASTELLANI 



sta ristampa, perchè è cosa vergognosa {turpe est) non avere i libri delle nostre 
leggi, si ritiene ora opportuno riportare la cosa al Consiglio perché stabilisca il 
da farsi, tanto più che i Priori avrebbero trovato persone particolari disposte a 
stampare gli Statuti a loro proprie spese » . Dopo non breve discussione nella 
quale fu da prima scartata una pregiudiziale, come ora si direbbe, avanzata da 
chi credeva non fosse ancora trascorso il termine di un semestre necessario per 
poter tornare su di un argomento già discusso, si risolvette di trasmettere la 
cosa al Consiglio generale (i) : però per quante ricerche abbia fatto non mi fu 
dato trovare la discussione e deliberazione di questo in proposito. 

A questo stesso anno 1562 risale la prima delle stampe del Moscardi finora 
note, delle quali darò la descrizione in ordine cronologico. 

1562. 

T. Helii Vidoris, Phellina. Fani, Jacobus Moschardius, 1562, mense Augu- 
sti, in 8". 

Di carte 46 (pagine 92 di cui 84 numerate) : segnature A-L di 4 carte 
l'una, più due carte intercalate nella segn. A. Carattere corsivo, linee 24 e 25 
per pagina intera più il numero progressivo della pagina. 

In alto della prima carta r. : 

^ T. HELII VICTO jt 
RIS FAXESTRIS 
J- PHELLINA. J- 

sotto, entro una cornice lineare, stemma partito, nel primo d'argento al castello 
con due torri e aquila coronata che poggia le zampe su di esse, nel secondo d'ar- 
gento alle tre fascie di verde, con elmo e lambrecchini sormontato da cimiero di 
un mezzo lupo cerviero con cartella e motto : ^IHAEN AX A BAAA0MEX02 
(non differendo) che occupa tutto il resto della pagina. A tergo eravi stampato 
un epigramma che fu cancellato con gesso. Sul risguardo del mio esemplare e' è 
questa nota ms. del prof. Giuliano Vanzolini : « Francescucci Vincenzo di Fano 
« è l'autore di questo poemetto ignoto alla Bibl. Picena. Dietro al frontispizio è 
« stato in quest'esemplare cancellato con gesso quell'epigramma che trovasi an- 
« che a e. 2, il quale portava la dedica : AD HIPPOL. CAPILUPIVM | Mani. 
« Fani Episc. summi Pont. \ ap. Venetos leg. Digniss. La ragione della cancellatura 
« deve ripetersi, forse, dalla ripetizione, del med.° epigramma a e. 2, come ho 
« detto, non da altro; non ci avendo tra l'uno e l'altro altra differenza che d'un 
« promeriiisse mutato in demeruisse a e. 2 ». A me pare che la ragione della can- 
cellatura sia invece questa. Il libretto era stampato interamente, come risulta 
dalla sottoscrizione, nel mese di Agosto, con la dedica al Vescovo Capilupi 
contenuta nei tre distici impressi a tergo del frontispizio. Al momento di pubbli- 



(i) Ibid., voi. 84, car. 31, 31 t. 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 63 

cario parve forse troppo modesta e confidenziale simile forma di dedica e si volle 
cambiarla in una lettera dopo la quale si tornò a stampare 1' epigramma dedi- 
catorie insieme ad altri due. Ciò appare evidente dalla data della lettera che è 
del 15 Settembre {idib. Sept.), e dal mezzo foglio o due carte pure con segnatura 
A che vennero intercalate nella primitiva segnatura fra la prima carta col fron- 
tispizio e quella segnata Aii che porta il numero di paginazione 3, mentre è 
veramente la settima e non la terza pagina. Cosi l' epigramma diventava un 
duplicato inutile e fu cancellato col gesso. Sarebbe stato forse più semplice, o 
almeno a noi sembrerebbe tale, avere ristampato addirittura il primo foglio, ma 
certamente non parve così al Moscardi. 

La seconda carta porta in alto : HIPPOLYTO CAPILVPIO | mani, fmie- 
stri episc. Pii quarti pot \ max. in Venetia, & Istria, reliqna \ qj Venetoru di t ione i 
diui7iis I leg. T. Heliiis Victor Abst. \ S. P. D. La lettera dedicatoria, stampata in 
carattere rotondo, va fino a tutto il tergo di questa carta : la seguente invece 
ha tre epigrammi nel recto e il tergo bianco. 

A pagina num. 3 (seconda carta della primitiva segnatura A) comincia 
un'altra lettera: T. HELIVS VICTOR | ABSTEMIVS P. | CVPANIO AVE-| 
RARDO I S. P. D., che finisce a pag. 9, linea sesta. Seguono vari epigrammi, 
poi un'altra lettera: T. HELIVS VICTOR | ABSTEMIVS AVLO | VFREDIO 
PATERNO I S. P. D. da pag. 11 a pag. 14, e finalmente, dopo altri epigrammi, 
a pag. 17 comincia il poemetto in distici, con questo titolo: T. HELII VICTO-j 
RIS I FANESTRIS PHELLINA., che finisce a pag. 68. A pag. 69: PHELLINAE 
EPIT. A pag. 70: L. BENEFICI, ET TRANCI | Tranquilli Oipaniorum praelusio. 
Da pag. 7 1 a pag. 76: EORVNDEIM BENEFICI, | <2f Tranquilli Puerolorti experietia. 
A pag. 76: CP. CVPANII AVERARDI | Pri^ni hastati carmen de sex \ Phellinae 
laborib., dieci distici di cui tre a pag. 77 ; segue: T. VICTORIS epilogns., e in 
fondo alla pagina : T. HELII VICTORIS FANÉ- | STRIS PHELLINAE ET 
NIS. Da pag. 78 a 83: Plurimn virorum in T. Helii \ Victor is Phellinam lusus :. 
A pag. 84 : LECTORL, correzioni. Nella seguente, senza numerazione, e' è una 
rozza silografia rappresentante un cane saliente a sinistra, e sotto: (E Imprimebat 
Fani lacobus Alo- | schardius Veronensis anno j ab orto iustitiae Sole | M.D.LXII. 
mense Augusto. Seguono tre pagine bianche. 

Questa edizione è menzionata dal Giullari e nel Catalogo della Biblioteca 
Manzoni (Parte I, n. 3394). La Biblioteca Federiciana di Fano ne possiede un 
bellissimo esemplare che era del Conte Stefano Tomani Amiani, io acquistai 
quello che apparteneva al prof. Giuliano Vanzolini. 

Non mi è stato possibile identificare lo stemma figurato sul frontispizio. Esso 
non corrisponde a quello de' Capilupi descritto dal Crollalanza (i) che concorda 
con l'Amiani (2) : D'oro alla testa e collo di lupo al naturale. Quello de' Fran- 
cescucci era d'azzurro alla ruota d' argento a otto raggi sormontata dalla croce 
latina di rosso (3). E finalmente quello de' Moscardi di Verona, secondo il Crol- 



(i) Crollalanza, Dizionario Storico- Blasonico delle Famiglie nobili e notabili Italiane ecc. 
Pisa, 1886-1890, in 4", voi. I, pag. 223. 

(2) Memorie Istoriche della Città di Fano. Ivi, 1751, ^ar. II, pag. 201. 

(3) Quadro Storico-Topografico della Città di Fano (MS. della mia raccolta). Tav. VII, n. 50. 



64 G. CASTELLANI 



Manza (i), era d'azzurro al castello d'argento, cimato di tre torri, quella 
di mezzo più alta aperta di nero, esso castello piantato sopra un poggio di tre 
cime di verde. Potrebbe pensarsi a una impresa tipografica denotante il deside- 
rio del nostro tipografo di affrettarsi, ma restano sempre da spiegarsi le parti- 
zioni e le figure dello scudo. 

Questa prima stampa del Moscardi contiene un poemetto latino di Tito Elio 
Vittore Astemio, nome di battaglia o accademico di Vincenzo Francescucci da 
Fano, nome che troveremo ancora ripetuto in quasi tutte le successive edizioni del 
nostro tipografo, del quale fu probabilmente il correttore e forse un mecenate. 
Di lui si hanno poche notizie riassunte nella epigrafe con la quale è ricordato 
nel Quadro Storico-Topogfajico della Città di Fano dell' Istituto Albriziano (2) : 
T. Aelius Victor \ ni potius \ Vinceìitius Franciscuci \ nobilis juriscoìisidtus \ a filio 
T. Aelius I a nomiìie auteni Victor, | graeco-lat. eruditione | Poesi, astrologia, mathesi\ 
probatissimus ; \ Foelina (sic), Poema elegiac. \ Topograph. Venator. \ Fani in lucevi 
dedìt I Claruit A. 1568. — Doìii, pitture e. sj. Gabuccini, morb. e. ij. Nessuno ha 
pensato di lasciarci memoria precisa degli anni in cui nacque e mori, che però 
non dovrebbe essere tanto difficile ritrovare. De' contemporanei che ne parlarono, 
possiamo trascurare il Doni che lo nomina soltanto tra quelli di cui ricorda le 
cortesie ricevute a Fano (3), ma non il Gabuccini, concittadino ed amico del 
Francescucci, che in due luoghi della sua opera De Morbo Comitiali (4) ne parla 
elogiandolo e dando per primo le notizie che servirono al compilatore del Quadro 
Storico e agli altri che scrissero degli Uomini illustri di Fano, A car. 18 t : 
« .... T. Gallius Victor, necessarius meus quum in omni doctrinae genere, tum 
« vel in mathematicis egregie doctus acerrimique ingenii.... Huius enim uiri tanta 
« ingenii felicitas, tanta est doctrina, ut magis, magisque in dies et laudanda 
« sit morum honestissimorum eius suavitas, et admirandum ingenium >. E a 
car. 57 t : « P>anciscus Unulphius Vincentiusque Franciscuccius, necessarii ambo 
« mei, homines omnium et disciplina juris civilis eruditissimi et ingenio pru- 
« dentiaque acutissimi atque poetarum oratorumque tum latienorum tum grae- 
« corum studiosissimi, alterque nimirum secundus, in rerum coelestium scientia 
« doctissimus.... ». L'elogio non potrebbe essere più lusinghiero e completo e. 
per quanto si voglia concedere alla esagerazione dell'amico, pure non doveva 
mancargli un certo fondamento di verità. Notisi che il Gabuccini lo chiama 
T. Gallius Victor e non T. Aelius: il Francescucci stesso, come vedremo in ap- 
presso, racconta di aver cambiato il Gallius in Aelius. 

Un altro concittadino contemporaneo, non citato dal Quadìo Storico, parlò 
del Francescucci. Gio. Andrea Palazzi ne' suoi Discorsi sopra \ Imprese (5) lo 
ricorda nel discorso secondo a pag. 49, parlando di distici che cambiano di senso 
leggendoli a rovescio : « Et per questo il Signor Vincenzo Franciscucci da Fano, 



(i) Op. cit., voi. II, pag. 184. 

(2) Tav. V. n. 24. 

(3) Pitture del Doni academico pellegrino. Padova, 1564, in 4.'^ car. 57 t. 

(4) HiERONVMi Gabvcinii, Fanestrìs Medici, ac Philosophi, De Comitiali Morbo Libri III, 
Aldvs Venetiis, MDLXI, in 40- 

(5) I Discorsi di M. Giov. Andrea Palazzi sopra l' Imprese. Bologna, 1575, in 8.» 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 65 



« Filosofo, Poeta, Leggista, et Astrologo eccellentissimo di questi versi havendo 
« fatto una lunga compositione, la chiama Radium sìve Naidcidam textoriam; poi- 
« che i uersi di quella per l'inanzi, et per l' indietro a guisa, che uà la spola 
« de' Tessitori per la tela, si possono leggere, tra molti de' quali questi quattro 
« notai, che molto mi piacciono : 

Carminibus niea, non nummis fit Lesbia missis. 

Delia non Erato fert mihi blanditias. 
Rus colo, non colo nunc Musas, seu numina Phoebi ; 

Cynthia, non Pallas dat mihi consilium. 

« Et mi souiene hauer veduto un'altra zifra del medesimo signor Vincenzo, fatta 
« in due Tetrastichi, de' quali è '1 primo : 

Iure liquet labiis adigendus gallus amicis. 

Coenam ista', nostra ars rite parauit ; aui. 
' Chortes tentandum : sic expedit : ense silete ; 
Pace inita, non est rumpier unde fame. 

« Il secondo : 

Ipse bibe in tenebris, ede lurco, lude, locare ; 

(Mensae abacum claudas : en tibi raptor adest) 
Sed non est ludus luxu omnia perdere, tu inde 

Vt potes, arte rapis, mens ea, ulta, quies : 

« Ne' quali artificiosamente 1' autore, eh' uno, detto Capranica, rubbato haueua 

« un Gallo d'un certo Camillo, scoprir uolle : percioche cominciandosi a pi- 

« gliar la prima littera dell' ultima parola del primo Tetrastico et poi della pe- 

« nultima sino a quella della prima, et così anco del Tetrastico secondo, si fanno 

« questi duo uersi : 



. . . Fur en ipse est Capranica galli ; 
Quem rapuit pollens arte Camille tibi ; 



« Cioè l'essametro dal primo : benché non intieramente, mancando il principio, 
« et il pentametro dal secondo ». E nel terzo discorso, là dove ragione dei motti, 
a pag. 150, accenna al motto: « LATET ANGVIS IN HERBA, tolto dalla 
« iij. Egloga di Virgilio, et posto dal signor Vincenzo Francescucci da Fano in 
« principio d'un suo uago componimento di molti uersi fatti sopra un fonte, da 
« lui cognominato Bonicompagnio » . 

Le due composizioni o poemetti del nostro Francescucci ricordati dal Pa- 
lazzi non si conoscono e nemmeno si sa se siano stati stampati. Però quello sul 
fonte Bonicompagnio, se, come io credo, fu scritto per la fonte di piazza dedi- 
cata a papa Gregorio XIII Boncompagni nell'anno 1576, non potè certamente 
essere stampato dal Moscardi del quale, come abbiamo veduto, cessano le noti- 
zie col Marzo del 1572. Di essi però fa menzione, riferendosi al Palazzi, la Bi- 
blioteca Picena (Tomo IV, pag. 233), i compilatori della quale non conobbero la 
Phellina, ma ci diedero notizia di un altro scritto giovanile : Vincent ii Francescucci 
Abstemii Fanensis de obitìc Thomae Avveduti dialogus, contenuto nel!' opuscolo : 
Epitaphiorum Libelhis diversoruni Auctorum in Thomam Avvedutum Fanensem juve- 
neni spedata virtute admirabilevi — Impriniebat Perusiae Lucas Bina Mantuanus 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 2»-3» 9 



66 G. CASTELLANI 



A. D. 1536. pridie cai. Jan. in 4.° Non mi è stato possibile trovare questo li- 
bretto (i), dal quale forse i predetti compilatori trassero la notizia che il Fran- 
cescucci fece i primi studi a Fano, poi li continuò a Perugia sotto Giacomo To- 
relli per le lettere e sotto Restauro Castaldo e Giovan Paolo Lancellotti per 
ambe le leggi. Accennano anche a uno scritto de laudibus Astrologiae contenuto 
a car. 417 e segg. del Codice Vaticano n. 3687. 

Il presente poemetto è una dimostrazione evidente della bizzarria e della 
erudizione del Francescucci. Egli, cantando la morte di una cagnolina chiamata 
Fellina, ne racconta le caccie attraverso le campagne del territorio di Fano e si 
propone, nientemeno, di purgare le denominazioni dei vari luoghi dalle corru- 
zioni barbare riportandole all'etimologia latina. Questo egli dice nella lettera ad 
Aulo Ufredio Paterno (forse un Paterniano Uffreducci ?) a pag. 1 2 : « Veruni si 
catula deploranda tua nos caussam nacti ad veterum divertimus tum fundorum, 
tum aliorum quorumpiam locorvim notationes et nomina, quorum ratio omnis 
partim pravo loquendi usu, quo fere mutata sunt haec atque corrupta ; partim 
vetustate lapsa conci dit iam diu, et prorsus ignoratur : patere liane me communi 
nostrae patriae praestare nunc opellam ; quani alii qui ante nos fuere, maioribus, 
ut puto, negotiis impediti nobis exolvendam reliquerunt etc. ». Come venisse 
giudicata questa improba fatica dagli eruditi concittadini di allora basti a dimo- 
strarlo il primo degli epigrammi laudativi stampato a pag. 78 che è di Giacomo 
Torelli, quello stesso che era stato maestro del Francescucci a Perugia : 

Horrida barbaries fanestrem invaserai agnini : 

Et speciem, et rapiens nomina prisca locis. 
Helius asseruit Titus omnia : quique colonis 

Usus iùleis, quaeque loquela : docens. 
Par meritum Augusti, atque Titi est ; par gloria, nani quae 

Condidit Augustus ; reddidit ecce Titus. 

Certo che alle volte le etimologie stiracchiate e stravaganti fanno ridere, 
ma, ciò non ostante, sarei ben curioso di leggere i commenti che il Francescucci 
dice di aver scritto al suo poemetto, che dovrebbero essere ricca fonte di noti- 
zie importanti per la storia topografica del territorio fanese e per quella delle 
famiglie che vi avevano possedimenti. Notizie che oggi è assai difficile, per non 
dire impossibile, desumere dai versi ingemmati di immagini, reminiscenze e vo- 
caboli i più strani, e dai nomi tutti trasformati o storpiati alla latina. Però que- 
sto poemetto servi al Billi ne' suoi lavori su Bargni e Sahara e su Brettino (2) 
e al Masetti nelle Memorie di San Paterniano (3). Io credo poi che, oltre alle 



(i) Sono gratissimo al ch.mo prof. Pasquale Papa R. Provveditore agli Studi in Perugia 
che ne fece ricerca in quelle Biblioteche. 

(2) Billi Alessandro, Ricordo Storico di Bargni e Saliara. Fano, 1866. in 16^, pag. 5-6, 
16 e 123-126 dove ne dà tradotto in buoni versi italiani il tratto riguardante Vincenzo Negu- 
santi Vescovo di Arbe. — Brettino e Simone Cantarini, Cenni storico-artistici. Fano, 1866, 
in 30, pag. 5. 

(3) Memorie di San Paterniano Vescovo e Protettore di Fano, raccolte ed illustrate da 
Mons. Celestino Masetti, Fano, 1875, i" 8°, nota a pag. 36. 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 



(^1 



difficoltà di interpretazione, il poema debba essere a chiave, come parmi, se mal 
non mi appongo, accenni l'epigramma ad Aiihun a pag. 14: 

Sunt unus, duo, tres, et quattuor ordine : versus. 

Collige, summa omnis conficit Aule decerti. 
Non liber est Phellina ; sed est epigramma. Recense. 

Versa, epigrama ; librum linea recta facit. 

Con la smania degli enigmi, della crittografia e dei giuochi di ogni genere 
che aveva il Francescucci, il suo poemetto attende miglior Edipo che io non sia. 

Pietro IMaria Amiani(i), parlando di Ottavio Cleofilo, riporta un brano 
della vita di lui « stampata in principio delle sue opere latine nel 1562 e date 
« alla luce da Giacomo IMascardino [sic) veronese. » Il brano è cavato dalla vita 
del Cleofilo scritta da Francesco Poliardi e posta avanti ai poemetti latini An- 
tropotheomachia, de Bello Fanensi et quaedani alia stampati da Girolamo Soncino 
nel 1516. Dobbiamo credere a un equivoco dell' Amiani o il Moscardi ristampò 
veramente le operette latine del Cleofilo in quest'anno 1562 ? 



1564. 

Libro de la compagnia. Fani, Jacobus Mo- 
schardius, 1564, mense ottobri, in 4". 

Di carte 112, delle quali 108 nu- 
merate: segnature A-Ee di quattro carte 
l'una: carattere rotondo con iniziali e ru- 
briche in rosso ; 35 linee per pagina. 

Il frontespizio porta in alto il titolo 
stampato in rosso. 

Tutto il resto della pagina è occu- 
pato da una silografia rappresentante San 
Girolamo nel deserto. Non ostante l'iden- 
tità del soggetto e degli elementi usati 
per rappresentarlo, questa incisione è to- 
talmente diversa e più rozza di quella 
che si trova a tergo del frontispizio del 
Libro da compagnia o vero fraternità di 
battuti, stampato nel 1518 a Venezia da 
Nicolò Zoppino e Vincenzo de Polo, ri- 
prodotta nell'opera magistrale del Prin- 
cipe d' Essling Les Livres à Figures Vé- 
nitiens (Seconde Partie, pag. 358), 

A tergo della carta 108 numerata 
èvvi la sottoscrizione : Ml^ Imprimebat 
Fani Iacob9 Moschardius Veronésis Anno 
[ ^ ab orto iustitiae Sole .M.D.LXiiii. 



•LIBRO DE LA: 

COMPAGNIA OVER.O DB LA FR.A( 

ternita. nouatncnte Con nuouo ordine Rampato Et 
diligentemente corretto, con molte additiooit 



(i) Op. cit. Par. II, pag. 66. 




68 



G. CASTELLANI 



Mése Ottobri ^. Segue la segnatura Ee di quattro carte non numerate, l'ultima 
delle quali al recto ha il Registro e sotto la marca tipografica con le iniziali 
I. M. V. 




L'unico esemplare a me noto proviene dalla libreria del Conte Stefano To- 
mani Amiani e trovasi nella Federiciana di Fano, dal bibliotecario della quale, 
prof. Adolfo Mabellini, ebbi le fotografie di questa e delle altre stampe qui de- 
scritte. Nel ringraziarlo del gentile concorso, mi piace riconoscere in esso e nelle 
molte cure spese per aiutarmi in questo e in altri lavori e ricerche di storia locale, 
non solo una prova di squisita e ben nota cortesia ma sopra tutto l'effetto di 
una amicizia affettuosa. 

1567- 

Il 23 Aprile di quest'anno il Consiglio speciale stabili a pieni voti di por- 
tare al Consiglio generale la proposta di stampare i nuovi capitoli e gli Statuti 
del Danno Dato [\). Ma anche questa volta non sono riu.scito a trovare la deli- 
berazione del Consiglio generale e, quel che più monta, non conosco l'esistenza 
di una stampa degli Statuti del Danno Dato diversa da quella che costituisce il 
libro IV degli Statuti della Città editi dal Soncinonel 1508. Solo nel 1627 per 
i tipi di Flaminio Concordia fu stampata in Pesaro una : Tassa, onero Tariffa \ 
deir Offìtio I del Danno Dato \ della Città di Fano, in 4". 

T. Helii Victoris, Epistola ad L. Saxium. Fani, 1567, in 4". 

Di carte quattro non num. : segnatura A : carattere corsivo, linee ventisei 
per pagina intera. 



(i) Die 24 Aprilis 1563. — Vltimo transmissa fuit ad Generale propesila de imprimendis 
novis capitulis super officio damnorum datorum una cum libro statutorum ipsorum damnoruni 
datorum fabis omnibus albis. (Arch. Com. di Fano, Consigli, voi. 88, car. 177). 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 



69 



Frontispizio sul diritto della prima carta: 



EPISTOLA 

T. HELII VIGT, 

SAXOJSfEM. 



EIVSDEM DE EOD.HEXAST. 
AD PIVM.V.PONT-MAX 



ir 



Fani.poft dicm X. CAL; Nouemb, 
H^ MD. LX VII, ^ 



Il tergo della prima carta è bianco. Al recto della seconda carta in alto è 
ripetuto il titolo : T. HELIVS VICTOR | .L. SAXIO SAXONI, | LEGATO : 
COGNO- I MENTO SAXO., e comincia subito l'epistola in distici cosi : 

Gallius ante suis, sibi post suus (id cur ; 

Fors alius tibi mox dixerit, atque aliis :) 
Te quod non, oculis tantum non captus ; adiuit: 

Quale hoc cunque tibi mittit epistolium; 

Quod puer excepit domino dictante 

Victor epistolium mittit ; quod tempia, Penates ; 

Quod tibi commendet moenia, tecta, uiros : 
Quodque urbana, simul quod rustica proedia ; dulcis 

Quod patriae fines ; agricolasque ; deos ; 
Compitaque ; et triuia, atque uias ; ac publica quot sunt ; 

Quod tibi commendet seque suumque larem 



70 G. CASTELLANI 



che continua fino in fondo al recto della quarta carta. A tergo di questa : 
De eodem L. SAXO : ad | PIVAI .V. PONT. MAX. 

Credila cui sacro ueteris custodia templi 
Fortunae, atque eodem est fanestris limitis ore: 
Lucius, ex uoto confectis rebus ; ad Vrbem it 
Sancte Parens : diuae et muros tutatus et agrum. 
Sunt pia si ista : PII ut partem complectere Saxum : 
Inter daque tuos ostro fulgere PL\LES. 

Seguono poi due distici da aggiungersi a car. 3, verso 2^. 

Sebbene manchi la sottoscrizione tipografica, non v' ha dubbio che questa 
stampa di occasione sia uscita dai torchi del Moscardi. Xe debbo la cognizione 
al Prof. Mabellini che la possiede. 

Qui troviamo accennato al cambiamento del nome Ga/liiis in Helius, ma le 
ragioni di esso rimangono un pio desiderio. A proposito di nomi, cade in ac- 
concio osservare che il nostro poeta ha abbandonato il cognome di Abstemius: 
che coll'andare degli anni non fosse più tale ? 

L'argomento di questo breve componimento del f rancescucci finora, ignorato, 
è strettamente connesso con un'altra stampa del Moscardi che passerò a descri- 
vere prima di accennare ai fatti che diedero origine ad ambedue. 

1568. 

Motus Proprius S. D. X. Pii divina providentia Papae quinti. Fani, per Jacobum 
Moschardium M.D.LXIIX. in fol. 

Di carte otto non num.: segnature A-B : carattere rotondo, linee 49 per 
pagina. 

Il frontispizio è sul recto della prima carta cosi : 

M O T V S 

PROPRIVS S. D. X. PII DIVI= 

na prouidentia Papae Qvinti 

super declaratione compro= 

batione et confirmatione terminorum 

Ciuitatis Fani adiacentiumque 

Castrorum 

trans Metaurum 

e in basso della pagina: Fani. M. D. LXIIX. 

La sottoscrizione tipografica è in fine : J- Impressum Fani per lacobum 
Moschardium J» \ Veronén. M. D. LXIIX. J- 

Il breve è in data del 18 Decembre 1567 e fu presentato dall'oratore spe- 
dito a Roma, Andrea Biliotti, al Gonfaloniere e Priori il 14 Gennaio del 1568, 
come appare dalle note mss. sull'esemplare che esiste nell'Archivio Comunale di 
Fano rilegato insieme con gli Statuti stampati dal Soncino. Altro esemplare 
incompleto esiste nella Biblioteca Federiciana, questo pure unito a una copia 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 71 

degli Statuti. Il Breve fu fatto stampare subito a spese del Comune che ai 19 di 
Febbraio pagò a : « Maestro lacomo stampadore scudi doi mozzi per altrettanti 
« che i ]\Iagnifici Signori Priori gli hanno promesso per sua mercede di bavere 
« stampato il moto proprio sopra la confermatione della repositione de' termini 
«di consenso et autorità de gli Eletti. Lib. 6.» (i). 

I confini fra il territorio del Comune di Fano e quello dei Castelli del Con- 
tado posti sulla sponda destra del Metauro passati col Vicariato di Mondavio 
sotto la giurisdizione dei Duchi di Urbino, furono cagione di- lunghe e ardenti 
controversie. Non ostante l'apposizione dei termini e la minaccia di scomunica 
per chi li rimovesse, questi furono parecchie volte tolti e spezzati. Col fatto si 
voleva forse supplire alla deficienza delle ragioni nel piato avanzato al Pontefice 
dal Duca di Urbino. Dopo una nuova e quasi totale rimozione avvenuta nel 1567, 
il Comune di Fano si rivolse al Papa che, per troncare la lunga questione, mandò 
nuovo Commissario in persona di Monsignor Lucio Sasso. Questi, dopo aver 
ricollocati a posto i termini rimossi, venne il 1 7 Ottobre a render conto del pro- 
prio operato al Magistrato del Comune che non pose tempo in mezzo e inviò 
oratore a Roma Andrea Biliotti afìfìnchè ottenesse la sanzione e la ratifica so- 
vrana delle cose fatte dal Sasso, e cosi il riconoscimento incontrovertibile dei 
confini nuovamente segnati. 

II Francescucci trovò argomento degno della sua musa la missione .del 
Sasso, ed esagerando poeticamente i danni arrecati dai molesti confinanti, trovò 
modo di esaltare l'opera pietosa del Commissario pontificio, arrivando per fino 
a preconizzargli per questo la porpora cardinalizia. Fu però profeta a lunga sca- 
denza, perché il Sasso fu creato Cardinale da Clemente Vili soltanto nel 1593, 
ventisei anni dopo ! 

Per la storia bisogna aggiungere che i termini furono ancora spezzati e 
soltanto nel 1569 furono ultimate le cappelle erette ai confini, giusta il permesso 
contenuto nel breve, le quali furono dipinte da Maestro Tarquinio da Bevagna (2). 

T. Helii Victoris, Experientia. Fani, mense Febr. M.D.LXVIII. in 4". 

Di carte quattro non num. : segnatura A : carattere corsivo la dedica e 
rotondo i versi, linee 33 per pagina intera. 

Al frontispizio che è disposto sul recto della prima carta cosi : 

^T. HELII'3^ 

VICTORIS 

EXPERIENTIA 

AD FRANCISCVM 

RVSTICVCIVM COL. 

IVLIAE FANESTRIS 

EPISCOPVM 

FANI., mense Febr . M. D. LXVIII. 



(i) Ibid. Referendaria, voi. iii, car. 210. 

(2) Ibid. loc. cit., car. 219 e 334, e Consigli, voi. 90, car. 144 t. 



72 G. CASTELLANI 



segue una pagina bianca, e al recto della seconda carta comincia la lettera di 
dedica : T. Helius Victor Francisco Rusticucio Episcopo \ fanestri .- diuini, & humani 
iuris consultiss., che continua per venti linee a tergo. Dopo di essa seguono quattro 
versi: Prognosticon statum, atq. solenne: quod ex D. \ Paidi die festo siimptiun uulgo 
circumfertur. Nella terza carta: T. HELII VICTORIS | experientiae oracida XVI.; 
ogni oracolo è formato da un tetrastico, ve ne sono cinque per facciata e uno a 
tergo della quarta ed ultima carta. Vengono appresso due distici : Paraenesis e 
Peroratio, poi: T, Helii Victor is experieyitiae et oracii^= | lornm XVI. finis, e alcune 
correzioni. 

Anche questa stampa, come 1' Epistola, è senza indicazione di tipografo, ed 
è posseduta dal Prof. ]\Iabellini. 

Xelle nostre campagne dal tempo che fa il giorno di San Paolo a' 25 di 
Gennaio anche al presente si trae l'oroscopo dell'annata. 'Sii ricordo di aver udito 
da bambino chiamare contarecci i giorni che precedono e seguono detta festa, 
come quelli che si contavano avanti e indietro in corrispondenza dei mesi avv^e- 
nire per sapere il tempo che avrebbe fatto. Ai pronostici meteorologici si uni- 
scono quelli dei raccolti e degli avvenimenti per la connessione che 1' immagi- 
nazione popolare ha sempre voluto trovare tra i fenomeni celesti e quelli di 
questo basso mondo terraqueo. Pare che ai tempi del Francescucci i pronostici 
del giorno di San Paolo corressero riassunti in questi quattro versi « ineptis 
quidem et ieiunis » com'egli li chiama, dei quali si ignorava l'autore e la ragione 
o regola da lui seguita nel formularli « aut longa annorum observatione, aut 
« quapiam coeli constitutione quae tunc esset cum ille vivebat » : 

Clara dies Pauli largam frugem indicai anni. 
Si fuerint nebulae : pereunt animalia quaeque : 
Si fuerint venti: portendit praelia genti. 
Si pluit aut ningit : designai tempora cara. 

La vigilia di San Paolo, pridie Paiilalia alla latina, cadde il discorso su 
questi versi e fu suggerito al Francescucci di tradurli in linguaggio se non più 
chiaro almeno più accurato. Egli vi si accinse subito e, per non scostarsi da un 
certo non so che di cabalistico, li svolse in sedici tetrastici o scssantaquattro 
versi, elevandoli alla terza potenza. Dopo averci raccontato questo nella lettera 
dedicatoria al Vescovo Rusticucci, spiega anche la ragione per la quale aveva 
pensato di indirizzare proprio a lui questa sua elucubrazione. Siccome non pochi 
de' nostri, egli dice, ritengono che io attenda a cose astronomiche, potrebbero 
credere che questi pronostici siano parto della mia mente, e che io presti fede 
a simili divinazioni del futuro, profanando in certo modo la festa di San Paolo 
con predizioni futili e vane. Questo non potranno più pensare vedendo la mia 
operetta indirizzata e consacrata a persona saggia e grave, e per giunta. Vescovo 
religiosissimo, al quale, scritta com' è per ischerzo, potrà servire di ricreazione 
in mezzo alle gravi cure del pastorale ministero. 

Non mancano nella lettera gli elogi del vescovo, de' suoi fratelli, Girolamo 
che fu poi cardinale e allora era segretario del Pontefice Pio V, e Ludovico 
castellano di Roma, e della nipote Diamante andata sposa a Girolamo Bonelli 
nepote del Papa. 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 



73 



Che il Francescucci si occupasse di astronomia l'avevamo saputo dai con- 
temporanei che lo ricordarono : che l'astronomia sdrucciolasse in astrologia lo 
indica il titolo del manoscritto della Vaticana menzionato dalla Biblioteca Picena 
e lo provano parecchi tratti del poemetto « Phellina » che sarebbe lungo ripor- 
tare ; questi oracoli dimostrano che all'astronomia e all'astrologia univa lo studio 
dei fenomeni meteorologici ed era scrittore di quei pronostici che furono i prede- 
cessori dei moderni lunari. 

1569. 

Guilelmi Duranti. In Sacrosanctum Lugdun. Conc. commentarius. Fani, apud Ja- 

cobum Moscardum, MDLXIX, in 4". 

Di carte 8 non num. in principio, 106 num. e altre 18 non num. in fine: 
Segnature * **, A - II di quattro carte l'una, meno A e II di due carte. Carat- 
tere corsivo: linee 36 per pagina oltre la linea di testa; le ultime pagine hanno 
38 linee e 1' indice 39. 

Nel frontispizio dopo il titolo cosi disposto 

IN SACRO SAN- 

CTVM LVGDVN. CONC. SVB 

GREG. X. GVILELMI DVRANTI 

CQGNOMENTO SPECVLATORIS 

Commentarius. 

NVNC PRIMVM A SIMONE MAIOLO V. I. C. ASTEN. 

INVENTVS, ET IN LVCEM EDITVS, MARGINIBVSQVE 

tum ad operis fidem, tum ad authoris laudem 

ab eodem exornatus. 

Opus quod ultra annos tercentum latuit in hunc diem. 

e' è una marca tipografica 
che rappresenta una mano 
uscente dalle nubi con 1' in- 
dice sulla bocca di un ser- 
pente avvolto dalle fiamme, 
e il motto : Ipsa sibi impro- 
bitas noxia ; non aliis. In 
basso la sottoscrizione: 
FANI APVD lACOBVM 
MOSCARDVM. M. D. 
LXIX. I De Licentia ordina- 
rii, Et Reuer. P. Inqtdsi- 
toris. I Cnni priuilegio Suni- 
mi Pontificis ad decennium. 

Al recto della carta 2 
non num. : Sandiss. ac Bea- 
tiss. D. D. I Papae Pio 
QVINTO, I Simon Maiolus 
S., lettera dedicatoria in carattere rotondo che prosegue a tergo e porta la data ; 
Fani. XV. Cai. Maii. M. D. LXIX. A carte 3 comincia 



Ipfa fiui inAprobitJinostiai non alili 





! FANI APVD lACOBVM MOSCAR.I>V^f. M. D. IXIX.| 
De Liceatit Ofiìinarìii. Et Rcucr. l'.Inquifirorii, 

. Cum j ^riiiitf ^ìoSum miì'cntif i (it4i Jc<(nnmh ^ ... 



GVILELMI DV- 



La Bibliofilia, anno XHI, dispensa 2"-3« 



74 G. CASTELLANI 



RAXTI COGNOIMENTO | SPECVLATORIS VITA | Per Simonem Maiolum. 
viuliis audoribus, ac pct-uetustis momunentis collecta., che prosegue fino a metà della 
car. 4 recto, il tergo è bianco. La car. 5 porta una lettera : Pio Ledori Simon 
Maiolus I V. I. C. x'VSTEX. S ; che termina la tergo della sesta carta con un 
Carmen di quattro distici del Mai oli al lettore. Nelle successive due carte non 
num., la settima e l'ottava, e' incontriamo con altre bizzarre composizioni del 
nostro Francescucci ; ne riporto i titoli : Car. 7 r : T. HELII VICTORIS FA- 
NEST. I àX-ipa^Sr^Toc., 12 distici. — Einsd. hypòthesis, quattro esametri. — Eiusd. 
decachordon, cinque distici, di cui tre sono a Cr.r, 7 t ; . Eiusd. tetrachoì'doìi , due di- 
stici. — Eiusd. dichordon, un distico. — Aliud. — Eiusd. monochordon, statuaè su- 
scribendum II. Dur., un esametro. — Eiusd. elogium iumulo insc7'ibenduni II. Dur., 
quattro esametri. — Aliud, di tre. — Eiusd. ad II. Dur. tetrast. — Car. 8 r: De 
eod. et Maiolo aliud. - Aliud. — Eiusd. ad Maiol. disi. A car. 8 t : SIMONIS 
MAIOLI V. I. C. ASTEN, IN GVILLEL. DVR. Comvient. Prue/alio. 

Nella prima carta numerata della segnatura A al recto : INCIPIT AP- 
PARA I TVS DO^IINI GVLIELMI | DVRANTI SVPER CONSTITV | TIO- 
NIBVS GREG. X. IN CONCILIO | I.ugdunensi nunc insertis | in sexto Decre- 
talium. 

Al recto della prima carta della segnatura EE, non numerata, e' è: IXDEX 
TITVLORViVI, ET CAPIT., e al tergo : hidex Rerum Notabilitim. In fine del- 
l'ultima carta tergo : FINIS | REGISTRVM etc. e di nuovo la sottoscrizione : 
Impressuìn Fani apud lacobum Moscardum Veronen. M.D.LXIX. 

Questa edizione è citata dal Giuliari a pag. 75, e da Sarti e Fattorini, de 
claris Archig}^mnasii Bononiensis professoribus etc. Bologna, 1889, Tomo I, 
par. II, pag. 478. Ve ne sono esemplari nella Federiciana di Fano, nella Mar- 
ciana di Venezia, nella Comunale di Verona e altrove. E forse la meno rara, 
certo la più nota e la più importante delle stampe del Moscardi. 

L'impresa che figura sul frontispizio era già comparsa, non so se per la 
prima volta, in : VINCENTII CASTELLANI | Forosempromensis \ de bello Meli- 
iensi I historia. \ Pisauri | apud Hieronymum Concordiam | 1566. in 8° di carte 40. 
Con motto diverso la trovo adoperata dal tipografo Barezzo Barezzi di Venezia 
nel 1643 e precisamente in La Cronologia Ecclesiastica^ del R. P. F. HOXOFRIO 
PanvixiO Veroìiese etc. in 8." 

Anche questo libro d'argomento severo e solenne è ingemmato dalle diva- 
gazioni poetiche del Francescucci che, addottorato in ambe le leggi, nel presen- 
tarlo ai cultori di esse, si sbizzarrisce in bisticci e giuochi di parole specialmente 
sui nomi di Guglielmo, che chiama sempre Illhermus, Durante e del Maioli : 

Quodnani opus hoc ? Sanctum, reserat Sacrae abdita legis, 
Cuium opus est ? Mollit qui dura, et mollia durat. 

Per iscrizione a una statua del Duranti propone questo verso : 
Ille ego, qui duro, virgae haud obnoxius Herviis, 

Ne tesse le lodi con questi altri : 

Plurima qui nouit, qui scripsit plurima : quondam 

Durantes silet IH' Hermus sub pondere saxi. 

Non Hermus ; cippo Herma sedet, durantis imago. 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI 75 

E, rivolgendo il discorso al Duranti, cosi ricorda l'esumazione dell'opera ignorata 
fatta dal Maioli : 

Vix modo durares, duras qui Illherme ; cadenti 

Ni tibi Maiòli dextra tulisset opem. 
Quid iustuni magé, quam fratrem succurrere fratri ? 

Maia Illhermum aluit, Maiaque Maiòlum. 

Non vien fatto di domandare se queste freddure siano scritte per ridere o sul 
serio ? 

Non sono riuscito a trovare per quale ragione Simone Maioli dimorasse a 
Fano. Questa dimora non dovette essere tanto breve e occasionale, perché nella 
vita del Durante (car. 3t e 4, n. n.) accenna a un' opera « Le Notti Fanesi » che 
stava scrivendo : « Speculum etenim iuris opus singulare composuit.... omnium 
consensu Specxilatoris cognomentum est consequutus, opus ipsum ex aliorum vete- 
rum scriptis in unum coUectis universum constat, nam uel integros codices tran- 
stulit, ut in Noctibus Fanestribiis dicturi sumus.... ». Nella stessa Vita (car. 3r n. n.) 
ci racconta la fondazione di Castel Durante, ora Urbania, per opera di Guglielmo 
Durante dal quale ebbe allora il nome che poi fu cambiato da Urbano Vili nel 
1635 : « Qua tempestate (1284) quum Urbinates Castrum Riparum Massae Tra- 
bariae funditus evertissent, hic idem Guillelmus tunc Papae Nuntius, et Roman- 
diolae Thesaurarius, Romani nominis tuendi causa, illud ipsum Castrum quod 
antea in monte situm erat in ipsa planitie construi ac reffìci iussit, primumque 
fundamentis lapidem iecit loco amenissimo, ac amplissimae planitiae qua Methau- 
rus in peninsulae formam Castrum circumducit, suoque de nomine Castrum Du- 
ràntis appellavit. Cuius rei monumenta marmorea adhuc extant in ipsius nunc 
oppidi praetorio » . 

Il Maioli fu uomo di molta dottrina: nacque verso il 1520; nel 1572 fu 
fatto vescovo di Volturara, rinunziò a tale ufficio nel 1597 e poco dopo mori. 
Tra le di lui opere edite ricordate dal Weiss (i) non trovo le Notti Fanesi. 

1570. 

Scipione Dionisio, Amor Cortese, Commedia pastorale. Fano, per Giacomo Mo- 
scardo, 1570. in 12.° 

Cosi l'Allacci (2): il Quadrio (3) cambia il nome di Scipione in France- 
sco e i compilatori della Biblioteca Picena (4) seguono questa opinione perché 



(i) Biografia Universale. Venezia, Missiaglia, voi. XXXIV, pag. 405-406. 

(2) Drammaturgia di Leone Allacci, Venezia, MDCCLV, in 4» a due colonne, col. 55. 
Si noti però che nella prima edizione (Roma, 1666, in 12», pag. 19) V Allacci dava il nome di 
Francesco Dionisio : quindi cambiamento in Scipione dev'essere avvenuto per errore di trascri- 
zione nella ristampa. Si può dunque ritenere per certo che autore della commedia pastorale sia 
stato Francesco Dionigi o Dionisio. 

(3) Quadrio, Della Storia e Ragione di ogni. Poesia ecc., voi. Ili, parte II, Milano, 

MDCCXLIV in 4°, pag. 71 • 

(4) Tomo IV, pag. 6-7. 



76 G. CASTELLANI 



si sa, essi dicono, che Francesco « ebbe del genio per tal sorta di componi- 
menti » . Non so se l'Allacci abbia veduto questa stampa o 1' abbia riferita su 
notizia di altri, io non ho potuto vederla e quindi non sono in grado di risol- 
vere il dubbio che rimane sul nome di battesimo dell' autore. Scipione Dionisio 
o Dionigi è affatto sconosciuto, mentre Francesco è noto come scrittore di di- 
verse opere. Fu prete e famigliare, fin da giovane, del Vescovo Francesco Ru- 
sticucci dopo la morte del quale, avvenuta nel 1597, si ritirò a Venezia ove 
dimorava il fratel suo Bartolomeo, pur esso prete, e scrittore o meglio compila- 
tore di vari libri di storia e di erudizione che ebbero una certa voga a' suoi 
tempi. Francesco diede alla luce nel 1594 un Decainerone Spirituale {i) col quale 
si proponeva di distogliere, specialmente le donne, dalla lettura pericolosa del 
troppo libero Decamerone del Boccaccio, ina non raggiunse certo lo scopo, per- 
ché il Quadrio racconta che lo stampatore per esitare l'edizione dovette regalare 
buon numero di esemplari. Ciò non ostante la Biblioteca Picena registra una se- 
conda edizione del 1599 che io però non ho veduta. Quanto al genio per i com- 
ponimenti drammatici si ha di lui: Devota Rappresentazione | dei Martirii \ di Santa 
Christina Vergine, | e Martire di Giesii Christo. | Di nuovo cotnposta dal ReverJ^" \ M. 
FRANXESCO DIONIGI da Fano. — In Fano, appresso Pietro Farri, MDCXII. 
in 4", di car. 92 num. e 8 non num. in principio. 

Questa sacra rappresentazione sarebbe stata dunque stampata quarantadue 
anni dopo la commedia pastorale Amor Cortese. Però una meno che superficiale 
osservazione ci persuade che la data della stampa dev' essere errata. Il libro è 
dedicato al Cardinale Rusticucci con lettera data da Fano il 16 Giugno 1592 ; 
il Cardinale mori il 14 Giugno 1603. Non si può ragionevolmente ammettere che 
scorressero venti anni tra la dedica e la stampa, e meno ancora che, essendo nel 
frattempo venuta a mancare la persona cui era indirizzata la lettera dedicatoria, 
questa rimanesse tale e quale. Io credo che 1' anno della stampa sia veramente 
il 1592, e l'errore sia dovuto a una trasposizione di cifra, facilissima ad avvenire 
e diffìcile ad essere avvertita : MDCXII invece di MDXCII. Con questa corre- 
zione viene diminuita di venti anni la distanza fra la stampa di&VC Amor Cortese 
e quella del Martirio di Santa Cristina, e quindi rimossa in parte la difficoltà di 
assegnare la prima commedia a Francesco Dionigi. In parte, perché questo buon 
prete, infiammato di santo zelo per la propaganda dell'ascetismo e del buon co- 
stume, parrebbe che male avesse potuto trattare un soggetto profano e leggero. 
Ma chi ha letto 1' Amor Cortese ? Chi sa se il soggetto sia sacro o profano ? 

1571- 

Il 5 Aprile di quest'anno il Consiglio Generale accordò un sussidio di dieci 
scudi sulle rendite del Ponte Aletauro a Raffaele Aquilino che stava stampando 
una sua opera in esaltazione della fede cristiana (2). IMa, contro ogni mia aspet- 



(i) // Decamerone Spirituale, cioè le Diece Spirituali Giornate del R. I^L Fran'CESCO 
Dionigi da Fano. In Venetia, appresso gli Heredi di Giovanni Yarisco. MDXCIIII, in 8" grande, 
con una silografia. 

(2) Arch. Com. di Fano, Consigli, voi. 29, car. 39. 



NOTE TIPOGRAFICHE FANESI ']^ 

tativa, l'opera non usci dai torchi del Moscardi bensì da quelli di Girolamo Con- 
cordia tipografo a Pesaro con questo titolo : TRATTATO PIO \ NEL Q V ALE 
SI I CONTENGONO CINQVE | Articoli, pertinenti alla Fede Christiana con \ tra 
Vhebraica ostinatio7ie, estratti dalle | Sacrosante antiche scritture, àf coni \ poste per 
Rafael Agiiilino à \ gloria del Signore. \ AL SANTISSIMO ET BEATISS. | Pa- 
dre Nostro Signore, Papa Pio V. (Marca tipografica : Una donna armata con la 
mano d. poggiata su di una colonna spezzata e col pezzo della colonna sotto il 
braccio sinistro). In Pesaro Appresso Gieronimo Concordia. \ Con licentia de^ Supe- 
riori. I MDLXXI. In 4", carte num. 106 e 6 non num. in principio: carattere cor- 
sivo, iniziali istoriate. 

In questo libro si verifica lo stesso fatto che abbiamo constatato nella 
« Phellina » : una dedica intercalata nella prima segnatura. L'Aquilino era an- 
dato a Roma col suo libro beli' e stampato con la dedica al Pontefice Pio V ; 
nel frattempo « piacque alla Superna Bontà di chiamarlo a sé » e allora egli in 
fretta e furia fece stampare una nuova lettera al Successore Gregorio XIII in 
un foglietto che venne aggiunto dopo il frontispizio. 

Raffaele Aquilino era un Ebreo convertito alla religione cattolica: ebbe la 
cittadinanza fanese il 24 Luglio 1567 (i) e da questo conferimento apprendiamo 
che era nativo di Senigallia, particolare rimasto ignoto alla Biblioteca Picena. 
Fu Commissario per la distruzione de' Libri Talmudici nello Stato di Urbino e 
in parte della Marca ; scrisse diverse opere tutte di argomento polemico ed asce- 
tico che sono ricordate dalla Biblioteca Picena suddetta sulla scorta del Mazzu- 
chelli (2). Un suo figliuolo era maestro di scrivere o di calligrafia agli stipendi 
del Comune di Fano (3). 

Con tutto r impegno posto nelle ricerche non sono riuscito a mettere in- 
sieme più di sette stampe uscite dalla Tipografia di Giacomo Moscardi. Per un 
periodo di dodici anni sono proprio pochine ! Mi conforto pensando che sono 
cinque più di quelle annoverate dal Giuliari, e di esse quattro affatto ignote ai 
bibliografi, compresa quella del Libro de la Compagnia, che non mi pare priva 
di una certa importanza. 

Non dispero che altre possano venir fuori e sarò ben grato a quelli che 
vorranno darmene notizia. 

Venezia. 

G. Castellani. 



(i) Ibid., voi. 88, car. 218. 

(2) Tomo I, pag. 196-198. 

(3) Arch. cit.. Consigli, voi 88, car. 115. 



73 



CARLO FRATI 



Bollettino Bibliografico Marciano 

PUBBLICAZIONI RECENTI RELATIVE A CODICI O STAMPE 
DELLA BIBLIOTECA MARCIANA DI VENEZIA *) 



150. Contenzione d' un'' anima e d' un 
corpo. Testi del sec. XIV in prosa 
ed in rima, aggiuntovi P originale la- 
tino, per ctira di GIOVANNI TORTOLI, 
Accademico residente (R. Accademia 
della Crusca). — Firenze, tip. Gali- 
leiana, 1909; pp. 153, in 8" (estr. 
d. Atti d. R. Accad. d. Crusca, a. 
1907-08). 

Il prof. Francesco Berlan, iniziando una 
serie di Testi di lingua, che dovea veder la 
luce sotto gli auspici ' di una Società veneta 
dei bibliofili ', la quale ebbe vita effimera, 
pubblicò nel 1844, dietro V Etica d' Ai-i- 
stotile competidiata da ser Brunetto La- 
tini, due leggende ascetiche, togliendole dal 
cod. Marc. It. l'.34, il quale però non spetta 
al sec. XIV^, come ritenne il B. e ripete qui 
il T. (p. 5), ma indubbiamente al XV, come il 
fac-siìiiile qui soggiunto testimonia agevol- 
mente. 

Ora la prima di codeste leggende, che nel 
cod. veneziano s'intitola: Incomincia il con- 
tasto che fece l' atiima col corpo, il quale con- 
tasto ebbe in visione Santo Bernardo , ri- 
pubblica qui il T., non però sul cod. Mar- 
ciano (che fu dal B. fedelmente riprodotto, 
ma che presenta non lievi errori rispetto ai 
Codici toscani, come il T. dimostra in fine 
della sua interessante pubblicazione), ma bensì 
su tre codd. fiorentini : a) Palai, yj della 
Bibl. Nazionale di Firenze, già di Pier del 
Nero, e citato dall'Accademia della Crusca; 
òj Laur. Gadd. 120, più corretto del prece- 
dente, ma lacunoso; e) Riccard. 1345, del 
principio del sec. XV, ma arieggiante la forma 
trecentesca ; il migliore di tutti, e perciò po- 
sto dal T. a base della propria edizione. Il T. 



*) Cont. : V. Bibliofilia, voi. XH, pag. 400, disp. io"-ii". 



ritiene questi tre codici fiorentini e il Mar- 
ciano ' nella sostanza e nella forma tanto... 
simili fra loro, che ben si vede esser tutti de- 
rivati, più o meno direttamente, e quindi in 
modo più o meno buono, da un medesimo 
fonte ' (pp. 11-12). A fianco del testo volgare 
prosastico (pp. 46-91), il T. pubblica poi di 
nuovo quello latino in versi, da cui deriva, 
più noto col titolo di Visio Fulberti o Phi- 
liberti, e edito più volte, fuori d' Italia e di 
su codici stranieri, ma valendosi qui di un 
cod. Marc. (Lai. III. 2y), scritto a Venezia 
da un prussiano circa il 1414-1417, e che è 
(secondo il T.) il solo sin qui noto conservato 
in biblioteche italiane. Ed il fatto che 1' unico 
codice italiano conosciuto, contenente questo 
testo, fu scritto da uno straniero, sembra 
confermare 1' opinione, già di per sé proba- 
bile, che l'autore di esso non fosse italiano. 
Su questo cod. Marciano — che trovasi de- 
scritto esattamente dal Valentinelli, Bibl. 
ins., voi. II, pp. .206-208, non ricordato qui 
dall'editore — e sul metodo seguito nell'edi- 
zione, si cfr. pp. 36-37. In nota al testo 
del contrasto latino sono date ' tutte le va- 
rianti di quello dej Du Méril ' (p. 38) ; ma 
un fugace confronto col ms. ci ha fatto rile- 
vare un certo numero di passi, in cui per lo 
più si attribuiscono al cod. Marciano lezioni 
erronee, che non gli appartengono. Cosi nella 
quart. 7, v. 3, il cod. ha realmente fructum 
e non fructus ; — q- 9, v. 3 : pessima, non 
pexima ; — q. io, v. 4 : il cod. ha realmente 
quod, non quo ; — q. 19, v. 2 : il cod. ha 
correttamente nequam, non ncque ; — q. 34, 
v. 4 : il cod. ha ciilpam imputare, non culpas ; 

— q- 37> ^'' 2: il primo et manca nel cod. ; 

— q. 39. V. I : il cod. ha efiettivamente Scio 
me culpabilem, come l'ediz. Du Méril, non 
Oro me e, che non dà senso ; — q. 42, v. i : 
il cod. ha correttamente (come l' ediz. Du 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



79 



Méril) ìHUJidus, non mtindo ; — q. 42, v. 2: 
il cod. ha honorem, non hoìwres ; — Q- 47, 
V. 2 : il cod. ha correttamente ratio, non rito ; 
— q. 47, V. 3: il cod. ha: Ut cui plus pre 



ceteris (che corrisponde all'ediz. Du Méril: 
Cui maior gratid), non Ut età pre ceteris ; — 
q. 53, V. I : il cod. ha siricis (per sericis) 
ainicta, non surcis ; — q. 53, v. 2 : il cod. ha 



"-J«?.§ 




ìli^c^o <^3.bcv,o ..T^cr.S.f 






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;ptiu«n-t rtcj> copti u^atin^ *^.-réi»'^nn/i/-: 
rn.-t A]ouc-r>tv ^^.^ti^jx> Ic^pcyfhy Jpc.ix > ' 






Contrasto dell' atiima col corpo. Redazione in prosa, del sec. XV. 
Cod. Marc. It. V. 34 (f. 2^). Cfr. n.o 150. 



Ecce quod de omnibus, non Ecce quae ; — 
q. 59, V. 4 : il cod. ha nec oratione (come il 
Du Méril), non nec prò oratione ; — q. 64, v. i : 
il cod. ha correttamente premiserat, non pro- 
miserat ; — q. 71, v. i : il cod. ha Post hoc 



(forse per hec) tandem omnia, non anima ; — 
q. 84, V. 4: il cod. ha correttamente Cuiquani 
prorsus hominum, non Quiquam. Più, era forse 
opportuno conservare, anche nella stampa, la 
distinzione (per mezzo di iniziali più grandi), 



8o 



CARLO FRATI 



che nel codice è sempre fatta per le quartine, 
ove principia un nuovo interlocutore. 

Oltre i due testi indicati, latino e volgare, 
il T. ne produce poi (n.° II, III) altri due in 
volgare : a) V uno in prosa, che ine. : ' Es- 
sendo messer santo Bernardo una notte in 
visione...', dal cod. Palai, ijy della Bibl. Na- 
zionale di Firenze, scritto circa il 1375-80 
(pp. 95-1 II) ; b) l'altro in 70 ottave, composto 
nel 13^7 da ' un gran peccatore ' e che in- 
comincia : 

Fattoi- del cielo, de la terra et acque, 

dal cod. Riccard. 1351, del sec. XIV (pp. 113- 
140). Ora il T. ritiene che autore di quest'ul- 
timo poemetto sia un frate agostiniano di 
Siena, e precisamente lo stesso autore di 
altri due componimenti in rima, che nello 
stesso cod. fiorentino seguono al Contrasto, 
e di cui il primo è una Visione in 3* rima, e 
il secondo un Servetitese. Ora 1' opinione del 
T. può avere rincalzo dal fatto, che anche 
un cod. Marciano del sec. X\' contiene il poe- 
metto in ottava rima, qui pubblicato dal T., e 
la Visione in 3'^ rima. A f. 56^ del cod. Marc. 
It. I. 30, leggesi infatti : Questa visione ebbe 
Santo Bernardo e ridusse la in rima per amore 
d' uno grande pechatore. 

Fattore del celo, della lena e aque, 
Lo qual gouerni e tieni com tua potenzia 
Poy riìncoprasti noi quando ti piaque. 
Però ti prego che la tua clemenzia 
Col tuo bel figliuolo che nel mondo naque, 
Aiuti me si pieno di negligentia, 
Ch ' io possa dire la grande questione, 
Che II' anima fa col corpo per ragione. 

Il cod. Marc, all' infuori dell' ipermetria 
di alcuni versi e di lievi varianti, concorda 
col cod. Riccard., ed il poemetto vi conta 
pure 70 ott., e fin. (f. 64L) : 

E poj vi raconiando et pecatore 
Di costui ched à qui detto e questo scrisse, 
Che prechiate per lui et Saluatore 
Che a llui dica come a\l'\ ladron disse. 
E poi vi prego sanza fa\r'\ romore, 
Tornate a casa colle menti fisse 
In quel che salva noi che siamo in uia. 
Yhesu ui salili, figliuol di Maria. 
Deo gr alias. Amen. 



Finito la uisione di Sam Bernardo la quale 
vide comtrastare l'anima col corpo e doue fu 
menata. 

Poco più oltre (ff. [i3b-ii5b), il cod. Marc, 
contiene pure la Visione in terza rima, colla 
rubrica, affatto simile a quella del cod. fio- 
rentino : Qui contenda certe reprehension et amai- 
stramenti, li quali la uer^ene Maria disse in ui- 
sione a uno chierego dissoluto zouene, el quale 
iera molto so denoto, siatido iti la cita de 'Reso 
infermo a fine de morte, ecc. Incomincia : 

Carissimo fradelo, io son la madre 
Che del summo ualore ò partorido, 
L'ergine pura, q uè lui eh' è mio padre ^ ecc. 

Il cod. Marc, trovasi descritto nel I voi. del 
Catalogo dei codd. 31arciani italiani. Modena, 
1909, pp. 128-32. 

151. Tocco (Felice), La quistione della 
Povertà nel secolo A'/r", secondo nuovi 
documenti. — Napoli, Fr. Perrella, 
19 io; pp. XI-311, in-8". ('Nuova Bi- 
blioteca di Letteratura, Storia ed Arte', 
diretta da Fr. Torraca). 

Buona parte del volume (pp. 1-173) è oc- 
cupata dalla ristampa, riordinata e riveduta, 
della memoria Un codice della Marciana di 
Venezia sulla quistione della Povertà, che vide 
la luce, parecchi anni or sono, neW Ateneo 
Veneto (ser. X, voi. (11 1886), pp. 39-70; ser. 
XI, voi. I (1S87), pp. 87-126 e 163-203), ma 
che rimase quasi sconosciuta a molti dotti, 
specialmente stranieri. Il cod. Marciano ac- 
cennato nel titolo, è il Lai. Z. 142 (non J12, 
come si leggeva nella stampa à^W Ateneo Ve- 
neto), del sec. XV, già appartenuto al card. 
Bessarione, di cui reca in principio lo stemma, 
e descritto dal Valentinelli (II, 356-60). Il 
curioso testo, pubblicato e dottamente illu- 
strato dal T., si riferisce alla nota polemica 
sorta, prima fra Domenicani e Francescani da 
una parte e il clero secolare dall'altra, poi 
tra l'uno e l'altro dei due ordini religiosi, 
sulla questione della povertà ; e consiste nei 
responsi de' più eminenti cardinali, vescovi e 
teologi, ai quali si rivolse papa Giovanni XXII 
prima di dichiarare, colla decretale Cuin inter 
nonnullos (1323), eretica la proposizione affer- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



mata nel Capitolo generale de' Francescani, 
che Cristo e gli apostoli non possedettero 
nulla, né in proprio, né in comune. Esso ci 
è conservato da due codici : il l^ai. lat. 3740, 
già citato ed usufruito in parte dal Raynaldo 
negli Annales Ecclesiastici; e il Marciano, co- 
pia del Vaticano, quasi d' un secolo più an- 
tico. Il testo consta di cinque parti : nelle 
prime due sono riportati gli opuscoli favore- 
voli alle opinioni francescane ; nelle ultime tre, 
i contrari. Autori degli opuscoli e delle ri- 
sposte del primo gruppo sono: il card. Vitale 
du Four, vescovo di Albano, il card. Ber- 
trando della Torre, Arnaldo Royard, 
arcivescovo di Salerno, fr. Anfredo o Gau- 
fredo(Goutheri) di Barcellona, i vescovi 
di Gaffa (fra Girolamo), di Lisbona (fr. Ste- 
fano, confessore del re di Portogallo), di Riga 
in Livonia (fr. Federico) e di Bajadoz (fr. 
Simone). — Autori delle scritture del secondo 
gruppo : il card. Gaucelino (Gaucelm de 
Jean), il card. Pietro de Prato o de 
Pratis del titolo di S. Pudenziana, il card. 
Pietro le Tessier, il card. Simone de 
Archiaco, detto anche ' card. Viennese ', il 
card. Bertrando de Montfavez, il card. 
Raimondo Ruffi o de Ruffo, il card. Be- 
rengario Freddi, il card. Pietro de Ar- 
reblay, il card. Niccolò Fran ville , il card. 
Pietro Colonna, il card. Napoleone Or- 
sini, il card. Arnaldo di Pelagrua, il 
card. Gio. Gaetano Orsini e il card. Jacopo 
Gaetano degli Stefaneschi. Le risposte, 
secondo il T., non sono tutte contemporanee, 
ma furono per la maggior parte composte tra 
il 1321 e il 1323. 

152. PONCELET (Albert), Le Légendier 
de Pierre Calo ; in Analecta Bolla^i- 
diana, voi XXIX (Bruxelles, igio), 
fase. 1-2, pp. 5-1 16. 

Fra i Leggendari, o raccolta ^\ Legettdae 
de tempore et de sanctis, di cui è ricca la let- 
teratura agiografica latina del m. e., uno dei 
più copiosi, dei men noti, e tuttora inedito, 
è quello di Pietro Calò, domenicano di 
Ch loggia, di cui rinfrescò, parecchi anni 
sono, la memoria il compianto prof. Mon- 
ticelo in appendice al suo studio su V Appa- 



ritio Sancii Marci (i), ma di cui si hanno 
scarse notizie. Soltanto è certo eh' egli com- 
pose la sua opera fra il quarto e il quinto de- 
cennio del sec, XIV ; che solo una piccola 
parte dell' opera sua fu utilizzata nel sec. XVII 
dai compilatori degli Ada Sanctoriun ; e che 
egli mori 1' 11 dicembre 1348, come è atte- 
stato dal Necrologio del monastero di S. Do- 
menico in Cividale. — Il dotto bollandista, 
autore della presente memoria, dopo aver 
passato in rassegna i predecessori dell' agio- 
grafo clodiense, Bartolomeo da Trento 
(pp. 14-19), Vincenzo di Beauvais e i suoi 
abbreviatori (pp. 19-24), Jacopo da Vora- 
gine e i suoi ricompilatori (pp. 24-26), Ber- 
nardo Guy (pp. 26-28), Guido di Chà- 
tres, abbate di St. Denis (pp. 28-30), ecc., 
intraprende lo studio speciale sul Calò e sul- 
l'opera sua, intitolata Legetidae de tempore 
et de sanctis, della quale non si conoscono at- 
tualmente che tre manoscritti, di cui il più 
completo ed autorevole (sebbene non sempre 
corretto) è il Marc. Lat. IX. 15-20, composto 
di ben 6 voli., membr., in-fol., di bella let- 
tera semigotica del sec. XIV, tutta di una 
stessa mano, e di perfetta conservazione. Il 
P. ha avuto 1' abnegazione di dare la tavola 
di tutte le 862 leggende di Santi che i sei 
enormi in-folio contengono, indicando per 
ognuna V incipit e V explicit, ed il luogo pre- 
ciso in cui si trovano nel ms. Marciano, e 
negli altri due codici conosciuti, Barberiniano 
e di York ; ed ha fatto certo opera utilissima, 
a completare sempre più l'ottima Bibliotheca 
hagiograpìiica latina, edita a cura degli stessi 
benemeriti Bollandisti, tanto più che non ha 
mancato di soggiungere in fine (pp. 109-116) 
un Indice alfabetico dei Santi compresi nel- 
1' opera del domenicano di Chioggia. 

153. L[evi] (E[zio]), Ancora di ' Un ri- 
matore piacenthio anoìiimo del Quattro- 
cento '/ in Bollettino storico Piacentino, 
a. IV (1909), pp. 89-90. 

Il dott. L. corregge da sé l'errore di stampa 
e di lettura, già da noi rilevato \_Boll., n. 95] 



(i) MoNTicoLO (G.), Breve notizia intorno ai niss. 
delle ' Legendae de tempore et de Sanctis ' di fr. Pietro 
Calò da Chioggia ; in N. Ardi. Veneto, voi. IX (1S95), 
pp. 132-36. 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 2» 



82 



CARLO FRATI 



a proposito delle rime di un anonimo piacen- 
tino contenute nel cod. JMarc. It. IX. 142, 
da lui pubblicate. L' esatta lezione dell' ex- 



libris era del resto già stata data dal Yalen- 
TiNELLi, qui cit. dal Levi ; e dell' antico pos- 
sessore del cod., Marco da Pieve di 



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• re \'n <jtiif l«niar liba rMtu 7 inj 
djjhrcrijptJjzciqnib; itnTitnc r 
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tauajcpbr'prifPcrzc^c^ÌLmL-^ ;^ 
.l'jt.ctcnu cp iJiv uù; .if frp.Ti.;^sj; 
, rima Panili r,t:.f cniuai-^'piiiircfi 

nwjp tmcl»;jt «at.I^^ ccr. L.!n7r' 
o wneìsK, {13*10?: a-jtjur Tuiic £» cthr 
.Cmta'nDcrf finrciTnuiicfpluàiK 
maispn.i"..O.rnr.;a:: Inorai e. 4t 
lcc(tir ITrraii.C cp- rrcr.-.luncni* 
ftirqimcnnci^ipnti:ci;'.mn«-VTÌ 
ftiimr'!cp.iirnfii.i>mè..Tir.r.yor 
ctmrlcUTUirnr ~".uri:.t".tp prcnJi 
mne cqTiu"(}r fp tttrcnr. u-r..?" > v 
bjbiiMnic niuir.Ti>.»ttii>roT:- - 
mlirr >>?'■■ xi.-frc iVUmo;ci^ 
u e Ijn 1 e .'» ! rt o> fmj fia ; r^ i • • 
<|^ iTqiini: al patii» fi.cnrrct;i.u]i' 
cnrotiiuinr iji nsfu où rtu cifJi lù 
pirpn".tttt:vili.icc;»-yrcc>..it-.'?ni 
ni q~irpri: ri[ua«^.t .itfpai.ip.c'ì j 
ir r rrirvr q-icf «riij tm a ixTr.. 7 nm 
(cqf'oOTn rpnòiló d; ftiituc .1 tf' 'e 
mii.ifl(T* liùibvTmic inci).r qu^- n 
(i«nib.icinricnit3Tr<:.ipTic(ff)ro , 
piti -. pr.r..tMicn;:ct.Myi7UT:C' 
• mTi>mrj <TC(Tmrilc«Trijctni.iiT.' 
plnuf.Tri!.-cirj VriT.irtraciarcpr 
■nMi.ifrin.-oi.iCmfrcuuaoirtJio 
cir.o'i*:c7'-T.'r'i-rcl?.inr'irbit'<Tj'i! 
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«•»»•»■. 




PiKTRO Calò da Chioggia, Legetidae de Sanctis, voi. L 
Cod. Marc. Lat. IX. 15 (f. i^). Cfr. n.o 152. 



Sacco, del q. Giovanni, darà notizie il eh. 
dott. Luigi Suttina. 

154. NOVATI (Francesco), Per la storia 
della Paremiograjìa Italiana 7ie' se- 



coli XV e XVI: IL / proverbi del 
Farina : in // Libro e la Stampa, a. 
IV (19 io), fase. 2, pp. 61-65. 

I Proverbi del Farina, composti di 35 di- 
stici di endecasillabi a rima baciata, pre- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



83 



ceduti da un preamboletto di 6 settenari, in in una stampa veneta, s. a., dietro il Bugtar- 
cui il componimento è malamente qualificato dello, opera piacevole da dar spasso, ecc. 
per ' frottola ', videro la luce sin dal sec. X\T (Mise. Marc. 1945- 35) / m- "ella loro reda- 




Erbario anonimo, del sec. XV, con aggiunte posteriori. 
Cod. Marc. Lat. VI. 250 (f. 25^). Cfr. n." 155. 



zione veneta genuina (che nella stampa le 1 mani del sec. XV, ma che, nella parte che 
forme dialettali furono in gran parte italiani. contiene i />.....3.- (ff. 39^40^), piovete esse 
zate) ci sono conservati da un solo codice, il scritto circa il 1482, epoca m cm fu e empia o 
Mare. IL IX. 38. già Farsetti, scritto da più il Libro de' Polido e Lronora, trascritto nello 



84 



CARLO FRATI 



stesso codice dalla stessa mano (fF. 25'"^- 39^). 
Il preambolo ine. : 

Brigata, se V ne piaze ; 

e la serie proverbiale : 

Dicho che hogìii tropo noze. 
Chi nonti à focho mal si choze. 

155. De Toni (Ettore), Un codice-erba- 
rio ano7iimo. — Roma, tip. della Pace 
di F. Cuggiani, 1904; pp. 44, in-4°, 
e. Il tavv. (estr. d. Memorie d. Poti- 
ti/. Accad. Romana dei Nuovi Lincei, 
voi. XXII). 

Accanto agli Erbari maggiori posseduti 
dalla Marciana, quelli di B. Rinio (sec. XV) 
e di P. A. IMichiel (sec. XVI), che l'a. ha 
fatto oggetto di studi sinora solo in parte pub- 
blicati [cfr. Boll., n. 122-123], egli ha preso 
in esame anche i minori e gli anonimi, fra i 
quali è quello del cod. Marc. Lai. VI. 250, 
oggetto della presente memoria. È un cod. 
cartaceo, mancante di frontispizio, e quindi 
anche del nome dell'autore e dell'epoca in 
cui potè esser composto. Questa può rilevarsi 
solo induttivamente e approssimativamente 
dalla scrittura più antica, che è del sec. XV ; 
ma diverse mani seguono alla più antica, o 
dello stesso secolo, o dei successivi. I nomi 
delle piante sono ora in italiano, ora in la- 
tino ; e taluni nomi « più o meno corrotti 

ci danno un lume, per quanto vago, pel luogo 
natale dell' ignoto semplicista, perché certe 
desinenze ed altre particolarità accusano il dia- 
letto friulano» (pp. 2-3). Il luogo di pro- 
venienza della pianta è ricordato solo due 
volte, e in entrambe si tratta di Monte 
Baldo, nel veronese, ben noto sin da quei 
tempi nel veneto per la sua flora. 

Sgraziatamente il cod. è malconcio, per lo 
strappo di alcune carte, per abrasioni, e per 
gravi mutilazioni sofferte ne' margini (ove si 
trovavano annotazioni importanti) a causa di 
una barbara raffilatura del volume ; ma 1' a. 
ci offre egualmente una illustrazione compiuta 
della parte rimastaci, che interessa la bota- 
nica storica, distinguendo con diversi carat- 
teri la scrittura più antica e quelle posteriori, 
che sono, secondo il DT., non meno di dieci. 



In fine trovansi V Indice alfabetico delle piante 
(pp. 41-44), e due fac-simili delle figure bota- 
niche del codice. 

156. De Toni (Ettore), Un codice-erbario 
medico del sec. XV. — Roma, 1909 ; 
pp. 6, in-4'' (estr. d. Atti d. Ponti/. 
Accademia Romana d. Nuovi Lincei, 
a. LXIII, sessione I del 19 dicem- 
bre 1909), 

Si tratta di un breve Libro delle virtù delle 
erbe, in volgare, del quattrocento, contenuto 
nel cod. Marc. li. Z. 7S (descritto nel I voi. 
del Catalogo d. codd. Marc. Ital., pp. 94-95, 
qui non citato), e riguardante le virtù medi- 
cinali di 19 piante, delle quali 12 poste sotto 
i segni dello zodiaco (e che quindi si do- 
vevano raccogliere quando il sole si trovava 
in quel determinato segno) ; e 7 sotto i pia- 
neti. Il testo ine. : « Salbia si è la prima 
erba deli 12 segni del ciello.... » ; e per ciò 
che riguarda le piante sottoposte ai pianeti, 
la fonte medievale deve ricercarsi in un apo- 
crifo Tractatus de septem herbis sectindum sep- 
tem planetas, attribuito ad Alessandro 
Magno (i). H' a. identifica botanicamente le 
19 piante, e dimostra che né quelle sottopo- 
ste ai segni dello zodiaco, né quelle sottopo- 
ste ai pianeti, s'accordano colle piante indi- 
cate in altri codici : e precisamente nel « co- 
dice erbario medievale », posseduto dal cav. 
Michelangelo Guggenheim e descritto 
dal DT. negli Atti del R. Istituto Veneto 
(a. 1897-98; ser. 7», voi. IX, pp. 1235-1271, 
con IV tavv.); né nel bellissimo Liber de 
simplicibus di Benedetto Rinio (cod. Marc. 
Lai. Ì'I. 59, non ./p, come qui scrive l'a.), 
tanto celebrato dal Collenuccio e dal Ruskin, 
del quale il DT. ha fatto un' illustrazione, 
tuttora inedita. Ai presunti influssi dei segni 
dello zodiaco e dei pianeti sulle piante, ed 
alle facoltà medicinali di queste, si riferiscono 
alcune curiose rappresentanze figurate, che ador- 



(i) Il Sathas, Monumenta histor. Hellenicae, voi. VII 
(1888), pp. LXIII-LXVII, pubblicò: Tractatus de septem 
herbis et de septem eorum praelibatis attributis, il quale 
però non sembra avere rapporti diretti col testo volgare 
del cod. Marciano. 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



85 



nano il cod. Guggenheim sopra accennato, 
come può vedersi dai fac-sitnill ofiertine dal 
De Toni (loc. cit.). 

157. Kretschmer (Konrad), Die Ita- 
lienische Portolane des Mittelalters. Ein 



Beitrag zw Geschichte der Karlogra- 
phie und Naiitik. — Berlin, E. S. 
Mittler, 1909; pp. Vlll-688, in-8" gr., 
e. I carta. (In: ' Veròffentlichungen 
des Instituts fiir Meereskunde u. des 



1 



iii^ "n^* 



\ . : _ _ _- :r> 



t»cf-^^ct:^^ ctr ^fra<nTio et-plM\ v>cco VT<rr-Ap>iacret: tvo 

Tncnie -jiC^,? ilo v^^l^o ef «iVTniRvv»*. «rCKPc.Gi-aeft- 
accipir rdrii^yT^ Posta Tinare tti^IÌ^av ^<?f rì^«^y^(><, 
V»iicnnV«^ alld^i^ Ti^xcg^ entro Ftrt^<^^<2i=iifi-a 

acre jl» an^/»t- Aì> aTlcpcit»tn;i ■x\7iix<s^zi p p<yt^<?te 
l»olt ere etnie ì rmo52/ir<m "^c |>^0i 72?2 r;XSn3-C 



«t.' 



Frammento di Portolano, del sec. XV. 
Cod. Marc. It. XI. 87 (f. t). Cfr. n.» 157. 



Geograph. Instituts an der Univ. 
Berlin ', hrsg. v. A. Penck, Heft 
13). 

In questo importante lavoro sulla carto- 
grafia medievale italiana sono registrati, ana- 
lizzati, e in parte anche pubblicati i segg. Por- 



tolani della Marciana: i) cod. Marc. It. VI. 
2J3 (Nicolaiis de Combitis, sec. XIV): p. 125, 
n. 20 • 2) It. VI. 212 (Jacobus de Giroldis, 
1426): pp. 127-28, n. 26; 3) ^f- Z. 76 (An-. 
drea Bianco, 1436) : pp. 130-31. "• 33 ; 4) J^- 
IV. 9. (Anon., sec XV) : pp. 132-33- "• 35 ; 
5) //. XI. 87 (Framm.) : pp. 199-201, n. 2. 



86 



CARLO FRATI 



L' intero testo è pubbl. a pp. 235-37, n. 2; 6) 
It. IV. 170 (Pietro de' Versi) : pp. 204-06, n. 4. 
L'intero testo è pubbL a pp. 246-67 ; 7) Inc. 
V. 706 [non //. IX. 4/] {^Rizo, 1490) : pp. 220- 
22, n. 8. L' intero testo è pubbl. a pp. 420- 
552 ; 8) //. IV. 2 (Ant. Millo, « Isolario », 
1590) : p. 230, n. 8. 

Dalla indicazione del Kretschmer (p. 220) : 
« CI. IX, Cod. 4 », parrebbe che il ' Portolan 
Rizo ' [volgarmente noto coli' attribuzione al 
Cadamosto] fosse tratto da un codice, men- 
tre è riprodotto dall' incunabulo rarissimo : 
« Impresso cum diligentia in la citade de 
Uenexia per Bernardino Rizo da no- 
uaria stampador 1490 adi 6 nouembrio», del 
quale non si conoscono che tre esemplari, 
compreso il Marciano [/;/r. l'. 7o6\. Da una 
brevissima collazione del principio della ri- 
stampa del Kr. (pp. 420-552) coli' incunabulo, 
sembrano essere incorsi alcuni errori o inesat- 
tezze. Cosi a p. 420, Un. sest' ultima, ultima 
parola, deve leggersi coli' incunabulo « cadex » 
\== Cadice], e non « cader », come ha il Kr. 
Lo stesso errore si ripete poche linee più 
innanzi (p. 421, lin. 2). Ibid., lin. 20, 1' incun. 
ha : « E cosi è in lo trauerso de le ixole 
de fora », e non: « E cosi in lo trav. » 
Ibid., lin. 31, r incun. ha correttamente : « per 
tuli i luoghi e porti de rocha toua », e non : 
« per tutti i fuoghi ». P. 422, lin. 9, l' incun. ha: 
« e danflor fina a drepa », e non : « fina a 
diepa ». La stessa osservazione vale anche per 
la lin. seg., ecc. — Quanto al Frammento 
di Portolano contenuto nel cod. miscellaneo 
Marc. It. XI. 87, proveniente dal Consiglio 
dei Dieci, di cui il Kr. dà una descrizione a 
pp. 199-201, e pubblica il testo a pp. 235-37, 
conviene anzitutto correggere un grossolano 
errore del Kr., che attribuisce il frammento al 
sec. XIII (p. 200), mentre esso è indubbia- 
mente del XV, come dimostra W facsimile qui 
pubblicato. Nella lin. 4* (del testo pubbl. a 
p. 235) deve leggersi « et plui [=//«] poco », 
anziché « pliu poco », Cfr. anche più innanzi, 
p. 236, lin. 20. P. 235, lin. 5*, convien leg- 
gere : « Cui se' [l'erbo'] ad acre » [come poco 
più sopra il cod. ha : « Cui est a cauo S. an- 
drea »], anziché « Cuise ad acre ». P. 236, 
lin. 28^, ove il Kr. legge « uer ponente tra- 
montana », deve leggersi soltanto « uer tra- 



montana », perché ponente è chiaramente 
espunto. P. 237, lin. i^, è saltata una riga 
del cod., che legge : « Sasne con lo cauo delo 
leoka se uarda dentro austro et afracin et 
poco uer austro .". fanu con lo leoka se uarda 
per afracin poco uer ponente » : mentre il 
Kr. stampa : « Sasne con lo cauo delo leoka 
se uarda dentro austro et afracin poco uer po- 
nente ». — Più frequenti, se non più gravi, 
sono le inesattezze nella stampa del Portolano 
di Pietro de' Versi (pp. 246-67), tratto dal 
cod. Marc. It. lì'. 170 (ff. 40^-67»). Subito 
nella i^ lin. convien leggere : « Questo sera 
l'amaistramento », anziché : « Q. sarà la mai- 
stramento ». Ibid., lin. 2^, e 19=^ ; p. 247, 
lin. i^, 6*, 13*, ecc. : « zoé », e non «cioè ». 
P. 246, lin. 2* : « S. Zorzi », anziché : «S. Gorzi ». 
P. 246, lin. 3* e 15"» : « sera ai do \^= due] 
chaxoni » e « sia dentro de i do chaxoni », 
anziché : « sera aido cha.xoni » e « sia dentro 
de ido chaxoni », Cfr. anche p. 247, lin. i*, 
7^, 13^, 17*, ecc. E analogamente a p. 247, 
lin. 22^, convien leggere : « dentro di do àl- 
bori », anziché : «dentro dido albori». P. 247, 
lin. 12^, il Kr. legge, senza senso : « Perpassa 
cioè (!) San Nicholo de lido » [anche il punto 
esclamativo è del Kr.], mentre il cod. ha cor- 
rettamente : « Per passa 3 San Nichelò de 
lido». P. 247, lin. 16'^, il Kr. ha : « e sei vorà 
quando sarà al tocho », omettendo la parola 
sauer, che nel cod. trovasi chiaramente dopo 
vorà (z'orà saver), e che è indispensabile al 
senso. P. 247. lin. 29*, il Kr. ha la strana 
forma: « una barcha diver la longeza dona 
gallia », mentre il cod. si lascia leggere nor- 
malmente: « de la longeza d' ona gal- 
lia », ecc. 

Il Kr. si occupa altresì del Mappamondo 
di fra Mauro, che ora purtroppo non fa più 
parte della Marciana (p. 140, n.** 51), e di un 
Portolano di Grazioso Ben incasa del 1471, 
che conservasi a S. Michele di Murano 
(p. 144, n.o 65). 

158. Behrmann (Walter), Ueber die 
niederdeidschen Seebìlcher des funfzehnten 
u. sechzehnteìi Jahrhunderts. Inaugu- 
rai -Dissertation zur Erlangnng der 
Doktorwurde (Univ. zu Gottingen). 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



87 



— Hamburg, L, Friederichsen & Co.*^, 
igo6; pp. VI, III, e. IV carte (estr., 
d. Mitteilungen d. Geogr. Gesellschaft 
in Hamburg, Band XXI). 

L' autore della presente tesi dottorale, con- 
sacrata ai Portolani della Germania meridio- 
nale dei sec. XV e XVI, ha occasione di 
occuparsi anche di alcuni testi prettamente 
italiani, dei quali ci riguardano direttamente 
il Portolano di Pietro de Versi (1444) [cod. 
Marc. It. IV. iyó\ (pp. 23-27), pubblicato poi 
per intero dal Kretschemr nell'opera più 
sopra ricordata [cfr. Boll., n.'^ 157] ; e il Por- 
tolano cosi detto del Cadamosto (1490), pure 
ricordato nell'art, precedente (pp. 33-40), e che 
fu più tardi per intero riprodotto dal Kret- 
schmer. Scopo dei raffronti che il B. istituisce, 
da una parte, fra il Seebiich germanico e i testi 
francesi, e dall'altra, fra lo stesso Seebiich e 
i due testi italiani sopra ricordati, è quello di 
controllare se sia accettabile l'opinione di Teo- 
baldo Fischer, che la fonte del Seebuch sia da 
riconoscere in un testo italiano. Il B. esclude 
questa ipolesi dell' illustre cartografo, e per 
timore che il risultato delle proprie indagini 
possa sfuggire al lettore, stampa le conchiu- 
sioni proprie in carattere grassetto : « Die 
Quelle ist keine italienische gewesen » (p. 41). 
Ammette però una più stretta affinità tra il 
Seebuch ed i testi italiani, e specialmente il 
Cadamosto, che non tra il Seebuch ed i testi 
francesi. 

159, Rossi (Vittorio), Fra i compagni 
Sempiterni. Briccica storica piibbl. \J)el 
giubileo universitario del prof . E. Teza\ 

— Padova, G. B. Randi, 1910; pp. 14, 
in ló". 

La compagnia dei ' Sempiterni ' a \'enezia 
fu una delle cosidette ' compagnie della Calza ', 
delle quali si è occupato recentemente e lar- 
gamente il dott. L. Venturi, ed ebbe vita 
brevissima, tra il marzo 154 1 e il carnevale '42. 
Il R. ha qui pubblicato e opportunamente illu- 
strato un documento (sfuggito alle ricerche del 
Venturi) relativo ai festeggiamenti dei Sempi- 
terni : cioè alcuni l'ersi fati per la compagnia 
dei Sempiterni su li presenti che i fece a le 



donne in una sua festa, che si leggono nel cod. 
Marc. Lai. XI l\ 243, fase. VI, di provenienza 
Morelliana, noto per altre pubblicazioni trat- 
tene da E. Lovarini e da altri. Ogni verso è 
preceduto dal nome della dama, cui il dono 
veniva offerto ; dall' indicazione del dono, e 
dal nome del cavaliere ofl'erente. Cosi, ad es. : 

Lugrecia Contarini : uno Amor, per Zorzi 

[Corner : 

Non mie, ma vostre le saete et l' arco. 

La poesia, probabilmente, non è completa, 
ma ha il pregio di aggiungere qualche nome al- 
l' elenco dei Sempiterni, compilato dal Venturi. 

160. PlLOT (Antonio), Le canzoni di Ce- 
lio Magno (1^^6-1602) in relazione colla 
lirica veneta del tempo ; in Ateneo Ve- 
neto, a. XXXII (1909), II, pp. 1 17-155 
e 267-308 ; ed estr." di pp. 82, in 8". 

Di Celio Magno • — « che tra i gravi pen- 
sieri del carico di valorosissimo e mentissimo 
Secretarlo di questo Stato, ed altre sue nobili 
e degne qualità, scopre anco in questa glo- 
riosa virtù \^poetica'\ la felicità del suo vivacis- 
simo ingegno mirabilmente », come è detto 
di lui in un libro veneziano dell' estremo '500 (i), 
analizzato altrove dallo stesso prof. Pilot — 
questi si era già occupato in più altre sue pub- 
blicazioni [cfr. Boll., n.^ 49, 66, 70]. Con que- 
sta, che ci sembra migliore delle precedenti, 
egli si propone di offerire uno studio letterario 
sulle sue canzoni, in confronto colla produzione 
poetica veneta contemporanea, prendendo a 
scorta 1' ediz. delle sue poesie fatta in Vene- 
zia nel 1600, ed esaminando le canzoni singo- 
larmente, neir ordine stesso che hanno nella 
stampa. Talvolta egli ha occasione di ricor- 
dare o pubblicare scritti, in verso od in prosa, 
del Magno od a lui diretti, esistenti in codd. 
Marciani ; ed a tale riguardo è deplorevole 
che le segnature de' codd. sieno spesso errate, 
e manchino quasi sempre dell' indicazione della 
carta a cui si trova il testo allegato. Cosi dal 



(\\ Il Merito delle Donne di Moderata Fonte o Mo- 
desta Pozzo: cfr. Vii-OT {X.), Sette gentildonne l'eneziang 
a conciliabolo, ecc. Venezia, 1910, p. 27. 



88 



CARLO FRATI 



cod. Marc. It. IX. i^g (f. 2ib) è pubblicato 
(pp. 50-51) un son. inedito del Magno : 

Quante, pria che da te faccia partita. 

Dal Marc. It. IX. 166 sono pubbl. 3 son., 
pure inediti, del M., che nel cod. si leggono 
rispettivamente a ff. 49I), 64I), 81'' : 

i) Pur volgo i passi e n' è ben tempo hoìnai 
(pp. 47-48) ; 

2) O per sangue e miserie a me congiunta 

(p. 51) ; 

3) Se pur d' alto saper lingua non mente 
(P. 50) ; 

sonetto quest' ultimo che il P. indica erronea- 
mente come tratto dal cod. //. IX. 159. — Il 
cod, //. IX. iji è ricordato giustamente, per 
una scrittura in prosa, anepigrafa, del M., 
« dalla quale, se pur ne fosse bisogno si può 
chiaramente rilevare il grado della sua cultura 
letteraria e in modo speciale la sua compe- 
tenza in fatto di versi d' Orazio » (pp. 3-4 ; 
cfr. nel cod., ft". 161-164), e per una scrittura, 
pure inedita, intitolata Prefatione sopra il 
Petrarca (p, 37 ; cfr. nel cod., If. 154-159) ; 
ma a torto per una lettera di Ottavio Me- 
nini al Magno (S. Vido, 20 genn. 1599) e per 
le osservazioni del M enini stesso a due can- 
zoni del M., r una per la battaglia di Le- 
panto, l'altra in morte di Elena Mazza, 
madre di Orsatto Giustinian (pp. 12 ;/. 2, 22 
n. I, 29 n.) : scritture che leggonsi, non nel 
cod. It. IX. 171, cit. dal M., ma nell' It. IX. i-/2 
(ff. 21^ e 27''^-34*). In quest' ultimo cod. tro- 
vansi pure : a) un Sonetto copiato per essere 
l' originale quasi smarrito d' inchiostro, d' In- 
certo, al M., riguardante una canz. di que- 
st'ultimo in morte del Venier (f. 97^), di cui 
il P. pubblica (p. 53 n.) la 2^ quartina e qualche 
altro verso ; b) due lettere al M., 1' una del 
Menini (9 die. 1597), l'altra di Battista Gua- 
rini (20 die. 1597 [non /jp/, come stampa il 
P.]), che il P. (p. 58 n.) ricorda (cfr. cod., ff. 
22^, 9^); f) un son. dello Strozzi - Cicogna 
relativo a Roma (f. 79^^), di cui il P. pubblica 
le 2 terzine (p. 58 n.) ; d) una lettera del 
Menini al M. (f. 23*^) sulla sua canzone Deus 
(2 ag. 1596), che il P. pure ricorda (p. 67 ;/. 2). 

161. PlLOT (Antonio), Le « Miserie d' I- 
talia » in alcune ottave di Lauro Badoer. 



— Roma, tip. editrice Romana, 19 io ; 
pp. 19, in 16°. (estr." dal FanfuUa d. 
Domenica, a. XXXII, n." 28). 

Il P. Lauro Badoer, ' crucifero ', è autore 
di un volumetto di Rime spirituali, che fu stam- 
pato a Bologna, senza data, nel sec. XVI ; di 
una canzone in lode di Sisto V, pubblicata 
a Roma nel 1589 ; di una traduzione in versi 
italiani dei Sette Salmi Penitenziali, edita a 
Mantova nel 1594 ; e di alcune buone ottave 
Sopra le miserie d' Italia, che il P. qui ri- 
stampa (pp. 15-19). L'opuscolo del P. ci ri- 
guarda però soltanto perché a pp. 4-5 vi sono 
pubblicate alcune notizie biografiche sul Ba- 
doer, tratte dal toni. I del Campidoglio Ve- 
neto del Cappella ri (cod. Marc. It. ]"II. 15, 
fam. ' Badoer ', sotto 1' a. 1590). 

162. Revelli (Paolo), Una relazione sul- 
VAbissinia del 1578 ; in Bollettino della 
Società Geografica Italiana, ser. 4®, 
voi. XI (1910), pp. 607-24. 

La Relazione suU'Abissinia, di cui si occupa 
qui il R., ha il seguente titolo nel cod. Am- 
bros. R. mi, miscellaneo di più scritture del 
sec. XVL proveniente da Gio. Vinc. Pi- 
nelli : Relazione dell'Africa, suoi dominii, 
proprietà e costumi, dettata da G iovanni 
Abissino e scritta da Piero Jhtodo nel 
iSjS. Ora il R. dimostra che ' Giovanni 
Abissino ', autore originario della Relazione 
contenuta nel cod. Ambros., deve identificarsi 
con 'Juan de Baltasar', informatore di 
Luis de Urreta per la sua Historia eclesia- 
stica, politica, naturai.... de la Etiopia (Va- 
lencia, 1610-11, in 4°), e con ' Don Baldas- 
sarre Abissino ', che figura come autore 
di una Relazione consimile contenuta in due 
codd. Marciani : nel JÌIarc. It. /V. jj2, del 
sec. XVn, ove ha il seguente titolo: Relatione 
del Grafi Regno de gli Abissini, overo d'Ethio- 
pia, fatta da Don Ba Idassare Abissino, 
Caualiere dell'Ordine di Sant'Antonio a requi- 
sitione del Reu.™" 3Ionsignore Migliore, Ve- 
scouo di S. Marco, et Comendatore Generale 
dell' Ordine di S. Spirito di Roma ; — e nel 
iMarc. It. VII. 2027, del sec. XVIIL Nei due 
codd. Marciani non figura il nome di Pietro 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



Duodo, nel quale il R. è indotto a ricono- 
scere quel Pietro Duodo, figlio di Francesco, 
di cui si hanno Relazioni al Senato del 1592; 
che fu alla fine del sec. XVI Riformatore dello 
Studio di Padova, e, nel 1605, uno dei quattro 
Ambasciatori della Serenissima a papa Paolo V ; 
ed il R. ritiene che, mentre la redazione am- 
brosiana, recante il nome del Duodo, risale al 
1578, quella dei due codd. Marciani non possa 
essere anteriore al 1586, e forse al 1597 : le 
due redazioni, ambrosiana e marciana, stareb- 
bero quindi a rappresentare (scrive il R.) « ri- 
spettivamente, in ordine di tempo, la prima e 
r ultima forma che nelle redazioni italiane ebbe 
ad assumere la fantastica relazione suU'Abis- 
sinia di quel curioso avventuriero del Fatigar 
[cioè di 'Giovanni Baldassarre' o 'Bal- 
dassarre Abissino '], che, recatosi verso la 
fine del sec. XYI nella Spagna, contribuiva 
direttamente a rendere sempre più sospetto 
agli intenditori il senso critico del domenicano 
spagnuolo Luis de Urreta » (p. 609). Il R. 
riconosce poi alla redazione più antica (1578), 
sebbene anch'essa in gran parte favolosa, un 
interesse maggiore pel suo contenuto geogra- 
fico, che egli mette in rilievo. 

L' a. ha inoltre occasione di accennare a 
p. 608 «. I e 2 ai codd. iVarc. It. VII. 336 e 
Sjg, contenenti una Relazione sulla Polonia di 
Pietro Duodo (1592) ; ed al Marc. lai. X. 
6g, contenente in fine una soscrizione autografa 
e datata dello stesso Duodo (1608). 

163. Bernardy (Amy A.), Venezia e 
il Turco nella seconda metà del sec. XVII, 
con docianeìiti inediti e con prefazione di 
P. ViLLARi. — Firenze, G. Civelli, 
1902; pp. VI-143, in 8" fig. 

Questo saggio di una giovane scrittrice stra- 
niera su un punto importante della storia di 
Venezia e d' Italia nel seicento, non può dirsi 
condotto con rigoroso metodo storico. Tutta- 
volta I' importanza del tema prescelto, l'abbon- 
danza dei materiali inediti di cui l'autrice si è 
valsa, la forma vivace e piacevole dell'esposi- 
zione, e le garbate parole onde un nome caro 
all' Italia, Pasquale Villari, presenta questo 
studio alla benevolenza dei lettori italiani, ci 
consigliano a tenerne conto nel nostro Bollet- 



tino, tanto più che molte volte i codd. Mar- 
ciani sono indicati dalla sig.na B. col solo nu- 
mero d'ordine, senza quello della classe ; e 
poiché mss. di storia veneta si trovano cosi 
nella classe VII degli Italiani {Storia Feneta), 
come nella VI {Storia civile) e nell' XI (Mi- 
scellanea), cosi non riesce sempre agevole, a chi 
non abbia una pratica speciale de' nostri Ca- 
taloghi, rintracciare la segnatura esatta dei mss. 
adoperati. Anche per questa ragione ci sembra 
quindi opportuno dar qui l'elenco generale dei 
codd. Marciani consultati dalla B., completando 
le segnature di quelli che sono citati imper- 
fettamente e seguendo l'ordine numerico delle 
segnature : cod. Alare. II. VI. 5/ (p. 73 n.) ; 
//, FI. isj (p. 9 n. 2) ; //. VI. 143 (p. 9 n. 2) ; 
//. VI. 190 (p. 70 n. i) ; //. VI. igi (p. 70 
;/. i); //. VII. IDI (p. 9 ;/. 2); //. VII 171 
(p. 84 n. 2); //. VII. 172 (p. 84 n. 2); II. VII. 
200 (p. IO n. 2); //. VII. 211 (pp. 15 n. I, 
30 n. 2, 61 n. 2, 4, 5); //. VII. 214 (p. 9 ;/. 2); 
II. r//. 336 (p. 70 n. i); //. VII. 381 (p. loi 
;/. i); //. MI. 386 (p. 34 ;/. 2); //. ìli. 392 
(p. loi n. i); //. VII. 399 (p. loi n. i); //. 
/'//. 40J (p. loi ;/. 2); //. VII. 32J (p. 9 n. 2); 
//. VII 643 (p. 65 n. 2); //. VII. 648 (p. 9 
;/. 2); It. VII. 651 (p. 77 n. I, 3); //. VII. 
6j6 (pp. 60 ;/. 2, 84 n. 3, 86 «. 2, 92 n. 3, 93 
«., 94 ;/. i); //. /'//. 637 (p. 43 n. 2); //. 
/'//. 674 (p. 52 n. i); //. VII. 882 (p. 65 ;/. 2); 
//. VII. 901 (p. 48 n. 2); 11. MI. 902 (p. loi 
;/. i); //. VII. 923 (p, 19 n. 3); It. VII 975 
(p. 77 ;/. 2); //. VII. 976 (p. 19 n. 3); II. VII. 
1068-69 (p. 92 n. i); //. VII. 1098-1104 (p. 20 
n. 4); //. VII. 1105-06 (p. 20 ;/. 4); II. VII. 
1107 (p. 20 n. 4); It. VII. 1232 (p. 18 ;/. I, 
2, 5); II. VII. 1261 (p. 14 n. 5); //. /'//. 1552 
(pp. 46 n. 2, 107 ;/. i) ; //. VII. 1563 (p. io 
;/. 2); //. MI. 1566 (pp. 9 w. 2, 54 n. 3); //. 
/'//. 1569 (p. 15 n. I); II. VII. 1608 (p. 51 
;/. 4); //. VII. 1617 (pp. 9 n. I, 78 «.); //. 
/'//. 1623 (pp. 8 ;/., IO n. 2, 29 n., 33 n. 2, 
no H. I); //. VII 1645 (p. 83 w.), //. VII. 
1760 (p. 22 n. 4); //. VII. 1767 (p. 18 ;/. 4); 
//. VII. 1921 (p. 20 n. 4); //. VII. 1922- 1926 
(p. 20 ;/. 4); //. VII. 1998 (pp. IO n. 3, 54 
n. 2, 107 n.); II. VII. 2162 (pp. 22 n. 4, 85 
;/, 2); II. VII. 2187 (pp. 49 ;/. 2, 59 n. i) ; //. 
XI. 23 (pp. 13 n. 2, 22 n. 3) ; II. XI. 80 (p. 30 
n. 2); It. XI. 91 (p. 25 n. 4); It. XI. 206 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 2"'3'' 



90 



CARLO FRATI 



(pp. 23 n. 3, 34 ;/. 3 [ove è indicato come 1 
« Cod. Marc. 206, ci. XL ! »], 79 n. i, 112 «.); ! 
It. XI. 246 (pp. 26 ;/. I, 49 n. I, 74 n. i). — 
Nella Nota bibliografica che chiude il volume 
è pubblicala poi la tavola (però non completa) 
delle due .l/Zi-^^Z/aw^^ Marciane a stampa n.^* 166 
e 169, contenenti molte Relazioni ed altri scritti 
contemporanei sulle guerre di Venezia contro 
il Turco (pp. 135-138). 

164. BruGI (Biagio), U)i parere di Sci- 
pione Maffei intorno allo Studio di Pa- 
dova sui principi del Settecento. Edizione 
dal testo origiìiale, coti Intioduzione e 
note : in Atti d. R. Istituto Veneto, 
tom. LXIX (Venezia, 1909-10), parte 
2% PP- 575-91- 

Come il eh. autore ricorda, il Maffei ebbe 
occasione di scrivere Pareri sull'eventuale rior- 
dinamento scientifico e didattico di due Uni- 
versità italiane : suU' Università di Padova nel 
1713-15, e sull'Università di Torino nel 171S. 
Quest' ultimo Parere fu pubblicato dal can. 
GiULiARi (Verona, 1871); quello sull'Ateneo 
Padovano fu anch' esso già edito due volte, 
dal Labus (Milano, 1808) e dal Gamba (Ve- 
nezia, 1829). Nella citata memoria del prof. Br. 
esso rivede pertanto la luce per la terza volta, 
ma secondo una redazione diversa dalle due 
precedenti, tratta da due manoscritti dell'Ar- 
chivio di Stato di Venezia, nessuno dei quali 
autografo ; da un ms. ora appartenente al 
R. Istituto Veneto; e dal cod. Marc. It. lì'. 
^g2, miscellanea di appunti, scritture e lettere 
sullo Studio di Padova, e su argomenti 
idraulici, tìsici e astronomici, proveniente da 
Giovanni Poleni, e che trovasi descritta nel 
Catal. d. codd. Marc. Itat., voi. II, pp. 196-97- 

165. Levi-Mixzi (Giacomo), Un capitolo 
inedito di Gaspare Gozzi ; in Fanfulla 
della Domenica, a. XXXII (19 io), n.° 8 
(20 febbraio), p. 3. 

Ne' codici Marciani si conservano parecchie 
poesie tuttora inedite del Gozzi : di queste, 
giudica il L.-M., « ve ne sono di meno che 
mediocri e di quelle degne di vedere la luce 
e di essere poste a paro con quelle che pas- 



sano per le migliori del grande veneziano ». 
Per saggio delle meritevoli di vedere la luce, 
l'a. pubblica qui dal cod. Marc. Ital. XI. 121 
— miscellanea messa assieme dall'ab. Gio. 
Antonio Verdani (amico di A. Zeno, col 
quale convisse dal 1733 al 1735), e prove- 
niente dal Morelli — un capitolo inviato verso 
il 1740 a Giovanni Sibiliato, impiegato ai 
Dazi della Repubblica Veneta e noto per le 
sue canzonette molto diffuse a quel tempo. 
Incomincia (ff. 430-31) : 

Al partir vostro restai semivivo. 

Il capitolo in 3^ rima (e che, appunto perché 
tale, avrebbe dovuto stamparsi coi versi rag- 
gruppati in terzine, come stanno nel cod., e 
non a guisj^di versi sciolti) appartiene alla 
serie delle Rime piacevoli, « ed è simile (scrive 
il L.-M.) nella forma e nel concetto a quello: 

Ho una gran voglia di a»i>nazzar)ni tosto, 

scritto evidentemente in epoca posteriore, e 
dedicato esso pure al Sibiliato ». — Lo stesso 
cod. Marciano contiene altre rime del Gozzi, 
autografe, per testimonianza del bibliotecario 
G. Veludo. 

l65. GiOMO (Gius.) e Bratti (Ricciotti), 
Codici, documenti manoscritti e fonti per 
servire alla Storia della Medicina, con- 
servati nclF Archivio di Stato e nel Museo 
Correr di Venezia. — Venezia, tip. A. 
Pellizzato, 1909; pp. 37, in 8". 

Questa pubblicazione, che fa parte degli 
Atti della II Riunione sociale dell' Associazione 
italiana di storia critica delle scienze mediche e 
naturali, promette nel titolo forse più di quanto 
mantenga. Si tratta infatti soltanto di un Elenco 
frettoloso e indigesto, preparato per la circo- 
stanza, di un materiale storico-bibliografico, 
che sarebbe stato certo interessante, ove la 
elaborazione ne fosse stata curata da mani più 
abili. Sebbene non appaia nel titolo, anche la 
Marciana è purtroppo compresa in questo opu- 
scolo, dacché vi è stampato, di su una copia 
esistente nell'Archivio di Stato, un disordinato 
Elenco degli Atti del Collegio medico-chirur- 
gico di Venezia (dal sec. XV al XVIH, ma 
con molte e gravi lacune), già posseduti dal 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 91 



nob. dott. Camillo Corner, ed ora custoditi 
nella Marciana (pp. 12-17): elenco che fu qui 
pubblicato tal quale. Ciò dichiarato ad esclu- 
dere qualsiasi presumibile complicità della bi- 



Xo'ijS'*Sifr»^ìf::' 



blioteca in questa pubblicazioncella, non ci resta 
che indicare che i mss, del Collegio Medico- 
chirurgico, compresi nel presente elenco, sono 
ora contrassegnati (ciò che nell'opuscolo non 



ItAi'LatrtUAtH' l«> ^rfunv, te dice 
\ Ch'ha, unii, 'Jt'Ya^ fùri-ura. JiMoUrf 
j alu, (M iyw^ ur, iumt, tMéiate mko 



1 T^iV 1 » uicjin /!*/ <^'i^f . / '^ . 



- 2M 



^^■ 



-,,. v^ 



Gaspare Gozzi, Capitolo (autografo). 
Cod. Marc. It. XI. C2i (f. 238^). Cfr. n.o 165. 

è neppure accennato) codd. Marc. It., VII. j che dei singoli mss. si sia potuto fare un ra- 

2j2y-23S9\ ma non corrispondono esattamente, zionale e stabile ordinamento. 

né pel contenuto, né per l'ordine, all'Elenco, 

pubblicato, a insaputa della biblioteca, prima (ContitmaJ Carlo Frati. 



92 ENGLISH COURIER 



ENGLISH COURIER 



The following interesting and suggestive Memoir which appeared in the Library Associatioii 
Record is from the pen of Dr: Axon, undoubtedly one of the most learned men in the north 
of England : 

« The late Mr. Thomas Greenwood, whose name is deservedly held in honour for the 
Services he has rendered by his advocacy of popular libraries as a necessary element in national 
education, made in his lifetime a nevv departure by the foundation of a « Library for Librarians ». 
The phrase might be interpreted either in a narrow or in a broadly inchisive spirit, and it is 
in the latter that Mr. Greenwood worked. In a Library for Librarians there should be gathered, 
so far as is possible, ali the literature that bears upon the knowledge of books in the past 
and in the present. The librarian has to deal with the physical aspect of literature and he 
has also to deal with its life-giving spirit. This has to be kept distinctly in view and yet is 
sometimes in danger ot being forgotten. The Greenwood Collection has been presented to the 
Manchester Reference Library, but on conditions by which it will be available to librarians 
and to students outside of Manchester. The library at present contains more than ten 
thousand volumes, and the founder has made arrangements for increasing it, and also for 
supplying it with the bibliographical literature of the future as it appears. If we consider 
bibliography in the widest acceptation of the word, it has lo do with ali the methods by 
which men bave recorded events and ideas since the beginning of time. The brick-libraries 
of Assyria and the papyrus MSS. of Egypt belong to the librarian and the bibliographer no 
less than the products of the Aldine, the Chiswick, or the Kelmscott press. The history of 
writing in ali ages, the history of libraries in ali ages and the history of printing in ali countries 
bave a special interest for bini. Hence Silvestre's great hook on universal palseography and 
the publications of the Pakeographical Society bave a place in this Library for Librarians. But 
this historical side of the librarian's interest is not the only one, nor in this work-a-day world 
is it, perhaps, the most important. A library is, or ought to be, a sort of « universal provider » 
both of information and of ethical inspiration and enthusiasm. Knowledge, like faith, should 
produce good works. The librarian of even the smallest library has to find the answers to a 
hundred questions, and the man who asks about the pictures of Leonardo may be succeeded 
by an anxious inciuirer as to the cookery of prehistoric ages and he by a student of the Russian 
land laws. The investigator of Buddhism may be followed by one who needs a hook of practical 
directions as to plumbing. 

To know what has been written, and especially to know what has been printed, and 
more particularly to know what is easily available, is the function of the librarian, and for this 
he needs the list of books published in ali countries and on ali subjects so far as these can 
be obtained. Consider for a moment what this means for our own literature alone. Herbert, 
Ames and Dibdin, the Stationers' Registers, the Term Catalogues, the long series of the 
English Catalogne and its predecessors stretching backward from the twentieth to the eighteenth 
century, the works of Lowndes, Allibone, W. C. Hazlitt, and other bibliographers make alto- 
gether, in spite of their varying value, a fine record of English authorship. In a similar fashion 
the literary activity of other countries can be traced through the centuries. France in particular 
is rich in the extent, variety and excellence of its bibliographical books. The universal cata- 
logne seen in beatific vision by earnest bibliographers is stili unaccomplished. The greatest 
contribution that has been made to it is the magnificent catalogne of the printed books in the 
British Museum. This work, unequalled in extent and excellence in the whole range of 
bibliographical lilerature, has done mudi to raise the standard of cataloguing, Having used 
it almost daily since the first section came from the press I bave had a fair opportunity of 



ENGLISH COURIER 93 



finding oiit both its strength and its weakness. When ali deductions bave been made for 
minor mistakes in fact, and for mistakes, or what may seem such, in method, the British 
Museum Catalogne is a magnificent work of which the nation may be justly proud. There is 
no greater collection of accurate and vvell-arranged bibliographical data in the world. The 
efforts of Graesse, Ebert, Brunet and others to deal with literature in the mass, or at least 
with masses of literature, are of course represented in the Greenwood Collection. Here too 
are the bibliographies of individuai writers from Ruskin and Austin Dobson to Dante and 
Pushkin. An interesting feature of this section are the lists of the writings of men like Mandell 
Creighton who bave written in periodicals and transactions many illuminating monographs on 
special and little-known topics. To look over the list of the books and articles of John 
Eglington Bailey is like peeping into a scholar's notebook. Then there are bibliographies of 
special institutions - Ackworth School for istance— and the special classes or orders, such as 
the Quakers or the Jesuits. There are clues to the ànonymous literature of various lands. 
Then there are long series of special bibliographies on subjects in every department of 
intellectual research. The writings and history of different schools of philosophy, of different 
religions and sects and their dogmas and creeds ; many questions of politicai, social and 
national science bave been explored by bibliographical experts. Another wide field in which 
there is stili much to be done is the bibliography of literature. It is not always easy to mark 
off the boundaries of literary history and bibliography ; they shade off into each other perhaps 
more readily than the other departments of intellectual activity. This is perhaps more parti- 
cularly noticeable in what is sometimes called comparative literature. Thus Prof. Victor 
Chauvin's Arabie bibliography is the most detailed study that has been made of the history of 
prose fiction. Internationalism has got a surer footing in literature than in politics ; no one 
can really understand, for instance, Byron's position without taking into account bis wide&pread 
influence on continental literature. It is better wherever there is doubt to be inclusive rather 
than exclusive. The bibliography of history and topography is at once extensive and interesting. 
In many of the counties of Great Britain something has been done to register the literature of 
the district, and these lists are gathered together in the Library for Librarians. Special biblio- 
graphies are increasingly important from the enormous mass of existing literature, from the 
rapidity with which it accumulates, and from the difficulty and sometimes the danger of the 
destruction of what may seem to bave lost its force and usefulness. In this manner the biblio- 
grapher is the friend and helper of every serious student of every serious subject. What gra- 
titude we owe to Poole and bis successors for their efforts to make available the contents of 
periodical literature. Some of it, much of it, perhaps, is rubbish, but hidden away in the 
dust-heap are many careful scholarly articles that teli more, in a few pages, than we should 
extract from a long-winded folio. 

It is part of a librarian's work to nourish, if not to create, a love of reading. Therefore 
the Library for Librarians has some shelves for treatises on the love of books, on the duties 
of the librarian and on the varied knowledge that the ideal booklover should possess, though 
the real one may sometimes not quite reach the ideal standard. Richard de Bury had 
predecessors and he has had successors whose words bave a glow that gives a charm to their 
wisdom. 

Catalogues of libraries great and small are an important section of the Library of Libra- 
rians. Here are the catalogues, so far as they bave been printed, of the great public collec- 
tions of the world, and of famous private libraries. The commercial aspect is represented by 
a long array of sale catalogues and booksellers' catalogues. There are materials for thought 
on ali the problems of library management from fireproof buildings to movable shelves, indi- 
cators and scrap books. There are schemes of classification and courses of reading and plans 
for the better utilisation of library forces. There are books relating to ali the arts and Industries 
that go to the manufacture of books. There are also specimens of what has been done in the 



94 ENGLISH COURIER 



past and the present in beautiful bookwork. There are a few fine examples of mediaeval and 
orientai manuscrrpts, some interesting incunabula, examples of famous presses, remarkable 
bindings, microscopie books and other curiosities. These form a valuable and interesting section 
of the collection, but the}- only form a small section of it, for the aim of the founder has been 
utilitarian. He has gathered many fine copies, and presentàtion copies, books remarkable for 
rarity, for extra illustration, for fine bindings or other peculiarities, but the main intention of 
the Greenwood Collection is to help the librarian in ali departments of his work, alike in 
those which relate to its material problems and in those which deal with its loftier aspects. 
How shall libraries be best housed, be best arranged, be best managed to serve the purpose 
for which they were created ? How shall they be made to contribute in an ever-increasing 
degree to the spread of information and to the deepening of the love of literature and of 
learning and to their increase as forces in the life of the nation ? These are the problems 
to the right solution of wihch the Greenwood Library for Librarians is an important 
contribution. 

This extract from the March number of The Contcmparary Review will interest the 
readers of Bibliofilìa: The Dean of Durham has edited for the first time a series of documents 
relating to Richard De Bur>-, author of the « Philobiblon », for publication under the auspices 
of the Surtees Society. Richard de Bury was Bishop of Durham for some twelve years, but 
there are only fragments of his episcopal register, covering altogether about eighteen months 
vhich have been included among these transcripts. The dean discusses with his customary 
acumen the disputed authorship of the « Philobiblon », and comes to the following conclusion : 
« That while external evidence is strong against Bury's authorship, the internai proofs are 
heavily in his favour. Whether or not every page of the books was written by him no one 
can say ; yet this is certainly the case that the whole work on every page bears the clear 
impress of his personal character, and his wish to let the world know what were his aims. 
His friends certainly helped him ; it may be granted that much of his credit as an author is 
due to them ». The bishop died in 1345, and was buried in his cathedral. The dean records 
the circumstances in which a fine monument of white Sicilian marble has been placed recently 
over his resting-place by the Grolier Society of New York. 

« In the originai design, « he states », we proposed to inscribe on a pedestal under the 
« centrai figure the name of the Grolier Society, the donors of this most interesting gift, but 
« when we sent the drawing of the design to New York for their criticism and approvai, the 
« president of that distinguished Society replied that, while they were delighted at the design 
« they begged us not to place on it any notice of their Society, as their only wish was to 
« honour the forerunner of English libraries and literature, not to glorify their own Society ; 
« and for this honourable cause no mention of the kind donors is to be seen on the tomb. » 

The Eveniiig Neics in an appreciative article on St. Patrick, the Patron Saint of Ireland, 
informs us that « It has been proved to the satisfaction of ali the most eminent Irish scholars 
and crities that the exquisite MS. of his Confession, consisting of 216 vellum leaves and 1,096 
years old was actually copied by a monk named Ferdomnach from Patrick's own writing ». 

The « Winchester Diocesan Chronicle » states that the Dean and Chapter have lately 
received a munificent gift from the Duke of Devonshire. This is a large volume which repro- 
duces in facsimile the famous « Benedictional of St. ^thelowld » (Bishop of Winchester 963-984^ 
which is now the chief treasure of the Library at Chatsworth, one of the seats of the noble 
Duke. « Some two years ago remarks upon the possession of this illuminated MS. of the 



ENGLISH COURIER 95 



tenth century went the round of the public press suggesting that it ought rightfully to be 
restored to Winchester, where it had its origin. These were specially unfortunate, as well as 
mistaken, because the late Duke vvas in vvhat proved to be his last illness, and they gave him 
pain. He had for many years been preparing to give to the nation at great expense the 
splendid work which has now been produced, with exhaustive introductions, under the care of 
Sir G, F. Warner, of the British Miiseum. There is no exact evidence as to when the hook 
vvas alienated from Winchester ; most probably it was at the time of the sack of the Cathedral 
by the Parliamentary soldiers. But whoever then acquired it saved it, and its subsequent 
purchase for Chatsworth, at a time when there was little appreciation of such treasures, was a 
happy thing ». 

The London Times of Aprii 6'^ contained the following interesting news on « the Hoe 
Library sale ». « The second instalment of the catalogne of the first portion of the Hoe 
Library sale has now reached England. This covers the letters from L. to Z, and includes 
3,538 out of the estimated 16,000 books of which the library is composed ». 

« From an English point of view the_ most striking feature is the beautiful Book of Hours 
« Ad Usum Sarum », executed in the 15**^ century for Sir William Herbert, Earl of Pembroke 
of the first creation, a partisan of Richard III, in the Wars of the Roses, who was captured 
and put to death in 1469. This fine MS., on 231 leaves, iiV2Ìn- by S'/éin., was executed in 
England, and is embellished with 24 small circular miniatures and with about 260 of a smaller 
size, in addition to severa! hundred initial letters. In the 19*'* century it was in the possession 
of the Borghese family of Rome, and was sold by them to an Italian antiquary, who disposed 
of it to the late Mr. F. S. EUis, the London bookseller, who in turn sold it to General Brayton 
Ives, of New York, for about $10,000 (£2,000). At the Ives sale in 1891 it was purchased for 
$5,900 (£1,180) ». 

« Another important Book of Hours was executed by a 15"» century French artist for 
the « Regenta » Anne de Beaujeau, daughter of Hing Louis XI, of France. This, like several 
other MSS. in this portion, came from the Firmin Didot collection, as did also the magnificent 
Missale Romanum, executed in the u'i^ century for Charles VI. of France, and presented by 
that King to Henry V. of England on the occasion of the marriage of the latter to Catherine 
of Valois. At the Didot sale it was purchased by a Paris bookseller and sold to the Comtesse 
Mniszeck (stepdaughter of Honoré de Balzac) for loo.ooof. ». 

« There are eight early quarto Shakespeare plays, five of which were originally bound 
together and formed one volume in the Duke of Roxburghe's library; these were I/enry V., 
1608; King John, 161 1 ; Hamlet, 161 1 ; Henry IV., 1613 ; and Richard H., 1615. The others 
include one of the two editions of A Midsummer Night's Dream, 1600 (this has the imprint 
of James Roberts). The set of the first four folio editions of Shakespeare's plays include the 
very fine tali copy of the First Folio, 1623, believed to be the second largest known, which at 
the Syston Park sale of 1884 realized £590 ». 

« A copy of a unique book by John Taylor, « the Water Poet », has (says the Times), 
recently come into the possession of Mr. Tregaskis, the bookseller of High Holborn. It is 
« The Complaint of Christmas and the Teares of Twelfetyde, 1631. Hitherto the existence of 
this work was only known through an entry in the Stationers' Register for 1630, where the 
author's name, the title, and the publisher are recorded. Its disappearance is doubtless due 
to « the rollicking violence of its attack on the Puritans ». Fifteen years later Taylor published 
a book with a similar title, but of a totally different character ». 



96 ENGLISH COURIER 



Apropos of the first edition of « God Save the King » (tempo George II.) the Editor of 
« Miscellany » in The Manchester Guardian gives some items of interest. It is curious, he 
savs how recent in origin our national anthems and patriotic songs are. Till nearly the middle 
of the eighteenth century England was without « Rule, Britannia » and « God Save the King »; 
tili near its dose Scotland lacked « Scots vvha hae » and « Auld Lang Syne » (as \ve know it); 
Ireland's « Wearing o' tlie Green » only dates from the Jacobite period, the melody being 
traced back to 1740, and « St. Patrick's Day » — played by Irish warpipers at Fontenoy in 
1745— is first heard of about forty years eadier. Turning to Franca, the « Marseillaise » dates 
from 1792, and in America « The Star-spangled Banner » from 1814, though its tune — an 
EngHsh one -belongs to a drinking song of earlier date. The German, Russian, ItaHan and 
Austrian national anthems are nineteenth-century compositions. The Welsh « Land of My 
Fathers » and « God Bless the Prince of Wales » are of stili later introduction. Party songs 
there have been in Britain about the « King over the water » and on this side of it, but 
the patriotic song seems to have come into existence almost within the last century 
and a half. 

« The Oxford University Press has nearly ready, in two volumes, a history of « Ireland 
under the Normans, 1 169- 12 16 », by Mr. Goddard Henry Orpen, who edited some years ago 
« The Song of Dermot and the Earl » — the Old French poem which has come to be recognized 
as a primary authority for the period of the invasion. This and other virtually contemporary 
accounts, such as that of Gerald de Barry, are now fully co-ordinated with evidence obtained 
from charters and other sources, and especially from recent archa:ological and topographical 
research {Times 6'^ Apr. 11)». 

Messrs. Williams and Norgate have published the first ten volumes of « The Home Uni- 
versity Library », a series of shilling books the object of which is to place before as large a 
number of readers as possible the results of advancing knowledge in main departments of 
study— literary, social, and scientific. The series is edited by Professor Gilbert Murray, Mr. 
Herbert Fisher, and Professor Arthur Thomson, and the first ten volumes include books by 
Mr. Belloc, Mr. Masefield, Sir Courtenay Ilbert, and Mr. F. W. Hirst. 

Mr. Heinemann has in' preparation a new translation of the works of Dostoevsky by 
Mrs. Constance Garnett, whose English versions Turgenev and Tolstoy have long been recog- 
nised as masterpieces in the art of translation. The first volume, to be published this autumn, 
will be « The Brothers Karamazov », which will be foUowed by « The Insulted and Injured » 
and « The House of the Dead », « Crime and Punishment », « The Idiot », &c. (from The 
Manchester Guardian). 

The following notices are also from The Manchester Guardian, one of the leading dailies 
in the United Kingdom : « In view of the Coronation the Oxford University Press have issued 
a commemorative edition of the English Prayer-book, containing the « Form and Order of 
Service » to be observed at the Coronation ceremony in Westminster Abbey on June 22. The 
edition is issued in a variety of beautiful bindings, sizes, and prices, with the crown and Royal 
monogram stamped on the covers, and a slip which may be used where the Prayer-books are 
purchased, as no doubt many will be, for presentation to friends. The Prayer-book may be 
obtained separately or bound up with « Hymns Ancient and Modem ». The same Press 



ENGLISH COURIER 97 



issues various editions of the Coronation Service varying in price from a penny volume to one 
at half-a-crovvn, bound in white buckram, rubricated, and printed on hand-made paper ; also 
editions of the Forms of Prayer and Thanksgiving recommended by the Archbishops of Can- 
terbury and York. 

The Cambridge University Press publish cheap editions of the Coronation Service and 
the Forms of Prayer and Thanksgiving ». 

« The death took phice on May 2nd at his home in Highgate of Mr. EUiot Stock, the 
vell-known pubhsher. The fìrm in Paternoster Row which bears his name was estabHshed by 
him in 1859, He retired from business about three years ago. Among the authors vvhom 
Mr. Stock served as publisher were Mr. Augustine Birrell and the late William Sharp. Some 
of the productions of the house were facsimile reprints of Caxton's « Dictes and Sayings » and 
« Game and Playe of Chesse », Dame Juliana Berners's « A Treatyse of Fysshynge with an 
Angle » and « Boke of St. Albans », a facsimile of Bunyan's « Pilgrim's Progress », and a 
facsimile of Thomas à Kempis's « Imitation of Christ ». It was to the theological and anti- 
quarian side of the business that Mr. Stock mainly devoted his energies, and in addition to 
publishing « The Churchman » the firm published for the Bishop of Edinburgh, the Bishop of 
Durham, Dr. Alfred Plummer, and Archdeacon Wilberforce. Many book-lovers will perhaps 
best remember the fimi by its periodical publication of « Book Prices Current », a valuable 
record of prices obtained at auctions. This publication owes its inception to Mr. Elliot Stock ». 

Messr. Sotheby, VVilkinson and Hodge sold at their Auction Room in London, last 
March valuable and Rare Books, illuminated Horse and Antiphonaria, Early English Manuscripts, 
illuminated Orientai Manuscri|its, letters and papers of White of Selborne, the Collection of 
Horn Books of the late Sir John Evans, K.C.B., F.R.S., P.S.A., &c., early and rare Shakes- 
pearian quartos and folios, rare and unique American historical tracts chiefly relating to Vir- 
ginia, productions of the Early English Presses, including Caxton's Chronicles, 1480, a series 
of the first editions of the writings of Swinburne, French illustrated books of the Eighteenth 
Century, a fine set of the Sporting Magazine. Also autograph letters and historical documents, 
including C. Lamb. S. T. Coleridge, Sir W. Scott, C. Dickens, W. M. Thackeray, G. Wash- 
ington, Sir J. Reynolds, J. J. Rousseau, &c., proof sheets to « Hints from Horace » and 
« Observations upon an Artide in Blackwood's Magazine », with important corrections and 
additions in the autograph of Lord Byron, an interesting series of letters from the Fari of 
Beaconsfield to his sister, an extremely fine letter from Charlotte Bronté respecting an early 
offer of marriage ; musical transcripts and scores, &c. 

They sold on May 2"^ Books and Manuscripts, comprising the property of a Lady, 
including First Editions of the Writings of Matthew Arnold, William Blake, the Bronte Sisters, 
Elizabeth Barrett and Robert Browning, Robert Burns, Lord Byron, S. T. Coleridge, John 
Keats, Charles Lamb, George Meredith, John Milton, D. G. Rossetti, P. B. Shelley, A. C. 
Swinburne, Lord Tennyson, W. Wordsworth, and others— Originai Issue of the Germ— the 
Second Folio Shakespeare, &c., and other Properties. On May 8*^, gth, and io"», they sold : 
Books and Manuscripts, comprising the Library of the late Rev. Alfred Dewes, D. D., Li. D., 
of St. Augustine's Vicarage, Pendlebury— Works in General Literature, Poetical Works, Books 
on History, Theology, &c.— The Property of the late Joseph James Muskett, Esq., the well- 
known East Anglian Genealogist— Suifolk Manorial Families, several Copies ; Suffolk Green 
Books, &c.— The Property of the late J. A. Clark, Esq.— Chiefly Works on Naturai History, 
Barrett's Lepidoptera, Sowerby's English Botany, Ray Society Publications, &c.— Selection from 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 2"-3" ^3 



98 ENGLISH COURIER 



the Libran- of the late D. S. Perkins, Esq.— Nichols' History of Leicester, Large Paper, Uncut ; 
Dugdale's Warwickshire, Shaw's Stafibrdshire, &c.— The Property of the Rev, L. S. Gresley, 
and other Properties, including — A Small Collection of Indian Miniatures, Fine lUustrated 
Works, PubHcations of Learned Societies, Muir's Facsimile Reprints of William Blake's 
Works, &c. 

Says the Contemporary Revìew for March : « The Art of colour printing has reached a 
wonderful perfection, and can be seen in that perfection in the edition of Longfellow's « Golden 
Legend » (Messrs. Hodder and Stoughton, price lo^. 6d net) illustrated by ^Mr. Sidney H. Me- 
teyard. The twenty fìve illustrations are full of dramatic force and religious feeling, and bave 
that strange note of mediseval fancy that distinguishes the work of Albrecht Durer when he 
crowned with bis weird idealism the woodcut work of the monkish printers. The colour work 
is wonderfully reproduced, and recalls some of the finest work that adorns certain fifteenth- 
century Mss. Longfellow would bave been proud to bave seen bis mediccval legend so well 
in medireval colour and line work ». 

It will, no doubt, interest the readers of Bibliofilìa, if we give the salient points of the 
speech delivered at the House of Commons on Aprii 7^'' by Mr. Sydney Buxton (the President 
of the Board of Trade) on the new Copyright Bill. He said the bill had been before the 
country for eight months, and no objection had been taken to the principle underlying it-the 
principle that authors were entitled to ampie protection for their works and that the lavv of 
copyright should be put on a more simple, clear, and intelligible basis. He presented a similar 
bill last year, not with the view of passing it, but to allow those interested an opportunity of 
considering its details. He had since received a considerable number of representations and 
deputations, and he believed that as a result the present bill was an iniprovement on that of 
last year. There were three urgent reasons why tiie law of copyright in this country should 
be put on a reformed basis. The first was a domestic reason. The Copyright Acts urgently 
required amendment, qualification, and simplification. There were something like twenty-two 
of them, dating as far back as 1735, and each dealt differently with a dift'erent class of works, 
such as books, music, lectures, drawings, paintings, photographs, and so on. It was proposed 
to sweep away these anomalies by repealing eighteen of the Acts and a considerable portion 
of the other four, and bringing order oùt of òiiaos in one bill of 38 clauses. The next reason 
was an Imperiai one. Last year the various self-governing Dominions, the Foreign Office, the 
India Office, the Colonial Office, and the Board of Trade were represented by delegates at a 
Conference held to discuss tiie question of copyright. They arrived at a more or less unani- 
mous arrangement that there should be as much unifcìrmity of copyright law throughoul tht.- 
Empire as was possible. In order to attain this object it was agreed that an Imperiai Act 
should be passed and that the self-governing Dominions should be allowed to legislate for 
themselves, taking tiiat Act as a model, and by so doing to secure reciprocai Imperiai privi- 
leges. The third and most urgent reason was an International one. Great Britain was a party 
to the originai Copyright Convention of Berne of 18S8, the fundamental principle of wliich was 
that each of the Union States should extend to citizens of the others the advantages which it 
gave to authors under its ovvn law. That Convention had been considerably modified ano 
improved by the Berlin Convention of 1908, the object of wliich was to bring the domestic 
laws of the countries concerned into harmony with each other so as to secure the greatest 
possible amount of international uniformity. Already twelve out of sixteen Union countries 
had ratified that Convention, and if Great Britain wished to remain with the Union countries it 
became necessary for ber to ratify the Convention also. This involved a good deal of alteration 
in our copyright law ». 



ENGLISH COURIER 99 



N. B, — The second reading was carried without a division but subsequently the 
Copyright Bill was amended in grand Committee, so as to include in the exemptions from 
infriflgement, newspapers' sumniaries of lectures and reproductions of works of scuipture or 
artistic craftmanship and of pictures (not privately owned) in public places or buildings. It is 
well worth our while to reproduce the following letter, for it gives the opinion of a great 
authority on the Bill. Our readers need not he reminded that the author of the Letter is the 
famous Scholar, whose works on Dante have attracted so mnch attention, of late, in Italy : 

To the Editor of " The Manchester Guardian ", 

Sir, — r cannot but think that many, like myself, must have been restrained from pro- 
testing earlier against the proposed alteration in the law of copyright either by sheer incredulity 
or by despair. But now that the evil seems really dose upon us I hope that some of us may 
be shaken out of our lethargy. The general feeling that life in this world is harder than it 
ought to be, and that almost everyone ought to be, and might be, better off than he is, 
together with the want of any cultivated power of analysing the movements of material wealth, 
has led us into an easy-going sympathy with any proposai that tends to give any worthy or 
reputable persons more money, without for a moment asking where the money will come from, 
or what direct or indirect consequences will accompany the change. 

The Dickens stamp movement is a kindly and honourable thing. But I was shocked to 
find in your report of a meeting held in support of it that the « very moderate fortune of 
£80,000 » was a quite inadequate reward to Dickens for ali that he had done for Ihe world, 
and that the speakers drew the « sensible conclusion » that the law of copyright ought to be 
altered. Such remarks suggest strange reflections. I wonder what pecuniary reward would 
be « adequate ». How many thousand pounds would have put the world really straight with 
Isaiah or the Evangelist Matthew, for istance ? 

When we contemplate the happiness which Dickens has given to the British public and 
the « moderate » amount of money that he left to bis descendants, is it really the « sensible » 
thing to do to set about devising how, if another Dickens arises amongst us, the happiness 
he gives to the public may be made smaller and his reward larger till a just balance is 
secured ? What a desolating conception of the mission and the privileges of genius we have 
bere!— Yours, &c., 

Philip H. Wicksteed. 

P. S. — The machinery provided for forcing publishers to act on other than commercial 
principles is obviously futile. P. H. W. 

Childrey, Wantage, 11^'^ Aprii. 

The following is from "The Daily Dispatch" . An Author's Solution of the Libel Difficulty: 
Owing to libel actions brought against authors recently with respect to the names used in 
their works of fiction, Mr. A. St. John Adcock, in « A Man with a Past », which will shortly 
be published by Mr, .Stanley Paul, has the following notice on the front page: — 

Author's Declaration to ali Whom it May Concern. 

" I solemnly and sincerely declare that this is a work of fiction ; that ali its characters 
were invented by me and have no originai in real life ; that if any living man or woman pos- 
sesses the same name as any one of them it is nothing but an interesting accident, and, as 
there is really no copyright in names, I do not think he or she can consider there is cause 
for tears. 



ENGLISH COURIER 



Unlikely as it may seem, my own name has twice, to my knowledge, been given to 
characters in fiction, once by Theodore Hook and once by a novelist who stili survives. 
Theodore Hook had been dead a long time when I was born, but I no more derive my 
surname from bis pages than I imagine that the surviving novelist in question derived the 
name of bis character from me. 

Even if he did, I forgive him, but without prejudice to my rights to sue him for libel 
if it ever happened that my reputation is no longer robust enough to take care of itself. " 

We give an extract from the Report of the Departmental Committee on the supply of 
the books to the inmates of Prisons in England. « The Committee state that the facilities for 
reading in prisons are, generally speaking, good, and are taken advantage of by the majority 
of prisoners. The ordinar}- demand which has to be met by the library of a large prison is 
about as varied as that which is catered for by the circulating libran*- of a provincial town, 
and at one or two prisons would compare favourably with it in point of quality. What is 
somewhat surprising is the extent to which the works of the best English novelists are either 
spontaneously asked for by prisoners, or accepted and read with pleasure when recommended 
by the chaplain. There is always a considerable number of prisoners who read Scott, Dickens, 
and other standard writers, and even prefer them to other books. This « educated demand » 
is chiefly to be found among convicts. Among locai prisoners it is the exception to find 
persons of any substantial degree of education. At Dartmoor, besides Dumas, Rider Haggard, 
and Mrs. Henry Wood, Dickens, Thackeray, Scott, and Shakespeare are in regular demand ; 
while Pope, Southey, and Chaucer bave also their adherents. 

A stili larger class of prisoners take pleasure in such authors as Charles Reade (whose 
« Never Too Late to Mend » is a great favourite in prisons), Marion Crawford, Seton Merri- 
man, Besant and Rice. Clark Russell, Mrs. Henry Wood (whose cìientèle among prisoners is 
perhaps larger than that of any other author). Charlotte Yonge, Miss Braddon, Marie Corelli, 
Wilkie Collins, Rider Haggard, Conan Doyle, and other popular authors, ali of whoni are 
well represented in prison libraries. Among the women at Holloway, Mrs. Henry Wood is 
an especial favourite. At Borstal her pre-eminence was just maintained against the compe- 
tition of Dickens, Clark Russell, Henty, Fenimore Cooper, Charles Reade, Conan Doyle, and 
Marryat ». 

Witli reference to the exclusion of « Tiie Xew Machiavelli » from the Municipal Libraries 
of Manchester, the following letters will give a correct idea of the controversy. Audi altcram 
pariein, is a motto which should never be lost sight of. 

« To the Editor of the Manchester Guardian, 

It is quite possible that any particular library may be right in excluding a sincere hook 
like « The New Machiavelli » for particular reasons. But in order to justify themselves the 
library authorities ought to be able to say that they bave already excluded twothirds of the 
modem novels written by women and one-third of those written by men — ali the works which 
treat of sex questions at ali, beginning with the lightest and most frivolous. Hear what Ruskin 
says : — « Whether novels, or poetry, or history be read, they should be chosen not for their 
freedom from evil, but for their possession of good. The chance and scattered evil that may 
bere and there haunt, or bidè itself in, a powerful hook never does any harm to a noble girl; 
but the emptiness of an author oppresses her, and bis ainiable folk degrades her. » — Vours, &c., 

Harold Graha.m ». 



ENGLISH COURIER loi 



« In the hero of « The New Machiavelli » (as in Mr. Wells in his « First and Last 
Things ») one seems to observe the union of the Hellenic spirit of beauty vvith the modem 
social spirit. And this rare spirit expresses with poignant clearness its experiences in the attempt 
at self fulfilment. The hero discovers that our knovvledge of the nature of morality is as ele- 
mentar>' as the knowledge of physiology was amongst Spanish doctors in the days of Gii Blas, 
that the policy of repression and ostracism is childshly inadequate. His failure is laid to the 
charge of the universal burking of the sex problem, and there is the practical evidence that 
society will never obtain the fullest from its units until a more delicate, more finely scientific 
knowledge of the problem has been elucidated than is generally accepted as satisfactory. 

That such an intimate appeal to society on this most vital and most complex question, 
put forward with almost Biblical clarity, should win condemnation in a county where « the 
thinking for England » is supposed to be done: points to a comedy worthy the pen of Aristo- 
phanes, at least in the quiet opinion of 

A Southern Rustic ». 

« I bave read carefuUy « The New Machiavelli », and greatly admire its brilliancy and 
suggestiveness, and especially in relation to sociology and current thou^ht. I must say, 
however, that I consider its teaching on sexual ethics highly pernicious and alien to Christianity. 
Had Mr. Wells portrayed life as a spectator, as Mr. Arnold Bennett does, the case would not 
have been so serious. But Mr. Wells, to say the least, novvhere dissociates himself from the 
attitude of his « hero » to sexual matters. 

That attitude, to me, is utterly abhorrent and immoral. What is more to the point ot 
this controversy, it is entirely anti-social. If unfaithfulness to a good wife, preceded before 
marriage by many sexual sins gloried in, is to be condoned and made inevitable, what kìnd 
of social chaos are we to be landed in ? I should like to know what the women readers of 
this hook think of the prospects of their sex under such an ethie of sex relationship. To me 
it seems to be a brief for uttermost sexual self-indulgence, regardless of personal purity or of 
the well-being either of others or of society in general. Should such a hook be placed in a 
public library ?— Yours, &c., 

Samuel E. Keeble ». 

The following resolution is very significant : At its half-yearly meeting the Moral Educa- 
tion Society passed a resolution expressing appreciation of the « wise discrimination » exercised 
by the Libraries Committee of the Manchester City Council in the selection of books for « unre- 
stricted circulation ». The resolution also states that the Society, « whose object is to promote 
pure ideals of thought and living amongst young people », is convinced that the action of the 
Committee is approved by the majority of responsible citizens. 

We end our Compilation with the following interesting piece of news : — 
The Tivies Book Club announces that by special arrangement with Professor Joseph 
Wright (who succeeded the celebrated Max Miiller in the Chair of comparative philology at 
Oxford University) it has secured the sole right of issuing his famous Dictionary of the 
English Dialects. 

The completion of the work is a distinct feather in the cap of British philology. In 
spite of the vast labours that have been bestowed by foreign scholars upon the dialects of 
their own countries, no other nation can yet show a dictionary comparable in any respect to 
this. The comparative Grammars of ali the dialects, treated historically which is contained in 



ENGLISH COURIER 



the last Volume (they are six in ali) is also absolutely unrivalled : for no other country' pos- 
sesses any grammar of the kind at ali. We are told that the collection of the books and mss. 
belonging to the late Prince Louis Lucien Bonaparte was placed at the editor's disposai by the 
Princess, and proved a mine of valuable information. 

In the next Number, La Bibliofilia vvill giv^e a synopsis of an article which has appeared in 
the London Aìitiqtiary with reference to a MS. formerly belonging to the noble family of Roc- 
cabianca di Ripatransone, giving an account of the coronation of Charles II, written by an 
Italian eye-witness (Josefo Castello), sometime Governor of the Abruzzi, a man of great valour, 
who was in the suite of Prince Alessandro Farnese. 

A. Valgimigli. 



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Pubblicazioni di carattere bibliografico 
e intorno alla storia dell'arte tipografica 



Catalogo dei manoscritti della Civica Biblioteca 
di Piacenza. Parte Prima. Piacenza, A. Del 
Maino, 1910, in-S'^, di pp. 1V-S9. 

Per incarico della Commissione, che pre- 
siede alle sorti della P>iblioteca di Piacenza, fu 
pubblicata quest'anno da me una puntata del 
Catalogo dei Manoscritti di questa Biblioteca. 
Vedranno gli studiosi quanto di buono si con- 
tenga in quella Biblioteca che, per essere rela- 
tivamente poco conosciuta, ben di rado ha at- 
tratto sopra di sé le cure di quanti si occu- 
pano di antichità bibliografiche; mi sia soltanto 
permesso di porre in rilievo alcuno fra i più 
importanti manoscritti. 

Il più antico e importante manoscritto che 
si conservi nella nostra Biblioteca è il Salte- 
rio della Regina Angilberga dell'anno 827, 
secondo chiaramente risulta dalla e. 2 v. Esso 
proviene dal monastero di S. Sisto, la cui isti- 
tuzione risale ad Angilberga, moglie di Ludo- 
vico Il ; nel 1803 fu donato dai monaci bene- 
dettini a Moreau .Saint-Mery, amministratore 
dei ducati Parmensi in nome della repubblica 
francese ; alla sua morte acquistato da un il- 
lustre piacentino, il cav. Giuseppe Poggi-Ce- 
cilia, venne donato alla Biblioteca nel 1820. 
Purtroppo il munifico donatore ebbe l'infelice 



idea di sostituire alla legatura originaria una 
legatura suntuosa in argento dorato, la quale 
stranamente contrasta coll'antichità del mano- 
scritto ; e come se tale violazione non bastasse 
ne fece anche tagliare i margini. Contiene i 
150 salmi di Davide secondo la versione di 
S. Girolamo insieme ad altre preci della chiesa. 
Da alcuni fu emessa l' ipotesi che iJ prezioso 
cimelio non sia pervenuto integro ; ma non si 
può dire che soccorrano argomenti perentori! 
a tale riguardo. Di questo codice parlò il Bru- 
nati nelle sue dissertazioni bibliche, pubbli- 
cate a Milano nel 1838; ma la sua importanza 
paleografica non ci pare che sia stata posta in 
sufficiente evidenza dagli studiosi in materia. 
Degno di nota, sotto altro riguardo, ci pare 
il codice Landiano V explicit del (juale ripor- 
tiamo nel facsimile, explicit da cui risulta la 
data del ms., il 1336. Il testo è scritto a due 
colonne per pagina ; le iniziali dei canti sono 
rosse ed azzurre, di solito alternatamente ; 
quelle delle cantiche non vennero eseguite, 
benché il copista avesse lasciato in bianco lo 
spazio per esse, che è assai più ampio di quello 
delle iniziali dei canti. Fino dal 1S65 Bernardo 
Pallastrelli, studioso di cose piacentine, addi- 
tava in una memoria stampata presso il Del 
Maino agli studiosi di Dante il codice allora 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



103 



co rtt^mtìpxpammis^m3i;mn 11 t n 
^4rr-t4lji*iivTiiY*- érir^r <v/' fiorii ttH^m-T^ rv- 



inidipfum; 

\ iiueTiafTne | UfuirTU' ba^nx-'Orrìnct^^ ini mi ci 

ZI!;x emm homo pxafmù^ tf)rati<?1pèt'2iai . 
qui tdtvxipxricfmcvfm:,prtftcJUAU 
fixvermt ftippurrocnotieni- 

f TI hoc co^^ oui antn av tu li xi me> amn/ 

narì^iidefcn: tniTPiaifmeuf fuppr ^^^"'. 
^ \^ urrrmprcptm inn0cenTi;vrn fUfce 



Salterio di Angilberga. (Coni. s. n.) 



I04 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



mediocremente conosciuto; negli anni 1900-1901 
rivolse ad esso le sue cure il Vandelli, al quale 
di tanto, come ognuno sa, la critica del testo 
della Divina Commedia va debitrice. 

Livres d'heicres, corrispondenti press'a poco 
agli attuali libri da messa, sono posseduti da 
molte biblioteche nostre e straniere ; due esem- 



plari, uno di essi veramente splendido, offre 
pure la nostra Biblioteca di questo tipo gra- 
zioso di codice ; nell' uno dei quali (Land. 189) 
occorrono dodici miniature a pagina intiera con 
storie, altrettante cornici rettangolari poste nelle 
pagine, che stanno di contro alle miniature, e 
altre dodici grandi iniziali senza storie messe 



fciic»n onc l.tiiii.t mciicc fìiprt»/ìà 

rt?trt»inc Tprn crCci^ttitlììiciìiTruo/T:! 



Tiiiiììì tT^rtjntf lU'prnrK^uTn et 



fìct?=* orsino- ^ ÌK^ 



ITICI) . 






Dante. — Divina Commedia. (Land. 190). 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



105 



a colori su fondo dorato; nell'altro (Land. 188) 
stanno sei miniature a pagina intiera con sto- 
rie e altrettante grandi iniziali con storie nelle 
pagine, che stanno di contro alle miniature. 
Bellissimo è un Lezionario, di cui diamo 
riprodotta mediante facsimile una carta ; ha 
pagine riccamente adorne, ora circondate da 



una semplice fascia divisa in medaglioni, qua- 
dretti, rettangoli con figure simboliche, ani- 
mali, ora insieme colla fascia sopraddetta ar- 
ricchite da lettere capitali, illustrate con dise- 
gni relativi a fatti del nuovo Testamento. 

Accanto al Lezionario un Evangeliario, no- 
tevole per ricchezza di ornamenti, con cui sono 




Officio della Vergine. (Land. i{ 



fregiate tutte le lettere capitali e gli spazi mar- 
ginali delle carte. Lavorate con speciale studio 
si presentano le carte 44 v. e 45 r. ; di queste 
la prima contiene nella parte superiore la fi- 
gura di S. Francesco che riceve le stimmate, 
e ai lati nel contorno due teste, una di donna, 



l'altra di uomo, circondata di alloro con so- 
pra la data MDLVI, che probabilmente indica 
l'anno in cui il lavoro fu eseguito; la seconda 
ha in alto un gruppo di otto figure, ai due 
lati una testa femminile e una maschile, in 
basso lo stemma dei minori osservanti. 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 2«-3» 



io6 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 






'- vjn Jiimicùriofiv; Ine in.mcr. ^iccao 

cimiti dVcoinimió 

aDJCiU5DlCÒ*:]|\ 

te nbi rigmtuKiro 
mino ixo ino mp 
liiiiouinmrcriuiìi 
iic m occdliiiH fupza. £r pivii acìxu: ^ 
iHon pa.iiii -z non rcm.Uv cv>iiimum.;:i 
i>iViL Jluoiic ci'ijo romiit} auiiD-.lHu 
i]uio panim iiobit^ eli inolclbf clic Ir» 
nu!uLnit?.L|m.i molclli cllirci xxo mco:^ 
iPioprcr Ixx Daini oonuiiui? iir iiobis fi 
jmnn. £ccc tiirijo coiicipici 'T [uricrli 
Uum.auar.ibiturnojticn aut} ciiuiuid. 
S»t)'nima mei comcixf utfcui rcp:o 
Iure iiulum -i cligcrc luiium,^ .^tv^' 

f'n imicmioiic e^niurc £riicu>.'t^' 
_ c.e^n(bU^:^ril>iuli .iDll>bili|t!c6 



■^i0&^' 



f:-^ 



j> 



Leziouario. (Com. 48). 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



107 



Accanto a questi un bel manipolo di codici 
latini, dei quali diedi già io stesso l'elenco ne- 
gli Studi di filologia Classica (anno IX). 

Un Virgilio (Land. 34) Eneide in elegante 
minuscola con fregi ai margini e le iniziali di 
ogni argomento e di ogni libro alluminate, un 
Cicerone (Land. 8) Epistole elegantissimo per 
finezza di pergamena e bellezza di calligrafia, 
e parecchi altri, che ognuno potrà vedere de- 
scritti nel nostro Catalogo. 

Già il Bresslau {Handschriftliclies aus Ila- 
lieti) aveva posto in debito rilievo un Necro- 
logio della chiesa di S. Savino di Piacenza 
importante sotto il rispetto storico e paleogra- 
fico, per cui viene giustamente considerato uno 
dei più singolari codici italiani di carattere ne- 
crologico ; basti per noi l'averne fatto qui 
cenno. 

Si sa quanta importanza sia venuto acqui- 
stando oggi cogli studi più recenti sul diritto 
italiano la conoscenza della vecchia legislazione 
statutaria. Nel nostro catalogo si troveranno 
descritti molti codici contenenti statuti o di 
paesi (Castellarquato) o di città (Piacenza) o 
di arti (dei lanaiuoli, dei medici, dei mercanti, 
dei mugnai, degli speziali ecc.). 

Fra i codici letterari volgari questa prima 
parte del Catalogo segnala due copie delle 
Rime e dei T^r/o;/;? petrarcheschi, entrambe del 
sec. XIV, cartacea l'una, membranacea l'altra; 
i Fioretti di S. Francesco ; non poche laude 
già studiate dal Prof. Della Giovanna, un gruppo 
di giustinianee illustrate dal Prof. Fermi, al- 
cune opere latine del Filelfo, del Ficino, del 
Cornazano, delle lettere autografe del Pinde- 
monte, delle novelle del Casti. Inedita e nota 
a pochi ci rivela un cartaceo del sec. XV la 
Geographia di Alessandro Ariosto, scritta da 
lui per comando di Sisto V. Un' illustrazione 
del sistema planetario offre // Libro dei pia- 
neti, accanto al quale figura un Computo eccle- 
siastico « che tracta del sole e della luna del- 



l'anno e dei mesi della settimana e del dì e 
delle ore e di più altre cose convenienti acciò 
ordinate per la Sancta madre Chiesa », compi- 
lato nel 1470 dal fiorentino Adimari. Di chi- 
rurgia tratta il famoso trattato di Cirugia di 
Guglielmo da Saliceto composto a Bologna 
nel 1288, di medicina V Antidotario di Niccolò 
Salernitano ; qualche interesse può avere la 
Narrazione di tre congiure di Lorenzo Cappel- 
loni del 1588, come pure un Libellus Feudo- 
rum ricavato al tempo di Filippo Maria duca 
di Milano da un antico libro di Oberti de Orto, 
giureconsulto al tempo di Federico II. 

I manoscritti compresi in questo primo vo- 
lume derivano da tre fondi diversi : 

1. il Fondo Comunale, la cui formazione 
è strettamente congiunta colla storia dell' isti- 
tuto dalle sue origini attraverso le successive 
accessioni ; 

2. il Fondo Landiano, risultante dai li- 
bri e manoscritti del marchese Ferdinando 
Laudi, cultore appassionato degli studi (1778- 
1853), la cui Biblioteca si fuse colla Comunale 
nel 1872 ; 

3. il Fondo Pallastrelli, che comprende 
i libri e manoscritti donati dal conte Bernardo 
Pallastrelli (1S07-1877), studioso accurato della 
storia cittadina, per la maggior parte riguar- 
danti cose patrie. 

L'esecuzione tipografica del catalogo, ele- 
gante e severa al tempo stesso, venne affidata 
all'antica ditta A. Del Maino di Piacenza ; 
quattro facsimili accrescono il pregio tipogra- 
fico del lavoro, rappresentanti il i. Ve.vplicit 
del codice Dantesco, il 2. una carta del fa- 
moso Salterio d'Angilberga, il 3. due carte di 
un affresco della Vergine, il 4. una carta del 
Lezionario. 

Piacenza, 2 gennaio igii . 

A. Balsamo. 



io8 



VENDITE PUBBLICHE 



VENDITE PUBBLICHE 



Hauptpreise der Geìbel-Hertenried'schen 
Autographen-Auktion bei C. G. Boerner- 
Leipzig (von 500 Mark ab). 

Abteilung Reforuiafion. 

Mark 
Gòtz von Berlichingen, L. a. s. . . . 580 

Johannes Brenz, L. a. s 500 

Johann Calvin, L. a. s 730 

Cari V. L. a. s 750 

Johann Maier Eck, L. a. s 720 

Des. Erasmus von Rotterdam, L. a. s. . 810 
Martin Luther, L. a. s. an Cari V. . 102000 
Katharina von Bora, Schreiben an ihre 

Schvvester 6000 

Philipp Melanchthon, L. a. s 530 

Moritz, Kurfùrst von Sachsen, L. a. s. . 860 
Johannes Oecolampadius, L. a. s. . . 600 

Franz von Sickingen, L. a. s 560 

Ulrich Zwingli, L. a. s 3200 

Deutsche Literatur des i^.-ig. Jahrhiinderts. 

Katharina Elisabeth Goethe, die Mutter 

des Dichters, L. a. s 570 

Johann Wolfgang von Goethe, L. a. s. 550 
Goethe's Korrespondenz mit Cari Ciisar 

von Leonhard in Hanau 1710 

Heinrich Heine, Korrespondenz mit Ale- 
xander Weil 660 

derselbe, Dentschland ein Winterniiir- 

chen 500 

derselbe, Kahldorf, Ueber den Adel, 
von Heine geschriebene Einleitung 

zu diesem Werk 7000 

Gotthold Ephraim Lessing, L. a. s. . . 3050 
Friedrich Nietzsche, Korrespondenz Nietz- 
sche's an seinen Verleger E. W. 

Fritzsch-Leipzig 2700 

Friedrich von Schiller, L. a. s, an Kòrner 910 
derselbe, Original-Manuskript, Hero 

und Leander 14000 

Ausserdeutsche Schriftsteller und Die/iter. 

René Descartes, L. a. s 605 

Bildende K'iiusi/er. 

Peter Paul Rubens, L. a. s 1710 

derselbe, L. a. s 2200 



Mark 
Rafaele Santi di Urbino, L. a. s. . . . 1560 

derselbe, Quittance a. s 500 

Heinrich Friedrich Fiiger, Handschriftli- 

cher Nachlass 750 

Alitsik. 

Ludwig vari Beethoven, L. a. s. . . . 595 
Johannes Brahms, Korrespondenz mit Dr. 

A. Schubring, Dessau 3900 

Frederic Chopin, Manuskript A. 3. Ma- 

zurka aus Op. 59 660 

Christoph Wilibald, Ritter von Gluck, 

Oelportrait von T. Kliemesch 1783 . 1400 

Joseph Haydn, L. a. s 500 

derselbe, eigenhàndiges Musikmanu- 
skript « Acht Sauschneider miissen 

es sejn » Capriccio 1720 

Felix Mendelssohn-Bartholdy, Eigenhàndi- 
ges Musikstiick, Capriccio Fis-moll . 590 
Wolfgang Amadeus Mozart, L. a. s. . . 900 

derselbe, L. a. s 1505 

Wolfgang Amadeus Mozart, L. a. s. an 

seinen Vater 900 

Musiker-Autographen -Album Herz-Her- 

tenried . . ' 565 

Franz Schubert, L. a. s 705 

derselbe, L. a. s. an Hofrat Rochlitz- 

Leipzig 1005 

derselbe, Musikmanuskript « Tiefer 
sinket schon die Sonne » fiir eine 
Singstimme und Piano .... 620 
Richard Wagner, Manuskript zu « Tann- 

hàuser » 1. Akt I. Szene .... 660 

Hauptpreise der Stammbucherauktion Fr. 
Warnecke bei C. G. Boerner in Leipzig (von 
500 Mark ab). 

Staìumbitcher des 16. Jahrhiinderts. 

Stanmibuch des Christoph von Teuffenbach 3100 
Stammbuch des Wolfgang von Apfaltern 

u. des W. H. Auer v. Gùntzig . . 1850 
Stammbuch des Franz v. Domstorft' . 10250 
Stammbuch des Georg Brentel .... 1350 
Stammbuch des Philipp von Damm . . 8350 
Stammbuch des Wilhelm von Hodenberg 1920 



VENDITE PUBBLICHE 



109 



Stammbuch des Georg Werner , . . . 
Stammbuch des Hieronymus Albertus . 
Stammbuch des Matthias Lei . . . . 
Stammbuch des Caspar Koch . . , , 
Stammbuch des Franz WendeHn Oler . 
Stammbuch des Stephan Cuno v. Loss- 

nitz zu Steg 

Stammbuch des Hieronymus Kress . 
Stammbuch des Dr. med. Paul Wagner. 
Stammbuch des Johann von Leublfìng . 
Stanimbiicher des ij. Jahrìmnderts . 
Stammbuch des Johann Phihpp von Pap- 

penheim 



Mark. 
1850 

525 
520 
550 

lOIO 

805 
1650 

905 
1050 



1050 



Mark. 

Stammbuch des Christoph Wider . . .1110 
Stammbucli des Freiherrn von Collo- 

nitzsch 950 

Stammbuch des Georg Rabner .... 520 

Stammbuch des Heinrich von Poser . . S60 

Stammbuch des Thielmann Regenstorfi" . 700 

Stammbuch des V. Kiesewetter . . . 600 
Stammbuch des Lorenz Baudisz von 

Treschen 570 

StaìHinbucher des 18. Jahrhunderts. 

Stammbuch des Jenenser Studenten Moritz 

von Platen 1030 



NOTIZIE 



Le vicende di un prezioso manoscritto e per la tutela del patrimonio bibliografico 
italiano. — Toghamo dal Corrieredella Sera: Il prof. Federico Patetta della R. Università di 
Torino pubblica negli Atti della R. Accademia delle scienze di Torino una nota sulle vicende 
del celebre manoscritto udinese della tanto discussa « Lex Romana Raetica Curiensis » che ha 
prodotto grande sensazione nel mondo scientifico. In base ad alcune lettere inedite che ven- 
gono pubblicate e riprodotte ora in facsimili il Patetta dimostra che nel 1867 il prof. Haenel, 
noto ricercatore delle antichità giuridiche medioevali, e celebre "professore dell' Università di 
Lipsia, aveva comperato segretamente dai canonici del Capitolo di Udine il celebre manoscritto 
per una somma di duecento talleri, cioè poco più di 750 lire, violando le esplicite disposizioni 
del diritto italiano sul patrimonio di enti ecclesiastici. Dalle lettere risulta che 1' Haenel stesso 
aveva suggerito ai canonici di Udine di corrompere a mezzo di persona fidata i doganieri ita- 
liani. Cosi il manoscritto passò in Germania e il prof. Haenel morendo lo legò alla Biblioteca 
di Lipsia, colla condizione esplicita che non dovesse darsi a prestito fuori della biblioteca stessa. 
Il prof. Patetta nella citata comunicazione esprime anche la convinzione che il celebre codice 
Sessorlano dell' Epitome di Giuliano sia stato trafugato dall' Haenel. 

Questa notizia ebbe per conseguenza una viva disputa tra l'on. Rava, già ministro del- 
l' Istruzione Pubblica, e l'on. Cornaggia nel parlamento italiano. 

Si tratta in verità di un caso gravissimo e che dimostra a quali gravi pericoli sia sotto- 
posto il ricco patrimonio bibliografico di codici e di stampe che è disperso in tanti archivi 
pubblici e privati d'Italia. 

Quando nel 1847 Gustavo Haenel, erudito noto e ricordato con lode per il merito indi- 
scutibile di pregiate edizioni di testi antichi, seppe che nell'Archivio Capitolare udinese esisteva 
ancora una copia della Lex Romana Raetica Curiensis, fu preso dalla voglia di possederla. E 
ne aveva ben ragione. Il manoscritto, unico al mondo, risale al secolo nono; e la sua impor- 
tanza per la storia del diritto è dimostrata dal fatto che da sessanta anni in qua gli storici ne 
fanno oggetto di discussioni lunghe ed accanite, la cui definitiva soluzione sarebbe per la 
scienza certo interessantissima. Recatosi ad Udine, 1' Haenel vi fece, per nostra disgrazia, la 
conoscenza dell' archivista canonico Giovanni Francesco Banchieri, che egli seppe adulare e 
incensare chiamandolo persino « vir muliis titulis insignis, nec mimis hmnanitate qaam ingenii 
acumìne doctrinaeque ubertate conspicuiis ». Seppe lo Haenel far tanto da farsi imprestare dal- 



no NOTIZIE 

l'archivista canonico e dai suoi colleghi il preziosissimo codice. Da Lipsia il codice una prima 
volta ritornò ad Udine, certo perché la trama ordita riuscisse meglio. Ma nel 1867 1' Haenel 
senz'altro, profittando della caduta della dominazione austriaca, gelosa custode delle ricchezze 
artistiche e bibliografiche dei suoi domini, propose al canonico Banchieri di vendergli il mano- 
scritto. Non seppe respingere l'offerta l'archivista, dichiarando anzi che a suo parere il codice 
sarebbe stato meglio conservato in una pubblica biblioteca estera che non nell'archivio della 
chiesa di Udine. Fissato il prezzo a 200 talleri, ossia a 750 lire (oggi il prezzo venale sarebbe 
di gran lunga maggiore) la corrispondenza si trascinò per le difficoltà di fare emigrare nasco- 
stamente il codice all'estero. È del 24 ottobre 1869 la lettera seguente indirizzata dall' Haenel 
al canonico udinese, che il Patetta potè, insieme con altre, scovrire e comprare da un antiquario. 
Essa è la prova sicura che i due complici erano pienamente consapevoli non solo di aver fatto 
un contratto giuridicamente nullo, ma anche di aver commesso un'azione riprovevole e che 
poteva avere, almeno per ì venditori, conseguenze assai gravi. 

Ecco la traduzione della lettera rivelatrice dell' infame complotto : 

« Passo dunque all' altro argomento della tua lettera, che mi tiene in ansia. Poiché ti 
confesso in verità di non sapere proprio in che modo si possa agevolmente condurre a termine 
la faccenda che fra noi si tratta ; essendo impedito dalla vecchiaia e dall' inverno di venir di 
persona a conferirne teco, e non avendo persona a cui commetterla. Cosi stando le cose, stimo 
non potersi altrimenti conchiudere l'affare, se non si mandi un uomo sicuro e per quel che si 
attiene ai doganieri molto accorto — la forza dell'oro espugna anche le fortezze meglio guer- 
nite — a mie spese, purché queste non eccedano la somma di quindici talleri prussiani, a 
Gorizia o Trieste ; affinché consegni all' ufficio postale la cosa, c/ie noi sappiamo, involta in un 
involucro di tela o di carta cerata, col mio indirizzo e con 1' indicazione del prezzo, e al tempo 
stesso procuri di farsi dare indietro dall'amministrazione postale una carta, ove si dichiari che 
la cosa le fu consegnata. Mi farai cosa grata se mi scriverai, se questa combinazione, che a 
mio parere è semplicissima, ti vada a genio, perché ove a te non piacesse, io mi metto in 
cerca di un qualche mercante di Lipsia avente rapporti di commercio con i Setaioli udinesi, del 
quale ci si possa fidare ». 

Il codice emigrò cosi all'estero e per un po' di tempo 1' Haenel ebbe il pudore di citarlo 
ancora come Codex Archivi Ecclesiae Metropolitanae Utinensis e di profondersi in ringraziamenti 
al Banchieri per avergliene concesso il prestito. 

Morendo, egli però lo legò, insieme con gli altri suoi codici, alcuni dei quali pure com- 
pendio di furti, alla Biblioteca universitaria di Lipsia, coli' obbligo di non poterli concedere a 
prestito; e nel 1888 prende il nome di Codex bibliothecae Universitatis Lipsiensis. 

Ora che il furto è documentato nelle sue fasi successive dai documenti scoperti dal 
Patetta, che cosa si deve fare ? L' Accademia delle Scienze di Torino nell'adunanza del 23 
aprile, su ampia relazione del suo presidente, on. Paolo Boselli, fece voti affinchè il Governo 
italiano procedesse alle pratiche di ricupero del manoscritto derubato. E sarebbe certo deside- 
rabilissimo che il Governo sassone e la Biblioteca Universitaria di Lipsia spontaneamente imi- 
tassero l'atto nobile del Morgan rispetto al famoso piviale d'Ascoli. Ma propose altresì l'Acca- 
demia torinese che il Governo, ammaestrato da questi e simiglianti casi occorsi in passato, 
provvedesse energicamente per il futuro ; e prendesse provvedimenti, anche con nuove norme 
legislative, atti a tutelare il nostro patrimonio bibliografico cosi come si tutela il patrimonio 
artistico. Bene farà il ministro Finocchiaro ad ordinare agli economi dei benefici vacanti una 
severa vigilanza sui tesori delle chiese e degli archivi ecclesiastici. Ma facoltà consimili di vigi- 
lanza dovrebbero essere attribuite altresi ai bibliotecari e a corpi scientifici incaricandoli di redi- 
gere inventari e di vegliare alla conservazione del nostro prezioso patrimonio bibliografico. 

Dopo tale pubblicazione Guido Biagi, 1' illustre direttore della Biblioteca Laurenziana di 
Firenze, diresse al Corriere della Sera la seguente lettera : 

« Neil' assennato articoletto, pubblicato nel Corriere di ieri 23 maggio, circa la tutela del 



NOTIZIE III 

patrimonio bibliografico , a proposito del furto perpetrato dall' Haenel del codice della Lex 
Rouiana Raetica Curiensis, e del quale 1' illustre prof. Patetta ha rinvenuto le prove, s' invocano 
nuove norme legislative e provvedimenti « atti a tutelare il nostro patrimonio bibliografico, cosi 
come si tutela il patrimonio artistico ». 

Ora nuove norme legislative non occorrono, perché la legge 20 giugno 1909 sulle anti- 
chità e belle arti controfirmata dai ministri Rava (istruzione), Carcano (tesoro) e Orlando (grazia 
e giustizia) ha già provveduto all' uopo, annoverando tra le cose mobili eh' essa tutela o do- 
vrebbe tutelare anche « i codici, gli antichi manoscritti, gli incunabuli, le stampe e incisioni 
rare e di pregio ». Le leggi son, ma chi pon mano ad elle? può ripetersi con il divino Poeta, 
perché dal giugno 1909 si attende ancora che il Consiglio di Stato approvi il regolamento in 
esecuzione di cotesta legge, nel quale regolamento la Giunta consultiva per le biblioteche inseri 
tutte quelle disposizioni che più le parvero adatte a conseguire 1' intento della conservazione 
di questa parte del patrimonio nazionale, che è stata sin qui trascurata dallo stesso Governo. 
E invero dopo la soppressione delle corporazioni religiose, chi si è mai occupato di quei 722,191 
volumi che lo Stato concesse in deposito a biblioteche comunali, e sui quali più volte in pla- 
tonici Congressi ho richiamato l'attenzione del Ministero? 

Siam sempre li : quando si tratta di libri e di biblioteche, i reggitori della pubblica cosa 
rispondono alle nostre petulanti domande : inajora premimi. E intanto gli stranieri e i mercanti 
continuano allegramente ad alleggerire il patrimonio nazionale dei più preziosi cimelj. Gli uffici 
d'esportazione presso le biljlioteche governative, veggono di tanto in tanto comparire qualche 
incunabulo — dei meno pregevoli — per il quale si chiede il nulla-osta pagando la relativa 
tassa. Ma le automobili seguitano tranquille e indisturbate a passare il confine, e agli eleganti 
yachts dei miliardari americani, nei quali i finanzieri non possono mettere il naso, affluiscono 
le barche e le gondole onuste di libri e di manoscritti, sotto gli occhi delle autorità che non 
debbono accorgersene. 

Che fare ? Se non si vuole imitare la fiscalità americana col prescrivere una visita anche 
all' uscita del confine — (visita che sarebbe più proficua dell' altra) — si applichi almeno la 
legge del 1909 e si dia modo al competente Ministero di eseguirla senza ulteriori indugi. La 
legge permette al Governo di impedire l'esodo dei cimeli bibliografici, purché si facciano le 
denunce e le verifiche prescritte. 

Ma riuscirà il Ministero a sollecitare l'approvazione del regolamento della legge 20 
giugno 1909 ancor dormiente al Consiglio di Stato, e si troverà un ministro del Tesoro che con- 
ceda a quello dell' Istruzione le poche migliaia di lire occorrenti per i provvedimenti da prendere ? 

Si tratta di libri? Majora premunì! » 

A questa lettera rispose 1' on. L. Rava col seguente breve scritto pubblicato pure dal 
Corriere della Sera : 

« Leggo ora (ero in viaggio) la lettera dell'amico prof. G. Biagi al Corriere « sulla tutela 
del nostro patrimonio bibliografico ». 

Se il dotto professore avesse avuto sotto gli occhi la tornala della Camera, col mio breve 
discorso, avrebbe visto che non dimenticai di raccomandare a! ministro guardasigilli l'applica- 
zione della legge 20 giugno 1909 sulle Antichità e Belle Arti, da me proposta e difesa. 

Appunto per la tutela dello speciale patrimonio che si conserva nelle chiese, io desiderai 
che la legge portasse pure la firma del ministro guardasigilli. La legge ha norme rigide e giuste 
per la buona custodia anche degli importanti documenti della nostra storia, dovunque e co- 
munque siano conservati. 

Ma occorre fare gli inventari (chi non ricorda l'opera del povero Mazzatinti ?), e soprat- 
tutto occorre che il Ministro del Tesoro non neghi i fondi, come non li negò per il catalogo 
dei nostri monumenti. Siamo d' accordo. Io mi rivolgo alla sua cortesia per un piccolo fatto 
personale. Dice malinconicamente il Biagi : « quando si tratta di biblioteche e di libri, i ministri 
rispondono majora premimi». 



112 NOTIZIE 

È proprio cosi ? 

Per parte mia posso dire che biblioteche e libri mi parvero sempre cose degne della 
massima cura : ed ebbi la buona fortuna di poter proporre e di veder approvate due leggi 
speciali per le biblioteche ; e di render possibile 1' insegnamento della biblioteconomia (ormai 
necessario) e di pubblicare i nuovi regolamenti, anche per le biblioteche non aperte al pubblico) 
e di istituire un organo di studio « la Giunta superiore delle biblioteche » di cui è parte assai 
operosa il Biagi stesso. L' ultimo Congresso internazionale di bibliografia lodò e approvò le 
riforme italiane ». 

Con questa lettera l'ex ministro dell'Istruzione Pubblica si difende contro l'accusa che 
i ministri sogliono rispondere niajora premunì quando si tratta di biblioteche e di libri ricor- 
dando le utili riforme da lui introdotte in favore delle biblioteche, mentre da queste colonne 
vogliamo anche noi rispondere all'esimio prof. Biagi per difenderci contro le generiche accuse 
da lui lanciate contro i librai. Come può egli dire che i mercanti{^.) continuano allegramente ad 
alleggerire il patrimonio nazionale dei più preziosi cimeli senz'addurre delle prove ? La Biblio- 
teca Laurenziana da lui si egregiamente diretta, fa le funzioni d' Ufficio d' esportazione per i 
libri ed i codici, ed egli dovrebbe conoscere perciò perfettamente tutte le operazioni che vi si 
compiono ; invece di parlar soltanto dell'emigrazione di cimeli egli avrebbe dovuto anche accen- 
nare alle molteplici importazioni di tesori bibliografici che al suo ufficio vengono presentati ! 
È ormai notorio che in Italia purtroppo da molto tempo non s' incontrano più sul mercato 
librario delle grandi rarità bibliografiche e che per averle i librai debbono concorrere alle aste 
di Londra, Parigi, Bruxelles, Vienna ecc. L' egr. prof. Biagi ha ben veduto i molti tesori bi- 
bliografici da noi importati in Italia e dovrà convenir con noi che abbiamo un grande merito 
di ricondurre al nostro paese cimeli una volta già emigrati e di offrire in tal modo alle biblioteche 
d'Italia r occasione di poterli acquistare per assicurarli al nostro patrimonio bibliografico. 
Purtroppo codesti casi sono però assai rari. Noi abbiamo l'abitudine di richiamare l'attenzione 
particolare dei singoli bibliotecari sui libri e codici di speciale loro interesse e di concedere 
delle condizioni oltremodo vantaggiose per incoraggiarli all'acquisto, ma non sempre riusciamo 
nel nostro intento. E però anche vero che qualcuno riconosce con gratitudine le preferenze da 
noi a tal uopo usate ed accoglie con entusiasmo le nostre proposte ; ed a corroborare ciò ci- 
tiamo due esempì di data recentissima : alla R. Biblioteca Estense di Modena segnalammo il 
primo libro stampato a Modena che vi mancava ancora ; la direzione si affrettò a chiedere ed 
ottenne subito dal Ministero dell' Istruzione Pubblica l'autorizzazione di acquistarlo, di modo 
che potè assicurare alla sua Biblioteca il prezioso incunabulo. Alla Nazionale di Napoli segna- 
lammo recentemente un preziosissimo incunabulo napoletano col medesimo successo. Vi sono 
dunque per fortuna anche in Italia delle biblioteche e — possiamo aggiungere con viva sod- 
disfazione — dei veri bibliofili, che senza strepito acquistano dei cimeli pagandone dei prezzi 
elevati ; e l'egr. prof. Biagi potrebbe forse spiegarsi con questa ragione il fatto da lui lamentato 
eh' egli vede solamente di tanto in tanto comparire qualche incunabulo — dei meno pregevoli 
— per il nulla-osta. Mentre la Laurenziana non ha da curarsi che degli stampati e dei mano- 
scritti, abbiamo a Firenze ancora 1' Ufficio d' Esportazione per i codici miniati e non sappiamo 
se il prof. Biagi, lanciando delle accuse contro i librai-anticiuarì (da lui chiamati mercanti) abbia 
tirato la freccia contro questi e pubblicato il suo monito anche nel nome del direttore di que- 
st' Ufficio ; noi abbiamo motivo di dubitarne. 

Da parte nostra abbiamo sempre scrupolosamente osservato le prescrizioni della legge 
ma purtroppo finora abbiamo potuto soltanto constatare che queste erano spesso ignote a chi 
avrebbe dovuto conoscerle per il primo. Abbiamo lottato, con articoli, memoriali, conferenze ecc. 
contro delle fiscalità assurde che ci obbligavano di presentare qualunque stampato anteriore al 
i8oo per il nulla-osta ^ed il sig. prof. Biagi si ricorderà bene di aver anche apposto la sua pre- 
ziosa firma al nulla-osta [su carta bollata da 6o centesimi] per l'esportazione d'un volume del valore 
di 50 centesimi) finché siamo riusciti ad ottenere che tale operazione si limitasse soltanto ai libri 



NOTIZIE 113 

anteriori al 1500. Non abbiamo da osservare nulla contro la sorveglianza rigorosissima dei doga- 
nieri al confine, lasciando loro la facoltà di aprire e frugare i pacchi prima che escano dal- 
l' Italia, ma dobbiamo però insistere eh" essi conoscano anzi tutto la legge e sappiano poi an- 
che distinguere un incunabulo da un sillabario o qualsivoglia altro libro recente. 

L' egr. prof. Biagi si rammenterà di certo benissimo del processo lunghissimo e dispen- 
dioso che r Erario dovette sostenere colla nostra Libreria per il sequestro d' un esemplare dei 
Commentari di Giulio Cesare stampati a Londra nel 1712, che la sapiente dogana di Genova 
considerava, contro il parere dell'ufficio d'esportazione da lui diretto, come un cimelio di somma 
importanza la cui emigrazione in America sarebbe stata un danno irreparabile per il patrimonio 
bibliografico nazionale ; lo Stato dovea pagare parecchie migliaia di Lire per convertire i signori 
della dogana all'opinione dell' ili. prof. Biagi ! E recentissimamente si ripetè questo caso alla 
dogana di Chiasso, che non lasciava passare un nostro invio accompagnato dal documento 
d'esportazione rilasciato proprio dall' Ufficio diretto dall'egr. amico prof. Biagi. Dovea trascor- 
rere più d' un mese di corrispondenza col Ministero dell' Istruzione Pubblica prima che si otte- 
nesse l'ordine di far proseguire la spedizione. 

Plaudiamo sinceramente al consiglio patriottico dell'egr. prof. Biagi che si usi la maggior 
sorveglianza possibile sulle automobili, gondole, barche e sugli eleganti yachts (e perché non 
anche sui velivoli ?) e quando si sarà scoperto qualche contrabbando condanneremo aspramente 
chi avesse tentato a commetterlo, ma finché si lanciano senza prove delle accuse o dei so- 
spetti contro una classe benemerita della cultura nazionale noi ci opponiamo con proteste ener- 
giche, sicuri di farlo con la piena solidarietà di tutti i colleghi. 

La Bibbia di Re Giacomo I - Un centenario inglese. — Togliamo dal Resto del Carlino 
questo importante articolo di Gastone Chiesi : 

« Mentre 1' Italia sta celebrando colle feste dell'arte e dell' industria a Roma, a Firenze 
ed a Torino il primo cinquantenario della proclamazione ideale della propria unità, 1' Inghil- 
terra è assorbita in altre feste ed in altre celebrazioni di carattere ben differente ma non meno 
interessanti. 

In questi giorni ricorre per l'appunto il terzo centenario della presentazione a Giacomo I, 
re d' Inghilterra e di Scozia, della primissima copia della Bibbia tradotta in inglese, colla sua 
approvazione, dai più eminenti uomini che nel campo delle lettere e della religione in quel 
tempo esistessero. 

Si è discusso, e non da oggi soltanto, intorno alla influenza che la traduzione della 
Bibbia dai testi ebraici, greci e latini, in inglese, ha avuta sulla nazione tutta e sui suoi glo- 
riosi destini imperiali. Non pochi sono coloro i quali affermano che dalla Bibbia, e dalla 
Bibbia sola, vengono tutte quelle virtù di energia, di costanza, di disciplina, di rispetto del 
principio autoritario, quell' educazione al sentimento del dovere, che formano il forte tessuto 
fondamentale del carattere di questo popolo e lo hanno condotto alla invidiabile, ed invidiata, 
posizione che occupa nel mondo. 

A me personalmente la controversia sembra vana. La Bibbia ha avuta indubbiamente 
una influenza grandissima sulla formazione del carattere dei popoli anglo-sassoni, certamente 
ha contribuito a dare alla loro mente quella semplicità e quasi ingenuità di pensiero che cosi 
frequentemente sorprende noi latini quando per la prima volta ci troviamo a contatto non con 
un singolo inglese, ma con una collettività di questa razza. 

Certo si può disputare che alla Bibbia od alla influenza della Bibbia siano dovute tutte 
le fortune che sono capitate a questo popolo nel campo politico, militare e coloniale da tre 
secoli appunto a questa parte ! 

Anche in Germania la Bibbia è stata tradotta nella lingua comune del popolo, anche 
colà ha esercitato, colla riforma, una influenza enorme, incalcolabile quasi sul carattere della 
popolazione, forse più che in Inghilterra la Bibbia ha influito profondamente sul morale dei 



114 NOTIZIE 

popoli tedeschi, ma fino ad anni recenti essa non ha mostrato di potere o di volere condurre 
la Germania protestante a quell'apogeo di potenza conseguito da più di cento anni dalla pro- 
testante Inghilterra. E ciò perché mancavano colà le condizioni favorevoli, l'ambiente propizio, 
le ragioni impellenti, del rapido assurgere della razza ai suoi più alti destini. 

Non bisogna quindi credere, come oggi si vuole far credere, che le Indie siano state 
conquistate colla Bibbia alla mano e per amore della Bibbia, che il Canada sia stato strappato 
ai francesi sol perché gli inglesi erano protestanti e sapevano la Bibbia a memoria, mentre i 
loro avversari erano cattolici e giuravano sopratutto per la verginità di Maria, non bisogna 
neppure supporre che le navi inglesi, le quali hanno sbarcato sulle coste dell'Australia i primi 
galeotti e le prime mandre di bovini, le prime dozzine di pecore, fossero state guidate verso 
il continente ignoto, che oggi ha innanzi a sé cosi grande e meraviglioso avvenire, da un Ar- 
cangelo di quelli che fanno apparizione nei Testi Sacri ! 

La Bibbia non ha fatto nulla di tutto questo, ma essa ha fatta opera non meno grande 
e generosa verso questo popolo : gli ha dato un monumento letterario che non ha confronto 
presso nessuna altra nazione moderna del mondo, ha contribuito con Shakespeare a fissare defi. 
nitivamente la lingua inglese, nella sua forma nitida e precisa che ancor oggi è la sua impa- 
reggiabile qualità e l'ammirazione di quanti stranieri per diletto o per necessità sono vòlti a 
studiarla o ad usarla. 

Vi sono dei momenti nella vita di un popolo in cui non vi è alcuna differenza fra la 
lingua parlata e la lingua letteraria. La traduzione della Bibbia in inglese ha còlto uno di 
questi rarissimi e felici sincronismi e lo ha fissato per quanti secoli può ancora dare l'avvenire. 

La traduzione della Bibbia in Inghilterra fu infatti un'opera collettiva, non di uomini ma 
di popolo, è l'anima del popolo inglese che si rispecchia nelle linee sonanti, nei versetti armo- 
niosi, nelle descrizioni poderose. E la sua anima, è la sua inspirazione. 

Chi ricorda più, neppure oggi, neppure in questi giorni di celebrazioni e di commemo- 
razioni festose, i cinquantaquattro vescovi dottori e professori che da Giacomo I ebbero 1' in- 
carico di condurre a termine il grande lavoro che era stato promesso al popolo e che il pt)polo 
domandava con un grido di passione ? 

Nessuno li rammenta quei brav' uomini che presi ad uno per uno non furono mai né 
grandi scrittori, né grandi teologi, né grandi professori, ma che collettivamente hanno prodotta 
un'opera veramente monumentale. 

Sette anni durò il lavoro di preparazione, di traduzione, di revisione, di composizione, 
di correzione ed infine dì stampa della Bibbia, e furono certamente sette anni fra i meglio 
impiegati nella storia del popolo inglese e possiamo anche aggiungere della Cristianità. 

Prima della famosa edizione autorizzata da re Giacomo la Bibbia era già stata tradotta 
parzialmente o per intero nella lingua inglese, e prima fra tutti da William Tyndale che scontò 
col martirio la sua audacia e la sua fede, essendo egli stato appunto impiccato ed arso sul rogo 
per avere disobbedito agli ordini della chiesa cattolica che allora rifiutava il consenso non sol- 
tanto di tradurre la Bibbia nelle lingue volgari delle varie nazioni, ma anche di lasciarla leg- 
gere in latino a chi poteva avere conoscenza sufficiente per farlo. 

Dopo il Tyndale la Bibbia venne tradotta anche dal Miles Coverdale, e siccome non si 
trovò uno stampatore in Inghilterra che osasse stamparla, bisognò inviare il manoscritto a 
Zurigo che allora era uno dei centri più famosi del movimento riformistico e protestante 
europeo. Altre traduzioni seguirono di tempo in tempo, ma esse furono tutte imperfette, troppo 
risentendo delle caratteristiche particolari di temperamento e di coltura di questo o di quel 
traduttore, molte anzi avevano il difetto di essere tradotte a scopo partigiano e cioè per age- 
volare la penetrazione di questa o di quella tendenza teologica, di questa o di quella speciale 
setta, ed infatti del luteranismo, del calvinismo, del presbiterianismo, di modo che le varie 
traduzioni, se soddisfacevano ad una delle tendenze allora in vivissima lotta fra di loro, urtava 
ed offendeva le altre. 

Fu il rettore della Università di Oxford, Rainolds, il quale consigliò a re Giacomo di 
ordinare una traduzione dei Testi Sacri la quale non dovesse e non potesse offrire ragione di 
controversie alle varie tendenze religiose, le quali travagliavano il paese, non per i fatti sacri 



NOTIZIE 115 

riportati, ma per lo spirito della traduzione e per le arbitrarie interpretazioni che ai fatti 
si davano. 

Ed il Re, che aveva reputazione di pedante e di meticoloso, forse fu lusingato dall' idea 
di ottenere una traduzione del Libro Sacro cosi fedele ed onesta da riuscire a soddisfare tutte 
le tendenze e tutte le fazioni, e ricondurre, per quanto era possibile, la pace religiosa nell'animo 
del suo popolo. 

Il successo che ebbe la versione autorizzata non appena fu pubblicata dimostra che la 
meta a cui il Re ed il Rainolds tendevano fu raggiunta, la Bibbia divenne popolare, fece la 
sua apparizione in tutte le famiglie, nella casa dell' anglicano come in quella del puritano, e 
più tardi in quella del quacchero come in quella del metodista. Ed è per questo che il gran 
libro ha potuto compiere una azione non soltanto morale e religiosa quale da esso chiedevano 
i sostenitori, i preparatori, i martiri della traduzione ; ha anche adempiuto ad una funzione 
artistica e letteraria che ha lasciata grandissima impronta nella storia passata dell' Inghilterra e 
la cui influenza dura tutt'ora incontrastata. 

L' Inghilterra ha quindi ragione di celebrare con vera solennità il terzo centenario della 
famosa traduzione nella persuasione confidente che fin quando il popolo inglese non smetterà 
di leggere la Bibbia, la bellezza di questa lingua, le sue tradizioni non saranno in pericolo. 

E cosi lo storico coscienzioso potrà attribuire una gloria anche al regno triste del me- 
lanconico figlio di Maria Stuarda, quella di avere prodotto il volume nel quale è tanta parte, e 
la parte migliore, dell'anima di questo popolo ». 

Gli scritti vinciani. — In una sua riunione la Commissione reale per l'edizione nazionale 
degli scritti di Leonardo da Vinci ha deliberato di raccogliere le fotografie di tutti i foglietti 
e di tutti i disegni di Leonardo che sono disseminati presso le biblioteche e i musei di ogni 
parte del mondo. Si calcola che si avranno da fotografare circa quattromila foglietti di mano- 
scritti e circa quattrocento disegni, non comprendendo quelli contenuti nel famoso Codice Atlante 
già pubblicato a cura dell'Accademia dei Lincei. 

A tale scopo la Commissione ha diramato una circolare invitando quanti posseggono 
cimelii vinciani a dargliene notizia. Si spera per la fine dell'anno di avere completata la pre- 
ziosa raccolta, che verrà poi ordinata e pubblicata con metodo razionale e critico. 

La Commissione si riunirà ai primi di giugno per prendere cognizione dell'esito delle 
pratiche in corso presso 1' Istituto di Francia e i Reali Musei inglesi, i quali posseggono la 
maggior parte degli autografi di Leonardo che debbono essere fotografati. 

Una lettera inedita di Goetlie. — Il Mondo artistico di Milano scrive che a Berlino fu 
venduta per 325 lire una lettera autografa e inedita di Wolfango Goethe, indirizzata al genti- 
luomo di Corte von Einsiedel, nella quale il Poeta esprime un curioso giudizio sul mercanteg- 
giare italiano del suo tempo. 

La lettera, datata da Roma io novembre 1787, è una raccomandazione in favore di un 
giovane italiano, tal Filippo Collina. « Egli — scrive Goethe al von Einsiedel — ti potrà essere 
assai utile, perché quando tu dovrai accompagnare la Duchessa in viaggio, ti risparmierà tutte 
le noie degli acquisti e del mercanteggiare : noie che in Italia sono veramente insopportabili a 
meno che non si voglia aizzare un italiano contro gli italiani ». 

Manoscritti di Swinburne. — Nella ricorrenza del centenario della nascita di Algernon 
Charles Swinburne si è aperta a Londra una esposizione di manoscritti e di opere del celebre 
poeta, ordinata dal signor Gosse che dello Swinburne fu intimo amico per oltre quarant'anni e 
che possiede una ricca collezione di suoi manoscritti. 

La mostra si divide in tre sezioni : la prima comprende i manoscritti ; la seconda le varie 
edizioni delle opere del Poeta, dalla più antica e rara alla più moderna e comune ; la terza 
comprende un' interessantissima raccolta di disegni, i quali servirono ad illustrare le varie opere, 
disegni in gran parte dovuti alla matita di Dante Gabriele Rossetti. 

Fra le opere si trovano alcuni pamphlets di carattere politico, i quali rivelano il Poeta 
sotto nuova luce, essendo in gran parte sconosciuti anche ai suoi più intimi amici. 

Uno di questi opuscoli sembra sia stato stampato in tre soli esemplari. 



ii6 NOTIZIE 

La pili antica carta topografica. — Finora fu ritenuto quale carta topografica più antica 
la pianta di Vienna che fu eseguita nel secondo quarto del XVI secolo. Recentemente fu sco- 
perta dal prof. Mario Baratta dell' Università di Pavia fra i manoscritti vinciani del Museo 
Britannico di Londra una pianta topografica di Imola colla data del 1501. Leonardo si trovava 
allora nella Romagna al servizio del Duca di Valentino Cesare Borgia come ingegnere militare. 
La pianta eseguita in base a misurazioni colla bussola è di un'esattezza straordinaria in tutti 
i suoi benché minimi particolari, ed aggiunge ancora un nuovo non indifferente merito ai molti 
già conosciuti ed apprezzati di Leonardo da Vinci. 

La nuova Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. — L' 8 maggio di quest'anno si 
compi solennemente in presenza dei Reali d' Italia, delle autorità civili e militari e di un pub- 
blico enorme stipato su tribune appositamente costruite ed all'aperto, mentre diluviava, la 
cerimonia della posa della prima pietra della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. 

Il bibliotecario Dr. G. Coggiola faceva per cotale fausto avvenimento una bella pubbli- 
cazione dal titolo « Giubileo di Cultura », col contenuto seguente : VIII Maggio MCMXI 
(G. Coggiola) — Antonio Magliabechi : il fondatore (S. Morpurgo), col ritratto del fondatore, 
la veduta del Salone Magliabechiano e coH'eftige di Anton Francesco Marmi, amico ed esecu- 
tore testamentario del Magliabechi e primo bibliotecario della Magiiabechiana — Due secoli di 
vita della Biblioteca (G. Coggiola), con 7 facsimili — ■ La vecchia sede e le sue angustie 
(S. Morpurgo), con 4 illustrazioni fra le quali è degno di speciale menzione il ritratto bellissimo 
del defunto direttore della Nazionale Desiderio Chilovi che fu un promotore instancabile e 
benemerito della nuova Sede — La nuova Sede e il suo nol)ile vicinato (S. Morpurgo e G. Cog- 
giola), con 13 illustrazioni. 

Il « Libro dei martiri » di Foxe all' asta per 200,000 lire. — Negli uffici della ditta 
Sotheby si erano adunati il 26 maggio corr. i più noti mercanti di oggetti d'arte e collezionisti 
di Londra. Era annunciata infatti la vendita all'asta d' una preziosa copia del Libro dei martiri 
di Foxe. 

Il libro fu stampato nel 1641, ma il suo attestato di nobiltà non gli viene dall'età, bensì 
dal fatto che fu il migliore compagno di prigionia del grande apostolo non-conformista John 
Bunyan, seguace del monaco Kno.\ e autore di quel curioso libro // l'iao^gio del pe/Iet^riiio, che 
ricorda la Divina Couimedia, se non altro perché il pellegrino, che ne è protagonista, va a 
conquistare la fede e la beatitudine attraverso l' inferno, il purgatorio e il paradiso. Il libro era 
stato acquistato molti anni fa dalla biblioteca privata di Bedford, che Io custodiva come una 
preziosa reliquia. Ma ora i direttori della biblioteca hamio deci.so di vendere i libri per far 
fronte a gravi imbarazzi finanziari che minacciano l'esistenza stessa dell'antica istituzione. 

Fra i ricchi mercanti di oggetti d'arte accorsi oggi alla vendita, alcuni erano pronti a pagare 
il libro fino a 180 o 200,000 lire. Ma pochi momenti prima che la vendita cominciasse, giunse 
un ordine del Ministero invitante la ditta Sotheby a rinviare per qualche tempo la vendita. 

Pare che il Ministero abbia creduto necessario di intervenire a nome della nazione per 
impedire che un simile cimelio vada a finire nel museo di qualche milionario d'oltre Oceano. 
Il Governo promuoverà forse una sottoscrizione nazionale per riscattare il libro. 

La Libreria antiquaria di Jacques Rosenthal di Monaco si è trasferita dalla Karlstrasse io 
alla Briennerstrasse 47. 

L'instancabile libraio di S. M. l'Imperatore di Germania e Re di Prussia si è insediato 
nel proprio sontuo.so palazzo da lui or ora costruito appositamente per la grande sua Libreria. 
Auguri cordiali. 

Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 

1911 - Tipografia Giuntina, diretta da L. Franceschini — Firenze, Via del Sole, 4. 



Anno XIII 



Luglio 1 9 i i 



Dispensa 4^ 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 



DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



UNA GRANDE PUBBLICAZIONE 

DI BIBLIOGRAFIA MUSICALE 




Ierita di essere segnalata all'attenzione dei nostri lettori una 
importantissima pubblicazione di bibliografia musicale: cioè il 
grande Catalogo della Biblioteca Musicale della Deputazione 
di Barcellona, con note storiche, biografiche e critiche, trascri- 
zioni in notazione moderna dei principali motivi musicali e 
facsimili dei documenti più importanti per la bibliografia spa- 
gnuola, compilato dallo illustre compositore e musicologo 
D. Félipe Pedrell, il celebrato autore dei Pirenei, della Celestina, di tanti lavori e 
musicali e storici e bibliografici, vera illustrazione della Spagna musicale moderna. 
L'edizione è di gran lusso e di squisita eleganza, sia per la bellezza e per 
la varietà dei caratteri, sia per la qualità dell'ottima carta a mano, sia per le 
illustrazioni e pei fregi di cui è doviziosamente adornata. 

Ma noi, più che della veste esteriore, dobbiamo occuparci del contenuto dei 
due grossi volumi, i quali recano un cosi ampio e prezioso contributo alla storia 
della musica ed alla bibliografia musicale. 

Giova innanzi tutto ricordare come alla passione bibliografica del maestro 
Joan Carreras y Dagas, nato a Girona nel 1828, morto a La Bisbal il 19 No- 
vembre 1900, si debba il primo nucleo di quella raccolta di opere musicali e 
letterario-musicali che costituisce attualmente la Biblioteca Musicale della Depu- 
tazione Provinciale di Barcellona. 

Il maestro-bibliofilo andava raccogliendo con grande amore quanti libri e codici 
e stampe musicali poteva trovare nelle botteghe, nelle vendite ai pubblici incanti, 
presso privati, in Spagna e fuori, tanto che nel 1870 la suppellettile da lui rac- 
colta era cosi ampia che dove farne un primo e sommario catalogo egli stesso, 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 4» 15 



iiS ARNALDO BONAVENTURA 

senza però alcun metodo bibliografico. Si era sparsa intanto la fama dell' impor- 
tanza di tale raccolta: i dotti la visitavano e ne rimanevano meravigliati ; il 
celebre maestro Barbieri dichiarava che sarebbe stata una vergogna se la città 
di Barcellona non l'avesse acquistata: alcuni stranieri facevano offerte al posses- 
sore, mentre altri facevano appello al suo patriottismo perché non lasciasse andare 
fuori di Spagna la preziosa raccolta. Anche fra noi, qui in Italia, ci son molti che 
danno, e a ragione, simili consigli a chi vuol disfarsi di qualche sua collezione 
e chi scrive sa di musei di strumenti e di raccolte che avrebbero dovuto e do- 
vrebbero restare in Italia. ]\Ia... l' Italia non compra e chi è obbligato a vendere 
raramente spinge il suo patriottismo fino a... non vendere ! 

Ma torniamo in Ispagna. 

Il maestro Carreras offri la sua biblioteca alla Deputazione Provinciale di 
Barcellona che nominò una Commissione coli' incarico di esaminarla e di riferire. 
La relazione fu favorevole e la Biblioteca venne acquistata, per 20,000 pesetas, 
nel 1892. Passarono vari anni prima che se ne potessero fare l'ordinamento e il 
catalogo, finché al principio del 1907 fu creata una Commissione autonoma con 
r incarico di tenere in custodia i tesori artistici ed archeologici della città. Questa 
Commissione riunì in un unico edificio varie importanti raccolte e tra queste anche 
la Biblioteca che fu poi inaugurata dalla Giunta dei ^Musei di Barcellona. Questa 
Giunta e per essa il suo Presidente Prat de la Riha fece tosto iniziare gli studi 
sulla detta collezione musicale e stanziò una somma per le relative pubblicazioni, 
prima fra le quali un Catalogo monumentale illustrato del quale affidava la compi- 
lazione al chiaro M° D. Félipe Pedrell. Questi ha ora compiuto l'opera sua coi 
due magnifici volumi di cui ci occupiamo e intorno al contenuto dei quali faremo 
ora un rapido cenno. 

Giova innanzi tutto far parola del metodo seguito nel grave ed arduo lavoro 
del valoroso musicologo spagnuolo, quale si può rilevare dal suo breve ma inte- 
ressante Proemio. 

Il concetto fondamentale cui il Pedrell si è ispirato, consiste in ciò: fare 
in modo che il Catalogo sia non solo la classificazione di una biblioteca ma anche 
uno strumento indispensabile di cultura storico-musicale. Perciò, divisa la materia 
in molteplici categorie secondo i soggetti, egli fa seguire alla descrizione biblio- 
grafica di ciascuna opera ampie e diffuse notizie biografiche e monografiche di 
ogni genere, l' indicazione del contenuto del libro, molteplici richiami e raffronti, 
apprezzamenti sull' importanza dell'opera, estratti o passi notevoli, spesso le pre- 
fazioni, commenti critici e notizie storiche, più o meno in esteso secondo i casi, 
esempi musicali, a volte anche di non piccole dimensioni. 

Il materiale viene diviso in sette categorie o classi ciascuna delle quali ha 
molte suddivisioni e, se cosi può dirsi, sotto-suddivisioni. Per darne un' idea, 
riferiamo la classificazione del Pedrell, nelle linee sue generali : 

I Classe. — Essenza dell'Arte (Filosofia — Estetica — La Musica come 
arte e come professione — La Musica nell'educazione, etc.) 

II Classe. — Storia (generale; della musica antica, medievale, moderna, 
religiosa, sinfonica, drammatica, del canto, della declamazione, della danza, della 
musica popolare, dell' insegnamento, dei concerti, dei teatri, dell'organografia, 
della liuteria, critica, etc, etc). 



UNA GRANDE PUBBLICAZIONE DI BIBLIOGRAFIA MUSICALE 



119 



III Classe. — Teoria (Musica matematica, Armonia, Contrappunto, Com- 
posizione, Strumentazione, Metodi strumentali, Arte del canto, della mimica, della 
coreografia, etc). 

IV Classe. — Pratica (Opere dei musicisti — Monumenti della musica an- 
tica, della musica orientale ed esotica — Musica sacra — Musica profana — 
Opera seria e comica — Canzoni, Danze, Canti nazionali — Musica pura e sin- 
fonica, etc, etc). 

V Classe. — Poligrafia (Dizionari tecnici, Riviste, Almanacchi, Pro- 
grammi di concerti, spettacoli, etc). 

VI Classe. — Letteratura musicale (Libretti, Scenari, Argomenti, Elogi in 
versi e in prosa, novelle, poemi, poesie, etc). 

VII Classe. — Bibliografia. — (Bibliografia generale — Storia della let- 
teratura musicale (critica) — Cataloghi di biblioteche generali e speciali, di ven- 
dite, di editori, di fabbricanti di strumenti, etc, etc). 

Di queste sette classi, quattro sono contenute nel primo volume e tre nel 
secondo. Se noi dovessimo accennare pur alle principali tra le opere che per 
rarità o per importanza sono indicate e illustrate nel monumentale Catalogo, 
troppo ci dovremmo diffondere. Ci limiteremo quindi a ricordarne pochissime e 
segnatamente quelle che più direttamente si riferiscono all'arte musicale spa- 
gnuola, mentre delle molte riferentisi all'arte italiana abbiamo, come è naturale, 
esemplari anche nelle Biblioteche nostre, oltre che in quelle d'altri Stati d' Europa. 

Cosi, nella prima parte (Essenza dell'arte) che è, a vero dire, assai povera, 
segnaliamo le Reflexiones \ sobre la Arquitectura \ Ornato \ y Musica del tempio.... J 




AMA>lt. CON MVSKjt .XNTVfffX ^^ 




Ferriol, // libro sulla danza (v. pag. 121). 



I20 



ARNALDO BONAVENTURA 



por ci Marqjiis de Ureìia \ Madrid MDCCLXXXV \ por D.Joachin Ibarra \ impresor 
de Camara de S. M. — Il Pedrell fa un assai lungo commento di questo libro, 
interessante anche per noi italiani per l'omaggio che l'A. rende al nostro gran 
Boccherini e per ciò che dice del Sammartini, dell' lomelli, del Pergolesi. 




^Coiniencael libro llamado de j 

i <;laraaQ d< infhinittos wufkaUs dirmdo (tlill»Pri[ìintofcnor r!jf 
fior don FMncifco de (unign Qondi dfJVJirnnda^fcnor dcUt cd \ 
Cni de oJjelLvieda y btif^ì ^c.copvrfìoporel niuy reuereudo pa ^ 
drefray Im Bermuda deU orde deh s niettorer.en el qu.tlha'.U [ 
rjitodo lo que en muficA dejjeare^y eotiettefeys léror.fégS enii 
ptiginA pguihe fé vn>v,exnmin4do y Aprouddopor loi egregia 
mficot Bernardino de Jìguerod,y Chrijhud de mornlet . i j f { 





^Cc/ipriuitegio.^ 



Bermudo. Instrumcntos musicales, 1555. (v. pag. 122). 

Più ricca e più importante è la classe relativa alla Storia. Vi notiamo, oltre 
alle solite storie, antiche e moderne, ed oltre alle traduzioni latine delle opere di 



UNA GRANDE PUBBLICAZIONE DI BIBLIOGRAFIA MUSICALE 121 

Aristosseno, Tolomeo, Aristotile, Porfirio, etc., i Saggi del Requeno sul ristabi- 
limento dell'Arte Armonica dei Greci e dei Romani, e nella parte critica, l' inte- 
ressante libro del Valls in cui tratta la famosa Otiestione di Zamora, intorno alla 
quale il Pedrell dà le più larghe ed esaurienti notizie. 

Notiamo altresì le opere del Santisso-Bermudez, del Hortador Ferrer y Castro, 
del Cerbellon de la Vera, del Salado, del Bruguera y Morreras, tutte accurata- 
mente elencate e illustrate con note. 

Assai curioso è poi il libro del Ferriol sulla Danza, con disegni coreografici 
e musica, di cui riferiamo un fac-simile a pag. 119. 

In questa parte relativa alla Danza sono pur notevoli varie danze antiche e un 
Quartetto vocale burlesco composto sui gridi dei venditori ambulanti barcellonesi. 

Anche la classe Teoria colle molteplici sue suddivisioni contiene parecchie 
opere assai interessanti quali, oltre a quelle note del Descartes, del P. Sacchi, del 
Baini, del De La Fage, i trattati spagnuoli del Tosca, del Sinibaldo, del Sanchez 
e quelle, relative alla Notazione, del Gii, del Valldemusa, di altri. Nella suddivi- 




Ritratto di Pietro Cerone, (v. pag. 122). 



122 



ARNALDO BOXAVEXTL'RA 



sione più direttamente pertinente all'Armonia, al Contrappunto, alla Composizione, 
notiamo il cinquecentesco Trattato del Bermudo, (vedi fac-simile a pag. 120) quelli 
italiani del Vanneo, del Vicentino, dello Zarlino, dello Zacconi non che quello di 
un italiano fattosi poi spagnuolo, cioè Pietro Cerone, di cui riferiamo il ritratto 
a pag. 121. 

Seguono moltissimi altri Trattati di autori d'ogni tempo e di ogni nazione; 




1^ 



^IBRO DE M VSIC A PARA^ 

Vihuela,inticuladoOrphenicaIyra,Enl 
c\\ Te córienenmuchasy digerfas obras» 

Cópucdo por "Miguel de Fuenllana, 
Dingidoal muyalroymuy poderofo fc 

fior don Philippe principe dcE^pana, 

Rfy df ynglatcrn,de Nopolci Sic nfoffóor, 
y^' CON PRIVILEGIO TlEAL.'^i 




J^ 



Taffado en veynte y ocho reales- 

Miguel de Fuenllana. Libto de Musica, 1554. (v. pag. 123). 



UNA GRANDE PUBBLICAZIONE DI BIBLIOGRAFIA MUSICALE 123 

ma se volessimo elencarli dovremmo ricopiare 1' intero catalogo. Diremo quindi 
soltanto che ai trattati di teoria musicale seguono i metodi di musica strumen- 
tale, per molti dei quali sono riprodotte nel Catalogo le varie Intavolature, e poi 
i metodi per l'Arte del canto. 

Nella quarta classe (Musica pratica) troviamo innanzi tutto indicata una 
ricca collezione di musica sacra; codici membranacei e cartacei, messali, antifo- 
nari di molta bellezza e di molto valore, trattati di canto gregoriano e altre opere 
del genere, che il Pedrell illustra ampiamente e di cui sono riferiti nel Catalogo 
frontespizi, figure ed esempì musicali abbondanti. 

Ha poi una particolare importanza la superba raccolta di Villancicos, Re- 
sponsions, Solos, etc, che potrà servire a studiare a fondo un genere tanto inte- 
ressante per la storia della musica popolare spagnuola, cosi originale e caratte- 
ristica, come per lo studio della musica religiosa nelle sue manifestazioni nazionali 
e regionali. Dopo gli Oratori e dopo la musica per Organo, cominciano le opere 
di musica profana, prima delle quali V Orpheonica Lyra del Fuenllana, cui, perla 
sua importanza in rapporto alla musica monodica con accompagnamento di viole 
il Pedrell consacra parecchie pagine costituenti una vera monografìa sull'argo- 
mento. (Vedi fac-simile a pag. 122). 

Di più egli trascrive in notazione moderna vari Villancicos del Vasquez, del 
Flecha con accompagnamento di viola e una canzone del Fuenllana con accom- 
pagnamento di chitarra ed altre antiche composizioni, ponendo anche spesso a 
raffronto il testo originale colla traduzione in notazione moderna. — La suddivi- 
sione relativa ai Madrigali e ad altri componimenti profani è pure assai ricca. Vi 
figurano, tra i tanti, i nomi di Lope de Vaena, Aldomar, Anchieta, Granjel, Penya- 
losa, Quesada, Escobar, Rivatrecha, Morales, Pastrana, Flecha, Verdelot, Monte, 
Lasso, Càrceres, Piccioni, Rimonte, Torre, Duron, Hidalgo, etc, etc. Anche in 
questa parte sono abbondantissime le trascrizioni musicali in notazione moderna. 

Seguono le Opere teatrali in partitura (collezione di poca importanza), i 
pezzi staccati di opere teatrali, anche in varie riduzioni, le opere comiche, le zar- 
zuele, le tonadilles ed una collezione di canti popolari o popolarizzanti e di mu- 
sica strumentale da camera. 

La quinta classe, Poligì-afia, contiene pochi e ben noti Dizionari di musica: 
la sesta {Letteratura musicale) accoglie Libretti, Elogi di artisti. Novelle, Poemi 
ed altri scritti sempre relativi alla musica. E il solo Extrait du Catalogne critique 
et raisoHìié d'une petite bibliotheque musicale par Adrien De La Page, forma la set- 
tima ed ultima classe, quella cioè della Bibliografia. 

Una estesa Tavola Alfabetica e un Indice delle opere di Bibliografia musi- 
cale consultate per la compilazione del Catalogo, chiudono il secondo ed ultimo 
volume dell' opera. 

La quale, oltre ad essere un prezioso documento bibliografico ed un prezioso 
istrumento di studio, pare a me essere anche un ammonimento e un esempio : 
che se in tutte le biblioteche musicali si facessero e si pubblicassero simiglianti 
cataloghi, sarebbero enormemente agevolati gli studi dell'arte e la diffusione della 
cultura storico-musicale. 

Arnaldo Bonaventura. 



124 HUGUES VAGAXAY 



Les Romans de chevalerie italiens d'inspiration espagnole 



ESSAI DE BIBLIOGRAPHIE 



AMADIS DI QATJI^A*) 



Che il Re don Briano si mosse da Toleto per dar la battaglia al Re Mi- 
ramamolino che era all'assedio di Cordona. Cap. LVI. 

Che il Re Don Briano uenne à giornata con pagani, & con l'aiuto di Li- 
suarte, & gli altri compagni ottenne la uittoria. Cap. LVII. 

Che Lisuarte, & suoi compagni partiron con prospero vento da Cartagine 
per la via di Trabisonda. Cap. LVlII. 

Ch' andando Lisuarte per mare capitò nell'Isola della simia doue vidde cose 
di gran marauiglia. Cap. LIX. 

Che i cinque cauallieri liberaron il gran Cirugico Elisabatto, c*c suo nipote 
dalle mani di corsali. Cap. LX. 

Che Lisuarte, &, compagni gionsero al porto di Trabisonda, & che Alchifa 
andò innanzi a farlo sapere. Cap. LXL 

Le gran carezze fatte à quei cauallieri, & che parlaron con la Prencìpessa, 
et r Infanta. Cap. LXII. 

Che comparse in questa corte Fristione col cauallier incantato, & che Li- 
suarte, & Onoloria trassero à fine quella auuentura. Cap. LXIII. 

Che gionse vn messo del Re della Saluadigina per compire la battaglia 
che era citata con Lisuarte, et gli altri. Cap. LXIV. 

Per qual cagion non potè trar à fin quella auentura Lisuarte nella corte del 
Re Amadis. Cap. LXV. 

Le parole che successero fra il Re della Saluadigina, & Lisuarte et Pe- 
rione, e '1 giorno ordinato della battaglia fra loro. Cap. LXVI. 

Che i tre campioni entraron in campo col Re, et suoi fratelli, et la gran 
battaglia che fecero. Cap. LXVII. 

Che Lisuarte, et Perione andaron molte volte à parlar alle donne loro, et 
che si sposaron di secreto Lisuarte con Onoloria, et Perion con Griceleria. 
Cap. LXVIIL 

Che essendo vsciti à caccia, l' Imperator, et Perione incontraron vna 
donzella, et Pieron promise di vendicarla, et andò seco con l' Imperatore. 
Cap. LXIX. 

Che r Imperatore, et Perion furon fatti prigioni nell' isola doue gli hauea 
la donzella condotti. Cap. LXX. 

Che Lisuarte, et Onoloria, furon presi da i medesimi, et furon condotti 
tutti quattro per mare senza saper doue. Cap. LXXI. 



*) Continuation : v. La Bibliofilìa, voi. XH, pag. 390. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 125 

Che Ariadello, et Clinio si misero in vna naue per ir à cercar l' Imperator, 
et gli altri, et che Onoloria et la sorella partoriron dui figliuoli. Gap. vlt. 

Il fine della Tavola. 

F. I. LIBRO DI LISVARTE 1| DI GRECIA. FIGLVOLO 1| DELL'IMPE- 
RATORE Il SPL ANDIAMO. 

F. 275, Il fine del libro di Lisuarte di Grecia. 

L' opera sono fogli 35. 

'^ 1610. 

« Venezia, Spineda, in 8vo. ». Melzi. 

London. British Museum. 1074 e. 16 — Catalogne Landau, t. I, p. 26. 

Voi. VII. (Seguito del Libro VII). 
1564. 

LISVARTE DI GRECL\.... libro secondo..,. Venezia, Tramezzino, 1564, 
in 8vo. 

* Sedici carte preliminari contengono il frontespizio, il privilegio di Paolo IV, 
quello del Senato Veneto in data 23 agosto 1563, la dedicai/ Conte Hippolito Be- 
vilacqua, e la tavola ». Melzi, p. 331. 

[Mon exemplaire est incomplet de ces seize feuillets préliminaires]. — Cata- 
logue Landau, t. I, p. 26. 

495 fF., I f. blanc. 

F. I. IL SECONDO II LIBRO DI LISVARTE || DI GRECIA, || Ouero 
aggiunta di Lisuarte di nuouo ritro- || uata ne gli annali de gli Imperadori || di 
Trabisonda, & ridotto nello || idioma Italiano. 

[Chacun des chapitres est précède d'un sommaire : leur réunion suppléera 
à l'absence de la table, mais il convient de noter que les deux textes, ici comme 
en d'autres livres, offrent quelques variantes]. 

Quel che auuenisse di Lisuarte di Grecia, di Perione, di Olorio, & del- 
l' Imperador di Trabisonda, presi & incantati dalla Reina di Argene. Gap. I. 

Che furon Perione & Lisuarte disencantati secretamente da Alchifo, & in 
qual modo, & quel che lor disse. Cap. IL 

Quel che auuenne a i duo generosi principi Perione di Gaula, & Lisuarte 
di Grecia suo nipote usciti dell' Isola di Argene. Cap. III. 

Che Lisuarte, & Perione accettarono l' impresa per il rescatto delle due 
donzelle, & che si misero in camino separatamente. Cap. IV. 

Quel che auuenisse in questa nauigatione a Perione di Gaula andando 
uerso la montagna spauentosa, & doue apportò. Cap. V. 

Che nauigando Perione dopo molti giorni capitò a una Isola doue ebbe 
notitia di quel che cercaua, & nuoua del gigante della montagna spauentosa. 
Cap. VI. 

L' honor grande, che la gente barbara di questa Isola fece a Perione, 
& alla Duchessa, & che gli narrarono la inimicitia che hauean co '1 gigante. 
Cap. VII. 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 4^ 16 



126 HUGUES VAGANAY 



La festa fatta a Perione, vSc alla sua compagnia, & che la duchessa hebbe 
nuoua della figliuola che era in poter del gigante. Gap. Vili. 

La grande & spauentosa battaglia, che ebbe Perione co "1 gigante Bada- 
larco neir Isola della Speranza, & il fine di essa. Gap. IX. 

La grande allegrezza de gli Isolani per la morte del gigante, quel che Pe- 
rione fece con i cauallieri, & che partirono dell' Isola. Gap. X. 

Le parole che passarono fra Perione, & il gigante Badalarco sopra il fatto 
della battaglia, & che entrati in campo dieron principio al combattere. Gap. XI. 

Che Perione uccise il gigante rimanendo egli malamente ferito, & V honor 
grande che gli fu fatto, & fu medicato. Gap. XII. 

Le feste che furon fatte nell' Isola della Speranza, & che fu ordinata una 
statua a Perione, & quel che fecero i giganti. Gap. XIII. 

Ghe tornò 1' huomo con la relatione dall' Isola della Speranza, & quel che 
disse, & il disegno che fece la gigantessa Elidamanta. Gap. XIV. 

Ghe uenne il principe Perione nell' Isola de i giganti, & il ragionamento 
che hebbe con la gigantessa Elidamanta. Gap. XV. 

Ghe fu disfidato Saramanto a battaglia, & che Elidamanta si armò & calò 
al piano, & quel che passò fra lei & il caualliere della spera. Gap. XVI, 

Le grate accoglienze, »S: 1' honore che fu fatto al prencipe Perione di Gaula 
nel castello della montagna spauentosa. Gap. XV IL 

La festa che si fece in questo castello per la uenuta della Duchessa, & 
quella che si fece nell' Isola per la pace. Gap. XVIII. 

Quel che si fece nel castello di Saramanto dopo la uenuta della Duchessa, 
& che si ragiono di matrimonio. Gap. XIX. 

Il ragionamento che fece Perione alla Duchessa & a Lidistora, & quel che 
fece Elidamanta, & le risposte che hebbero. Gap. XX. 

Quel che disse «& fece Elidamanta co '1 cauallier della spera, & con Lidi- 
stora, & che fu concertata la partita. Gap. XXI. 

Quel che auuenne a Lisuarte di Grecia nel regno di Orano con i duo dra- 
ghi & comme ui apportò. Gap. XXII. 

La fiera, & inaudita battaglia, che fu fra il drago di Orano, & il buon 
prencipe Lisuarte, & il fine che hebbe. Gap. XXIII. 

Il gran lamento, che Androsilla & lo scudiero fecero sopra Lisuarte pen- 
sando, che fosse morto, & che per opra del nano fu saluato. Gap. XXIV. 

Ghe fu condotto il principe Lisuarta in una lettica fatta di uimene, & doue 
egli capitasse. Gap. XXV. 

Ghe fu riceuuto con grande honore nella uilla della montagna Lisuarte 
& medicato, & quel che fece la reina udita la nuoua della sua uenuta. 
Gap. XXVI. 

L' apparecchio che fece al caualliere de i dragoni la Reina Lucidiana, & 
come lo riceuesse nel suo castello, & quel che si fece per tutto il regno di 
Orano. Gap. XXVII. 

Gon quanta allegrezza fosse Lisuarte riceuuto nel castello della Reina, i 
ragionamenti che hebbero insieme, & che guarì della sua ferita. Gap. XXVIII. 

La partita della Reina per la città Metropolitana di Orano, l' ordine 
che si tenne, & che le città & terre del regno furono rihabitate. Gap. XXIX. 



LES ROMANS DE CHEV ALERTE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 127 

Quel che a Lisuarte disse la Reina al suo partire, & che arriuò egli alla 
corte del Gran Re della China, oue fu riceuuto con gran festa. Cap. XXX. 

Che fu Flordauro armato caualliere da Lisuarte, & dopo il principe della 
China, & che non potendo il Re disturbargli la impresa, fece apparecchio pe '1 
suo partire. Cap. XXXI. 

Il ragionamento, che hebbe il Re con il principe Lisuarte per farlo desi- 
stere dalla impresa, & che si diede ordine al suo partire. Cap. XXXII. 

Quel che passò fra l' Infanta Egidiana, & il principe Flordauro nel partir 
da lei, & come con lui partì il principe della China per seguir l'auenture del 
mondo. Cap. XXXIII. 

Che si apparecchiò il principe Lisuarte di partire, & quel che gli disse il 
Re della China, & che partirono il dì prima per diuerse strade i duo cauallieri 
nouelli. Cap. XXXIIII. 

Che i duo principi cauallieri nouelli si separarono, & quel che auuenne a 
Flordauro nel castello amoroso con una donzella, Cap. XXXV. 

Il ragionamento che il cauallier nouello hebbe con la donzella di Ardelia, 
& come si innamorò della bella Martiana sua sorella di honesto amore. Cap. XXXVI. 

L'allegrezza della donzella di Ardelia, & che le due raccontarono in qual 
modo fossero state robbate, & quel che auuenne dopo. Cap. XXXVII. 

Cha fu questo principe uittorioso in una battaglia con un cauallier, che 
guardava un passo. Cap. XXXVIII. 

Che passata la riuiera, il principe di Orano mandò le due donzelle alla 
Infanta Egidiana sua signora, & doue capitasse la sera ad albergare. Cap. XXXIX. 

Che le due donzelle uennero a ritrouare l' Infanta, & quel che successe ne 
i lor ragionamenti. Cap. XL. 

Che la donzella sorella della dama intercedette per il principe Flordauro, 
& quel che disse alla sorella, & il contrasto hauuto insieme. Cap. XLI. 

Che Delitia scoperse al principe Flordauro la cagion della sua prigionia. 
& il ragionamento che passò fra loro, & quel che fece la bella Clodiana. 
Cap. XLII. 

Che la bella Clodiana parlò co '1 cauallier prigione, & le cortese parole che 
passaron fra loro, & quel che conclusero. Cap. XLIII. 

Il grande honor fatto al principe Flordauro dalla bella Clodiana, & gli altri, 
& che dopo le molte feste per le nozze partì al suo uiaggio. Cap. XLIIII. 

Che il cauallier dalla fenice hebbe dura battaglia co '1 gigante, & che l'uc- 
cise & liberò quelle donzelle che hauea già fatte prigioni. Cap. XLV. 

Che le due donzelle liberate raccontaron chi erano esse & l'altre, & che 
andò il cauallier dalla fenice ad assaltar l'altro gigante. Cap. XLVI. 

La spauenteuole battaglia che fu fra il gigante & il cauallier dalla fenice, 
& il fine che hebbe. Cap. XLVII. 

Che il secondo gigante mori per le mani del cauallier dalla fenice, & furon 
saluate le donzelle, che dissero chi erano. Cap. XLVIIL 

Che il cauallier dalla fenice soccorse la principessa Oritia, & la gran bat- 
taglia che ebbe col gigante. Cap. XLIX. 

Che il cauallier dalla fenice uccise il terzo gigante, & che quiui comparse 
il Duca di Aliano con molti suoi cauallieri. Cap. L. 



128 HUGUES VAGANAY 



Il grande honore che in questo monasterio fu fatto al cauallier dalla fenice, 
& la diligenza usata in medicarlo. Cap. LI. 

Che fu il cauallier dalla fenice codotto con grande honore nella città di 
Aliano, & l'amor che gli prese la principessa Oritia. Cap. LII. 

Che partì il cauallier dalla fenice per il lago incantato, & quel che gli 
auuenne uicino a i confini di esso. Cap. LUI. 

Che la donzella andò co '1 cauallier della fenice al castello della cattiua 
usanza, & quel che gli auuenne. Cap. LIIII. 

Che seppero i signori del castello dalla ria usanza che era il loro hoste il 
cauallier dalla fenice, «& quello che fecero. Cap. LV. 

Che il cauallier dalla fenice fu quella notte auuertito da isabella del 
fatto del lago incantato, & che egli ammonì lei di quella mala usanza. Cap, LVL 

La buona ammonitione che il cauallier dalla fenice diede nel suo partire 
a Lisabella, & come ella & il marito uotaron di lasciar quella ria usanza. 
Cap. LVII. 

Che il dì seguente il cauallier dalla fenice con un simil modo ridusse a 
buon proposito di riformar la ulta Falardo. Cap. LVIII. 

Quel che auuenne al principe Lisuarte di Grecia nell'andar al Re del Giap- 
pone con i diece cauallieri. Cap. LIX. 

Che la donna narrò a Lisuarte chi era, & la cagion che 1' hauea condotta 
in quella Isoletta. Cap. LX. 

Che Lisuarte hebbe dura battaglia co '1 gigante, & che 1' uccise liberando 
molti honorati prigioni che conducea seco, & chi erano. Cap. LXI. 

L'allegrezza che fu fatta per la morte del gigante, & con che pericolo stette 
la notte nelle tende. Cap. LXII. 

Quel che auuenne lor la notte con l'assalto delle due gigantesse della rocca, 
& qual fosse il fin dell'assalto. Cap. LXIII. 

La gran battaglia che fu fatta quella notte fra le gigantesse & suoi & Li- 
suarte & gli altri cauallieri, & il fin di essa. Cap. LXIIII. 

Che dopo molto contrasto fu l'altra gigantessa uccisa, restando Lisuarte 
malamente ferito, & che fu presa la rocca & liberati molti che ui erano prigioni. 
Cap. LXV. 

L'allegrezza che fu fatta la mattina, c^- che stettero all'assedio del castello 
fin che fu Lisuarte guarito, & che fu preso, & quel che ui trouarono. Cap. LXVI. 

Che fu assalito Lisuarte da i ladroni del gigante, & che diffendendosi egli 
uccise tutti da uno impoi, e che andò cercando i prigioni. Cap. LXVII. 

Che furon reuestite le donne & i cauallieri, & che le Reine andarono 
all'alto, che fu ueduto il tesoro, & la grande allegrezza che si fece. Cap. LXVIII. 

Che furon le dame prigioniere riuestite, & che le Reine seppero chi erano, 
& il medesimo fu fatto de i cauallieri. Cap. LXIX. 

Che furon uestite la principessa & l' Infanta sua cugina, & dopo loro altre, 
& il grande honore che dal Re & dal cauallier lor fu fatto. Cap. LXX. 

Che uenute le naui partiron per il regno di Salamara, & che Lisuarte di- 
spose il Re con tutti a farsi christiani. Cap. LXXI. 

Che giunti nel regno di Salamara furon tutti riceuuti con gran festa, »S: che 
si battizzò il Re con tutto il Regno. Cap. LXXIL 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATLON ESPAGNOLE 129 



Che Lisuarte mandò molti doni al Re & alla Reina del Giappone, & come 
si apparecchiò a passar nel regno di Alcanzara. Cap. LXXIII. 

Che partirono Lisuarte «& quelle principesse, & quel che loro auuenne pe '1 
camino la seconda sera. Cap. LXXIIII. 

L'amore di Salamandra prese al caualliere, & l'affanno che sentì la notte, 
«& quel che fece Lisuarte in cercare il cauallier musico. Cap. LXXV. 

La gran battaglia nata fra questi duo cauallieri, & che uolle Lisuarte spar- 
tirgli, & non potendo, mandò à chiamar la bella Salamandra. Cap. LXXVL 

Che la bella Salamandra spartì la battaglia de i duo cauallieri & gii fece 
amici, & le parole che passaron fra loro. Cap. LXXVIL 

Quel che passò fra la bella Salamandra & i duo cauallieri suoi amanti, & 
che partiron tutti per il regno di Alcanzara. Cap. LXXVIII. 

Che Saladino raccontò quel che era auuenutogli nel suo amore al prin- 
cipe Lisuarte, & come egli lo confortò nel fatto del suo amore. Cap. LXXIX. 

Che caualcando questa compagnia trouò duo ualenti cauallieri in battaglia, 
& che seppe per che combattevano. Cap. LXXX. 

Che i cauallieri, & le dame spartiron con fatica quella battaglia & il ra- 
gionamento fatto fra loro. Cap. LXXXI. 

Che fu fatta gran festa a i duo cauallieri, de i quali l' uno fu veduto 
esser donzella, & che Lisuarte si apparecchiò a udir le ragioni loro. Cap. LXXXII. 

La disputa piaceuole che fu fatta fra la bella Martiana & il cauallier da i 
galli d' oro sopra il fatto delle donne, & la sentenza che ne nacque del giudice 
Lisuarte. Cap. LXXXIIL 

La risposta che diede la bella Martiana al cauallier da i galli d' oro & quel 
che disse il giudice Lisuarte. Cap. LXXXIV. 

I dolci ragionamenti amorosi, che passaron fra il cauallier da i galli d' oro, 
& la Infanta Giglidora, & fra la bella Martiana, & il cauallier dall' alicorno. 
Cap. LXXXV. 

Che in questo giorno medesimo con la occasione del secreto boschetto, Li- 
suarte scoperse il suo amore alla bella Antidora. Cap. LXXXVI. 

Che seguiron le dame & i cauallieri il lor camino, & quel che loro auuenne 
il giorno prima, che entrassero nel regno di Alcanzara. Cap. LXXXVII. 

Quel che auuenne a questa compagnia nel castello del dispetto, & come 
furon tutti i cauallieri presi. Cap. LXXXVIII. 

Che la donna raccontò qual fosse la legge & la cagione perche 1' hauea 
fatta, & il contrasto che hebbe con Martiana. Cap. LXXXIX. 

II modo che tenne la bella Martiana in liberar quei cauallieri prigioni, & 
il gran ualore che mostrò con 1' armi. Cap. XC. 

Il rumor che fu nel castello, & come furon i cauallieri liberati per opra & 
ualor della ualorosa Martiana. Cap. XCI. 

Che dopo molto contrasto rimasero i cauallieri uittoriosi, & come la signora 
del castello del dispetto fu assediata nella torre. Cap. XCII. 

Con che patti fosse dalla torre liberata la signora del castello del di- 
spetto, & che abhorrita la legge i cauallieri apparecchiaron la partita. Cap. XCIII. 

Che dopo alcuni dì apparecchiaron la partita dal castello ribattezzato del ri- 
spetto, & che la bella Antidora mandò un caualliere al Re suo padre. Cap. XCIV. 



HUGUES VAGANAY 



Che il caualliere per far bene a quelle donzelle le mandò tutte con la buona 
nuGua al Re & quel che fecero. Cap. XCV. 

Che uenuto il Re, la donzella gli diede la lettera della principessa, 1' alle- 
grezza che si fece, & i doni che ottennero. Cap. XCVI. 

Che furono apparecchiate giostre «S: torneamenti, «& la pompa che fu ordi- 
nata per riceuerli dal Re di Alcanzara. Cap. XCVII. 

Con quanta pompa fosse soUennizzata la entrata di queste principesse, 
& il grande honore, che fu fatto al caualliere da 'i draghi. Cap. XCVIII. 

La pomposa giostra che fu fatta il dì seguente, & che ne rimase uitto- 
riosa la bella iMartiana con riceuer somma lode da tutti. Cap. XCIX. 

Che il cauallier dallo alicorno riporto il pregio della giostra del se- 
condo dì, & che del terzo n' ebbe 1' honore il caualliere da i galli d'oro. Cap. C. 

Che finite quelle gran feste, dalla gran corte del Re di Alcanzara, una don- 
zella trasse dalla corte la ualorosa Martiana & il cauallier dallo alicorno. Cap. CI. 

Che Lisuarte il dì seguente si presento al Re con la Reina di Albumoro 
domandando licenza per la impresa contra i giganti, & che si fece apparecchio. 
Cap. CU. 

Che fu mandata la disfida a i giganti, & che il principe Saladino & il 
cavallier da i galli d' oro si offersero di entrar bisognando in battaglia con lui. 
Cap. CHI. 

Che uennero i duo fratelli giganti, &; che si confermaron le conditioni della 
battaglia, Cap. CIV. 

Che fu ordinato il dì della battaglia, & il brauar de i giganti, le parole che 
passaron fra Salamandra «&: il principe Saladino. Cap. CV. 

Che i cauallieri si condussero in campo con i duo giganti, & quel che disse 
il Re alla Reina & all' altre. Cap. CVI. 

Che fu principiata la gran battaglia fra i duo cauallieri & i duo giganti, 
& in qual'modo i cauallieri rimasero uincitori. Cap. CVII. 

Che i duo fratelli per la cortesia che uiddero in Lisuarte si dieron per 
uinti senza più combattere, & 1' allegrezza che si fece. Cap. CVIIL 

Le cortesi parole de i duo giganti, & come fu il Re di Albumoro liberato 
di prigione da loro, & la allegrezza che in questa corte si fece. Cap. CIX. 

Il dolce ragionamento che fu fra la principessa Salamandra & il principe 
Saladino, & come ella gli promise che quando fosse guarito haurebbe potuto 
parlarle in secreto. Cap. CX. 

Che il cauallier da i draghi fu introdotto la sera alle stanze della bella 
Antidora & i ragionamenti che hebbero insieme. Cap. CXI. 

Che Saladino guarito che fu, parlò nel medesimo modo di notte con la sua 
Salamandra, & che si sposarono in secreto, essendo ella fattasi co '1 cuore Chri- 
stiana. Cap. CXII. 

Che tornò la sera seguente il principe Saladino, & che co '1 suo amor 
passò più inanzi che la notte precedente, Ov: che fu liberato il Re di Albumoro. 
Cap. CXIII. 

Quel che disse il cauallier da i galli d' oro al Re, & che liberato con lo 
heremita, fu cagione che fossero tutti gli altri liberati per suo amore, «& che 
partiron per la città. Cap. CXIV. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D' INSPIRATION ESPAGNOLE 131 

Le amorevoli accoglienze, che si fecero la Reina & il Re di Albumoro 
con le figliuole, & il riceuimento fattogli dentro la città dal Re & dalla Reina 
di Alcanzara. Cap. CXV. 

Che fu sposata la principessa di Albumoro in secreto da Saladino che 
dormì seco. Cap. CXVI. 

Che il dì seguente si tramò questo matrimonio & quel dì Giglidora, & che 
fu concluso, & furon fatte soUenni feste. Cap. CXVII. 

Quel che ragionò Lisuarte con Antidora nel fatto del suo amore, & quel 
che ella le rispose. Cap. CXVIII. 

Che danzarono, & la notte parlò Lisuarte con Antidora gran pezza, & quel 
che ne ottenne, & come partì il Re di Albumoro con la Reina, i generi & le 
figliuole. Cap. CXIX. 

Che il principe di Orano lesse la lettra del sauio vecchio, & ricevuto 
il dono con grande allegrezza si mise nella aventura del lago incantato. 
Cap. CXX. 

L' ansietà di questa Infanta per il pericolo del caualliere, & quel che a lui 
auuenne nell' entrare & nello uscir del lago. Cap. CXXI. 

Quel che uolle far la Infanta pe '1 caualliere & non potè, & quel che al 
principe auuenne in questo lago incantato. Cap. CXXII. 

Quel che fece il principe di Orano per entrare nel palagio incantato & gli 
impedimenti che se gli opposero, dopo 1' hauer la porta aperta. Cap. CXXIII. 

La gran battaglia che fu fra i duo cauallieri & la marauiglia delle dame 
che la mirauano, & il fine che ebbe. Cap. CXXIV. 

Il fine che hebbe questa battaglia, & che il centauro prese amor grande 
al cauallier, & la festa che ne fecero le dame. Cap. CXXV. 

Che ridusse anco amico suo questo principe 1' ultimo caualliere, & che era 
egli, & chi eran il gigante & la gigantessa. Cap. CXXVI. 

Che il principe di Orano vincendo quelle difficoltà, salì le scale, & prese 
la Maga disfacendo 1' incanto. Cap. CXXVII. 

Che il principe Flordauro finì di tirar a fine V aventura del lago incantato, 
& che prese la Maga. Cap. CXXVIII. 

Che si dichiara chi era il cauallier dell' ultimo portico, & chi era il gigante, 
& la donzella di gran statura. Cap. CXXIX. 

Che disencantati tutti & guarito il caualliere, la Maga apparecchiò il par- 
tire, & quel che successe fra Elidamanta & Perione. Cap. CXXX. 

Che Elidamanta & Perione conseguiron lo effetto de i loro amori, & che si 
diede ordine alla partita fuor di quel lago disencantato, Cap. CXX XI. 

La nuoua che hebbe il principe di Orano del pericolo & del regno di Si- 
ponto, & che fu risoluto di andar a soccorrerlo. Cap. CXXXII. 

Quel che auuenne alla bella Martiana, & come andò in soccorso della R(;ina 
Lucidiana, & l'allegrezza che ella ne fece. Cap. CXXXIII. 

Quel che auuenne al Duca di Alta torre, & come essendo sbarattato fu 
soccorso dalla ualorosa Martiana & dal cauallier dallo alicorno. Cap. CXXXIIII. 

Che fu mandata la bella Martiana a soccorrer la Reina restando quiui il 
cauallier dallo alicorno & quel che ui seguì. Cap. CXXXV. 

Che la Reina hebbe l'auuiso della uenuta del famoso cauallier della uer- 



132 HUGUES VAGANAY 



gine, quel che le disse la guida, & quel che fece Martiana nel passar pe '1 campo. 
Gap. CXXXVI. 

La gran festa che al cauallier dalla uergine fece la Reina, & quel che le 
auuenne nel uederlo, & quel che disse. Gap. GXXXVII. 

Ghe r Infanta di Guardastagno sentì piacer singolare della nuova del 
lago disencantato, & che uenne nel regno di Orano in soccorso della Reina. 
Gap. CXXXVIII. 

Quel che fece il cauallier dall'alicorno nel campo del Re di Saba con l'aiuto 
del soccorso che gli uenne dalla signora donzella cacciatrice. Gap. GXXXIX. 

La grande allegrezza, che fu fatta nella città di Orano per la uittoria del 
cauallier dell'alicorno, & quel che fece la ualente Martiana. Gap. GXL. 

Ghe il principe di Orano giunse nel regno di Siponto con la sua com- 
pagnia, & in che termine trouasse il fatto della guerra, & quel che fece. 
Gap. GXLI. 

Ghe il principe Lisuarte giunse nel regno del Giappone, & l'honor che gli 
fu apparecchiato. Gap. CXLIL 

L' honore, & la festa che si fece al principe Lisuarte, & quel che successe 
alla Infanta nel uederlo. Gap. GXLIII. 

Quel che passò fra Lisuarte & la Infanta del Giappone, & le molte feste 
che a questo principe furon fatte. Gap. GXLIIII. 

Ghe si ragionò dopo molte feste della battaglia, ohe si hauea da far co '1 
gran Seluaggio, & quel che per il parer del Re fu ordinato. Gap. GXLV. 

Ghe l'Araldo arriuò nell' Isola del gran Seluaggio, & spiegò la sua disfida, 
& quel che ei rispose. Gap. GXL VI. 

Ghe Lisuarte ottenne la gioia dalla Infanta, tS: che ella uolle, che hauesse 
una sua donzella seco, & che partì con gran dolore di lei. Gap. GXLVII. 

La gran battaglia che seguì quella notte & il fine che hebbe, & che il Re 
il dì seguente sloggiò co '1 suo campo. Gap. GXLVIII. 

Ghe Ardelia & l'altre entraron nella città, & che riconobbe cjuiui la bella 
Martiana sua figliuola, & quel che fra loro auuenne. Gap. GXLIX. 

Ghe il Re di Saba «& Glaristoro Re del Montelibeo disfidaron per terminar 
la guerra tre cauallieri con loro a battaglia, & che fu la disfida accettata. Gap. GL. 

Ghe i tre cauallieri entraron nella città, & il grande honor che lor fu fatto, 
& i ragionamenti, che hebbero con le lor donne & con la Reina. Gap. GLI. 

Ghe la Reina Lucidiana seppe dalla Maga chi era il cauallier dalla spera, 
& che ella gli scoperse chi era, & gli diede nuoua che il caualliere da ì draghi 
ueniua. Gap. GLII. 

Ghe i Re uennero a uisitar la Reina, & che il Re di Montelibeo si inna- 
morò della Infanta di Guardastagno, & quel che passò in quella corte. Gap. GLIII. 

La grande & spauentosa battaglia cominciata fra i diece cauallieri, & quel 
che successe nel fin di essa. Gap. GLIIII. 

Ghe la Reina honorò molto i Re, & quel che auuenne nel fatto dell'amor 
loro, oc quel che dissero alla Reina iS: alla Infanta. Gap. GLV. 

Le amorose parole che passaron fra i Re & la Reina &: l' Infanta, &, quel 
che alla Reina disse la Maga, & il consiglio che le diede intorno a questo amore. 
Gap. GLVI. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 133 

Che scoperti i Re i loro amori alla Reina & all'Infanta hebbero grate ri- 
sposte, & che Perione di Gaula concluse matrimonio fra loro. Gap. CLVII, 

L' allegrezza che in questa corte si fece per queste nozze, & che furon 
concluse l'altre fra il Re di Saba & la Infanta, & quel che passò fra loro. 
Gap. CLVIII. 

Le gran cose in arme fatte dal cauallier dal lago incantato & suoi com- 
pagni nella guerra di Siponto contra il Re della Facea. Gap. GLIX. 

Ghe giunsero le genti del soccorso al cauallier dal lago incantato, & ui 
giunse il cauallier da i draghi co '1 gigante suo amico, & 1' honor che gli fu 
fatto. Gap. GLX. 

Ghe giunse alla città di Siponto il principe Perione con la sua compagnia 
& il gran riceuimento che fu lor fatto, & che si apparecchiarono a uscire. 
Gap. GLXI. 

Ghe uenuta la donzella i cauallieri entrarono in campo, & che il principe 
Lisuarte & il compagno rimasero uincitori. Gap. GLXII, 

Ghe Vrganda & Alchifo. ricondussero Lisuarte e Perione nell' incanto della 
Reina Zirfea, & quel che a quei principi dissero & scrissero. Gap. vltimo. 

F. 495 v". Il fine dell'aggiunta di Lisuarte di Grecia. 

In Venetia per Michele Tramezzino. MDLXIIII. 

''' 1599- 

« Si ristampò in Venezia, Griffio » Melzi, 768. 

'•' 1610. 

« Ivi, Spineda » Melzi, ibid. 

1630. 

LISVARTE II DI GREGIA || FIGLI VOLO DELLO |1 IMPERATORE || 
SPLANDIAXO. Il LIBRO SEGONDO, || Chiamato AGGIVNTA; || Di nuouo 
ritrouato, (S: tradotto nella lingua Italiana, || per M. Mambrino Roseo. || [Marque] || 
IN VENETIA, MDGXXX. || Appresso Lucio Spineda. 

In-8 de 14 ffnc, 2 ff. blancs [manquent] 495 fF., i f. [? blanc, manque ici]. 

Gommuniqué par M. A. Picard, libraire à Paris. — Melzi, ibid. 

F. [-(-] Titre. — v°, blanc. 

F. -[- 2. TAVOLA II DE' CAPITOLI || DELL' AGGIVNTA || DI LI- 
SVARTE. 

F. I. LISVARTE || DI GRECIA, || LIBRO SEGONDO. 

F. 495 v". Il fine dell'aggiunta di Lisuarte || di Grecia. 

Réimpression, page à page, de l'édition de 1564. 

{A suivre). HUGUES VaGANAY. 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 4^ 17 



134 LEO S. OLSCHKI 



Quelques Manuscrits fort précieux 



(Continuation : v. La Bibliofilia, voi. XIII, pag. 13-19). 



Horae. IManuscrit sur vélin, de l'école francaise. du milieu du XV^ siècle. 
in-4. Avec IO grandes miniatures ornées de bordures, 9 petites 
figures, 9 listels, une quantité de lettrines ornées et bouts de 
lignes. Ais de bois ree. de velours pourpre, les gardes de soie 
rouge. (32199). 

Ce riche manuscrit est écrit sur 92 fF. en lettres bàtardes, en rouge, 
bleu et noir, réglé, 24 lignes à la page ; le Calendrier, en fran^ais, est écrit sur 
2 colonnes. 

Les sujets représentés dans les miniatures sont — i : Saint Jean dans 
l'ile de Pathmos. — 2 : l'Annonciation. — 3 : la Yisitation. — 4 : l'Etable de 
Bethléem. — 5 : l'Annonciation aux Bergers. — 6 : l'Adoration des Mages. 
— 7 : la Présentation au Tempie. — 8 : la Fuite en Egypte, — 9 : le Couronne- 
ment de la Vierge. — io: la Pentecòte. — La plupart des figures sont peintes 
sur un fond de paysage remarquable par la perspective et la variété des tons. 

Les bordures, très variées, se composent de rinceaux, fleurs, fruits, 
oiseaux et grotesques, le tout rehaussé d'or et d'un bel effet. Les petites mi- 
niatures représcntent des saints et des épisodes de l'histoire sainte. Au verso du 
f. 18 on trouve un écusson tenu par 2 lions. A la fin du manuscrit les memes 
armoiries tenues par 3 animaux grotesques. 

Ce riche et beau manuscrit, soigneusement peint, se distingue par 
l'harmonie des couleurs employées, par l'heureux groupement des personnages, 
par les costumes et la perspective. Il est à grandes marges et d'une conservation 
admirable. Les bordures peintes en couleur brune et les bucardes sont caracté- 
ristiques et font supposer que le ms. a été exécuté pour un grand seigneur 
d'Espagne. (Voir la planche). 

Horae. IManuscrit sur vélin, du commencement du XX'*" siècle, exécuté 
en France. in-4. Avec 12 miniatures encadrées, chacpie page décorée 
d'une bordure laterale, des initiales de differente grandeur, des listels 
et bouts de lio^nes. Veau bleu. fil. et riches ornem., dos orné, tr. 
dor. (29003). 

Livre d'Heures très riche, forme de 135 fF. réglés, écrit en grosses lettres 
gothiques, en rouge et noir. Le Calendrier est en fran^ais. 

Les miniatures sont ainsi réparties — i : l'Annonciation — 2 : la Yi- 
sitation. — 3 : la Nativité. — 4 : l'Annonciation aux Bergers. — - 5 : l'Adoration 
des Mages. — 6 : la Circoncision. — 7 : la Fuite en Egypte. — 8 : le Couronne- 
ment de la Vierge. — 9:.S. Jean et Marie aux pieds du Crucifié. — io: la 



OUELQUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 135 

Pentecóte. — 1 1 : le Roi David en prières. — 12 : l'Office des Alorts. — Toutes 
les scènes, sauf deux, sont peintes sur un fond quadrillé, rouge, bleu et or, et en- 
cadrées de filets d'or et en couleurs et d'une superbe et large bordure couvrant 
la page entière. Ces bordures ont pour décor des rinceaux de feuillages et de 
fleurs, des vases où éclosent des fleurs. Les bordures unilatérales, à chaque page, 
sont exécutées dans la méme manière. 

Le manuscrit est à grandes marges et d'une conservation parfaite. (Voir 
la pianelle). 

Horae. Manuscrit enluminé de l'école francaise, sur vélin, du commen- 
cement du XV*' siede, pet. in-4. Avec 20 superbes miniatures 
encadrées de riches bordures, chaque page ornée d'une bordure d'un 
coté Seul, un grand nombre de grandes et petites initiales et bouts 
de lignes enluminés. Mar. bleu. fil., tr. dor., avec ex-libris de John 
Bridges. (31460). 

Magnifique manuscrit de 194 ffi, écriture gothique uniforme, en rouge 
et noir, 14 lignes à la page, réglé. Le Calendrier, en frangais, est écrit en rouge, 
bleu et or. 

Il est difficile à déterminer l'usage que suit ce Livre d'Heures, parce 
qu'aucune des trois le^ons usuelles de Paris n'est donnée dans les Matutinae, on y 
remarque le nombre inusité de 8, dont 3 appartiennent à l'usage de Rouen. 
D'ailleurs les Heures suivent en general l'usage de Paris. Il faut admettre qu'on 
a modifié le texte usuel d'un Livre d'Heures à l'usage de Paris pour la conve- 
nance de la personne, pour laquelle le manuscrit a été exécuté. Les SS. Leobin 
(Lubin), Tugnale (Tudnal) et Corentin sont invoqués dans les Litanies. 

Les peintures représentent — i : la Vierge debout tenant une palme. — 
2 : la Vierge nourrie par un Ange. — 3 : S. Lue. — 4 : S. Matthieu. — 5 : l'An- 
nonciation. — 6 : la Visitation. — 7 : S. Jean à l'ile de Pathmos. — 8 : S. Marc. 
— 9 : la Nativité. — io: l'Annonciation aux Bergers. — 11: l'Adoration des 
Mages, — 12 : la Circoncision. — 13 : la Fuite en Egypte. — 14: le Couronne- 
ment de la Vierge. — 15 : le Roi David en prières. — 16: S. Jean et Marie 
aux pieds du Crucifié. — 17 : la Pentecóte. — 18: l'Office funebre. — 19: la 
Vierge et l'Enfant écoutant la musique d'un ange. — 20 : le Jugement dernier. 

Beaucoup de miniatures se distinguent par la rareté des sujets. Par 
exemple, la seconde miniature, représente la Vierge assise à un métier à tisser 
et un ange lui porte des aliments. Ceci est une interprétation fìgurée du chap. Vili, 
2 du Protevangelion « mais Marie restait au tempie, y était élevée comme une 
colombe et recevait la nourriture de la main d'un ange » . L'une des miniatures 
des célèbres Heures de Bedford représente le mème sujet (Marie nourrie par un 
ange), mais on le rencontre rarement figure de cette manière. Dans la 9-= minia- 
ture (la Nativité) l'Enfant est représente assis sur son séant, tenant son genou, 
sur un coussin écarlate rehaussé d'or, Tane et le boeuf apparaissent de l'autre 
coté derrière une baie verte. Le mème coussin écarlate se retrouve au n'^ 1 1 (les 
Mages). Fort intéressante est la miniature n» 18, représentant un enterrement 



136 LEO S. OLSCHKI 



dans un cimetière, au lieu de l'ofifice des morts. Egalément assez rare et inté- 
ressante est la peinture n'^ 19, où l'on remarque la Vierge et l'Enfant écoutant 
un ange agenouillé jouant du Théorbo. Le ms. qui nous offre ces particularités 
curieuses est en mème temps un specimen fort intéressant de l'art de la minia- 
ture en France, à peu près vingt ans avant l'invention de l'imprimerie. 

Une partie des miniatures présente un fond d'échiquier très brillant ; 
les encadrements se composent de fleurs et de rinceaux. 

Le ms. est complet et d'une exceliente conservation, les marges sont 
d'une largeur exceptionnelle. fJ^oz'r les deux planches). 

Horae. Manuscrit sur vélin du XV^ siècle, exécuté en France. in-4. 
Avec 1 2 grandes et 1 2 petites miniatures, 1 2 autres plus petites 
dans des médaillons, 144 bordures à 3 còtés, nombreuses initiales 
et bouts de lignes, soigneusement peints en couleurs et rehaussés d'or. 
Mar. vert, fìl. dor., encadrem. et dos orné à froid, dent. intér., tr. 
dor. (rei. du commencement du XIX^ siècle). (29900). 

Superbe manuscrit forme de 174 ff., belle écriture sémi-gothique uniforme, 
en rouge, bleu et noir. Le calendrier en frangais, écrit en rouge, bleu et or, est orné de 
12 petites miniatures faisant corps avec des initiales, représentant les occupations 
des mois. Sur les marges sont fìgurés, 12 médaillons avec les signes du zodiaque. 

Les grandes miniatures, comprises en larges bordures, prenant la page 
entière, représentent — i : l'Annonciation, très belle figure sur un fond d'ar- 
chitecture gothique, somptueux encadrement d'un très bel effet, — 2 : la Visi- 
tation. — 3 : S. Jean et la Vierge aux pieds du Crucifié. — 4 : la Pentecóte. — 
5 : l'Etable de Bethléem. — 6 : l'Annonciation aux Bergers. — 7 : les Rois 
Mages. — 8 : la Fuite en Egypte. — 9 : le Couronnement de la Vierge. — 
io: le Roi David en prières. — 11 : l'Office des Morts. — 12 : Saint Serge et 
Saint Bachoantius (?), vétus de riches costumes et d'armures, tenant une lance de 
la main droite ; devant eux une dame, agenouillée, en prières ; de ses mains part 
une banderole avec la legende : « O martires dei mementote mei » . La scène a 
lieu dans la cour d'une chàteau. 

Les bordures se font remarquer par leur très gracieux dessin et par 
l'harmonie des couleurs employées. Leur ornementation consiste en rinceaux, 
feuillages, fleurs et fruits, peints avec grande exactitude. 

La conservation de ce beau Livre d'Heures est irréprochable, les marges 
sont très larges, les couleurs et l'or brillent d'un vif éclat. (Voir la pianelle). 

Horae. Manuscrit sur vélin, de l'école francaise du milieu du XV"" siècle. in-4. 
Avec 12 miniatures à pleine page, une foule d'initiales de differente 
grandeur et des listels, le tout peint en couleurs et rehaussé d'or. Mar. 
vert, fìl. et encadrements sur les plats, dos orné, dent. int.,tr. dor. (29039). 

Magnifìque manuscrit de 154 fif. (dont 3 blancs) réglés, belle écriture 
en grosses lettres gothiques, en rouge et noir. Les io premiers ff. contiennent 
le Calendrier en fran^ais. 



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La Bibliofilia, XIII, p. 134. — Horae. - Manuscrit de l'école francaise du XV« siede, sur vélin. 



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OUELOUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 137 

Les 12 superbes miniatures d'une dimension exceptionnelle, mesurant 
150X105 mm. à peu près, occupent la page entière. Les sujets représentés sont 
— I : S. Jean à l'ile de Pathmos. — 2 : Marie tenant le corps de son fils sur 
ses genoux. — 3 : l'Annonciation à la Vierge. — 4 : la Visitation. — 5 : l'An- 
nonciation aux Bergers. — 6 : l'Adoration des Mages. — 7 : la Circoncision. — 
8 : la Fuite en Egypte. — g : S. Jean et Marie aux pieds du Crucifié. — io : la 
Descente du Saint Esprit. — 1 1 : le Roi David en prières. — 12: la Mort au 
lit d'un mourant. 

Les figures sont peintes sur des fonds d'architecture ou de paysages, 
qui se distinguent par les diverses nuances d'un bleu aux tons des plus har- 
monieux. L^n cadre en or mat parsemé de pierres précieuses sert de bordure 
pour les miniatures. Signalons la dernière scène, remarquable par le contraste 
produit entre l'intérieur somptueux où se trouve le mourant, et la figure de 
la Mort aux pieds du lit ; au fond dans le ciel des démons et un ange. 

Ce riche Livre d'Heures est peint avec des couleurs vives et délica- 
tement rehaussé d'or. Il a de très grandes marges et sa conservation est 
parfaite, qvioique les miniatures aient été enlevées et plus tard remises à 
leurs places. (Voir la pianelle). 

(À sìiivre). Leo S. Olschki. 



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CORRIERE D'UNGHERIA 



Riviste: Mdgyar Kónyvszemle {Rivista Bibliografica ungherese): Annata XIX, fascicolo II 
(aprile-giugno 1911). 

La Biblioteca Széchényi del Museo Nazionale Ungherese nell'anno 1910 (con un facsimile 
e con due riproduzioni). — Dott. Hiador Sztripszky : I più antichi monumenti tipografici dei 
ruteni dell'Ungheria (Parte prima, con due figure). — Dott. Béla Ivanyi: La scrittura e i 
libri ad Eperjes nei secoli XV-XVI. (Parte prima). — Dott. Antonio Aldasy: Il Congresso in- 
ternazionale degli archivi e delle biblioteche a Bruxelles (fine). — Biblioteca ungherese: Con- 
tributi al primo volume dell'antica biblioteca ungherese di Carlo Szabó. (Per cura di Zoltàn 
Ferenczi, Stefano Harsànyi, Ignazio Horvàth, Lodovico Kemény e di Desiderio Rexa). — In- 
dicatore officiale: La Biblioteca Széchényi del Museo Nazionale Ungherese nel primo tri- 
mestre del 1911. — La Biblioteca del Museo Nazionale Transilvano nel 1909. — Letteratura: 
S sul Catalogus manuscriptorum bibliothecae reg. scient. universitatis Budapestinensis, Tomus II, 
Pars III, Pars IV. Budapest, 1907, 1910. Egyetemi nyomda, 8^, VI, 848; 4, 280 pp. — Dott. Gio- 
vanni Melich su dott. Paolo Gulyàs: Catalogo per le biblioteche popolari, Budapest, 1910. 
— S su Fried. Dòrnhòffer : Seelengàrtlein. Hortulus animae. Cod. bibl. Pai. Vindob. 2706. 
Frankfurt a. M., 1911, Baer & Co. — 2 su Hanns Bohatta : Katalog der liturgischen Drucke 
des XV. und XVI. Jahrhunderts in der herzogl. Parma'schen Bibliothek in Schwarzau am Stein- 
feld N.-Ò. Wien, 1909, 1910, A. Holzhausen. — G. P. su Hanns Bohatta: Bibliographie der 
Livres d' heures (Horae B. M. V.), officia, Hortuli Animae, Coronae B. M. V., Rosaria und 
Cursus B. M. V. des XV. und XVI. Jahrhunderts. Wien, 1909, Gilhofer & Ranschburg. — 
Dott. Paolo Gulyàs su Friedrich M. Kircheisen : Bibliographie des Napoleonischen Zeitalters. 
Berlin, 1908, E. S. Mittler u. Sohn. — Rivista dei periodici esteri. — La letteratura bi- 
bliografica ungherese nel IV° trimestre del 1910 e nel I" del 1911, per cura di Ignazio Horvàth. 



itS CORRIERE D'UNGHERIA 



— Notizie diverse : Società per le riproduzioni di manoscritti miniati. Il catalogo LXXIV 
della libreria Olschki (Vedi la Bibliofilia XIII, pag. 20-23Ì. Quanto costa all'anno la produzione 
libraria scientifica in Germania? L'edizione della Bibbia di Gutenberg a 42 linee. — Supple- 
mento : Le stamperie ungheresi nel 1910. 

La Biblioteca Széchényi del Museo Nazionale Ungherese nel primo trimestre del 
1911. — La Sezione Stampati si arricchì complessivamente di 3546 pezzi (esemplari d'obbligo 
3002 ; dono 146 ; da altre sezioni 19 ; acquisto 376 ; pubblicazioni ufficiali 3). Pervennero inoltre 
alla sezione 7701 stampati minori. Furono spese per acquisti corone 4231.30, marchi 796.75, 
lire 30 e franchi 31.30. 

I frequentatori della sala di lettura furono 11,603, con 24,851 volumi. Furono prestati 1534 
volumi a 583 persone. 

Furono classificate 2229 opere su 2851 cedole. Vennero rilegate 939 opere in 1090 volumi. 

All'ufficio per gli esemplari d'obbligo giunsero 882 pacchi ; le lettere spedite furono 746, 
delle quali reclami 312. 

L'aumento della Sezione Giornali fu complessivamante di 362 annate, con 22,010 nu- 
meri (esemplari d'obbligo 353 annate con 21,156 numeri ; dono: 5 annate, 748 numeri; acquisto: 
4 annate, 106 numeri. 

I lettori furono 1154, con 1525 annate di 1229 giornali in 1745 volumi. 

Furono rivedute 262 annate con 16,229 numeri. Furono classificate 56 annate. 

La Sezione Manoscritti ebbe un aumento complessivo di 88 pezzi (dono: i ms. moderno, 
2 frammenti di codici, 53 mss. di musica, i lettera di interesse musicale. Acquisto: 8 mss. 
moderni, 8 lettere letterarie, un'analecta letteraria, 2 mss. di musica, 2 lettere di interesse mu- 
sicale. Da altre sezioni: una reliquia petòfiana, 6 mss. moderni, 2 lettere letterarie, un'ana- 
lecta letteraria. 

Ad acquisti furono devolute corone 410 e marchi :^i. Si terminò la revisione del cata- 
logo dei mss. orientali in base alle definizioni del prof, d' Università Ignazio Goldziher. 

XJ Archivio ebbe un aumento di 9429 pezzi (acquisto pezzi 3838, dono 2590, da altre 
sezioni i). 

Per acquisti si spesero corone 9392 e marchi 103.80. 

Si valsero dell'archivio 49 studiosi che eseguirono ricerche su 13,971 documenti. Furono 
prestati 891 documenti in 9 casi. 

La Biblioteca Széchényi del Museo Nazionale Ungherese nel 1910. — L'aumento com- 
plessivo nelle quattro sezioni della Biblioteca fu di pezzi 150,353 (144,911 nel 1909). 

I lettori furono 38,044 (34,907 nel 1909), con volumi 158,911 (179,771 nel 1909). Le tes- 
sere rilasciate per poter frequentare le sale di lettura della Biblioteca, furono 37S8 (3682 
nel 1909). 

I. Sezione Stampati. — Aumento pezzi 13,538 (14,327 nel 1909), e precisamente: esem- 
plari d'obbligo 10,852 (11,931 nel 1909), dono 1210(880 nel 1909), acquisto 1491 (1494 nel 1909), 
da altre sezioni 15 (22 nel 1909). A questi vanno aggiunti 29,100 stampati minori (29,999 nel 
1909), dimodoché l'aumento complessivo fu di pezzi 42,638 (44,326 nel 1909). 

Per acquisti si spesero corone 9701.61, marchi 264.72, lire 45.50, franchi 100 e dollari 2 
(nel 1909 si spesero corone 13.795.62, marchi 4257.70, franchi 30.30 e dollari 2). 

I donatori furono 204 (209 nel 1909). 

I frequentatori furono 32,306 con volumi 69,591 (32,099 con 71,638 volumi nel 1909). 

Furono cotaloghizzate 7385 opere su 9652 cedole (nel 1909 invece 6308 opere su 9241 ce- 
dole). Passarono al legatore 1895 opere in 2328 volumi (nel 1909, 2161 opere in 2835 volumi). 



CORRIERE D'UNGHERIA 139 



II. Sezione Giornali. — Aumento complessivo pezzi 95,043 (94,210 nel 1909), e precisa- 
mente : esemplari d'obbligo 87,883, dono 1941, acquisto 3288, da altre sezioni 1931. 

Per acquisti si spesero corone 213.90 (209.50 nel 1909). 

I lettori furono 3301 con 6512 volumi di giornali (nel 1909 furono 3437 con 6766 volumi). 

Furono catalogizzate 677 annate, riveduti 69,775 giornali, e rilegati 1298 volumi. 

III. Sezioìie Manoscritti. — Aumento complessivo, pezzi 494 (425 nel 1909), e precisa- 
mente : dono 15 mss., 60 lettere di interesse letterario, una lettera di interesse musicale, 14 ana- 
lecta letterarie ; una raccolta di canzoni popolari ; acquisto 22 mss, dell'epoca moderna, 41 let- 
tere di interesse letterario, 17 lettere di interesse musicale, 2 composizioni musicali, 25 ana- 
lecta letterarie ; da altre sezioni 7 mss., io lettere di interesse letterario, 2 lettere di interesse 
musicale, una composizione musicale, 8 analecta letterarie. 

Furono spese corone 3313.20 e marchi 318,80 (nel 1909 corone 2989 e marchi 54.60). 
Si valsero della sezione 260 persone con 3706 mss. (nel 1909, 235 persone con 1090 mss.). 

IV. Archivio. — Aumento complessivo pezzi 7119, e precisamente: dono 3164, acquisto 
3425, da altre sezioni 4, in deposito 526. 

Si spesero corone 57.320, marchi 361.95 e franchi 1200. 

Si valsero dell'archivio 242 persone con 73,841 documenti (nel 1909, 252 persone con 
101.291 documenti). 

Catalogus manuscriptorum bibliothecae reg. scient. universitatis Budapestinensis. Tomus II. 
Pars III. Pars lY. Budapest, 1907, 1910. — Il tomo primo del catalogo in questione fu pub- 
blicato nel 1881. È in corso di stampa la sua seconda edizione, che nella prefazione narrerà la 
storia della sezione manoscritti della Biblioteca universitaria. La parte prima (pag. vi-303) del 
tomo secondo fu pubblicata nel 1889 e abbraccia i libri manoscritti e le raccolte miste ; la se- 
conda (pag. 304-810), pubblicata nel 1894, contiene i documenti originali in pergamena, i do- 
cumenti e le lettere originali, la raccolta Hevenessy e quella Pray, La parte terza (pag. vi-848) 
pubblicata ora colla data 1907 oltre ai supplementi dà il catalogo della collezione Kaprinay, 
formata da ben 102 volumi, che contengono un materiale storico di somma importanza. La 
parte quarta (pag. 280) contiene l' indice alfabetico delle cose, delle persone e dei luoghi e quello 
cronologico del materiale contenuto nei tre volumi, e infine l'indice generale delle materie. Le 
descrizioni dei mss., salvo pochissime ec cezioni, sono date nelle parti 11^ e III'' del catalogo 
in lingua latina, di modo che se ne pò- tranno servire con vantaggio gli studiosi dell'estero 

L. Zambra. 

COURRIER DE FRANGE 



Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Séance du 27 janvier. — M. Morel-Fatio 
annonce qu'il aura à entretenir l'Académie du résultat de ses études paléographiques et critques 
sur la correspondance de sainte Thérèse ; en attendant, il annonce l'apparition d'une nouvelle et 
très importante traduction des oeuvres de la sainte, établie par les Carmélites du premier monastère 
de Paris, qui, jadis au faubourg Saint-Jacques, se trouve aujourd'hui transféré à Bruxelles. Ce 
travail du plus haut mérite fait grand honneur à ces religieuses ; il précise, sur beaucoup de 
points, notre connaissance des écrits mystiques de sainte Thérèse et renouvelle l'histoire de 
la réforme du Carmel au seizième siècle. 

— M. Thomas annonce que M. Roger Drouault, receveur de l'enregistrement à Nontron, a 
rencontré, dans le dos de la relieure d'un registre du bureau des hypothèques, datant de 1830, 



I40 COURRIER DE FRANXE 



un fragment des comptes de l'artillerie royale remontant au début du règne de Charles VI. I 
y est fait allusion au conflit qui, au mois d'avril 1358, s'eleva entre le célèbre prévót des 
marchands Etienne Marcel et Jean de Lyons, maitre des artilleries du royaume. 

— INI. Bréal entretient l'Académie des recherches que poursuit M. Pelliot, gràce à l'en- 
semble inattendu de documents que sa mission a rapportés du Turkestan chinois. Au point de 
vue de la linguistique, quatre dialectes nouveaux s'y rencontrent. Leur déchiftrement occupe 
MM. Levi, Meillet et Gauthiot. L'histoire des religions y trouvera des données nouvelles 
jusqu'au douzième siècle, pour le boudhisme et pour le christianisme, en particulier pour les 
hérésies nestorienne et manichéenne. L'archeologie y note des fresques remarquables et des 
fragments d'architecture dont l'art constitue un chaìnon intermédiaire entre la Perse et la 
Chine. La littérature enfin s'enrichit non seulement de textes religieux, mais encore de pièces 
relatives à la medicine et au théàtre. 

11 ne faut pas s'étonner de la variété et de la richesse de ces résultats, puisque c'est 
une bibliothèque entière qui a été ramenée au jour. Quelques personnes en France ont cru 
pouvoir contester l'authenticité de ces textes. A Pékin, on a été moins sceptique : une mission 
de lettrés chinois n'a pas tarde ni hésité à aller mettre la main, dans le Turkestan, sur tout 
ce que M. Pelliot avait dù y laisser. Non seulement à Pékin, mais à Saint-Pétorsbourg, des 
études se poursuivent sur cet ensemble de documents : MM. Tcharbotsky et de Staèl-Holstein 
s'en occupent. On rencontre là des fragments d'ouvrages sanscrits que l'on n'avait pu rencon- 
trer jusqu'à présent : pour contester leur authenticité, il faudrait admettre qu'un érudit aurait 
pu actuellement composer, en excellent sanscrit, un hymne dont il se trouve que des traductions 
en pàli et en tibétain existaient seules jusqu'à présent. 

Séance du io février. — r>L le docteur Capitan présente à l'Académie un manuscrit 
bilingue, du seiziéme siècle, d'origine mexicaine. C'est un rouleau de papier d'agave sur lequel 
sont écrits, d'un coté, plusieurs nombres marqués qui représentent des tètes de lapins, des 
poules, des vétements et, de l'autre coté, toute une procedure en langue espagnole, datée de 
1534 ; déchifiVée par 1\L Morel-Fatio, elle se trouve complète ; c'est la plainte formulée par les 
Indiens des deux villages de Totolapan et d'Atlatav, dépouillés par le corregidor Luiz de Borrio 
de leurs ponles, de leurs lapins, de leur mais, de leurs vétements, de deux esclaves et d'une 
bourse pleine d'or. Après enquéte, le jugement du tribunal destitue le corregidor. Ce document 
d'ordre judiciaire présente un intérét particulier pour la vie sociale du Mexique peu après la 
conquéte espagnole : quand les fonctionnaires administratifs pillaient ainsi leurs administrés, 
les magistrats de l'ordre judiciaire s'effor<jaient de leur rendre justice. 

Séance du ij février. — M. le comte Durrieu ajoute un nouveau chapitre à ses travaux 
sur les rapports de l'art francais et de l'art italien du temps de Charles VI. En étudiant, conime 
il l'a fait, le célèbre manuscrit des Très riciies Heures du due de Berry conserve à Chantilly, il 
a déterniiné que ces miniatures ne sont pas dues à une main italienne, mais qu'elles sont 
d'une inspiration très italienne. Cela n'est pas surprenant, car Jean, due de Berry, avait pour 
beau-frère le premier due de Milan ; les artistes francais ou bourguignons ont diì ètre en rap- 
port avec l'art lombard. S'appuyant sur une découverte recente d'un érudit italien, M. Giulio 
Zappa, M. Durrieu étudie aujourd'hui plus particuliérement ce Michelino da Besozzo, connu 
depuis 1394 jusqu'à 1442, qui, peintre et miniaturiste employé par les ducs de Milan, jouit de 
la plus grande réputation au point d'étre qualifié pictor excellentissimus. 

Un livre d'heures de la maison Rospigliosi permet d'apprécier son talent. M. Durrieu 
pense qu'on peut retrouver de lui chez nous quelques dessins, notamment dans le ms. lat. 5,888 
de la Bibliothèque nationale, dont une miniature montre le due de Milan entrant dans l'éternité. 
Si l'art francais sous Charles VI a beaucoup emprunté à l'Italie, il faut reconnaìtre que l'Italie 
nous doit aussi, à cette epoque, quelque chose. Un des plus beaux thèmes de l'art chrétien 
notamment, celui de la Vierge venant s'agenouiller dans le Paradis aux pieds de Dieu qui la 



COURRIER DE FRANGE 141 



couronne, au milieu des anges et des saints, a d'abord été traité en Franca avant d'avoir été 
adopté au sud des Alpes par des maìtres tels que Fra Angelico et Filippo Lippi. 

— M. jMorel-Fatio annonce que la Bibliothèque nationale vient de s'enrichir, gràce à la 
liberante de la marquise Arconati Visconti, d'un gros manuscrit du seizième siècle contenant 
une histoire inèdite de Charles-Quint. L'auteur, Hugues Cousin, appartenait à une famille 
comtoise originaire de Nozevoy (Jura) et eut pour frère Gilbert Cousin, secrétaire d'Erasme. 
Hugnes recut en 154S la charge de fourrier de l'empereur. Son histoire, écrite en 1556, porte 
surtout sur la rivalité entre Charles-Ouint et Francois I»"" et les luttes religieuses en Allemagne; 
mais il a aussi raconté en détail certains faits de guerre auxquels il assista. Chargé comme 
fourrier de préparer les installations de la conférence qui eut lieu à Marcy, près Calais, en 1555, 
il en a donne, dans son ouvrage, un très cnrieux dessin. Cette histoire, riche d'informations 
et d'une langue assez savoureuse, mériterait d'étre publiée. 

Séance du 3 uiars. — M. le comte Paul Durrieu fait la seconde lecture de son mémoire 
sur Michelino da Besozzo et les relations entre l'art italien et l'art francais à l'epoque du règne 
de Charles VI. 

— M. F. de I\Iély reprend l'étude des Très riches Heures du due Jean de Berry, conservèes 
à Chantilly et attribuées aux frères Limbourg. Il rappelle que, si plusieurs pages très francaises 
peuvent étre attribuées à Henri Bellechose, tous les critiques d'art, qui ont examinè le manu- 
scrit, y ont reconnu des influences italiennes indénìables et surtout siennoises, car on y voit 
des copies, presque serviles, de tableaux de Bartolodì Maestro Fredi, de Taddeo Gaddi, de 
Taddeo di Bartolo et des souvenirs de Duccio. Mais comme jusqu'ici on n'a jamais rencontré, 
dans aucune pièce d'archives, le nom d'artistes italiens au service du due de Berry, on croit 
pouvoir affirmer que c'est un des frères Limbourg, qui rapporta d'un voyage ignoré en Italie, 
des copies d'ceuvres d'art dont il s'inspira. 

M. de INIély apporte aujourd'hui deux lettres échangées entre le due de Berry et un de 
ses familiers, en 1409. Celui-ci, qui se trouve alors à Gènes et à Sienne, propose au due de 
lui envoyer un artiste merveilleux qu'il a rencontré dans cette dernière ville, et le due lui 
répond qu'il accepte. L'artiste n'est pas nommé, mais on peut y reconnaitre Domenico 
di Nicolo del Coro, le célèbre marqueteur, qui travailla au Dòme de Sienne vers 1400. 
A ce moment, son style est très italien. Quand il exécute, quelques années après 1428, 
au retour, par consèquent, les stalles du Palais de la Seigneurie, il s'inspire d'une oeuvre 
essentiellement francaise, le Livre d'Heures enluminé vers 1402 par Beauneveu, pour le due 
de Berry, et conserve aujourd'hui à la Bibliothèque nationale. On ne saurait affirmer, par exemple, 
que Domenico del Coro ait travaillé aux Très riches Heures. Mais, dans une miniature admi- 
rable, l' Adoration des Mages, on aperroit dans le fond une ville : c'est Sienne, fort facile à 
identifier avec son aspect traditionnel. Cette miniature est signée Filippus. Or, en 1394, nous 
trouvons à Sienne un miniaturiste, Filippo di Francesco di Fiero di Bertuccio. Il est donc à 
peu près certain que cette vue de Sienne fort exacte est signée d'un nom siennois, quand 
nous savons la présence de siennois à cette epoque chez le due de Berry ; il faut croire que 
Filippo est venu sans nul doute avec Domenico del Coro auprès du due, ce qui expliquerait 
très simplement les influences siennoises si manifestes que nous trouvons dans un certain 
nombre de miniatures de ce manuscrit cependant si absolument francais dans son ensemble. 

M. le comte Durrieu observe que, si M. de Mèly n'est pas le premier à avoir étudié, 
dans leur ensemble, les Très riches Heures de Jean, due de Berry, l'identifìcation particulière 
du miniaturiste Filippus, qui travailla à embellir ce manuscrit, avec le siennois Filippo di 
Francisco, est un résultat nouveau dont on doit le féliciter. 

Séance du io niars. — A propos de la correspondance, M. le comte Durrieu signale que 
le R. P. Dom Blanchard, bénédictin de Solesmes, a découvert à Portsmouth la plupart des 
feuillets jadis enlevés au précieux livre d'Heures qui a péri en 1904 dans l'incendie de la Bi- 
bliothèque de Turin et connu, dès le quinzième siècle, sous le nom dC Heures de Savoie. 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 4» 18 



142 COURRIER DE FRANGE 



Exécuté pour une petite-fiUe de saint Louis, il avait appartenu successivement aux roi Charles V 
et Charles VI, au due Jean de Berry ; M. Durrieu en avait constate les lacunes avant sa dis- 
parition et il indique celles qui subsistent encore. M. H. Yates Tompson vient de publier la 
reproduction intégrale des feuillets si heureusement découverts par le P. Blanchard. 

— M. le président annonce à l'Académie la mort du R. P. Charles de Smedt, de la 
Compagnie de Jesus, président de la Société des Bollandistes depuis 1S82, membre de l'Aca- 
démie royale de Belgique, correspondant étranger de l'Académie depuis 1S94, survenue à 
Bruxelles le 4 mars. Il prononce l'éloge de ce savant, né à Gand, le 6 avril 1S33, entré dans 
la Compagnie de Jesus en 1851, qui a consacré les trente-cinq dernières années de son existence 
à diriger, avec beaucoup d'honneur, la Société des Bollandistes dont l'activité historique est 
digne des plus grands éloges. Dés 1882, il a fonde le recueil des Analecta Bollandiana, qui est 
si vivant et si apprécié. Ses longs et patients travaux ont mene à bien les trois premiers 
volumes des Ada Sanctoriim pour le mois de novembre, dont le troisiéme a paru à la veille 
de sa mort. « La Belgique, termine le président, perd en lui un érudit éminent : nous nous 
associerons à son deuil et tous ceux d'entre nous qui l'ont plus particuliérement connu garde- 
ront un souvenir fidèle à la mémoire de ce savant et de cet homme de bien ». 

Séaiice du j avril. — M. le comte Durrieu entretient l'Académie d'un très bel exemplaire 
manuscrit des StatiUs de l'Ordre de Saint-Michel, conserve en Angleterre dans la collection du 
colonel sir George Holford. Dans une des miniatures de ce volume, M. Durrieu croit recon- 
naìtre un portrait du jeune roi Edouard VI d'Angleterre, qui fut créé chevalier de Saint-Michel 
dans sa quatorzième année, et il en conclut que ce superbe volume pourrait bien étre un don 
du roi de France Henri II au souverain anglais, à l'occasion de sa nomination dans l'ordre 
en 1551. 

Séance du 21 avril. — Communication est faite d'une note dans laquelle M. Omont 
annonce qu'un manuscrit du quatorzième siècle, ayant pour titre Ethimologiae nioraliter disfiuitae 
et dont M. Léopold Delisle avait signalé la disparition frauduleuse, vient de reprendre sa place 
dans les collections de la Bibliothèque nationale. 

Ce manuscrit, mentionné dans le premier catalogne de la Librairie royale de Blois sous 
Franc^ois I*"", devait, ces jours derniers, étre mis en vente à Londres, en niéme temps que la 
première partie des collections d'un bibliophile célèbre, M. Charles Butler. Le fils de ce 
dernier, le capitaine Butler, ayant reconnu la provenance suspecte de ce volume, n'a pas voulu 
qu'il fùt compris dans la vente et il vient spontanénient de la faire remettre à la Bibliothèque 
nationale. Les érudits et les bibliophiles accueilleront avec reconnaissance cette décision aussi 
noble que libérale de M. le capitaine Butler. 

.Séance du 19 mai. — M. le comte Durrieu annonce que gràce à un libraire parisien, à 
la suite de la vente Hoe faite à New-York, un manuscrit francais du XV« siècle, orné de 
grandes miniatures d'un art assez délicat, qui sont les copies de celles du Josèphe de Jean 
Fouquet, de la Bibliothèque nationale, vient de rentrer en France. 

Société des Antiquaires de France. Séance du 25 janvier. — M. de Mély présente les 
photograpliies en couleurs d'un manuscrit de Boccace conserve à Carpentras ; il les rapproche 
du tableau dw Martyre de saint Georges de la salle des Primitifs francais au Louvre ; il signale 
enfin la curieuse description en vers qui termine le volume en indiquant le nom du scribe. — 
M. Durrieu indique qu'un Boccace de la bibliothèque de Genève présente la méme particularité. 

Séance du 75 mars. — M. de Mély reprend l'examen des oeuvres de Michelino da Be- 
sozzo et de Giovannino de Grassi, l'auteur de l'Album de Bergame, dans lequel se trouve le 
dessin originai de la Curée du sanglier, des Très riches Heures du due de Berry. M. P. Durrieu 
a propose de voir dans l'esquisse de Giovannino la copie d'un originai antérieur de Michel 
lino qui aurait eu une grande influence sur l'art de Giovannino. M. de I^Iély rapproche les 
oeuvres authentiques des deux artistes, il montre la diflérence extraordinaire qui séparé leurs 



COURRIER DE FRANGE 143 



deux manières ; enfin il apporte les documents qui prouvent que Giovannino était mort très 
vieux en 1398 ; il est difficile de croire que Michelino, né en 1375, ait eu, aussi jeune, quel- 
que influence sur un artiste célèbre à la fin de sa carrière. 

M. de Mély apporte ensuite les photographies qu'il vient de faire d'un nierveilleux ma- 
nuscrit appartenant au comte Xavier Branicky, qui le possedè dans son chàteau de Villanovv, 
près de Varsovie. Il contient sept grandes enluminures semblables à celles des Heures d'Anne 
de Bretagne, de l'atelier de Bourdichon. C'est ainsi le sixième exemplaire de cet admirable 
manuscrit qui vient à la lumière depuis que M. de Méy a découvert, il y a deux ans, un 
mandat qui indiquait une réplique de ce volume qu'on croyait unique. 

Séance dii 22 mars. — M. de Mely apporte quelques remarquables miniatures d'un ma- 
nuscrit richement enluminé de la bibliothèque de Lille. C'est un Dit des Philosophes en 
francais, du milieu du quinzième siede. Au frontispice, dans une riche bordure, on lit en 
grosses lettres historiées, Johannes, nom sans doute de l'artiste qui le decora. Le faire des 
miniatures est admirable, mais c'est bien plutót celui d'un peintre que d'un miniaturiste. M. de 
Mély propose de l'identifier avec un artiste très célèbre du quinziéme siècle, auquel Jean Le- 
maire de Belges adresse en 1502 des louanges posthumes dans son poème la Plainte du Dé- 
siré (Johannes qui tant fut élégant). 

Séance du ig avril. — ÌNL de Mély signale l'album de portraits du temps de Francois P"" 
et de Henri II, généralement attribuès aux Clouet, qui est conserve à la bibliothèque muncipale 
de Lille. On n'a pas remarquè jusqu'ici qu'il porte au dos les trois croissants enlacès qui 
sont souvent la marque des volumes ayant appartenu à Diane de Poitiers. Si l'origine était 
ainsi quasi-royale, l'importance de l'album deviendrait nécessairement très grande. 

Séaìice du j inai. — M. de Mély communique de nouvelles observations sur les Heures 
d'Anne de Bretagne. Un des points qui pouvait endre doutex l'identification de la partie an- 
terieure à 1501 avec un manuscrit payè à Jean Poyet et à Jean Riveron de Tours était la 
spécification très précise d'Heures à l'usage de Rome ; le soin qu'on avait pris de préciser la 
liturgie adoptée rendait la discussion possible. Or il vient de constater que la première partie 
des Heures d'Anne de Bretagne est un office de petites Heures à l'usage de Rome, ce qui rend 
maintenant très possible l'identification. 

Congrès des Sociétés savantes, tenu à Caen du iS au 21 avril. — Section d'histoire. 
Séance du 18 avril {soir). — M. Etienne Deville de la Société historique du '56 arrondissement 
de Paris, répond à la vingt-deuxième question du programme, en faisant connaìtre les fragments 
de manuscrits et d'imprimès, presque tous découverts par lui dans de vieilles reliures. 

Il présente aux membres du congrès un certain nombre de ces pièces, notamment : un 
fragment de missel, dixième siècle ; plusieurs feuillets de manuscrits, douzième et treizième 
siècles, dont le plus grand nombre appartient à des ouvrages liturgiques ; deux proviennent 
d'un manuscrit de l'abbaye de Lyre, retrouvé en 1845 par M. Chassant. Trois actes mutilés 
ayant servi de couvertures, quinziéme et seizième siècles; six feuillets d'un manuscrit des grandes 
chroniques de France, quinziéme siècle, et une sèrie de pièces sur papier, quinziéme et dix- 
huitième siècle. 

M. Deville a également retrouvé et communique divers morceaux d'imprimès, quin- 
ziéme et seizième siècles : missel, psautier, livres d'heures et divers traités, dont l'identification 
reste à faire. Beaucoup sont des èpreuves corrigées, particularité qu'il convient de noter. 

Séatice du io avril {viatin). — M. Oursel dèmontre, par le rapprochement de textes 
publiés depuis fort longtemps (Pommeraye, Crespin, Th. de Bèze, etc.) et de documents ma- 
nuscrits, en partie inèdits, extraits des registres capitulaires de la cathédrale de Rouen, des 
registres de la Tournelle de Rouen et des registres de délibérations communales de Rouen, 
que les fameux « placards » d'Antoine Marcourt contre la messe ont été répandus à Rouen 
le 27 janvier 1534-1535 par un certain Guillaume Husson ou Huchon, de Blois, qui fut d'ailleurs 
supplicié quelques mois plus tard. 



144 COURRIER DE FRANGE 



— M. Bourde de la Rugerie, archiviste du département du Finistère, raconte l'histoire des 
papeteries qui existaìent jadis dans les environs de Morlaix. Gomme beaucoup d'autres établis- 
sements industriels de Basse-Bretagne, les papeteries furent fondées par des normands. Le 
plus ancien « moulin à papier », dont l'auteur ait trouvé mention, celui du Val-Pinard, près 
de Morlaix, est cité dans un document de 1499 ; il ne paraìt pas avoir subsisté longtemps, mais 
dans cette région, ainsi que dans les environs de Lannion et de Landerneau, trente à qua- 
rante papeteries furent créées au dix-septième siècle sur des terrains concédés à des ouvriers 
normands par des familles nobles de Bretagne. Tous ces établissements étaient peu impor- 
tants ; ils étaient installés de facon rudimentaire et occupaient peu d 'ouvriers ; la valeur des 
marchandises qu'ils expédiaient en Espagne et en Hollande atteignit cependant 300,000 à 
400,000 livres. Fort éprouvées par les guerres de la République et de l'empire, les papeteries 
de Basse-Bretagne retrouvèrent une certaine prosperile après 1815. Le progrès de la grande 
industrie les a fait disparaìtre. 

Séance du 19 avril {soir). — En réponse à la sixième question du programme, RL le 
comte de Caix de Saint-Aymour signale au congrès les archives et les livres de raison de la 
famille de Brossards des Ils, conservés au chàteau des Ils-Bardel (Calvados). Ces archives, très 
considérables, remontent au commencement du quatorzième siècle (1316) et permettent de re- 
constituer le type d'une vieille race de gentilshommes bas normands, vivant pauvrement et 
noblement sur leurs terres et obligés de lutter, à partir du dix-septième siècle, contre les excès 
de la centralisation et de la fiscalité royales, Les livres de raison des Brossards, commencés 
en 1590 par Gilles de Brossard, seigneur de Bréveaux, personnage intéressant sur lequel M. de 
Caix donne quelques détails. furent continués par ses descendants pendant cinq générations et 
leur rédaction se poursuivit régulièrement jusqu'au milieu du dix-huitième siècle. M. de Caix 
de Saint-Aymour en tire quelques traits intéressants, notamment à l'année 1658, le récit 
d'une manifestation sentant la révolte et qui motiva la réunion, dans la plaine de Trun, de 
2,000 gentilshommes venus pour protester contre les malversations et les vexations des 
« traitants ». 

— M, Etienne Deville, de la Société libre de l'Eure, a étudié un livre de comptes de 
l'hòtel-Dieu de Bayeux (1466-1467), manuscrit aujourd'hui conserve à la Bibliothèque nationale, 
après avoir fait partie de la collection de M. A. Monteil, dont il porte le noni sur la reliure 
du volume. Il n'embrasse qu'une pèriode d'un an, mais il oftVe de curieux détails que M. 
Deville s'est efforcé de mettre en lumière. 

La partie relative aux recettes lui a permis de relever certains noms de personnages et 
surtout quelques mentions intéressantes pour la topographie de la ville de Bayeux à cette 
epoque : la rue Bienvenu, la rue Lectière, la rue Saint-Malou, la rue de la Tanerie, la rue aux 
Cocqs. Celle consacrée aux dépenses a permis à M. Deville de relever certaines particularités, 
comme : payements aux officiers et gratifications, salaires d'ouvriers qui touchaient en general 
20 deniers par jour ; dépenses pour réparations et d'organisation intérieure : nourriture, chauffage, 
entretien de la basse-cour. La boisson commune était la cervoise et le cidre, à noter pour une 
pipe et demi, y compris l'achat des pommes 7 livres, plus 2 sols et 6 deniers pour le 
brassage. 

A citer également la partie relative aux dépenses nécessitées par les écritures de la mai- 
son : achat de papier, parchemin, matières à faire de Tenere et ciré pour sceller les actes. 
Une curieuse mention à retenir, c'est celle relative à la confection du présent compte, trans- 
cription, parchemin et papier ; le manuscrit coùta 200 livres, somme élevée quand on la 
rapproche de la dépense totale qui se monta, en argent, à 593 livres. M. Deville a reproduit 
à la suite de son mémoire de nombreux extraits de ce document qui nous initie à l'admi- 
nistration d'un établissement charitable pendant une aiinée de la seconde moitié du quin- 
zième siècle. 

— M. Sauvage, archiviste-adjoint du Calvados, signale les cartulaires laìcs conservés aux 



COURRIER DE FRANGE 145 



archives du Calvados, ceux des Le Chevalier, de la Danjie, Pegnie, Jean Sallet, des Perrote 
de Cairon, du fief de Fournet, tous rédigés dans la seconde moitié du quinzième siècle et 
pour la plupart authentiques. Il mentre qu'il faut les rapprocher des cartulaires, censiers, etc, 
exécutés à la méme epoque dans les chartriers ecclésiastiques et qui éclairent le monument de 
restauration écononiique consécutif en Normandie, à la guerre de Cent ans. 

— M. l'Abbé Alix, cure de Breville-sur-Orne, a lu un travall intitulé : Un moine bìbliophile 
au dix-septième siècle. Pierre Pecqtcet, soiis-prieur du Plessis-Grimault. L'auteur, s'inspirant 
d'un manuscrit de la collection Mancel, à Caen (n" 73) et d'un manuscrit de la bibliothèque 
Sainte-Geneviève à Paris, n*^ 1875, esquisse à grands traits la vie de son héros, né à Senlis en 
1584 et recevant à quinze ans l'habit des chanoines de Saint-Augustin dans le prieuré du 
Plessis-Grimault. Devenu bibliothécaire du couvent, Pierre Pecquet s'occupa à mettre en ordre 
ce qui reste de livres et manuscrits en son monastère. Il recopie de sa main plusieurs manuscrits 
trop usagés, notamment le Vieiix Nécrologe. Il regrette vivement la perte d'autres manuscrits. 
Il fut investi successivement et mème simultanément de plusieurs charges, notamment celles de 
sacriste et de prieur-curé de la paroisse, charges qui étaient alors sources d'assez bons revenus. 
Le bibliothécaire en profita pour recueillir le plus grand nombre de volumes possible. Bien 
plus, il voulut faire des élèves ; mais il ne réussit qu'imparfaitement. Il entretint des rela- 
tions avec les moines studieux des abbayes voisines, notamment avec M. Le Gueydon, prieur 
d'Aunay, puis abbé de Barbery. Il légua à ce dernier sa bibliothèque, comptant 2270 volumes, 
dont il avait établi le catalogne, aujourd'hui conserve à la bibliothèque de Caen. Cette biblio- 
thèque resta au prieuré, d'où à la Revolution elle passa en partie à la bibliothèque de Vire, 

En 1656 le moine bibliophile fut enterré dans la chapelle Saint-Roch de son église 
Gonventuelle. 

Bibliothèque nationale. — Rapport adressé au ministre de l'Instruction publique et des 
Beaux-Arts, par M. Henry Marcel, sur les services de la Bibliothèque nationale pendant l'an- 
née 191Q. 

« J'ai l'honneur de vous adresser le rapport annuel sur les différents services de la Biblio- 
thèque nationale. Avant d'entrer dans le détail de ces services, pour l'année 19 io, j 'estime 
qu'il est de mon devoir d'attirèr votre bienveillante attention sur la situation faite au grand 
dépòt de la rue de Richelieu. Ce dépòt qui, par sa nature méme, est destine à s'accroìtre 
d'une facon périodique et constante, risque d'ètre entravé, dans son fonctionnement normal, 
par le cadre restreint de son personnel et par les limites étroites de ses bàtiments. 

Pour ne parler que du département des imprimés, il y a vingt ans, on évaluait à envi- 
ron 3 millions le nombre des volumes existant à la Bibliothèque nationale. D'après les chiffres 
que vous trouverez exposés plus loin, ce département s'enrichissant d'au moins 50,000 unités 
par an, c'est, au bas mot, d'un tiers qu'il s'est accru pendant ce laps de temps. Or, à ce flot 
montant des productions de toutes sortes de la librairie moderne, qu'il s'agit d'enregistrer, de 
cataloguer et de communiquer à un public dont les légitimes exigences augmentent dans les 
mémes proportions, quels moyens d'action avons-nous pu opposer? Fante des crédits nécessai- 
res, nos efforts n'ont pas toujours abouti aux résultats que l'on aurait pu en attendre. 

Après les améliorations introduites dans le service des Communications et dans la pu- 
blication des buUetins mensuels, que j'ai eu l'honneur de vous signaler dans mas précédents 
rapports, d'autres réformes s'imposent, qu'il paraìt impossible de réaliser, quand on songe que 
le nombre de nos fonctionnaires et agents n'a presque pas varie depuis plus de vingt-cinq ans, 
quand on songe surtout que les locaux, affectés à des collections qui s'accroissent dans les 
proportions que je viens d'indiquer, sont demeurés les mémes depuis près de onze ans. C'est 
ainsi qu'en l'absence de place, nous sommes obligés d'avoir recours à des espédients désas- 
treux pour le classement et la communication des collections, tels que l'installation de casiers 
provisoires au milieu des travées du magasin centrai, ou le placement de séries sur un doublé 



146 COURRIER DE FRANGE 



rang. C'est ainsi encore que, ne pouvant plus les recevoir rue de Richelieu, nous allons ètra 
amenés à vous demander l'autorisation de transporter la sèrie des journaux de province, qui 
s'accumulent au rez-de-chaussée et jusque dans les sous-sois du bàtiment de la rue Colbert, 
dans un autre locai extérieur à la bibliothèque, sauf à les mettre à la disposition des lecteurs 
qui en demanderont la communication dans des conditions qui seraient à déterminer. 

Si encore l'insuffisance du nombre de nos agents employés à la manutention des volu- 
mes, emmagasinés souvent à une grande distance de la salle de travail où ils doivent étre 
consultés, si cette insuffisance, dis-je, était compensée par une machinerie plus en rapport avec 
nos besoins, le temps qui s'écoule entre la demande d'un ouvrage et sa remise au lecteur 
pourrait parfois étre abrégé. Mais, là encore, nous sommes loin de compte. La plupart des 
monte-charge mus à bras d'homme dont nous pouvons disposer laissent beaucoup à désirer 
et les moyens mécaniques, comme les ascenseurs automatiques, le tapis roulant, etc, que nous 
réclamons depuis des années, n'ont pas encore pu étre installés. 

Il est aussi un service de la Bibliothèque nationale qui a pris une grande extension : 
c'est celui de la photographie. Il n'est pas de jour que nous ne recevions des demandes por- 
tant sur des sèries considérables de documents destinés à illustrer les publications, les revues 
et journaux dont le nombre augmente sans cesse. Ces documents, surtout ceux conservès aux 
départements des Estampes et des Manuscrits, sont souvent exposés à des détériorations du fait 
des manipulations, du transport des volumes à grande distance effectué par un seul agent, etc, 
et des mesures effectives s'imposent pour faciliter cette manipulation, peut-étre aussi pour 
limitar la reproduction des ouvrages et pièces des collections nationales, si l'on veut en em- 
pècher la complète destruction. 

Il me semble que les quelques e.xemples que je viens de citer suffisent, entre tant d'au- 
tres, à faire ressortir l'urgence qu'il y aurait à relever les crédits affectés au personnel, au ma- 
tériel et aux bàtiments de la Bibliothèque nationale, sous peine d'exposer notre grand établis- 
sement littéraire, scientifique et artistique à des comparaisons fàcheuses avec les bibliothèques 
de l'étranger, sous peine d'arréter dans leur dèveloppement et méme dans leur fonctionnement 
régulier des services dont l'activité, pour l'année 1910, est constatée par les statistiques qui suivent. 

Département des Imprimès, cartes et collections géographiques. — Au département 
des Imprimès, les améliorations réalisées dans les différents services, depuis qu'ils ont chacuu 
à leur téte un conservateur-adjoint, se sont poursuivies normalement. Les ouvrages venus par 
la voie du dépòt legai, des dons ou des acquisitions sont communiqués aux lecteurs dans le 
laps moyen d'un mois après leur entrée à la bibliothèque. 

Dans la salle de travail du département des Imprimès, si la moyenne du temps qui s'é- 
coule entre la demande d'un livre et sa remise au lecteur ne dépasse guère un quart d'heure, 
il faut attribuer ce rèsultat au zèle des fonctionnaires et agents. Tandis que leur nombre n'aug- 
mente pas et que, tout au contraire, les dispositions du décret organique de 1909, qui néces- 
sitent deux ans de grade pour chaque avancement, ne nous permettent pas d'avoir nos cadres 
complets, le nombre des lecteurs ne cesse de croìtre. Il dépasse, certains jours d'hiver, le 
chiffre de 750, alors que les places à la disposition du public dans la salle de travail sont au 
nombre de 344 seulement. Beaucoup de gens doivent rester debout et travailler sur les pupi- 
tres des casiers. Les bulletins communiqués (460,694) dépassent d'une vingtaine de mille les 
Communications de l'an dernier. 

La statistique des salles du département des Imprimès, pour l'année 1910, accuse les 
chiffres suivantes : Salle de travail: Lecteurs: 186,990; volumes communiqués: 572,168. — 
Salle publique de lecture: Lecteurs: 34,906; volumes communiqués: 52,327. — Salle de gèo- 
graphie: Lecteurs: 2405; pièces communiquées: 29,250. 

Accroissement des collections, Dépòt legai. : Seine : livres et brochures : 5792 ;' jour- 
naux et publications périodiques : 160,000; musique: 6507. — Départements: livres et brochu- 
res: 10,220; affiches électorales: 11,480: journaux et périodiques: 380,000; musique: 200. 



COURRIER DE FRANGE 147 



Acquisitions. — Livres étrangers: 12,225; Hvres anciens: 87; revues et périodiques étran- 
gers : 72,000. 

Dotis. — 4600 numéros formant ensemble plus de 6000 volumes. — Section de géogra- 
phie : Dépòt legai, 233; dons: 150; acquisitions: 638. 

Entretien des collections. — Reliures à l'exlérieur ; 14,204; reliures à l'intérieur: 7849. 

Dons prìncipaux. — De nombreux ouvrages en langues étrangères ont enrichi de facon 
très notable nos collections. M. Emile Picot, membre de l'Institut, nous a donne une impor- 
tante sèrie d'ouvrages roumains, près de mille, qui resteront groupés sous le nom du donateur. 
Citons, entre autres, les revues rouniaines Transilvania, Biset-ica. Ortodoxa romana, et surtout 
la Coliiinna lui Traianu, dont les premiers numéros sont presque introuvables aujourd'hui. — 
De M. Georges Hévelle, traducteur des romanciers d'Annunzio et Blasco Ibanez, nous avons 
recu des romans et des poésies contemporaines, en italien et en espagnol, qui ne forment pas 
moins de 450 volumes. — Un curieux recueil de quatre ouvrages religieux, publiés de 1794 à 
1796, à lelgavva et donnés par M. Monthiers, nous a fourni des spécimens, jusqu'ici rares dans 
notre dépòt de la langue lettonne, idiome populaire de la Courlande, apparente au lithuanien. 

— Au grand collectionneur américain J, Pierpont Morgan, nous devons un exemplaire de son 
Catalogne of jeu'els and zvorks, publié avec le plus grand luxe. — M'ne Dinah Felix, la der- 
nière sceur de Rachel, nous a légué en doublé exemplaire, habillé d'une belle reliure en ma- 
roquin plein, l'ouvrage d'Adrien Delahante, Une famille de finance au dix-htdtième siede. — 
De la Scìiola cantoruìn nous avons reru en don un lot de 253 partitions musicales, pièces et 
brochures. 

C'est aux dons surtout que nous devons de combler nos lacunes. La comparaison d'an- 
nuaires bibliographiques, comme ceux de Nilsson et Le Soudier, avec \e Jour7ial de la librairie 
permet au service des entrées de relever les omissions du dépòt legai. Quand ces omissions 
sont trop anciennes pour étre signalées au ministère de l'intérieur, des démarches officieuses 
auprès des éditeurs permettent de réparer l'oubli conimis par l'imprimeur. Chaque année, 250 
volumes nous sont ainsi remis à titre gracieux par les maisons d'édition et 6000 à 7000 nu- 
méros par les directeurs de périodiques. 

Le service de l'inventaire s'adresse, non pas aux éditeurs, mais aux auteurs. Au cours 
de l'impression du catalogne general, il communique aux auteurs dont il peut se procurer 
l'adresse les placards en épreuve de leur bibliographie, en vue de rectifications ou d'additions. 
Nombre d'écrivains se font un plaisir d'enrichir nos collections des ouvrages qui nous man- 
quent, si bien que, pour la seule année 1910 et pour les seuls auteurs dont les noms commen- 
cent par Do-Du, nous n'avons pas re^u moins de 1510 brochures, opuscules et volumes fran- 
cais ou étrangers. 

De méme, le bibliothécaire des sociétés savantes, qui a entrepris une soigneuse révi- 
sion des collections confiées à sa garde, a obtenu de diverses sociétés 109 volumes et fascicules 
manquants. Enfin, la section de géographie, que n'alimente plus depuis plusieurs années le 
dépòt legai des départements, cherche également à combler ses lacunes. 

Principales acquisitions. — Parmi les livres anciens dont s'est enrichi en 1910 le départe- 
ment des Imprimés, on peut signaler: 

1° La première édition parisienne des Epistolae familiares, de Cicéron (Paris, 1477), in- 
connue des auteurs du catalogne des incunables contenus dans les bibliothèques publiques de 
France ; — 2» Cinq opuscules imprimés en 1499 au Monastère de Montserrat: la Règie de saint 
Benoìt, V Incendium amoris, de Saint Bonaventure, V Instriictio novitiorum de qnatiior virtiitibus 
et les Méditationes du méme, le Tractatus de spiritualibus ascensionibus, de Gerard de Zutphen ; 

— 30 Un Virgile illustre, de l'annèe 1502, publié à Strasbourg chez Grùninger, in-folio; — 
4° Le Breviarium secundum usunt ordinis S.Johannis Hierosolymitani, Lyon, 1517, in.S^; belle re- 
liure gaufrée de l'epoque; — s*' Les Heures de Boiirges, publiées à Paris vers 1541 ; — ó*^ La 
collection des ceuvres d'un réformé qui se signala par ses dissertiments avec Luther, Andreas 



148 COURRIER DE FRANGE 



Rudolph Bodenstein dit Carlstadt; — y'^ 750 numéros appartenant à divers journaux de l'epoque 
révolutionnaire, période pour laquelle nous cherchons de plus en plus à combler nos lacunes. 
Entra autres acquisitions de la section de géographie, il faut citer une carte francaise, 
jusqu'ici inconnue, des deux Amériques, par Jacques de Vaulx (1584). Elle offre cette particu- 
larité que notre pavillon flotte sur le continent américain, où se se rendaient deux vice-rois 
francais chargés d'en prendre possession. Dans un atlas manuscrit du seizième siècle, non 
identifié jusqu'à présent, on a reconnu des vues cótières prises sous les yeux du célèbre na- 
vigateur Drake, lors de son dernier voyage en 1595-1596: l'endroit où a été immerge, en vue de 
Puerto-Bello, le corps du vainqueur de V hivincible Armada s'y trouve soigneusenient marqué. 

La section de géographie procède à l'édition d'un nouveau catalogne de ses périodiques 
étrano-ers. Ces revues pourront étre communiquées au public, dans la salle de géographie, dès 
l'apparition de chaque livraison. 

Catalogues et inventaires. — i^ Bidletms. Le Bulletin des récentes publications fran- 
caises a compris, en 1910, 11,074 articles, disposés chaque mois suivant le pian adopté en 
1908; les tables des noms d'auteurs et de mots typiques sont sous presse. En dehors des 804 
pages consacrées aux récentes publications, il y une pagination à part pour les livres anciens 
(22 pages) et les cartes et plans de la section de géographie (92 pages). — Le Bulletin étran- 
ger comprend 7500 noméros. — Le catalogne des dissertasions académiques étrangères de 1909- 
1910 compte 4950 articles. 

2^ Catalogues. — Les travaux de catalogne, exécutés en 1909-1910, ont été les suivants: 
Catalogne general des imprimés. Impression des tomes XLII-XLV (Dript-Dur). — Catalogne 
des actes royaux. Tome i^r (Des origines jusqu'à la mort Henri IV), in-8^, CCXXII, 852 co- 
lonnes. — Catalogne méthodique de l'histoire de l'Amérique (autographié). Tome V, pages 
40-360. Araucanie, Terre de Feu, ile Malouines, généalogies et biographies (Abbott-Ribòn). — 
Catalogne des ouvrages anonymes de l'histoire de France (autographié). 2e sèrie (noms de 
lieux), tome V, pages 400-956 (Aveyron, Chàteaubriant). — Catalogne de factums. Envoi à 
l'impression d'un dernier supplément et de la table. — Catalogne de la musique ancienne. 
Tome I^"", in-40, 241 pages. Le tome II paraìtra incessamment. — Répertoire alphabètique des 
livres mis à la disposition des lecteurs dans la salle de travail du département des Imprimés. 
In-80, XX-316 pages. 

L'essai de catalogne par matières, tenté l'an dernier sur les volumes du catalogne ge- 
neral (lettre D), a été continue. Pour deux volumes et demi, il n'atteint pas moins de 30,000 
fiches. Il rendra de grands services, dès que nos ressources permettront de l'activer assez pour 
le mettre à la disposition des lecteurs. 

L'inventaire de tous les périodiques francais et étrangers se poursuit également. 

DÉPARTEMENT DES MANUSCRITS. — La statistique des services du département des ma- 
nuscrits pour l'année 1910 donne les résultats suivants: Lecteurs: 42,133; manuscrits commu- 
niqués : 74,010. — Manuscrits prétés : Paris, 314; départements, 92; étranger, 92. Total: 498 
manuscrits. — Manuscrits photographiés, 1,062. — Manuscrits envoyés des départements et de 
l'étranger pour ètre communiquès à la Bibliothèque nationale : départements, 97 ; étranger, 64. 
Total: 161 manuscrits. — Manuscrits entrés: par acquisitions, 271; par dons : 113. Total: 384 
manuscrits. Reliures : à l'extérieur, 3,392 (y compris les volumes provenant de la mission 
Pelliot) ; à l'intérieur, 56. Total: 34,448 manuscrits. 

Principaux dons. — Copies de cartulaires normands, manuscrits, notes et extraits histo- 
riques, légués par M. Léopold Delisle, administrateur general honoraire de la Bibliotiièque 
nationale, et remis par son frère M. Xavier Delisle. — Itinéraire de Louis XI. Don de la 
Société de l'histoire de France. — Papiers historiques sur Venise et Naples, de feu Michel 
Perret et Leon Cadier. Don de M. le directeur de l'École des chartes. — Correspondance de 
Chardon de La Rochette. Don de M"^" veuve Eug. Chatel. — Lettres d'Auguste Comte. Legs 
du docteur Audiffrent, de Marseille. — Manuscrits autographes de Théodore de Banville. Don 
de M. et M'"^ Georges Rochegrosse. — Manuscrits autographes d'Anatole France. Legs de 



COURRIER DE FRANGE 149 



M™« Arman-Caillavet. — Cinq manuscrits de pastorales basques. Dons de MM. G. Hérelle et 
Em. Picot. — Deux manuscrits lolo. Don de MM. Pierre Duchesne-Fournet et Lapicque. — 
Fragment d'un chansonnier francais du treizième siècle. Don de M"« veuve Paul Aubry. 

Parmi les acquisitions faites au cours de l'année 1910, signalons. — Halachot-Guedolet, ma- 
nuscrit hébreu du onzième siècle. — Lectionnaire des évangiles, manuscrit syriaque, à peintures, 
du douzième siècle, — Grammaire de Sibavvaihi, manuscrit arabe de Fan 11 57. — Sergius, 
Commentaire sur Aristote, manuscrit syriaque du treizième siècle. — Proverbes de Meidani, 
manuscrit arabe de l'an 1197. — Dictionnaire biographique des compagnons de Mahomet, par 
Ibn Ilhak, manuscrit arabe du treizième siècle. — Chronique arabe de Bar-Hebraeus, manus- 
crit arabe du quatorzième siècle. — Poésies antéislamiques, manuscrit date de l'an 1305. — 
Dictionnaire persan-arabe de Beihati, manuscrit du quinzième siècle, — Histoire de la maison 
de Timour, par Abder-Rezzat, de Samarkande, manuscrit du seizième siècle. — Galfridi Monu- 
metensis historia Britonum, manuscrit latin du treizième siècle. — Statuts de Saint-Sauveur et 
obituaire de Saint-Laurent d'Ai.x, manuscrits latins des quatorzième et quinzième siècle : — 
Cartulaire de Saint-Maximin de Trèves, manuscrit latin des quinzième et seizième siècles. — 
Chartes et correspondance de princes de la maison de Savoie, depuis le treizième siècle: 14 
volumes, — Testament autographe de Pierre de Bourdeille, seigneur de Brantòme, — Corres- 
pondance originale du maréchal de Luxembourg pendant la campagne de Fiandre, en 1693. — 
Correspondance des ministres Colbert et Le-Tellier, relative aux eaux et forèts, — Receuil de 
documents originaux sur la fabrication des assignats, 

Catalogues. — Catalogne des livres chinois, par M. Courant, fascicule 7. — Catalogne 
des manuscrits tibébains, par le doctenr P. Cordier, 3" partie. — Catalogne des manuscrits 
indiens, par M. Cabaton, fascicule 3, — Catalogne des manuscrits persans, par M, Blochet, 
tome II. — Catalogne des manuscrits arabes, persans et turcs (supplément jusqu'en 1910), par 
M. Blochet. — Catalogne des manuscrits des nouvelles acquisitions des fonds latin et francais 
(1908-1909). — Répertoire des manuscrits latins et francjais des nouvelles acquisitions (1891-1910), 
par M, Omont. — Catalogue des collections de province, par M. Lauer, tome II et dernier. — 
Catalogne de la collection Baluze, par MM. Auvray et Poupardin. — Catalogue de la collection 
des Mélanges de Colbert, par MM. de La Roncière et Bondois. — Catalogue de la collection 
Dupuy, par M. Dorez, tome III et dernier. — Table generale des manuscrits de l'ancien fonds 
francais, par M. Labrosse. — Table generale des manuscrits du nouveau fonds francais, par 
M. Vidier. — Répertoire general des correspondances originales et autographes conservées au 
département des manuscrits. 

— Département des estampes. — La statistique des Communications au département des 
Estampes pendant l'année 1910 accuse les chiffres ci-dessous : Nombre de bulletins : 18,909.— 
Nombre de recueils communiqués au public: 54,821. — Nombre de recueils communiqués à 
l'atelier de photographie : 5,033. Ce chiffre est en augmentation de 16 p. 100 sur les Commu- 
nications faites en 1909 et de 21 p, 100 sur celles faites en 1908. 

Le service de la photographie pése tout particulièrement sur le personnel de service du 
Cabinet des Estampes; le gardien qui est prepose spécialement à l'atelier de photographie est 
littéralement surchargé. L'extension de ce service entraine l'application de plus en plus striate 
des mesures de conservation prévues par le règlement de la Bibliothèque nationale; le con- 
servateur insiste pour que le personnel de service soit renforcé et pour que la construction du 
monte-charge desservant l'atelier de phothographie soit commencée. 

Dépót legai. — Le dépòt legai a fait entrer au département des Estampes, pour Paris : 
3,152 pièces ; pour les départements, 152 pièces. Ces chiffres permettent de constater que le 
flèchissement, observé jusqu'en 1907 dans le rendement du dépòt legai, a été enrayé. Le dépót 
se fait maintenant avec régularité pour les albums de gravures. Le dépòt des épreuves de 
graveurs est plus lent à obtenir. 

Dons. — Nombre des dons, 131. Nombre des pièces données, 1,086. Le département 
des Estampes s'est enrichi par la libéralité d'artistes, au nombre desquel nous citerons : feu 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 4* 



I50 COURRIER DE FRANGE 



Théophile Chauvel, qui a légué son oeuvre grave et lithographié, remis au Cabinet des Estampes 
par M™« Chauvel. M. Ch. Jouas a donne, en épreuves d'artiste, son illustration de la « Cathé- 
drale » de Huysmans ; I\I. E. Friant, 5 eaux-fortes originales ; M. B. Naudin, 4 eaux-fortes 
originales; M. Loir, 25 eaux-fortes originales. Un amateur, qui a exprimé le désir de garder 
l'anonyme, a oft'ert au département des Estampes, en épreuves exceptionnelles, toutes les pièces 
d'Odilon Redon, qui manquaient à la collection. L'oeuvre de Forain s'est enrichi de iS eaux- 
fortes et lithographies originales oflertes par RI. R. Kcechlin ; M'ie J. Courbet a donne un dessin 
originai de Gustave Courbet ; M. G. Ohnet, un portrait de Thomas Couture, dessiné par lui, 
méme, M. Gallier, une sèrie de voitures du dix-huitième siècle, dessinées par Janel, Webley- 
Ackermann ; M"e H. Richard, arrière-petite fille du graveur Ouénedey, un médaillon sculpté 
représentant Aglaé Quénedey ; M. H. Béraldi, différentes notices sur des graveurs et des bois 
gravés par Paillard et Lepère; M. Stròlin, une planche, le dòme florentin, gravée à l'eau-forte 
par Corot, etc. 

Le département des Estampes a recu le don de plusieurs publications ; la Table du 
Mercure de France, éditée par la bibliothèque J. Doucet ; les catalogues illustrés de Gabriel de 
Saint-Aubin, publiés par la Société des dessins de maìtres ; les images de confrérie, de RL l'abbé 
J. Gaston, publiées par la Société d'iconographie parisienne ; le recueil des dessins de l'école 
polytechnique, etc. 

Acquisitiofts. — Nombre d'acquisitions, 131. — Nombre de pièces acquises, 2,889. — 
Farmi les acquisitions de pièces anciennes, les plus importantes sont : l'épreuve d'un nielle 
florentin du quinziéme siècle, représentant la Madone et un donateur agenouillé. Cette épreuve 
est actuellement la seule connue. Duchesne, dans son traité sur les nielles (n» 64) et Dutuit 
(Manuel n° 165) n'ont pu décrire que les copies de cette pièce ; — un diplome d'afiìlié au 
tiers-ordre des Franciscains, 1505. Ce diplòma délivré à Assise à un Italien, porte une vignette 
avec legende fran^aise xylographiée. C'est un document intéressant au point de vue de la 
diffusion des estampes francaises ; — une sèrie de cinq gravures sur bois in-folio, représentant 
deux musiciennes, deux musiriens et un chef d'orchestre, pièces non décrites, exécutées 
vers 1570 environ ; — - deux gravures en criblé : sainte Anne, la Vierge et l'enfant Jesus ; le 
martyre de saint Sébastien. Ces deux gravures peuvent compter parmi les plus importants 
spécimens connus de la gravure en criblé, fin du quinziéme siècle. La première a èté echangèe 
contre un fragment du pian de Francfort, grave par Mathieu Mérian en 162S, complétant 
l'exemplaire conserve par la ville de Francfort ; — trois pièces d'une « Passion » francaise 
avec légendes xylographiées, vers 1500 — une sibylle et un prophète, faisant vraisemblablement 
partie d'une suite inconnue jusqu'à présent. Gravure sur bois, seizième siècle, avec legende 
xylographiée ; — une estàmpe emblématique : le passereau mal conseil, faisant partie d'une 
suite dont on connait déjà deux pièces. Gravure sur bois, seizième siècle. 

Parmi les acquisitions d'estampes modernes intéressantes, il faut signaler : une épreuve 
très rare de la Toimel/e, litht)graphie originale de Forain, acquise à la vente Ragot ; l'oeuvre 
d'A. Willette, comprenant 2,520 pièces. C'est un ensemble qu'il serait à peu près impossible 
de reconstituer une seconde fois ; il a été forme avec beaucoup de persévérance et de sagacité 
par un érudit collectionneur parisien, M. Paul Blondel, qui a fait bénéficier le Cabinet des 
Estampes du résultat de ses recherches. RL Blondel avait déjà recueilli dans les mémes condi- 
tions l'oeuvre de Forain, qui constitue aujourd'hui un ensemble de 17 volumes au département 
des Estampes. 

Reliiire. — Le département a fait relier, en 1910, 22S volumes ou recueils, dont 44 
grands in-folio. — Catalogues. Catalogne de la collection de Vinck. Le tome II e.st en prépa. 
ration, redige par M. Bruel. — Catalogne des portraits. Le tome \'II est achevé par M. La- 
ran. Il est actuellement sous presse. 

Bàtiments. — Il ressort des considérations et des statistiques qui précèdent que la question 
primordiale pour nos services est celle des bàtiments. Si J\I. Pascal, architecte de la Biblio- 
thèque nationale, était mis à méme d'activer la construction de la seconde salle de lecture 



COURRIER DE FRANGE 151 



avec les magasins qui y seront annexés et l'installation du département des médailles, dans 
les locaux qui lui sont destinés rue Vivienne, nous pourrions réaliser, dans une certaine me- 
sure, les aniéliorations réclamées depuis si longtemps. Malheureusement, la modicité des crédits 
alloués au service des travaux, à laquelle viennent s'ajouter les grèves et les difficultés avec 
les entrepreneurs, est un obstacle à leur prompt achèvement. 

D'un récent rapport que j'ai demandé à M. Pascal, il résulte qu'il va pouvoir couvrir 
de verre les chàssis inclinés du grand comble de la salle nouvelle, de sorte que, sans étre 
tout à fait affranchis des dangers de la temperature extérieure, les travaux pourront se continuer 
prochainement à couvert et que nons commencerons à voir disparaìtre les causes si fàcheuses 
d'humidité dont souffrent, depuis quatre années, les pièces inférieures de cette partie centrale 
de la construction, en cours depuis bientót quatorze ans. 

M. l'architecte ne peut pas encore prévoir l'achèvement de cette salle. Néanmoins l'année 
191 1 en verrà la clóture verticale le long du chemin de ronde qui a été aménagé pour la 
surveillance, pour la ventilation et pour l'entretien, à la partie la plus haute du plafond vitré 
et des oeils-de-beuf qui éclaireront ladite salle. On commencera bientòt le garnissage de la 
voùte et la construction de ces ceils-de-beuf ; la partie decorative suivra. Pendant ce temps le 
bàtiment sur le jardin, arrivé seulement au-dessus du plancher haut du rez-de-chaussée et dont 
quelques colonnes émergent déja, pourra étre conduit jusqu'à son faitage, si rien ne vient re- 
tarder la réalisation d'études en avance de plus d'une année. 

Quant à la transformation de la machinerie, monte-charge, transports à bras, tapis rou- 
lants, etc, elle est subordonnée à l'achèvement de la construction actuelle, dont elle sera le 
complément tout indiqué, quoiqu'il soit indispensable de nous doter immédiatement au moins 
de deux ascenseurs, qui, en tout état de cause, pourraient étre utilisés dans l'avenir et rendraient, 
dès à présent, les plus grands services. 

En terminant cet exposé, je prends la liberté, monsieur le ministre, de faire appel à tonte 
votre sollicitude en faveur d'un établissement qui, sans l'intervention énergique des pouvoirs pu- 
blics, serait bientòt atteint dans ses forces vitales et dans le fonctionnement de tous ses services. 

— M. Henry Marcel, administrateur de la Bibliothèque nationale, a eu, pour célébrer le 
centenaire de Théophile Gautier, l'heureuse idée d'organiser une exposition de souvenirs se 
rapportant au poète. Huit vitrines, réunies dans la salle d'honneur de la Bibliothèque, conte- 
naient les unes des portraits et caricatures du poète, les autres les ceuvres: poésies, romans et 
voyages, des autographes, etc... M. Marcel et ses coUaborateurs doivent étre repierciés pour 
ce témoignage rendu à la mémoire du célèbre écrivain. 

— La marquise Arconati Visconti vient de faire don au département des Manuscrits de 
la Bibliothèque nationale d'un volume particulièrement important pour l'histoire du XVP siècle. 
C'est l'exemplaire, sans doute originai et dont on ne connait pas d'autre copie, d'une Histoire 
de Charles-Quint, due à l'un de ses officiers, le Franc-comtois Hugues Cousin. 

— M. Henry Omont a publié dans le dernier numero de la Bibliothèque de l'Ecole 
des Chartes l'inventaire sommaire des Nonvelles acqidsitions du Département des manuscrits, 
peìidant les années igog-igio (Paris, in 8°, 67 p.). Parmi les acquisitions, on noterà : un 
ancien exemplaire des actes du troisième Concile de Constantinople (680), du IX« siécle ; un 
un traile des offices ecclésiastiques d'Amalaire, du X« siècle ; une copie de l'Histoire des Bretons 
de Geoffroi de Monmouth, du XIIP siècle ; un exemplaire des Voyages de Jean de Mandeville 
en Terre-Sainte, du XlV-siècle ; un cartulaire de l'hópital de Burgos, du XIV« siècle ; une copie 
du cartulaire de l'abbaye de Saint-Maximin de Trèves, du XVI« siècle ; un registre des privi- 
léges de l'Universitè de Toulouse, du XVP siécle; un exemplaire des statuts du chapitre de 
Saint-Omer ; un obituaire de l'abbaye de Saint-Laurent d'Avignon, du XV siécle ; un inven- 
taire de la bibliothèque et des joyaux de Ferdinand I"'' d'Aragon, roi de Naples ; le testament 
autographe de Brantóme ; les minutes originales de la correspondance du maréchal de Luxem- 
bourg avec Louis XIV, pendant la campagne de Fiandre de 1693 ; une volumineuse collectiòn 
de piéces et correspondances originales sur l'histoire de Savoie (XVI^-XVIIIe siècles). 



152 COURRIER DE FRANGE 



Notons, parmi les dons : manuscrits et papiers, principalement relatifs à l'histoire de 
Normandie, que M. Léopold Delisle avait conservés près de lui, après le don fait de ses 
collections à la Bibliothèque nationale, et qui ont été remis par son frère, M. Xavier Delisle. 
(L'inventaire en sera publié ultérìeurement) ; collection de chartes sur le Poiton. formée par 
Benjarnin Fillon et donnée par M™« Charier-Fillon ; mémoires et correspondance de La Ré- 
vellière-Lépeaux, donnés en 1888 par M. R. David d'Angers, mais dont la communication 
avait été réservée jusqu'en 1910 ; correspondance d'Auguste Comte avec le D'' Audifi'rent : 
manuscrits autographes des ceuvres poétiques de Théodore de Banville, donnés par M. et 
M™^ Georges Rochegrosse, etc. 

Tous les articles réunis forment un total de 463 volumes manuscrits, ajoutés aux fonds 
latin et franrais des nouvelles acquisitions. 

— Le premier volume du Catalogne du fonds de musique ancienne de la Bibliothèque 
nationale, publié par M. J. Ecorcheville, vient de paraìtre. (Paris, Société Internationale de 
musique, 1910, in-4^ 241 p. A-Air.) Dans son avant-propos, l'auteur nous informe que ce 
catalogne « forme le relevé bibliographique des ouvrages imprimés ou manuscrits, théoriques 
ou pratiques, en partition ou en parties séparées, déposés au Département des Imprimés de 
la Bibliothèque nationale, dans les séries V (Beaux-Arts) et Vm (Musique). Sont exclus les 
ouvrages classés dans les autres séries du Départemant (Poesie, Liturgie, Bibliographie, etc), 
dont certains cependant ont trait à la musique, mais qui sont incorporés dans le Catalogne 
general des livres de la bibliothèque. Sont exclus, de méme, les ouvrages de musique du Dé- 
partement des manuscrits ». 

Le dépouillement s'arréte au milieu du X\'II1« siècle, vers 1750. L'ordre alphabétique 
est rigoureux, méme pour les anonymes. Les manuscrits ont fait l'objet d'un dépouillement 
thématique. « Pour tonte pièce manuscrite, soit isolée, soit incorporee dans un recueil, et qui 
n'est pas manifestement le copie d'un imprimé vérifié, le lecteur trouvera quelques mesures 
d'incipit dans ce catalogne. Dans ce dépouillement thématique, toutes les ceuvres qui portent 
un nom d'auteur sont groupés au nom de cet auteur ; les autres figurent à leur place dans les 
recueils auxquels ils appartiennent. Ce classement alphabéticjue sera ultérieurement complète 
par des tables méthodiques, où la division des matiéres sera poussée aussi loin que possible, 
et qui se reféreront tant aux pages des volumes qu'aux numèros des clichés. Ces tables contien- 
dront un classement alphabétique des chansons manuscrites ». 

Félicitons AL Ecorcheville du travail qu'il a entrepris depuis plusieurs années et du soin 
qu'il a apporté à la rédaction de son catalogne qui est tout à fait une nouveauté. 

Bibliothèque historique de la ville de Paris. — L'exposition annuelle de la Biblio- 
thèque de la \'ille de Paris, en l'hotel Le Peletier de Saint-Fargeau, vient de s'ouvrir. 
Vl. Marcel Poète, l'érudit conservateur de la bibliothèque et inspecteur des travaux historiques, 
à qui l'on doit ces intéressantes reconstitutions, a consacré l'e.xposition de cette année à 
« Paris au temps des grands classicjues ». Notre prochain courrier contiendra un compte- 
rendu de cette exposition. 

Lille. — La Bibliothèque municipale de Lille a fait l'acquisition d'une très intéressante 
gravure sur cuivre, qui appartenait à AL Laloy, mort récemment, à Houplines. C'est un 
almanach royal de l'année 1681, représentant le voyage du roi Louis XIV dans les Flandres, 
le 2 aoùt 1680. Cette pièce, qui mesure o™5o sur o™3o de largeur, sort de l'imprimerie Lan- 
glois, à Paris. Le roi est représenté au centre, à cheval ; derrière lui un carrosse ; dans le 
fond, le Dauphin à la téte de son régiment et des fusiliers ; à l'arrière-plan, les fortifications 
de la citadelle de Lille, qui viennent d'ètre terminées. Devant Louis XIV, et à genoux, se 
tiennent les magistrats de la Cité. On apercoit, dans un médaillon, le roi s'embarquant à 
Dunkerque, sur le navire VEntreprenant. A gauche et à droite, sont quatre autres médaillons, 
représentant l'entrée de Louis XIV à Ypres, à Tournai, à Ambleteuse et à Saint-Omer. A la 



COURRIER DE FRANGE 



153 



partie inférieure, le graveur a, dans un rectangle, représenté la reception faite, par le roi, à 
la dauphine et au dauphin, à leur arrivée à Vitry-le-Francois, le 6 mars 1680. Cette gra- 
vare est très rare ; il n'existe, en effet, qu'un nombre très restreint de calendriers de cette 
epoque. 

Rouen. — A l'occasion du Millénaire de la Normandie, la Bibliothèque municipale de 
Rouen a organisé une exposition rétrospective, comprenant des manuscrits (miniatures, livres 
de chceur, avec ou sans notation musicale, albums amicorum, chartes, bulles, etc), et des 
livres imprimés, des reliures, des variétés typographiques (thèses, affiches, brevets, diplómes, 
calendriers, etc), ainsi qu'une collection de sigillographie et de numismatique. M. Loriquet, 
conservateur, a fait appel aux collectionneurs, pour compléter les lacunes que peuvent présenter 
les collections de la bibliothèque. Nous donnerons, dans notre prochain Courrier, un compte 
rendu de cette exposition qui interesse les bibliophiles. A. Boinet. 



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VENDITE PUBBLICHE 



Vendita della Biblioteca di Roberto Hoe 
di New York. — Dal 27 aprile al 5 maggio 
u. s. fu venduta all'asta la celebre biblioteca 
del defunto Roberto Hoe il quale era uno dei più 
grandi bibliofili e collezionisti di tutti i tempi. 
La casa di vendite Anderson di New York 
pubblicò un bel catalogo illustrato diviso in 
due parti che corrispose all' importanza del- 
l'asta e seppe con straordinaria abilità richia- 
marvi ima tale attenzione che il concorso di 
bibliofili, collezionisti e librai d'ogni dove nella 
metropoli degli Stati Uniti divenne addirittura 
enorme. Gli incunaboli, i manoscritti, le lega- 
ture ecc., accesero una gara vivissima tra i 
concorrenti di modo che ottennero dei prezzi 
che sorpassavano di gran lunga le previsioni 
più ardite e che, in parte, possono anche es- 
sere considerati come fantastici e non giusti- 
ficati. Lo strano è che alcuni capi, quantun- 
que riconosciuti da bibliofili esperti e provetti 
per non autentici, furono ciononostante di- 
sputati fra i collezionisti e venduti a dei prezzi 
favolosi. Le 3538 opere catalogate nell'elenco 
distribuito dalla Ditta Anderson, che costitui- 
scono la sola quarta parte della intera biblioteca, 
raggiunsero la rispettabile cifra di oltre cinque 
milioni di lire : fedeli alla nostra promessa ne 
citiamo le opere più preziose coi loro prezzi : 

20 Aesopus. Fabulae latine Rinucio in- 
terprete. Mediol., 1479 .... $ 525 

56 Alexander. (Sir William, Fari of 
Stirling). Recreations with the Mu- 
ses. London, 1637 1500 



75 Anacreon. Odae graece et latine 
Lutet. 1554. (Su pergam.) . . 

78 Anacréoìi, Sapho, Bion et Moschus 

Paris, 1773-74 

117 Art de bien vivre. Paris, 1492 . 

141 Aiigustinus. (S.). De doctrina chri 
stiana, sive de arte predicandi 
Mog., Schoeffer & Fust, s. a. . 

142 Augtistìnus (S.). De Civitate Dei 
Ven., 1470. (Su pergam.) , . 

154 Bacon (Sir Francis). Essaies. Lon 
don, 1598 

252 Bertiers (Juliana). The Book of 
Saint Albans. Caxton i486. . . 

269 Biblia Sacra Latina. Mainz, Gu 
tenberg ca. 1455 

274 Biblia Pauperum. Ven. (1510) . 

276 Bidpai. The Dialoges of Creatures 
Moralysed. S. 1. et a. 

280 Ada scitu dignissima docteque 
concinnata Constantiensis concili 
celebratissimi. Med. (1512). Leg 
Grolier 

286 Appianus. Des Guerres des Ro- 
mains. Lyon, 1544. Leg. orig. colle 
armi di Enrico I di Lorrena 

287 Ariosto. Lione, 1586. Leg. orig. . 

288 Arrianus et Hanno. Periplus, Plu- 
tarchus de fluminibus, Strabonis 
Epitome. Bas., 1533. Leg. orig. . 

289 Artemidorus . Da Somniorum inter- 
pretatione. Bas., 1543. Leg. orig. 

297 Bible. The Holy Bible, containing 



1150 

675 
650 



900 
2700 

1575 
12000 

50000 
510 

635 
1550 



900 
1050 



575 
525 



154 



VENDITE PUBBLICHE 



the Olde Testament. Edinb., 1715. 

Leg. Roger Payne $ 900 

300 Bible. The Holy Bible, 1646 ; Book 

of common Prayer. 1642. (Leg. orig.) 520 
306 Boiivelle (Charles de). Livre singu- 

lier et vtile, touchant l'art et pra- 

tique de Geometrie, Paris, 1542. 

Leg. Francesco I 11 50 

308 Camden (William). Britannia sive 
Florentissimorum Regnorum.... de- 
scriptio. Lond., 1600. Esemplare 
della Regina Elisabetta .... 575 

309 Choul (Guglielmo). Discorso della 
Religione antica de Romani. Lio- 

"^. 1559- Leg. orig 600 

317 Coqiiillart (Guillaume). Oeuvres 

Par. 1532. Bella leg, del 1874 , , 2000 
323 Fregiilphus . Col. 1539, Leg. Maioli. 650 

327 Guicciardini (Francesco). H istoria 
d'Italia. Fior. 1561. Leg. con ritratto 

di Enrico II (??!) 2600 

328 Helidorus. Aethiopicae historiae li- 
bri decem. Bas. 1552. Grolier . . 5500 

331 Justine Martyr. Les Evvres De 

sainct lustin. Par. 1559. Leg. orig. 1050 

334 Le Maire de Belges (Jean). Les il- 
lustrations de Gaule. Lyon, 1549. 

Leg. orig 700 

335 La Marche (Oliver de). El Caval- 
iere Determinado tradvzido de len- 
gua Francesca. Anvers 1553. Leg. 

orig 780 

336 Loryot de Lavai (Francois). Les 
Secretz Morau.x. Paris, 1614. Leg. 

col monogr. di Maria de' Medici. 650 

344 Officium Beatae Mariae Virginis 
nuper reformatum. Paris, 1597. 
Leg. Clovis Ève 1000 

353 Ordiìiaire de la messe et les ve- 
spres du dimanohe, 1733. Leg. 
genere Derome 2100 

364 Sansovino (Francesco). Cronologia 
del mondo. Ven. 1580, Leg. En- 
rico III 750 

371 Valerius Maximus. Ven., 1534. 

Leg. Grolier 1500 

389 Blake (William). Poetical Sketches, 
Lond., 1783 725 

390 Blake (William). Songs of Inno- 
cence, 1789 700 



391 Blake (William). The Marriage of 
Heaven and Hell. (1790) . , , $ 3500 

392 Blake (William). Songs of Expe- 
rience, 1794 700 

393 Blake (William). Milton : A Poem 

in 12 Books, 1S04 9000 

396 Blake (William), Blair (Robert), La- 

vater (John Casper). Aphorisms on 

Man. 1825 1325 

407 Boccaccio (Giovanni). Il Decame- 

rone. Fir. 1527 525 

410 Boccaccio (Giovanni). Il Decame- 
rone. Lond., 1757, 5 voi. . . . 1000 

411 Boccaccio (Giovanni). The Deca- 
meron containing An hundred plea- 

sant Nouels. Lond., 1620. . . . 800 

414 Boccaccio (Giovanni). Cy com- 
mence Jehan bocace de Certald 
son liure. Bruges, 1476. Esemplare 
scompleto di una carta e con io 
carte in facsimile ! 7000 

415 Boccaccio. Here begynneth the 
bokeof Johan Bochas. Lond., 1527. S75 

421 Bodetiham (John). Englands He- 
licon. Lond., 1600 1500 

422 Boethius. De Consolatione Philoso- 
phiae (in latino e fiammingo). Gand 

14S5 4900 

432 Bonaparte (Lucien). La tribù In- 
dienne, ou Edouard et Stellina. 
Paris, 1792 1725 

455 Bouchet (Jean), L'Amoureu.x transy 
sans espoir, Paris, Verard. (1503). 
Su pergamena 3400 

480 Brandt (Sebastian). The Ship of 

fools. Lond., 1509 1825 

494 Bray (Anna Eliza). Life of Tho- 
mas Stothard. Lond., 1851 . , . 1350 

503 Breydenbach (Bernhard v.), Opu- 
sculum sanctarum peregrinationum, 
14S6 675 

530 Bryant (William Cullen), The Em- 
bargo, or sketches of the times. Bo- 
ston 1808 3300 

576 Bury (Richard de), Philobiblion, 

sive de amore librorum, 1473 . 725 

62S Campbell (Thomas). Life of Mrs. 

Siddons. Lond., 1834 725 

632 Capgrave (John), Novae Legendae 

Angliae. Lond. 1516 1310 



VENDITE PUBBLICHE 



155 



643 Carmelianus (Petrus). Carmen de 
sponsalibus inter Carolum. Lond., 
e. 15 14. Su pergamena ... $ 3000 

667 Celsus (A. C). Medicinae libri 
Vili. Ven., Aldo, 1528. Su perga- 
mena 1700 

684 Champlain (Samuel). Des Savvages, 
ov, Voyage de Samvel Champlain, 

etc. Paris (1603) ....... 3825 

685 Champlain (Samuel de). Les Voj'- 
ages. Paris, 1613 700 

687 Chapmann (George-translator). Se- 
ven Bookes of the Illiades of Ho- 
mere, etc. Lond., 159S 3000 

688 Chapmami (George-translator). The 
Crowne of ali Homers VVorckes 
Batrachomyomachia Or the Bat- 
taille of Frogs and Mise. Lond., 
(1624) 650 

721 Chaiicer (Geoffrey). The noble and 
amerous ancyent History of Troylus 
and Cresyde. London (1517) . . 1500 

738 Cicero. Ofificiorum libri III. Ven., 
Aldo, 1517. Su pergamena, ma 
scompleto 575 

742 Cicero. Rhetorica nova et vetus 
sive Rhetorica ad Herennium. Ven., 
Jenson, 1470. Su pergamena . . 1825 

744 Cicero. Tusculanarum quaestionum 

libri quinque. Romae, 1469. . . . 565 

753 CVar^/'zV(Jules). Puyjoli. Paris, 1890. 500 

736 Clarke (William?). Polimanteia, or 
The meanes lawfull and ulawfull, 
etc. London, 1595 520 

758 Cleriadus et Meliadice. Paris, Ve- 

rard, 1495. Su perg. e miniato. . 8600 

772 Golden (Cadvvallader). The History 
of the Five Indian Nations. New 
York, 1727 900 

791 Colonna (Francesco). Hypneroto- 

machia Poliphili. Ven. 1499. . . 900 
1000 Z>a>' (John). The Isle of Gvls. Lon- 
don, 1606 855 

looi Day (John). Law-Trickes. Lon- 
don, 1608 855 

1021 Defoe (Daniel). The Fortunes and 
Misfortunes of the Famous Moli 
Flanders etc. Lond. 1721. . . . 870 

1057 Denton (Daniel). A Brief Descrip- 

tion of New-York. Lond., 1670 . 3300 



1226 Queeìi Elizabeth'' s Prayer Book. 

Lond., 1578 $ 600 

1250 Etat actuel de la Musique etc. Pa- 
ris, 1770 515 

1264 Everie ÌVoman in Her Humour. 

Lond., 1609 700 

1308 Feuillet (Octave). Julia de Treceur. 

Paris, 1885 615 

1378 Franklin IntprÌ7it , Cato's Moral Dis- 
tichs. Philadelphia, 1735 .... iioo 

1379 Franklin Impriìit. Cato Major. Phi- 
ladelphia, 1744. . . .... 825 

1385 Aiitograph letter. Benjamin Frank- 
lin. Oct. 27, 1753 500 

1414 Gagiiin (Robert). De Origine et Ge- 
stis Francorum Compendium. Paris, 
1500. Su perg., ma scompleto . . 515 

1498 Glaìiville (Bartholomeus). De Pro- 

prietatibus Rerum. Lond., 1495 . 2000 

1505 Gohory (Jacques). Livre de la Con- 
quète de la Toison d'Or. Pa- 
ris, 1563 1500 

1513 Gorges. America Painted to the 

Life. Lond., 1659 iioo 

1516 Goya. Book of Etchings. Madrid, 

(1800) 950 

1522 Gray (Thomas). Elegy in a Country 

Church yard. Lond., 1751 . . . 4500 

1545 Gregorius (Magnus). Le Dialogue 
de Mons. Saint Grégoire. Paris, 
Verard, 1505. Su pergamena . -. 800 

1550 Grolier Bessarion.Wen., Aldo, 1516, 

leg. Grolier 3000 

1576 Haklvyl (Richard). The Principal 

Navigations etc. Lond., 1599-1600. 3400 

1614 Hamilton (Antony). Originai draw- 
ings, illustrating Hamilton's Me- 
moires de la Vie du Comte du 
Gramont. Lond., 1589 775 

1615 Hamilton (Lady Emma), Memoirs. 
Lond. 1855. . 750 

1617 Hamor (Ralph). True Discourse 
of Present State of Virginia. Lon- 
don 1615 710 

1619 Hentiay (Patrick)., The Nightinga- 

le, etc. Lond., 1622 625 

1655 Halyas. Knight of the Swanne. 
Lond., 1502. Su pergamena. . . 21000 

1656 Helyas (reprint of above). New 
York, 1901. Su pergamena . . . 500 



156 



VENDITE PUBBLICHE 



1275 



850 



1670 Herbert. (George) The Tempie. 

Cambridge (1631) 8 2000 

1675 Herodotus. Herodoti libri novem, 
Yen., Aldo, 1502 500 (!) 

1676 //éTrzV/è. (Robert), Hesperides. Lon- 
don, 1647-48 750 

16S3 Heywood. (John). The Spider and 

the Flie. Lond., 1556 950 

1685 Heywood (Thomas). The Second 
Part of If ye know not me you 
know no bodie. Lond. 1606. . . 500 

1694 HeyTvood {^\\ovl\z.?). Loves Maitres- 
se. Lond., 1636 790 

1698 Hieronyinus. Epistolae et tractatus. 
Mogunt., Schoeffer, 1470. Su perg. 

1705 //c't' (Robert). Lecture on Bookbind- 
ing. New York. 18S6. Su perga- 
mena 

1708 — Bierstadt. Library of Robert Hoe. 

New York, 1895 500 

171 1 Holitished (Ralph). The Firste Yo- 
lume of the Chronicles of Engiand, 
etc. Lond., (1577) 560 

1715 Homerus. Opera graece. Fior., 

1488*) 3S00 

1718 Hookes. (Nathaniel). Amanda. Lon- 
don, 1653 510 

17 19 Horae. Paris, 1498. Su pergamena. 625 

1720 Horae. -Paris, 1498. .Su pergamena. 

172 1 Horae. Paris, 1503. Su pergamena. 

1722 Horae. Paris, 1508. Su pergamena. 

1724 Horae, in spagnuolo. Paris (1510). 

1725 //<9>-a<?.' Paris, Verard, 149S. Su per- 
gamena 655 

1726 Horae. Paris, 1506. Su pergamena. 575 

1727 Horae. Paris, 1506. Su pergamena. 625 

1729 Horae. Paris, 1506. Su pergamena. 640 

1730 Horae. Paris, 1522 525 

1731 Horae. Kerver, Paris, 1525 . . . 525 

1733 Horae. Paris, Hardouyn, 1500. Su 
pergamena 

1734 Horae. Paris, 1507. Su pergamena. 

1735 Horae. Paris, 1510. Su pergamena. 

1736 Horae. Paris, 1513. Su pergamena. 



625 
850 
900 
500 



800 
925 
525 
725 



*) Un esemplare magnifico legato in marocchino rosso 
dell' Impero A^Weditio pHnceps rarissima di Omero è se- 
gnato nel nostro catalogo 6S al n. 440 al prezzo di 
Fr. 12000; non è di certo inferiore all'esemplare testé 
venduto per quasi Fr. 20000 ! N. d. D. 



1737 Horae. Paris, 1525. Su pergamena. 4500 

1738 Horae. Paris, 1543 S 700 

1739 Horae. Paris 1549 700 

1740 Horae. Paris, 1541 1500 

1744 Horatiiis. Yen. [1470]. Esemplare 

con una carta supplita a penna . 675 

1767 Hubbard. (William). Narrative of 
Trouble with Indians in New Eng- 
iand. Boston 1637-76 565 

17S9 Ibraham (S. B.). Mirages. Paris, 

[1906] 810 

1790 Ibraham. Rabià el Kouloub. Pa- 
ris, 1902 655 

1801 Ii-i!Ìng. (Washington). Manuscript 
used in revising Knickerbocker Hi- 
story of New York, 1854. . . . 3000 

1S04 Irving (Washington). Sketch Book, 
with manuscript revisions. N. Y. 
1854 1550 

1819 Ii-oing (Washington). Manuscript, 

Life of Goldsmith 4250 

1520 Irz'itig (Washington). Portion of 
manuscript of Life of Washington. 2800 

1521 Irving (Washington). Manuscript 
in memorandum book on Life of 
Washington 575 

1828 James I. of Engiand. The Essayes 
of Prentise to the Divine Art of 
Poesie. Edinb. 1584 i*J3o 

1897 Jonson (Ben). Characters of Two 

Royal Masques. Lond. (1608) . . 535 

1899 Jonson (Ben). Chloridia. London, 

(1630) 1550 

1901 y6»«.yo«(Ben). Works. Lond., 1616-40. 375o 

1905 Joiirdain (Sylvester). A Plain De- 
scription of the Barmudas. Lon- 
don, 1613 600 

1918 y«t'É';/a/. Satires. Paris, 1796. Su perg. 655 

1925 Keats (John). Endymion, with auto- 
graph letter from author. London, 
1878 1000 

1927 Keats (John), Letters and Poems. 

New York, 1883 600 

1929 A^>w/i/.y (Thomas). Imitatio Christi. 

G. Zainer (1471) ^975 

1934 Keye (Ottho). Koude en Warme 

Landen, 1659 loio 

194S Laborde. Chansqns. Paris, 1773 . 710 

1965 La Fontaìne. Contes et Nouvelles 

en vers. [Paris], 1762 725 



VENDITE PUBBLICHE 



157 



1995 Lamb (Charles). Beauty and the 

Beast, (1813) $ 515 

2013 Lascaris (Constantius). Grammat. 

graeca. Med., 1^76 2300 

2017 Laudomtiere. L'Histoire notable de 

la Florida. Paris, 15S6 500 

2033 Lily (John). The Wonian in the 

Moone.. Lond. 1597 1320 

1049 Locher. Album des portraits et cos- 

tumes Suisses. (Bàie) 1824 . . . 625 
2073 Longiis. Les Aniours Pastorales. 

[Paris, Quillau]. 1718 925 

2079 Lorrìs et Meung. Le roniant de la 

rose. Paris, (1497) 825 

2093 Lovelace (Sir Richard). Lucasta 

(1649) 705 

2099 Lindsay (Sir David). Dialogue Be- 
tween Experience and aCourtie,etc. 
London, 1566 700 

2100 Maberly. The Print CoUector. Lon- 
don 1844 1600 

2104 Macrobius. In Somnium Scipionis 
Expositiones et Saturnalia. Yen., 
Jenson, 1472 650 

21 IO Malory (Sir Thomas). Le Morte 

d'Arthur. W. Caxton, 1485 . . . 42800 

21 15 Beda. Opusculum. Ms. membr. 
saec. XII 540 

21 16 Bibita (Sacra Latina). Ms. membr. 
saec. XIII 1850 

2120 Biiry (Richard). Philobiblion. Ms. 

cart. saec. XV 1450 

2124 Dtidley. Heroica Eulogia. Ms. 

membr. saec. XVI 1S75 

2126 Epistolae et Evangelia. Ms. membr. 
saec. XVII 725 

2127 Pembroke Hours. Ms. membr. 
saec. XV 33000 

2128 Book of Hours. English, fifteenth 
century Manuscript i960 

2129 Book of Hours, fifteenth century . 2050 

2130 Book of Hours, fifteenth century. 
French 7850 

213 1 Hours, fifteenth cent\iry. French . 2300 

2132 Hours, fifteenth century. French . 1450 

2133 Hours, fifteenth century. French . 2400 

2134 Hoìirs, fifteenth century .... 975 
3135 Hours, fifteenth century .... 5100 

2136 Hours, lattar fifteenth century . . 1850 

2137 Hours of Anne de Beaujeu . . . 24000 



2138 Book of Hours, fifteenth century. 
Flemish $ 11650 

2139 Hours, fifteenth century. French . 3000 

2140 Hours, fifteenth century. Flemish. 2010 

2 141 Hours, fifteenth century. French . 900 

2142 Hours, sixteenth century . . . iiooo 

2143 //cTrtr^, Works, fifteenth century Ms. 1650 

2144 farry. Airs Nouveaux de la Cour. 
(Paris XVIIe siede) 575° 

2145 fosephus. Antiquitates Judaicae. 

Ms. membr. saec. XIII 8200 

2147 fuveualis et Persius. Satyrae. Ms. 

ital. su perg. del XV sec. *) . . 8200 

2148 Lydgate{]o\\vì). The Lyf of Our lady. 

Ms. del XV sec 1025 

2149 i^/rt;Y/(7//^.Epigrammata. Ms. membr. 
saec. XV 75° 

2150 IMedìtations on the Passi on. Ms. 
olandese del XV sec 2100 

2153 IMitiiatures. 32 lettere iniziali mi- 
niate 600 

2154 JMircuer historial de France. Ms. 
membr. del XV sec 6000 

2155 Missale Romatium per Carlo VI. 

Ms. membr. del XIV sec. . . . 18900 
5216 Officium B. M. V. Ms. membr. 

ital. del XV sec 825 

2157 Officium B. M. V. Ms. membr. 

ital. del XV sec 1325 

2158 Officium B. M. V. Ms. membr. ital. 

del XV sec 1400 

2159 Onosander. De Optimo Imperato- 
re, etc. Ms. membr. ital. del 

XV sec 600 

2168 Ovid. Les XXI Epistres. Ms. mem- 
br. frane, del 1500 loooo 

2170 Petrarca^ Sonetti. Ms. del XV se- 
colo 900 

2171 Petrarca, Rime. Ms. membr. del 

XVI sec 1450 

2172 Prières à la Vierge. Ms. membr. 
frane, del XV sec 1025 

2173 Psalterium. Ms. membr. inglese 

del XIII sec 1650 



*) Questo bel manoscritto pel quale il libraio Belin di Pa- 
rigi ha pagato circa 42000 lire è descritto nel nostro Bullettino 
N. 2 (Novembre 1892) e fu offerto al prezzo di 2750 lire; per 
tale cifra fu acquistato dal defunto sig. Rob. Hoe ! In nem- 
meno venti anni il suo valore è dunque salito da 2750 a 
42000 lire ! ! N. d. D. 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 4» 



158 



VENDITE PUBBLICHE 



2174 Psalterium, Ms. membr. frane, del 

XV sec. . . 8 700 

2175 Psalterium. Ms. membr. spagnuolo 

del XV sec 1150 

21 78 Rituale. Ms. membr. frane, del 

XV sec 950 

2179 Sauvarge. L'Etlquette. Ms. membr. 
frane, del XVI sec 2200 

2180 Traìcté de Peyne. Poeme Allégo- 
rique. Ms. membr. frane, del XVI 

sec. di 20 carte 2000 

2 191 Marguerite de Navarre. Histoire 

des Amens Fortunez. Paris, 155S. 1600 
2198 Markham. Hungers Prevention. 

Lond. 1621 1175 

2205 Marot. Les Opuscles. Lyon (1530). 875 

2206 Marot. Ladolescence Clementine. 
Lyon, 1534 770 

2218 Marstoti. What You Will. Lon- 
don. 1607 950 

2219 Marston. Parasitaster. Lond. 1606. 975 
2228 Martyr. De Orbe Novo. Paris, 1587. 1310 
2233 Masoìi. Brief History Pequot War. 

Boston, 1736 1850 

2272 Mer des histoires. Paris, 1488 . . 4300 
2288 Meyer. Homo Microcosmus, ete. 

Franeof. , 1670 750 

2290 ilfz7/'c>;/. Poems of John Milton (1645). 1520 
2294 Milton. Paradise Lost. Lond., 1667. 1750 
2302 Mirrar for Magìstrates. London, 

1563 550 

2310 Molière. Sganerelle ou le Coen 
Imaginaire. Paris, 1660 . . . . ino 

231 1 Molière. L'Escole des Maris. Pa- 
ris, 166 1 600 

2341 Molière. Les Oeuvres Reveues 

(1682) 530 

2344 Molière. Oeuvres avee des Remar- 

ques Grammatieales. Paris, 1773 . 520 
2357 Montaigne. The Essayes, ete. (Queen 

Elizabeth's copy). Lond., 1603. . 605 
2362 Montesquieu. Le Tempie de Gnide. 

Paris, 1772 704 

2422 New York Charter. New York, 1749. 2500 

2423 Frank' s New York Directory. New 
York, 1786 .... .... 2275 

2438 Norton. (John). The Redeemed 

Captive. Bost., 174S 1350 

2498 Pointer. The Palaee of Pleasure 

Beautified (1566) 650 



2499 Painter. Palaee of Pleasure Beauti- 
fied (London, 1569) 8 1000 

2516 Parkinson. Paradisi in sole Para- 
disus Terrestris. Lond. 1629 . . 850 

2517 Parliame?it of Devils. Lond. 1509. 3900 
2536 Le Pàtissier Francois. (Elzevir). 

Amst., 1655 1200 

2570 Peele. The Battell of Aleazar. Lon- 
don, 1594 1060 

2571 Peele. The Famous Chronicle of 
King Edward I. Lond., 1599 . . 725 

2572. Peele. Merry Conceited Jests. Lon- 
don (1620) 660 

2593 Petrarca. Le Cose Volgari. Ven., 

Aldus, 1501. Su pergamena . . 4100 

2595 Pettie. A Petite Fallace of Pettie. 

Lond., 1576-77 725 

2626 Plautus. Comediae e.x recensione 
Georgii Merulae Alexandrini. Folio. 
Ven., 1472 725 

2630 Plinius. Historia Naturalis. Folio. 

Venezia, 1472. Jenson. Su perg. 2725 

2642 Poe. Letter. 2pp. 4to, 1848 (New 

York) 1700 

2675 Quares. A Feast for Wormes. 410 

(London, 1620) 600 

2700 Ouintilianus. InstitutionesOratoriae. 

Folio. Romae, 1470. Su pergam. . 3100 

2704 Rabelais, 3 vols., 4to. Amster- 
dam, 1741 1000 

2709 Ratine, 7 vols., 8vo. Paris, 1768. 780 

2056 Longfellow. Outre Mer, with let- 
ter. Boston, 1833 1175 

2864 Sagard-Theodat. Histoire du Ca- 
nada. Svo. Paris, 1636 500 

2S76 Saint-Pierre. Paul et Virginia, royal 

4to. Paris, 1806 750 

2970 Shakespeare. Henry \'. 4to. Lon- 
don, 1608 . . Sio 

2071 Shakespeare. King John. 4to. Lon- 
don, 161 1 2075 

2972 Shakespeare. Hamlet. 410. Lon- 
don, 161 1 3150 

2973 Shakespeare. Henry 1\'. 4to. 1613. 2500 

2974 Shakespeare. Richard III. 4to. Lon- 
don, 1615 1810 

2975 Shakespeare. Midsommer Night's 
Dreame. 4to. London, 1600 . . . 2050 

2976 Shakespeare. Love's Labor's Lost. 

4to. London, 1631 700 



VENDITE PUBBLICHE 



159 



2977 Shakespeare. Pericles. 4to. Lon- 
don, 1635 

2978 Shakespeare. Collected Works. First 
folio. London, 1623 

2979 Shakespeare. Works. Second folio. 
London, 1632 

2980 Shakespeare. Works. Third folio. 

London, 1664 

2981 Shakespeare. Works. Fourth folio. 
London, 1685 

2982 Shakespeare. Poems. Urst edition, 
i2mo. London. 1640 

2986 Shakespeare .CoWeciQà Works. Extra 
illustrated, 21 vols., 8vo. London, 

1S57 

3065 Sidney (Sir Philip). Countess of 
Pembroke's Arcadia. Small 4to. 
London, 1590 

3066 Sidney. Defence of Poesie. 4to. Lon- 
don, 1595 

3075 Simcoe.. Journal of Queen's Ran- 
gers. 4to, Exeter (1787) .... 

3080 Skelton. Why Come Ye Not to 
Courte? i6mo. London, 1545-1552. 

3101 Smith. History of Province of New 
York. Royal 4to. London, 1757 . 

3137 Smith, Statutes of Edward III. etc. 
Folio. London, about 1482 . 

3147 Sterne. A sentimental Journey. 2 
vols., 8vo., ist ed, London, 1768. 

3172 Suso. Lorloge de Sapience. Folio 
(Paris) 1493. Prima ediz. francese. 
Esemplare su pergamena. 

3194 Tasso. Jerusalem Delivered. 2 vols., 
4to. London, 1803 

3214 7 ennyson. Poems by Two Brothers, 
ist ed., small 8vo. London, 1827. 

3219 Tennyson. In Memoriam. 8vo. Lon- 
don 1885. Cobden Sanderson bind- 
ing 





3220 


$ 525 






3231 


13000 






3236 


1350 


3243 


3200 






333S 


750 






3339 


2700 






3340 


1500 


3341 




ii^^ 


800 




3125 


3366 


660 


3406 


2250 


3410 


2300 


3411 


5200 




500 


3415 



13500 
800 
500 

1950 



34S4 



3206 



3526 



Tennyson. The Lady of Shalott, 

4to. New York, 1881 .... $ iioo 

Pfintzing. Tewrdannck. Folio. Nù- 

renberg, 1517 900 

Theseiis. Folio. Paris, 1534 . . . 925 
Gabriel. Account of Province of 
Pennsylvania, etc. i2mo. London, 

1698 900 

Vespucci. (Amerigo). Narrative of 
Third Voyage. 4to (Paris, 1503) . 1700 
Vespucci. Third Voyage. 4to, pro- 
bably from German press, about 1 504 3000 
Vespucci. Third Voyage. German 
translation. 4to. Strassburg, 1505. 850 
Vespucci. The New World etc, 8vo, 

Paris, 1516 850 

Villon (Francois). Les Oeuvres de 
maistre Franroys Villon, 8vo (Pa- 
ris, 1532J 3800 

Vincentius Bellovacensis. Miroir H is- 
toriai. 5 vols., folio (Paris, 1495) . 900 
Walpole. The Mysterious Mother. 
8vo (Strawberiy Hill, 1786) . . . 600 
Walton and Cottoti. The Complete 
Angler. 4 vols., extended from one, 

4to (London, 1808) ^150 

Walton and Cotton. The Complete 
Angler. 2 vols., extended to io, 

8vo (London, 1836) 2350 

Warning for faire wotnen. Small 

4to (London, 1599) 875 

Winthrop (John). A Declaration of 
P'ormer Passages and Proceed- 
ings between the Englis band the 
Narrowgansetts. Small 4to (Cam- 
bridge, Mass. 1645) loooo 

Wolley (Charles). A Two Years' 
Journal in New York, 8vo. (Lon- 
don, 1701) 2400 

Wycherley (William), Miscellany 
Poem. Folio (London, 1704) . . 2000 



. irwwwirvìr»)(irìrwìnorMir>nnr**v»rwìrirK 



NOTIZIE 



Un manoscritto che rimpatria. — Riceviamo da Wellesley : Il manoscritto delle rime 
del vecchio banditore fiorentino, Antonio Pucci, citato dal D'Ancona e da altri sotto il nome 
di Codice Kirkupiano, e creduto definitivamente perduto si ritrova, dopo molte vicende, nella 
Biblioteca del Wellesley College agli Stati Uniti. 

La Direzione del Collegio, riconoscendo 1' alto valore del manoscritto, tanto dal lato 



i6o NOTIZIE 

letterario quanto da quello storico, ne ha decretato il rimpatrio, credendo con quest' atto far 
cosa cara agli amatori della Letteratura popolare Toscana del trecento ed affermare quel sen- 
timento di fratellanza che unisce gli studiosi di ogni paese nonché attestare in tal modo la 
loro riconoscenza per tutte quelle facilitazioni procurate agli studiosi di oltre mare dalla gene- 
rosità del governo Italiano. 

Per volontà espressa dei donatori il manoscritto, il quale giungerà in Italia nell'autunno, 
verrà depositato in perpetuo nella R. Biblioteca Nazionale di Firenze. 

La Biblioteca del poeta Mario Rapisardi. — Nel giugno scorso il Comitato dell'Espo- 
sizione agricola siciliana deliberava di destinare la somma residuale della Mostra, in lire qua- 
rantamila, per acquistare la biblioteca ed i manoscritti di Mario Rapisardi. Il io luglio corr., 
alla villa del poeta è avvenuta la funzione della consegna. Fra gli intervenuti erano il sindaco, 
il presidente e i componenti il Comitato dell' Esposizione e pochi intimi amici. Il notaio lesse 
l'atto con cui il poeta cede la biblioteca, i manoscritti e gli oggetti d' arte esistenti nella sua 
abitazione al Comitato dell' Esposizione allo scopo di donare il tutto alla città di Catania, 
riservandosene 1' uso vita naturai durante. Firmato 1' atto e riscossa la somma, Rapisardi con- 
segnava al sindaco lire diecimila destinandole in favore del Sanatorio dei tubercolosi di 
Catania. 

Il poeta lesse poi la seguente lettera agli intervenuti : 

« Agli egregi commissari della II Esposizione agricola siciliana. 

« Ho idoleggiato in cincjuant'anni di lavoro assiduo e tra non pochi imbarazzi i sogni più 
sublimi che abbiano mai acceso la fantasia dei poeti e illuminate le meditazioni dei pensatori. 
Il lavoratore affranto è ora costretto a chiudere l'officina. 

« Catania madre mi è stata sempre liberale di incoraggiamento e di afletto. Alla vigilia 
della mia partenza per il polo ignoto, la vostra parola affettuosa, o amici, e la vostra generosa 
offerta, mi riempiono l'animo di ammirazione. Il vostro culto rispettoso dell'arte, la tolleranza 
gentile di opinioni radicalmente diverse dalle vostre, e che tali si manterranno, se avremo co- 
scienza di noi, mi prova che l'opera nostra si innalza con ardire sereno dalle gore dei volgari 
interessi per illuminarsi nelle sfere dei supremi ideali. Accogliete, vi prego, il senso fervido 
della mia gratitudine, e recate alla Patria gloriosa il mio più vivo augurio della sua perpetua 
ascensione per l'erta luminosa dell' ideale, recate il saluto più affettuoso e commosso del tìglio 
riconoscente e devoto ». 

Manoscritti e Cimeli Mazziniani donati al Comune di Genova. — I tìgli del patriotta 
Felice D' Agnino, in osservanza delle volontà dallo stesso espresse prima di morire, fecero 
consegna al Sindaco e alla Giunta Comunale dei manoscritti e dei cimeli mazziniani già pos- 
seduti dal loro padre. 

All' atto della consegna delle iireziose reliquie, il Sindaco pronunziò alcune parole di 
ringraziamento, alle quali rispose a nome degli offerenti, il signor Giuseppe D'Agnino uno dei 
figli del donatore. 

Pella consegna venne redatto verbale. 

La Giunta Municipale poi, sempre in omaggio alla memoria del grande pensatore geno- 
vese, deliberò di acquistare l'autografo dell'ultimo capitolo dei Doveri del/' Uomo rimasto 
presso il tipografo che nel 1860 ne fece in Genova l'edizione (colla supposta indicazione di 
Londra) a cura e sotto la sorveglianza di Maurizio Quadrio. 

Un re negro arrestato per furto di libri. — L' arresto di un re è un fatto piuttosto 
insolito nella cronaca. 

Un telegramma da Lagos nell'Africa Occidentale britannica annunzia che è stato arrestato 
il re Djebu Remo il quale è accusato di aver sottratto e poi venduto dei libri appartenenti alla 
Corte di giustizia. 

Pare che il fatto abbia sollevato una grande ostilità fra gli indigeni. 



NOTIZIE i6i 

Per l'avvenire della carta. — Oramai quando si parla di boschi e di foreste, altro non 
ci si affaccia alla nostra mente, come esse costituiscano sopra qualunque altro commercio, uno 
sfruttamento per la produzione della carta. Ora i giornali danno — a maggior consolazione dei 
fabbricanti — la seguente notizia : « Il capo dei servizi forestali degli Stati Uniti ha fatto di 
recente una interessante statistica degli spazi boschivi sparsi su tutta la terra. Da essa si vede 
come il pericolo di un diboschimento generale sia tutt'altro che prossimo, poiché vi sono circa 
i6 milioni di chilometri quadrati coperti da foreste. Tre milioni di essi si trovano in Europa, 
ed il 78 per cento di tale superficie è diviso fra la Norvegia, la Svezia, la Finlandia e la Russia. 
L' America del Nord vanta più di 6 milioni e 905.000 chilometri quadrati di foreste, di cui 
quasi la metà si trova al Canada. È a notarsi che gli Stati Uniti amministrano in modo rovi- 
noso il loro superbo capitale boschivo, poiché i tagli annuali rappresentano il triplo della nuova 
produzione ». 

La collezione del commediografo De Courcelles. — La vendita all'asta della collezione 
del romanziere e commediografo Pietro De Courcelles che recentemente ebbe luogo a Parigi, 
ha fruttato complessivamente la somma di lire 1.535.000, superiore di quasi mezzo milione alle 
più larghe previsioni. Il prezzo più sorprendente raggiunto è stato quello pagato per un sem- 
plice disegno a penna del veneziano Guardi, che rappresenta ima corsa di gondolieri sul Canal 
Grande. Il disegno era stato comprato otto anni or sono dal De Courcelles per la somma di 
400 franchi da un antiquario londinese di passaggio a Parigi. Il perito chiese 15.000 lire e il 
disegno fu venduto per 40.000, che è il prezzo più alto che finora sia stato raggiunto da un 
disegno del Guardi. 

Le opere minori e postume di Giosuè Carducci. — Si sono chiusi a Bologna i lavori 
della Commissione incaricata di stabilire le cose manoscritte di Giosuè Carducci da destinarsi 
alla stampa. Da qualche tempo intorno al grande poeta si sono accese critiche e discussioni. 
In Italia non c'è una via di mezzo. Si glorifica oggi, e domani si abbatte Valenti, onesti, 
mediocri devono passare oggi tra gli altari domani nella polvere. 

Ma di tutto ciò che si dice, si stampa, si discute resta serena la nobile figura del Car- 
ducci. C è da rasserenarsi a vederla cosi buona, oggi più che mai, ed a persuadersi che il 
pubblico si forma esso il suo giudizio, senza badare troppo ai carducciani ed agli anticar- 
ducciani. 

Intanto il relatore della Commissione per i manoscritti del poeta, intervistato da un 
giornalista tra i coiti, ha esposta sinceramente la propria ammirazione e stupefazione per il 
valore indiscutibile dei materiali raccolti dal Carducci per le lezioni universitarie, che saranno 
appunto tra le pagine più nobili e degne della stampa. Il maestro fece lunghi studi per queste 
sue dissertazioni, le quali mostreraimo ancora, se ve ne è bisogno, la coscienziosità critica, lo 
spirito acutissimo di ricerca, l'amore dell' indagine e del raffronto, che furono i massimi ideali 
del Carducci come insegnante. 

Fra le opere designate alla pubblicazione, vi saranno poesie e frammenti giovanili. 

L' edizione nazionale degli scritti di Leonardo da Vinci. — Completiamo la notizia da 
noi data nel quaderno precedente de La Bibliofilia intorno all' edizione nazionale degli scritti 
di Leonardo da Vinci colla seguente comunicazione che si ha da Roma : 

« In questi giorni ha tenuto varie adunanze in una sala del Senato la Commissione Reale 
per l'edizione nazionale delle opere di Leonardo da Vinci, presieduta dal sen. Blaserna. 

Alle sedute hanno partecipato i commissari on. prof. Cermenati, vice-presidente della 
Commissione, ed i prof. G. B. De Toni, G. Romiti e A. Venturi, assistiti dal segretario tec- 
nico Ettore Zoccoli. 

Particolarmente importante è stata la comunicazione del presidente prof. Blaserna che in 
un suo recente viaggio a Parigi ha ottenuto il permesso di riprodurre fotograficamente tutto il 
prezioso materiale autografo vinciano conservato nella biblioteca nazionale, nonché i disegni 



j62 notizie 

conservati a Chantilly nella collezione Condé e quelli conser\'ati nell'Accademia di Belle Arti 
di Parigi. 

La Commissione Reale ha pure già ottenuto il permesso di riprodurre i disegni che sono 
custoditi nel Museo del Louvre, nella Biblioteca di Chatsworth, nella Kunsthalle di Amburgo, 
nel Museo delle Belle Arti di Budapest, nel Museo di Weimar, nel British Museum e nel South 
Kensington Museum ». 

La mostra storica del grande Archivio di Stato napoletano. — Ferdinando Russo 
parla lungamente nel Mattino della mostra storica disposta dal soprintendente dell'Archivio di 
Stato di Napoli cav. Casanova sotto gli auspici del Ministero dell' Interno. Tutto è serio in 
questa mostra e solenne, perfino l'addobbo modesto e severo in cui si cerca invano lo svolazzo 
di orifiamme antiestetiche. I documenti esposti sono tutti di primissimo ordine : autografi, bozze 
di lettere, stampe, giornali, poesie, reperti, disegni, leggi, sentenze, conti ecc. Nulla è celato 
o male esposto. La mostra si apre con un documento di primaria importanza : l'originale dei 
Preliminari di Loeben. Della Repubblica Partenopea e dei suoi fattori vi sono commoventi 
ricordi : autografi di William Hamilton e di Orazio Nelson che dimostrano la lubrica coscienza 
del primo, la prepotenza del secondo. La figura del cardinal Ruflb appare assai meno atroce 
allor che si scorge che non suo fu il tradimento pel quale caddero in mano del Nelson i pa- 
trioti capitolati e si legge la lettera sprezzante fattagli scrivere dall' inglese per avvertirlo del- 
l'abrogazione della capitolazione e si vede il pericolo d' arresto da lui corso per aver rifiutato 
di pubblicare la notificazione del Nelson, documento anch' esso esposto.... Ed ecco una parte 
ben penosa: i registri che grondano sangue. Di alcuni si legge il titolo; di altri si possono 
scorrere le pagine; ecco la nota delle spese per funi, capestro, tavole che servirono al boia 
per impiccare Cirillo, Conforti, Pagano, ecc. Ed accanto, ecco le confische dei loro beni, le 
proscrizioni degli altri.... V è il decreto con cui Giuseppe Bonaparte aboliva la feudalità ; vi 
sono i documenti della cattura e del processo di Murat e quelli sul moto di Avellino, sul 
moto del Cilento, sulla spedizione e sulla condanna dei fratelli Bandiera.... V è il diario di 
Crispi per la spedizione da Marsala a Salemi, a Calatafimi, a Palermo della cui capitolazione 
sottoscritta a bordo dell' « Hannibal » comparisce alla Mostra l'originale. Accanto sono l'ultimo 
decreto del re Francesco II e il primo decreto di Garibaldi che da Casalnuovo nomina il Sirtori 
suo dittatore. Poi ecco i libri di bordo delle navi sarde « Carlo Alberto » e « Vittorio Ema- 
nuele ». Quello della « Carlo Alberto » è aperto alla data di giovedì 6 settembre e vi si legge 
la « partenza da Napoli alle ore 7 '/o di sera del re Francesco II per Gaeta a bordo di una 
nave battente bandiera spagnola ». Chiude il ciclo dei documenti del Risorgimento il rendi- 
conto della gestione finanziaria dell' esercito meridionale. Veramente non si poteva meglio 
commemorare il Cinquantenario della patria che evocando tanto periodo di storia del Mezzo- 
giorno con i tesori inestimabili che conserva il veramente grande Archivio di Stato. La mostra 
acquista singolarità per essere stata sapientemente disposta nel vetusto chiostro invece che nei 
saloni monumentali, perché meno vi si senta Vaccadeinia. 

Una grande polemica intorno ad un piccolo volume. — Nel quaderno precedente de 
La Bibliofilia abbiamo pubblicato una breve notizia intorno il Libro dei JMartiri di Fox posto 
in vendita dalla città di Bedford ma ritirato pochi momenti avanti il principio dell' asta dagli 
auzionari invitati dal Governo inglese a rinviarne per qualche tempo la vendita. Intorno a que- 
sto volume prezioso La Tribuna di Roma ebbe dal suo corrispondente londinese la seguente 
notizia più particolareggiata : 

« Un piccolo circolo letterario esistente da quasi un secolo in Bedford possiede una pre- 
ziosa reliquia bibliografica, il volume del Libro dei JMartiri del Fox, che John Bunyan il famoso 
predicatore evangelista, ed autore del Pilgrim Progress, portò con sé in carcere e tenne, as- 
sieme ad una Bibbia, nei dodici anni in cui rimase imprigionato in conseguenza delle sue idee 
religiose. 

Il volume è annotato di pugno del Bunyan e qua e colà i periodi sono intersecati da 



NOTIZIE 163 

aggiunte e da versi. Sulla pagina esterna porta la firma del suo proprietario originario e la 
data dell' imprigionamento. 

Si tratta quindi di un volume che, data la grande influenza morale e letteraria che il 
Bunyan ha esercitato sulla società inglese, ha un vero pregio storico ed un valore sentinientalo 
incalcolabile. 

Ma il circolo letterario di Bedford è povero, o per meglio dire a poco a poco ha lasciato 
accumulare al suo passivo una bella somma di debiti, circa tremila o quattromila sterline, e 
per pagarli, rinsanguando nello stesso tempo le proprie finanze per un bel periodo a venire, 
ha pensato di vendere all' asta pubblica il piccolo tesoro del quale ricevette dono sessanta o 
settanta anni fa, quando non era ancora venuto di moda il pagare somme favolose per cimeli 
di questo genere. 

Dalla vendita del piccolo volume il circolo spera di tirar fuori almeno sei o settemila 
sterline, tanto più che 1' inevitabile compratore americano ha già fatta la sua apparizione in 
Bedford nella persona del notissimo Pierpont Morgan. 

L'asta avrà luogo fra breve e nel frattempo i giornali inglesi dal Times in giù strepi- 
tano contro gli americani i quali comprano ogni cosa, e contro gli inglesi che vendono tutto 
quello che hauno di storico, di bello e di artistico. 

Alcuni giornali domandano perfino che vengano approvate dal Parlamento delle leggi restrit- 
tive le quali servano ad impedire 1' esodo di quanto può essere ritenuto prezioso, dall'Inghilterra. 
E sta bene, ma in attesa che una legge di questo genere venga approvata, è curioso vedere 
come in questo ed in altri casi consimili il mecenatismo inglese non si faccia vivo affatto. 

Mentre appena la notizia che il Club di Bedford intendeva vendere il libro prezioso fu 
nota, un gran numero di collezionisti americani, tedeschi e francesi, si sono affrettati a fare 
delle offerte o quanto meno hanno domandate delle informazioni, non un solo collezionista o 
bibliofilo o antiquario inglese si è fatto vivo. 

Eppure una volta gli inglesi erano in primissima linea per tutti gli acquisti del genere, 
in ogni possibile occasione, ed il fatto che ora se ne trovi neppure uno disposto a spendere 
una somma relativamente insignificante per evitare che un cimelio come quello in questione 
vada all'estero, non è soltanto un indice di mutati gusti e di cambiate consuetudini, ma può 
anche ritenersi come un segno di decadenza intellettuale e di diminuito senso di quella inde- 
finibile responsabilità morale che le classi ricche hanno verso la Nazione. 

In assenza di un milionario inglese disposto a sacrificare il prezzo di una nuova automo- 
bile o di qualche metro di ermellino da usarsi per le feste della coronazione, per acquistare il 
libro prezioso i giornali stanno polemizzando sul modo di impedire la vendita ricorrendo a ca- 
villi legali e danno del Circolo Letterario di Bedford ». 

Il rapporto dell'egregio corrispondente londinese de La Tribuna ci sembra un po' troppo 
pessimista e forse anche esagerato ; mettiamo intanto in dubbio che nessun collezionista in- 
glese si sia fatto vivo per acquistare il prezioso volume mentre l'avrebbe fatto un gran numero 
di collezionisti americani, tedeschi e francesi ! Non vogliamo essere maligni ma una simile 
asserzione ha il sapore di una reclame troppo spinta allo scopo di accendere la gara fra i col- 
lezionisti e di far salir il prezzo al massimo che qualche volta rasenta la ridicolaggine. Il pa- 
triottismo degli inglesi è si profondamente radicato che non ha bisogno di esser portato in ballo 
ogni qualvolta si presenta sul mercato un libro od un altro oggetto raro. .. Sapienti sat ! Non 
troviamo poi giusto che si cerchi di svegliar il patriottismo in simili casi collo spettro dello 
straniero quasi che concorresse ad una vendita come ad una battaglia per vincere il nemico.... 
E questo povero signor J. Pierpont Morgan diventa dappertutto uno spauracchio, un Hannibal 
ante portas, mentre egli coli 'animo suo generoso di cui ha dato ad esuberanza delle prove ve- 
ramente eloquenti ne è ben lontano mille miglia e non si lascia affatto trasportare a delle 



i64 NOTIZIE 

cifre fantastiche da una gara artificiale di patriottismo ma piuttosto dal vero amore dell'arte e 
da un giusto e sano apprezzamento degli oggetti che s'offrono in vendita. 

Se un tale sistema di reclame dovesse perdurare, proporremmo agli abolizionisti ed an- 
timilitaristi di far decidere le sorti delle nazioni con delle vendite all' asta a colpi di biglietti 
di banca anziché coi cannoni.... 

Società per lo studio della miniatura francese. — In Francia si é or ora costituita una 
Società la quale ha per scopo lo studio della miniatura francese ; ne è presidente il signor Mau- 
rice Fenaille, segretario il signor H. Bourin e J. Doucet il tesoriere. Questa Società accolga 
come soci gli amatori, i collezionisti e gli studiosi della miniatura francese e ne pubblica i 
lavori che riguardano quest'arte dall'origine sino ai nostri giorni. Le singole pubblicazioni veri 
ranno pagate dalla Società stessa. Con una quota annua di L. 25 si ha diritto a tutti i lavori 
editi dalla Società. Per le adesioni e gli schiarimenti rivolgersi al Segretario signor Henri 
Bourin, 144 rue de Longchamp, Paris. 

Esposizione di fogli staccati della Biblioteca del " Bòrsenverein „ a Lipsia. — Dal 

12 al 17 maggio la Biblioteca del « Bòrsenverein » dei librai tedeschi a Lipsia teneva aperta una 
esposizione della propria collezione di ornamenti di libri. Degna di speciale menzione è quella 
parte dell' esposizione che riguarda i più notevoli esempi dell' ornamento ed illustrazione dei libri 
di Augsburg, Norimberga, Strasburgo ed Ulm del XV e XVI secolo. Fra gli esempi esposti delle 
officine di Augsburg, avean maggior pregio : due pagine di testo ornate ed illustrate da 
Gùnther Zainer, una del 1468, l'altra del 1475 ; un completo alfabeto di Ludwig Hohenwang del 
1477 circa, riccamente ornato di rabeschi ; due frontespizi splendidamente intagliati da Johann 
Ottmar nel 1502 ; due illustrazioni tolte da un breviario del 1516, alcuni contorni ed una figura 
disegnata per Ratdolt da Jòrg Breu e incisa in legno con tale finezza da eguagliare le incisioni 
più squisite in rame; un maggior numero di frontespizi per Silvan Otmar e Johann Miller del 1510 
fino al 1520, i quali mostrano non solo evidente l' influsso dell'arte ornamentale di Daniel Hopfer, 
ma pure gli spiccati caratteri del Rinascimento del Burgkmair. Infine alcuni titoli di Hans 
Weiditz per Grimm e Wirsung nei (|uali si manifestano tutta la vivacità e la grazia di quest' artista. 
Degli esempi delle officine di Norimberga sono notevoli otto iniziali in stile gotico eseguite per 
Konrad Zeninger del 1489 ispirate dai disegni di Israel van Meckenem, varie prove caratteri- 
stiche delle grandiose edizioni di Koberger ; una splendida prova del ritratto del morente Cor- 
rado Celtes fatto dal Burkmair e quattro titoli di Albrecht Diirer e della sua scuola per Fried- 
rich Peypus. 

La città di Ulm era rappresentata da due fogli riccamente ornati tolti da edizioni di 
Johann Zainer (1474-75) e da alcune serie di iniziali di Giovanni Reger e Conrad Dinckunst 
del 1480 circa. Dell'officina di Apianus di Ingolstadt era esposto il bellissimo alfabeto ornato 
con istrumenti matematici eseguito da Michael Ostendorfer nel 1507. L' ornamento più antico 
d'un libro di Strasburgo apparteneva all'officina di Knoblochtzer ; degno di particolar nota ne 
è 1' iniziale H, del 147S, la (juale rappresenta nei contorni il lavaggio dei piedi di S. Pietro. Inoltre 
è notevole un' incisione in legno del 1502 tolta dall' edizione del Virgilio di Johann Grùninger, 
che è evidentemente inspirata dall' arte del bulino del Schongauer. Dal 1510 al 1515 datano 
alcuni forti ed intrecciati contorni di titoli eseguiti in chiaro-scuro da Hans Wechtiin per com- 
missione di Schott e Knoblouch. Per la medesima officina furono eseguiti alcuni lavori da 
Hans Baldung fra cui il vigoroso ritratto dell' Indagine e le due splendide iniziali rappresen- 
tanti la morte di Maria e l'Adorazione di Gesù Bambino. Come illustratore e disegnatore finis- 
simo si rivela David Kandel nell'erbario illustrato nel 1552 per Wendelin Rihel. 

Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 

191 1 - Tipografia Giuntina, diretta da L. Franceschini — Firenze, Via del Sole, 4. 



Anno XIII 



Agosto-Settembre 1 9 i i 



Dispensa 5^-6^ 



La Bibliofilìa 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Il Libro di una Fraternità di San Sebastiano 




REGOLA, PRECI E LAUDL 

Il E compagnie laiche di Disciplinati aventi a patrono san Seba- 
stiano, l'atleta di Cristo, si distinsero per un loro precipuo 
carattere sociale di difesa, non soltanto pietistica, contro il 
morbo mortifero. Quest'uffizio di una sua fraternità, vissuta 
sin dal quattrocento in un castello (i) innominato, probabil- 
mente delle Marche, ci apprende che esistevano fraternite del 
Santo anche 1' una prossima all'altra e unite fra di loro in 
terre vicine (2). Assai più che per aver difeso strenuamente secondo gli Achis 
ambrosiani i confessanti il Cristo, potè diffondersi universalmente il culto di 
S. Sebastiano in Italia, mercè un'antica leggenda che additavalo liberatore della 
famosa pestilenza infierita a Roma nel 680, e preservatore dai languori e dal 
terrore istesso della epidemia. 

Alcuni passi degli oretims che leggonsi nell' uffizio vi si richiamano aperta- 
mente : qiioniam tota patria ytalie tids pì'ecibiis et meritis liberata fiùt a morti fera 
peste (e. 7^) e ancora : fac... et ab ornili peste sagiptisque et epedimie langoribus et 
timore saluos et securos presentar] (e. I"). Onde a lui ancora 1* immenso tributo 
d'una passionale iconografia trionfante in bellissimi nudi alla quale parteciparono, 
com' è noto, anche i più insigni artisti dall'epoca bizantina all'eterno splendore 
del nostro Rinascimento. Non meno di 289 sono le più importanti forme rappre- 
sentative del martire saettato che si avvertirono, soltanto nella pittura italiana 
sino alla fine del '400, dal barone von Hadeln (3). 



(i) per la pace del nostro castello, a e. 29*. 

(2) et debbia mandare ad un'altra fraternità de sancto Sebastiano, a e. 30^. 

(3) Zur Kmistgeschichte des Aiislandes. Heft XLVIII. Strassburg, 1906. 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 5»-6" 



i66 



ANNIBALE TENNERONI 



E venendone qui il destro, offriamo ai colti lettori della Bibliofilia una pit- 
tura inedita del giovin martire, su fondo d'oro, assai strana e considerevole per 
esservi ritratto vestito, contro l'uso generale artistico, in manto roseo e calze 
rossa e nera, accosciato sul pavimento e cinta la fronte della palma del martirio 
in rosso, reggente i suoi emblemi, la freccia e la spada. Ignoto è il soggetto 
del polittico, nella cui predella figurava insieme con altri questo gentil quadretto 
i critici che ritengono di arte nordica e più probabilmente francese, ovvero 




anche italiana con evidenti influssi francesi, e, per lo squadro poi del viso e la 
prospettiva del pavimento, più del primo quattrocento che della fine del trecento. 
Da quella dell'Arte, il martirio dell' Adoniastico arciere, liberatore e guari- 
tore, oggi è stato assunto alla più alta consacrazione della poesia in lingua d'oil 
dal latin genio oltrepossente di Gabriele d'Annunzio che sa gl'intimi legami fra 
le due lingue sorelle (i). 



(i) Le Martyre de Saint Sebastien. Mystère compose en rythnie franrais par Gabriele 
d'Annunzio et joué à Paris sur la scène du Chàtelet le XXII mai MCMXI avec la musique 
de Claude Debussy. Paris, Calman Levy, 191 1. 



IL LIBRO DI UNA FRATERNITÀ DI SAN SEBASTIANO 



167 



Torniamo ora al codice sconosciuto che per più motivi ha richiamato la 
nostra viva attenzione. E desso un membranaceo dei sec. XV e XVI, misurante 
cent. 28 X 18. di carte I, 47 con antica nvunerazione annerite e macchiate qua e 
là nel margine inferiore dal lungo uso e dal tempo. In tutto cinque quadd. dei 
quali il I di 6 ce, il II-IV di 5, il V di 3 con un solo richiamo. Scrittura di 
mani diverse che si successero nella Compag-nia, essendo stato questo propria- 
mente il suo testo ufficiale. Grossa lettera semigotica, rotondeggiante, corale, 
della prima mano, senza tratti superflui : capitali in rosso e maiuscole tocche di 
rosso, rubriche latine e volgari dalla e. 1-32" : corsiva italica d'una seconda mano, 
chiara e con rare abbreviazioni dalla e. 32^-42'': semigotica e corsiva di altre 
mani nelle ce. 46'', 47^ ecc. Conserva la legatura del tempo in assi tarmate, co- 
perte di pelle scura in parte oggi consunta : tracce e avanzi di fermagli. 

Proveniente da Urbino, della cui fraternità di Disciplinati, che si dissero di 
Santa Croce, si hanno i Capitoli e gli ordinaìnenti in un ms. membran. del sec. XV, 
e in altro cartaceo più antico, che speriamo vegga presto la luce per le dotte 
cure del prof. IMonaci, 72 laude, adesposte, raccoltevi a loro uso, fra cui parecchie 
del primo periodo costituenti un gruppo a sé mancante ad altri testi, 

I. — Benedictiones, Oremus, lectiones, prieghi in volgare e lauda per il 
fratello morto da e. I-9''. La quale, non rinvenuta in alcuno dei centinaia di Mss. 
che dovemmo esaminare per il repertorio di laudi (i), e contenendo essa forme 
ed accenti jacoponici è qui in servigio degli studiosi riferita per intero, sciolte 
le abbreviazioni, serbatene la disposizione strofica, e le parvenze ipermetriche 
facilmente eliminabili al canto o alla lettura, e apponendovi per maggior chia- 
rezza l'ortografia moderna. 



[Lauda per il fratello morto.] 



e. 7". O FRATEllo del nostro core, 
et per lu suo grande honore 
E la uirgine Maria 

Gl'angeli si sieno tu' difesa 
che non nocci a tte nulla ofìfexa 
Si che per nulla sua arte 

Fratelli, tornate a penitentia 
et ciaschuno abbia timentia 
che l'anima s' è departita 

Tornate a Christo cum paura, 
prima che la morte scura 
imperochè non sapete 

Io uo' ueglio recordare 
sen^a troppo induciare 
Or pensate che la uita è breue. 



per l'aternal uirtù di Christo 
in ciel te dia verage aquisto : 
t'asciguri in questa uia. 

con li sancti uirtuosi 

Unde dicha « uanne uia » : 

lu nimicho non aggia in te parte. 

e pensate de la morte 

de uenire a tal sorte, 

de questa miserabile uita. 

fratelli miei, con gran tremore 
venga a uoi cum furore, 
quando morire uoi douete. 

che el uè couene a omni partito 
rendere ragione de ciò che fatto auete. 
che se ne uà commo el caldo uene. 



(i) Tenneroni A. Inizii di antiche poesie italiane religiose e mot-ali con prospetto dei 
codici che le contengono. Introduzione alle Laudi spirituali. Firenze, Leo S. Olschki, 1909. 



i68 



ANNIBALE TENNERONI 



Non pensate per nostra richezza 
né per beltà né per fortezza 
boni, rei, tali e quali 

A me non iialse niente, 
né amicho, né parente, 
imperò sì fate penitentia 

A me guardate, o peccatori, 
la morte cum grande dolori 
et andato so' a rendere ragione 

Poi che fece departita 

e senza fallo ella n'é gita 

de ciò che a ifatto o male o bene 

Poi che l'anima è partita, 

Se ella posesse harauere la vita 

ma già non gli ual niente 

Padre et madre, moglie et fìgliolj, 
pregoue che a scempio pigliatj. 
Gommo io e uoi moririte 

O fratelli, or ce pensate 

et a la mente u'arecate 

sì che a la fine posto siate 

O fratelli, che messo m'auete 
pensate che morire douete 
però fate penitentia 

Oime, per dio, che facesti 
Che compagnia tu avesti 
Ciascuno di noi pensando forte 

Quando l'anima se partia, 
dal buono angelo ed dal rio, 
menarlano de nante a Christo. 

Oime che pena, tu pati ! 

se li peccati te sonno lassati, 

dillo a noi in cortesia 

Però uè prego, fratelli miei, 
et denoti stati sempre ai pei 
che sempre starà denante Christo 

bona gente, che qui site 

e onore facto ci auete 

de fratello nostro che qui é morto, 



de essere lassati al mondo 

che la morte non uè metti al fondo, 

tutte uè menarà uguali. 

né medice, né medine 

che pur m' a conducto al fine: 

innante che uenga la sententia. 

se de ciò aggio aiuto: 

da uoi, fratelli, m' a departito 

innante a coluj che me creone. 

l'anima dal corpo tristo, 
a rendere ragione a Christo 
et de ciò che s'aconuene. 

penitentia noria fare, 
et al corpo ritornare: 
a l'omo che morto s'cl se pente. 

Tucti m'anno abandonato: 
et non uè sia desmenticato 
et aiutare non nel perite. 

a questa misera uita 

che uè conuen far partita. 

nella gloria di beati. 

nella scura sepultura 

commo dice la scriptura. 

in nante che gionghi la sententia. 

quando l'anima se partio ? 
depo la morte, fratello mio ? 
sì temaria più la morte. 

aconpagniate fo da doi, 
che sapeuano l'opere sue 
Or pensace, peccatore tristo. 

S'el t'é giouato la disciplina, 
per lo confessare de prima, 
et amaestrace a l'ultima uia. 

che obseruate la disciplina, 
de sancto Sebastiano beato, 
per nostro auocato. 

con noi insieme a questa fossa 
a sepelire la carne et l'ossa 
Christo uè conduca a bon porto. 



IL LIBRO DI UNA FRATERNITÀ DI SAN SEBASTL\NO 169 



com. 



Pregate a Christo, o bona gente, per l'anima del fratello nostro, 

che la guardi dal fuocho ardente et conducolo in quel sancto chiostro, 

et la Vergine superna sì la conduca a vita eterna. 

Ciascuno dica el pater nostro e pregamo dio ch'el perdoni 

che questo fratello nostro che a lui non abandoni, 

et però preghiamo tutti Santo Sebastiano ch'el caui di lutti. 

II. — Regola, o disciplina, da e. i2''-32*. 

« Yhesus 



El primo capitolo de li offitiali et del muodo del'alectione et del tempo. 

In prima dicemo et ordenamo che nella dieta fraternità continuamente debia 
auere una priore.... » 

fin. « E questa famo perche ìiiuno non ardischa de non volere pagare le suo offerte 
per lo tempo che occurano. » 

Consta di 31 capitoli e tre altri aggiuntivi dopo in fine (e. 46*'-47*) ^^ 
Daptisto del biagio priore con tucti li dodici compagni. Appare nell' insieme un 
risultato di precedenti elaborazioni, dimostrandoci a paragone d'alcune altre del 
genere messe alle stampe di già meglio avviato il sodalizio nel mutuo soccorso, 
nel culto dei morti, come pure nell' ordinamento interno e nello sviluppo della 
sua proprietà collettiva. Meriterebbero certo di esser considerate men raramente 
sotto questi diversi aspetti, le moltissime Regole, Capitoli e Statuti di corpora- 
zioni laiche religiose nel medioevo, editi sino ad ora in scarso numero a sussidio 
degli studii filologici. Non sarà quindi senza interesse, anche in riguardo alla 
identificazione del castello, di cui sappiamo soltanto che aveva Varcipreite (e. 1 7"), 
e de fora le maestade, e la chiesa di S. Sebastiano latitano circa a imo miglio (e. 1 3''), 
annotare del volgare più antico nel libro quelle voci caratteristiche (1) determi- 
nanti piuttosto a questa che a quella parte della zona marchio-umbra, o la lingua 
del testo. La quale in fondo è del tipo comune letterario con profferenze locali 
apparenti or si or no pur nello stesso vocabolo. 

Ili, — Laudi trascrittevi in fine per mani diverse dello scorcio del sec. XV, 
o, più probabilmente, de' primi lustri del seguente, da e. 32''-45^. 



(i) ghiesa, giese chiesa; mercori mercoldi ; venare, venare di; lìgetima legittima; se for- 
nisce si finisce; a pieio ««o</o a piede nudo ; estaendo %X2avAo ; ^<rw//rar/;«o incontreremo ; remore 
rumore; i magiure; triviale breviario; se asforgi; in men(o in mezzo; /;/ que muodo in che 
modo ; fiada fiata ; lo ascrotino lo scrutinio ; parovole parole ; sene sé ; vadino depo i chierci 
vadano dopo i chierici ; epedemie {x^&W \n\xo\X.n^) epidemia; asciguri; misuri ; veglio voglio ; 
posesse potesse; desmeiiticato d\m&nt\cato; rfcz due ; lassati perdonati ; haravere riavere; siipriore 
sottopriore ; sendice sindici ; vestìali vestiarii ; elegiare leggere ; cruce ; ascenpio esempio ; caritè- 
vilemente; ta^jo cassato ; siromio saranno; commo come; calli caU; (engania zizzania; perpetuale; 
auetitario inventario ; giendo ; nomina nomi ; lasita lascita ; frustierii forestieri ; sosedio sussidio ; 
veccia ma altre volte vecchia; adiutorio; apontare; bolignini bolognini, moneta; suo sue; famo 
facciamo etc. 



ANNIBALE TENNERONI 



Bel manipolo di 21 laude cantate dalla fraternità, il quale comprende pur 
alcune inedite del secondo e più ancora del terzo periodo toscano della lauda. 

Eccone la tavola. 

e. 32^ Ave, vero corpo di Christo, | per noi foste crocefixo 

e. 33^ Preghiam Maria madre del Signore | che cce perdone omne nostro errore 

e. 33^ Preghiam Yhesu nostro Salvatore | che perdonan^a doni al pecchatore 

Cfr. i cit. Inizii di ant. poesie religiose etc. 
e. 34^ El nome del buon Yhesu | sempre sia laudato || Xel nome.... 

Cfr. Inizii cit. 

e. 35^ Verbiim caro factum est \ de Virgine Maria \ In questo anno gratioso 
e. 36'' Ave, croce beata; | la qual se' stata dengna 

Cfr. lìiizii cit. 

e. 37'"^ O Yhesu Christo, bello mio figlio | O della trista madre consiglio 

e. 37*^ Ogni huom con mente pia | s'enchine a quel bambino 

e. 38^ Anima benedecta: dall'alto creatore [ risguard'al tuo Signore 

Cfr. Inizii cit. 

e. 38^ Gaude, targo mater Christi, | que per aurcni concepisti, Gabriele nnntio 
e. 38'' 1 Gloriosi et sancti dottori | sancto Ambrogio et sancto Angustino 
e. 39^ Dio te salvi, o del mare stella, | tu vera madre de dio omnipotente 
e. 40'^ Veròum cìiaro, dolce manna | nell'altare dico osanna 

Cfr. Inizii cit. 

e. 41* Vergine gloriosa: Matre del saluatore | A chi t'ama de core 
e. 41^ O croce inchina le tue forge | et lassame tocchare el mio fìglolo 
e. 41^ Con lachryme di core | piangere si dee la sancta passione 
e. 42^" Allegrate, regina, del tuo fìgliuol beato | che gì' è resuscitato 

Cfr, Inizii cit. pg. 49. 

e. 42^ Ora udite lo lamento | che fa de Christo Maria | perchè a inteso el tra- 
dimento 
(Ampio rifacimento di laudi umbre derivate da « Donna del paradiso » di 
fra Jacopone) 

e. 44^ Levate gli ochie, o peccatori, | retornate a penitenzia 
e. 45^^ El re del cielo è nato ] Omni homo debbia gaudere 

e. 45^ O martir glorioso | Santo Sebastiano, | a noi porge la mano | contro el 
morbo penoso 

Ne pubblichiamo per saggio quest'ultima in grazie al soggetto, diventato 
oggi d' interesse letterario ed artistico. 



IL LIBRO DI UNA FRATERNITÀ DI SAN SEBASTIANO 



171 



Lauda a San Sebastiano. 



O martir glorioso 
santo Sebastiano, 
a noi porge la mano 
centra el morbo penoso. 

O nobil cavaliere, 

che per l'amor de Dio 
lassaste voluntiere 
el mondo falso e rio, 

Prega Yhesu che pio 
che voglie perdonare 
e noi deliberare 
centra el morbo venenoso. 

Così cum grande amore, 
noi te vogliam pregare, 
col nostro redentore 
tu ce debbi scusare. 

E voglie perdonare 

a noi el grande errore, 



si che l'aflitto core 
in lui si se reposi. 

Gommo tu confortaui 
i martir benedetti, 
e sì li predicaui 
che stessero perfetti 

E puoi siranno eletti 
a r immortai corona, 
là dove omni persone 
vede dio glorioso. 

Adonqua omni cristiano 
recorga del buon core 
a santo Sebastiano 
che è nostro protetore. 

Che lui preghi el Signore 
che questa pestilentia 
leui per su' clementia 
e donice repuoso. 



Amen. 



Leggonsi altre laude liriche a san Sebastiano in altri laudarii de' Discipli- 
nati, ad es. in quello di Saluzzo e di Pisa notificato dal prof. Gian. Monostrofica 
è la seguente laudetta cantata negli Abruzzi, e compresa nel cod. « Vittorio 
Emanuele » 349, contenente laudi liriche, drammatiche e rappresentazioni sacre 
dei Disciplinati dell'Aquila. 

O martire glorioso Sebastiano, 
o caualeru de dio che tucti satia, 
pe' tucti fidelij demanda la gratia 
e non te scorde el populo Aquilano. 

Chi non ignori quanta ricca messe di poesia lirica e drammatica si svolse 
e venne a noi tramandata sin dal dugento per opera delle confraternite de' Di- 
sciplinati o Laudesi e Bianchi, vorrà facilmente con noi riconoscere a questo 
pregevol codice membranaceo una importanza storica e letteraria. 



Annibale Tenneroni. 



172 ENRICO CELANI 



IL CARTEGGIO DEI BARBERINI 



Contributo alla storia delle provincie meridionali nel secolo XVII. 

Il pontificato di Urbano VII! «più re che papa, rettore più che pastore», 
gli anni che lo precedettero e lo seguirono, non furono ancora oggetto di spe- 
ciale studio. Se ne togli il Gregorovius (i) e una monografia ignota di Andrea 
Nicoletti rimase manoscritta, niun altro ebbe a servirsi degli svariati e preziosi 
documenti dell'Archivio della Casa Barberini, oggi passato al Vaticano. 

Il periodo nel quale Maffeo Barberini, prima cardinale poi papa, Francesco 
ed Antonio cardinali, furono al potere fu lunghissimo ; vicino ad essi quasi tutti 
i membri della loro casa erano investiti di cariche e funzioni elevate : non è 
dunque da meravigliare se il carteggio barberiniano sia una fonte storica preziosa. 

La vastità del numero dei corrispondenti — e qui per ora, ad eccezione dei 
viceré, non diamo che i soli ecclesiastici — basterebbe a dare 1' indice di tale 
importanza : giova però notare che molto di sovente non era semplicemente il 
prelato che scriveva, ma ad esso univasi il diplomàtico, il minuto informatore 
delle persone che avvicinava e dei fatti dei quali spesso era testimone oculare. 
Ed allora alle lettere si allegano avvisi, relazioni, stampe e quanto altro sembrava 
utile e curioso per illustrare gli avvenimenti. 

Questa corrispondenza comincia verso l'anno 1611, con lettere ai Borghese 
ed ai Ludovisi, e continua coi Barberini dall'anno 1613 fino circa all'anno 1670. 

Gli avvisi da Napoli e da Palermo sono frequenti per gli anni 1 622-1 630, e 
aumentano durante la sollevazione di Masaniello, del quale, unito alla relazione, 
vi è pure un ritratto a sfumino, che riproduciamo. Decresce con il cadere della 
potenza dei Barberini, e cessa, come osservammo, l'anno 1670. 

La nota che presentiamo non ha necessità di illustrazioni ulteriori che sa- 
rebbero sempre monche e incomplete : essa indica le fonti di più che mezzo se- 
colo di storia delle provincie meridionali, e chiunque si accingerà a scrivere la 
storia di questo periodo — che è quasi tutta da fare — non potrà trascurare 
quanto qui viene indicato : a noi sarà sufficiente avere raccolto queste notizie 
ed essere stati di aiuto agli studiosi. 

Dividiamo questo indice del carteggio in tre parti : 

I. Lettere di Viceré e Governatori di Napoli ; 

II. Lettere dei Nunzi ; 

III. Lettere dei Vescovi, in ordine alfabetico delle diocesi. 
Precede il nome dello scrivente, le date estreme della corrispondenza, e la 

segnatura del manoscritto Vaticano-Barberino (VB) con 1' indicazione delle carte. 

Enrico Celani. 

Roma, settembre 191 1. 



(i) Urbano VITI e la sua opposizione alla Spagna e aW imperatore . Episodio della guerra 
dei trenf anni. Roma, Bocca, 1879. 



IL CARTEGGIO DEI BARBERINI 



173 



I. 

Il viceré di Napoli Conte di Lemos y 
Andrade. 

Due lettere in spagnuolo al cardinale Maffeo 
Barberini, la prima del maggio 1610, la seconda 
dell' I dicembre 1613. VB. 7604, ce. 1-2. 

Lo STESSO E CONSORTE. 

Lettere ai cardinali Borghese e Maffeo Bar- 
berini, ed una a Paolo V, del 3 dicembre 1610 
al 13 agosto 1613. ce. 3-8. 

Il Duca d'Ossuna. 

Lettere al cardinale Borghese e a Paolo V, 
con diverse istanze, dal 3 dicembre i6i6 al 23 
marzo 1618, più una di ignoto contro il me- 
desimo Viceré, del 7 settembre 1618. 

ce. 9-27. 

Il Cardinale Zapata. 

Lettere a Gregorio XV, al cardinale Ludo- 
visi e ad altri dal 23 marzo 1621 al 17 dicem- 
bre 1623. ce. 28-72. 

Il Duca d'Alva. 

Lettere ai cardinali Ludovisi e Francesco 
Barberini e alcune a Gregorio XVe Urbano Vili, 
dal 30 novembre 1622 al 26 luglio 1629. 

VB. 7605, ce. 1-79. 

Il Duca d'Alcala. 

Lettere ai cardinali Francesco e Antonio, e 
al principe Taddeo Barberini, dal 12 agosto 
1629 al 5 maggio 1631. ce. 80-93. 

Il Conte di Monterev. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, al- 
cune ad Urbano Vili, al cardinale Antonio e 
al principe D, Taddeo Barberini (comprese 
varie lettere della consorte) dal 26 aprile 1631 
all' 8 gennaio 1638. VB. 7606, ce. 98. 

Il Duca di Medina de Las Torres. 

Lettere (comprese alcune della consorte 
D. Anna Carafa) ad Urbano Vili e al cardi- 
nale Francesco Barberini, dal 2 dicembre 1637 
al 22 maggio 1644. VB. 7607, ce. 1-64. 

L'Almirante, viceré di Napoli. 

Lettere agli stessi dal 9 maggio al 17 dicem- 
bre 1644. ce. 65-76. 

Avvisi pubblici e privati della sollevazione 
fatta in Napoli da Masaniello, tra i quali 



avvisi alcune lettere di Francesco Marciano 
dall' 8 luglio 1647 al 7 aprile 1648. 

VB. 7608, ce. 91. 
Il Conte di Castrillo. 
Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 
25 novembre 1653 al 6 aprile 1659. 

VB. 7609, ce. 1-12. 

Il Conte di Pignoranda (?). 
Lettere allo stesso, dal 4 febbraio 1659 al 
22 marzo 1664. ce. 13-21 

Di Pietro D'Aragona. 

Lettere allo stesso, dal 2 gennaio 1663 al 18 
marzo 1670. ce. 22-57. 

Il Duca di Segorbe. 

Lettere allo stesso, dal 6 maggio 1670 al 30 
gennaio 1672. ce. 58-85. 

Il Marchese d'Astorga. 
Lettere allo stesso, dall' 8 novembre 1672 al 
28 settembre 1675. ce. 86-122. 

Il Marchese de Los Velos. 
Lettere allo stesso, dall' 8 ottobre 1675 al 29 
dicembre 1677. ce. 123-138. 

Il Duca d' Ossuna, viceré di Palermo. 
Lettera al cardinale Borghese del 26 feb- 
braio 1616. VB. 7610, e. I. 

Il Conte di Castro. 

Lettere a Paolo V e al cardinale Borghese, 
al cardinale Maffeo Barberini e al cardinale 
Ludovisi, dal 24 settembre 1616 al 21 giugno 
1621. ce. 2-8. 

Il Marchese di S. Croce. 
Lettere al cardinale Francesco Barberini, 
dall' 8 settembre 1623 al 17 marzo 1624. 

ce. 9-13. 
Antonio Navarro della Rategna. 
Lettere allo stesso, dal 17 dicembre 1623 al 
18 marzo 1624. ce. 10-12. 

Il Duca di Alburquerques. 

Lettere ad Urbano Vili e al cardinale Fran- 
cesco Barberini, dal 4 settembre 1627 al 14 
agosto 1631. ce. 14-20. 

Il Duca d'Alcala. 

Lettera al cardinale Francesco Barberini, del 
5 ottobre 1632. ce. 21. 



La Bibliofilia, anno XI II, dispensa 5^-6» 



174 



ENRICO CELANI 



D. Francesco di Melo. 
Barberini, del 13 dicembre 1635- ce. 22-23. ^ 




L'Almirante, viceré di Palermo. 

Lettere allo stesso, dall' 11 novembre 1641 
al 3 agosto 1643, più nna del 18 gennaio 1644- 

ce. 31-34- 

Il Marchese de Los Velos. 

Lettere allo stesso, dall' 8 aprile al 15 di- 
cembre' 1644. ce. 35-39' 



Il Duca di Sermoneta e consorte. 
Lettere allo stesso, dal 15 febbraio 1663 al 
2 marzo 1667. '''■ ^^'S^- 

Il Duca d'Alburquerques. 
Lettere allo stesso, dal 31 «"^rzo 1667 al 22 

^/- ce. s'^-óo. 

marzo 1669. '-'-• ^-^ 



IL CARTEGGIO DEI BARBERINI 



175 



Il Principe di Lignes. 

Lettere allo stesso, dal 22 agosto 1670 all'ii 
gennaio 1673. ce. 61-6S. 

Il Marchese di Villafranca. 

Lettera allo stesso, del 16 febbraio 1676. 

GC. 69. 
Il Cardinale Portocarrero, 

Lettere allo stesso, dal 12 luglio 1677 al 13 
gennaio 1678. ce. 70-73. 

Il Duca dell' Infantado. 

Lettera allo stesso, del 22 luglio 1653. 

ce. 74. 
Il Conte di Avala. 

Lettere allo stesso, dal [3 gennaio 1660 al 
18 gennaio 1663. ce. 75-78. 

D. Manuel Monge. 

Lettere allo stesso, dal 17 agosto 1662 al 
22 aprile 1672. ce. 79-82. 

D. Bernardo Vigil de Quinones, Giudice 
della Monarchia in Sicilia. 

Lettere allo stesso, dal 12 novembre 1663 al 
13 dicembre 1675. ce. 83-86. 

D. Giovanni Vela. 

Lettere allo stesso, dell' anno 1665. 

ce. 88-90. 

D. Francesco de Altamira Angulo. 

Lettere a Giovanni Andrea duca di Massa 
e all' abate D. Cesare Bellaeera, dal 6 al 30 
marzo 1673. ce. 91-93. 

D. Sanco de Lonada. 

Lettera al cardinale Francesco Barberini, de! 
20 giugno 1674. ce. 94. 

Lettera di anonimo Aquilano scritta dallo 
Spedale il 6 maggio 1568 (probabilmente a 
D. Jacopo Piecolomini vescovo di Teramo. 

VB. 7611, ce. 1-4. 

Mons. Lelio Sega. 

Lettere : le prime due scritte da Benevento, 
ov'era Governatore, al cardinale Borghese, del 
12 febbraio e 12 marzo 161 1 ; le altre scritte 
tutte dalla Sicilia al cardinale Ludovisi e al 
cardinale Francesco Barberini, dal 30 aprile 
1622 al 4 settembre 1625. ce. 5-34. 

D. Giovanni A. Suarez, reggente di Napoli. 
Lettera a Paolo V, del 2 luglio 1613. ce. 35. 



D. Giovanni Battista Valenzuela Vela- 
SQUEZ, reggente di Napoli. 

Due lettere al cardinale Ludovisi, la prima 
del 19 dicembre 162 1, la seconda del 26 mag- 
gio 1622. ce. 36-38. 

D. Juan Enriquez, reggente di Napoli. 
Lettere al cardinale Ludovisi e al cardinale 
Francesco Barberini, dal 13 settembre 1622 al 

21 novembre 1623. ce. 39-44. 

Zappia, reggente di Napoli. 

Lettera al cardinale Francesco Barberini, del 

22 giugno 1627. ce. 45. 
Scrittura in favore di F. Calandra (1621). 

ce. 46-46^. 
Il Conte di Lemos. 

Lettere al cardinale Ludovisi ed una a Gre- 
gorio XV, dal 22 ottobre 1622 al 12 giugno 1623. 

ce. 47-57. 
La Contessa di Monterey. 

Una lettera scritta da Genova a D. Anna 
Colonna il io novembre 1628, e un'altra scritta 
da Roma al cardinale Francesco Barberini, il 
17 febbraio 1631, con allegati. ce. 58-60. 

Il Duca d'Alva. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 
14 febbraio al 21 dicembre 1630 (accompagna- 
mento della regina d' Ungheria da Barcellona 
a Napoli) più un'altra a D. Taddeo Barberini 
Prefetto di Roma, del 1° agosto 1636. 

ce. 61-78. 
Avvisi di Napoli del 12 febbraio 1641. 

ce. 79-81. 
Mathias de Casanate, reggente. 
Lettere al cardinale Francesco Barberini, dai 
16 dicembre 1642 al 1° dicembre 1643. 

ce. 82-83. 

D. Felice Lanzina y Ulloa, del Supremo 

Reale Consiglio di Napoli : del quale ebbe la 

Fiscalia nel settembre 1664 e la Presidenza nel 

settembre 1668. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 
24 gennaio 1657 al 25 aprile 1676. 

VB. 7612, ce. 1-43. 
D. Diego de Ulloa. 

Lettere allo stesso, scritte da Napoli e da 
Foggia, dal 21 gennaio 1668 al 15 agosto 1677. 

ce. 44-47- 



176 



ENRICO CELANI 



D. Nicola Guascon. 

Lettera allo stesso, del 23 agosto 1678. 

ce. 48. 

D. Antonio Navarreto, marchese della 
Terza, Deputato regio per le cause e i ne- 
gozi dei Regolari in Napoli, di poi Vice- Presi- 
dente del Real Consiglio e quindi Reggente 
dello stesso. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, 
scritte da Napoli come Delegato, dal 31 agosto 
1658 al 24 dicembre 1661 ; come Vice-Presi- 
dente del Consiglio, dall'i i novembre 1664 al 
15 agosto 1673 ; come Reggente del detto Con- 
siglio, dal 21 aprile 1674 al 27 agosto 1678. 

VB. 7613, ce. 64. 

II. 

Monsignor fra Deodato Gentile, vescovo 
di Caserta, nunzio a Napoli. 

Lettere al cardinale Borghese, ed alcune (in 
principio) al cardinale Maffeo Barberini dal 
28 gennaio 161 1 al 27 aprile 1612. 

\'B. 7460, ce. 159. 

Lo stesso. 

Lettere con alcuni allegati, allo stesso, dal 
jo maggio al 31 luglio 1612. VB. 7461, ce. 152. 

Lo stesso. 

Lettere allo stesso, dal 2 agosto al 28 di- 
cembre 1612. \'B. 7462, ce. 165. 

Lo stesso. 

Lettere allo stesso, dal 4 gennaio al 30 aprile 
1613. VB. 7463, ce. 150. 

Lo stesso. 

Lettere allo stesso, dal 3 maggio al 28 giu- 
gno 1613. VB. 7464, ce. 104. 

Lo stesso. 

Lettere allo stesso, dal 2 luglio al 20 ago- 
sto 1613, più tre lettere al cardinale Maffeo 
Barberini, due dell'anno 1614, l'altra del 1615. 

VB. 7465, ce. 85. 

Monsignor Paolo Filonardi, arcivescovo di 
Amalfi, nunzio a Napoli. 

Lettere ai cardinali Maffeo Barberini e Sci- 
pione Borghese, dal 14 luglio 1618 al 2 feb- 
braio 1621 ; al cardinale Ludovisi, dal 15 
febbraio al 3 agosto 1621. VB. 7466, ce. 77. 



Monsignor Giovanni Battista Pamphili, 
(poi Innocenzo X), nunzio a Napoli. 

Lettere, la prima al cardinale Borghese, e le 
altre, tutte con alcuni allegati, al cardinale Lu- 
dovisi, aventi a tergo varie minute di risposta 
dello stesso cardinale, dal i^ gennaio al 29 
maggio 1621. VB. 7467. ce. 91. 

Lo stesso. 

Lettere allo stesso, con le risposte a tergo, 
dal 1" giugno al 28 agosto 1621. 

VB. 7468. ce. 131, 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, con allegati, e risposte 
a tergo, dal 3 settembre al 28 dicembre 1621. 

\'B. 7469, ce. 148. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal i" gennaio al 30 
marzo 1622. VB. 7470, ce. 105. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal i*^ aprile al 30 luglio 
1622. VB. 7471, ce. 100. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, con allegati, e minute di 
risposte dello stesso cardinale, dal 2 agosto al 
21 dicembre 1622. VB. 7472, ce. 106. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, con minute di risposta, 
dal 1" gennaio al 31 giugno 1623. 

VB. 7473, ce. 123. 

Lo STESSO. 

Lettere ed allegati al cardinale Francesco 
Barberini (le prime delle quali scritte innanzi 
che il detto Barberini fosse cardinale), dall' 8 
agosto al 31 dicembre 1623. VB. 7474, ce. 120. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal 6 gennaio al 30 aprile 

1624. VB. 7475, ce. 89. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal 4 maggio al 31 ago- 
sto 1624. L' ultima è indirizzata a D. Carlo 
Barberini. \'B. 7476, ce. 107. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, ed alcune a D. Carlo 
Barberini dal 3 settembre 1624 al 15 maggio 

1625. VB. 7477, ce. 98. 



IL CARTEGGIO DEI BARBERINI 



^n 



Antonio Diaz, vescovo di Caserta, inter- 
nunzio e poi nunzio a Napoli e i suoi uditori 
Francesco Degli Albizzi e Alfonso Cappelletti, 
e il suo segretario Famiano Andreucci. 

Lettere (due in cifra) al cardinale Francesco 
Barberini e a qualch'altro, con alcuni fogli di 
avvisi in principio, dal 3 gennaio 1626 al 4 
maggio 1627. VB. 7478, ce. 72. 

Monsignor Cesare INIonti, nunzio a Napoli. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 

12 maggio al 31 luglio 1627. YB. 7479, ce. 109. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal 3 agosto al 31 dicem- 
bre 1617. VB. 7480, ce. 126. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal i" gennaio al 18 
aprile 1628. VB. 7481, ce. 186. 

Alfonso Cappelletti, incaricato della nun- 
ziatura vacante di Napoli. 

Lettere, con varii fogli di avvisi, al cardinale 
Francesco Barberini, dal 22 aprile al 3 giugno 
1628. ce. 87-107. 

Monsignor Alessandro Bichi, vescovo del- 
l' Isola, nunzio a Napoli. 

Lettere, con alcuni allegati, al cardinale 
Francesco Barberini, e alcune ai parenti dello 
stesso cardinale, dal i^ giugno al 29 agosto 
1628. VB. 7482, ce. 137. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso (in principio una del 
P. Girolamo Cedri, Priore di S. Tomaso di 
Napoli, dal 2 settembre al 30 dicembre 1628. 

VB. 7483, ce. 1x6. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal 2 gennaio al 28 
aprile 1629. VB. 7484, ce. 89. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal i^ maggio al 28 ago- 
sto 1629. VB. 7485, ce. 83. 

Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, con alcuni fogli di av- 
visi, dal i*^ settembre 1629 al 30 giugno 1630. 

VB. 7486, ce. 82. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 20 giugno al 
30 dicembre 1628. VB. 7487, ce. 84. 



Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 6 gennaio al 
27 febbraio 1629. VB. 7488, ce. 53. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 3 marzo al 
29 aprile 1629. VB. 7489, ce. 56. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal i" maggio al 
29 settembre 1629. VB. 7490, ce. 64. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 2 ottobre al 
29 dicembre 1629. VB. 7491, ce. 64. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal i*^ gennaio al 
i" giugno 1630. VB. 7492, ce. 53. 

Il cardinale Francesco Barberini, Soprin- 
tendente della Segreteria di Stato. 

Minute di lettere in cifra a mons. Alessan- 
dro Bichi, vescovo dell' Isola, nunzio a Napoli, 
dal 17 giugno 1628 al 25 maggio 1630. 

VB. 7493, ce. 63. 

Monsignor Nicolò Herrera, nunzio a 
Napoli. 

Lettere, la prima a D. Taddeo Barberini, 
l'altre con molti allegati, al cardinale France- 
sco Barberini, dal 7 settembre 1630 al 27 aprile. 
1632. VB. 7494, ce. 124. 

Lo stesso. 

Lettere con varii fogli di avvisi, allo stesso, 
dal i" maggio al 31 agosto 1632. 

VB. 7495, ce. 102. 

Lo stesso. 

Lettere ed avvisi allo stesso, dal 4 settembre 
al 28 dicembre 1632. VB. 7496, ce. loi. 

Lo stesso. 

Lettere allo stesso, dal i" gennaio al 25 giu- 
gno 1623. VB. 7497, ce. 109. 

Lo stesso. 

Lettere allo stesso, dal 2 luglio al 31 dicem- 
bre 1633. VB. 7498, ce. 119. 

Lo stesso. 

Lettere allo stesso, dal 7 gennaio al 27 giu- 
gno 1634. VB. 7499, ce. 96. 



178 



ENRICO CELANI 



Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal i*' luglio al 29 dicem- 
bre 1634. VE, 7500, ce. So, 

Lo STESSO, 

Lettere ai cardinali Francesco, Antonio e 
a D. Taddeo Barberini, e alcune a monsignor 
Antonio Ferragallo, segretario della cifra, dal 
6 gennaio 1635 al 27 giugno 1637. 

VB. 7501, ce. 66. 

Lo STESSO. 

Lettere a monsignor Antonio Ferragalli, se- 
gretario della cifra di S. S., e alcune ai cardi- 
nali Francesco e Antonio e D. Taddeo Barbe- 
rini, dal 14 luglio 1637 al 5 aprile 1639, 

VB. 7502, ce. 62. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, al cardinale Francesco Bar- 
berini, dal 6 luglio 1630 al 31 dicembre 1631, 

VB, 7503, ce. 135. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 3 gennaio al 
27 aprile 1632, VB. 7504, ce. 103. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal i" maggio al 
31 luglio 1632, VB. 7505, ce. 107. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 3 al 31 ago- 
sto 1637. VB. 7506, ce, 48, 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 4 al 25 set- 
tembre 1632. VB. 7507, ce. 76. 

Lo STESSO, 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 18 gennaio 
al 19 febbraio 1633. VB. 7508, ce. 45, 

(Quasi tutte guaste dall'umidità). 
Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal i'' al 12 marzo 1633. • 
VB. 7509, ce. 44. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 15 al 29 
marzo 1633. VB. 7512, ce. 55. 

Lo STESSO . 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 2 al 30 aprile 
u^33- VB. 7513, ce, 53. 



Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 3 al 31 mag- 
gio 1633. VB. 7514, ce. 60. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 4 giugno al 
30 lugHo 1633. VB. 7515, ce. 70, 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 2 al 16 ago- 
sto 1633. VB. 7516, ce. 51. 

Lo STESSO, 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 16 al 30 
agosto 1633, VB. 7517, ce. 56. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal i" al iS ot- 
tobre 1633. VB, 7518, ce. 65, 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 22 ottobre 
al 5 novembre 1633, VB. 7519, ce. 60. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dall' 8 al 22 no- 
vembre 1633. VB. 7520, ce. 49. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 26 novembre 
al 13 dicembre 1633. VB. 7521, ce. 53. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 18 al 28 giu- 
gno, del settembre e dal 17 al 27 dicembre 

1633, VB, 7522, ce, 51. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal i°al 22 aprile 

1634. VB. 7523, ce. 58. 
(Xulla è rimasto dai mesi di gennaio-marzo di quest'anno). 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 25 aprile al 
30 maggio 1634. VB. 7524, ce. 63. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 3 giugno al 
18 luglio 1634. VB. 7525, ce, 56. 

Lo STESSO, 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 22 luglio al 
15 agosto 1634. VB, 7526, ce, 46. 



IL CARTEGGIO DEI BARBERINI 



179 



Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 19 agosto al 
21 novembre 1634. VB. 7527, ce. 50. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, del maggio, e dal 
16 settembre al 30 dicembre 1634. 

VB. 752S, ce. 44. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 25 novembre 
al 30 dicembre 1634. VB. 7529, e. 46. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 6 gennaio al 
13 marzo 1635. VB. 7530, ce. 40. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, con minute di 
lettere del cardinale, dal 2 gennaio al 31 marzo 
1635. VB. 7531, ce. 51. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 17 marzo al 
12 maggio 1635. VB. 7532, ce. 33. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 15 maggio al 
16 giugno 1635. VB. 7533, ce. 37. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 19 giugno al 
21 luglio 1635. VB. 7534, ce. 33,. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 4 al 25 agosto 
1635. VB. 7535, ce. 51. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, e minute del 
cardinale in risposta, dal 7 aprile al i" settem- 
bre 1735. VB. 7536, ce. 51. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal i» al 22 set- 
tembre 1635, VB. 7537, ce. 49. 

Cardinale Francesco Barberini. 

Minute di lettere in cifra, a monsignor Ni- 
colò Herrera nunzio a Napoli, dal 29 giugno 
1630 al 31 luglio 1632. VB. 7538, ce. 79. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 5 agosto 1632 
al 29 settembre 1633. VB. 7539, ce. 70. 



Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 3 novembre 
1633 al 15 settembre 1635. VB. 7540, ce. 40. 

Monsignor Lorenzo Tramaldo, vescovo di 
Gerace, nunzio a Napoli. 

Lettere (alcune in cifra) ad Antonio Ferra- 
gallo. Segretario della Cifra di S. S. e aìtre 
poche a D. Francesco e D. Taddeo Barbe- 
rini dal IO aprile 1639 ^1 29 dicembre 3640. 

VB. 7541, ce. 58. 

Lo STESSO. 

Lettere (alcune in cifra) agli stessi ed a Giu- 
liano Férragàlìo, dal 1° gennaio al 31 dicembre 
1641. VB. 7542, ce, 115. 

s 

Lo STESSO. 

Lettere agli stessi, con varie minute di ri- 
sposte della Segreteria di Stato, dal 7 gennaio 
al 28 giugno 1642. VB. 7543, ce. 96. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, al cardinale Francesco Bar- 
berini, con minute di risposta, dal i» luglio al 
30 agosto 1642. VB. 7544. ce. 70. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 2 settembre 
al 30 ottobre 1642. VB. 7545, ce. 99. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, ed alcune ad 
Antonio Ferragallo, Segretario della Cifra e a 
D. Taddeo Barberini, dal 1° novembre al 30 
dicembre 1642. VB. 7546, ce. 80. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, con minute di 
risposta, dal 3 gennaio al 28 febbraio 1643. 

VB. 7547, ce. 68. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, e minute di ri- 
sposta, dal 3 marzo al 28 aprile 1643. 

VB. 7548, ce. 52. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, e minute di ri- 
sposta, dal 2 maggio al 30 giugno 1643. 

VB. 7549, ce. 56. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, e minute di ri- 
sposta, dal 4 luglio al 29 agosto 1643. 

VB. 7550, ce. 60. 



l8o 



ENRICO CELANI 



Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal i*' settembre 
al 20 ottobre 1643, VB. 7551, ce. 58. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 24 ottobre 
1643 al 19 gennaio 1644. VB. 7552, ce. 86. 

Lo STESSO. 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 23 gennaio 
al 20 maggio 1643. VB. 7553, ce. 65. 

Lo STESSO, 

Lettere in cifra, allo stesso, dal 31 luglio al 
29 dicembre 1643. VE. 7554, ce. 64. 

Lo STESSO. 

Lettere, con alcuni allegati, allo stesso, dal 
2 gennaio al j8 settembre 1644, e più una da 
Gerace del i^ luglio 1645. ^'B. 7555. ce. 82. 

Lo STESSO. 

Avvisi ■ mandati allo stesso, dal 2 marzo al 
29 dicembre 1643. VB. 7556, ce. 51. 

Lo STESSO. 

Avvisi mandati allo stesso, dal 2 gennaio al 
23 luglio 1644. VB. 7557, ce. 95. 

Monsignor Valerio Muti, vescovo di Città 
di Castello, nunzio a Napoli. 

Lettere al cardinale Maffeo Barberini, dal 23 
gennaio 1609 al 15 gennaio 1610. 

VB. 7558, ce. 1-8. 

Monsignor Marcantonio Vicentini, vescovo 
di Foligno, nunzio a Napoli. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 
17 febbraio 1671 al 25 settembre 1677. 

ce. 9-37. 

Monsignor Giulio Spinola, nunzio a Napoli. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 
20 gennaio 1654 al 18 ottobre 1663. 

VB. 7559, ce. 92. 

Emilio Altieri, vescovo di Camerino (poi 
Clemente X), nunzio a Napoli. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 
20 dicembre 1644 al 21 settembre 1652. 

VB. 7560, ce. 1-23. 

Giulio Spinola, arcivescovo di Laodicea, 
nunzio a Napoli. 

Lèttere al cardinale Francesco Barberini e 
al suo segretario, dal 5 luglio 1661 al 7 giugno 
1665. ce. 24-32. 



Marco Gallio, vescovo di Rimini, nunzio 
a Napoli. 

Lettere allo stesso, dal io marzo 1668 al 13 
dicembre 1670. ce. 33-49. 

Alle lettere del Nunzio fanno seguito queste altre : 

Il P. Juan de S. Bernardo, custode del 
Convento di S. Lucia del Monte a Napoli e 
Provinciale dei Francescani Scalzi di S. Pietro 
d'Alcantara. 

Lettere allo stesso, (la prima forse al segre- 
tario Colorsi), dal 13 gennaio 1669 al 5 febbraio 
1673. ce. 50-61. 

Fra Giovanni della Croce, Provinciale 
degli Scalzi. 

Lettera allo stesso, del 16 agosto 1678. 

ce. 62-63. 
Il Conte di Lemos. 

Lettere allo stesso, da Napoli, dal 29 maggio 
al 6 novembre 1663. ce. 64-67. 

D. Giovanni de Centelles, luogotenente 
di Camera di Napoli. 

Lettere allo stesso, dal 22 dicembre 1663 al 
5 gennaio 1672. ce. 68-78. 

Giovanni Michele Cicala, capo delle Armi 
del Re di Spagna ed altri Cicala. 

Lettere allo stesso, dal 1667 al 1674; degli 
altri dal 1650 al 1669. ce. 79-88. 

Il Marchese di Visso, generale delle Galere 
di S. M. Cattolica. 

Lettere allo stesso, dal 21 dicembre 1674 al 
21 aprile 1676. ce. 89-92. 

Alessandro degli Effetti. 

Lettere di avvisi scritte da Napoli al cardi- 
nale Ludovisi con allegate alcune minute di 
risposte dello stesso cardinale, dal 16 aprile 
162 1 al 23 marzo 1622. VB. 7561, ce. 106. 

Lo stesso. 

Lettere avvisi allo stesso, dal i^ aprile 1622 
al 23 giugno 1623. VB. 7562, ce. 98. 

Monsignor A. Serra, nunzio straordinario 
presso la Regina d' Ungheria nel suo passag- 
gio per 1' Italia. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini con 
alcuni fogli di avvisi, dal 23 giugno al 3 set- 
tembre 1630. Ne precede una scritta da Napoli 
il 4 gennaio 1630. VB. 7563, ce. 68. 



IL CARTEGGIO DEI BARBERINI 



l8i 



Lo STESSO. 

Lettere allo stesso, dal settembre al 21 

dicembre 1630. VE. 7564, ce. 54. 

Lo STESSO. 

Cifre al card. Francesco Barberini, sopra il 
passaggio in Italia della Regina d' Ungheria, 
con varie minute dello stesso cardinale, dal 
15 luglio al 19 dicembre 1630. 

VB. 7565, ce. 19S. 

L' abate Salvatore di S. Barbara, cano- 
nico e cappellano maggiore di Otranto. 

Lettere di avvisi, la prima al cardinale Bor- 
ghese del 13 aprile 1610, le altre al cardinale 
Ludovisi, dal 5 giugno al 23 settembre 1622. 

VB. 7566, ce. 1-4. 

L' abate Paolo De Angelis. 

Lettere di avvisi scritte da Palermo al car- 
dinale Francesco Barberini, dal 25 gennaio 1624 
al 6 gennaio 1625. ce. 5-10. 

L' abate Giulio Cesare Braccini. 

Due lettere allo stesso, la prima del 22 feb- 
braio 1625, l'altra del 20 dicembre 1631. 

ce. 11-12. 

L' abate Della Scala. 

Due lettere allo stesso (dell'anno 1636). 

ce. 13-16. 

L' abate Giovanni Domenico Orsi. 

Lettere ed allegati allo stesso e ad Ur- 
bano VIII, dal 3 febbraio 1633 al 22 ottobre 
1643. ce. 17-27. 

L' abate Bartolomeo Pensa, inviato stra- 
ordinario a Napoli. 

Lettere allo stesso, con minute di risposta 
dello stesso cardinale, dall' 11 ottobre all' 8 
novembre 1652. ce. 2S-39. 

D. Placido Padiglia, abate del Monastero 
dei PP. Celestini di Ortona a Mare, celebre 
oratore. 

Lettere al cardinale Maffeo Barberini, dal 16 
febbraio 1613 al 4 dicembre 1620. 

VB. 7567, ce. 32. 

Valerio Barisoni. 

Lettere quasi tutte di avvisi, la prima ad 
Urbano VIII, le altre al cardinale Francesco 
Barberini, dal 4 gennaio al 6 aprile 1624. 

VB. 7568, ce. 1-17. 



Orazio Blanconi e Ottavio e Antonio 
Blancardi. 

Lettere di avvisi, dal 18 febbraio al 15 marzo 
1625. ce. 18-27. 

Avvisi di Napoli scritti da Anonimo al 
Coadiutore residente in Roma. Due sono da- 
tati dal 21 e 28 marzo 1625, gli altri senza 
data ; ma evidentemente sono dello stesso 
anno trattando tutti dei moti di guerra in 
Italia svoltisi in quell' epoca. ce. 28-64. 

Avvisi di Napoli (ottobre-dicembre 1625). 

ce. 65-67. 

D. Paolino Bianchi. 

Lettere di avvisi al cardinale Francesco Bar- 
berini, dal 24 aprile 1632 al 5 giugno 1635, con 
una relazione (in fine) di galere spagnuole 
naufragate. ce. 68-74. 

Francesco Palitonio. 

Una lettera di avvisi al maggiordomo di S. S. 
del i" febbraio 1635. ce. 75-78. 

Domenico Roncalli. 

Lettere di avvisi al cardinale Francesco Bar- 
berini, dal 28 dicembre 1635 al 17 maggio 1636. 

ce. 79-95. 

D. Paolino Bianchi. 

Lettera allo stesso, del 22 gennaio 1638 
sopra una fittizia malattia del Papa. ce. 96. 

Nicolò Rosciolli (?) 

Lettera allo stesso, del 4 agosto 1642. 

ce. 97. 

L' abate G. Perrone. 

Lettere di avvisi al cardinale Francesco Bar- 
berini, dal 24 febbraio 1616 al 6 ottobre 1618. 
VB. 7569, ce. 1-18. 
Modo con il quale passò la cavalleria di 
Napoli a Milano l'anno 1617. 

ce. 19-22. 

Pietro Rossi. 

Lettere ed avvisi da Napoli, dal 9 giugno al 
31 luglio 1618. ce. 23-31. 

Il capitano Valerio Barisoni. 

Lettere di avvisi al cardinale Ludovisi, dal 
27 febbraio al 17 dicembre 1621. ce. 32-61. 

Scritture varie amministrative e contenziose 
in materia di giurisdizione. VB. 757°- 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 5»-6« 



ENRICO CELANI 



III. 

Acerno. 

Pietro Paolo Bonsi, fiorentino. 
Lettera al cardinale Francesco Barberini, del 
25 gennaio 1640. VB. 7571, ce. i. 

Camillo Ragona (Aragona), traslato alla 
chiesa di Capaccio nel 1665. 

Lettere allo stesso, dal 23 luglio 1645 al 14 
febbraio 1662. ce. 2-6. 

Acerra. 

Carlo De Angeli, vescovo di Acerra {Acer- 
ranus). 

Lettere allo stesso, dell'anno 1667. ce. 7-8. 

S. Agata dei Goti. 

Ettore Diotallevi. 

Due lettere al cardinale Maffeo Barberini, la 
prima del 16 dicembre 1610, l'altra del io 
agosto 1623. ce. 9-10. 

Giacomo Circio (Girgi). 
Lettera al cardinale Francesco Barberini, del 
12 settembre 166S. ce. 11. 

Alessano. 

Nicolò Antonio Spinelli. 

Lettera allo stesso, del 6 aprile 1631. 

ce. 12. 

D. Placido Padiglia, dalla chiesa di La- 
vello traslato alla sede di Alessano ai 4 di- 
cembre 1634. 

Lettere allo stesso, dal 3 maggio 163S al 16 
giugno 1643. ce, 13-23. 

Giovanni Granafeo. 

Lettera allo stesso, del 20 maggio fósS. 

ce. 24. 
Andrea Tontola. 
Lettera allo stesso, del 6 ottobre 1668. 

ce. 25. 

AHfe. 

Fra Girolamo Zambeccari, bolognese. 
Lettere allo stesso, dal 13 giugno 1631 al 12 
febbraio 1632. ce. 26-28. 

Fra Giovanni Michele Rossi. 
Lettera allo stesso, del 14 agosto 1635. 

ce. 29. 



Pietro Paolo De Medici. 

Lettera allo stesso, del 15 settembre 1653. 

ce. 30. 
Giuseppe De Lazzaro. 
Lettera allo stesso, del 7 agosto 1678. 

ce. 31. 

Amalfi. 

Paolo Emilio Filonardi, poi nunzio a 
Napoli. 

Lettere allo stesso, scritte dalla sua sede 
arcivescovile e da Banco suo luogo nativo, 
dal 6 aprile all' 8 ottobre 1623. ce. 32-35. 

Angelo Pico. 

Lettera allo stesso, del 4 maggio 1639. 

ce. 36. 
Stefan'o Quaranta. 

Lettere allo stesso, dal 22 ottobre 1656 al 9 
aprile 1675. ce. 37-42. 

Andria. 

Alessandro Strozzi, traslato poi alla chiesa 
di S. Miniato. 

Lettere a D. Carlo e al cardinale Francesco 
Barberini, dal 22 giugno 1626 al 3 settembre 
1629. cr. 43-53. 

Fra Felice Franceschini, m. e. di Cascia. 

Lettera ad Urbano Vili del 9 dicembre 1634, 
con allegato e altra al cardinale Francesco Bar- 
berini del 27 gennaio 1635. ce. 54-56. 

AsCANio Cassiano. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 
13 dicembre 1643 al 15 dicembre 1656. 

ce. 57-61. 

Alessandro Egizio. 

Lettere allo stesso dal 16 dicembre 1662 al 
18 marzo 1673. ce. 62-65. 

S. Angelo dei Lombardi. 

Ercole Rangoni. 

Lettere ad Urbano Vili, a D. Carlo, e al 

card. Francesco Barberini, dal 9 agosto 1623 

al 24 febbraio 1628. ce. 66-70-^. 

Una lettera al card. Francesco Barberini del 24 febbraio 
1624 fu messa per errore nel VB. 7602, e. 75. 

Fra Ignazio Ciantes, O. B. 
Lettera al cardinale Francesco Barberini, del 
17 dicembre 1658. ce. 71. 



IL CARTEGGIO DEI BARBERINI 



183 



Anglona. 

Innico Siscara. 

Lettera al cardinale Mafìeo Barberini, del 23 
dicembre 1617.- ce. 72. 

Alessandro Deti. 

Lettera D. a Tadde o Barberini, del 18 maggio, 
1633. ce. 73- 

Marc'Antonio Cuccini. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, dal 
7 maggio 1638 al 5 agosto 1644. ce. 74-78- 

Francesco Antonio De Luca. 

Lettera al cardinale Francesco Barberini, del 
23 marzo 1658. ce. 79. 

Aquila. 

Gonzalo De Rueda, spagnuolo. 

Lettere al cardinale Maffeo Barberini ed una 
a Paolo V, dal i" settembre 1617 al 6 novembre 
1620. VB. 7572, ce. 1-6. 

Fra Alvarez De Mendoza. 
Lettera ed allegato al cardinale Francesco 
Barberini, del i*^ gennaio 1624. ce. 7-8. 

Gaspare De Gaioso. 

Lettera ad Urbano VIII del 7 agosto 1640. 

ce. 9. 
Clemente De Pezzo. 

Lettera al card. Francesco Barberini, del 20 
aprile 1648. ce. io. 



Fra Francesco De Leon. 

Lettere allo stesso, dal 15 marzo 1657 al 26 

marzo 1660. ce. 11-16. 

(L'Ughelli, Italia Sacra, lo chiama erroneamente Fer- 
dinando). 

Carlo [De Angelis]. 

Lettere allo stesso, dal 21 dicembre 1663 al 
i» settembre 1674. ce. 17-29- 

(Questo vescovo manca nella Serie data dall' Ughelli ; 
il Gams dà il De Angelis vescovo per gli anni 1663-1674). 

Giovanni da Torricella y Cardenas. 

Lettere allo stesso, dal 31 luglio 1677 al 23 
settembre 1678. ce. 3o-33- 

Aquino. 

Filippo Filonardi. 

Lettera.... da Fermo il 24 dicembre 1609. 

ce. 34. 

Alessandro Filonardi. 

Lettere al cardinale Francesco, a D. Carlo 
e D. Taddeo Barberini, dal 5 aprile 1624 al 18 
dicembre 1643. ce. 35-46. 

Marcello Filonardi. 

Lettere al cardinale Francesco Barberini, 
dall' II dicembre 1655 al 2 aprile 1668, con 
alcune risposte dello stesso cardinale. 



ce. 47-53- 



(Continua). 



COURRIER DE FRANGE 



Périodiques. — Le Biblìographe moderne , ]\xm 1910. — G. Lepreux, Une enqitéte sur l'ìm- 
primerie de Paris en 1644. Contribution précieuse à l'histoire de l'imprimerie parisienne et qui 
nous fait connaitre un assez grand nombre de publications qui ne figurent pas dans la 
bibliographie du P. Louis Jacob. — Maurice Tourneux, Salons et expositions d'art à 
Paris (1801-1900). Essai bibliographique (suite). — Max Prinet, Le Trésor de Noblesse (publié 
en 1497 par Antoine Vérard et dont les exemplaires sont rares). — Association amicale pro- 
fessionnelle des archivistes frattgais. Septième assemblée generale (/«■" avril igio). — Henri 
CouRTEAULT, La situatiou des archivistes aux Archives nationales. — Jacqueline Thévenin, 
Une bibliothèqiie d'aveugles. La Bibliothèqiie Braille. 

Bibliographie de la France. — N"^ 2 (3 janvier) A. Z. Notes sur quelques bibliothèques. 
Bibliothèque du Congrès à Washington. — Bibliothèques publiques au Japon. — No 5 (3 fé- 
vrier). Ed. Sauvel, Proprietà littéraire et artistique. Note sur la protection des ceuvres littérai- 
res et artistiques au Pérou. — N^ 6 (io février). Réglement concernaìit l'enregistrement des de- 
mandes de protection du droit d'auteur aux Etats-Unis. — N» 8 (28 février). Ed. Sauvel. Pro- 



i84 COURRIER DE FRANXE 



priété littéraire et artistique dans les répiibliqiies Sud-Aìiiéricaines. Brésil. — No io (io mars). 
Louis Prunières, La morale de Vhistoire des ifidustries dii livre. Pourquoi l'histoire des indu- 
stries du livre comporte une morale. Les origines de l'imprimerie: Gutemberg. Quelques maì- 
tres : les Estienne, Aide Manuce, les Plantin, les Didot. Trois libraires : Nicolas Flammei, 
Barbin et Renduel. La lecon du passe. Dignité des industries du livre. Necessitò de la culture 
generale et professionnelle. — N» ii (17 mars). Hcmblot, L'édìtion littéraire au XIX^ siede. 

— N° 18 (31 mars). Henri Bourrelier, La Hbrairie classiqne et le livre d'eriseignenient. 

— Bibliothèqiie de l'Ecole des Chartes. N° de septembre-décembre. — L, Delisle, Maté- 
riaiix polir l'édìtion de Guillaume de Jumièges, préparés par Jules Lair. — Maurice Jusselin, 
Le droit d'appel dénommé Appel volage et Appel frivole. — Ch. De La Roncière, Une carte 
frangaise encore incoiinue du nouveau monde (1^84). (Carte d'Amérique de Jacques de Vaulx, 
pilote de la marine, acquise par la Bibliothèque nationale). — R. Delachenal, Date d'une 
miniature d'un vtanuscrit de Charles V (Bible « historiale » du Musée Meerman-Westreenen, 
à la Haye, dont la miniature initiale a été achevée entre le 21 janvier et le 28 mars 1372). — 
Note cryptographique datis un manuscrìt de Jean de Tritenheivi (Rerum Saxonicarum libri III 
de Widuking de Corvey, manuscrìt ayant appartenu à Jean de Tritenheim, XIV^-XV^ siècle). 

— Bulletin du bibliophile. — 15 janvier. F. Lachèvre, L'édition originale de l'Histoire 
contique ou Voyage dans la lune de Cyrano de Bergerac. — I\L Fi'rcv-Ravnacd, Deux lettres 
de Pidansat de Mairobert au marquis de 3larigny (1759). — P. Lacombe, Bibliograpliie des 
travaux de M. Léopold Delisle. Supplément (1902-igio) (suite). 

15 février. — P. Lacombe, Bibliographie de M. Léopold Delisle (suite). — Eug. Griselle, 
uìi supplément à la e orr espandane e du cardinal de Richelieu (fin). 

15 mars. — Ernest Coubert, Deux poètes, professeurs d'écriture au XVI'' siècle: J. Le- 
moyjie et P. Hubert. — Albert Desvoyes, Deux lettres inédites d'Alfred de Mgny. — P. La- 
combe, Bibliographie des travaux de M. Léopold Delisle. Supplément (fin). 

15 avril. — M. Tourneux, Antoine- Alexandre Barbier et les trois éditions du « Diction- 
naire des ouvrages anonymes ». — Ernest Courbet, Deux poètes, professeurs d'écriture au 
XVP siete: J. Lemoyne et P. Habert. — L'abbé Eug. Griselle, La Bruyère et Bossuet. — 
Henri Clovzot, Les Débuts de l'imprimerie à Lu^on. C'est en 1694 que Jacques RIorneau fonde 
en cette ville le premier atelier d'impimeur. 

— Revue des Bibliothèques. — Octobre-décembre 1910. G. Lepreix, Contribution à l'his- 
toire de l'imprimerie parisienne. IV. Un libraire (et imprimeur?) inédit du XVe siècle [Gervais 
Coignart]. — V. Les correcteurs d'Islande Bonhomme. en 1545. — \'L Le Conseil prive et 
les recueils de poésies. — Pierre Champion, Un « Liber amicorum » du Xl'P siècle. Notice 
d'un manuscrit d'Alain Chartier, ayant appartenu à Marie de Clèves, femme de Charles d'Or- 
léans (7 pi.). — Ernest Wickersheimer, Notes sur quelques bibliothèques américaines. 

— Catalogne de la Librairie Th. Belin, de Paris. — Livres à figures sur bois des XV^ et 
XVP siècles (197 p. et fig.). — A signaler: Faustus Andrelinus, Opera (recueil in-4°). — Arios- 
to, Orlando Furioso (Venetia, Vincenzo Valgrisio, 1572, in-4"', rei. du XVIe siècle) — Bible 
(Genève, Fr. Estienne, 1567, 4 t. en i voi. Belle rei. du XVI^ s.) — G. Bruin, seu Braun, 
Civitates orbis terrarum, in aes incisae et excusae (Coloniae, 1572-1574. 5 voi. in-fol., 310 grav. 
par Fr. Hogenberg et Sim. van den Noevel) — Chapelet de l'irginifé. Manuscrit du XV^ s., 
sur vèlin, ornementat. — Ciceronis in epistolas ad Atticum Bauli JManutii Covimentarius (\'ene- 
tiis, 1547, in-S°, belle rei. anc.) — Léonard Fuchs, Commentaires très excellents de Ihystoire 
des plantes... (Paris. J, Gazeau, 1549, in-fol. ChiflVe de Nicolas Fouquet) — Frederico Gri- 
sone, Ordini di calvalcare... (In Pesaro, Bart. Cesano, 1558, in-4°, belle rei. ital. avec les armes 
du cardinal Hippolyte d'Este, dit le cardinal de Ferrare) — S. Jean Damascène, Histoire de 
Barlaam et de Josaphat, roy des Indes (?3.ns, G. Chaudière, 1578, in-S°, avec armes de Henri III) 

— Heures à l'usage de Rome (Symon Vostre, almanach pour 1488- 1508, 58 fig) — Hore inte- 
merate Dei Genitricis l'irginis Marie (Symon Vostre, almanach commencant à 1495. 53 fig) — 



COURRIER DE FRANGE 185 



Heures à l'itsage de Toni (Symon Vostre, almanach de 1502-1520, 18 fig.) — Heiires à l'usage 
de Rome, (Paris, Nic. Hygman, pour Guill. Eustache, 1517, 38 fig.) — Horae Beatae Marine 
llrginis (Parisiis, per G. Hardouyn, almanach de 1527 à 1541, gr. in-S", vélin, 13 gr. fig. Rei. 
du XVIe s.) — Heures à l'usage de Troyes (Troyes, Jean Du Ruau, almanach de 1587 à 1603, 
8r fig. Rei. style Ève, avec monogramme de Louise de Lorraine, femme de Henri III) — Jus- 
tiiiiani Augusti historia (Lugduni, ap. Frane. Le Preux, 1594, in-80, Rei. XVIe s.) — Clément 
INIarot, CEuvres (Lyon, G. Rouille, 1547-4S, Rei. XVIe s., avec le nom de Gosvinus de Mer- 
sen) — Guill. Michel, Le Siede dorè (Paris, Guill. Fesandad, 1521, fig.) — Oppianus, De Vena- 
tione (Lutetiae, ap. Mich. Vascosanum, 1555, in-40. Rei. XVIe s. à entrelacs, faite pour Claude 
d'Orgemont, seigneur de Méry) — Octavien de Saint-Gelais, Le Vergier donneur {Paris ,] . Trep- 
perel, vers 1500, fig.) — Le Mirouer de la Rédempcion (Lyon, Mathieu Huss, i486, une des 
premières impressions lyonnaises) — Omnia Themistii opera (Venetiis, Aid. Manutius et Andr. 
Asulanus, 1534, avec armes de Henri II et de Diane de Poitiers). 

Ventes. — 23-24 janvier. Bibliothèque de feu M. Drion. — Livres du XVIIIe siècle et 
modernes. Total : 52.823 fr. Principaux prix : Co7ites de La Fontaine, 1762, in-8'', édition des 
Fermiers généraux, figures d'Eisen, reliure de Pasdeloup : 1.860 fr. ; Les Métaniorphoses d'Ovide, 
1771, 4 voi. in-4<', avec figures : 1.300 fr. ; Les Baisers de Dorat, 1770, in-8", figures d'Eisen : 
905 fr. ; Le Tempie de Guide de Montesquieu, 1772, in-40, figures d'Eisen, reliure moderne : 
710 fr. ; Don Ouicholfe, 1746, figures de Coypel, Boucher, Cochin, etc, in-4° : 520 fr. ; Les 
Fables de Dorat, 1773, in-S", figures de IMarillier, exemplaire sur papier de France : 505 fr. 

Publications de la Société des Amis des Livres : Quinze histoires d'Edgar Poe, par 
Baudelaire, illust. de Legrand en 2 états : 1.582 fr. ; Eloge de la folie, d'Erasme, comp. de 
Lepère : 800 fr. ; Aspasie, Cléopdtre et Théodora, par H. Houssaj-e, illustration de Giraldon 
et dessins originaux ajoutés : 750 fr. ; Zadig, par Voltaire, illust. de Garnier, Rops et 
Robaudi : 1941 fr. 

Publications des Cent bibliophiles : A Rebours par Huysmans, grav. en coul. de Lepère : 
1.540 fr. ; Cinq contes parisiens de Maupassant : 550 fr. ; Trois contes à soi-méme par de 
Régnier : 701 fr. 

Ouvrages avec aquarelles originales : Quatrains, miettes, et rognures, par Bouilhet ; ma- 
nuscrit, 26 aquar. de Robaudi : 961 fr. ; 3Ille de Maupin, par Gautier, édition Conquet, 1883, 
papier du Japon, aquar. de J. Avril : 1.350 fr. ; Au Maroc par Loti, 1890, papier de Hollande, 
aquar. de Jouas : 1.200 fr. ; Pécheur d'Islande de Loti, 1886, pap. de Hollande, aquar, de 
Bourgain : 850 fr. ; Contes choisis par Maupassant, 1892, avec illustrations, aquar. de Dillon : 
800 fr. ; Point de lendemain, par Vivant Denon, 1861, pap. de Hollande, aquar. de Chatinière : 
1.285 fr- ; -^^ Printemps des Ccsurs par Dinet, 1902, comp. en coul. : 981 fr. 

30 janvier. — Bibliothèque H. B. — La vente des livres modernes de la bibliothèque 
de M. H. B..., faite par M. Desvouges et M. Durel, a produit 15.690 fr., avec les principaux prix 
suivants: Carmen, par Mérimée, 1884, in-8°, dessins originaux d'Arcos et eaux-fortes de Nargeot 
ajoutées, reliure aux armes du comte Berthier : 1.217 fr. ; Hérodias, Un Cccur simple et La 
Legende de saint Julien l'Hospitalier par Flaubert, édition Ferroud, illustrations de Roche- 
grosse, Adam et L.-O. INIerson, papier du Japon, eaux-fortes en 3 états : 1.005 fr- 5 ■^'^ ^"^i^ 
rustique de Theuriet, 1888, illust. de Lhermitte, exempl. sur Chine : 915 fr. ; Sapho, de Daudet, 
1888, in-80, pap. du Japon, illust. de Reschan en 2 états et 9 aquarelles d'Heidbrinck : 520 fr. ; 
La Dame aux Camélias, de Dumas, 1858, édition illust. par Gavarni, papier de Hollande : 
550 fr. ; La Vie des abeilles, de Maeterlinck, 1908, comp. en coul. par Schwabe : 560 fr. 

20 fevrier. — Dans une vente de recueils d'ornements anciens, faite par M, Desvouges 
et M. Rapilly, on note les prix suivants : Fleurs, orttements, etc, par Pillement, 210 eaux- 
fortes, 3.505 fr. à M. Besombes ; GEuvre de G. M. Oppenord, 94 pièces, 1.020 fr, ; CEuvres 
diverses de Lalonde, 1,980 fr. ; Recueil de meubles, de Delafosse, 1.200 fr, ; Recueil d'ortienietits 
de Cauvet, i.ooo fr. 



i86 COURRIER DE FRAXCE 



21 février. — Bibliothèque de M. Y. de W. — Livres modernes. Total : 22S06 fr. Un 
rare exemplaire broché de Zadig, par Voltaire, Amis des Livres, 1893, avec illustrations de 
Garnier, Rops et Robaudi, a été pavé 1.6S0 fr, ; Quinze histoires d'Egar Poe par Baudelaire, 
Amis des livres, 1897, illustrations de Louis Legrand, 1.495 fr. ; U71 ccsiir simple, Herodias, 
et La Legende de Saìnt-Jidien l'Hospitalier, par Flaubert, édition Ferroud, in-S^, broché, figures 
en 3 états, 760 fr. 

14 mars. — Une vente de livres anciens, faite par 1\I. Desvouges et ^L Ledere, a 
produit 33.430 fr. Le numero de vedette était Les Sept Offices de la semaine, manuscrit de 
Jarr}-, date de 1650, fait pour la Grande Mademoiselle, avec huit miniatures et reliure en 
maroquin, avec fermoir en or émaillé orné de pierres, qui a été adjugé 8.000 fr. à ^L Ledere, 
sur une demande du mème chiffre. 

Gomme autres principaux prix, on note: Anacréoìi, 1773, maroquin ancien, 1.105 fr. ; 
Henres, manuscrit du XV« siede, avec neuf miniatures, 1.800 fr. ; Heures, de Simon de Co- 
lines, 1543, figures de. Tory : i.ooo fr. ; Fables, de La Fontaine, 166S, édition originale in-40, 
1.125 fr. ; Livre du chevalier de la Toiir-Laudry, manuscrit du XIV® siede, 1.200 fr. ; Essais, 
de Montaigne, Bruxelles, 1659, reliure de Simier : 1.550 fr. 

15-1S mars. — Livres modernes illustrés. La vente de ces livres modernes a produit 
26.944 fr. Le numero capital était la collection complète des 26 dessins originaux de L. -Olivier 
Merson pour la Legende de SI Julien l' Hospitalier de Flaubert, recouverte d'une superbe re- 
liure de Mercier, avec cuir ciselé de Lepère. Sur demande de 15.000 fr., M. Conard a pavé ces 
dessins 13.100 fr. contre M^L Rahir et Carteret. Le n. 85, Une nuit de Cléopdire de Gautier, 
avec 22 dessins originaux de Paul Avril, a été achetée 5.300 fr. par AL Ledere. 

Voici les autres principaux prix : La Femme de trcnte ans de Balzac : i.ooo fr. ; Pastels 
de Bourget : 1.085 fr. ; Les Sept discours de Brantóme : 1.005 fr- ; Physiologie du goiit de 
Brillat Savarin : 1.850 fr. ; Les Cojmnentaires de Cesar: 1.600 fr. ; Poésìes de Chénier, dessins 
originaux de Giraldon : 4.800 fr. ; Severo Torelli, de Coppée, édition originale, aquar. de 
Wagrez : 3.750 fr. ; Chansons de Delmet, avec 20 croquis de Willette : 1.550 fr. ; Les Trois 
Mousquetaires de Dumas, avec dessins originaux de Leloir : 3.600 fr. ; Herodias de Flaubert, 
2 aquar. de Rochegrosse : 1.220 fr. ; La Tentation de sai>it Antoine de Flaubert, édition origi- 
nale, aquar. de Wagrez : 2.500 fr. ; La Rótisserie de la reine Pédauqiie par A. France, édition 
originale, 50 aquar. de ISIorin : 2.260 fr. ; Jean et Jeannette de Gautier, avec dessins originau.x 
de Lalauze : 4.500 fr. ; Mademoiselle de Maupin de Gautier : 1.720 fr. ; Le Poi Candaule: i.c6o fr. ; 
Le Roman de la momie : 1.700 fr. ; Germinie Lacerteiix de Goncourt : 1.905 fr. ; Faysages 
parisiens de Goudeau : 2.200 fr. ; La Guirlande de Julie, avec aquarelles de Giacomelli: 3.000 fr.; 
Mémoires du comte de Grammont, sur Japon : 3.005 fr. ; Les Trophées de Hérédia, 1893, aquar. 
originales de Giraldon : 4.505 fr, ; le méme ouvrage, 1907, illusi, de L.-O. Merson , 1.850 fr. ; 
Marion de Lorme de Hugo, aquar. de Cortazzo : 1.600 fr. ; Notre-Dame de Paris: 1.050 fr. ; 
Illustrations de L.-O, Merson pour Notre-Dame de Paris : i.ooo fr. ; A Rebonrs de Huys- 
mans : 1.520 fr. 

12 avril. — Une vente de livres modernes dirigée par M. Lair Dubreuil et M. Meynial 
a produit 19,000 fr. Un exemplaire de Les Conles de Perrault, édition Curmer, 1843, premier 
tirage, couverture illustrée, reliure de M. Michel, a fait 805 fr. ; La Vie rustique de Theuriet, 
édition Launette, sur papier vélin teinté, avec dessin originai de Lhermitte : 625 fr. ; Mémoires 
du comte de Grammont par Hamilton, édition Conquet, iSSo, papier du Japon, compositions 
de Delort en doublé état: 605 fr. 

27-29 avril. — Bibliothèque de feu ÌM. Rouart. — La vente de la bibliothèque de 
feu I\I. Alexis Rouart, sous la direction de M. Baudoin et M. Cornuau, a produit 64981 fr. 
Principaux prix : Deux albums, l'un de papier blanc, l'autre de lithographies, reliures roman- 
tiques, 630 et 610 fr, ; un buvard reliure romantique mosaiquée, avec l'inscription : Au Poi, 



COURRIER DE FRANGE 187 



1.020 fr. ; une autre reliure à la cathédrale, 550 fr. ; Oiivrages de Canova, 1825, reliure roman- 
tique mosaiquée, 725 fr. ; Télémaqiie, par Fénelon, 1784, fig. de Moreau, rei. de Bozérian, 650 fr. 

INI. Besombes a payé 6.020 fr. un exemplaire de La Reliure, poème par Lesné, relieur à 
Paris, édition de 1S27, sur grand raisin vélin, avec superbe reliure romantique mosaiquée et 
doublée. Un recueil, Quadrine de Marie Stuart, 2 mars 1829, comprenant 26 planches de 
costumes et vues du bai offert par la duchesse de Berry, lithographies d'après Eug. Lami, 
coloriées, avec reliure de Simier, auxarmesde Louise-Charlotte, épouse de Francois Antoine- 
Marie, infant d'Espagne, a été payé 2.155 fr. par M. Rahir. Les Petits Acteurs du grand théatre, 
par Joly, recueil de 60 planches de costumes en couleurs, a fait 1.300 fr. ; et un exemplaire de 
Les Soiiffrauces du jeune Werther, Paris, Didot, 1809, avec 3 dessins originaux de l'epoque et 
les 3 figures de ÌMoreau, a fait 1.085 fr. L^n exemplaire de Le Petit paroissien complet, avec 
reliure en maroquin, au chiftre de l'impératrice Josephine, a été payé 1.5S0 fr. ; Poésies, par 
]\jme Tastu, 1827, reliure romantique mosaiquée, 1.300 fr. ; Oraisons fu7tèbres, 1826, 22 portraits 
et 12 fig., reliure de Simier, 1.210 fr. ; 4 volumes d'Alfred de Musset, en éditions originales, 
645 fr. ; La IMédecine opératoire, par Sabatier, iSio, aux armes de Napoléon P'", 900 fr. ; une 
reliure italienne du XVI« siècle, en veau, 610 fr. 

5 mai. — Dans une vente de livres modernes qui avait lieu par les soins de MM. Desvouges 
et Carteret, un exemplaire des ceuvres de Balzac, 1855, premier tirage, avec illustrations, a 
fait 1.360 fr, ; DLidemoiselle de Maupin de Gautier, 1883, sur Japon, eaux-fortes de Toudouze 
en trois états et une aquarelle originale 1.855 francs ; Les Trois Mousquetaires et La Dame de 
Monsoreau de Dumas, illustrations de Leloir, en tirages à part 855 fr. ; Le Mariage de Figaro, 
de Beaumarchais, 1785, édition originale, 850 fr. ; Le Roman de la inomie de Gautier, 1901, 
compositions de Lunois en trois états : 800 fr. 

8 mai. — Une vente de livres 8 mai faite par MM. Desvouges et Carteret a produit 
56.659 fr., avec les principaux prix suivants : Contes et tiouvelles de La Fontaine, édition des 
Fermiers Généraux, 1762, 2 voi. in 8*^, reliures de Derome: 3.200 fr. à M. Morgand ; Zadig de 
Voltaire, édition des Amis des livres, 1893, a M. Carteret : 2.355 f""- ! Histoire d'un merle blanc 
de Musset, 1853, in 18° avec 22 aquarelles originales de Giacomelli, à M. Conard : 2.020 fr. ; 
Les quatre fils Aymoti, 1883, in 4, papier de Chine, reliure de Marius Michel: 900 fr.; reliure 
ancienne in 4", maroquin à denteile : 925 fr. Des éditions originales de Maupassant se sont très 
bien vendues. La Maison Tellier 1881, sur Hollande, a fait 1.400 fr. Moìisieur Parent, 1886, sur 
Hollande : 705 fr. ; Une vie, sur Hollande : 655 fr. 

9 mai. — Dans une vente de livres faite salle 13, par I\L Dobignard et M. Du May, 
Les Baisers, de Dorat, 1770, sur grand papier in-S", reliure de Lortic, ont fait 910 fr.; Salammbo, 
de Flaubert, 1902, papier du Japon, illustrations de Rochegrosse, et deux aquarelles originales, 
900 fr. ; Contes et Nouvelles, de La Fontaine, 1762, reliure ancienne, 750 fr. ; Contes choisis, 
de Maupassant, 500 fr. ; Les Quatre fils Aymon, 1883, sur Chine, illust. de Grasset, 600 fr. 

15-18 mai. — BiBLiOTHÈQUE DE M. L. DE MoNTGERMONT. — Livres illustrés du XVIIIe 
siècle. La vente des beaux livres du XVIIIe siécle de la bibliothèque de M. de Montgermont, 
faite par M. Desvouges et M. Rahir, a produit 609.841 fr. C'est un beau résultat surtout si l'on 
songe que ces livres avaient coiàté environ 350.000 fr. au vendeur. On peut considérer que 
depuis dix ans les prix ont au moins doublé. 

Le prix principal a été celui de 21.000 fr. donne par l'expert pour le n. 54, L'Eloge de 
la folle, d'Erasme, 1751, avec 17 dessins originau.x d'Eisen. Le n. 24, le Catalogne de la vente 
des tableaux du prince de Conti, en 1779, orné dans les marges de 275 dessins par Gabriel de 
Saint-Aubin, fait pendant l'exposition et la vente, a été adjugé 15.500 fr. à M. David Weil, au 
lieu de 1.855 fr. seulement à la vente Guyot de Villeneuve. Le n. 25, un autre catalogne, celui 
de la vente du due d'Aumont, en 1782, avec 105 dessins par Germain de Saint-Aubin, a été 
poussé à 15.100 fr. par ]\I. Danlos, au lieu de 2.055 f^- à la vente du baron Pichon en 1897. 



i88 COURRIER DE FRANGE 



Gomme autres principaux prix on note: N. 7, Orlando Furioso d'Arioste, 1773, rei. 
anc. à dentelles : 14.100 fr. ; n. 36, Rodogiuie de Corneille, 1760, imprimé au chàteau de 
"Versailles par les soins de Mme de Pompadour, avec le dessiii originai de Boucher, 
pour le frontispice, reliure en mosaique de Mercier: 14.000 fr. ; n. 19, // Decanierone de 
Boccace, 1757, 5 voi., reliures à dentelles : 12.200 fr. (7.000 fr. à la vente Techener en 1S89) ; 
n. 35, Théatre de Corneille, 1764, 12 voi. aux armes de la Du Barry : 10.100 fr. ; n. 113, 
Contes de La Fontaine, 1795, figures de Fragonard à l'état d'eaux-fortes : 10.000 fr. ; n. 90, 
Abrégé chronologiqtie du président Hénault, 1752, aux armes de Louis XV : 9.000 fr. ; sur 
demande de 5.000 fr. ; n. 46, Fables de Dorat, pap. de Hollande, illusi, de Marillier : 
S.900 fr. ; n. 22, La Tribù indignile par Lucien Bonaparte, 1799, papier vélin : 8.000 fr. ; 
n. loi, Chansoìis de La Borde, 1773, 7.6oo fr. ; n. 102, figures de ISloreau avant la lettre 
pour l'ouvrage précédente 6.750 fr. ; n. 112, Contes de la Fontaine, 1762, reliure à den- 
teile : 6.300 fr. ; n. 28, Don Ouicholte, 1799, avec les dessins originaux de Lefebvre et Le 
Barbier: 6.200 fr. ; n. 15, Pyginalion, 1775, tirage à part, reliure de Mercier: 5.250 fr. ; n. 47, 
lUustrations de IMarillier pour les Fables de Dorat: 5.700 fr. ; n. 115 Fables de La Fontaine, 
1755-1759, 4 voi, sur Hollande, avec reliure à dentelles, a été payé 17.500 fr. par ^L Ledere. 
Le n. 204, la Gerusalemme liberata du Tasse, 1784, avec 82 dessins originaux de Cochin, a été 
adjugé 15.000 fr. à ]NL Rahir, qui s'était déclaré marchand à ce prix. Cet exemplaire avait 
été payé 40.000 par le comte de Provence. Depuis, il fut vendu 500 fr. à la vente Renouard, 
425 fr. à la vente Thibeaudeau, 3.950 fr. à la vente Doublé, 5.105 fr. à la vente Gresy et 
8.400 fr. à la vente Maglione. Le n. 189, cruvres de J.-J. Rousseau, 1783, avec 27 dessins par 
Marillier, a été payé 14.100 fr. par M. Rahir. En 1795, à la vente Duperron, cet exemplaire 
avait fait 3.550 fr. en assignats, ce qui équivaut à peu près à 20 fr. Le méme a donne aussi 
13.100 fr. pour CEuvres de Rabelais 1741, 3 voi. en grand papier, avec reliure de Derome. Cet 
exemplaire avait fait 11.000 fr. à la vente Henri Bordes en 1897. 

Nous indiquerons encore : n. 132, Daphnis et C/iloé, 1758, reliure de Padeloup : 6.050 fr.; 
n. 136, Lucrèce, 1768, grand papier, rei. attribuée à Derome : 4.560 fr. à M. Besombes ; 
n. 149, CEuvres de Molière 1734, 10.000 fr.; n. 151, illustrations de Moreau le jeune, 
pour ìMolière, 1773 : 7.900 fr. ; n. 152, Le Tempie de Guide, 1772, aux armes de la 
comtesse d'Artois, 9.000 fr. ; n. 159 Métamorpìwses d'Ovide, 1771 : 7.S00 fr. ; n. 160, le méme 
ouvrage, 1806, reliure par Doli, aux armes du comte d'Artois : 6.600 fr. ; n. 163, Etrennes 
fra7igaises , 1766, aux armes de Louis XV : 5.000 fr. ; n. 177, CEuvres de Racine, 1760, 5.300 fr. ; 
182, CEuvres de Régnard, 17S9, 6 voi. rei. à dentelles, 8.500 fr. ; n. 187, Lettres de deux 
amants, par J.-J. Rousseau, éditions originales de 1761, 4.500 fr. ; n. 213, Histoire du petit 
Jehan de Saititré 1791, avec 4 dessins de Moreau : 10.500 fr. ; n. 217, Les Géorgiques de Vir- 
gile, 1770, pap. de Hollande, reliure à dentelles, 8.700 francs ; n. 222, CEuvres de Voltaire, 
1785-1789, fig. de Moreau en doublé état, 7.000 fr. 

Livres modernes. — Un exemplaire de Le Jeu de l'amour et du hasard, de Marivaux, 
édition Conquet, 1894, avec 16 aquarelles originales de Maurice Leloir, et superbe reliure de 
Mercier, a été adjugé 16,000 fr. à ^L Conard, sur demande de 10,000 fr. ^L Carteret a payé 
7000 fr. Nos oiseaiix, par Theuriet, avec 22 aquarelles de Giacomelli; et 5100 fr. Chronique 
du règne de Charles IX, avec dessins originaux de ^L Ed. Morin. A noter encore : Les 
trois dames de la Kasbach, par Loti, dessin de Bourgain, 2000 fr. ; 5 dessins originaux de 
Hedouin, pour l'oyage autour de ma chambre, 4950 fr. ; Contes choisis, de Maupassant, exem- 
plaire unique avec dessins ajoutés, 2560 fr. ; Mosaiques, par Mérimée, 40 aquar. de Robaudi, 
3700 fr. ; Le viyosotis, par H. Moreau, 134 dessins originaux de Robaudi, 4500 fr.; Les Cou- 
settes, de Morin, dessins originau.x de Somm, 1900 fr. ; Dimanches parisiens, de Morin, 41 des- 
sins originaux de Lepère, 5000 fr. ; Manon Lescaut, grand papier de Hollande, 3700 fr. ; Les 
Confessions, de Rousseau, sur Hollande, 1881, figures en tirages à part, 3000 fr. Dessins origi- 
naux de Hedouin pour Les Confessions, 5000 fr. ; Les Confessions, 1889, illustr. 4 aquar. et 64 



ENGLTSH COURIER 189 



dessins originaux de Leloir, 2900 fr. ; dessins originaux de Delort, pour les Mémoires de Mme 
de Stael, 4000 fr. ; Servitude et graìideurs militaires, de de Vigny, avec dessins originaux de 
Dupray, 3160 fr. ; Zadig, de Voltaire, Amis des livres, 1893, 2350 fr. 

Une sèrie des compositions de Toudouze, gravées par Champollion, pour 3/lle de Maupin, 
en épreuves d'artiste, a fait 425 fr. et 6 eaux-fortes de Bracquemond, d'après Moreau, pour les 
Fables de La Fontaine, en doublé état: 440 fr. Une suite d'un portrait et 5 figures dessinés 
et gravés par Hedouin pour le V^oyage sentimetital de Sterne, épreuves d'artiste en plusieurs 
états, en tout 32 pièces, a été payée 2095 fr. Les eaux-fortes en doublé état de Lalauze, 
pour les Mémoires de Mme de Stael, on fait 520 fr. et Le Cabaret dii picits sans viti par Mo- 
rin, Paris, Delagrave, 1891, exemplaire de l'artiste, avec aquarelles originales: 500 fr. 

A. BOINET. 

ENGLISH COURIER 



In the Bibliofilia of May-June (page 116) an announcement was made by the Editor of 
Notizie to the effect that: John Bunyan's copy of Foxe's « Book of martyrs » was to have been 
sold by auction at Sotheby's rooms in London on May 26'^^ ^^t that the British government 
had thought it necessary, at the last moment, to intervene in the name of the nation so as to 
prevent that the cimelio might find its way into a Library or museum of an American Millionaire ». 
The Attorney General's intervention caused surprise, as he stated in the House of Commons on 
May 23''^ that any action in the matter did not appear to be open to him. He was asked in the House 
by Sir George White whether bis attention had been called to the proposed sale of the book, « which 
was formerly in the possession of John Bunyan during bis imprisonment, and whether, the book 
having been purchased by public subscription in 1841 and deposited in the Bedford Library as 
a sacred trust, any steps would be taken to prevent such action ». His reply was that he was 
informed that the Institute was purely a private association, that the book was purchased by 
some of the members of the Association from the general funds of the Library, and that it 
was the absolute property of the members of the Library. In those circumstances, and in the 
absence of any other Information, it did not appear to him to be open to take action in the 
matter. Interviewed on his arrivai at Bedford (May 26*'') Mr. Farrer stated that he had had a 
long consultation with the Attorney General, and the result was the Library title to the book 
was to be inquired into. Mr. Farrer added that from what the Attorney General said he felt 
he had no option but to withdraw the book from sale. The Manchester Guardian of May 27"' 
adverting to the matter, said : « had the book come under the hammer the bidding would have 
been exceptionally keen, and it would not have been surprising had the figures run into some 
thousands of pounds. The auctioneer's catalogue explained that the book contained the au- 
tograph signature of John Bunyan on the three volumes which constitute the work. The hi- 
story of the volumes, the catalogue points out, can be traced back to 1780, when they were 
purchased by Mr. Wontner of the Minories, from whom they descended to his daughter, Mrs. 
Parnell. They were subsequently sold in Evans's, in Pali Mail, to Mr. Upcott, who bought them 
for a friend. They next passed into the hands of James Bohn, from whom they were bought 
by William White, the Bedford bookseller, and were purchased from him by public subscription 
in 1841, passing to the Bedford Literary Institute. The trustees of the Bedford Literary Insti- 
tute proposed to sell the book to pay off a mortgage. In 1902 the Institute put to auction 
their copy of the Ryal Book, printed by Caxton from the French in 1487, and it was bought 
by Quaritch for £ 2,225 ». To the surprise however of book-lovers the English press, under 
date July 15*^, caused it to be known that the Attorney General had decided that there was 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 5»-5» ' 24 



I90 ENGLISH COURIER 



not sufficient evidence to attach a « public trust » to Bunyan's copy of « Foxe's Book of 
Martyrs, » which is in the possession of the Bedford Institute. This decision was communi- 
cated by Sir Rufus Isaacs to the Bedford Institute, who are thus free to sell the book or not 
as they think fit !) 

The three following extracts are from The Eveniug Xezcs of July 4»''. « Historic fan. 
Dickens and Dora ». 

«■ A Greek codex of the four Gospels, laboriously indited 1,000 years ago, and a fan scar- 
cely a quarter of a century old, inscribed with historic signatures, make strange company, yet 
auction juxtaposes these curious antitheses, and on July 27, at Sotheby's, London, where to 
be offered, along with the true account of the relations between Dickens and Dora, venerable 
illuminated manuscripts and flippant letters by Wilde and Whistler. 

The fan is indeed a memento mori. It is that « Jubilee fan, » sold for the benefit of 
the memorable Charity Bazaar at the luncheon party given by the Duke of Edinburgh on June 
20, 1887. Signed by the Royalties of the time it now reminds us, says the « Daily Telegraph » 
of those who have passed away. Oueen Victoria, King Edward MI., the Emperor and Em- 
press Frederick, King Christian, Leopold IL, Albert, King of Saxony, Carlo, King of Portugal 
and the Duke of Clarence. The signatures of the King, then Duke of York, Queen Alexandra, 
the Emperor William, as son of the Crown Prince, the King of Greece, the Duke and Duchess 
of Connaught, and many others, combine to give the fan extraordinary historic interest. 

The Dickens letters, privately printed for the Boston Bibliophile Society, prove the la- 
bours of ÌVIr. Stonehouse and Professor Baker in elucidating the love story of the novelist and 
INIarie Beadnell. The first set of letters, written in 1833 show the drammatic intenseness of 
an attachment doomed to disappointment. Over twenty years afterwards Dickens re-opened the 
correspondence. In a touching letter he then wrote : 

« Whatever of fancy, romance, energy, passion, inspiration, and determination, belong to 
me, I never have separated, and never shall separate, from the hard-hearted little woman — 
you — whom it is nothing to say I would have died for with the greatest alacrity. Vou may 
have seen in one of my books a faithful reflection of the passion I had for you, and may have 
thought it was something to have been loved so well, and may have seen in little bits of 
« Dora » touches of your old self sometimes, and a grace here and there that may be revived 
in your little girl, years hence, for the bewilderment of some other young lover — though he 
will never be as terribly in earnest as I and « David Copperfield » were ». 

IMr. Stonehouse's M. S. notes help to identify many of the originals of Dickens's charac- 
teres, notably of Mr. Winkle. 

Last j'ear the manuscript of Wilde's « Decay of Lying » realised £111. A remarkable 
series of others will be equal bait to collectors. The originai manuscripts for portions of « Dorian 
Gray » and of « The Fiorentine Tragedy, » and the draft of the « Sphinx » need only be men- 
tioned. Then there is such a poignant note as that written by Wilde as a boy at school, thank- 
ing his mother for a hamper. We have, too, a sonnet in bis band, « On the Sale by Auction 
of Keate's Love-Letters, » the beginning of which sums up the whole matter: 

These are the letters which Endymion wrote 
To one he loved in secret and apart ; 
And now the brawlers of the auction mart, 
Bargain and bid for each blotted note. 

The letter from Whistler to Wilde restore us a little. Seeing his friend in Chelsea 
wearing a coat « befrogged and wonderfully befurred, » Whistler wrote, « How dare you ? 
What means this unseemly carnival in Chelsea ? Restore those things to Nathan, and never 



ENGLISH COURIER 191 



let me see you again masquerading the streets in the combined character of a degraded Kos- 
suth and Mr. IMantaHni ». 

« Valuable Mss. Lord Chesterfield's rare experience in recovering an item of his collec- 
tion which had been disposed of below its value also befell Lord Ashburnham, who at one 
time possessed the most valuable collection of manuscripts in England. Wishing to dispose 
of a portion of his collection, he entered into negotiations with the British Museum. The 
authorities considered £7,000 too high a price for the batch of manuscripts offered them, aud 
Lord Ashburnham then found a foreign purchaser for £8,000. A few years later he received 
the same batch of manuscripts back in exchange ; and at the sale of the Ashburnham manu- 
scripts in 18S7 the British Government paid £45,000 for the batch, which they could at one 
time bave purchased for less than a sixth of that sum. It vvas -a case of the Sibylline leaves 
over again ». 

A Valuable Dickens Ms. Mr. H. F. Dickens, K. C, tells an interesting story concer- 
ning the originai manuscripts of his father's famous « Carol. » The novelist presented the 
MS. to Thomas Milton, an old schoolfellow. In 1875 Mr. Milton sold it to Mr. Francis Har- 
vey, a bookseller, for £50. Then it passed into the hands of Mr. George Churchill, an enthu- 
siastic autograph collector. Mr. Churchill treasured it until 1S82, when circumstances compel- 
led him to part with it. After photographing every page of it, it was sold to Mr. Bennett, 
a Birmingham bookseller and curio dealer, who eventually found a purchaser who readily signed 
a cheque for £200 for it. Finally it was bought for £300 by Mr. Stuart M. Samuel, of Lon- 
don, who is said to stili retain the precious document ». 

Says the Manchester Guardian : Amongst a portion of the library of the late Sir Charles 
Dilke, sold at Christie's on ]\Iay 9''' the originai edition of William Blake's « Songs of Inno- 
cence, » with 27 coloured plates, described by Sir William Dilke as « the finest copy I ever 
saw, » realised £250. A first edition of John Keats's « Endymion, » and a first edition con- 
taining « Lamia, » « Isabella, » « The Ève of St. Agnes, » and other poems were knocked 
down at £48 and £50 respectively. For a set of catalogues of the Royal Academy of Arts, 
dating from 1769 to 1834, illustrated with originai drawings, autograph letters, and portraits, 
£504 was paid. 

TH.A.CKERAVANA AT THE British Museum . Thackeray occupies quite a modest place in the 
catalogne of the British Museum reading-room. He is responsible for only 271 entries, as aga- 
inst, 858 to the credit of Dickens, and the lion's share of 1,215 to that of Sir Walter Scott. 
A further study of the Thackeray columns shows that the translations of his works number 
between twenty and thirty. The earliest entry under his name does not relate to an essay in 
literature. It refers to some satirical drawings which he executed for a Ballet by Theophile 
Wagstafi". published in 1836. Thackeray as a writer does not come on the scene until five 
years later. — (ÌVesiininsier Gazette). 

Bibliofilia, of May-June, p. 95, gave some particulars of the famous Hoe Library. The 
following is an additional list of some of the most important Books (Hoe Library) recently 
sold in New York by the Anderson Auction Company : — the Gutenberg or Mazarin Bible, a ma- 
gnificent copy printed on vellum — the Catholicon of Balbus de Janna [1470] — St. Augustine's 
De Civitate Dei, on vellum, 1470 — the extremely rare Editiones Principes of Cicero, 1469, 
and the Rhetorica, on vellum, 1470, Apuleius, 1469, Horace, 1470, Euclid, 1482, Homer, 2 vols., 
1488, and other important Incunabula from the German and Italian Presses — Hypnerotomachia 
Poliphili, 1499, and other Fine Books with Woodcuts — Dame Berners Book of Saint Albans 
(only two perfect copies recorded), i486 — Helyas, Knight of the Swanne (the only book known 
to bave been printed on vellum by Wynkyn de Worde), 151 2 — Biblia Pauperum, a Block Book 
[circa 1510] — a Collection of Printed Horae, between 1498 and 1521, no less than 14 of which 
are printed on vellum, several being beautifully illuminated — Historical and other fine Bindings 



192 ENGLISH COURIER 



of the Fifteenth to the Eighteenth Centuries, including Books bound for Jean Grolier, Fran- 
cis I., Henn,- III. of France, Queen EHsabeth, and other Kings and Queens of France, En- 
gland, and Spain — Specimens of the Art of Nicolas and Clovis Ève, Le Gascon, Pa- 
deloup, Derome, and Roger Payne, and examples from famous collections — many rare 
books in EHzabethan and Jacobean Poetical and Dramatic Literature — a Remarkable Se- 
ries of First Editions of Defoe, including the First Issue of Robinson Crusoe — the First 
Edition of Gray's Elegy, 1751 — The Kilmarnock Burns, in the originai blue wrappers, uncut, 
1786, and several IMS. Poems and Autograph Letters — Blake's Milton (only tuo other copies 
known), 1804, a presentation Copy of the Poetical Sketches, 1783, Songs of Innocence and 
Experience, 17S9-94, and the Marriage of Heaven and Hell [1790] — Keats's Endymion, First 
Edition, with A.L.S. to Fanny Brawne, 1818 — First Editions of English Poets and Novelists 
of the Nineteenth Century — Books with Coloured Plates — Early Americana, including Vo- 
yage de Samuel Champlain, First Issue [1603], Hakluyt's Virginia, richly valued, 1609, Hamor's 
True Discourse of Virginia, 1615, Hubbard's New-England, with the map, 1637, Gorge's America 
Painted to the Live, 1659, and Denton's Brief Description of New York, First Edition, uncut, 
1670 — French Illustrated Books of the Eighteenth Century-, in contemporan.- bindings — The 
Writings of the Modem French Authors, many being special editions, or with Originai Dra- 
vvings inserted, aud sumptuously bound, the whole being in the finest condition. 

Mess^ Sotheby, Wilkinson and Hodge, London, bave, amongst others, sold the following 
Collections : the First and second portions of the extensive and valuable Library of the late 
Charles Butler.Esq., of Warren Wood, Hatfield, and 3, Connaught-Place, \V., comprising many 
fine illuminated and important Historical Manuscripts — Editiones Principes and First and 
Early Productions of the English — and Continental Presses — Books with the Earliest 
Specimens of the Engraver's Art — Eighteenth-Centurj- French illustrated Books — rare 
Works of Shakespeare and his Contemporaries, as well as the later English Writers — 
superb Copies of the Greek and Latin Classics — Productions of the Aldine and Elzevir 
Presses. Important editions of Dante, Boccaccio and Chaucer. — Also : Classical, Histo- 
rical, Topographical, Genealogical, and other Manuscripts and Autograph Letters of the late 
Sir Thomas Philipps, Bart. F. R. S., &c., of Middle Hill, Worcestershire, and Thirlestaine 
House, Cheltenham, including nearly two hundred Volumes on Vellum, dating from the Ninth 
Centur)-, relating to England, Germany, France, Italy, Switzerland, &c., comprising Early 
Chronicles, including Cronicon de Melsa, Dudo de S. Quentin, St. Denis, Konigshòfen, Wm. 
of Malmesbury, St. Neot — the Cartularies of Ford, Glastonburj-, York, &c., Abbeys — Royal 
Household Books and Accounts — Historical Correspondence of Sir Julius Caesar, the Due de 
Guise, Duke of Ormonde, Sir \V. Petty, &c. — Originai Treaties between England and 
Flanders — Historical and Genealogical Works, including Sir W. Dugdale's Papers — 
Early Poetry by Behaim, Lydgate, Oddisworth, Jacopone di Todi, Petrarch, &c. — the 
unique MS. of Bp. Pocock's Reule of Cristen Religioun — Classical, Ecclesiastical, Medicai, 
and Legai Works, including Lucretius, Ovid, Virgil, Hildegard, S. Pancratius, Mayerne — Celtic 
Manuscripts and Works on Ireland — with many important Early Manuscripts relating to the 
History and Literature of Germany. A prominent feature of the Collection is the unique and 
very fine Cartulari' of the Benedictine Monastery of S. Marry's York, which was founded in the 
reign of William the Conqueror, Early Italian Woodcut Books — County Histories and English 
illustrated Works — Bibliographical Works, &c., mostly in fine bindings, selected from the 
most famous Libraries dispersed during the last 50 years ; 

And : \'aluable Books and Manuscripts, comprising a further selection from the Library 
of the late Sir John Evans, K.C.B., F.R.S. (deceased), late of Nash Mills, Hemel Hempsted, 
Herts., late President of the Society of Antiquaries, London, and Trustee of the British Museum, 
including important Works on Archaeolog>', &c., the Property of S. R. Crockett, Esq., Torwood, 
Peebles, N. B., including The Alpine Journal ; Arabian Nights, translated by Sir R. Burton ; 
Collections of the Writings of Jane Austen, The Bronté Sisters, J. Fenimore Cooper, Charles 



ENGLISH COURIER 193 



Dickens, Washington Irving, G. P. R. James, Charles Kingsley, W. M. Thackeray, Horace, 
Walpole. &c. ; Sir W. Fraser's Scottish Family Histories ; Americana ; Chronicles of Froissart, 
Grafton, Holinshed, &c. ; Purchas' Pilgrims 5 vols. ; Gould's Birds of Great Britain ; the First 
Folio Shakespeare, &c. ; a Manuscript written by Nicolas Jarry ; the originai Manuscript Do- 
cument establishing the English Army, 1660, the Property of Edward Almack, Esq. F.S.A. ; 
and other Properties, including Illuminated Horìe and other Manuscripts on vellum ; Books in 
Armorial Bindings; John Bunyan's Copy of Foxe's Book of Martyrs, Walton and Cotton's Com- 
plete Angler, First Editions, 1653-76 ; Important Manuscripts relating to the Armada and King 
Henry VII., &c. The Magnificent CoUection of Autograph Letters and Historical Documents, 
forming part of the famous Huth Library, founded by the late Henry Huth, Esq., and main- 
tained and augmented by his son, the lale A. H. Huth. Books and Manuscripts, comprising 
the Library of the late Thomas Hartwell Mayhew, Esq. (23, Limes-grove, Levvisham), and other 
Properties, including a valuable CoUection of XVIP^ Century Tracts and Pamphlets relating to 
the Rebellion and Civil Wars of the Reign of Charles L, &c.. with an interesting CoUection of 
Civil War Newspapers : First Editions of the Writings of George Meredith ; publications of the 
Kelmscott, Vale, and Essex House Presses, including the Works of Chaucer ; the Works of 
Oscar Wilde, Andrew Lang, William Morris, Rossetti, John Ruskin, Thackeray, and Swinburne ! 
scarce Poetica! Works, Biography and Topography, Japanese Works, English Classics, IIlu- 
strated Books, &c. 

Huth Collection Sale (from The Daily Mail, June 15, 191 1). The sale of the Huth collec- 
tion of autographs was continued at Mess^ Sotheby's rooms on June 13*** over £7,000 being reali- 
sed during the afternoon. The chief lot was a letter written by Mary Queen of Scots, while 
in captivity, which fell at the remarkable price of £1,025. The letter was acqui red by the late 
collector for two guineas(!) and ten per cent commission. Another item was a letter written by 
Katharine of Arragon, Queen of Henry Vili from Buckden, February 8"' 1534, to her nephew, 
the Emperor Charles V. It relates to the subject of her divorce, and entreats the Emperor, 
as the only friend she has in the world, to aid her to obtain justice. 

She closes the appeal with the words : — I was almost determined not to trouble your 
Majesty any more with my letters, but entrust the declaration of my justice to God, and ac- 
cept this as a remedy for my troubles and a consolation for my life. Yet it seemed to me as if 
especially when I see that the sin wherein the King my Lord charges me with, it were to bring 
about other sins every hour as it would appear from the attempt they have lately made, without 
fear of God and to the great scandal of ali Christendom, against the Holy See. 

After spirited bidding the letter, which Mr. Huth bought for £26 was knocked down 
at £800. 

A letter by another of Henry VIII's wives Katharine Parr, to her brother. Lord Parr, 
had reference to her marriage to the king. 

She observed that: It hathe pleased his Highness to take me of ali others most unworthie 
to his wief, whiche is as of reason, it ought to be the greatest joye and confort that could 
happen to me in this World. 

This realised £175, the price originally paid by Mr. Huth being £27, Other notable 
items which showed remarkable increases in vaine were the following : 

Price Paid Price of the Day 

Kent's 3 page letter £ 6-0-0 450 

Lamb's MSS « Grace before meal » » 5-2-6 455 

Mary Tudor i page letter » 81 520 

Raleigh (Sir W.) i page letter » 84-0-0 770 

Shelley 3 page letter » 6-12-0 425 

Shelley 3 page letter » 7 §5 

Washington 3 Y2 P^ge letter » 15 *■.... 71 



194 ENGLISH COURIER 



The two days sale realised £23,000 which showed a profit to the originai collector of 
over £10,000. The 245 lots cost about £2,000. No lot, however cost over £100. 

« AuTOGRAPH Profits » (from TAe Daily Mail, June ló^h (11). £1,015 for Henry Fielding's 
Signature. 

The remarkable sum of £1,015 was paid at Mess^ Sotheby's Rooms on June i3tf> for 
Fielding's autograph receipt. £600 paid him for the copyright of his masterpiece « Tom 
Jones » together vvith the originai agreement for writing the hook signed by him. These two 
documents formed part of the fine collection of autograph letters and documents gathered by 
the late Mr. Henry Huth, for which Mess^ Sotheran purchased in 1868 for 12 guineas. Many 
other remarkable increases in value occurred during the afternoon, the 123 lots sold producing 
about £6000. 

The total amount paid for the whole collection (245 lots) the remainder of which is 
being sold to-day, was a little over £2,000, and in no case did a single iletter or document 
cost aver £100. On June 14*^ not fewer than 15 items attained the dignity of 3 figures, and 
on 30 items a profit of no less then, £3,270 was shown. The following were among the most 
notable increases : 

l'rice Paid Price of the Day 

Beethoven's 9 Page Autograph score £ ii-o-o £ 205 

Burns' Authograph MS., The Jolly Beggars » 12-0-0 » 490 

Charles i l'o page letter » 14-15-0 ....,» 66 

Defoe I page letter » ii-ii-o » 295 

Drydens i page letter » 37-10-0 » 200 

Edward IV i page letter » 31-10-0 » 130 

Elizabeth 3 page letter » 75-0-0 » 365 

Fielding receipt and agreement » 12- 12-0 » 1,015 

Goldsmith » 37-100 » 280 

The Burn's MS, which consisted of 88 lines aroused a spirited contest finally falling to 
Mr. G. B. Smith of New York 

The Manchester Guardian of June 6"' had the following article : Sale of [Autographs. 
Byron's Contempt for the « Lake School of Poets ». Good prices w^ere realised for miscella- 
neous autographs recently sold at Messrs. Sotheby's in London. For a letter on two pages 
written by George Washington from Mount Vernon on May 25, 1786, and relating to the en- 
couragement of American agriculture, Mr. Brentano gave £65. The sum of £45 w^as paid by 
Mr. Pearson for a three-page letter from Frederick IL, King of Prussia, written in 1734, when 
he was fighting as a Royal prince under Eugene in the short war between Austria and France. 
Mr. Pearson gave £26 for an apparently unpublished Byron letter on si.x pages, sent to 
Octavius Gilchrist from Ravenna on September 5, 1821, and containing the following poetical 
criticism : 

It is a great error to suppose the present a high age of English poetry — it is equiva- 
lent to the age of Statius and Silius Italicus. 

These poor idiots of the Lakes, too, are diluting our literature as much as they can, 
in short, ali of us . . . . (except Campbell and Rogers) bave much to answer for. 

Mr. Major gave £18 for a three and a half page letter from Nelson, written off Lagos, 
May IO, 1805, when he was just off to the West Indies in pursuit of the enemy's fleet, which 
had made good its escape, and saying: 

The disappointment has worn me to a skeleton, and I ani in good truth very, very 
far from well, and a West India trip is not . . . best suited to my taste, but under the present 
circumstances who would giva up the voyage ? 

The sum of £90 was paid by Mr. Pearson for a collection of about a hundred letters 
in Lafayette's band, some of them dealing wirh his earliest intrigues in the Revolution. The 
same period was brought to mind by drafts in Benjamin Franklin 's writing addressed to the 



ENGLISH COURIER 195 



Governor of New York Slate and the Delegates of Pennsylvania in Congress, September 22, 
1787, recommending means to apprehend persons responsible for disorder. on the boundaries of 
the States. For these Mr. Sabin paid £18. ics. Another single letter from the same -writer 
reached £15. ics. (Mr. Maggs). Three pages written by Louis XIV. to Charles II. of En- 
gland (May 7, 1678), brought £17. los, (Mr. Pearson) : and for a letter to Napoleon from his 
brother-in-law, Joachim Murat, dated May 20, 1808, and containing a denial that he had in- 
fluenced the council of Castille in favour of the King of Naples, Joseph Bonaparte — « my 

views are absolutely pure and disinterested (towards you). I hope that the new king 

has been appointed. » — Mr. Charavay paid £22. 

An interesting musical autograph was a threepage letter in Italian from Haydn to Mme. 
Polzell, a singer at the theatre of Piacenza, written from London, January 14, 1792 during his 
first visit to England, and speaking of his reception. Mr. Pearson went up to £49 for this 
document. 

The total of the sale was £908. 

.^ 

A leading article from the same important Daily is bere reproduced in its entirety as 
we consider it of special merit and interest. The Novello Centenary. The « Musical Times » for 
June presents a Novello Centenary Supplement. The Novello firm has been throughout 
the last century so far representative in the publication of English choral music that this hi- 
storj' of its activities reads like a complete history of the subject. It is not generally known 
that we in England enjoy peculiar privilege in the cheapness of our choral music. The cheap- 
ness of instrumentai music and songs in German editions keeps us from suspecting that their 
part-songs and other choir music is even now mudi dearer than ours. This advantage we ovve 
largely to the past enterprise of the Novello family. The first representative of the family 
in this work was Vincent Novello, the « good Catholic friend, Nov. — » lauded in Lamb's 
« Chapter on Ears. » He began his musical life as a choir-boy at the Chapel of the Spanish 
Embassy, under Samuel Vebbe, the greatest of the English glee-writers. In those days en- 
thusiasm meant perforce the collection of manuscripts, and young Novello soon had a store. 
Use was probably the object of his earliest publications, for the first of them, « A Collection 
of Sacred Music, » in two folio volumes, dated May, iSii, he was forced to bave engraved 
at his own expense because no other publisher would take the risk. Easy Masses, and those of 
Havdn and Mozart, followed, and five volumes of Italian pieces from the Fitzwilliam Manu- 
scripts. « Purcell's Sacred Music. » « Croft's Anthems, » « Greene's Anthems, » and « Boyce's 
Cathedral Music » were solid contributions to English church music, and they did away with 
the general necessity for manuscript copies in cathedral choirs. 

« Boyce's Cathedral Music » is dated 1842. In 1S41 there began to spring up a new 
type of singing class, chiefly under John Hullah and Joseph Mainzer. In 1841 Mainzer, 
began to issue a small sheet, the « National Singing-class Circular, » and in 1842 « Mainzer's 
Musical Times and Singing-Class Circular, » which was turned over to Novello, the printer, in 
1844 and became the « Musical Times. » The inclusion of a piece of choral music in each 
number laid the foundation for the cheap prices we enjoy in this class of music. There was 
reform and philanthropy in the movement from the first, and the singing classes went band in 
band with temperance reform. Mainzer settled In Manchester in 1847, and the surrounding 
places proved a good field. The effort to reach the poorer classes is shown in the publication 
of the popular oratorios in monthly parts. « St. Paul » was issued in twenty sixpenny parts. 
In 1850 the son and successor of Vincent Novello petitioned Mr. Milner Gibson, the Chan- 
cellor of the Exchequer, for the removal of the Excise tax on paper, the tax upon advertise- 
ments, and the stamp tax on newspapers, which were vexatious hindrances to this popular 
movement. Alfred Novello's services in this struggle afterwards brought the suggestion of 
a knighthood from Mr. Gibson, but the compliment was declined. The association of music 
with philanthropic objects has not always strengthened music, and a tendency to Tupperise 



196 ENGLISH COURIER 



vocal music remains with us to this daj'. It has been not less marked in connection with the 
tonic sol-fa movement, which has eventually ousted the system of Hullah and Maixzer trough 
its higher theoretical qualities. Spencer Curwen was the elaborator of this system, and he 
also issued a magazine, the « Tonic Sol-fa Reporter, » in connection with it. This system is 
largely adopted in Novello's « School Music Review, » which is now doing much towards 
raising the standard of music teaching in schools, a field in which there is stili much work to 
be done. In 1S94, when the « Musical Times » commemorated its jubilee, Mr. Gladstone, 
in a congratulator\- letter to the Novello fimi, wrote : « Your firm is inseparably associated 
« in my mind with the introduction of cheap (instead of frightfully dear) music into this country, 
« and therefore with the remarkable extension of musical taste, knowledge, and practice among 
« the people of this country- during the last half-century. » It is no more than just to extend 
his praise now over the complete century since Vincent Novello began his labours. 

^^ 

The Soul of a Citv. Mr. Muirhead Bone's « Glasgow, Fifty Drawings, » has recently 
been published by Messrs. MacLehose. « The hook is a great piece of patriotism — a gift of 
loving and understanding interpretation made to Glasgow by one of her greatest living sons, 
who is also perhaps the most remarkable draughtsman in Britain of our day. Mr. Bone has 
seized that immanent and impalpable thing the soul of a city, and through imagination, insight 
and a technical power of expression well-nigh unmatched has made it a shining, living thing, 
apprehensible by ali of us. His grasp embraces ali its aspects. Glasgow is not merely a pa- 
geant of docks and shipping and populous streets busy with hurrying streams of traffic, but a 
place of secluded and deserted squares and terraces that are like a city of the dead. Look 
at his drawing of « St. Vincent-street Looking South » ; ali the emptiness and desolation of 
a residential neighbourhood off the highways of traffic are in it ; the one figure entering a 
four-wheeler seems, as he would in life, charged with some strange and important destiny that 
should bring him out in a place so remote and stili. There is another study of the sanie 
Street looking west and one of Douglas-street, both with shining, soaking pavements and dark, 
rain-sodden skies that are of the very essence of the town. Mr. Bone, though he pays his 
due respect to the older monuments that are the traditional matter of draughtsmanship, tackles 
the new as joyfully as the old. His zest and gusto for life and the stones that shelter and 
surround it are inexhaustible. Buchanan-Street, the railway stations, the flare and busyness of 
rail-layers on the tramway lines by night, Street markets and shipping and scaffolding — ali 
come his way, and each is invested with its special dramatic and artistic quality. Even that 
great rock of offence in Glasgow architecture, the University, finds itself transformed into so- 
mething beautiful — its tower seen in the distance hanging in the sky or gleaming palely 
through a window at night behind a seated figure. Times are changed now, and the old Scot- 
land with its bare ridged fields and windy airs has given place to the new, where smoulde- 
ring slag-heaps join town to town under black and murky skies. Mr. Bone has seen this too, 
and noted it, as his « St. RoUox » bears witness. It is a wonderful hook ». (Manchester Guardian). 

On The Sale of Cheap Reprints, the 3Iaiuhester Guardian has the following: There 
are one or two interesting points in a discussion by « The Bookseller » of the congestion in 
stocks of books consequent upon the rapid succession of cheap reprints. These « popular 
libraries » are said to necessitate Constant modifications of shelves and spaces in the shops, 
but they cannot be disregarded even by the large and fashionable booksellers. « That the 
« cheap hook is bringing back a semblance of life to the smaller country shops may be ad- 
mitted, » and perhaps it may be admitted, too, that the multiplication of centres of literary 
interest is a good thing. Possibly « the cheap literature of to-day is preparing the book-lovers 
of to-morrow » ; those who now care for little beyond the book's message may presently de- 



ENGLISH COURIER i97 



velop the specialist's love for forni and associations. It seems to be the curious experience of 
booksellers that while a series of popular books is in process of issue the demand for it con- 
tinues, but that the completion of the series reduces the sales at once ; « in each case the 
« closing of the list has had the immediate effect of deadening the stock. » Of course in these 
series some books go far better than others, and it is difficult to represent them adequately 
without the danger of acquiring bad stock. On this point a practical suggestion is made, and, 
though booksellers are loth to adopt the system that is sometimes described in Manchester as 
taking goods « on appro, (approvai) » there seems to be something in it. As the « slow-sellers » 
not only take up space, but do so to the exclusion of books that would sell, and as « this condi- 
tion of unhealthy circulation has killed many a good series, » it is proposed that the book- 
seller should be permitted to exchange the books that do not sell for others of the same se- 
ries and at the sanie price. Obviously a publisher will not like to receive a lot of « returns, » 
especially if the various booksellers are alike in failing to sell particular books, but even this 
inconvenience and disadvantage niay be preferred to the prevention of a free circulation. 

Says the Editor of « Books and Booknien {Manch. Giiard.) « A correspondent sends us 
a note with so niuch of the gusto of the book-hunter in it that only exigencies of space pre- 
vent US from printing it in full. He deals with second-hand hook buying in small country tovvns, 
and points out that, whereas in great centres the booksellers knovv values so well that they do 
not sell books at less than the maximum price, in the country, on the other band, auctioneers 
who price an ox at a glance assess ali books on the scale of waste paper. « The furniture 
sales at term-time, » he says, « are the book-hunter's great opportunity. In one corner he 
finds, perhaps, loo volumes (once it was a heap weighing half a ton) ; he selects a bundle 
— if they are not already tied up into curiously indiscriminate « lots, » — and when the hou- 
sehold goods are ali cleared off and the attendance decimated he makes his modest bids against 
a pavvnbroker or a marine store dealer. He has no competition from the second-hand book- 
sellers of big towns 30 to 100 miles distant, and as long as he keeps clear of modem fiction, 
which sells at an astonishingly high rate on such occasions, he is assured of bargains. » Here 
is one of our correspondent's « lots. » It included Hayley's « Life and Letters » of Covvper 
and the Poems, seven vols., 1812 ; « Peter's Letters to his Kinsfolk, » four vols, 1819: James 
Hogg's « Queen Hinde, » « Life and Letters of Lady Russell, » 181 9 : Knickerbocker's « Hi- 
story of New York, » Hammond's Controversial Tracts, 1644 ; and Laurence Echard's « History 
of England » (folio), This « lot » went for four shillings ! « But, » says our correspondent, 
« the biggest bargain of ali was Swift's Works, edited by Scott, 1824, I9 volumes, in capital 
condition, for 2s. 6d. the lot! Why, it is worth the money alone to discover Swift's theory of 
how the Irish Protestant bishops were appointed. » There is nothing in those purchases which, 
perhaps, would give Mr. Quaritch a sense of lost opportunity, but they are stonishing results, 
and show that a resident in the country has no reason to envy those who can raid the London 
bookstalls at will ». 

Several very beautifully bound editions of the Prayer-book, which include the Coronation 
Service, were issued early in June to meet the occasion. That published by the Oxford Uni- 
versity Press is dedicated to the King by special permission, It is specially printed from new 
type, in red and black, and is issued in various bindings. A pleasing one is that in purple and 
gold, with a design by Mr. Cyril Davenport, Superintendent of Bookbinding at the British Mu- 
seum. The prices vary, according to binding, from half a guinea to a guinea. The Prayer-book 
published by Messrs. Eyre and Spottiswoode contains, among other appropriate features, the 
words and score of the Coronation anthem composed by Sir Frederick Bridges. It is bound in 
purple, gold, and scarlet, and is of useful bulk. 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 5°-6» 25 



igS EXGLISH COURIER 



We take the following from « Aìnicitia » (the organ of « The International Brotherhood ») 
so ably edited by l'Ir. H. H. Bellhouse : 

« Toiis les Chefs-d'ceuvredelaLittératuyefranqaise. is. per vohime net. This series is now 
being issued as a companion to that of Everynnan. It will consist when complete of loo vo- 
lumes, and is being issued at the rate of five in each month. The May instalment consisted 
of « La Chanson de Roland, » « Le Pére Goriot» (Balzac), « Deux Vies parallèles » (Amyot), 
a volume of Rabelais and one of Voltaire. 

Messrs. Dent are to be congratulated on their excellent series, which is unsurpassed for 
value to students of French literature. A perusal of the list indicates how admirable is the se- 
lection. The works of each author are accompanied by a biographical and criticai notice, and 
such notes as are strictly necessar}-. Explanations of words in the old French text, which re- 
quire glossing, are inserted in brackets in French and in different type after the words them- 
selves, whereby the waste of time and fatigue of continuai reference to a general glossar}' will 
be avoided. Printed in good, clear type and strongly bound in cloth; the volumes are light 
and handy, and pleasing in appearance ». 

We give bere an extract of an article by A. V. which appeared in the London Antiquary : 
« Dr. Mariano Desideri, an Italian scholar, has published a MS. formerly belonging to the 
noble family of Roccabianca di Ripatransone, giving an account of the coronation of Charles IL, 
written by an Italian eye-witness. The description given is the more interesting from an hi- 
storical point of view as the year r66r saw tiie restoration of the Monarchy in England. In 
view of the recent coronation, it may be of interest to give some account of the MS., which 
bas been ably edited by Prof. Desideri, of the Liceo Regio, Tivoli. The descriptions of 
the coronation forms part of a larger MS., entitled « Itinerario, o sincero racconto del 
viaggio fatto da me G. C. (i.e. Giuseppe Castelli), per l'Italia, Francia, Spagna, Olanda, 
Inghilterra, Fiandra e Germania ». The author begins his account of the coronation with an 
invective against Cromwell. « I will not », he says, « renew the memory of the most 
strange and frightful tragedy that the world has ever seen. » « It pleased God, » he quaintly 
continues « to relieve mankind of the Protector, and Charles, aided by General Monk and the 
Royalists, carne to the throne. » The public entry into London took place on Monday 
Aprii 22"d, i66r, the day preceding St. George's day. The cortège extended over three miles. 
The author minutely describes four triumphal arches that had been erected, representing Abun- 
dance, Concord, Joy, and the Restoration of the monarchy. AH along the route the buildings 
were lavishly decorated with magnifìcent carpets and costly tapestr>\ At seven on the mor- 
ning of Aprii 22"^ the King, accompanied by his suite, went to the Tower of London, where 
ali who were to take part in the pageant had assembled. Castelli gives a minute description 
of the procession. First came a drum, followed by trumpeters and the Duke of York's Guards 
on horseback ; then came forty outriders, clad in red tunics, with silvers lace. The esquires 
of the Knight of the Bath were followed by representatives of the Court of Chancer>- the Masters 
of the Ceremonies, cup bearers, shield bearers, and others. The seventy Knights of the Bath, 
in their robes, were followed by the judges and the Earl Marshal. Then a drum, twelve trum- 
peters, the mace-bearer, sergeant, and trumpeter, ali superbly attired. Next came the several orders 
of the nobility, followed by many heralds, with cassock of blue velvet and embroidered lace, 
hearing the Royal Arms. The Lord Chancellor and mace-bearers were followed by other judges. 
After the Lord High Treasurer came representatives of the Dukedoms of Normandy and of 
Aquitaine. These were immediately followed by the Duke of York, with ten pages and twenty 
footmen in splendid uniforms. Then came the Constable of England, with twelve mace-bearers, 
and the Lord High Chamberlain. Finally appeared His Majesty, clad in the Royal robes em- 



ENGLTSH COURIER 199 



broidered with gold lace, riding a vvhite borse sumptuously caparisoned. His Majesty was sur- 
rounded by a bodyguard of noblemen and gentlemen, ali splendidly attired. Then carne 
General Monk dressed m a siiperb uniform ; then the Captain of Halberdiers, with halberd. 
The soldiers, Castelli notes, had a uniform like the Germans. A drum and four trumpeters 
carne later, followed by the Royal Guards on horseback. These numbered 250, and carried 
carbines in their hands. A volunteer guard of gentlemen on horseback was headed by the 
Lieutenant of the Tower of London. In this order the cavalcade, numbering 1,500, went to 
the royal palace. The following day, Aprii 23''d, being the feast of St. George, His Majesty 
went by water to the neighbouring Church of St. Peter, whither he was escorted by the no- 
blemen and barons who were present on the preceding day. The barons, earls, marquises, 
and dukes headed the procession. Then followed three carrying swords, symbolizing Justice, 
Fortitude, and Mercy, the last blunted as a sign of mercy. Next carne the Chancellor, the 
Constable, the Chamberlain, the Duke of York, General Monk, with the crown in his band, 
and the Duke of Buckingham with a silver globe, symbolizing the world, On entering the 
Church the King sat on chair near the throne, which was placed in the centre under the 
dome. After many hymns had been sung, the King arose and took his seat near the aitar, 
and listened to a long sermon preached by a Bishop. This ended, the Chancellor marched 
round the three sides of the church, asking in a large voice ali the dukes, marquises, earls, 
knights, and barons, assembled if they wished to bave Charles II. as their King. To which ali 
answered: Yes, yes ! Long live the King! This done the King sat on the chair that had be- 
longed to St. Edward, and was invested with his regal robes. The ceremony of anointing was 
performed by William Juxon, Archbishop of Canterbury, the same that had ministered to the 
King's father on the scaffbld. Then two sceptres, one of which was said to be St. Edward's, 
were placed in the King's band. He was then crowned with a magnificently jewelled crown. 
The King now for the first time assumed a position on the royal throne in view of the people, 
The Duke of York and ali the other noblemen advanced to swear allegiance to the new King. 
Whilst the oath was being administered the Chancellor proclaimed on ali sides the coronation 
of the King, exhorting, ali to show their fealty, and proniising that on doing so they would 
find him a loving prince and father. Whilst this proclamation was being made, gold and Sil- 
ver coins were thrown among those assembled. The ceremony ended, His Majesty went to the 
Great Hall of Parliament where that morning he banqueted under a superb canopy, with the 
Duke of York and, at other tables, ali the nobility and members of Parliament who were pre- 
sent. We give in full Castelli's narrative of the following interesting episode : 

Half way through the banquet there appeared in the hall a knight in full armour, with 
an esquire carrying his shield, followed by other persons. Having reached the table at which 
the King was seated, he raised his vizor, and challenged anyone who did not consider legiti- 
mate the coronation of the King. He declared that he was ready to maintain it, and to 
give the He to anyone of diverse sentiment from his own. As a proof of this, the threw down 
his giove on the floor as a challenge, and waited for some time to see if anyone moved. No 
one having come forward to contradict him, he was honoured by the King with various viands 
and a bowl of wine. The Knight, having humbly thanked His Majesty, forthwith withdrew. 
The banquet ended the ceremonies. That same evening ali over the city bonfires were lighted 
as a sign of public rejoicing. « These loyat .demonstrations of joy » our author concludes, 
« proved the universal jubilation over the restoration of the rightful King to his father's throne ». 

A. Valgimigli. 



HUGUES VAGANAY 



Les Romans de chevalerie italiens d'inspiration ^spagnole 



ESSAI DE BIBLIOGRAPHIE 



AIVIADIS DI GAULA 



Voi. Vili e IX (Libro IX). 
1550. 

VHÌSTORIA DIl AMADIS DI GRECIA CA- 1| VALLIER DELL' AR-|| 
DENTE SPADA. || NVOVAMENTE DAL SPA- \ gnuolo nella lingua Italiana 
tradotto. || [Fleuron] || [Grande marque de la Sibylle, avec devise: QUAL PIV 
FERMO II È IL MIO FOGLIO || È IL MIO PRESAGIO.] \\ Co 7 Priuilegio del 
sommo Pontefice Giulio III. & || dell Illustrissimo Se?iato Veìieto per anni XX. 

Bibliotheca regia Monacensis. P. O. hisp. 100 (relié en 2 volumes, peaii de 
truie estampée à froid avec fermoirs en cuir.) — Melzi, n.** 769 (ne l'a pas vu, 
mais le signale d'après le Catalogne Pinelli et Crofts). 

In-8 de 12 ffnc," 205 fF., i f. blanc. — 344 fF. 

E. [A j]. — Titre. — v", blanc. 

F. A ij. IVLIVS PAPA III. Il MOTV PROPRIO &.... [Privilège general 
donne à IMichael Tramezinus pour « diverse opere Latine, & Italica: ipsa Italica 
tam ex latino, & hispanico idiomate translata, quam Italica,... »]. 

F. A iij v", 1549. die. 75 Odobris in Cons. Rogatorum. [Privilège special à 
Amadis de Grece, signé Aloysius de Garzonibus Due. Not.]. 

E. A iiij. ALL' ILLVSTRIS- || SIMO ET ECCELLENTISSI- || mo Signor, 
il Signor doìi Alfonso da Este || Prencipe di Ferrara. 

Commune parere è Illustrissimo & Eccellentissimo Signor mio di tutti i 
sani, che la Caualleria egregiamente essercitata, sia il più degno & honorato grado, 
che la fortuna possa dar à mortali ; per ciò che quella è il mantenimento de gli 
Stati, conseruatione della pace, & un singoiar' esercitio di uirtù, nel quale l'huomo 
può scoprire quanto di ualore, e di gentilezza s'annida nel cuor suo, come s' è 
ueduto ne l'età uecchia, & hora più chiaramente nella nostra in molti famosi 
Cauallieri, ma spetialmente nella Eccellentia uostra, la quale ne gli anni teneri 
già buona pezza manda in luce quei frutti, che la buona speranza con chia- 
rissimi inditij sin da le fascie prometteua : la onde uedendosi tanti alti principi] 
di quella uirtù, da tutti meritamente commendata, ogn' uno reuerisce & honoran 
quel raggio che da non matura forza per tutto lampeggia di maniera, che con 
la sua luce ha già superato ogni inuidia ; & io parimente da tanto splendore 
desto, e poi dal Signor Bartholomeo Sala, che per la seruitù, la qual deue à 



*) Conlinuation : v. La Bibliofilia, voi. XHI, pag. 124. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 201 

quella, tien conto minutamente d' ogni sua uirtù, e la predica di continuo, rag- 
guagliatone, à pieno : mi ho posto in cuore, che hauendo fatto tradurre di fre- 
sco ne r idioma Italiano . Amadis di Grecia, libro auanti ad ogni altro che sia 
mai uenuto in luce, in ragionar della Caualleria più egregio, non potesse, ad 
altro Caualliero di nostra età, che meglio con fatti esprimesse la uirtù militare, 
intitolarlo à nostra Eccellentia ; essendo più che certo, che mi riuscirà prima 
quel, che tanto ho bramato, di esser dico di tanta uirtu seruitore, e poi che 
l'opera istessa sotto il lampeggiante fauore di quella n' andara tanto sicura, quanto 
il famoso nome suo batte le ueloci ali per ogni paese ; dirò anchora che uostra 
Eccellentia leggendo la rara uirtu Caualleresca de' passati s' inanimerà più ad 
essercitare tutto quel ualore e cortesi maniere, che uedra tanto singolarmente 
nell'altrui uita espresse, rauuedendosi di haver già senza leggerne, da natia in- 
clinatione mosso, tanto operato nella Caualleria, che ne ^prende l'età nostra stu- 
pore & allegrezza, sperando pur di ueder rinuerdire quell'antica militia, che solo 
à giouare altamente à gli oppressi studiaua, il che ha tanto essaltato la Caual- 
leria,, che ogni ingegno «It età la predica, e commenda. Appresento adunque à 
uostra Eccellentia questo picciol dono, con ferma speranza, che non potrà la pic- 
ciola mia fortuna contra porsi eh' io non rimanga Servitore di quella, il che mi 
recherò à somma gloria, e goderommi della benigna accoglienza che farà Vostra 
Eccellentia à quest'opera, poi che non posso con maggiore occasione appresen- 
tarmi à piedi di quella, laquale Iddio conserui felice. 

D. V. Eccellentia humilissimo & affettionatissimo Seruitore, Michele Tra- 
mezzino. 

F. [A vj] TAVOLA DELLA PRIMA 1| parte di questa opera. 

In qual modo il cauallier dell'Ardente spada da fanciullo capitasse in man 
de' Mori, & da chi hebbe creanza. Cap. I. 

Che essendo il Re ito à caccia fu da un Orso ferito & scampato dal fan- 
ciul dell'Ardente spada. Cap. IL 

Che Maudeno disse al Re che la Reina haueua pratica d'amor co '1 caual- 
lier dell'Ardente spada. Cap. III. 

Che il Re Magadeno, «& Fulortino fur liberati dal cauallier dell'Ardente 
spada, & che fu preso il Re di Tarso, & fu posto fine alla guerra. Cap. IIII. 

Che '1 cauallier dell'Ardente spada fu proueduto di buone arme in una fo- 
resta dal mago Alchifo. Cap. V. 

Che '1 cauallier dell'Ardente spada capito alla montagna diffesa, & prese la 
fortezza uincendo Fraudalo. Cap. VI. 

Che '1 cauallier dell'Ardente spada fu uisitato dal Re di Hierusalem, & quel 
che concertaron sopra la sua libertà. Cap. VII. 

Quel che fecero Griceleria & Onoloria dopò che partorirono, & lor figliuoli 
si perderono. Cap. Vili. 

Che Lucenti© & Florindo si partiron nascosamente da Florisma, & Lucen- 
ti© fu fatto caualliere. Cap. IX. 

Che Lucenti© andò con la donzella di Grimarte, & uccise il cauallier che le 
haueua t©lto 1' elmo. Cap. X. 

Che r Imperator Splandian© uenne alla montagna diffesa, «S: combattè co' 1 
cauallier dell'Ardente spada. Cap. XI. 



HUGUES VAGANAY 



Che i uenti Turchi uolsero uccidere Splandiano, & egli con l'aiuto di Fran- 
dalo gli uccise. Cap. XII. 

Che '1 cauallier dell'Ardente spada uinse il Re di Sicilia & andò poi con 
esso lui. Cap. XIII. 

Che il cauallier dell'Ardente spada col Re di Sicilia si persero in mare & 
capitaron nella gran Bertagna. Cap. XIIII. 

Che il Re Amadis seppe che quello era il cauallier che hauea presa la 
montagna diffesa. Cap. XV. 

Che '1 cauallier uinse Orizeno & Brauarte che uennero à prouarsi con lui. 
Cap. XVI. 

La battaglia che il cauallier dell'Ardente spada, & il Re hebbero con Fra- 
dalone Ciclopo & suo figliuolo. Cap. XVII. 

Che fu morta la Gigantessa, che fur liberate la Reina & la figliuola, l'amor 
di lei e '1 cauallier dell'Ardente spada. Cap. XVIII. 

La gran fortuna e' hebbero in mare, & una cosa marauigliosa molto che 
uiddero. Cap. XIX. 

Che il cauallier dell'Ardente spada guadagnò per forza d'arme l'Isola d'Ar- 
gene. Cap. XX. 

Che furon disencantati 1' Imperator di Trcbisonda, Lisuarte di Grecia, Pe- 
rion di Gaula, & Òlorio. Cap. XXI. 

Il modo che la Reina Zirfea tenne in incantar quei personaggi. Cap. XXII. 
Quel che fra 1' Imperator di Trabisonda, & i cauallieri fu detto & fatto in- 
nanzi che Assiana tornasse di caccia. Cap. XXIII. 

Che un solo Caualliere combattè con sei innanzi il castello. Cap. XXIIII. 
Chi era il cauallier dall'arme nere, & perche quiui capitasse. Cap. XXV. 
Che r Infanta Assiana mandò per il cauallier dell' Ardente spada, & che ui 
andò à medicarsi con Gradamarte. Cap. XXVI. 

Che r Imperatore & gli altri andarono à desintir con l' Infanta Assiana. 
Cap. XX VII. 

Che la Gigantessa Alalfadea uenne a domandar aiuto al Re Amadis. 
Cap. XXVIII. 

Che dal cauallier dell'Ardente spada & Gradamarte fu soccorso il Re 
Amadis. Cap. XXIX. 

Che i duo cauallieri appartarono all' Isola della Torre Vermiglia, doue li- 
beraron Galeotto, & Aladasima. Cap. XXX. 

Che r Imperatore di Trabisonda & gli altri capitarono alla gran Bertagna, 
che Perione combattè co '1 cauallier del passo, & si riconobbero padre, & figliuolo. 
Cap. XXXL 

Che iVlchifa portò nuoue alla Reina Oriana di Lisuarte & Perione. 
Cap. XXXII. 

Quel che fece il Re Amadis nella Ciclada maggiore, poi che fu guarito. 
Cap. XXXIIL 

Che il Re Amadis incontrò in mare la rcina Burucca & andò con esso lei 
à liberarla della falsa accusa. Cap. XX XIIII. 

Che il Re Amadis combattè con Maudeno & Azarucco suo cugino, & amen- 
dui uinse. Cap. XXXV. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 203 

Quel che intrauenne nella corte dell' Imperator di Roma. Cap. XXXVI. 

Che il Duca di Bug^lione uccise à tradimento l' Imperatore Arquisillo & 
Dinerpio suo figliuolo. Cap. XXXVII. 

Che le Prencipesse Brisena & Sclariana furon prese da corsali. Cap. XXXVIII. 

Che destatasi Brisena si trouò manco la figliuola, che fu liberata da Gan- 
dalino, & dal Re Amadis. Cap. XXXIX. 

Che i Prencipi che eran nella gran Bertagna si partiron per i lor Regni, 
e '1 soccorso mandato al Re Amadis. Cap. XL. 

Che al Cauallier dell'ardente spada auuenne una strana auuentura. Cap. XLI. 

Chi fusse il cauallier e' haueua in mar combattuto col cauallier dell'ardente 
spada, & perche andaua cosi. Cap. XLII. 

Quel che Brimarte fece dopò questa uittoria in seruigio di Onoria Prencipessa 
di Polonia. Cap. XLIII. 

Che il cauallier dall'ardente spada lasciò Gradamarte & andò à cercare 
Brimarte. Cap. XLIIII. 

Quel che al Re di Sicilia auuenne, & che fu soccorso il Re Amadis nel 
racquistar l' Imperio. Cap. XLV. 

Che soprauenne il cauallier dell'Ardente spada à combattere con Brimarte. 
Cap. XLVI. 

Che '1 cauallier dell'ardente spada scrisse al Re Magadeno & che si mutò 
il nome chiamandosi Amadis di Grecia. Cap. XLVII. 

Che uinse il Re Amadis la battaglia e '1 Re di Francia fu morto da Ama- 
dis di Grecia. Cap. XLVIII. 

Che fu ubbedito per Re di Francia Alpartaccio, & i Francesi in fauor del 
Re Amadis andaron contra l' Imperator Tiranno. Cap. XLIX. 

Che fu data la battaglia, e '1 successo di essa. Cap. L. 

Che furon abbrusciate le porte della città & gli Alemani morti. Cap. LI. 

Chi furono quei che presero la città di Maguntio. Cap. ultimo [Lll]. 

Il fine della tauola della prima parte del libro di Amadis di Grecia. 

F. [a viii v°], blanc. 

F. b. TAVOLA DELLA SECONDA PAR I| te del libro di Amadis di Gre- 
cia cauallier || deW ardente spada. 

La giunta dell' Imperator di Trebisonda nel suo Imperio, «& che Zairo sol- 
dan di Babilonia si innamorò in sogno della Prencipessa Onoloria. Cap. I. 

Le grate accoglienze fatte all' Imperator & quei Prencipi dall' Imperatrice 
& le figliuole. Cap. IL 

Che Zairo mandò per saluocondotto allo Imperator di Trabisonda. Cap. III. 

Le grate accoglienze fatte dall' Imperatore al Soldano & Abra. Cap. IIII. 

Quel che fece Zairo gli otto primi giorni che la giostra mantenne, & la 
lettra che mandò à Onoloria & la risposta. Cap. V. 

Che il ualente cauallier Brimarte amatore capitò in Trabisonda & la bat- 
taglia e' hebbe con Zairo. Cap. VI. 

Che r Infante Abra scoperse à Lisuarte l'animo suo, & la risposta che le 
diede. Cap. VII. 

Che il Soldano Zairo, Abra & gli altri si fecero con inganno Christiani, 
e '1 rumor che nacque nella corte. Cap. Vili. 



204 HUGUES VAGANAY 



Che r Imperator fece intendere à Lisuarte & Onoloria che desser campioni 
che diffendesser in campo la causa loro, et chi accettò la battaglia per loro. 
Cap. IX. 

La battaglia fatta per difFesa di Onoloria & Lisuarte. Cap. X. 

Che seppe Lisuarte chi era il caualliere che lo haueua liberato. Cap. XI. 

Che il Re Amadis con Amadis di Grecia liberò da morte Brimarte, & pa- 
cifìcogli insieme. Cap. XII. 

Che Nichea mandò una lettra al cauallier dell'ardente spada. Cap. XIII. 

Chi era questa Prencipessa Nichea, & perche, & come s' innamorasse del 
cauallier dell'Ardente spada. Cap. XIIIL 

Quel che pensò sopra questa lettra Amadis di Grecia & la risposta che 
diede. Cap. XV. 

Che andando Amadis di Grecia à Londra si incontrò co '1 Re Amadis, & il 
Re Galaoro. Cap. XVJ. 

Quel che adiuenne fra Amadis di Grecia «!fc la Prencipessa Lucela. 
Cap. XVII. 

Che Bussendo ritornò con la lettra alla Prencipessa Xichea. Cap. XVIII. 

Quel che auuenne dopò la partita del nano. Cap. XIX. 

Dell' incantamento che fece Zirfea Reina d'Argene sopra l'iimor d'Anasta- 
rasso. Cap. XX, 

L'essercito che si assembrò contra 1' Imperator di Trabisonda, Cap. XXL 

Che partorì Onoloria, & quel che le auuenne dopò il parto. Cap. XXII. 

Come fusse à caso 1' Imperator soccorso & morto Zairo. Cap. XXIII. 

Che Lisuarte di Grecia sposò . Onoloria, & Perione Griceleria, & tutti tor- 
naron in Trabisonda. Cap. XXIIII. 

Che fussero i cauallieri che presero il nano & quel che al cauallier del- 
l'ardente spada auuenne per liberarlo. Cap. XXV. 

Che fu ucciso Aberuice, & liberata la Reina, & il sogno che sognò Amadis 
di Grecia. Cap. XXVI. 

Che incoronata Abra dell' Imperio di Babilonia hebbe in suo soccorso la 
Reina Zaara che sfido Lisuarte. Cap, XXVII. 

Che la Reina Liberna andò con Amadis di Grecia à ueder la gloria di 
Nicchea. XXVIII. 

Che la donzella di Abra presentò la lettra à Lisuarte di Grecia. Cap. XXIX. 

Che andando Amadis di Grecia cercando il Mago si incontrò un scudiero 
che portaua 1' imagini. Cap. XXX. 

Quel che ad Amadis auuenne all' Isola dishabitata. Cap. XXXI. 

Che Amadis di Grecia andò à l' Isola della Lizza per liberar Bussendo, & 
che uccise la bestia serpentaria. Cap. XXXII. 

Che Bussendo narrò ad Amadis di Grecia quel che gli era auuenuto & gli 
diede la lettra dì Nicchea. Cap. XXXIII. 

Che la Reina Zaara con l' Imperatrice Abra uenne alla corte di Trabisonda 
& che fu deputato il giorno della battaglia con Lisuarte. Cap. XXXIIII. 

Che la Prencipessa Onoloria scoperse à Lisuarte che pensaua che '1 cauallier 
dell'ardente spada fosse suo figliuolo. Cap, XXXV. 

La battaglia che fece Lisuarte con la Reina Zaara. Cap. XXXVI. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 205 



Che Leofano, & Malfadea uennero alla corte di Trabisonda, & la uenuta di 
una donzella strana. Cap. XXXVII. 

Che Amadis di Grecia iienne alla corte con la donzella di Abra. 
Cap. XXXVIII. 

Che fu disfidato Lisuarte & fur signalate l'arme e '1 campo. Cap. XXXIX. 

Che fu la Reina Zaara assoluta da Lisuarte di quel che gli haueua promesso 
nella battaglia. Cap. XL. 

La gran battaglia fra Amadis di Grecia & Lisuarte & in qual modo si 
riconoscessero. Cap. XLI. 

Che r Imperatrice Sclariana fu sposata à don Florestano di Sardegna. 
Cap. XLII. 

Che Amadis di Grecia uisitò Abra, & la persuase à pacificarsi con Lisuarte, 
& quel che ella rispose. Cap. XLIII. 

Lo inganno che una donzella fece à Lisuarte & Amadis di Grecia alla corte. 
Cap. XLIIII. 

Che fu Lisuarte preso à tradimento con Amadis di Grecia & liberati dalla 
Reina Zaara. Cap. XLV. 

Le lettre che Abra & Lisuarte si mandarono di disfida. Cap, XLVI. 

Quel che auuenne nella prona di castello. Cap. XLVIL 

Quel che successe ad Abra nella pruoua del castello. Cap. XLVIIL 

Che Amadis di Grecia si partì con la Prencipessa Lucida, «& il ragiona- 
mento dell' Infanta Asiana. Cap. XLIX. 

Che la Reina di Argene uenne per Vrganda & Alchifo per menargli à 
ueder la gloria di Nicchea. Cap. L. 

L'edificio mirabile che questi tre sani fecero nel castel dell'universo. Càp. LI. 

Che portò la lettra Alchifa alla corte, & che Amadis di Grecia apportò nel 
Regno di Saba. Cap. LII. 

Che si persero in mare il Re Amadis l' Imperator Splandiano & gli altri 
& prouaron la gloria di Nicchea. Cap. LUI. 

Quel che auuenne al Re Amadis & il Re don Galaoro, Cap. LIIII. 

Che il Re Amadis prouò la auuentùra della gloria di Nicchea laquale 
disencantò con tutti gli altri. Cap. LV, 

Che Amadis di Grecia uinse il Re dell' Isola Taprobana, & che maritò 
Lucida à Gradamarte. Cap. LVI. 

Il ragionamento fatto da x\bra à i sessanta Re perche la seguissero contra 
Lisuarte di Grecia. Cap. LVII. 

L'ordine che tenner Amadis di Grecia & Gradamarte nell' andar nell'Im- 
perio di Nicchea. Cap. LVIII. 

Che il Soldano ricercò d' amore Nereida, & la risposta che ella gli fece. 
Cap. LIX. 

Che Nereida andò à uisitar Nicchea & il ragionamento fatto fra loro. Cap. LX. 

Che il Prencipe di Tracia hebbe nelle mani lo scudo di Mondon della 
Lizza, & quel che fece. Cap. LXI. 

Che '1 Prencipe di Tracia parlò à Nicchea. Cap. LXII. 

Che Nereida salì la torre dell' Vniuerso doue uidde l'errore in che era posta 
Nicchea. Cap. LXIII. 

La Bibliofilia, anno XI H, dispensa ^^-d?^ ^° 



2o6 . HUGUES VAGAXAY 



Che Xereida uinse nella battaglia il Prencipe & 1' uccise & vinse Fulor- 
tino. Gap. LXIIII. 

Che Xereida andò à uisitar Xicchea, & se le manifestò. Cap. LXV. 
Che Nereida andò à ueder Fulortino tS: si conobbero con molto piacere. 
Cap. LXVI. 

Che uenne alla corte del Soldano nuoua della guerra di Trabisonda, & che 
Nereida andò in soccorso di Asiana. Cap. LXVII. 

Che moriron 1' Imperator di Trabisonda, la Imperatrice, & la Prencipessa 
Onoloria. Cap. LXVIII. 

Che r Imperatrice Abra comparse à uista della città di Trabisonda, che si 
condolse del dolor di Lisuarte. Cap. LXIX, 

La battaglia e' hebbe Lisuarte con le genti pagane. Cap, LXX. 

Che r Imperatrice Asiana soccorse Lisuarte con buono essercito. Cap. LXXL 

Le lettre che si mandarono queste due competitore dell' Imperio di Babi- 
lonia. Cap. LXXII. 

Le cose che successero durante il termine della tregua. Cap. LXXIII. 

Quel che seguì in questa pericolosa battaglia, e '1 soccorso di Nereida. 
Cap. LXXIIII. 

Che Lucentio combattè con Perion di Gaula, & si conobbero per padre & 
figliuolo. Cap. LXXV. 

Che r Imperatore & Abra giunsero alla corte *Sc le parole usate da Abra 
alle sue donzelle. Cap. LXXVI. 

Quel che auuenne nella corte delle» Imperatore dopò che si conobbero Perion 
di Gaula & Lucentio suo figliuolo. Cap. LXXVII. 

Della nuoua sparsa della morte di Amadis di Grecia, & quel che fece Lu- 
cela. Cap. LXXVIII. 

In qual modo Amadis di Grecia robbasse la sua cara Xicchea. Cap. LXXIX. 

Quel che auuenne in questo tempo à Gradamarte. Cap. LXXX. 

Quel che auuenne ad Amadis di Grecia, à Xicchea, Zaara, & gli altri. 
Cap. LXXXI. 

Che r heremita raccontò la causa dell'incanto di quell'Isola. Cap. LXXXII. 

Le strane cose che uiddero nel castello incantato Amadis di Grecia & la 
Reina. Cap. LXXXIII. 

La battaglia che hebbe Amadis con Mostruofurone &: la libertà de i pri- 
gioni. Cap. LXXXIIII. 

Che liberato Gradamarte, & gli altri uenne al Castel Xicchea. Cap. LXX XV. 

Quel che fece Lisuarte con Abra & con Asiana, & che egli sposò poi Abra. 
Cap. LXXXVI. 

La entrata di Zaara & X'^ereida in Trabisonda & l'allegrezza della ritrouata 
di Amadis di Grecia. Cap. LXXXVII. 

Che Furior Cornelio uenne à disfidare Amadis di Grecia. Cap. LXXXVII F. 

Il fine di si pericolosa battaglia & che quei Prencipi partiron tutti per i 
Regni loro. Cap. LXXXIX. 

La lettra che mandò Lucela ad Amadis di Grecia. Cap. XC. 

Che Xicchea partorì don Fioriscilo, & altre Reine hebbero figliuoli. 
Cap. XCI. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 207 



Quel che auuenne della figliuola dell' Imperator Lisuarte & Onoloria. 

Cap. XCII. 

Che don Fioriscilo con Garintero pe '1 mezzo di Darinello andò à ueder 

Siluia. Cap. xeni. 

Che don Florisello si fece pastore per amor di Siluia. Cap. XCIIII. 

Che Darinello ritornò à Siluia, & tutti tre si partiron per 1' inferno di 
Anastarasso. Cap. XCV. 

Quel che à questi tre auuenne nell' andare all' inferno di Anastarasso. 
Cap. Vltimo. [XCVI]. 

// fiyie della taiiola della seconda parte del li- || bro di Amadis di Grecia. 

F. I. LA PRIMA PARTE 1| DELLA RISTORI A DI |1 AMADIS DI 
GRECIA, Il Caiiallier deW Ardente spada. 

F. 205. Il fine de la prima parte di Amadis di Gre || eia cauallier dell'Ar- 
dente spada. 

Au v°: In Venetia per Michele Tramezino. \ Nel M D L. 

F. [CC vj] blanc. 

Le tome II n'a point de titre, mais commence au f. i par un simple titre 
de départ : LA SECONDA PARTE |1 DEL LIBRO DI AMADIS j] DI GRECIA 
CAVALIER II DELL'ARDENTE SPADA. 

F. 344. Il fine della seconda parte di Amadis di\ Grecia canal lier dell'ardente 
spada. Il In Vinegia per Michele Tramezzino. |1 M D L. — Au v°, grande marque 
de la Sybille, comme au titre du premier volume, mais sans la devise. 

1557. 

U HISTORIA Z>/ Il AMADIS DI GRECIA CA- || VALLIER DEL- 
L' AR- Il DENTE SPADA, || NVOV AMENTE DAL SPA- \\gnuolo nella lingua 
Italiana tradotta. || [Alarque] || Col Priuilegio del sommo Pontefice Giulio III. & || 
dell Illustrissimo Senato Veneto per afuii XX. 

In-8 de 8 ffnc, 105 ff., r f. blanc. 

Bibliothèque de la Ville de Lyon, 346603. — Non signalé par Melzi. — 
London, British ]\Iuseum. 12450. e. 19. 

* 1565- 

Cette édition, que Melzi décrit d'après l'exemplaire qu' il possédait, parait 
correspondre exactement à celle de 1550, sauf que les deux volumes portent à 
la fin : In Venetia per Michele Tramezzino, MDLXV. 

* 1574- 

« Si ristamparono questi due libri in Venezia, Enea de Alaris, 1574 ». 
Melzi, n." 769. 

* 1580. 

« In Venezia, Eredi Tramezzino ». Melzi, ibid. 

Serait-ce la mème édition que la suivante, non citée par Melzi ? 



2o8 HUGUES VAGANAY 



1580. 

HISTORIA II DI AMxVDIS || DI GRECIA || CAVALLIER DELL' AR- 
DENTE Il SPADA. Il Nuouameìite da Spagìiuolo nella lingica || Italiana tradotta. || 
[Marque] || IN VENETIA, || Appresso Gio. Battista Vscio. MDLXXX. 

Bibliotheca regia Monacensis P. O. hisp. loi. 

In-8 de 8 ffnc, 205 ff., 3 ff. blancs. — 343 ff., i fnc. 

[F. a] Titre. — v", blanc. 

F. a 2 TAVOLA DELLA || PRIMA PARTE || DI AIMADIS || di Grecia, || 
Cauallier dell'Ardente Spada. — F. a 4. // fine della Tauola della prima parte del 
libro II di Amadis di Grecia. — F. a 4 v». TAVOLA DELLA || SECONDA PARTE || 
DI AMADIS DI GRECIA, || Cauallier dell'Ardente Spada. — F. [a 8]. // fine 
della Tanola dalla seconda Parte || di Amadis di Grecia. — v", blanc. 

F. I. LA II PRIMA PARTE || DELL'HISTORIA || DI AMADIS DI GRE- 
CIA, Il Cauallier dell'Ardente Spada. — F. 205 r". IL FINE DELLA PRIMA 
PARTE II di Amadis di Grecia, Cauallier del- \\ l'Ardente Spada. — v\ REGISTRO. || 
a A B C D E F G H I K L M N O P\\0 R S T VX Y Z.\\AA BB CC.\\ Tutti 
sono Quaderni. || [Marque : la mème que sur le Titre] || IN VENETIA, || Appresso 
Gio. Battista Vscio. MDLXXX. 

FF. ce. 6, 7, 8, blancs. 

Le second volume n'a pas de titre, et commence au f. i: DELL' HISTORIA || 
DI AMADIS DI GRECIA || Cauallier dell'Ardente Spada, || PARTE SECONDA. 
— F. 343 v". Il fine della Seconda parte di Amadis di Grecia, \\ Cauallier dell Ar- 
deìite spada. — F. [Vu 8] REGISTRO. \\ABCDEFGHIKLMNOPQ\ 
RST VX Y Z. A a Bb Ce Dd Ee Ff Gg Hh li Kk \\ LI Mm Nn Oo Pp Oq Rr 
Ss Tt Uu. Il Tutti sano Quaderni. — v", blanc. 

'= 1585. 

« hi Venezia, Rampazzetti. Melzi, n.° 769. 

* 1586. 

« Ivi, senza stampatore » . Melzi, ibid. 

* 1592. 
« Ivi, Eì'edi Tramezzino ». Melzi, ibid. 

''^ 1606. 



« Ivi, Zaltieri ». ]\Ielzi, ibid. 



1615. 



LA HISTORIA DI || AMADIS || DI GRECIA || CAVALLIER DELL'AR- 
DENTE Il SPADA, Il Nuouamcjite dalla Spagjuiola nella || lingua Italiana tradotta ;\ 
E in questa vltima impressione con som || ma diligenza si de gli errori della || 
stampa, come de' falli della lingua || corretta. || Con licenza de' Superiori. \\ [Mar- 
que] Il IN VENETIA, MDCXV. \\ Appresso Pietro Milocho. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 209 

Collection Hugues Vaganay. — Melzi, n." 769. 

2 voi. in-8 de 8 fFnc, 20Ó ff., 2 ff. blancs. — 344 ff. 

F. [a] Titre dans un encadrement. — v", blanc. 

F. a 2 TAVOLA DELLA || PRIMA PARTE |1 DI AMADIS DI GRE- 
,CIA. jl Cauallier dell'Ardente spada. — F. a 4 r". Il fine della Tauola della Prima 
Parte del libro di \\ Amadis di Grecia. — v^ TAVOLA DELLA [j SECONDA 
PARTE II DI AMADIS DI GRECIA. || Cauallier dell'Ardente spada. — F. [a 8] 
r°. // fine della Tavola della seconda parte del li- jj bro di Amadis di Grecia. — 
v°, blanc. 

F. I. PARTE PRIMA || DELL'HISTORIA || DI AMADIS DI GRECIA, || 
CAVALLIER DELL' ARDENTE || SPADA. || E. 206 r^ IL FINE DELLA 
PREMA PARTE 1| di Amadis di Grecia cauallier del- || l'ardente spada. — v", 
REGISTRO. \\aABCBEFG HJ K L M N O P Q R\\S T V X Y Z. Aa Bb 
Ce. Il Tutti sono Quaderni. || [Marque] || IN VENETI A, || Appresso Pietro Milocho.|| 
MDCXV. — F. Ce 7, 8, blancs. 

Le second volume n'a pas de titre special. 

F. I. PARTE SECONDA II DELL'HISTORIA II DI AMADIS DI GRE- 
CIA, Il CAVALLIER DELL' ARDENTE SPADA. — F. 344 r". Il fine della 
seconda parte di Amadis di Grecia || Cauallier dell'ardente Spada. — v^ REGI- 
STRO. Il A B CDEFGHJKL M N O P 0\\ R S T V X Y Z.\\ Aa Bb Ce Dd 
Ee Ff Gg Hh Ji Kk LI Mm \\ Nn Oo Pp Qq Rr Ss Tt In. || Tutti sono Quaderni. 

* 1619. 
« /?i Ve?iezia, Valentini » . Melzi, ibid. 

* 1629 A. 

« Pc'i, Spineda ». ]\Ielzi, ibid. 

* 1629 B. 

« La historia di Amadis di Grecia. In Venetia, MDCXXIX, Presso Gio. Bat- 
tista Combi. In-8. 8 ff. lim. et 885 pp. eh. Cette édition n'est pas citée par 
Melzi ». Catalogne Landau, t. I, p. 26. 

London, British Museum, 12450 e. 6. 

Voi. X. (Seguito nel libro IX) 

* 1564. 

<; La terza parte di Amadis di Grecia intitolata Aggiunta di Amadis di 
Grecia.... Venezia, Tramezzino, 1564, in 8vo ». 

Melzi, n" 770. — London, British Museum, 12410 d. 12. 

« 12 carte preliminari contengono il frontispizio, il privilegio di Pio IV, 
quello del Senato Veneto in data 23 agosto 1563, la dedica a Don Alfonso da 
Este, e la tavola. Il testo ha carte 312 numerate, l'ultima delle quali ha verso 
la data : 

In Vinegia per Michele Tramezzino, MDLXIIII. 



HUGUES VAGANAY 



« Si trova fra i nostri libri. Esistono esemplari coll'anno 1565, se pure non 
è una nuova edizione. E inutile rammentare le edizioni posteriori, trovandosi 
ciuesf Aggiicnta sempre ristampata in seguito alle edizioni già ricordate delle due 
prime parti ». Melzi. 

Cette dernière assertion n'est peut-ètre pas exacte de tous points : l'exem- 
plaire de l'édition de 1580 citée plus haut ne renferme que les parties I et II 
reliées en un seul volume dans le vélin d'origine. Mais mon exemplaire de 161 5 
a bien les trois volumes et l'exemplaire Landau de 1629 a également cette troi- 
sième partie. 

1615. 

AGGIVNTA DI 11 AMADIS 11 DI GRECIA |! Intitolata la Terza Parte. || 
Ritrouata ne gli Aìuiali di Trabisonda, | cf portata nella lingua Spagnuola. jj Et nuoua- 
mente tradotta nella nostra i| lingua Italiana. || Per M. Af amorino Roseo da Fa- 
briano. [] Con licenza de' Superiori. || [Marque] IX VEXETIA, ]^IDCXV. |1 Ap- 
presso Pietro ]\Iilocho. 

Collection Hugues Vaganay. 

In-8 de 8 ffnc,, 312 ff. 

E. [a] Titre. — v", blanc. 

F. a 2. TAVOLA DELLA 1| AGGIVXTA DI i| Amadis di Grecia. 
Come si racconta lo stato in che erano le cose, & a che tempo auenne quel 

che in questo libro si contiene. Cap. I. 

La ribellione di molti Regni delle Reine donzelle di Abra, e della Babi- 
lonia, & che Amadis di Grecia, con Lucentio, don Elorelus, hebbero per questa 
impresa gran soccorso. Cap. IL 

Come fosse ordinato, & diuiso 1' essercito christi^no per assaltare i Regni 
nemici, e che partì con grande allegrezza dal porto di Trabisonda. Cap. HI. 

Il gran pericolo in che si viddero Vagliado, & Erandalò con le Reine loro 
spose, & come si saluassero in quella fortuna, «S: doue capitassero. Cap. IIII. 

Quel che fecero ie donne per pietà del caualliere, & che lo fecero medicare, 
facendogli honor grande, e quel che ei disse quando tornò in se. Cap. V. 

Quel che fece Fraudalo quando intese non ritrouarsi la sua compagnia, & 
il dolore di Vagliado, con quel che da amendui auenne. Cap. VI. 

Che il Re Vagliado fu raccolto con gran cortesia nella montagna della 
nobil Pastora, & il ragionamento, che hebbe con lei. Cap. VII. 

Che andarono a parlar alla Sauia, le accoglienze che al Re fece, e quel che 
ella gli disse circa la compagnia perduta, & intorno al suo fatto. Cap. Vili. 

Il ragionamento che hebbe la sauia donzella con la nobil Pastora, «Jc i la- 
menti che fece nel fatto del suo nuouo amore, & che partì la cugina. Cap. IX. 

Che la Saggia donzella raccontò tutto il fatto del naufragio al Re Va- 
gliado, & doue erano le due Reine, & quel che passò nel fatto de i loro amori. 
Cap. X. 

Che Amadis di Grecia scampò per grande auuentura, arriuando saluo al 
lito del Mare, & quel che quiui gli auuenne con alcune donzelle. Cap XI. 

La gran cortesia, che usarono ad Amadis di Grecia, &: come egli prese 
amor grande à quelle donzelle, »& quel che fece per loro. Cap. XII. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 211 

Che Amadis di Grecia col figliuolo del suo hoste partì pe '1 Regno come 
cauallier' errante, & quel che gli auuenne. Cap. XIII. 

Quel che auenne al buon' Imperator Lucentio, & alla sua armata in questa 
gran tempesta di mare, & quel che fece, cessata che fu. Cap. XIIII. 

Quel che fece in quella Isola il Re Balano, con la gente che ragunò quiui, 
& che diede di se auuiso allo Imperator Splandiano, & l'apparecchio, che si fece 
Cap. XV. 

Che le due armate si unirono insieme, & che i duo Prencipi ragionaron del 
fatto di quella guerra, concertando di assaltare i nemici. Cap. XVI. 

La risposta di Frandalò, & come si apparecchiò a entrar' a prouarsi nel- 
l'auuentura di quello incanto, hauendo dalla donzella inteso molte altre cose di 
esso. Cap. XVII. 

Che Frandalò giostrò co i duo cauallieri, & gli vinse, & le parole cortesi 
della Duchessa, & che volle ir seco alla pruoua di quella auuentura. Cap. XVIII. 

Che la Duchessa prese amor grande al cauallier Christiane, & con vn suo 
disegno volle ir seco a veder la prona di quella auuentura. Cap. XIX. 

La beffa, che alla Duchessa, & alla sua compagnia fu fatta quella sera, & 
doue fossero dal villano condotte le dame. Cap. XX. 

Quel che auuenne alla Duchessa, a Frandalò, & a gli altri la mattina, & 
che si ritrouarono con le lor genti, & doue. Cap. XXI. 

La gentil burla che quei maligni spiriti fecero a tutte quelle dame, & la 
risa che tutte ne fecero. Cap. XXII. 

La festa, che le donzelle fecero, & come risolueron di andare al palagio 
incantato, per veder fare al cauallier Christiane la pruoua di quella auuentura. 
Cap. XXIII. 

Che andando il Re Fraudalo solo al palagio incantato, fu preso, & portato 
per aere in lontan paese, & doue fu lasciato. Cap. XXIIII. 

Che il Re Fraudalo riconobbe la Reina sua moglie, & la Reina di Coma- 
gena, & esse conobbero lui, & quel che auuenne. Cap. XXV. 

Che il cciuallier della Fortuna giostrò co i dieci cauallieri, & gli vinse, & 
come furon tutti ammessi al passare del ponte. Cap. XXVI. 

L'honor grande che fu fatto al cauallier dalla Fortuna per la vittoria ri- 
ceuuta, & quel che gli dissero le donzelle, & i cauallieri del ponte. Cap. XXVII. 

Che doppo partiron di compagnia tutti, & quel che auuenne loro per il 
cammino, & che il Re si scoperse alle Reine. Cap. XXVIII. 

Che partendo venne nuoua della venuta di un de i giganti, & come vsci 
il cauallier dalla Fortuna a combatter con lui, & l'uccise. Cap. XXIX. 

La gran battaglia, che passò fra il Gigante, & il Cauallier dalla Fortuna, 
& come fu il Gigante vcciso par le sue mani, Cap. XXX. 

L'allegrezza, che le due Reine sentirono, «& la festa, che fu fatta al caual- 
lier della Fortuna, per la vittoria riceuuta del gigante. Cap. XXXI. 

La morte del Re falso di Traramata, come i prencipali del Regno man- 
dar on con honor grande al cauallier dala tempesta. Cap. XXXII. 

Che il Cauallier dalla Fortuna vccise l'un de i Giganti, & l'honor grande, 
che gli fu fatto, & quel che auuenne a le due Reine, co '1 Cauallier dalla tem- 
pesta. Cap. XXXIIL 



HUGUES YAGAXAY 



L'allegrezza che si fece nel Castello, & che fu il Re medicato con gran 
cura, & le donne co '1 Signor del luogo accettarono il Battesimo. Gap. XXXIY 
I ragionamenti che passarono fra le due Reine, & il Cauallier dalla tem- 
pesta, & quel che auuenne co i Giganti, Gap. XXXV. 

Con quanto ardire, & gran valore Amadis di Grecia vccidesse duo de i tre 
Giganti, & ricuperasse la Signora, oc sue donzelle. Gap. XXXVI. 

Che sparsasi la fama della libertà di tante donne in quel contorno si fece 
allegrezza grande, & come; egli, & il Gaualliere dalla F'ortuna si videro insieme. 
CapT XXXVIl. 

Quel che i duo cauallieri dalla tempesta, & dalla P'ortuna fecero, in cac- 
ciar' i giganti, &: in liberar molte donne, & come il cauallier dalla tempesta si 
mosse per combatter co '1 Drago. Gap. XXXVIII. 

Che i duo cauallieri si separarono, & che Fraudalo andò a trouar la Reina 
con quei principali, & l'honor che da lei gli fu fatto. Gap. XXXIX. 

Che il cauallier dalla Fortuna ridusse in suo potere molti luoghi, & come 
il Re tiranno si apparecchiò contra di lui, & la battaglia, che fecero. Gap XL. 

Che fu concertata la battaglia fra Fraudalo, & il Re Tiranno, & che al 
tempo prefìsso amendue si condussero in campo. Gap. XLI. 

Che i Cauallieri hebbero battaglia insieme, »& che il Re Fraudalo vccise il 
Tiranno, & fu tratto con grande honore del campo, & medicato delle sue ferite. 
Gap. XLII. 

Che Amadis di Grecia giunse al luogo del mostruoso Serpente, «^ che si 
apparecchio a voler' assaltarlo. Gap. XLI li. 

Che il cauallier dalla tempesta si presentò a vista del mostruoso Serpente, 
& che cominciò con esso feroce battaglia. Gap. XLIV. 

Che dopò molto contrasto Amadis di Grecia vccise il serpente mostruoso, 
restando egli malamente ferito, & quel che fece Galiello suo scudiero. Gap. XLV. 

Il gran soccorso che fu fatto ad Amadis di Grecia, & ccone hebbe nuoua 
del Re di Gomagena. Gap. XLVI. 

Che le dame, & i cauallieri, havuta certezza della morte del Serpente, si 
mossero per veder' il Gaualliere, & quel che fecero. Gap. XLVII. 

L'allegrezza fatta nella città di Antepoli per la nuoua del Serpente, &: come 
passasse l'amor della Reina, e che fur' ordinate feste al cauallier dalla tempesta. 
Gap. XLVIII. 

Quel che passò fra la Reina vedoua, & il cauallier dalla Fortuna, c^ che 
si auuicinò alla corte il cauallier dalla Tempesta. Gap. XLIX. 

Le amorose parole, che furon frala Reina, &: il caualliere dalla Fortuna, 
& quello che auuenne loro con altri duo leoni. Gap. L. 

Che passarono parole di molto amore fra i duo amanti, & che il cauallier 
scoperse chi era alla Reina, & quel che ella fece. Gap. LI. 

Che il cauallier dalla Tempesta venne alla corte della Reina, & con 
quanto honore vi fosse riceuuto da tutti. Gap. LII. 

L'honor grande, che fu fatto al Cauallier dalla tempesta, & quel che passò 
fra lui, & la Reina. Gap. LUI. 

La turbatione del Re Fraudalo, & che con gran confidanza manifestò a la 
Reina chi egli era, il dispiacer di lei, & quel che rispose. Gap. LIV. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 213 

Quel che fu concluso nel parlar, di questa generosa Reina, & magnanimo 
Re, «fc le humane, & gratiose parole di lei. Cap. LV. 

Che i grandi del Regno ellessero Re il caualliere dalla tempesta, «& quel 
che ei lor disse. Cap. LVI. 

Che i popoli si ridussero Christiani, & che Amadis di Grecia condusse in 
publico il Re, e la Reina legitima di Traramata. Cap. LVII. 

Che furon' apparecchiate solenne giostre, & feste grandissime per la buona 
nuoua, & quel che passò in tanto. Cap. LVIII. 

Il rumor grande di questa guerra di Traramata, & il grande apparecchio 
da tutte due le bande. Cap. LIX. 

In qual modo rimanessero le Dame nel Palagio della Principessa sorella di Fi- 
lotino doppo la partita del Cauallier Christiano, & quel che loro auuenne. Cap. LX. 

Che la saggia Donzella, & il Re Vagliado arriuaron allo albergo, oue 
eran le Dame rinchiuse, «& quel che fece con gli spiriti. Cap. LXI. 

Che la saggia Donzella vdite le parti accordò la differenza fra le Dame, & 
quelli spiriti, & quel che fu ordinato. Cap. LXII. 

Che la sauia Donzella narrò a le donne chi fosse il Cauallier Christiano, e 
chi era quel, che haueua con lei. Cap. LXIII. 

Che il Re di Comagena entrò nella auuentura del palagio incantato, & quel 
che se gli offerse a prima giunta. Cap. LXIV. 

Che il Re Vagliado combattè con duo Tori di fuoco, & qual fine havesse 
la battaglia loro. Cap. LXV. 

L'applauso che fecero quelle dame al Re, & le genti delle finestre, & come 
con vn 'altra battaglia trasse il Re la auuentura a fine. Cap. LXVI. 

Che disincantati i duo Amanti con tutti che nel Palagio erano, fu con- 
cluso il matrimonio fra il Prencipe Filotino, e Rosiana. Cap. LXVII. 

Che dopo alcuni giorni di piacere furono sposati ì duo Amanti, & il ra- 
gionamento che a quei Cauallieri fece la sauia Donzella. Cap. LXVIII. 

Che fu ragionato nel fatto della guerra, & che fu risoluto pigliar 1' armi, 
«& scrivere ad Amadis di Grecia. Cap. LXIX. 

Che giunsero i cauallieri con l'ambasciata al Re Fulortino, l'allegrezza che 
ne mostrò, & l'apparecchio, che ne fece per soccorrerlo. Cap. LXX. 

Che il Re Fulortino con l' Infante Magadeno, partì nell'armata del soccorso 
per Traramata, & che l' Imperadore Splandiano hebbe l'auuiso. Cap. LXXI. 

Il gran soccorso, che mandò l' Imperadore Splandiano, e come i pagani si 
mossero ad assaltar il Regno di Traramata. Cap. LXXII. 

La gran percossa che Amadis di Grecia diede nel campo de i Pagani, & quel 
che quella notte auuenne nella battaglia. Cap. LXXIII. 

Che morì la Reina di Traramata, e che fu il Re Frandalo in gran dolore, 
e quel che passò con la Reina vedoua sua amica. Cap. LXXIV. 

Che furon concluse le nozze della Reina, & mutata la malinconia in alle- 
grezza, & che fu risoluto al campo oue era Amadis di Grecia. Cap. LXXV. 

Quel che nella battaglia auuenne al valente Amadis di Grecia, & come nel 
gran pericolo fosse soccorso da Frandalo. Cap. LXXVI. 

Che fu combattuto aspramente, & come il Re di Sericana fu portato come 
morto alle tende, & che i pagani ne hebbero il peggio. Cap. LXXVII. 

La Bibliofilia, anno XHI, dispensa 5»-6» 27 



214 HUGUES VAGAXAY 



Che sopragiunse al campo la Reina di Traramata con tutta la corte, e il 
piacer che diede con la sua venuta, & che furon gli sposi velati. Cap. LXXVUI. 
Che i Re pagani citaron a giornata Amadis di Grecia, & il Re Fraudalo, 
che fu da loro accettata co '1 termine di otto d;. Cap. LXXIX. 

Che i Pagani il dì innanzi la battaglia fecero le loro schiere, e che appa- 
recchiandosi a far le loro i Christiani giunse il Re Fulortino co '1 soccorso, & le 
rifecero. Cap. LXXX. 

Che r Infante Magadeno fu armato caualliere, & che riceuè la spada del- 
l' Infanta Giliandra, e quel che passò fra i due nouelli amanti. Cap. LXXXI. 

Che r Infanta Giliandra accettò per Càuallier suo Magadeno co '1 voler della 
madre, & che fu armato caualliere da Amadis di Grecia. Cap. LXXXII. 

L'allegrezza dello Infante Alagadeno per il fauor riceuuto, & che le schiere 
furono in punto, & fu dato principio alla battaglia. Cap. LXXXIII. 

Le gran prone, che fece nel principio della sua caualleria l' Infante Ma- 
gadeno, & il termine in che si ridusse la battaglia. Cap. LXXXIV. 

Quel che seguì in quella sanguinosa battaglia, & qual dopò la presa del 
Re di Sericana, fosse il fine di essa. Cap. LXXXV. 

Che fu il Re di Sericana presentato alla bella Deiopea, «S: quel che al Re 
auuenne con lei. Cap. LXXXVI. 

Che fu dato fine alla battaglia con gran gloria de' Christiani, «S: che i Pa- 
gani fuggitivi si ristrinsero. Cap. LXXXVII. 

L' honore che le dame fecero al Re di Sericana, e^ quel che passò fra 
loro, & come i Prencipi Christiani lo andarono à visitare. Cap. LXXXVIII. 

Qual fine hauesse questa guerra, & come passassero i ragionamenti amo- 
rosi fra r Infante, & Giliandra. Cap. LXXXIX. 

Le amorose parole che passaron fra il Redi Sericana, & la bella Deiopea, 
& che scoperse egli meglio il suo amore ad Amadis di Grecia. Cap. XC. 

Quel che disse Amadis di Grecia alla Reina, & il bel discorso, che fece 
Perione al Re di Sericana nel fatto della fede. Cap. XCI. 

Che si battezzò il Re, & che sposò Deiopea, & la coronò Reina di Se- 
ricana, & che furono concluse nozze fra 1' Infanta Giliandra, &: Magadeno. 
Cap. XCII. 

Che furon' il Regno di Cosiro, & di Clinestra presi da Amadis di Grecia, 
e suoi compagni, & incoronatone Magadeno, «S: V Infanta. Cap. XCIII. 

Che Amadis di Grecia soccorse il Re Agramasso, & che fu acquistato il 
Regno di Nasamona, & coronatone Reina Deiopea. Cap. XCIV. 

Il generoso atto che \sò la Sauia donzella, e le saggie parole, che vsò al 
suo amato Re di Comagena, & quel che fu concluso fra loro. Cap. XCV. 

Le amorose parole, che passaron fra questi duo amanti, & quel che fu 
concluso, & come ella partì per le sue stanze, lasciando il Re molto afflitto. 
Cap. XCVI. 

Che fu dilatato di commune consenso il termine della battaglia per opra 
della saggia donzella, & comparse Amadis con le sue genti, »& il riceuimento 
fatto. Cap. XCVII. 

Quel che successe nel primo duello, «& che furon' electi quei del secondo 
dall' vna parte & l'altra. Cap. XCVIII. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 215 



Il dolore, che sentirono ì Giganti parenti del prencipe di Sinalto, & come 
due di essi presero l'assonto del secondo duello. XCIX. 

Il tenor della lettera della Sauia donzella, & che furono sfidati duo altri 
Re da i duo segnalati cauallieri Pagani, & quel che nella battaglia successe. 

Gap. G. 

Ghe giunse Amadis di Grecia in campo, & lo spauento, che per la sua 
venuto hebbero i Pagani, & quel che fu concluso fra loro. Gap. Gì. 

Ghe furono i quattro Re condotti al campo con molte cerimonie, e con- 
firmati i patti solennemente prima che si venisse all'arme. Gap. GII. 

La gran battaglia che fu fa fatta fra i quattro Re, sopra la querela del 
Regno, & il fine che hebbe. Gap. GIII. 

Quel che auuenne per la venuta della Sauia donzella in questi esserciti, 
& che vidde, & medicò i feriti. Gap. GIV. 

Ghe fu seppellita la Reina di Gomagena, & che guariti i Re Gristiani, 
visitarono i duo Re pagani feriti, & quel che passò fra loro. Gap. GV. 

La gran scaramuccia, che fu fatta fra Pagani, & Ghristiani, & come con 
lo sforzo di Amadis di Grecia furono i nemici tolti dal forte loro. Gap. GVI. 

Il modo, con che i Pagani presero il Re, & la Reina di Pentapoli co '1 
castello del tesoro, & quel che dapoi auuenne. Gap. GVII. 

Ghe il Re Fraudalo venne in aiuto de i Re Ghristiani, & che la guerra 
cominciò a inasperirsi. Gap. GVII. 

La gran battaglia fra Ghristiani, & Pagani nel Regno di Pentapoli, & che 
i Pagani furon sbarattati. Gap. GIX. 

Ghe furon ripresi tutti i luoghi del Regno di Pentapoli, & molte città 
de' Pagani, & che i Re tornarono ne i Regni loro. Gap. [GX] ultimo. 

F. [a 8 v"] // fine della Tavola. 

F. I. AGGIVNTA || ALLA NOTABILE I| RISTORI A, H et libro di Ama- 
dis di Grecia, \^ Nuouamente tradotta nella nostra volgar lingua. — F. 312 v'. IL 
FINE. Il Purgati, e corretti dal Sig. Pietro Petracci || con pubblica autorità. 

* 1629. 

« Aggiunta di Amadis di Grecia. In Venetia; MDGXXIX. Presso Gio. Bat- 
tista Gombi. In-8. 8 ff. lim., 490 pp. eh. et 2 ff. bl. à la fin. » — Gatalogue 
Landau, t. I, p 26.. 

(À suivre). HUGUES VaGANAY. 



<><><><> 



2i6 LEO S. OLSCHKI 



Quelques Manuscrits fort précieux 



(Continuation : v. La Bibliofilia, voi. XIII, pag. 134-137). 



Horae. Manuscrit sur vélin, de l'école francaise, du X\^^ siècle. in-8. 
Avec 5 belles miniatures entourées de bordures, 8 autres bor- 
diires à 3 cótés, un grand nombre d'initiales de differente gran- 
deur, des bouts de lignes et listels, le tout peint en couleurs et 
rehaussé d'or. Velours rouge, tr. dor. ]\^l7iiìie provenant de la Bi- 
bliotJièqiic de JMarie Leczinska, feinvic de Lotus XV. (29722). 

Superbe manuscrit sur vélin, à grandes marges, 163 fF., écriture en gros- 
ses lettres gothiques, en rouge et noir. Les 1 2 premiers ff. renferment le Calen- 
drier en fran(;:ais, écrit en or, rouge et bleu. Les 5 belles miniatures, 80X63 
mm., soigneusement exécutées, sont encadrées de listels et de larges bordures 
composées de rinceaux, fleurs et fruits, animaux et grotesques. Les autres bordures 
sont peintes dans le mème genre, mais moins riches. 

Les sujets sont ainsi répartis — i: S.Jean à l'ile de Pathmos, joli fond 
de paysage ; une ville, des montagnes, des cours d'eau, d'une remarquable per- 
spective. — 2 : S. Barbe qui est sortie d'un chàteau, se promène dans un beau 
paysage, elle lit dans un livre, et tient une palme dans la main gauche; devant 
elle est une femme qui prie, agenouillée ; belle scène exécutée avec soin et très 
réaliste. — 3 '• la Vierge au milieu des apòtres et l'apparition du S. Esprit, in- 
térieur d'architecture. — 4 : l' Annonciation, intérieur d'architecture. — 5 : l'Office 
des morts, cette belle et intéressante miniature se distingue par la vérité de la 
scène et l'expression des personnages represéntés. Au premier pian un tombeau 
où un laique vètu de rouge et bleu fait descendre un mort enveloppé d'un lin- 
ceul, plus loin 5 moines dont 2 vétus de noir, accompagnés d'un laique en ha- 
bits rouges, célèbrent l'office funebre ; au fond les constructions d'un monastère. 

Les grandes initiales qui accompagnent les encadrements, sont ornées 
d'entrelacs terminés par des fleurs. dont plusieurs sur fond quadrillé. L'or brille 
partout d'un vif éclat. 

Ce beau manuscrit provicnt de la bibliothèque de la reine Marie Leczin- 
ska, femme de Louis XV, à laquelle il fut donne par Judith d'Aumale, veuve 
en secondes noces de Louis, marquis de Crussol, qui mourut en 1742, àgée de 
92 ans. Au verso du dernier f. on lit la dédicace autographe de la donatrice no- 
nagénaire, en grands caractères bien lisibles « donne a Sa Majcstc la Rayne pai- 
sà tres humble et tres obeisante et tres fidelle servante : Danniate marqnise de Crnssot 
ce sept des senior e 1740 ». 

Conservation eccellente. fVoi'r tes 2 fac-siniilés anx pp. 21J-218). 

Horae. Manuscrit de l'école francaise du XV*" siècle. sur vélin. Pet. in-4. 
Avec 13 superbes fìgures miniaturées, encadrées de larges bordures, 



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La Bibliofilia, XIII, p. 219-220. — Horae. - Manuscrit de l'école francaise, fin du XV" siècle, sur vélin. 







La Bibliofilia, XIII. p. .rg. - Horae. - Manuscrit de l'école francaise, fin du XV^ siede, sur véli 



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QUELOUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 



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beaucoup d'initiales ornées de differente grandeur et bouts de lignes. 
Veau brun. doubles fil., tr. dr. (32559). 












//ora^, provenant de la bibliothèque de Marie Leszinska. {Foir p. 216). 

Magnifique et très riche Livre d'Heures, forme de no ff., sur vélin 
blanc et à grandes marges. Ecriture uniforme en gros car. goth., rouge et noir, 
16 lignes à la page, ré^lé. 

Les miniatures ont pour sujets — i : S. Jean à l'ile de Pathmos. — 
2 : l'Annonciation. — 3 : la Visitation. — 4: la Crucifìxion. — 5 = la Descente 



LEO S, OLSCHKI 



du Saint Esprit. — 6 : la Nativité. — 7 : l'Annonciation àux bergers. — 8 : les 
Rois-Mages. — 9 : la Présentation au Tempie. — io : la Fuite en Egypte. — 
11: le Couronnement de la Vierge. — 12 : le Roi David en prières. — 13: Job 
sur son fumier. 




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Horae, ' provenant de la bibliothèqiie de Marie Leczinska. {Joir p. 216). 

Les bordures à rinceaux, fleurs, fruits, oiseaux et étres fabuleux sont 
peintes sur un fond d'or mat. On admire dans les miniatures la minutieuse 



QUELQUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 219 

exécution des détails, la beauté des paysages, la richesse des costumes. Les cou- 
leurs et l'or brillent partout d'un vif éclat. La figure n" 12 diffère par sa com- 
position des représentations usuelles du roi David. On voit Nathan debout auprès 
du roi agenouillé et priant, it fait un signe vers le ciel où apparait Dieu 
le Pére. 

Le Calendrier occupe les 12 premiers fF„ il est en frangais et écrit en 
rouge, bleu et or. 

Conservation parfaite. fì^os'r la pianelle). 

Horae. Manuscrit sur vélin, de la fin du XV^ siede, in-8. Avec 49 su- 
perbes miniatures de BourdichoN, dont 9 de la grandeur de la page, 
bordures à 3 cótés, 1 2 à 2 cótés, de larges listels à chaque page, 
une foule de lettrines et de bouts de lÌQfnes, le tout miniature avec 
le plus grand soin. Ais de bois ree. de velours bleu, tr. dor. (31459). 

Livre d'Heures d'une richesse extraordinaire, forme de 132 ff., vélin 
souple, écriture gothique en noir et bleu, très uniforme, réglé. Le Calendrier 
écrit en or, rouge et bleu, a chaque page ornée d'une bordure de rinceaux, 
bi-latérale, et de 2 intéressantes figures, dont celle du bas représente les occu- 
pations de chaque mois et celle de coté les signes du zodiaque. Presque toutes 
ces figures ont un joli fond de paysage. Les g grandes miniatures, 162X115 mm., 
sont renfermées dans des encadrements d'architecture peints en or. Elles se di- 
stingaient par la noblesse du dessin, l'expression des personnages, la minutieuse 
exécution de tous les détails, et l'éclat des couleurs rehaussées d'or. Très remar- 
quable est aussi le soin avec lequel les fonds de paysages ont été traités, on y 
admire la bonne perspective et la variété des tons. Voici les sujets. — i : l'An- 
nonciation à la Vierge. — 2: la Visitation. — 3: l'Etable de Bethléem. — ■ 4: l'An- 
nonciation aux Bergers. — 5 : la Circoncision. — 6 : la Fuite en Egypte. — 7 : le 
Couronnement de la Vierge. — 8 : l'Onction de David par Samuel. — g : Job 
sur son fumier. 

Les petites figures, au nombre de 16, représentent pour la plupart les 
portraits de saints et de saintes, à mi-corps, parmi lesquels on reconnait vSainte 
Geneviève. Les bordures et les listels qui ornent chaque page, se composent 
d'arabesques, de fleurs, d'oiseaux, de grotesques et d'étres fabuleux très variés, 
d'une invention surprenante et qui revèlent une fantaisie inépuisable de la part 
de l'artiste. 

Ce beau specimen de l'art miniaturiste, de la fin du XV^ siècle, est 
d'une bonne conservation, seulement les encadrements des grandes miniatures 
ont été légèrement touchés par le couteau du relieur. Au commencement il y a 
I f., et à la fin 3 ff. de vélin couverts de notes anciennes de difFérentes mains, 
relati ves aux anciens propriétaires du ms., l'une d'elles porte la date de 1576 

fì'oz'r la pianelle). 

Horae. Manuscrit sur vélin, de l'école francaise, de la fin du XV"" siècle. 
Pet. in-8. Avec io grandes figures, 2 autres occupant les 2 tiers de 



LEO S. OLSCHKl 



la page, 2 petites renfermées dans des initiales, une fonie d'enca- 
drements ornés à 4 ou à 3 cótés, beaucoup d' initiales de differente 
grandeur, des bouts de lignes. le tout soigneusement peint en couleurs 
et rehaussé d'or. Ais de bois ree. de veau est. (anc. rei., dos refait). 
(29898). 

Magnifique manuscrit, forme de 2 ff. n. eh. et de 206 ff. eh. Ecriture 
gothique en grosses lettres, très regulière, en rouge et noir, réglé. 

Les miniatures ont pour sujets — i : le Christ bénissant, sur fond quadrillé. 
— 2 : la Vierge, d'une expression charmante, sur fond quadrillé. — 3 : la Mater 
dolorosa dans la gioire, d'une expression pathétique. — 4: le Christ de pitie 
Ces 4 figures sont à mi-corps. — 5: le Christ au désert. — 6: S. Jean à l'ile de 
Pathmos, jolie figure. — 7 : le Baptéme. — 8: la Mort, un Ermite regardant un 
mort étendu par terre devant lui, plus loin la Mort pergant de sa lance un jeune 
seigneur qui sort d'un chàteau, intéressante composition d'un grand réalisme. — 
9: S. Francois sur le seuil du monastère préchant aux brébis agenouillées devant 
lui, scène d'une naìveté touchante. — io: Job sur son fumier, auprès de lui 3 
hommes vètus de riches habits, intéressants costumes. 

Les miniatures n° 5 à io sont peintes sur des fonds de paysages admira- 
bles de perspective, où l'on remarque des villes, chàteaux, cours d'eau, montagnes 
et arbres. 

Les petites miniatures représentent la Vierge assise sur son tróne, a^4ec 
l'Enfant, entourée de Saints et de Saintes ; la Céne ; S. Jerome; la Crucifìxion. 
Les gracieuses bordures dont on compte 33 à 4 còtés, et une centaine à 3 cótés, 
sont filigranées à la piume, en rouge et bleu, et rehaussées d'or. Les nombreuses 
initiales répandues dans le texte, de differente grandeur, sont exécutées dans le 
mème goùt ; une foule d'autres est peinte en rouge et bleu. 

Le manuscrit est très bien conserve, les couleurs sont vives et l'or bril- 
lant. Les marges sont très larges. La garde du plat supérieur de la reliure, i f. 
de garde et le recto de la première miniature sont couverts de notes écrites par 
diverses mains, ayant rapport à des événements de la vie de plusicurs membres 
de la famille Cochon, native d'Auxerre. Ces notes sont datées de 1592 à 1630. 

(Voir les deiix planches}. 

Horae. Manuscrit de l'école francaise, sur vélin, de la fin du XV^ siècle, 
pet. in-8, Avec 6 superbes miniatures comprises dans des bordures, 
4 autres bordures, io grandes initiales et une foule d'autres de 
differente grandeur répandues dans le texte, des bouts de lignes, 
peints en couleurs et rehaussés d'or. Mar. brun, doubles fil., mi- 
lieux, aux angles et sur le dos des monogrammes, tr. dor. (anc. rei.). 
(29791). 

Superbe Livre d'Heures forme de 13S ff., réglé, ecriture très regulière, 
en grosses lettres gothiques, en rouge et noir. 

Les représentations sont — i: l'Annonciation. — 2: les Rois ]Mages. — 



QUELQUES MANUSCRITS FORT PRECIEUX 



3: rinvocation à la Vierge. — 4: le Portement de Croix. — 5: Bethsabée au 
bain. — 6: l'Office des morts. Les figures dues à un bon artiste sont peintes 
avec grand soin, les costumes très riches et variés sont d'un éclat brillant. La 
composition des scènes est admirable par le grand nombre de personnages 
représentés, par la perspective des fonds de paysages et les spendides inté- 
rieurs. Les gracieuses bordures se composent de rinceaux, feuillages, fleurs 
et fruits. 

Ce Livre d'Heures, à grandes marges et très bien conserve est un ma- 
gnifique specimen de l'art fran^ais du XV*^ siècle. 

(Voir la pianelle). 

Horae. Manuscrit de l'école francaise, sur vélin, de la fin du XV^ siècle. 
in-8. Avec 15 grandes et io petites miniatures, 25 bordures, nom- 
breux listels, et bouts de lignes et une foule d'initiales de différentes 
dimensions, le tout peint en couleurs et rehaussé d'or. Velours 
pourpre, fil. et encadr. à froid, tr. dor. (29797). 

Très riche et beau manuscrit de 152 ff. sur vélin blanc, à grandes 
marges, écriture gothique, 16 lignes à la page. Il débute par le Calendrier en 
frangais, écrit sur 12 ff., en rouge, bleu et or. Les grandes miniatures, au nombre 
de 15, mesurent environ 78X56 mm., les io petites environ 37X34 mm. 

Les grandes miniatures ont pour sujets — i : S. Jean à l'ile de Path- 
mos. — 2: l'Annonciation à la Vierge. — 3: la Visitation. — 4: l'Etable de 
Bethléem. — 5: l'Annonciation aux Bergers. — 6: l'Adoration des Mages. — 
7: la Circoncision. — 8: le Massacre des Innocents. — g : le Couronnement de 
la Vierge. — io: le Roi David psalmodiant. — 11: S. Jean et Marie aux pieds 
du Crucifìé. — 12: la Pentecóte. — 13: Job sur son fumier. — 14: la Vierge 
dans la gioire. — 15: la Trinité. Elles sont peintes sur des fonds d'architecture 
ou de paysages, où Fon admire la perspective et les nuances des couleurs. Les 
petites miniatures représentent les Evangélistes et des Saints. 

Les 25 bordures et les listels qui ornent presque toutes les pages sont 
formés de rinceaux et de fleurs, également bien peints en couleurs et or, comme 
les innombrables initiales variées et les bouts de lignes. 

Joli Livre d'Heures en parfait état de conservation {Voir la pianelle). 

Horae. Manuscrit de l'école francaise du commencement du XVP siècle, 
sur vélin. In-8. Avec 4 grandes miniatures encadrées de bordures, 
beaucoup de petites initiales. Mar. brun, encadr. à froid, tr. d. 

(32558). 

Joli Livre d'Heures de 141 ff. dont 7 blancs, sur vélin très souple et 
blanc. Belle écriture ronde, uniforme, en rouge, bléu et noir, 19 lignes à la 
page, réglé. 

Le Calendrier occupant les 1 1 premiers ff., est écrit en frangais, en rouge, 
bleu et or. 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 5"-6» 28 



LEO S. OLSCHKI 



Les sujets des miniatures sont — i : le roi David assis sur son tróne, 
à coté de lui Nathan qui lui montre la figure de la Mort avec la lance, sur le 
devant un guerrier en armures, et une femme, dans le fond un paysage avec 
des morts étendus par terre, en haut il vole un ange portant une épée. — 2 : la 
Crucifixion, animée par de nombreux personnages, — 3: la Descente du Saint 
Esprit. — 4: la Résurrection de Lazare. Pour chaque figure sert de cadre un 
beau portique, richement décoré, style renaissance, et dans la partie du bas se 
trouve une autre petite scène dont le sujet se rattache à celui du haut. 

Beau Manuscrit très bien exécuté, et d'une conservation parfaite. 

(Voir la pianelle). 
{A Suivre). Leo S. Olscki. 



>ooo« «««»»««» >»»)'i"""«»*''^'"oo<'«' 



INCUNABOLI EBRAICI A FIRENZE 

(Continuazione: vedi La Bibliofilia, voi. XII, pag. 464). 



[ca. i486]. 

16. Profeti posteriori, col commento di R. David Oimchi (RaDaQ). 
S. 1. e. a. [Soncino, ca. i486], in-fol. Edizione principe. 

De Rossi 131, Hain 134 io, Proctor 7299, Steinschneider i, 162, Ginsburg 
806, Freimann 114, Jacobs 40. 

294 ce. (compresa una carta bianca fra Ezechiele e i Profeti minori ; non 
è quindi esatta, pure non tenendo conto della carta bianca, l'asserzione del De 
Rossi e dello Steinschneider che il numero delle carte sia 292), senza numera- 
zione, ma con intestazione delle pagine ; spesso richiami ; segnatura K*"K, n"N. 
t2"i<, e "ù"^. Carattere quadrato italiano per il testo (quadrato più grande per il 
principio delle introduzioni), e rabbinico italiano per il commento, che è posto a 
fianco e al disotto del testo ed ha per lo più 44 righe per pagina. 

C. I, recto, bianco; nel verso l'introduzione di Qimchi, preceduta dai 
versi che cominciano : ....* IHDJn l'?^'' T\1 ."IKlDi mi ; e, 2, recto, com. Isaia : e. 88, 
recto, termina Isaia, coi versi del commentatore che com. D"'"1X '''?^n 1*N "''78 miX 
*inD13K "hy^ ; e. 88, verso, e 89, recto, sono bianche ; e. 89, verso, introduzione a 
Geremia, preceduta dai versi che com. : "inx "tX X: "11?^ ; e. 90, recto, com. Ge- 
remìa ; e. 1 54, recto : pm 1 ""PNl ']'?jD ; poi un' aggiunta di Qimchi e i versi di 
chiusa, che com.: KIH b)^'^'srv pnmrP [Vnn "1tt?K [V'rr 1113; e. 154, verso, e e. 155, 
recto, sono bianche; e. 155, verso, introduzione a Ezechiele, preceduta dai versi 
che com. : ÌK'^D: W in^tTS Dn'?K niNIO ; e. 156, recto, com. Ezechiele ; e. 223, verso, 
' ubW ^)IÒ nSnn 'rXprn' IDD * d"?::';! DD ; e. 224 è bianca ; e. 225, recto, bianco ; 
e. 225, verso, introduzione ai Profeti Minori, che com. : TlOp p P]DV [3 111 ItSS 
....Q^Nn: Ti^r D^:t'0 minai ISDH nr I niDDH ; e. 226, recto, com. Osea; e. 294, 
recto : n'^iy ^1^ nnr : D'7r:i On ; il verso è bianco. 



INCUNABOLI EBRAICI A FIRENZE 223 

A penna sono aggiunti qua e là i punti vocali, e talvolta anche gli accenti ; 
pure a mano numerazione dei capitoli e correzione di errori (come a Jona, i, 8). 
Censore: Gio: Dom.*^" vistorini 1609 (e. 294, recto). 
O. (32239). 

17. Altro esemplare. 

205 ce. sulle 293 di cui consta l'edizione. Manca il libro d'Isaia. In Geremia 
fra r ultima carta della segnatura 1 e la prima della segnatura H è posta per 
errore del legatore l' ultima della segnatura 1. In Ezechiele manca tutta la segna- 
tura n ; dopo il libro di Ezechiele non si ha la carta bianca che si trova invece 
nell'esemplare precedente e nel seguente. Nei Profeti minori, la segnatura 1 ha 
la prima carta scambiata di posto con l'ultima, e nella segnatura H la prima 
carta è posta immediatamente prima dell'ultima. L'ultima carta del volume è 
mutila, e per supplire la parte mancante vi è stata impastata dietro una carta 
stampata con gli stessi caratteri, ma appartenente ad altro libro. Qua e là sono 
aggiunti i punti vocali, talvolta soli e talvolta con gli accenti (Geremia, al prin- 
cipio, Osea, Ilaphtaroth n^W e 2pV^ mm ; parte di Obadja e parte di Jona). Al 
principio di Ezechiele poche note marginali manoscritte. Alcune lacune lasciate 
dalla stampa sono supplite a mano (cosi Ger. 49, 6 e 15). 

Laur. I. 2. 28 [4]. 

18. Altro esemplare. 

291 ce; mancano in Isaia la prima e l'ultima carta della segnatura ì^, e 
l'ultima della segnatura 1; si trova la carta bianca fra Ezechiele e i Profeti mi- 
nori. Il nostro esemplare porta a mano la numerazione dei capitoli in Isaia e al 
principio di Ezechiele, e alcune correzioni di errori di stampa. 

Possessori : e. n K d' Isaia, recto : V'5:^ VV^n^ DnilH ^bv i^'^h ni<i7ì2^ nXH 'nb 
i:«DO (da Fano) ; X""''? n'i2D^0a l"2i' «''"tN ^bv (da IMestre) (i) ; SkDI ^pbn'7 V^:n 

m^n'? ^^Dr^ 'n [nt:D]''aa ; 'iinnaxDisa i":^' TLi^poia npr^ ^bv nKi'?^! pi<n 'n? (Moscato 

da Fossombrone) ; e. K 2 d' Isaia, recto : ^V^ p '?KTvS^' 'iX (tre volte) ; e. ultima, 

verso : pnn >pnn >:k in n^:nb ^rDr> 'n r\"b* TlSiid min' 'ODn '7KB1 ':'Xiati^ 'odd [^^3p 
: Tix mnnn b^ ^^D iv ^rir - (Alatrino) ^:'^r^bi< b"? onnnx 'ì^^i r^:^ nì^bt; 

La censura ha talvolta raschiato e talvolta cancellato con inchiostro i passi 
incriminati. 

Laur. I. 2. 28^'^ [5]. 

1487. 

19. Salmi col commento di R. David Qimchi(RaDaQ). Napoli, presso Joseph 

ben Ja qob Ashkenazi ; corretto da Ja qob Barukh ben Jehuda Landau, 
finito di stampare il 4 Nisan 247, pari al 28 marzo 1487. in-4°. 

De Rossi 48, Hain 8346*, Proctor 6728, Steinschneider 2, Ginsburg 807, 
Freimann 115, Jacobs 46. 



(i) Un Elia da Mestre abitava a Porli (Benjacob, cngcn IlilN. 'S- 5oo) ; troviamo inoltre 
un Eliahu ben Izchaq da Mestre come possessore del ms. Par, 1013. 



2 24 UMBERTO CASSUTO 



ii8 ce. (compresa una bianca alla fine; lo Steinschneider ne computa 117, 
perché nel suo esemplare sarà mancata la carta bianca ; bianco è pure il recto 
della prima carta) ; senza numerazione né richiami (segnatura i;3"K) ; carattere qua- 
drato italiano con punti per il testo, con carattere più grande, di tipo tedesco, 
per le parole iniziali di alcuni salmi, e rabbinico italiano per il commento, che 
è posto a fianco e al disotto del testo ; numero di righe variabile. Al principio 
del testo ornato in legno. 

Come è noto, questa edizione dei Salmi non è che una parte della intera 
edizione degli Agiografi le cui altre parti descrivo ai n.' 21-22 e 23-24; se non 
che è opinione comunemente accettata dai bibliografi che sia stato stampato per 
primo il volume II, contenente i Proverbi, quindi il volume III, cioè Giobbe e 
i libri successivi, e poi il volume I, cioè questa edizione del Salterio. Cosi infatti 
potrebbero conciliarsi le date apposte al volume III (9 Tishri 247 = 8 Set- 
tembre i486)(i) e al I (4 Nisan 247 = 28 marzo 1487); il secondo non reca 
data. Questo procedimento sarebbe strano, ma non impossibile ad ammettersi ; 
di casi consimili abbiamo esempi nella edizione principe della Mishnà col com- 
mento di IMaimonide, Napoli 1492, in cui fu stampato per ultimo il D'^lTlp "llD, 
come avverte lo stesso editore, e, a quanto mi pare, nella edizione principe della 
Bibbia, Soncino 1488 (v. quel che osservo al n." 25). Però, dalla soscrizione di 
questo nostro volume, che appunto per ciò riporto testualmente in gran parte, 
resulta senza dubbio che i Salmi furono stampati />er primi fra gli Agiografi. I 
volumi si saranno adunque seguiti nell'ordine oggi consueto dei libri biblici: prima 
i Salmi, poi i Proverbi, poi Giobbe e gli altri Agiografi. Per rendersi ragione della 
data bisognerà supporre che nel terzo volume, finito di stampare nei priììii giorni 
dell'anno ebraico, il tipografo sia incorso, come suole avvenire spesso, nella svista 
di indicare la data dell'anno da poco trascorso, e che in luogo del Tishri i486 
si tratti invece del Tishri 1487. 

C. I, recto, bianco; nel verso l'introduzione del commentatore: p in "l^K 

....D^:pr nnrr n^ bv nr iidd I nriD *?Nnr' ■['?3 ti ^d b"'^ '^mnn nax * nicon ^nap ppr ; 

e. 2, recto, com. il testo e il commento; e. 117, verso, soscrizione del tipografo, 
che com. : ...."^Nl^^' H'tX DH'tN H "IllD, e dopo avere esposto delle giustificazioni 
per la presenza di alcuni errori nella punteggiatura, continua : 1Xjk!2' DX Dj^3X.... 

^n»pn nxnn t^icnV* mpnnnn irr: nnar ! r u''\^Dr\ nx::» pyn w^iv^ nn nw^ m 
^n'hbv^ piD mrp3 e^Sin nsp I nns* D>*nn 'nspn Dp'm!3 t,t nnri * npr^ *^iv^ m ika!3' 
ntrx nx d'^d':' iìdp I n^vn' "ii!:n!2 rp3:i i:n^ z'*iz' 'tn Dn:i irrr Dina «::♦: i:n:Ni 
5sn' I pi cnniitJ nnr nnix^nn nv p^nro ngp '73 •nts:'? n*?":." irì^n 'n |*Dni irnn'rn 
I nsK'?^ bv ppin nn:n px: * [tss ntsxi nnp prm x'?:r3 x'tsrm pmax pip p xiri 
I * 'b^^ì<J no nnr ini:n!:n ^r:Drx ^r xi:'? r^'[^•r? i''nn''t3 p -[inn npr* pn^^S-in p^p r\r[jnr\ 
pnya Di'?: nx**:." p^: nn*? w^i" i n",t2"r n:r Li'-jvbv pir*? nSin p''?nn ncp p*?::»;! CH 



(i) Il De Rossi, non pensando che il mese di Tishri cade nella prima parte dell'anno 
ebraico, corrispondente agli ultimi mesi dell'anno civile precedente a quello con cui coincide 
nella sua maggior parte lo stesso anno ebraico (errore che altre volte egli rileva presso altri), 
fa inesattamente corrispondere il Tishri 247 al settembre 1487, e allora la difficoltà sarebbe 
evitata. 



INCUNABOLI EBRAICI A FIRENZE 225 



♦nnn "td (i. 'on) 'sn «mii '7'7ina (i. ':'n:n) '?n:in 

A mano è aggiunta una numerazione dei Salmi, non senza errori ; e sono 
pure aggiunte a penna numerose e lunghe postille marginali. 

Il nostro esemplare è legato in un solo volume col n.° 21 e col n.° 23, for- 
mando con essi un tutto unico. 

Possessori : (i) (Pinzi d'Arezzo) ^)i^ rn«a '2:^0 ':'N1tr^ YODl VnX» '2£Ì^D ^NDI ^^^ ; 

mx» Sxsn *'?tr nxi'rai pxn 'n'? ; YDn (sic) "^-r na':'t:^ '^tr^ nxibai pxn 'n"? 

(ripetuto) >»'?KpO i'T ?]DV ; « Questo lib." è de Salamon Yì da Caglia fig." de Josef 
Caglia heb." in Anco(nco)na » ; « iosef caglia heb." in Ancona » (a carte i, recto ; 
le prime due note sono cancellate) ; 1"^^ n'?J7il ÌT^WÌl ^t^lV ^:ìb^ nSl"?»! Y'^i<r\ 'ìlb 
rCr^bì ■^''rXpa ?]DV na'rt^ (a carte 2, recto); DIID p Dl^t^ '?J<iat£> ^"3^ ':'K-|t:^> 3pP^ ^2K 
(2) 1"2:' (al n." 23, fine di Giobbe). 

Censori: Revisus per me Laurentium Franguellum 1575; Fr. Hippolitus 
purgavit 1601 (alla fine del n." 23). Nei Salmi la censura ha esercitato ampia- 
mente il suo ufficio, cancellando molti e spesso lunghi passi del commento. 

C. R., M. 1440 [6*]. 

20. Altro esemplare. 

Piccolo frammento, constante di sole quattro carte, che contengono Ps. 72, 
ig_73, 15 ; 78, 9— 33 ; 80, 5 — 81, 6 ; 87, 4— 88, io. Margine più piccolo di quello 
dell' esemplare precedente. I Salmi sono pure qui numerati a penna, con errori. 

C. R., M. ; non numerato [7]. 

2 1. Proverbi col commento di 'Immanuel ben Shelomò (indicato qui erro- 
neamente col nome di 'Immanuel ben Ja'qob). Napoli, presso Chajjim 
ben Izchaq ha-Levi Ashkenazi. s. a. [1487]. in-4°. Edizione principe. 

De Rossi 133, Hain 8346\ Proctor 6727, Steinschneider 162, 1058, Gin- 
sburg 810, Freimann 115, Jacobs 43. 

104 ce, senza numerazione né richiami (segnatura 3'-^); carattere qua- 
drato italiano con punti per il testo, e rabbinico italiano per il commento, che 
sta a fianco e al di sotto del testo; numero di righe variabile. Al principio del 
testo ornato in legno. 

C. I recto, com. l'introduzione del commentatore: V? ^pV "l''^ "r^^l^ay I^K 

....'bv 'n^b^ì^:n b3^ rma^p: mi ^v ^i^n nn^ nn«; nei verso com. il testo e il com- 
mento; e. 104 recto: nntt^H ''?2:? '?Ki2»r li^m» ^D^^^ iii^n ms^nn dv 'ì^ì^ nso u'?m 
n:Dt:>K >i'rn pn-a^ in Q»»n 'ix I [Ok mx'? ^'?:i r^^ai 23^^b mx'. ii verso è bianco. 

Vi è numerazione manoscritta dei capitoli, non senza inesattezze. Alcuni 
versi omessi nella stampa sono stati suppliti a mano (così 14, 12; 15, 26-27). 



(i) Sui Pinzi d'Arezzo v. Mortara, Indice, p. 22-23, /ezuisk Encyclopaedìa, s. v. Pinzi, 
voi. V, p. 389, e Revue des études jinves, voi. X, pp. 184, 190, 192. 

(2) Rabbino a Pesaro nel secolo XVIII (Lampronti, pni' Ine, lettera -D, Lyck 1866, 
p. Xi"i ; Mortara, Indice, p. 8"). 



226 UMBERTO CASSUTO 



Per i possessori e i censori v. il n. 19; la censura però non ha cancellato 
quasi niente nei Proverbi. 
C. R., M., 1440 [6-]. 

22. Altro esemplare. 

Laur., I. 2, 31 [6]. 

23. Giobbe col commento di R. Levi ben Gershon (RaLBaG); Cantico 

dei Cantici ed Ecclesiaste col commento di R. Shelomò Izchaqi 
(RaSHI); Threni col commento di R. Joseph Kara ; Ruth, Esther' 
- Daniel, Ezra, Nehemia, Cronache, col commento di R. Shelomò 
Izchaqi, Napoli, presso Shemuel ben Shemuel Romano, fin. di stam- 
pare il 9 Tishri (non Marcheshvan. come ha lo Steinschneider, da 
cui Proctor: 8 Oct.) 248. pari al 26 settembre 1487. (È stampato 
247 = i486, ma vedi al n". 19). in-4". Edizione principe. 

De Rossi 52, Hain 8346', Proctor 6726, Steinschneider i, Ginsburg 811, 
Freimann 115, Jacobs 43. 

48 -j- 8 -j- IO -}- 44 -|- 40 ce, senza numerazione né richiami, (segnatura 
1 " N, etc). Le carte 49 recto, 56 verso, 66 verso, 112 verso, sono bianche. 
Carattere quadrato italiano con punti per il testo, e rabbinico italiano per il 
commento, che è posto a fianco e al di sotto del testo ; numero di righe varia- 
bile. Al principio di Giobbe e del Cantico dei Cantici ornato in legno. 

C. I, recto, com. l'introduzione del commentatore:' >'7K'i:n"lD airi: p ^^b "1 "lOK 
... 3VS 1DD b'i I n^n neon IXa*? irxn r^::^■, e. 2, recto, com. il testo e il commento; 

e. ultima, verso: ^\^*2*^^ Ì22 D^t'H irminsD i^i^ iHN n'?Mn n^an ^^ irs nnntr» 
n:ii<b^ nDN'?,t3n d'^^h^ i:*? nmrr hm "iirs i^n*^ I [dk ^^^ in'?3 ps *d in'nr'? on^ 'Ì2 
\si3t:? n^ bv ^"tidx] sn^sn Tirn I n ^bi<b "io? n:^ D^:n^Kn m^n nn*? r\vvr\2 "[^pr[ 
nnm n'^vb piic'? *'?3; in ^nn «iri \n* I b^'i xtsints "rKit^i:» 'nx t^d p 'k^^?""" 

In luogo di Joseph Kara lo Steinschneider ha, certo per errore di stampa, 
Jos. Karo; è però esatto s. v. Josef Kara; ma ciò non toglie che l'errore sia 
stato riprodotto di recente da A. Cohen, Hebrew Inauiabula in Cambridge, in 
Jewish Oicarterly Review, voi. XIX, p. 747. In altre inesattezze sono incorsi i 
bibliografi riguardo alla data della nostra edizione; così il De Rossi, che pur 
accettando la data 5247, la fa corrispondere al 1487, senza pensare che il 
Marcheshvan è uno dei mesi che cadono nella fine dell'anno civile, e che quindi 
il 5247 corrisponde in questo caso al i486; e il Jacobs, che ha 8 settembre 
anziché 8 ottobre. 

Nel libro di Giobbe si ha una numerazione manoscritta dei capitoli. Alla 
fine dello stesso libro una lunga postilla manoscritta, poi una nota di altra mano 
col nome, già ricordato, di Ja'qob Israel ben Shemuel Shalom Bemporad. Alcune 
correzioni marginali manoscritte si hanno nel libro di Daniel. 



INCUNABOLI EBRAICI A FIRENZE 227 

Per i possessori e i censori v. il n. 19; qui però la censura non ha can- 
cellato alcuna cosa. 

C. R., M. 1440 [6-^]. 

24. Altro esemplare. 

I 

Questo esemplare è mutilo in fine, arrivando solo fino a II Chr., 24, 5 
(D'ISt l"ini3 K*?!). Alcune parole omesse per errore nella stampa sono state sup- 
plite a mano. 

Alla fine vi hanno le note dei censori, pressoché illeggibili per essere l'in- 
chiostro quasi totalmente svanito: Fra Gir. da Durazzano 1641; Revisto per mi 
fra Luigi da Bologna 1601. 

Laur., I. 2. 30 [7]. 

1488. 

25, Bibbia. Soncino, Jehoshua' Shelomò ben Israel Nathan Soncino, per 

opera di Abraham ben Chajjim dei Tintori da Pesaro, abitante in 
Bologna, fin. di stampare il martedì 1 1 Ijar 248, corrispondente al 
22 aprile 1488. in-fol. Edizione principe. 

De Rossi 54, Hain 3029, Proctor 7305, Steinschneider 2, Berliner 26, 
Ginsburg 820, Freimann 114, Jacobs 51. 

380 ce. -}- 4 bianche, senza numerazione né richiami; segnatura T~i^> ;iD"X; 
n"i<; D"X; N'"l; le pagine hanno intestazione col titolo del libro o della sezione; 
carattere quadrato italiano con punti vocali e accenti, più grande per le parole 
iniziali dei libri e delle sezioni ; due colonne (eccetto poche pagine a una sòia 
colonna) e 29-31 righe per pagina. Ornati in legno al principio di alcuni libri. 

C. I, il recto é bianco; al verso com. la Genesi; e. 100, verso (fine del Pen- 
tateuco) : D'Dnn niTK nia':':!^^ rais nntt^rn ìr^ipn minr riDx'?» o'pti^m I prnn:i pìn 
[n: 'TNitr^ 'r'^i^n Donn naSii k">^' r^^b^ vv^:^^ ibi iKioan I ^N^tr^n nnn pnn':' 
yvurì r iv \:^p •^is'? non n:tr "i"« trìn"? ntry I inxn (sic) ^^^^^^ qv nvn yiib' 
nn n^D'Q pxa D^pin5:n p iì om iódì I x^n» onniK ppinan [OiKn mnetrao 

li'2ÌjlD3 pprij r!"jl'nn3;c. loi, recto bianco; loi, verso, com. Giosuè; e. 384, 
recto, 1^ col., ptrinil p*n; 2"^ col. e verso bianco. 

La soscrizione che, come abbiamo visto, si trova alla fine del Pentateuco, 
con la data del martedì 11 /Jar 248 (non Adar, come ha erroneamente lo Stein- 
schneider, cui seguono il Freimann e il Jacobs, che riferiscono la data del 23 feb- 
braio, mentre per contro già il De Rossi e poi il Berliner hanno esattamente 
Ijar (i)), deve senza alcun dubbio, come resulta dalla espressione DDK'pa o'^t^m 
nia':'^! J^niX On^Pn '^Ipn nil^V, riferirsi all'intera opera, e non, come intende 
lo Steinschneider, al solo Pentateuco ; il De Rossi invece anche qui è esatto (2). 



(i) Ginsburg, pur leggendo Ijar, fa corrispondere la data ebraica al ij febbraio dell'anno 
civile. 

(2) È però da correggersi la sua trascrizione in quanto che lascia fuori il nome n07B' 
dopo quello di yriH''; c'rtrT:! per c'72'm è mero errore di stampa. 



228 UMBERTO CASSUTO 



La strana collocazione di questa soscrizione mi sembra possa agevolmente spie- 
garsi supponendo che il Pentateuco sia stato stampato per ultimo ; ciò ci da- 
rebbe modo di comprendere pure come mai la prima pagina del libro di Giosuè, 
inizio in tal caso dell'edizione, sia adornata di un ampio e ricco fregio. 

Il De Rossi e lo Steinschneider fanno ascendere il numero delle carte 
solo a 380; a quanto pare i loro esemplari sono sprovvisti delle carte bianche 
che ha invece l'esemplare del Manzoni (carte 384) e anche il nostro. Esse sono 
così disposte nel nostro esemplare: fra il Levitico e i Numeri, fra i Profeti minori 
e i Salmi, fra Giobbe e il Cantico dei Cantici, e fra Esther e Daniel. L'ordine dei 
libri biblici è nel nostro esemplare, diversamente da quello delle copie descritte 
dal De Rossi e dal Berliner, lo stesso delle edizioni moderne ; non è però un 
ordinamento originario, come si vede dalla segnatura, che da Giobbe continua 
in Daniel. Le carte hanno una numerazione manoscritta in cifre arabe, di dieci 
in dieci; questa numerazione giunge però a 393, per un errore di io in più fra 
140 e 160, e un altro di i in meno fra 230 e 240. Qua e là è aggiunta a mano 
anche la numerazione in cifre arabe dei capitoli (i Salmi sono divisi in 171 ca- 
pitoli); in alcune pagine si ha l'intestazione manoscritta in latino. Le lettere 
della parola iniziale dell'Esodo e dei Numeri sono state accuratamente riempite 
in rosso; quelle della prima parola dell'Ecclesiaste sono state cominciate a riem- 
pire in verde. Al principio del Deuteronomio, la prima parola, che lo stampatore 
aveva lasciato in bianco per dar modo di disegnarla con ornati, è stata infatti 
elegantemente supplita in rosso e nero. Altre volte invece è rimasto lo spazio 
bianco vuoto. In principio alcime note manoscritte, marginali e interlineari, di 
un ebraista cristiano; poche altre postille di altra mano altrove. 

Possessore: Còvétus Seti. Marci de Florètia (e. i, recto). 

Naz., B." R.'. 4. 2. 7. Provenienza: Laurenziana, 1783 [4]. 

26. Altro esemplare. 

Le carte bianche sono qui tre, anziché quattro come nell'esemplare prece- 
dentemente descritto, e si trovano: fra il Levitico e i Numeri, fra i Profeti 
minori e il Cantico dei Cantici, fra Giobbe e Daniel ; il numero totale delle 
carte è dunque 383, pari a quello dato dal Fabricy. Gli Agiografi sono nel nostro 
esemplare collocati come segue: Meghilloth, Salmi, Proverbi, Giobbe, Daniel, 
Ezra (con Nehemia), Cronache. L'ordine dei libri biblici è quindi diverso non 
solo da quello delle moderne edizioni (con cui concorda invece, come abbiamo 
veduto, l'esemplare della Biblioteca Nazionale), ma anche da quello dell'esem- 
plare del De Rossi, che ha le Meghilloth dopo il Pentateuco, e da quello del- 
l'esemplare del Berliner, che dopo i dodici Profeti minori ha Daniele. Le carte 
sono numerate a lapis di cinque in cinque (solo le prime dieci sono tutte nume- 
rate); secondo questa numerazione però esse figurano solo come 379 anziché 
come 383, per un errore di 4 in meno commesso dopo il 335, essendo questo 
numero stato preso per 331. Spesso si ha una numerazione manoscritta dei 
capitoli, in cifre ebraiche (Pentateuco, Primi Profeti, Isaia fino a 26, Salmi fino 
a 51), o in cifre arabe (parte del Deuteronomio, Isaia da 27 in poi. Geremia, 
Ezechiele, Profeti minori, Cantico dei Cantici). In Samuele e in Re è indicata a 



INCUNABOLI EBRAICI A FIRENZE 229 



mano la divisione in due libri (in principio D'2t^ inix'? \^p^r]ì2 e al punto della 
divisione "^W p^H). Qua e là anche titoli e intestazioni in latino. Al principio 
di Osea si trovano varie note marginali e interlineari di un ebraista cristiano, 
indicanti la radice e la traduzione latina di parecchie parole ; così anche in Ruth, 
al principio dell'Ecclesiaste e al principio dei Proverbi. Poche altre note mar- 
ginali, ebraiche o latine, altrove. 
Laur., K. 2. 862. [9]. 

27. ^"^D (Sepher Mizvoth Gadol) LiÒ7'o dei precetti maggiore, di R. Moshe 

ben Ja'qob da Coucy. S. 1. [Soncino], Gershom Soncino, fin. di stam- 
pare il 15 Tebedi 5249, pari al 19 dicembre 1488. in-fol. 

De Rossi 61, Hain 9796, Proctor 7306, Steinschneider 1797, Freimann 114, 
Jacobs 55. 

loi -j- 178 ce. (ne manca in principio una bianca, che è computata nella 
segnatura; bianco è pure il verso della loi, il recto della 102, e il verso del- 
l'ultima), senza numerazione né richiami (segnatura 3"K;33"N); carattere qua- 
drato italiano, più grande per le parole iniziali ; 2 colonne e normalmente 48 righe 
per pagina. Alcuni ornati in legno. 

C. I, recto: l'epigrafe di versi biblici: •-"[niin ^n^Hi^ H»; poi l'introdu- 
zione: -D'r'irn piK 'DO min bl'^p I nt»», e l'indice dei precetti negativi; e. 8, 
verso, com. i precetti negativi: --'n^nan m':'^':' >^bv nait^Xn I nTlTOn ; e. loi, 
recto, fin.: liQ» r"l3n I K*?! nOXat!^ ; e. 102, verso, l'epigrafe di versi biblici: by^ 
•••*n':'Drn na'ra, poi l'introduzione: •••Tiaipn "123 I npr p rWÙ ^l^n, e l'indice 
dei precetti affermativi ; e. 106, recto, altra introduzione: •—n'r'iyn HK iTDpH X"13^3 ; 

e. 106, verso: n:it!^K"in m^con; e. 279, recto: r\^yn HD^T H^inj^ HDN'^an ubnr\'\ 
'tcrtcrn p|'7X'? I *i2"a-i n:trn o'r'twi nnc^nan rbv^ ^t£^D2 nona nti^KD I np^ma nppira 
ynr ntra n"nn p d^^^i: ns: i:n -h^ fn: -w^ I ntr^iri laix ':'«':' nnt^ nrt^n ntt^p nironn 

Esemplare incensurato. 
C. R.; T. T. II 00. [8]. 

1490. 

28. nprnn T (Jad ha-Chazaqà). La Mario forte, compendio rituale di 

R. Moshe ben Maimon (RaMBaM). Soncino, Gershom Soncino 
(correttore Eli'ezer ben Shemuel), fin. di stampare nel novilunio di 
Nisan 250, pari al 23 marzo 1490. in-fol. 

De Rossi 70, Hain 10523, Proctor 7308, Steinschneider 1870, Berliner 32, 
Freimann 114, Jacobs 71, Porges, Zeitschrift fur hebraische Bibliographie, Ylll, 

P- 58-59- 

380 carte, comprese la 292 e l'ultima, che sono bianche, e la 52, che ha 
il recto bianco; non 367, come hanno De Rossi e Steinschneider, né 376, come 
ha Berliner; la segnatura è : ntSD'XtaD; S2D-n; (insieme; 12 carte in tutto) tV. iTS; 
Q-K'?; K. Senza numerazione né richiami; due colonne e 53-54 righe (talvolta 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 5'-6» 29 



UMBERTO CASSUTO 



anche un numero differente) per pagina. Carattere quadrato italiano piccolo per il 
testo; due più grandi per i titoli. Vari fregi e iniziali ornate in legno. 

C. I, verso, poesia e prefazione dell'editore (pubblicate da Porges, 1. e); 
e. 2, recto: "['mi^a '?3 ^i< ^*i2'3n3 n3X i<b ?N; quindi com. l'introduzione dell' A.: 
-TOn nVÌ^^ i:n^:t? I nil'iSn "tD; c 8, verso, com. l'indice; e. 12, recto: nSD 
rian ISD Kim l ptrxn; verso: ptrs-lp-iD; e. 379, verso: Ti n3K'?2 HDK'^On b^ D'rtrm 

n^tr fD^: nn (O 'vn in!3'?rn (sio x^nm 'r^ntr' 'yvb I nr^ nirr nrK np^nn t'm km 
.'?5r"r S^Lt^tr '212 i^V'ìh I n':an i^r5:n dk: bi<b nmm nnc^ :n"i' 

IManca, come in quasi tutti gli esemplari conosciuti, la prima carta, con 
la prefazione dell'editore; l'esemplare è mutilo anche in fine, terminando con la 
carta contenente il principio di '73K niD'^'n, la quale è pur essa mutila inferior- 
mente. Alcune, ma non tutte, delle carte mancanti alla fine sono poste per isbaglio 
nella segnatura *':', La prima carta della segnatura flb è per errore posta avanti 
all'ultima della stessa segnatura. Alcune poche postille in ebraico e altre in 
italiano. Qua e là intestazione manoscritta delle pagine. x\lcuni fogli sono stati 
tagliati dal legatore anche nella parte stampata. 

Note di possessori: Graziadio Passigli (in coperta); [Questo] libro è dime 
Salomone [.... d]i Firenzze del anno 1823 (foglio di guardia anteriore); pbìlb VZn 
y'2f> ^'^'DKS iT'^K 'OD ; n:r "^K^:! ; r^:V bi^'Zl 'b'C ISOn n? (e 2, recto; l'ultimo anche 
a e. 52, recto). 

Nota di prestito : m'?n 'PS'Pl'n T'3n 111 T'OD yx IIX nn'? '1 '2 QV 'VH 

n\i' iSDH imx n2T i^b dki imi:'? "rnsK ^in bj for (giuiii) '^i^^bv n^iatr "iddh n? iv 
nn*? aiN "td b^vv n'^'^pi nt^mn "r^ts ix^i'in'? 3"n 'pxD^ts n",!2D3 'n^r y"22 ':ki i'?tr 
'T nTn3!3 'r\*2r\n\ 'r\2n2 \S3*!3 ■i"!23n 'nntr ^:x - 'br poD: :ns '?d p lyns'ri v'^y 
Dn:ì3 -i!232 Tpr^ 'ncxi nn n"3a \nnr ':2n r!23 (e. 292, verso). 

C. R. ; T. T.; Dono di Shemuel Chaj Rephael Chajjim Castelli, 1795 [io]. 

29. Altro esemplare. 

Questo esemplare ha solo 220 carte, compresa quella bianca, che è la 292 
dell'opera completa (mancano i libri I-V; la prima carta esistente porta la fine 
del quinto libro e il principio del sesto; manca anche la carta bianca in fine). 

Esemplare incensurato, talché il noto passo del cap. XI di D^D'?3 m3'?n 
m!3n':?31 riguardante Gesù e Maometto, che negli esemplari del Berliner e del 
De Rossi era stato tagliato via, qui è rimasto intatto. Prima dell'ultima carta il 
legatore ne ha posta per isbaglio una di b2i< m^Sl. Nella prima carta, nel 
margine superiore e inferiore: « Rabeno IMosè bar Maimon ». 

Possessore: HJlC^plp ?]DV (e. ultima, verso). 

C. R.; T. T. 1185 [9]. 



(i) De Rossi legge erroneamente'""- e intende quindi, male: die X\'I primi niensis nissàn. 
(Continua) UMBERTO CaSSUTO. 



~M9a"- 



NOTIZIE 231 

NOTIZIE 

L' edizione monumentale della " Divina Commedia „ che la nostra casa editrice ha 
preparata per il cinquantenario del Regno d' Italia, è stata or ora felicemente compiuta col 
proemio di Gabriele D' Annunzio che ha suscitato un vero entusiasmo per 1' insuperabile ma- 
gnificenza d' idee e la prosa veramente numerosa del nostro maggiore poeta. Non è questo il 
luogo di parlare del nostro volume che alle Esposizioni di Roma e di Torino è fatto oggetto 
dell' ammirazione degli intelligenti, ma vogliamo solamente rispondere a quei pochi — i quali 
trovarono unicamente nel lusso dell' edizione il motivo di una critica ironica e maligna, — che 
si sono ingannati ritenendo che in Italia non vi siano amatori che possano o vogliano permet- 
tersi il lusso di acquistare un' edizione di Dante a 500 e meno che meno a 3000 Lire ! Per la 
loro pace dichiariamo che dell' edizione membranacea non furono tirati che sei esemplari, e 
che tutti questi furono collocati in un batter d' occhio ; tre rimangono in Italia e tre vanno 
all' estero. In questi giorni ci giunsero numerosi telegrammi con cui bibliofili italiani desi- 
deravano assicurarsi esemplari da 3000 Lire, ma dovettero invece accontentarsi di esemplari 
cartacei da 500 lire e passare dalla classe dei pochi Nababbi letteratisshni a quella dei pez- 
zenti come un giornalista ebbe il dubbio spirito di battezzare — tutta bontà sua ! — gli 
acquirenti della nostra edizione. Secondo poi il parere d' un altro critico, non dovrebbesi pub- 
blicare alcuna edizione di lusso dal momento che gli stessi testi possono aversi per pochi 
centesimi : orbene, noi, nel pensare e nel procurare le nostre edizioni non abbiamo veramente 
mai fatto alcun assegnamento su persone animate da cotali idee, che sono diametralmente 
opposte a quelle dei bibliofili alla cui classe quelle persone, certamente, non possono apparte- 
nere ; per coerenza, il nostro critico non avrà naturalmente ancora perdonato a Lorenzo di Nicolò 
della Magna la pubblicazione della lussuosa sua edizione di Dante, né al Bodoni, né allo Zatta, né 
ad altri editori bibliofili antichi e moderni un si inaudito peccato. Le innumerevoli testimonianze 
eloquenti di plauso che ci pervennero da ogni dove allorché pubblicammo il manifesto della no- 
stra edizione, e 1' entusiasmo universale con cui questa viene accolta ora, a lavoro compiuto, ci 
ricompensano del resto assai largamente delle fatiche felicemente superate dell' ardua impresa. 
L' educazione del libro. — Con questo titolo il prof. Guido Biagi, 1' illustre bibliotecario 
della Laurenziana di Firenze, pubblica un articolo interessante nel Corriere della Sera, inspi- 
ratogli dalla visita della Mostra del libro e del giornale dell' Esposizione di Torino. Quantun- 
que r arguto osservatore e scrittore non abbia voluto svolgere le sue idee in forma pedago- 
gica, pur ci pare che le sue osservazioni ed i suoi consigli abbiano un eminente valore 
pedagogico e meritino di essere presi in seria considerazione ed anche seguiti dai pedagogisti 
italiani ; tanto più che 1' illustre nostro amico prof. Biagi dichiara che il libro, anche se presen- 
tato nella sua forma più attraente, è tale un arnese per il quale il popolo italiano prova una 
repugnanza istintiva ed invincibile. Egli crede di trovare la ragione di ciò nel fatto che in 
Italia s' è avviata alla meglio — o alla peggio — 1' istruzione della scuola, ma non si conosce 
affatto e non si pregia 1' educazione del libro, e cerca di dimostrare con fatti storici, politici 
e religiosi perché in Italia la ripugnanza al libro è antica e tradizionale. Se non possiamo 
annuire incondizionatamente a tutti i punti dell' interessantissimo e succoso articolo, crediamo 
però che la voce autorevole dello scrittore non debba rimanere vox clamantis in deserto come 
avviene quasi sempre quando un personaggio, sia egli pure di indiscutibile autorità, la fa risuo- 
nare dalle colonne di un giornale quotidiano e specialmente in un momento si agitato come 
il presente. E per questa ragione appunto abbiamo creduto particolarmente doveroso richia- 
marvi r attenzione di chi ha interesse al divulgamento dell' educazione del libro in Italia. 

Un bibliomane nell'imbarazzo. — Augustin Filon narra nei Débats di una curiosa discus- 
sione avvenuta in questi giorni in Inghilterra a proposito di un libro rubato dalla biblioteca 
dell' Università di Cambridge. Il dottor Jessopp è da molti anni rettore di una parrocchia vi- 



232 NOTIZIE 

cina ad Oxford, ed è nello stesso tempo autore stimato di numerose opere in cui la fanta- 
sia si alterna con 1' erudizione. Egli ricevette, or non è molto, la visita dell' illustre bibliote- 
cario dell' Università di Cambridge, Jenkinson, al quale desiderava mostrare i suoi libri, e forse 
rimpiange anche oggi di aver avuto questa idea perché il Jenkinson nel corso della sua visita sco- 
pri in uno scaffale un volumetto « non più grande d' un libro da Messa per signorina », se- 
condo l'espressione del dottor Jessopp, e disse al bibliomane stupefatto: « Ecco un libro che 
ci appartiene ». « Ci » voleva dire la biblioteca di Cambridge, il cui timbro, un antico timbro 
non più in uso, appariva ancora sul titolo. Il volumetto stampato a Lussemburgo nel 1619 
portava come nome d'autore quello di John Roberti, edera una specie d\ pamphlet contro la 

dottrina, allora in voga, del magnetismo animale Qui comincia il dramma intimo, l'angoscia 

di coscienza, la tempesta sotto il cranio del vecchio bibliomane. S' intende, egli era al riparo 
da ogni sospetto. Ma che doveva fare ? Rendere il libro rubato al deposito venerabile cui aveva 
appartenuto e dal quale era uscito per qualche misterioso incidente ? Ma allora, egli stesso sa- 
rebbe rimasto derubato. Non poteva ricordarsi come fosse diventato proprietario del libriccino. 
Sapeva di possederlo da trent' anni ; 1' aveva comprato ed era suo come tutti gli oggetti della 
sua casa. Se il volume fosse stato cambiato dalla biblioteca stessa ? Il dottor Jessopp espose 
aWAthenaeum il tumulto dell' anima sua e chiese consiglio. Le lettere piovvero. La controver- 
sia si accese. « Conservate il volume » gridavano gli uni. « Restituitelo subito ! » gridavano 
gii altri. Un vescovo cattolico, senza consigliare positivamente la restituzione, dava al dott. Jessopp 
una lezioncina facendogli osservare che un cattolico romano non avrebbe esitato e si sarebbe 
subito fatto un dovere di deporre il volume nelle mani del legittimo proprietario. Un uomo di 
legge, invece, considerando la quistione dal punto di vista del diritto comune, si pronunciò 
contro la restituzione. Alcuni corrispondenti si scagliarono contro le biblioteche e i bibliotecari 
che si lasciano trascinare a vendere come cartaccia tesori letterari e tipografici. Il buon 
Jenkinson scattò, dicendo che la biblioteca di Cambridge non aveva venduto più nulla fin dal- 
l' anno 1557, in cui la Riforma fece un « autodafé » nelle università. A farla breve, il plebiscito 
fu contrario alla restituzione ; ma il Jessopji restituì il liliro lo stesso. 

La " Divina Commedia „ in francese ed in inglese. — Paget Toynbee, il noto dantista, 
manda al Ti>ncs una interessante statistica desunta in parte dalia sua biblioteca privata, in 
parte dal catalogo del Cornell, in parte dalla Bibliografia Dantesca del De Batines, delle tra- 
duzioni di Dante in inglese ed in francese. Il numero totale delle traduzioni dell' intero poema 
dantesco in inglese è di venticinque, delle dieci sono in terza rima, sei in versi sciolti, 
cinque in prosa e quattro in vari metri. Vi sono inoltre ventuna traduzioni indipendenti del- 
l' « Inferno », sei del « Purgatorio » ed una del « Paradiso », in prosa. In tutto si hanno cosi 
buarantasei traduzioni inglesi dell' « Inferno ». trentuna del « Purgatorio » e ventisei del 
« Paradiso ». Le traduzioni francesi di tutto il Poema sono venti ; oltre a quattordici indipen- 
denti traduzioni dell' « Inferno », una del « Purgatorio » e due del « Paradiso » Si vede 

da queste cifre che la superiorità numerica delle traduzioni di Dante spetta agli inglesi ; ma i 
francesi, secondo il Toynbee, rimangon sempre superiori nelle priorità delle traduzioni stesse. 
La più antica ricordata traduzione inglese di tutto il Poema, quella di William Huggins che non 
ha mai veduto la luce, non fu compiuta se non verso il 1760 ; la più antica traduzione stam- 
pata di tutta una Cantica, quella dell' « Inferno » per opera di Charles Rogers non apparve 
se non nel 17S2 ; mentre la prima edizione inglese stampata della Comuiedia intera, quella di 
Henry Boyd, fu pubblicata solo venti anni più tardi, nel 1S02. Delle traduzioni francesi, invece, 
una, quella di Francois Bergaigne in terza rima, fu completata quasi certamente nel 1524 ; 
mentre altre due furono fatte nello stesso secolo, ed una di esse, quella del Grangier, fu pub- 
blicata in Parigi nel 1596-97. Più tardi fu stampata una anche più antica traduzione dell' « In- 
ferno », che alcuni dotti hanno assegnato al secolo decimoquarto, ma che, assai più probabil- 
mente appartiene alla fine del secolo decimoquinto. La Francia può anche vantare una tradu- 
zione dell' « Inferno » del secolo decimosettimo, e due versioni del Poema intero del secolo 



NOTIZIE 233 

decimottavo, oltre ad altre due versioni dell' « Inferno » appartenenti a questo stesso secolo. I 
francesi, perciò, entraron nel campo dei traduttori di Dante, — se si prescinde da quei frammenti 
che furono resi in certo qual modo dal Chaucer, — due secoli e mezzo prima degli inglesi. Questi 
ultimi però, durante i cinquanta o sessant' anni più vicini a noi, hanno sorpassato i francesi ed 
occupato il loro posto nello studio di Dante, come lo dimostra anche una nuova traduzione 
della Commedia compiuta ed edita in questi giorni da C. E. Wheeler, in tre volumi ed in 
terza rima, traduzione che ha indotto il Toj-nbee a pubblicare le sue noterelle statistiche. 

L' attività del " British Museum „. — Da un rapporto dei direttori del British Museum 
risulta che durante V anno scorso 1' importante istituto fu visitato da 739,837 persone, con un 
aumento di 33,000 visitatori in confronto dell' anno precedente. Durante le domeniche nelle 
quali il museo rimane aperto lo visitarono 69,733 persone. Della biblioteca si giovarono 219,274 
lettori con un aumento di 2300 sull'anno precedente. 

Nella sala riservata alla consultazione dei giornali lavorarono durante 1' anno 19,300 per- 
sone, con una diminuzione di 2100 in confronto dell' anno precedente. 

Durante l'anno il museo comperò 26,063 libri, 2149 carte od atlanti, 2545 libri orientali, ma- 
noscritti o stampati, 4926 disegni o stampe antiche di valore storico o dovuti ad artisti celebri. 

Si arriccili pure di 617 reliquie egiziane, assire e babilonesi, di 410 reliquie gre- 
che e romane, di 6932 oggetti antichi o medioevali britannici e di 1546 monete o medaglie. 

Fra i manoscritti acquistati si trova il documento autografo di lord Nelson, nel quale questi 
spiegò ai suoi ufficiali la tattica da seguirsi nel dare battaglia alla flotta francese nella rada di 
Trafalgar. 

La propaganda Biblica. — La Società Biblica Britannica ha pubblicato il suo rapporto 
annuale che è il centosettimo della serie. 

Da questo risulta che din^ante il 1910 la Società ha stampato e diramato 913,827 bibbie 
complete, 1,199.239 Nuovi testamenti e 4,782,720 parti diverse delle Sacre Scritture. 

Di questi libri 400,000 furono inviati nei paesi latini del Continente europeo ; 615,000 fu- 
rono diramati fra i tedeschi e gli slavi dell' Europa centrale ; 550,000 furono spediti in Russia; 
220,000 in Africa ; 250,000 nell' America centrale e meridionale ; 200,000 al Canada ; in India 
si spedirono 812,000 copie di Testi sacri ; al Giappone 285,300 copie ; in Corea 660,000 copie 
ed in Cina un milione e mezzo. 

La massima parte di queste edizioni (che sono fatte in quattrocentocinquanta lingue di- 
verse) si vendono ad un prezzo notevolmente inferiore al costo. 

Il rapporto fa menzione di numerosi ed interessanti aneddoti narrati dai distributori delle 
Bibbie in lontane regioni. Fra gli altri, questo : un distributore che viaggiava attraverso le 
Ande notò che molti indigeni comperavano la Bibbia per bruciarla immediatamente su di un 
piccolo rogo, respirando il fumo che se ne produceva. Fra quegli indigeni prevale 1' opinione che 
il fumo della Bibbia guarisca il mal di petto ! 

Un'opera inedita di Purcell. — Alla Rovai Academy of Music di Londra è stata scoperta re- 
centemente la partitura di un'opera di Enrico Purcell Faisy Queen (la Regina delle Fate) della quale 
sembra che fosse stata dimenticata affatto 1' esistenza. Eseguita dagli allievi del Morley College 
sotto la direzione del De Holst, questa musica ha prodotto su l'uditorio una grande impressione 
per r arditezza e la meravigliosa originalità. L'opera sarà pubblicata a cura della Purcell Society. 

Enrico Purcell nacque nel 165S a Westminster (Londra) e mori nel 1695. Considerevole 
è il numero delle sue opere tra le quali sono Didone ed Enea, Timone d' Atene, La Regina in- 
diana, VAmphitrìone, Edipo, Don Chisciotte. Il suo capolavoro. Re Arturo, fu pubblicato 
nel 1843. Nel 1676 Enrico Purcell fu organista dell' Abbazia di Westminster. 

Una Lega contro il prestito di libri. — Due giovani scrittori francesi, Paul Reboux e René 
Blum, hanno avuto 1' idea geniale di fondare una Lega contro il prestito di libri. Ecco quanto 
ne pubblica la Chronique de la Bibliographie de la France nel n** 36 (8 Settembre, 191 1): 



234 NOTIZIE 

Bénis des bibliophiles, et des éditeurs, et des libraires, et des auteurs soient MM. Paul 
Reboux et René Blum qui viennent de lancer le manifeste d' une Ligue cantre l'emprunt des 
livres dont nous reproduisons un extrait : 

« La crise dont souffre actuellement la librairie a une cause sur laquelle on n'a pas 
assez insistè : le prét des livres. 

« Des personnes pour qui la lecture est un plaisir indispensable se refusent à acheter 
un volume et ne le lisent que quand elles sont parvenues à l'emprunter. 

« Alors qu'un ami ne songerait pas, sans doute, à prendre chez vous des gravures, des 
coussins, des bibelots d'etagere, il vous demande la permission d'emporter un volume, et cette 
permission nul n'ose la refuser. Le livre s'en va. Il ne reparaìtra plus. 

« Qu'en résulte-t-il ? 

« 1° Que les propriétaires de livres sont dépossédés ; 

« 2*^ Que dans les bibliothèques les collections incomplètes perdent leur intérét et 
leur valeur ; 

« Que tout livre lu par plusieurs personnes est, sinon contaminé, du moins deteriore. 
Meme rendu, il est indigne de reprendre rang parmi les autres ; 

« 4° Que si l'ouvrage est d'une première èdition, le prèjudice matèriel peut devenir 
important ; 

« 5*^ Qu'un auteur ayant offert un volume dèdicacé peut accuser au moins d'indiffèrence 
le destinataire, si cet ouvrage est vu sur la table d'un autre ; 

« 6" Que ces emprunts étant faits le plus souvent par des personnes pour qui trois 
francs comptent à peine, et qui, afin de se procurer tout autre agrèment intellectuel, n'hèsitent 
pas à dépenser des sommes beaucoup plus importantes, chaque et)iprnnteur petit étre considéré 
cornine un acheteur perdii, alors que, par réciproqiie, chaque emprunteitr evince pourrait devenir 
un acheteur gagné ; 

« 70 Que la multiplication de ces petits dommages cause la mèvente d'une ou plusieurs 
éditions, et lèse ainsi très gravement, en plus des propriétaires de livres, les écrivains, les 
éditeurs et les libraires. 

« Or, malgré tout, et quoiqu'il existe pous les lecteurs pauvres des bibliothèques pu- 
bliques, on prète les livres. C'est qu'on ne sait pas comment motiver un refus. On manque 
d'une bonne raison. Cette raison, nous allons la fournir. 

« Nous voulons crèer une Ligue cantre l'emprunt des livres. 

« Chacun de nos adhérents possederà dans sa bibliothècjue une tonte petite estampe 
tirée sur parchemin et pouvant étre posée sur un des rayons. Cette estampe porterà, signé par 
l'adhérent, l'engagement d'honneur de ne jamais prèter un livre. Il suffira de la designer pour 
se débarrasser courtoisement des indiscrets. 

« D'autre part, nous fournirons des exlibris artistiques, mentionnant, après le nom de 
l'adhérent, son titre de membre de la Ligue. 

« Un versement unique de trois francs destinés à la caisse de propagande, donnera le 
droit de faire partie de la Ligue. 

« Refusez de prèter un roman, et vous vous trouverez déjà remboursé ! » 

Voilà qui est sage et ingénieux. Sans doute faut-il encourager les bibliothèques pu- 
bliques, comme nous ne cessons de le démontrer ici, et le prét systématique à ceux qui ne 
peuvent pas acheter, à ceux qui prouvent leur volente de lire en faisant la démarche de se 
rendre à une mairie, à une « librairie de prét.... » Mais il faut décourager les gens aisés qui 
abusent des volumes achetès par d'autres. Il faut aider chacun à reagir contre la tyrannie de 
ces amis tapeurs ! Un bibliophile me disait en outre : « J'applaudis pour ma part à cette sage 
initiative, et j'ajoute que l'homme du monde quelque peu galant auquel une dame demande 
à emprunter un roman.... n'aura plus qu'à lui répondre : « il sera chez vous demain » et à 
en faire empiette pour l'offrir.... sans abandonner san exemplaire. Ainsi les gens de quelque 



NOTIZIE 235 

tact n'oseront plus abuser et apprendront à connaìtre le chemin qui méne à l'étalage du 
libraire. Les gens ingénieux peuvent également donner le tome I d'un ouvrage en laissant à 
leurs amis le soin de se procurer les suivants ! Tout cela n'est qu'affaire d'habitude.... » 

Et je n'ai pas trouvé cela si ridicule ! L. P, 

Il catechismo di Luigi XIV. — L' Intermédiaire des curietix porta la notizia, che nella 
biblioteca imperiale di Pietroburgo si conserva un curioso manoscritto rilegato in pelle di vi- 
tello e recante una L maiuscola, sormontata dalla corona reale. E intitolato Catéchisme ou 
Briesve Instruction du Crestieti. È il catechismo che servi a Luigi XIV re di Francia. Nella 
prima pagina si trovano la domanda e la risposta seguente : « Che dice Vostra Maestà quando 
pensa che Dio 1' ha creata e messa al mondo ? » « Io penso che Dio mi ha tratto dal nulla 
dove ero per darmi 1' anima, la vita, il mio regno e tutti gli altri vantaggi che posseggo ». 
Il catechismo del Re è stato scritto nel 1645, quando appunto Luigi XIV aveva sette anni e 
regnava da due anni. Lo stile, nonostante alcune locuzioni arcaiche, è elegante e 1' opera viene 
attribuita ad Arduino di Péréfixe, arcivescovo di Parigi e precettore del giovanissimo Re. 

Un manoscritto inedito di Franz Liszt fu recentemente scoperto nella Biblioteca del 
Liceo musicale di S. Cecilia a Roma ; contiene un inno intitolato « o Roma nobilis » e fu 
composto dall' autore poc' anzi la sua morte nella villa Adriana di Tivoli. 

La scoperta di un quinto Evangelo ? — La Tribuna pubblica il seguente telegramma 
pervenutole da Brindisi : 

« Una commissione di preti armeni sbarcata qui (a Brindisi) dicesi latrice di una impor- 
tante notizia religiosa destinata a sconvolgere tutte le teorie sugli evangeli sostenute finora 
dalla Chiesa, e la notizia sarebbe questa : che la missione archeologica armena, inviata nell'in- 
verno scorso in Egitto, ha scoperto dei papiri con iscrizioni geroglifiche. Dalla loro traduzione è 
venuto alla luce un quinto evangelo sicché gli evangeli diventerebbero cinque e non più quattro ». 

La Tribuna soggiunge : « La notizia sarebbe veramente di un' enorme importanza sto- 
rica e religiosa ». 

Ma occorre però osservare che per questa rivelazione sia per lo meno necessario qual- 
che schiarimento. Poiché ci sembra un po' difficile che la scoperta di un quinto evangelo sia 
stata fatta su documenti scritti in geroglifici, i quali erano da parecchi secoli roba — diremo 
cosi — da Museo. All' epoca di Cristo e dopo Alessandro Magno la lingua e la cultura greca 
e poi la lingua e la cultura latina si erano vittoriosamente sovrapposte ai geroglifici. Si tratterà 
quindi, più probabilmente, di uno di quegli evangeli apocrifi dei quali si sono avuti altri esem- 
plari e che sono traduzioni in lingua copta di una delle tante riduzioni degli Evangeli trovati 
in Egitto e noti nel mondo degli studiosi. 

Un caso curioso di bibliocleptomania. — Un giovane farmacista di Carlisle è stato 
processato per aver rubato 157 volumi da una libreria. Non tutti in una volta, ben inteso. 
Questo bibliomane, che si chiama Routdge, aveva 1' abitudine di visitare quotidianamente una 
libreria ed ogni volta ne usciva con un libro in tasca che non aveva pagato. Alla fine fu preso sul 
fatto. Il Routdge è una persona rispettabilissima e di precedenti intemerati, ma i libri gli davano 
le vertigini, È onesto finché sta distante dalla carta stampata, e capace di restituire un porta- 
foglio pieno di quattrini, ma non sa resistere alla tentazione di impadronirsi di un libro. Ha la 
passione dei buoni autori. I libri che rubava e che gli furono sequestrati lo dimostrano chiaramente. 

Egli non sceglieva che libri usati , saggi critici, letterari, opere filosofiche, trattati di 
teologia. Nelle sue tasche passavano, come nella zimarra di Colline, soltanto filosofi e poeti. 

Un autore inglese in una delle sue più deliziose commedie ha posto in scena un con- 
simile caso : un giovane povero che assetato di cultura entra di notte per la finestra in una 
casa e non ne porta via se non un po' di istruzione guadagnata con tanto rischio : i libri della 
biblioteca. Il caso del povero Routdge prova che la fantasia delicata di J. R. Barde aveva in- 
tuito una possibilità reale, per quanto essa potesse apparire improbabile. 



236 NOTIZIE 

Al momento del suo arresto il farmacista bibliofilo ha dato delle prove della sua con- 
dotta purissima : non ha vizi ed è perfino astemio. I\Ia la bibliomania — ha aggiunto con 
r aria di chi ne ha pratica — è più invincibile dell' alcoolismo. I magistrati lo hanno assolto, 
forse convinti che avevano dinanzi un caso patologico. Ma in realtà vi sono molti Routdge per 
il mondo, un mucchio di brava onestissima gente che senza ritenersi affatto disonorata ruba i 
libri degli altri. Soltanto quelli non li commettono dai librai i loro furti : si accontentano di 
saccheggiare le biblioteche degli amici. 

La IX Riunione della Società Bibliografica italiana. — Ferdinando INIartini, presidente 
del Comitato ordinatore di questa IX Riunione ha inviato ai consoci la seguente lettera : « La 
Società Bibliografica Italiana, nell'ultima seduta dell' Vili Congresso ch'essa tenne in Bolo- 
gna nel maggio del 190S, indisse il IX Congresso Bibliografico per l'anno 1911 — cinquante- 
simo anniversario della proclamazione del Regno d'Italia e della sua Capitale — acclamando 
Roma quale sede della riunione. In nome del Comitato ordinatore del IX Congresso Biblio- 
grafico, prego pertanto la S. V. di voler mandare con cortese sollecitudine la sua autorevole 
adesione, affinché il Comitato stesso possa prenderne nota, e possa inviarle a suo tempo la 
tessera e il programma dei lavori del Congresso ». — Il Congresso avrà luogo nei giorni 26, 
27 e 28 ottobre 191 1. Le adesioni debbono essere indirizzate al Comitato ordinatore del IX 
Congresso Bibliografico presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele in Roma. Possono 
esser iscritti al Congresso e prendere parte alle relative discussioni, senza diritto di voto, an- 
che coloro che non sono soci della Società Bibliografica, purché versino all'atto dell'adesione 
la quota d' iscrizione di L. 3. 

Piano analitico della Mostra d'iconografia popolare italiana. — La Mostra d'icono- 
grafia popolare italiana all'Esposizione di Roma, ordinata da Francesco Novati e da Achille 
Bertarelli, può essere definita come il primo tentativo di effettuare un' ardita intrapresa, alla 
quale non s'era mai posto mano da alcuno prima d'ora: quella di raccontare, con il solo sus- 
sidio della stampa e dell' incisione, la vita cosi interiore come esteriore del popolo italiano, 
quale s' é svolta durante un periodo di tempo quattro volte secolare : dal Quattrocento al Set- 
tecento, integrando per questa via quanto ce ne sanno dire — ed è assai poco — la storia e 
la letteratura volgare. Le umili silografie, uscite dai torchietti a mano dei fabbricanti di 
inaiestates e cartesellae, di immagini pie e di carte da giuoco, attraverso i secoli hanno conti- 
nuato a rimanere sempre uguali a sé stesse ; e il popolo tenacemente fedele ai suoi amori 
antichi, le ha sempre preferite alle opere insigni che i grandi maestri del bulino gettarono 
largamente sul mercato artistico italiano. Cosi le stampe di artefici oscuri ci sanno dire ciò che 
niun rame del Raimondi e del INIantegna sarebbe in grado di rivelarci ; esse sono state ap- 
pese per secoli cosi alle nude pareti delle officine urbane, come delle capanne campestri; e 
degli operai e de' contadini rispecchiano l'umile esistenza, spesa in gagliarde fatiche, le gioie, 
i dolori, le virtù ed i vizi, le aspirazioni e gli scherzi : tutto insomma. Dalle stampe che si 
acquistavano sul mercato apprendeva il popolo quel po' di scienza di cui gli illetterati erano 
capaci ; imparava a sapere qualcosa della macchina mondiale : e conoscere i pianeti e gli in- 
flussi loro ; udiva delle meraviglie di paesi lontani, arsi dal sole o coperti di perpetui ghiacci, 
abitati da uomini strani, da animali favolosi. Le stampe oltreché sul mondo e sugli abitanti 
suoi, r illuminavano pure sopra la vita sociale ; egli ne ricavava lezioni di bonaria filosofia ; 
riconosceva che la fortuna era arbitra di tutte le umane vicende, che non valeva la pena d'in- 
vidiare le ricchezze ai ricchi, gli onori ai potenti, giacché le ime passavano come ombra, gli 
altri dileguavano come neve ; e la morte pareggiava tutti ; esempio formidabile d' uguaglianza ! 
E per gli umili clienti gli artisti ignoti foggiavano anche le rappresentazioni della vita plebea; 
e dopo aver raffigurato i vecchi paladini cavalcanti sui bajardi, o i principi cattolici collegati 
contro il Turco, mettevano in vendita la serie delle « Arti che vanno per via », ritraendo le 
professioni più modeste, tutto il tumulto delle strade e delle piazze, dove risuonavano gli 



NOTIZIE 237 

strilli dei nierciaiuoli e dei cerretani. Ma poi dalla spensierata raffigurazione della quotidiana 
esistenza l'arte richiamava il pensiero delle moltitudini ad una più alta e misteriosa conqui- 
sta : la vita futura. Essa porgeva agli addolorati, ai languenti le immagini consolatrici ; il Re- 
dentore, curvo sotto la croce, la Vergine or lieta or dolente della sua maternità gloriosa; la 
coorte dei Santi e delle Sante sempre in faccende per aiutare i loro devoti. Ed alle fantasie 
preoccupate dal problema dell'ai di là, l'ingenuo bulino offeriva la riproduzione di scene di- 
nanzi alle quali sarebbesi sgomentato un Michelangelo ; il mondo scosso dalle convulsioni 
della catastrofe estrema ; 1' attesa giornata del Giudizio universale ; le esultanze del Paradiso, 
e paurose visioni dell'Inferno. E quelle immagini violentemente colorite, eran più efficaci per 
la coscienza dei volghi d'ogni ammonizione, d'ogni castigo. Esse erano il tramite onde l'in- 
visibile s'affermava, or attraente or pauroso: quasi una finestra aperta sull'ignoto. Tali i do- 
cumenti di un'arte obliata e sconosciuta oggimai che gli ordinatori della Mostra d'iconografia 
popolare hanno voluto fare un istante rivivere. 

Il pili grande papiro. — Il British Museum si è arricchito di uno dei papiri più grandi 
che esistano al mondo : è lungo 41 centimetri e largo 50, ed è benissimo conservato. Questo 
documento, che ha trenta secoli di vita, è una copia del Libro dei morti accompagnata da in- 
vocazioni ad Amon Ra, la principale divinità di Tebe. La copia fu fatta mille anni prima della 
nostra èra, per la figlia della regina Hesi Khensu. 

Una bibliografia delle opere siderurgiche, metallurgiche, ecc. — L' Associazione 
Italiana fra gli industriali metallurgici, in occasione di un Congresso della Iron and Steel 
Society che avrà luogo a Torino, col pensiero di porre in rilievo come anche l'Italia partecipi 
al movimento contemporaneo di studi e di ricerche scientifiche nel difficile campo della me- 
tallurgia, si propone di compilare una Bibliografia delle opere e delle monografie pubblicate 
nell'ultimo decennio da studiosi italiani in volumi o in Riviste su argomenti attinenti alla mi- 
neralogia del ferro, alla tecnica siderurgica, ed alla metallografia del ferro e dell' acciaio ; al- 
l'uopo ha iniziata apposita inchiesta presso le Università, le Accademie, le Associazioni e le 
Riviste tecniche, gli Editori, ecc. L' inchiesta, non ancora ultimata, ha dato finora risulta- 
menti se non completi certo copiosi. 

Le Pubblicazioni coloniali italiane. — La Direzione centrale degli Affari coloniali presso 
il R. Ministero degli Esteri del Regno d' Italia, aveva pensato di riunire tutta la pubblicazione 
che ha relazione colla questione coloniale e colle nostre colonie africane, corredando la raccolta 
di un esteso Indice biografico, bibliografico e critico comprendente la storia delle esplorazioni 
e del successivo sviluppo dell' idea e della colonizzazione italiana, per aiuto agli studiosi nelle 
ricerche loro e come provvisorio complemento per gli autori italiani delle due molto pregevoli 
bibliografie del Fumagalli e dei prof. Marinelli, Dainelli e Mori. Il lavoro iniziato nell'anno 
non potè, per la sua mole, esser compiuto in breve, mentre urgeva dare un pubblico docu- 
mento di prova in occasione della Mostra torinese. Fu allora, con utile pensiero, deciso di 
limitare la collezione alle sole pubblicazioni originali italiane, quale affermazione della nostra 
attività coloniale, e degli organi di governo, e pur continuando nella compilazione dell' Indice 
suddetto, che vuol tempo e perseveranza, ci si presenta oggi un primo hidice bibliografico 
delle pubblicazioni finora riunite. Insieme con questo volume (Roma, Camera dei Deputati, 191 1) 
vediamo pure un indice della Raccolta cartografica africana, della Direzione centrale degli affari 
coloniali, che comprende carte geografiche, topografiche, nautiche e quelle speciali, ipsome- 
triche, idrografiche, agricole, etnografiche, ecc., che descrivono le varie regioni sotto un deter- 
minato punto di vista. In una categoria a parte il bel volume ci offre I' indicazione di carte 
geografiche antiche e riproduzioni di carte antiche, che servono a dare un' idea delle cono- 
scenze geografiche che si avevano un tempo. La raccolta è ristretta all'Africa e all'Arabia, 
regione che con l'Africa orientale ha frequenti contatti ; e oltre a tutte le carte pubblicate dalla 
Direzione suddetta, comprende pure tutte quelle cortesemente offerte dal Governo inglese 



238 NOTIZIE 

(Topographical Section General Staff", e Ammiragliato), dal francese (Service géographique de 
l'Armée e Min. della Marina), dallo spagnuolo (Comando del Corpo di Stato Maggiore), dal 
portoghese (Commissào de Cartographia), dal belga (Min. delle Colonie) e dal Kediviale d'Egitto 
(Survey Department). 

Dalla Bastiglia.... a Pietroburgo. — Troviamo nel Messaggero di Roma il seguente 
articolo firmato « Edipi » che merita di esser letto per il grande interesse che offre : 

Non si tratta di un prigioniero di Stato, emigrato cosi da Parigi alla santa Russia ; ma 
di documenti di grande importanza, per la storia dei vari paesi. 

La voluminosa collezione di manoscritti e di autografi che possiede la Russia — lo ri- 
levo da uno studio di Ettore de La Ferrière — è raccolta in una sala terrena della biblioteca 
imperiale di Pietroburgo. Le mura di questo palazzo sono cosi grosse, che il De La Ferrière 
vi aveva fatto il suo studiolo nell' imbotte di una finestra, tanto larga da contenere una scri- 
vania Luigi XIV, due sedie a destra e a sinistra la poltrona dello storico e un canapè davanti, 
per ricevere i visitatori. 

La maggior parte delle ricchezze di quella biblioteca, delle quali i Russi possono giusta- 
mente andare orgogliosi, provengono dai due grandi depositi d'archivi francesi anteriori al 1789: 
la Bastiglia, e l'abbazia di Saint-Germaiii-des-Près. 

Pietro Dubrowski, di una nobile famiglia di Kiew, era dal 17S0 addetto alla ambasciata 
Russa di Parigi. Era un collezionista appassionato, e aveva potuto, tra l'altro, venire in pos- 
sesso di un manoscritto di Tito Livio, ch'era stato di Gian Giacomo Rousseau e portava tracce 
del blasone di Lorenzo de' Medici. 

La rivoluzione venne in suo aiuto, e allorché fu presa, saccheggiata e distrutta la Ba- 
stiglia, egli potè acquistare, forse per pochi soldi, centinaia di filze di lettere e documenti, 
che portano ancora impresse le macchie del fango di Parigi, sul quale furono lasciate e trasci- 
nate dal popolo inferocito. 

Nel 1791 dei ladri audaci s'introdussero nell'abbazia di Saint-Germain-des-Prés, e ne 
asportarono una infinità di documenti, e manoscritti miniati, preziosi per valore artistico e per 
la storia di Francia. 

Dubrowski nel 1800 ritornò a Pietroburgo con la sua preziosa collezione, della quale il 
duca di Beaufort gli aveva offerte settantamila lire sterline. Egli preferi darla alla sua patria 
mettendo orgogliosamente per ogni volume la dicitura: ex musaeo Dubrowski. L'acquistò nel 
1805 l'imperatore Alessandro. Dubrowski ebbe una pensione di 3000 rubli, che alla sua morte 
passò alle sorelle di lui. Fu nominato conservatore della biblioteca imperiale, decorato del- 
l' ordine di Sant'Anna. La Russia apprezzava tanto il suo tesoro di autografi e documenti, che 
quand'egli mori lo Stato gli fece l'insigne onore di pagare i suoi funerali. 

Disgraziata per tanta perdita, la Francia ebbe in ogni modo la fortuna, che quell' insi- 
gne raccolta storica, perduta per le sue discordie civili.... e per la più grande rivoluzione so- 
ciale che vanti la storia, invece di andare sparsa nelle varie biblioteche del mondo, o.... a ser- 
vire per carta da involgere, restò riunita in una grande biblioteca di uno stato che permise 
agli insigni studiosi francesi di trarne tesoro. 

Cosi fu pubblicata la corrispondenza di Caterina de' Medici, che tanta importanza può 
avere anche per noi. 

E il De La Ferrière copiò appunto a Pietroburgo cinquecento lettere della Sovrana. E 
cosi Edoardo de Barthélemy ottenne dispacci originali dei duchi di Biron e di Joyeuse, e la 
biblioteca nazionale di Parigi copie di lettere di Carlo IX, di F^nrico III e di Margherita di 
Valois, nonché delle tre case di Condè, di Bourbon-Montpensier e di Montmorency. 

Fu Léouzon-Leduc, che nel 1852 diede un primo saggio delle perdite della Francia, de- 
sumendolo appunto dalla biblioteca imperiale di Pietroburgo. Seguirono il De La Ferrière, e 
Gustavo Bertrand e infine de Tranchère, già deputato francese, che arricchì la biblioteca di 



NOTIZIE 239 

Bordeaux, e nei due volumi Les dessous de l'histoire pubblicò i più curiosi documenti su Maria 
Stuarda, su la Fronda a Bordeaux e sulle carte della Bastiglia. 

Nella citata biblioteca imperiale si conservano quindicimila volumi francesi — nella sala 
N. iS — tra i quali una serie completa di Mazarinades, i settemila volumi della biblioteca di 
Voltaire, acquistati dopo la sua morte dalla grande Caterina, la quale aveva pure acquistati i 
manoscritti di Diderot, alcuni rimasti inediti, come la Storia della Russia, la Storia universale 
relativa alla pittura e alla scultura, e una lettera sull'abate Galliani, che sarebbe molto inte- 
ressante pubblicare in Italia. 

Per comprendere in tutti i suoi particolari il fermento d'odio che portò il popolo di 
Francia alla rivoluzione dell' 89, possono servire i documenti conservati nella predetta biblio- 
teca, da una Storia galante d' Henriette Stuart, all' Histoire du Palais Royal, alla corrispon- 
denza d'Allion, ministro di Francia alla Corte di Russia nel 1745, alla corrispondenza di un 
agente segreto della Corte di Versailles, nel 1734, ecc. ecc. 

Sono le prepotenze, le insaziabili ingordigie, le libidini di ogni genere, un fermento di 
vizi, che generarono lo scoppio dell' odio, sotto lo stimolo della fame. 

Cosi la famiglia Viasemski, a Tsarkoje-Selo, conserva delle lettere di Czernicheff, della 
signora De Lamballe al signor de Sartines, e di Caterina II di Russia — la Semiramide del 
Nord — al suo inviato segreto (Czernicheff) dalle quali appare tutto il marcio della Corte di 
Maria Antonietta. 

Questi documenti si riferiscono al 1777, quando Beniamino Franklin andò in Francia per 
negoziare l'alleanza della nuova repubblica americana con Luigi XVI. 

Maria Antonietta sdegnava ricevere quei rozzi repubblicani. La De Lamballe e la Poli- 

gnac promettevano a S. E. De Sartines di ammansarla e la Polignac faceva chiedere a S. E 

25 mila scudi per le spese di carta, penne e inchiostro ! Naturalmente chiedendoli diceva.... 
ch'era uno scherzo. 

Questa lettera della Lamballe veniva perduta dal ministro Sartines e trovata dallo Czer- 
nicheff, il quale, sapendo che Sua Eccellenza passava giornalmente un paio d' ore in amabili 
conversari con la cortigiana Duthé, la faceva recapitare — sotto il velo dell'anonimo — a 
quest'ultima, perché la riconsegnasse al ministro. E per il suo disturbo le rimetteva anche un 
rotolo di 25 Luigi. 

Intanto la Semiramide del Nord sogghignava, e nelle lettere private all' affezionato 
conte Giovanni Czernicheff punzecchiava Maria Antonietta, che rideva tanto e di tutto. 

Povera donna, come pagò caramente la sua vanità, 1' orgoglio e le sue risate nel 
Trianon ! 

* * 

Ma ritorniamo agli altri documenti della Bastiglia, che si conservano a Pietroburgo. 

Importantissimi e numerosissimi sono quelli portati nella capitale dal Dubrowski, che si 
riferiscono al regno di Luigi XIV. Un manoscritto, sotto il titolo La Diendiade, ci dipinge in 
forma satirica gl'intrighi della Corte di quel sovrano; un altro la sua vita privata e galante. 
De Tranchère copiò quest' ultimo, in cui sono narrati gli amori del re con M.lle de La 
Vallière (la zoppino) con M.me de Montespan, M.lle de Fontanges e infine con la 
Maintenon. 

Bellissimo questo ritratto della duchessa de La Vallière ! 

« Questa ragazza è di mediocre statura ed è molto sottile ; cammina male perché zop- 
pica ; è bionda, bianca, picchiettata di vaiuolo. I suoi occhi sono bruni ; gli sguardi languidi 
e appassionati, e qualche volta pieni di fuoco, di gioia e di spirito. La bocca grande, molto 
rossa; i denti non belli ; punto seno ; le braccia piatte fanno mal presumere del resto del corpo. 
Il suo spirito è brillante, pieno di fuoco e di vivacità. 

Essa pensa piacevolmente le varie cose ; molto sa ; legge moltissimo. Ha il cuore 
grande, sicuro, generoso, disinteressato, tenero e pietoso. Essa è sincera e fedele — non è 



240 . NOTIZIE 

civetta, ed è più capace d'ogni altra d'impegnarsi seriamente. Se prima non era damigella, ora 
è nobile come il re. Essa ama i suoi amici con un grande ardore, ed è certo che amò il re 
più di un anno avanti eh' egli l' avesse notata. 

Essa diceva spesso a un' amica, che avrebbe desiderato eh' egli non fosse re. » 

Tra le carte che erano alla Bastiglia, e che il Dubròwski portò a Pietroburgo, è note- 
vole questa lettera in data 23 gennaio 1680, di mano del capitano delle guardie svizzere (du 
Buisson), su quel Processo dei veleni, che ispirò e diede il titolo a uno degli ultimi drammi di 
Vittoriano Sardou : 

« Voi saprete che il signor de Luxembourg fu arrestato e da ieri si trova alla Bastiglia 
accusato di complicità con gli avvelenatori. Madama de Soissons s'è ritirata con due altre 
grandi dame {una di esse era M.me d'Alliiié) tutte accusate dello stesso delitto. 

« Vi sono immischiate anche la marescialla de La Ferté e la marescialla de Bouillon. 
Visi aggiunga il duca di Vendosme, il marchese Dangeau, e numerosi altri di primo rango; 
non si vedono che guardie del corpo, in Parigi ; è molto tempo che non ci si trovava in cosi 
grande sbalordimento. Si assicura che la regina ha detto oggi che prima di due o tre giorni 
sarebbero scoppiate ben altre novità non meno sorprendenti. È stata la Voisin a confessare 
tutto, recentemente ». 

Come è noto il regno di Luigi XIV va famoso, oltre che per il fasto e gli amori del 
sovrano, anche per 1' ingegno dei ministri Colbert, Le Tellier e Louvois, e il valore dei gene- 
rali Turenne, Condé, Catinat, Villars e Luxembourg. 

È quest'ultimo il nominato nel documento. In quanto a madama de Soisson, essa era 
Olimpia Mancini, figlia del romano Michele Lorenzo Mancini e di Geronima Mazarino, sorella 
del cardinale. Visse dal 1630 al 1708, e sposò per intromissione dello zio, il principe Eugenio 
Maurizio di Savoia conte di Soissons. Fu madre del principe Eugenio di Savoia. 

La marescialla de La Florillon, pure implicata nel processo dei veleni, era Maria Anna 
Mancini, sorella di Olimpia. 

Ora per finire e per spiegare il carattere di Luigi XIV (figlio forse del cardinale Ma- 
zarino ? Si spiega cosi la Maschera di ferro ?) e la sua celebre frase: L'Etat e' est mai! ripor- 
terò una breve conversazione fra Ettore De La Ferrière e Pio IX. 

Lo studioso francese, nel 1S64, presentato dal cardinale Antonelli, aveva potuto otte- 
nere di fare delle ricerche nella biblioteca Vaticana, e volle ringraziarne il pontefice. 

— Oh, quel vostro Luigi XIV — gli disse Pio IX — posava la quarta persona della 
Santissima Trinità ! 

— Vostra Santità vuol permettermi di esporre delle attenuanti? 

— Parlate pure. 

— Egli fu tanto adulato e incensato neh' infanzia ! Ne ho riportata la prova da Pie- 
troburgo. — 

E lo storico francese mostrò al papa una pagina di scritto, per imparare la calligrafia, 
del ragazzo, che fu poi appunto Luigi XIV. 

Gli avevano data da copiare questa frase : 

« L' hommage est dù aux rois, ils font ce qui leur plait ». 

E sotto : 

« Louis, Louis, Louis, Louis, Louis, Louis ». 

Il pontefice sorrise e congedò il paziente ricercatore di documenti storici, dai quali si 
ricostruiscono le vicende dei popoli e i caratteri delle persone, come da poche ossa e da qualche 
impronta gli animali antidiluviani. 

Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 

191 1 - Tipografia Giuntina, diretta da L. Franceschini — Firenze, Via del Sole, 4. 



Anno XIII 



Ottobre-Novembre 1 9 i i 



Dispensa y^-S^ 



La Bibliofilìa 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



I lil3ri del notaio veronese . 
Bartolomeo Squarceti da Cavajon (1420). 




LCUNE ricerche fatte con metodo nell' Archivio Notarile di 
Verona mi hanno condotto a trovare l' inventario dei ma- 
noscritti già posseduti dal notaio Bartolomeo Squarceti da 
Cavajon. E forse il più prezioso, certo il più copioso, tra 
quelli che finora si rinvennero nelle carte veronesi del se- 
colo XV, poiché conta ben centonovanta opere, molte di 
notevole importanza. 
La famiglia Squarceti era iscritta tra le nobili famìglie veronesi ; aveva 
r arma di rosso all' aquila inquartata di nero e d' oro (i), e il Torresani ne trovò 
memorie che risalgono alla metà del secolo XIV (2). Del nostro notaio non sap- 
piamo troppe cose ; non conosciamo, ad esempio, quale parte abbia preso agli 
eventi fortunosi di quegli anni che furono gli ultimi degli Scaligeri e dell' in- 
dipendenza di Verona, e con un senso d' insodisfatta curiosità leggiamo che un 
codice posseduto da lui finiva con le parole « amico Antonio de Leniaco » (3). 
Fu questi un noto cortigiano scaligero. 

La sua prima memoria publica è del i** novembre 1388. Allora Antonio 
della Scala era già morto e nella sua tomba si erano chiusi per sempre i 
vasti maneggi politici che aveva a lungo mulinato per riacquistare la perduta 
signoria ; Samaritana da Polenta, gioiosa principessa, Can Francesco, le figlie 



(i) G. B. Di Crollalanza. Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili italiane. 
Pisa, 1888, II, 558. 

(2) Elogiorum historicorum nobilium Veronae propaginum ab Antonio Turresano con- 
scriptorum. Sectio I, f. 351. Ms. 808 della Biblioteca Com. di Verona. 

(3) N. 31 dell' Inventario. 



La Bibliofilia, anno XHI, dispensa 7»-S« 



30 



242 ANTONIO AVENA 



languivano in Venezia con qualche soccorso di denaro dato dalla Republica ; i 
più fidi agli Scaligeri erano dispersi e aulle torri della città sventolava la ban- 
diera viscontea. In quel giorno, i° novembre 1388, Uberteto Visconti podestà di 
Verona, considerando la fedeltà, la lealtà e la solerzia di Bartolomeo da Cavajon 
lo creava vicario di alcuni villaggi veronesi, dandogli il potere di render giu- 
stizia fino alla somma di 25 libre con il salario mensile di dieci libre e la metà 
del reddito proveniente dagli atti e bandi da lui emanati, e il diritto di portare 
armi, le migliori consigliere d' obbedienza (i). 

Per trovare di lui un' altra publica memoria fa d' uopo scendere sino 
al 3 luglio 1405. In quel giorno egli fece da testimone all'atto con cui nella 
sala grande del palazzo del Comune il Consiglio cittadino scelse i sindaci e i 
nunci che facessero legale consegna della città alla republica veneziana (2). Poco 
tempo dopo, ridottosi a cinquanta il consiglio cittadino dei Cinquecento — quia 
ubi multitudo, ibi confusio — egli fu tra i primi a esser nominato consigliere ; 
e come consigliere partecipò abbastanza largamente alla vita cittadina (3). In 
quegli anni attese assiduamente alla professione di notaio ; si conservano tutta- 



(i) Registrum novum Ducaliimt, 1414-1456, f. 57, negli « Antichi Archivi ConiunaH di 
Verona ». Ecco il testo del documento : 

Universis et singulis massarijs comunibus et hominibus villarum et locorum infrascrip- 
torum veronensis dlstictus pateat quod attenta fide, legalitate, industria solerti Bartholome 
quondam domini Bonaventure de Cavaiono de sancto Firmo cum sancto Andrea Verone civis 
Idem Bartholomeus per nos Ubertetum de Vicecomitibus civitatis et districtus \'erone potte- 
statem nec non negociorum gestorem illustris principis excelsi ac magnifici domini domini Co- 
mitis Virtutum Mediolani Verone etc. imperialis Vicarij generalis ac sapientes ad ipsius Co- 
munis Verone utilia presidentes in vicarium rectorem et gubernatorem ipsarum villarum et 
locorum ad beneplacitum domini prelibati extitit constitutus cum auctoritate potestate arbitrio 
et bailia ius reddendi unicuique persone comuni et universitati legiptime coram eo comparenti 
usque ad summam librarum vigintiquinque denariorum et non ultra in civillibus tantum ac 
etiam sallario librarum decem singulo mense percii^endo a comunibus et hominibus ipsarum 
villarum et locorum prò rata extinii nec non de medietate omnium et singulorum manifesta- 
tionum et bannorum que et quas tam ipse vicarius faciet ciuam familiares sui et saltuarij ad 
custodiam Campanee deputati, alia vero dimidia comunibus super canipaneam quorum facte 
fuerunt manifestationes predicte debeat applicari ; mandantes propterea vobis ac vestrum cuilibet 
tenore presentium quatenus Bartholomeo vicario memorato parere et obedire debeatis in omnibus 
et singulis que sint status et honoris domini nostri antelati ac eidem de sallario predicto sin- 
gulo mense provideatis hanno arbitrio predicti illustris Principis et domini nostri singulis con- 
trafacientibus auferendo, concedentes insuper dicto Bartholomeo vicario et familiarlbus suis 
hcentiam arma tam de die quam de nocte ferendi. In quorum omnium evidens testimonium 
has fieri et registrari mandavimus sigillique nostri impressione muniri. Data Verone in Co- 
muni palatio die sabati vigesimo primo mensis Novembris MCCCLXXXVIIJ, XI Indicione. 

Comunia sunt hec : 

Comune Cavaioni. 

» Hencavij cum Aff'io. 

» Castrinovi Abbatis cum Cagortia. 

» Albaredi. 

(2) Atti del Consiglio in « Antichi Archivi Comunali ». Voi. A, f. 911. 

(3) Ib., f. 14, 15, 65b, 90. 



I LIBRI DEL NOTAIO VERONESE BARTOLOMEO SQUARCETI 243 

via alcuni suoi atti (i) ; l'ultimo ch'io ho trovato è del 28 gennaio 1420(2) — 
mori prima del 1 7 maggio di quell' anno — e chi risolse amichevolmente alcune 
questioni insorte dopo la sua morte tra la vedova e i figli affermò chiaramente 
che come notaio guadagnava dei bei denari. 

Si aggiunga che poteva contare sopra un ricco patrimonio, poi che 1' in- 
ventario (3) de' suoi beni conta ben centonovantadue terre — più numerose dunque 
dei manoscritti — in vari luoghi del Veronese, ma specialmente ad Affi, Ca- 
stelnuovo e a Cavajon, donde la famiglia trasse probabilmente 1' origine e il so- 
prannome. 

Per tanto più agevolmente potè darsi a raccogliere, leggere, raffrontare e 
anche copiare gli scrittori prediletti, allietando con essi i noiosi offici notarili. 

La buona sorte ha voluto che non ci rimanesse soltanto la menzione di 
questa sua attività, ma bensì anche il testo delle tragedie di Seneca da lui co- 
piato (n. 139). É ora nella Biblioteca civica di Breslavia (4): grosso manoscritto 
che originariamente contava 178 carte quinternate, ciascuna con 44 versi. La 
lettera iniziale d' ogni tragedia è miniata, mancano gli argomenti e non vi sono 
glosse, ma i margini destri recano le varie lezioni che spesso concordano con 
quelle dei migliori manoscritti (5). 

Questa circostanza da un lato testimonia favorevolmente dei criteri con 
cui il nostro bibliofilo s' arricchiva di opere, e dall' altro costringe a ritenere che 
altri codici delle tragedie di Seneca si trovassero allora in Verona. 

La copia del grosso manoscritto durò dal 24 aprile, festa di s. Giorgio, al 
25 luglio 1391, nel qual giorno le milizie del conte d' Armagnac si azzuffarono 
con quelle del conte di Virtù comandate dal veronese Giacomo dal Verme (6). 
L' Hercules furens fu terminata di copiare il 7 maggio (7); il Thyestes ai 15 
dello stesso mese, mentre Giovanni Augut con le genti della Lega fiorentina 



(i) Ib., Rotolo S febbraio 1393, Esposti 4438 ; 17 novembre 1417, Scalzi 213. Ecco il suo 
tabellionato (figura) Ego Bartholomeus de Cavaiono q. domini Bonaventure de Squarcetis de 
sanato Andrea Verone publicus imperiali auctoritate notarius — 

(2) « Archivio Notarile di Verona ». Anno 1420, f. 37. 

(3) Ib. L' inventario dei beni precede quello dei manoscritti. 

(4) Ringrazio il collega prof. Hippe che mi ha gentilmente favorito alcune fotografie del 
codice. 

(5) L. Annei Senecae, Tragoediae. Recensuerunt R. Peiper et G. Richter, Lipsiae, 
MDCCCLXVII, pag. XXXIII. È il codice della Comunale di Breslavia Reddigeranus, S I, 6, 11. 

(6) Eccone 1' explicit generale : M. Lucii Anei Senece Oetea Tragedia decima et ultima 
feliciter | explicit die XX»» mensis lullij de MCCCLXXXXI», XIIIP^ Indicione | qua die conflicte 
fuerunt gentes domini Comitis de Arminiaco | penes Alexandriam civitatem per gentes 
domini Comitis Vir | tutum etcetera quarum gentium capitaneus generalis erat dominus] 
lacobus de Verme de Verona. Scriptum et completum | dictum opus per me Bartolomaem 
notarium de Cavaiono | de sancto Firmo Verone, quod opus Incepi die XXIIIP'^ aprilisl 
dicti Millesimi in festo beati Georgij. | Tragedie meij Bartolomei de Cavaiono de Sancto 
Firmo Verone ut supra per me scripte. Vedasi opera precedente , pag. XXXIIII. Cfr. C. Ci- 
polla. Antiche Cronache Veronesi. Venezia 1890, pagg. 221 e 538. 

(7) Marci Lucij Anei Senecae prima tragedia seu hercules | furens feliciter explicit 
die VI Maij MCCCLXXXXI. Ib., pag. 56. 



244 ANTONIO AVENA 



infestava il territorio veronese (i) ; ai i8 fu posto fine ai frammenti delle Phoe- 
nissae (2). Ai 26 maggio fu scritto 1' explicit della Phaedra, ricordando ancor 
una volta le ostilità dell' Augut contro Verona (3) ; in un sabato dei primi di 
giugno fu compiuto 1' Oedipus (4) ; ai 24 la Troades: cadeva in tal giorno 
r anniversario della devastazione lanciata su Verona dai soldati viscontei (5). 
Neil' explicit della ]\Iedea, scritto il 2 luglio, ritorna 1' accenno alle ostilità del- 
l' Augut, allora nel cremonese (6) ; 1' Agamemno fu compiuto il g luglio, quando 
quel celebre condottiero trasportava a Padova ingenti prede (7); l' Octavia 
il 14 luglio (8). La copia fu chiusa dall' Hercules Oetaeus, il 25 luglio di 
quello stesso mese, a un anno e un mese dalla ricordata devastazione di 
Verona (9). 

Dieci anni dopo, sulle ultime pagine del codice il nostro notaio trascrisse : 
« Evidentiam Tragoediarum Senece traditam magistro ^Marsilio philosopho pa- 
duano ab Albertino IMussato paduano poeta»; e lo fece in fretta, il 12 febbraio 
1402, quando il nuovo imperatore Roberto, di ritorno da Venezia, dimorava in 
Padova e numerosi artieri d' ogni mestiere ricostruivano la bastia di Xovaglie 
sopra il Bacchiglione, protetti dalle milizie di Ugoloto (io). 



(i) Explicit Thiestea tragedia secunda feliciter die lune quinto decimo Mail 139 1 dum 
territorium Veronense hostiliter millitaret dominus Johannes acuth cum gentibus lige fiorentine 
reipublice, Ib., pag. 100. 

(2) Marci Lucij Anei Senece thebais tragedia tercia explicit feliciter die lovis XVIII 
Maij 1391. Ib, pag. 130. 

(3) Explicit quarta Tragedia Senece. seu. Ipolita. feliciter die \'eneris XXVI". mensis 
Maij. dum dominus Johannes acuth cum gentibus lige tunc hostiliter militaret territorium domini 
nostri ultra.... olium etc. Ib., pag. 180. 

(4) Marci Lucij Senece Edipa tragedia quinta feliciter | Explicit die sabbati mensis 
lunij MCCCLXXXXI. Ib., pag. 226. 

(5) Marci Lucij Anei Senece Troas tragedia sexta feliciter | explicit die sabati XXIIII'" 
lunij MCCCLXXXXI" post depo | pulacionem civitatis Verone anno primo. Ib., pag. 274, cfr. 
L. SiMEONi : Due dociiìiietiti sul sacco di l'erotta àé\ 1390. {Archivio si. lottibardo tk. XXXIII, 1906, 
pag. 490). 

(6) Explicit Medea tragedia septima feliciter die secundo lullij MCCCLXXXXI, dum 
dominus lohannes aucut hostiliter militaret ut alias scriptum est territorium cremonense. 
Ib., pag. 315. 

(7) Explicit Agamenonia Tragedia octava feliciter die Villi" | lulij 1391. dum dominus 
lohannes aucuth cum gentibus lige etc. nuperime | se paduam transtulisset cum maxima 
iumentorum preda. Ib., pag. 363. 

(8) Lucij Marci Anei Senece Octavia Tragedia nona feliciter explicit die XI III mensis 
lullij MCCCLXXXXI». Ib., pag. 501. 

(9) Expliciunt Tragedie Senece feliciter per me Bartolomeum | notarium de Cavaiono 
de Sancto firmo Verone Scripte et complete (in margine: 1391) XXV lulij MCCCLXXXI {sic). 
Anno Uno. mense Uno. post depopulacionem | Civitatis Verone. Ib., pag. 454. 

(io) « Scripsi velociter die dominico XII, mensis Februarij MCCCIP. Indicione X* — dum 
novus ellectus Imperator padue moram traheret iam — Venetijs reversus et quo tempore ope- 
rarij multi cuiuscumque generis — essent in territorio Vincentie prò reficiendo bastitam de No- 
valeis supra baccaionum flumen penes Vincenciam per quinque — Miliaria » Ubi erat domi- 
nus Ugolotus cum multa caterva — gentium armigerarum etc. = Ib. pag. XXXIIII. 



I LIBRI DEL NOTAIO VERONESE BARTOLOMEO SOUARCETI 



245 



Chiude il codice l'epigramma di Marziale I, LXI. 

Come appare dal facsimile, il nostro dotto notaio scriveva con caratteri gotici 
nitidi di facile lettura, che molto ci richiamano alla mente il corsivo dei suoi atti 
notarili, ma essendo spesso alquanto tondeggianti e smussati agli angoli tirano 
più tosto a gli umanistici. Di doppia forma è 1' r, caratteristica l' s finale di 
forma serpentina, allungata. Quanto alla punteggiatura è chiarissimo il segno 
interrogativo ; le pause sono segnate talvolta con una breve lineetta verticale, 
più spesso con un punto. 



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L' inventario dice che anche altri codici erano di sua mano : alcune Ora- 
zioni di Cicerone (n. 2), la Pro Murena (n. 3), le Commedie di Terenzio (n. 178) 
e due altri che non mi fu dato d'identificare (n. 63, 170). Ma forse erano auto- 
grafi anche altri manoscritti (n. 23, 33, 36, 170) poiché si chiudono nello stesso 
modo delle Tragedie di Seneca. Né si obietti che 1' inventario non li dichiara 
tali, poiché non dichiara autografe nemmeno le Tragedie di Seneca. 

Per tanto, se vale la mia ipotesi, nel 1392 egli avrebbe trascritto l'Ilias 
latina (n. 36), e nel 1412 il De providentia di Seneca con il De natura 
deorum di Cicerone (n. 33). 



246 ANTONIO AVENA 



Alcuni altri manoscritti appariscono dall'explicit d'origine veronese (12, 
13, 14, 26, 31) (i). 

Ma veniamo senz' altro ad un esame ordinato dell' inventario : 

SCRITTORI ITALIANI 

Degnissimo di nota il possesso di due codici danteschi, l'uno (n. 125) mem- 
branaceo di 46 pagine riportava il Commento di Pietro Allighieri all' Inferno, 
l'altro (n. 127) le epistole a Dante di Giovanni del Virgilio. Dunque il culto che 
Verona ha sempre tributato al nostro sommo poeta viene illustrato ancora una 
volta {2) e Pietro Allighieri, se ve ne fosse ancor bisogno, trova confermata la 
paternità di quel commento all'opera paterna che gli fu già conteso. Notisi che 
a dar maggior peso a questa testimonianza concorre la circostanza che vivevano 
allora in Verona il figlio e i nipoti del commentatore, i quali, contemporanea- 
mente al nostro notaio, ebbero offìcii publici nella città (3). 

L' inventario afferma che v' erano pochi scritti anche del Petrarca, cioè 
alcune lettere (n. 81, 135) e il « de gestis Cesaris » (n. 141). 

Erano scritti in volgare « la moralità di Tulio « (n. i) un trattato d'amore, 
miniato (n. 21), un altro sui peccati mortali (n. 26) e due grossi manoscritti 
d' ignota contenenza (n. 44, 102). 

SCRITTORI GRECI 

Non pare che lo Squarceti avesse alcuna dimestichezza con la lingua greca ; 
tenevano le veci d'Omero due manoscritti dell' « IHas latina >> attribuita al pseudo 
Pindaro (n. 36, 37). Due volte ricorre il nome di Aristotele, di cui son ricordati 
il « Liber de mundo » (n. 152) e gli « Elenchi » (n. 15). Era un'opera fìsica di 
lui anche il codice descritto al n. 122? 

Non mancava Esopo (n. 43), s'intende, in latino; v'erano le «■ tabule pla- 
netarum et liber Centiloquij Ptolomei (n. 140) e alcune vite di Plutarco tradotte 
(n. 113, 163, 165, 168, 177): Le tradizioni dei circoli fiorentino e veneziano. 

PROSATORI LATINI 

V era il « De coniuratione Catilinae » di Sallustio (n. 58) ; e di Cicerone, 
oltre a una « parte de la moralità » (n. i) alcune orazioni, copiate di sua mano, 
(n. 2) la « Pro Murena » (n. 3), la « prò lege ]\Ianilia > (n. go) la « prò Sestio » 



(i) S. Marthio aquario e S. Michele ad porias erano contrade veronesi. 

(2) G. BiADEGO. Dante e l' umanesimo veronese. Venezia 1905 ; A. Avena. Nuovi docu- 
menti per la vita di Piero di Dante Alighieri. Verona 1905 ; Marco Vattasso. Del Petrarca 
e di alcuni suoi amici. Roma 1904, pag;. 100. Sugli Allighieri in particolare e sui fiorentini a 
Verona ho raccolto copiosi documenti che spero di render presto di publica ragione ; La Di- 
vina Commedia era tra i « Libri e mobilie di casa Aleardi » (sec XV) di cui si occupò C. Ci- 
polla. Archivio Veneto, T. XXIV, P. I, 1SS2. 

(3) Bernardo di Pietro Allighieri fu notaio sul finire del secolo XIV ; Dante II di Pietro 
mori dopo lo Squarceti. Leonardo di Dante II fu tra i Consiliarij nel 1414. V^edasi : Veronen- 
sium civium nomina quae in Comitijs maioris Consilij repcriuntur Josephi A. \'erza, opus. 
« Negli Archivi Comunali di Verona ». 



I LIBRI DEL NOTAIO VERONESE BARTOLOMEO SQUARCETI 247 

con le « Epistolae familiares » (n. 108), le « Epistolae ad Brutum » con le re- 
sponsive (n. 116), i libri « de legibus » (n. 78), le « Partitiones oratorie » (n. 167) 
e i trattati « de « natura deorum (n. 33), « de finibus » (n, 172) « de officijs »; que- 
st'ultimo in due esemplari commentati « per magistrum lohannem de Londies » 
(n. 102, 137). Un codice riuniva il « de amicitia » e i « Paradoxa » (n. 143). 
ma di questi ne possedeva anche una copia a parte (n. 88). Il « De inventione » 
forse insieme con 1' « Ars nova » e i « Rhetorica ad Herennium » formava un 
grosso manoscritto (n. 131); dei « Rhetoricorum libri » due esemplari senza 
glosse (n. 161, 184) e due commentati, a quanto pare, da Bertolino da Bolo- 
gna (n. 64, 123). 

Degni di nota particolare sono alcuni estratti dal « De architectura » di 
Vitruvio (n. 142). Di Tito Livio possedeva forse quanto noi ora: la prima de- 
cade integralmente (158), e in un altro codice (n. 157) i libri 21 e seguenti; forse, 
ripeto, quanto noi. Inoltre aveva « octo carte capitulorum Titi Livij » — gli 
epitome di Giustino ? — insieme con alcune tavole, in cui sarei tentato di ri- 
conoscere quelle dei Memorabili di Valerio Massimo (n. .138). 

Discreta era la raccolta dei prosatori minori : Seneca con il « de providen- 
tia (n. 33), il «de remedijs fortuitorum » (n. 38), parte delle « Epistulae » (n. 25), 
alcuni estratti dal libro pseudo senecano « de virtutibus » (n. 142) e un'operetta 
per me irriconoscibile (n. 176). 

Altre opere: Le biografie, già attribuite a Svetonio (n. 154), gli « Stratege- 
mata » di Sesto Giulio Frontino (n. 144), il « De viris illustribus » di Plinio Secondo, 
in doppio esemplare, (n. 92, 96), il «de mirabilibus mundi » di Solino (n. 156), il 
« de re militari » di Vegezio (n. 38), i « Saturnalia » di Macrobio (n. iii), il 
« de vero cultu » di Lattanzio, in doppio esemplare (n. 50, 159) e un' opera di 
Porfirio (n. 15). Al « de barbarismo » di Donato (n. 7) tenevano buona compa- 
gnia vari libri di grammatica (n. 7, 20, 24, 30, 39, 63, 64, 160) ; alcuni medie- 
vali, come r « Opuscùlum magistri Guizardi de constructione » (n. 9) e i « No- 
tabilia :> di Giovanni da Soncino (n. 180, 181). 

V'erano i « Soliloquia » di S. Agostino (n. 97); il « de amicitia » (n. 112) 
e il « de anima » (n. 148) di Cassiodoro ; il « de sex aetatibus » di Beda (n. 77) 
e r« Epitome» di Pesto (n. 65). 

Per Boezio lo Squarceti ebbe un culto speciale ; non contento di possedere 
il testo integro (n. io) e un frammento (n. 94) del « de consolatione philoso- 
phiae », raccolse numerosi commenti fatti a quest'opera (n. 40, 150, 182). 

POETI LATINI 

Dopo di Seneca, di cui abbiamo descritto il codice delle Tragedie, Terenzio 
è il meglio rappresentato tra i poeti latini. Un manoscritto (n. 91) si apriva con 
un « introctorium in libro Terencij » ; un altro aveva una « materia Terencij » 
(n. 103), altri alcuni frammenti (n. 149, 164). Il « liber Comoediarum », ma in- 
completo era trascritto nel codice n. 183, e da questo e dai precedenti è proba- 
bile che lo Squarceti abbia copiato di sua mano il grosso codice 178. 

Non mancava il testo dell'Eneide virgiliana (n. 179) e un frammento forse 
del commento di Servio, dal Canto VI (v. 105) in poi (n. 41); d'Orazio c'era 



248 ANTONIO AVENA 



r« Arte poetica» (n. 76) e qualche altro frammento (n. 79); d' Ovidio 1' « Eroidi » 
frammentarie (n. 22), i «Fasti» (n. 32), le «Metamorfosi» (n. 118); di Lucano 
la « Farsalia » (n. 133); di Persio le « Satire » (n. 60); di Stazio 1' « Achil- 
leide » (n. 62) ; di Sedulio il « Carmen Paschale » (n. 54). 

SCRITTORI MEDIEVALI 

Ne abbiamo fatto un cenno parlando dei grammatici ; aggiungeremo ora 
r« Inventiva Lazari » (n. 47), Alano con il « de planctu nature » (n. 53) e r« An- 
ticlaudianus » (n. 80) e Pier della Vigna con le « Epistole » (n. 145). 

Numerosi gli scrittori di cose scientifiche : Alfarabio, « de divisione scien- 
ciarum » (n, 86); frate Alberto, « Archimia » (n. 52), « de passìonibus aheris » 
(n. 16); un Lapidario (n. 42); l'Abbaco di Simeone da Vicenza (n. 67); alcuni 
trattati « de numero stadiorum » (n. 72), « de somnio et vigilia » (n. 74), « de 
mensibus » (n. 71), e un « libellum figurarum planetarum » (n. 85). E poiché 
cade il ricordo sopra opere d' astrologia, menzionerò eh' egli possedeva anche 
un'opera di Giacomo Allegretti (n. 49). 

Aveva ancora vari libri di medicina (n. loi, iio, 173), tra i quali il « Prohe- 
mium Constantis in libro febrium » (n. 132). 

Non mancavano alcune operette filosofiche e morali (n. 6, 68, 69, 174, 187Ì; 
e^ mi par degno di menzione il « Liber Loyce et fallaciarum » di s. Tomaso 
(n. 146) che s'accompagnava ad un'altra « Logica » innominata (n. 51). 

A un bibliofilo si fatto non potevano far difetto le cronache, notevoli quella 
« de fastis Marchie trivisane » (n. 100), i « Quorundam imperatorum, gesta pre- 
carissima » (n. 155), una « cronica imperatoris vel regis, vel epistole viginti 
quinque » (n. 134), oltre un'innominata (n. 162). 

OPERE LEGALI 

Queste sovrabbondano ; ciò eh' è da attendersi nella biblioteca d' un notaio 
a cui la professione fé' guadagnare de' bei denari : C erano varie copie della 
« Summa Rolandini » (n. 12, 17, 109, 130), e dello stesso autore r« Aurora et 
flos », in un manoscritto d'origine veronese, (n. 14) e l'opera cosi intitolata: 
« Tractatus magistri Rolandini pasagerij scriptum manu Casti notarij > (n. 124). 
Possedeva un antico codice glossato delle < Institutiones » di Giustiniano (n. 27) 
e il « Codex » (n. 147), i « Contractus » di Pietro Boatieri (n. 13), la « Summa » 
di maestro Cesare (n. 89, 188), !'« Aurora novissima» e r«Apparatum notula- 
sum » di Pietro de Vuzola (n. 115, 98), la « Lectura » di maestro Pietro de Iso- 
lelis (n. 46), le « Recollectae » di Pietro da Muglio (n. 107), il Buoncompagno 
(n. 117), parte degli Statuti del Comune (n. 11) e della Casa dei Mercanti di Ve- 
rona (n. 151) e infine un « Tractatus ordinis Venetorum » (n. 136). 

OPERE SACRE 

Aveva il Vecchio e il Nuovo Testamento (n. 4, 23, 29, 59, 73, 87, 114, 
121) e varie altre opere ascetiche (n. 18, 19, 26, 34, 56, 61, 93, 189, 190), e una 
« Missa Apostolorum » direi che l'avesse copiata di sua mano, se ben ho inteso 
l'explicit dell' inventario (n. 23). 



I LIBRI DEL NOTAIO VERONESE BARTOLOMEO SQUARCETI 249 



L'esame che abbiamo fatto di questa copiosa libreria (i) ci permette di as- 
segnare allo Squarceti un buon posto tra i raccoglitori di libri che fiorirono non 
solo in Verona, ma anche in Italia agi' inizi del secolo XV (2). 

Forse la publicazione dell' inventario varrà a rintracciare altri manoscritti 
che gli appartennero, mentre noi ci terremo paghi di riconoscere nel raccoglitore 
un temperamento di bibliofilo che amò ilon solo di avere una scelta e varia li- 
breria, ma di un'opera cercò talvolta più copie per trascrivere di suo pugno un 
testo con le varianti più notevoli. E in questa briga del raccogliere trovò amici i 
tempi, che in quegli anni fortunosi molte notabili famiglie veronesi ebbero la 
loro rovina, e altre i loro sùbiti guadagni. 

Non conosco alcuno scritto dello Squarceti che non siano atti notarili ; per 
ciò egli rimane per noi soltanto un raccoglitore, ma un dei buoni in quel periodo 
iniziale dell'umanesimo. Chi vuol restarne persuaso si armi dì pazienza e legga 
la seguente 

Perfectio Inventarij filionnii quondam Bartolomei notarij de Cavajono 
de sa lieto Andrea. 

In Cristi nomine Amen, anno nativitatis eiusden 1420, inditione terciade- 
cima, die Mercurij vigesimo tercio mensis octobris. Verone, in guaita sancti 
Andree in domo olim prò vidi viri Bartholomei notarij de Cavaiono.... corani sa- 
pignte legum doctore domino Guillelmo de la pigna de braida Verone indice 
Comunis Verone.... sedente prò tribunali ibidem super una bancha.... prudens 
domina Margarita filia quondam Marci campsoris de domino Rodulfo de Fal- 
surgo Verone uxor quondam providi viri Bartholomei notarij de Cavaiono quon- 
dam domini Bonaventure de Squarcetis de sancto Andrea Verone, tutrix 
Jacobi Antonij Anne et Cristofori eius et dicti Bartholomei filiorum heredum ab 
intestato dicti Bartholomei secundum formam iuris et statutorum Comunis Ve- 
rone, ut constatpublicum instrumentum scriptum sub die veneris decimoseptimo 
mensis maij de millesimo et inditione presentibus.... intendens inventario tutel- 
lari addere de bonis tam mobilibus quam immobilibus, dixit quod invenit.... ut 
infra patet.... 

Item infrascriptos libros videlicet : 

1. — Primo unum librum Moralitatum in Vulgari quadraginta octo carta- 
rum membranarum cum parmulis duabus ligneis cum modico coramine rubeo, 
cuius principium incipit super prima facie secunde carte de rubro : « Qui co- 
menza » et finitur super prima facie quadragesime quinte carte « Qui habiamo 
nuy finito questa parte de la moralità de tulio, per la gracia de dio amen ». 

2. — Unum librum quadraginta sex cartarum membranarum orationum 
Marci Tulij Ciceronis cum parmula membrana, scriptarum manu suprascripti 



(i) Molte opere furono per me irriconoscibili: eccone l'elenco: N. 5, 16, 28, 31, 35, 39, 
45. 48, 55, 57, 70, 75, 82, 83, 84, 95, 105, 106, 119, 126, 228, 129, 131, 153, 166, 169, 170, 171, 
175, 186. 

(2) R. Sabbadini, Le scoperte dei codici latini e greci nei secoli XIV e XV. Firenze, 1905. 

La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 7»-S=> 3^ 



250 ANTONIO AVENA 



quondam Bartholomei notarij de Cavaiono, cuius principium incipit super prima 
facie prime carte : « Graviter et iniquo animo » et finitur super prima facie 
quadragesiine secunde carte « et Creatus eppiscopus » . 

3. — Tres quaternos triginta cartarum membranarum quarundam oratio- 
num Tulij, scriptarum manu dicti quondam Bartholomei notarij, sine parmula, 
quorum principium incipit super prima facie prime carte de rubro : « Marci 
tulij ciceronis prò Lecio Murena oracio incipit » et finitur super ultima facie 
vigesime quinte carte: « feliciter et complctus >. 

4. — Unum librum octuginta cartarum membranarum cum duabus parmu- 
lis ligneis copertum coraminis, cuius principium incipit super prima facie se- 
cunde carte in textu « Marcus evangelista dei ellectus » et finitur super prima 
facie septuaginta septem cartarum in textu : « sequentibus signis » . 

5. — Unum librum viginti quatuor cartarum membranarum sine parmula, 
cuius principium incipit super prima facie prime carte de rubro : « Incipit opus 
ad scriptorum et cetera » et finitur super ultima facie ultime carte : « Liber Bar- 
tholomei notarij de cavajono ». 

6. — Unum librum cum parmulis ligneis copertis coraminis, videlicet una 
viridi et altera rubei quadraginta duarum cartarum membranarum, cuius princi- 
pium incipit super prima facie quarte carte in textu : « multorum fratrum or- 
dinis nostri » et cetera, et finitur super ultima facie trigesime none carte : « mil- 
lesimo trecentesimo octuagesimo septimo decima inditione »; et Intitulatur 
« Liber de moribus hominum et ofiìcijs super ludo scacorum > . 

7-8. — Duos libros ad invicem quaternatos cum parmula membrana, quorum 
unus est decemocto cartarum membranarum, alter vero sexdecim cartarum mem- 
branarum cum parmula parva membrana ; cuius primi libri principium incipit 
super prima facie prime carte de rubro : « Incipit Donatus barbarismi » et 
finitur super prima facie sextedecime carte : « res que moratur in silvis » . Al- 
terius principium incipit super prima facie prime carte in textu « Barbarismus 
est una pars orationis » et finitur super ultima facie ultime carte « Bertolotus » . 

9. — Unum librum sexdecim cartarum membranarum cum parmula mem- 
brana et una alia parmula bambucina parva, cuius principium incipit super 
prima facie prime carte de rubro : <; Incipit Opusculum magi stri Guizardi de 
constructione » et finitur super prima facie ultime carte « et per forcia forcium 
exempla » . 

10. — Unum librum quadraginta duarum cartarum, membranarum, cum 
duabus parmulis una membrana et alia bambucina, cuius principium incipit super 
prima facie prime carte in textu : « Carmina qui qucindam studio » et finitur 
super ultima facie ultime carte de litera minuta: « manifesti »; et est in fine 
ipsius libri dimidia cartula. Qui liber intitulatur Boecius. 

11. — Unum librum quadraginta sex cartarum membranarum et bambuci- 
narum intitullatum « Statuta secundi libri Comunis Verone » cum parmula mem- 
brana, cuius principium incipit super prima facie prime carte: « Statuta secundi 
libri comunis Verone » et finitur super prima facie quadragesime quinte carte : 
« Instanciam seu iudicium esse » . 

12. — Unum librum cum parmulis ligneis copertis coraminis beretini in 
quo continenture infrascripti libri, videlict. 



I LIBRI DEL NOTAIO VERONESE BARTOLOMEO SQUARCETI 251 

13. — Summa Rolandini. 

14. — Contractus magistri Petri boaterij, 

15. — Aurora et flos ipsius magistri Rolandini : Centum quinquaginta 
unius cartarum membranarum, cuius principium incipit super prima facie prime 
carte : <; Ut instituta » et finitur super ultima facie ultime carte : « de sancto 
Martino aquario » . 

16. — Unum librum cum pàrmulis ligneis copertis coraminis albis centum 
sexaginta quatuor cartarum membranarum, cuius principium incipit super prima 
facie quarte carte de rubro : « Incipit Liber Porfìrij » et finitur super ultima 
facie penultime carte: « Explicit Liber henlengorum, deo gracias ». 

17. — Unum librum dacentarum et septuaginta cartarum membranarum 
cum parmula membrana, cuius principium super prima facie prime carte « nis (sic) 
efficacia » et finitur super prima facie ducentarum sexaginta trium cartarum : 
« Auctorem salutis amen ». 

18. — Unum librum cum pàrmulis ligneis, una integra et alia fracta, qui 
liber intitulatur « Summa Rolandinia antiqua » cuius principium incipit super 
primia facie prime carte de rubro : « In cristi nomine, amen » et finitur super 
ultima facie ultime carte : « Instrumenta docium ab » . 

ig. — Unum librum centumviginti cartarum membranarum cum pàrmulis 
ligneis copertis telle zalle, cuius principium incipit super prima facie tercie carte : 
« Ut vite ascendamus ad montem » et finitur super secunda facie centum quin- 
decim cartarum : « dederat et non peri » . 

20. — Unum quinterum cartarum membranarum, cuius principium incipit 
super prima facie prime carte de rubro: « Arg'umentum seu prefacio in oracione 
demonstremus » et finitur super ultima facie ultime carte: « apparuit et assur». 

21. — Unum librum latinorum in gramatica quinquaginta septem cartarum 
membranarum, cuius principium incipit super prima facie prime carte ; « talis 
inimicatus michi » et finitur super ultima facie ultime carte : « florum quam 
pulcerrima » . Qui liber est cum parmula membrana et sunt in ipso libro duo- 
decim carte bambucine scripte de regulis gramaticalibus. 

22. — Unum quaternum cum parmula membrana decem cartarum bambu- 
cinarum, super quo tractatur de amore in vulgari, super cuius quaterni prima 
facie prime carte sunt due figure sive ymagines. 

23. — Unam partem Ovidij eppistolarum, cum parmula membrana viginti 
quatuor cartarum membranarum, cuius principium incipit super prima facie 
prime carte : « hanc tua penelope » et finitur super ultima facie ultime carte : 
« Siila nocere viris » . 

24. — Unum librum parvum cum pàrmulis ligneis copertis coraminis albi, 
cuius principium incipit super prima facie secunde carte de rubro : « Missa appo- 
stollorum » et finitur super ultima facie ultime carte : « de sancto Andrea Verone » 

25. — Unum librum dictaminis cum pàrmulis ligneis cum modico corami- 
ninis rubei centumquatuor cartarum membranarum, cuius principium incipit su- 
per prima facie prime carte de rubro : « Incipit Summa dictaminis » et finitur 
super prima facie ultime carte : « Summa summarum Centum » , 

26. — Unum librum quinquaginta triu"^ cartarum duarum bambucinarum 
et aliarum membranarum cum pàrmulis ligneis copertis coraminis rubei, cuius 



ANTONIO AVENA 



principium incipit super prima facie prime carte in textu : « Ita fac mi Lucilli » 
et finitur super ultima facie ultime carte : « Illi quedam principia sunt » . 

27. — Unum quaternum cartarum membranarum, super quo scripta sunt pec 
cata mortalia in vulgari, cum duabus parmulis membranis, cuius principium in- 
cipit super prima facie prime carte de rubro : <- Questo si é lo peccaà de la super- 
bia » et finitur super ultima facie ultime carte: «de sancto Michaele adportas » . 

28. — Unum librum antiquum glosatum « Institutionum », septuaginta 
duarum cartarum membranarum cum parmulis membranis. 

29. — Unum librum sexdecim cartarum membranarum cum parmula mem- 
brana, super quo scripte sunt certe Eppistole. 

30. — Unum librum centum decemocto cartarum membranarum, cum dua- 
bus medijs parmulis ligneis hystoriarum veteris testamenti, cuius principium 
incipit super prima facie prime carte de rubro : v. Liber genesis ; incipit Volumen 
hystoriarum » et finitur super ultima facie ultime carte de rubro : « Explicit 
liber hystoriarum veteris testamenti > . 

31. — Unum librum sexaginta sex cartarum membranarum cum parmulis 
ligneis copertis coraminis albi, cuius principium incipit super prima facie prime 
carte : « Quia perfectio artis gramatice >> et finitur super ultima facie ultime 
carte: « vel panis illius -. 

T,2. — Unum librum qninquaginta cartarum bambucinarum, cuius princi- 
pium, incipit super prima facie prime carte: < domini Malus sauleay immisseisse psa- 
liebat •» et finitur super prima facie quadragesime septime carte: « Amico Antonio 
de Leniaco ». 

33. — Unum librum octuaginta septem cartarum membranarum, qui intitul- 
latur « Ovidius de Fastis » cum parmulis ligneis cum modico coraminis viridi, 
cuius principium incipit super prima facie none carte: « tempora cum causis » 
et finitur super prima facie octuagesime sexte carte : « causa noverca stillo » . 

34. — Unum librum centum cartarum cum parmulis ligneis copertis cora- 
minis rubei, super quo scripti sunt infrascripti libri, videlicet : Seneca de Provi- 
dencia et Tulius de natura deorum ; cuius principium incipit super prima facie 
tercie carte de rubro « Incipit liber Aney senece de providencia » et finitur 
super prima facie ultime carte TuUij : « millesimi quadringentesimi duodecimi » . 

35. — Unum librum quinquaginta cartarum cum parmulis ligneis copertis 
coraminis albi, cuius principium incipit super prima facie secunde carte : « non 
ita ordo est apud grecos » et finitur super ultima facie ultime carte : « et spi- 
ritus sancti, amen ». 

36. — Unum librum expositionum figurarum cum parmulis ligneis copertis 
coraminis albi vigintitrium cartarum membranarum, cuius principium incipit 
super prima facie secunde carte de rubro: « Incipiunt expositiones de figuris » 
et finitur super ultima facie ultime carte: « que potes pati ». 

37. — Unum librum sexdecim cartarum membranarum intitullatum «librum 
Omerij » sine parmulis, cuius principium incipit super prima facie prime carte: 
« Iram pande michi » et finitur super ultima facie penultime carte : « de mense 
augusti de millesimo trecentesimo nonagesimo secundo » . 

(Continua). ANTONIO AVENA. 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



253 



Bollettino Bibliografico Marciano 

PUBBLICAZIONI RECENTI RELATIVE A CODICI O STAMPE 
DELLA BIBLIOTECA MARCIANA DI VENEZIA ) 



167. Allen (Thomas W.), The text of 
the Odyssey. — London, 19 io; pp, 85, 
in 8" gr. (estr. d. Papers of the British 
School at Rome, voL V, n." i). 

Il prof. Alien di Oxford, benemerito del 
fondo greco della Marciana per avere procu- 
rato una buona riproduzione integrale del co- 
dice di Aristofane (i) \l\Iarc. Gr. 474], e 
per essersi occupato del famoso cod. Veneto 
A dell'Iliade (2) [Marc. Gr. 4341, ci presenta 
nella pubblicazione suindicata un nuovo studio 
sul testo dell' Odissea, cioè sui codici e sui 
papiri che la contengono, e ne dà la classifi- 
cazione. I manoscritti presi in esame, diretta- 
mente o indirettamente, dall'A. (pp. 3-16) sono 
in tutto 76, raggruppati in 17 famiglie {a-r), 
ognuna delle quali è sottoposta a particolare 
esame (pp. 17-65) ; e i papiri, 26 (pp. 65-69). 
Dei 76 codici ben 9 sono Marciani, e cioè : 
i) Marc. Gr. 436, del sec. XV, dovuto al noto 
calligrafo greco Giovanni Rhosos(=t//); 
2) Marc. Gr. 4§j, del sec. XV {=U2); 3) Marc. 
Gr. 610, del sec. XV (= U 3) ; 4) Marc. Gr. 
611, del sec. XV (= U 4) ; 5) Marc. Gr. 61 j, del 
sec. XIII, già appartenuto a Francesco Bar- 
baro, con scoli e correzioni di mani poco 
posteriori (= U §) ; 6) Marc. Gr. IX. 4, com- 
posto di due parti, l'una del sec. XV, l'altra 
del XIII (= U6) ; 7) Marc. Gr. IX. 21, del 
sec. XVI {U7)\ 8) Marc. Gr. IX. 29, del 
sec. XVI, acquistato nel 1823 da Carlo Mi- 
chiel, e scritto dalla stessa mano del cod. 
Marc. Gr. IX. 2 dell' Iliade, proveniente da 



*) Cont.: V. Bibliofilia, voi. XIII, pag. 78, disp. 2'» 3». 

(1) APISTO^ANOrS KSMQIAIAI. Facsimile- of 
the Codex Venetus Marcianus 474, ■with a pr e face by J. W. 
White, and an Introducticn by Thomas W. Allen. Lon- 
don & Boston, 1902, in fol. 

(2) Allen (J. \V.), On the composilion of some greek 
manuscripts : III, The Venetian Homer ; in Journal of 
Philology, voi. XXVI (1898), pp. 161-81. 



S. Giovanni di Verdara {= U 8) ; 9) Marc. 
Gr. IX. J4, del sec. XV, formante il secondo 
volume del Marc. Gr. IX. 33, contenente 
V Iliade. — A p. 84 sg. l'A. ha occasione di 
fare alcune osservazioni sul famoso codice A 
dell'Iliade [Marc. Gr. 434], mostrando come 
la scrittura, sebbene dovuta tutta ad un me- 
desimo copista, debba distinguersi in tre parti, 
secondo che appartiene al testo, agli scoli in 
minuscola od agli scoli in semionciale. Ciò 
l'A. aveva già dimostrato nel suo scritto sul 
cod. omerico A, più sopra accennato. 

168. Martini (Edgar), Eustathianum ; 
in Rheinisches Mtiseum f. Philologie, 
N. F., voi. LXII (1907), pp. 273-94. 

In questo articolo, in cui sono passati in 
rassegna i codici del commento di Eustazio ad 
Omero, il dotto professore dell' Università di 
Lipsia dimostra che i codici Laiir., pi. LIX. 
2 e 3 {= L), contenenti il commento di Eu- 
stazio all' Iliade, ed il Marc. Gr. 460 (= AI ; 
cfr. qui, p. 277), contenente il commento dello 
stesso all' Odissea, tutti del sec. XII, quindi 
coevi all'autore (1192 e), sono scritti da una 
medesima mano, che, secondo il M., è quella 
stessa di Eustazio. — Ai codici Laurenziani 
e Marciano deve poi accompagnarsi il cod. Par. 
Gr. 2702 (= P), che, sebbene aggiudicato al 
sec. XIII dall'Omont, sarebbe, secondo il M., 
della stessa mano di L ed M, e quindi pur 
esso autografo dell'arcivescovo Tessalonicense. 
Ed il facsimile di Z,, M e P, che dà il Mar- 
tini in una stessa tavola (pp. 284-85), sembra 
confermare visibilmente la sua tesi. L'a. però 
non è in grado di stabilire in modo preciso 
quali rapporti di dipendenza debbano esistere 
fra M e P. 

Del resto l'autografìa del cod. Marciano non 
è certo cosa nuova. Sino dal sec. XV il 
card. Bessarione, possessore del cod., scriveva 



254 



CARLO FRATI 



, ^. ,;., ,. ^i -,oàu- I ziol ; e nel secolo seguente il Bembo in una 

nei fogli di nguardo d. e o -'^ - -^«; ;^ ^, ^^^„3,„ ,^, ,„,. „,,,, Hferen.esi 

[xaxa Tr,s x='-P^S ^^'^^^'^ sxc'.vou [cioè ai r-usid 




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"A""!'-^ 



FA. 



Vi" 







HoMERi, OA'ra. Cod. Marc. Gr. 456 (f- 4'^). Cfr. n." 167. 

.,.edi.io„e di K...ÌO .Uà i,. ... e^c. ; ^-^ ^r^ -^^ :::,:-:i:: 
:r;;;;;:;^;::;::::" -x;.. i .e di,i.e,«i i,...,. d. «... ,.0,, ,.„,.o 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



255 



fatto quindi che confermare autorevolmente ! il cod. Marciano deve trovare il suo naturale 
questo giudizio tradizionale, e dimostrato che | complemento nei due Laurenziani. 














) (fVu^f'tMmXc (irou>>^<^-*i -r7i^^^>>c<^\»i« 







EusTATHii Tessalonicexsis, CoìHìneuiayii in Odysstam (Autogr.j. 
Cod. Marc, Gr. 460 (f. i^). Cfr. n.» 168. 

Assai più tardi, cioè del secolo XV, so- [ stesso Eustazio a\V Iliade, e dei quali pure 
no i due codici JÌIarc. Gr. 461 e 462, che il M. si occupa (p. 276 ; contrassegnati 5» 
contengono i commenti, o T^apsx^oXat, dello j e 5*^). 



256 



CARLO FRATI 



169. Demetrii et LlBAXII qui feriuitur 
TuTiot è-'.axoXr/.o'' et 'E-'.atoÀi[Ji,acoi yjxpa.-/.. 
Tfipz:;. Edidit Valextinus Weichert 
— Lipsiae, in aedibus B. G. Teubneri, 
MCMX ; pp. LXXiv-69, in ló'^ (' Bi- 
bliotheca scriptor. graecor. et romanor. 
Teubneriana '). 

Il nuovo volume della ' Teubneriana ' cu- 
rato dal W. riunisce due diverse operette di 
epistolografia dell'età ellenistica: i Tu;:oi sni- 
axoXiHoi di Demetrio, e gli 'EntaxoXiiJiavoi 
Xapa-/.Tv;.&s5 attribuiti a Libanio; ed alla co- 
stituzione del testo di ciascuna di codeste 
operette retoriche hanno parte considerevole 
codici marciani. 

Dei Tó-c. STt'.axoX'.xoi si conoscono otto co- 
dici (pp. XXXVI-VII), dei quali il più antico 
ed autorevole (« longe praestantissimus » lo 
chiama il W., p. XVII) è il Marc. Gr. 41S, 
del sec. XI, ove i Tònoi, sono premessi alle 
Orazioni di Demostene (= M). Nel cod. Mar- 
ciano essi sono espressamente attribuiti a De- 
metrio Falereo; ma poiché la modesta ope- 
retta non appare degna dell'insigne retore greco, 
il W. si accosta piuttosto ad un' altra famiglia 
di codici, la quale, sebbene meno autorevole 
di M, si limita a chiamare 1' autore semplice- 
mente Demetrio, ritenendo che dall'identità 
del nome il trascrittore del Marciano fosse 
tratto ad attribuire 1' opera al Falereo, tanto 
più che nell'opera Espi £p|jir/,i£ias di quest'ul- 
timo si tratta pure del modo di scrivere le 
epistole. Comunque i Tutìoi sono certamente 
l'opera di un retore, che li compose ad uso 
dei propri discepoli, e, secondo il W., proba- 
bilmente in Egitto, tra il II secolo av. C. e la 
metà del I secolo d. C. 

Della seconda operetta, gli 'E7itaToXt|i.aioi. 
XapaxT^psc: (che il W. attribuisce, piuttosto che 
a Libanio sofista, ad un suo discepolo, forse 
di nome Proclo, che fu a torto scambiato 
con Proclo Platonico) i codici — assai più nu- 
merosi che non quelli della precedente — ven- 
gono distinti in più categorie, secondo le 
diverse recensioni che il W. ha potuto in essi 
ravvisare. Il Marc. Gr. ^21, miscellaneo del 
sec. XIY {=Ma), spetta alla classe dei « co- 
dices amplificati » (p. LVI) : di quelli, cioè, 
in cui furono interpolati, in fine dell' opera, 



più altri esempi epistolari, mancanti alla re- 
censione originale. Il cod, Marciano è mutilo 
in principio, e reca innanzi ai modelli aggiunti 
la rubrica : "E-spai è/iinoXal gfioiai. I modelli 
epistolari aggiunti in JÌ/a e negli altri codd. di 
questa famiglia (n.' 60-113), sono pubblicati dal 
\V. integralmente a pp. 37-66. 

170. TheoDORET, Kirchengesch ichte, hrsg. 
ini Aiiftrage der Kirchenvàter-Comviis- 
sion d. Kgl. Preussischen Akad. d. Wis- 
seìischaften, von D'". LÉOX PÀRMAX- 
TIER. — Leipzig, J. C. Hinrichs, 1911; 
pp. cvii-427, in 8^ e Die griecb. 
christl. Schriftsteller der ersten drei 
Jahrh. ', voL XIX). 

Fra i codici che hanno più o meno servito 
alla costituzione del testo di questa edizione 
critica della Historia ecclesiastica di Teodo- 
reto, curata dal prof. L. Parmantier dell'Uni- 
versità di Liège, dobbiamo ricordare due 
codd. Marciani. Il Marc. Gr. jj/, membr., del 
sec. XV (pp. XIV-XV^), contenente la raccolta 
degli storici ecclesiastici (Eusebio, Teodoreto, 
Teodoro Lettore, Sozomeno, Socrate Scola- 
stico, ecc.), è copia pedissequa del cod. Vat, 
Gr. 628 (= V), del sec. XI, di cui riproduce 
le lacune, le note marginali e le altre pecu- 
liarità, come dimostra il fatto che le parole di 
V non decifrate, perché evanide nell'originale, 
furono lasciate in bianco nel Marciano, e vi 
furono supplite più tardi da altra mano. A sua 
volta deriva da questo cod. Riardano il Paris. 
Gr. 1440, cart., del sec. XVI, noto coli' ap- 
pellativo di * codex Pini % j^erché apparte- 
nuto al diplomatico ed umanista Jean de Pins, 
vescovo di Rieux (1470- 1537). Il cod. Mar- 
ciano, come copia di altro più antico, viene 
quindi eliminato dall'apparato critico del P. — 
Qualche frutto, invece, alla costituzione del 
testo potè ricavarsi dall'altro cod. Marc. Gr. 
J44 (= T), del sec. XIII, ben più importante 
(p. XVI), come il solo che contenga 1' Histo- 
ria Tripartita di Teodoro Lettore, cosi 
denominata, perché formata di estratti di So- 
crate, di Sozomeno e di Teodoreto. Di 
quest'ultimo codice ebbe già ad occuparsi esau- 
rientemente il prof. BiDEZ dell' Università di 
Gand [cfr. Boti., n." 5], il quale, come è noto, 
sta apparecchiando l'edizione critica di Sozo- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



2.S7 







«noe 



<^ 



-1 V. .'• -'^ 








( 7^." rour 

V ■ 



Theodori Lectoris, Historia ecclesiastica. Cod. Marc. 
Gr. 344 (f. i^). Cfr. n.o 170. 





• 



meno per questa stessa collezione della ' Kir- 
chenvàter-Commission ' di Berlino, in cui ha 
visto ora la luce l'edizione di Teodoreto. 



Sul cod. Marc. Gr. 344 si cfr. anche tutto il 
^ VI dell' Introduzione : Die Handschrift der 
Tripartita (pp. XLVIII-LI). 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 7»-S» 



2.s8 



CARLO FRATI 




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Photii, Bibliotheca (colla sottoscrizione di Teodoro Sku tar iotes) , 
Cod. Marc. Gr. 450 (f. 5\ì. Cfr. n." 171. 



171. IMartixi (Edgar), Tcxtgeschiclde 
der Bibliothcke des Pairiarcheii Photios 
von Konstantinopcl. I. Teil. Die Haìid- 



schriften, Ausgabcn u. Uehertragiingen. 
— Leipzig., B. G. Teubner, 191 1; 
pp. 134, in 8°, e Vili tavv. (= ' Ab- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



259 







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Photii, Biblìotheca. Cod. Marc. Gr. 451 (f. 4^). Cfr. n.'^ 171. 



200 



CARLO FRATI 



handlungen d. Kgl. Sàchsischen Ge- 
sellsch. d. Wissensch. ', Phil.-Hist. 
Klasse, Band XXVIII, n^ VI). 

Come appare dal titolo, questo importante 
lavoro costituisce la prima parte dello studio 
critico sulla tradizione manoscritta e a stampa 
della Bibliotheca di Fozio, alla cui nuova 
edizione, fondata su tutti i testi conosciuti, il 
eh. professore dell'Università di Lipsia, Edgar 
Martini, attende da ben dodici anni. In esso 
sono passati in rassegna, esaminati critica- 
mente e raggruppati, ben 24 codici del testo 
completo [' prima categoria '], e 28 che ne 
contengono solo degli excerpta [' seconda ca- 
tegoria '] (pp. 6-108) ; tutte le edizioni, par- 
ziali e integrali, dalla edizione princeps di 
David Hoeschel (1601), alla più recente ed 
usualmente citata di Immanuel Bekker 
(1824-25) ; e le poche traduzioni, di cui due 
italiane, 1' una di Giuseppe Compagnoni, 
a stampa, l'altra di Giovanni Veludo, già 
bibliotecario della Marciana, ora perduta (pa- 
gine 109-133). Il posto d'onore in tutta questa 
famiglia di testi spetta a due codici Marciani : 
il Cr. 4^0, designato qui dal M. come Kodex 
A (pp. 6-15) ; e il Gr. 451, contrassegnato 
Kodex 31 (pp. 16-19), di tutti i più antichi, e 
spettanti entrambi al fondo Ressarioniano. 11 
cod. A è scritto tutto da una sola mano, ni- 
tida ed elegante, ma di persona che non in- 
tese sempre ciò che trascriveva ; ed i giudizi 
sulla sua età furono sin qui assai discordi. Lo 
Zanetti ed il Morelli lo attribuirono al sec. XII ; 
il Bekker, al XI ; ma il M., fondandosi anche 
sul giudizio di Bruno Keil, e sur un proprio 
minuto esame della forma delle lettere e dei 
nessi, lo fa risalire alla seconda metà del 
sec. X : sicché il ms. A sarebbe posteriore di 
meno che un secolo all' autore dell' opera 
(815-891). Il codice ebbe poi nel sec. XI un 
primo correttore, che rivide tutto il testo, 
senza farvi aggiunte di rilievo \_A-\\ un secondo 
correttore nel sec. XIII [A^, che rivide il te- 
sto due volte, come risulta dalla diversità degli 
inchiostri adoperati. Finalmente si possono, 
sebbene più raramente, riconoscere due mani 
del sec. XV, che il M. designa per A^ e A'-', 
l'ultima delle quali può verosimilmente essere 
attribuita allo stesso Bessarione, possessore 



del prezioso cimelio. Già il Morelli (1802), e 
sulle sue tracce il M., ebbero il merito di 
identificare un precedente possessore del ma- 
noscritto : Teodoro Skutariotes, che la- 
sciò il proprio nome, come di possessore, 
in calce de' fi", i e 5, e che, vissuto a Cizico 
nel sec. XIII, possedette una ricca biblioteca, 
di cui faceva parte anche il cod. Paris. Gr. 12J4, 
contenente il Br^^aupò; òp0-o5o;ia;; di Niceta 
Akominatos. £ poiché alcune parti del 
cod. parigino sono di mano dello Skutariotes, 
il M. ha potuto altresì stabilire che questi è 
una stessa persona col correttore del sec. XIII, 
designato A^. 'E pure probabile, come il M. 
pensa (p. 15), che il cod. A, dopo la caduta 
di Cizico in mano de' Turchi (1321), passasse, 
con altri già posseduti dallo Skutariotes, alla 
biblioteca del Monte Athos, donde lo avrebbe 
ottenuto, insieme ad altri niss., il Bessarione. 
— A differenza di A, il testo del cod. 3f è 
scritto da tre diverse mani, ma contempora- 
nee. Lo Zanetti ed il Morelli lo attribuirono 
al sec. XIII ; ma il M. lo ripòrta, per ragioni 
paleografiche, al XII, e più probabilmente alla 
prima che non alla seconda metà del secolo. 
Anche nelle correzioni e glosse marginali si 
distinguono più mani, di cui la più antica del 
sec. XII \_M-], la più recente del XV [^V]. 
Come rilevasi da una nota di TI/-' (f. 4 '•), il 
codice appartenne al monastero di Maria Dei- 
para in Tessalonica, edificato dal monaco Isaac, 
sino dal sec. XIII (epoca dello scoliaste M^), 
e vi si trovava ancora, secondo il M. (p. 19), 
alla fine del sec. XIV, per passare, nella prima 
metà del secolo successivo, in possesso del 
Bessarione. Esaminando poi in apposito capi- 
tolo (Das l'erivandischaftsverhàltnis der Hss. 
I : pp. 50-58) i rapporti genealogici dei due 
capostipiti x-i e M, il M. conchiude che essi 
sono indipendenti 1' uno dall'altro ; e ciò spe- 
cialmente perché A ha delle omissioni erronee, 
che non si trovano in M : cosi, ad es., il 
cod. A omette per intero il cap. 185, che si 
trova invece al suo posto in I\[. — Degli VIII 
fac-svnili, che corredano opportunamente que- 
sta memoria, ben due spettano al cod. A 
(I-II), e quattro a M (IIl-VI). E poiché que- 
sto Bollettino ha per esclusivo oggetto la Mar- 
ciana, dobbiamo pur segnalare, con sensi di 
viva compiacenza, un onore singolarmente hi- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



261 



singhiero che il dotto autore ha reso alla no- 
stra biblioteca, dedicando il suo arduo e impor- 
tante lavoro alle biblioteche italiane, rifiorenti 
sotto gli auspici governativi, ed in particolare 
aFla Marciana, colla seguente epigrafe latina : 

BIBLIOTHECIS ITALTAK PVBLICIS 

SVB AVSPICIIS REGVM 

AD SVMMVM FLOREM EVECTIS 

MAXIMEQVE 

BIBLIOTHECAE MARCIANAE VENETAE 

S. 

172. Lambros (Spyridion P.), Empereiirs 
Byzantins. Catalogne illustre de la col- 
lection de portraits des Empereurs de 
Byzance d'apres les statues, les ininia- 
tures, les ivoires et les autres ccuvres 
d'art. (Athènes-Rome. Exposition In- 
ternationale de Rome en i g 1 1 . Section 
Hellénique). — Athènes, Impr. ' Hestia' 
C. jMeissner & X. Cargadouris, 191 1; 
pp. [iv]-6i, in 8" fig. 

Da oltre una ventina d' anni, in varie sue 
pubblicazioni, il eh. prof. Lambros, ora rettore 
dell' Università di Atene, lanciò la proposta di 
promuovere una raccolta completa delle im- 
magini di imperatori bizantini, conservateci 
nelle statue e negli avori de' musei, e ne' mss. 
miniati delle biblioteche. L'idea del Lambros 
fu condivisa dal eh. prof, Strzygovvski, ed 
entrambi ottennero che il primo Congresso 
Internazionale d'Archeologia in Atene (1905) 
emettesse un voto, per la pubblicazione di una 
Iconografia degli imperatori bizantini. Venne 
quindi nominata una Commissione internazio- 
nale, col Lambros segretario, per la prepara- 
zione del lavoro ; e nel secondo Congresso 
Archeologico del Cairo (1909) il eh. prof, del- 
l' Università di Atene potè di già presentare 
buona parte del materiale raccolto. In occa- 
sione poi dell' Esposizione mondiale di Roma, 
il governo Ellenico si decise a presentare al 
pubblico codesto materiale, del quale il libro 
sopra annunziato non è che il Catalogo, com- 
prendente 408 numeri. Ed ora non vi è che 
da augurarsi che la Mostra romana divenga la 
causa efficiente di un'opera, che non può non 
riuscire di importante contributo all' iconografia 
bizantina e alla storia dell'arte greca nel m. e.. 



e che senza di essa avrebbe forse rischiato di 
rimanere ancora per lungo tempo nel limbo 
delle proposte e dei voti. 

I n.i 1-115 rappresentano la serie completa 
degli Imperatori bizantini e sono tolti a un 
codice greco dell' Estense di Modena (pp. 1-9) ; 
i n.' 116-275 sono derivati da un ms. di Gio- 
vanni Skylitzes della Biblio;eca Nazionale 
di Madrid (pp. 10-27) \ i "•' 276-308^, dal Liber 
Chronicarum di Norimberga, 1493 (pp. 28-31) ; 
ma i n.i 309 e seguenti sono tolti da varie 
fonti, e tra queste troviamo alcuni importanti 
codd. Marciani. Sono tratti dal cod. Marc. Gr. 
VII. 22 (curiosa raccolta iconografica fatta da 
Giorgio Clontzasdi Creta nel 1590), i n.' 332 
(Eraclio a cavallo), 337 (Teofilo), 340 (Basilio I 
il Macedone e Leone IV il Savio), 342 (Leone VI 
il Savio e S. Metodio di Patara), 377-78 (Teo- 
doro II Lascaris), 381-82 (Michele Paleologo), 
396 (Manuele Paleologo), 403 (Giovanni Vili 
Paleologo), 404-06 (Costantino Paleologo) ; — - 
dal cod. Marc. Lat. X. 15S [non « Latin. 342 
(CI. XI, cod. CLVIII) », come stampa il L,, 
confondendo la segnatura Valentinelliana con 
quella Marciana, e sbagliando quest' ultima], 
una bella miniatura del sec. XIV o XV rap- 
presentante N ice foro Foca (n." 345), qui 
riprodotta con riduzione a meno di due terzi 
(P- 39) i — ■ dal cod. Marc. Gr. ij, il ritratto 
di Basilio II Bulgaroctono (n.o 349); — dal cod. 
Marc. Lat. Z. jgg, contenente la Chronologia 
magna di fra Paolino Minorità, i n. ' 364 
(Giovanni II Comneno), 367 (Manuele Comne- 
110), 373 (Andronico Comneno), 374 (Isacco An- 
gelo), 383 (Michele Paleologo). — Le copie delle 
miniature e dei disegni, tratti dai nostri mss., 
furono eseguite a colori ed a penna dall'abile 
mano del sig. Vincenzo Scarpa di Venezia. 

173. Crescini (Vincenzo), Canzone fran- 
cese d' un trovatore provenzale ; in Atti 
e Memorie d. R. Accademia di scieìize, 
lettere ed arti di Padova, voL XXVI 
(iQio), disp. r\ pp. 63-105. 

174. — — Per la canzone francese di 
Gaucelm Faidtt; in Atti d. R. Istituto 
Veneto di se, lett. ed arti, tom. LXX 

(tg 10-11), parte 2'\ pp. 267-88. 

Nella prima di queste due memorie il pro- 
fessor Cr. ha ripubblicato criticamente e illu- 



202 



CARLO FRATI 



Ajuj vcLC è iTo j4_£ cri v* '- 





iriIXIODEOFfD-. 

O'RECOKVM • ni I a j [ *: 
FORVS PHOCAS DO .* : 
14ESTICVS STX^DI >;< 



it*^^ ft^U K^^ /v ' f «. ct'u-r 




KilraUu di Xicefoio Foca. — Cod. Marc. Lai. X. 150, in priiic. Cfr, n." 172. 



strata, con osservazioni linguistiche, storiche e d '<;;//, — !a rc{roiicu,^e, o canzone a ritornello, di 

d'ordine generale, — sopratutto pel fatto singo- G a u e e 1 m F a i d i t , che ine. : 

lare che un trovatore abbia poetato in lingua Can/ vey reverdir les jardis. 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



263 







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Poesie' Provenzali. — Cod. Marc. Frane. App. XI (f. 40*). Cfr. n." 173-174. 



e che ci è conservata da tre soli manoscritti, 
fra cui è il Marc. Frane. App. XI, f. 29!) (i). 
Nel 3° verso di questa poesia : 

E nos atant doni li inarchis. 



(I) Codesto f. 29 è poi realmente il 5" del cod., perché 
questi è mancante dei primi 24 ff., e quello che ora è primo 
è numerato 25. 



il Cr. ravvisò già un ricordo di Bonifazio I 
marchese di Monferrato, capo della quarta cro- 
ciata; ma P. Meyer, non accettando la lezione 
accolta nel testo del Cr., — lezione che, del 
resto, si scosta da quella del cod. INIarciano 
(= V), — e non ritenendo verosimile 1' ac- 
cenno al marchese Bonifazio in una lirica pu- 
ramente atuorosa, contraddisse all'opinione del 



204 



CARLO FRATI 



Cr. (v. Romania, XXXIX [1910], p. 421) ; il 
quale riprendendo nella seconda memoria [174] 
in esame la propria tesi, è disposto a sagrifi- 
carne una parte — quella, cioè, riguardante il 
marchese Bonifacio — ; ma propone con ottimi 
argomenti una diversa interpretazione della 
parola // marchis, che equivarrebbe a ' paschi, 
prati '. 

Il cod. Marciano, di cui si è valso il Cr. per 
queste due memorie piene di dottrina e di 
acume, ci richiama a mente un' osservazione, 
già fatta da Paul Lacroix su codesto prege- 
vole ms., datato 1268, noto sì per la lezione 
pubblicatane integralmente dal Grì'zmacher, 
e per l'edizione del poema di Dande de 
Pradas fatta dallo Stickney, ma forse non 
ancora sufficientemente studiato. In esso le 
poesie, raggruppate per trovatori, sono scritte 
a forma di prosa, come avviene anche in altri 
canzonieri provenzali, ad es., nell' Estense ; 
ma, a differenza di quest' ultimo (e, credo, 
anche degli altri), le linee delle prime strofe 
sono distanziate 1' una dall' altra, in modo da 
lasciare tra 1' una e 1' altra riga lo spazio di 
due linee. Ciò per le strofe successive non 
avviene, come può vedersi anche nel facsimile 
qui prodotto. Ora è evidente che codesti spazi 
lasciati fra le righe della i* strofe non possono 
avere che uno scopo : cjuello di accogliere la 
notazione musicale, che poi, purtroppo, non 
vi fu segnata. Ma il fatto è per sé caratteristico 
e merita di essere rilevato, per confermare 
sempre più (se pur ve ne fosse bisogno) che le 
poesie trobadoriche erano destinate ad essere 
accompagnate col canto. Questa norma non è 
più seguita per le poesie che furono qua e là 
aggiunte da mani posteriori (cfr. fl'. 24IJ, 27*, 
48'^- 50''', ecc.). 

175. Langlois (Ernest), Les Manuscrits 
dii Roman de la Rose. Descrìption et 
classement. — Lille, Tallandier (Paris, 
H. Champion), 19 io; pp. 548, in 8". 
(' Travaux et Mémoires de l'Univ. de 
Lille', N. S., I. Droit-Lettres, voi. VII). 

In questo poderoso volume, in cui sono 
descritti ben 217 codici del diffusissimo poema 
francese (una numerazione progressiva dei co- 
dici non sarebbe forse stata superflua), non ci 
occorre che un solo codice ^Tardano, Fratte, 



App. 1711, membr., del sec. XV (p. 193), che 
il L. dice « manuscrit très-détérioré, et sans 
valeur; complet cependant, sauf une mutilation 
(v. 9-20 et 27-40) du I^r feuillet ». In principio 
del cod. fu rilegato (come osserva il L.) un 
foglio in pergamena, del sec. XIV, che co;i- 
tiene, nel recto, una copia dei Souhaits de Pi- 
stoleta, già editi di su altri codici dal Mussafia 
e da P. Meyer ; e nel verso, un'epistola latina, 
in data di Padova, 20 luglio, scritta nel sec. XIV 
da ' Girardes de Reaus ' (o Roaus) al suo 
vassallo Pietro Is nardo, a Palermo. Avendo 
però il L. eliminata dalla propria classificazione 
critica dei codici del Roman de la Rose tutti 
quelli del sec. XV e una parte di quelli della 
fine del sec. XIV (come avverte a p. 237), il 
cod. Marciano, che spetta appunto al sec. XV, 
fa parte degli eliminati, e non è compreso 
nella seconda parte del volume {Classement 
des A/ss.), in cui vengono sottoposti ad esame 
soltanto 116 dei 217 codici consultati dal L. 

176. Chich:\IAREF (Vladimiro), Dì alcune 
' Enfances ' dell'Epopea Francese. I. // 
' Karleto ' del cod. fr. XIII della DibL 
Marciana. — Pietroburgo, tip. A. E. 
Wienecke, 19 io; pp. 44, in 8". 

177. Cerf (Barry), The Franco-Italian 
' Chevalerie Ogier '. — Chicago, Uni- 
versity Press, 1910-11 ; pp. 73, in 8". 
(estr. d. Modem Fhilology, voi. Vili, 
n'. 2, 3, 4, pp. 187-216, 335-61, 511-25), 

Al n.o 111 del presente lìoll. diedi conto 
della pubblicazione fatta dal prof. Giulio 
Subak di Trieste nella Zcitschrift del Gròber, 
delle Enfances Ogier, tratte dal famoso codice 
Marc. Frane. XIII. Le due pubblicazioni so- 
pra indicate, — dovute, 1' una ad un filologo 
russo, l'altra ad un professore dell' University 
Club di Madison (Wisconsin), — continuano la 
edizione a spizzico delle parti sin qui inedite 
di un codice, che, per la singolare sua impor- 
tanza letteraria e filologica, sarebbe desidera- 
bile fosse stato sin dal principio pubblicato nella 
sua integrità. Nell'opuscolo dello Cliichmaref 
(il quale sarà continuato) viene stampato il 
Karleto, che nel cod. segue immediatamente 
a Berta de li gran pie', edita dal Mussafia 
(ff. 3i'''-52'' del cod.); in quello del Cerf è 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



265 



3r 175^ *'/tn ^1 m**H«»f 

/ <td»uc/)< »«t*Tii tu>nx>(ftt£ 
£ il col ht- S: Sonni tttoxtort 

,^ ^»n* At«7 yCni* SeAWtvC XKfZtafì 
V oftW-v «* ,. Ti fòu^f **««. t-alf 
X ««.mktfTC a4t4>t«r .ttittvfft fihtjvrA<; 

^ /kvH«>t<£ *ldlt>lt S>!t**tfi 

^ T» e^.*i*vf iV Tfclt'ei <o«it f»»»»© 

€? t t>t dmr fi.*Av' -ttMf fottio 
o?» tA\^P ■kvKCK wtouft- ftr^C»nt- 
2/^ Kn <*^&C, rt «JÌ?r«>t*tcm<f»jt 



;? 



-^ T<*-! »■(■;$, sivìj»-' t^>»4f<t^ >*t«tns& 6C<l»TcA-:? 

-^ ^• nv.5li' ?v«:>»o IW» "S^H^'iKUri"-' 

./ rtJi .» u<yK^ jji'Vn ix<:|i>'»-: fi-tv i'V**? 

4 •.')!? ««A Oi-rif iif^ ctf fJutttì.V-rd»»» . 
V ^f^ *^ ^* «triPrtfe .«w«(»r*iai» 

.ST Tttl* €«n»»<t éS^w^^ «t'M*^ É&v 



Rjin.in d: la Rose. — Cod. Marc . Frane. App. VIII (f. 5^). Cfr. 11.^ 175. 



pubblicata la Chevalerie Ogier, che nel codice 
Marciano precede il Macaire, edito pure dal 
MussAFiA (ff. 64i>-76'''). Inedito (almeno nella 



sua integrità, poiché alcuni tratti ne furono tatti 
conoscere dal Rajna e da altri) rimaneva cosi 
sin qui soltanto il mutilo Buovo d'Antona, con 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 7«-S> 



266 



CARLO FRATI 



cui il cod. si apre ; ma sarà anch'esso pubbli- 
cato integralmente dal Reinhold di Cracovia 
in una pubblicaziooe che avremo tra breve 
occasione di registrare. Una collazione di en- 
trambe le edizioni dello Ch. e del C. col ms. 
Marciano è stata da me pubblicata col titolo : 
Di alcune recenti pubblicazioni ù-atte dal cod. 
Frane. XIII d. Bibl. Marciana, nel N. Arch. 
Veneto, N. S., voi. XXI, parte II. 

178. Bertoni (Giulio), Correzioni al 
testo della " Passione ", edita dal Bou- 
cherie ; in Reviie des langiies romanes, 
tome LUI (19 io), fase. 6" (nov.-déc), 
PP- 513-14- 

A. Boucherie pubblicò nel 1870, nella 
Revue des langties romanes, un antico poema 
franco-veneto sulla Passione (diverso da quello 
di Nicola da Verona sullo stesso argo- 
mento edito più tardi dal Castellani di su 
altro cod. Marciano), che nel cod. Marc. Frane. 
VI precede la Bataille d'Aspremont. Questo 
bellissimo ms., membranaceo, fu finito di scri- 
vere il 20 giugno 1371, come si legge in fine 
(f. 69^, col. i) : 

E fu a XX. di de Juni d' escrir feni il son. 
In Mccclxxj. ex empie et son. 
Fini est li libre. Yhesii merde en son. 
Deo Gratias. Amen. 

Quindi possiamo alla medesima epoca attri- 
buire la trascrizione del poema anonimo sulla 
Passione. — Il Bertoni, come già fece, altro- 
ve, pel poema di Niccolò da Verona fcfr. 
Boll., n.'J 112], pubblica qui alcune rettifiche 
alla lezione del Boucherie, desunte da una 
collazione del ms. Giova però osservare che 
il Boucherie non trascrisse direttamente il 
cod. Marciano, ma si valse di una copia pro- 
curatagli dal \'alentinelli, come ci apprende 
una nota di cjuest' ultimo, scritta sul recto 
del foglio di guardia anteriore, verso il mar- 
gine superiore: « E.\emplum poematis fol. 1-4 
transmissum est sub fine februarii anni 1865 
A. Boucherie, professori in Lycaeo Cae- 
sareo Montispessulani. Eidem versus sexcenti 
poematis De la bataille d' Aspremont {. d-^, 
sub fine mensis Junij anni 1S65. | I. Va- 
len tinelli ». Ad ogni modo, alle emenda- 



zioni del Bertoni, tutte esatte, possono farsi 
non poche aggiunte : v. iS. // soni. Il cod. ha 
propriamente li font. — v. 31. Trois de (es di- 
ciples. Il cod. : Trois de ses disciples. — - v. 79. 
ne lor forfaceg nus. Il cod. ha : ne lor for- 
face^ ìius, cioè ' voi ' : ciò che conviene otti- 
mamente col senso. — v. 96. le caveus e le _ 
crin. Il cod. ha propriamente : le ^aveus e le 
crin. — V. 143. demora. Il cod. : demorra. — 
V. 155. Tant fisi. Il cod. : Tan fisi. — v. 172. 
A la maisons. Il cod. : A la maison. — v, 181. 
Che a cesi feit. dites moi la couvine. Il cod. : 
Che a ^es feit. dites moi la concime. — v. 210. 
Il cod. ha passible mani (come al v. 230), non 
passablement, come aveva il Bouch., né passi- 
blement, come corregge ora il Bert. — v. 258. 
che lui el mande et envie. Il cod. correttamente 
legge: eh' a lui [Pilato] el mande [sottinteso 
il soggetto Erode] et envie. — v. 264. e si mei 
in oie. Il cod. : et si mei in oie. — v. 277. e7i- 
qiierie. Il cod. propriamente : enquirie. — 
V. 2S1. Tot aussi. Il cod. : Tot ausi. — v. 2S2. 
A ce ch'il fusi. Il cod. : A (e eh' il fusi. — 
I V. 28S. fesus e excrie. Il cod. : fesus et e.xcrie. 

— V. 290. 7iostre fois. Il cod.: notre fois. — 
i V. 317. et la dolor. Il cod. : e ia dolor. — 

V. 322. Cesaire. Il cod. : Cessaire (come al- 
trove, V. 271, ecc.). — V. 329. de la mors per- 
semor (che il Bouch. crede italianismo = par- 
sonnier). Ma il cod. ha propriamente : perse- 
uior. — V. 331. ne fisi bien. 11 cod. : nen fisi 
bien. — V. 347. sanguinis. Il cod. : sanguis. — 
V. 382. r ambleure. Il cod. ha propriamente: 
/' amhleuere. — v. 3S3. Il cod. ha chiaramente: 
Mcnrent Jhcsu = ' menarono Gesù ', non Mcu- 
rent fhesu. — v. 389. stateure. Il cod. : stature. 

— V. 420. Et avec lui. Il cod.: Et avec lei 
[cioè colla Vergine]. — v. 434. avere. Il cod.: 
averre. — v. 461. Il cod. ha correttamente : 
Amen amen dico en verite ; non Amen, amie, 
come ha il Bouch., non essendo verisimile 
che Gesù possa chiamare ' amico ' uno dei 
due ladroni ! — v. 479. senglent. Il cod. : san- 
glent. — V. 502. estions. Il cod. : estoions. — 
V. 505. e tormant. Il cod. : et tormant. — v. 512. 
Il Bouch. ha mescreance nel testo e " ms. me- 
screa(e " in nota (non mescreace, come afferma 
il Bert.) ; ed il cod. ha mescreance, non me- 
screance, come vuole il Bert., né mescreace, 
come già afì'ermò il Bouch. — v. 514. par si 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



267 




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« ^ciinir 'Jiu . ti tìncTV p:<(cnc in-n: 
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, 6iitbntaiiei-. aplisg iiilmnc ^ixchux . 
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^ Chii pttc awB. gè n<& x>ilt Li kenia- 
ni ^<!lt.3Jiu)ut ffnin pinc.mii.iu e f.i fbtc 
:/^.%ii\àx sn dialiunc . o Ivllc crt Li pini 1 1 n 
^-^ «Xlcn onc mene. .iDcn^otir moie T>uu 
' /^'^|^'€ liir le mone. d>i crr. ùint e Iviicis 
Cj^^:.^"^''^'' '"<*"f<^ HLiiiic xvf- Irlo ui\x 
: ■ "y^JtilWrLicrPie.cle ftul une crnlit;. 
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': f>ur il niii^'t. Il noble oiiafi< 
»^CWOne crtoir. xclpinf. nunv; . 
. E!'ltro{6 cLiu.116 . ciji né lift mie initn; . 
J' |tot QC di if)H6 . pluf. tdIpì cnlbiti^ . 
"Vjnt cLiudIc . Il ttf/ons .iiite mi; . 
}foz ce di'! fiifì-.loii cwe plus cnttlpic , 
^ ::*p:Cf lui . XK Icrcé li one mt»; . 
V fk ucl'hme't . d>i ne ftnxr p.ie coiI'k; 

^•^c ii;it róllu .le uiri-" c.r nuUii^. 
ì'O un cc-ltc! mpnr . "Cuv? fòjbi^ . 

l'." ucl¥m<t. uollciir aucu p.irtK; . 

^ O-iùo iJcimxt.UiuLìiitiT :ioiuK . 

^ S'Jmnt mctons k fan. lur !c ud^<; . 

!; "3b! chil luuit.xtj&aliu le b:nci^ . 

j "fwut ifì ferct . AJXiTK fu sròpl?,; . 

le iVit froone - chf jsjofitiq -O-iuif . 

"tt.fu jn udtt ma . (;t oit Ice cfai^ 
ItNfucrut fc«t. « c}^ uou lini; bifi^ . 
^ f>^ ligmc nictc aui uit fi ■cclp.-<illi<; . 

-^9:1 cttait. il fr.ar ctefcteni^ .- 

iwcr nd pjtt.-foje folTtI pl«a<i. 

Cfxbfcit {[onr). ci ice oilciv fon ui,; 

yn puc ne U pjn . le a\'6 -p.i !c Ipm^ . 

iEt .uicc ici - fana loixf lon .inii^ • 

1.! ue?gmf mere oieTtir p.ulc . .inioi xviro: ti^ 

Ox fiu-uos mere. cuce mdkr f! jjixpit; 

^efu6btpixx.rufpinBCfrr.ri(; . 



;. * ;\-e. u ^v\ et nt Uv!< luiv »rti\.Micw<; . 

: la uetgirn meir .-« Ih ttlK- ott i:u«< . 

,,4|c ude du uP!t e^ iù> fcir pi ìttpi^ 

J 4,^*^ •"*"■' "fìK -Iclvuioivi- ttoir viMinc 

' "^^ ' U ^.|^,^f linie-lurb avio-tenc 

cè bc.i<; Ics pie<; . li unt lì clKoii^ cniv . 
. -_^i i v.t le lui.fiinft .unì ai TXfcmv . 
'^^^^.uit lonr b-itu< . e dt lont Riarde 
r eli rotlce «; .tvs. b;.»*; «b coiìt. 
t \ì pulì- l\ì . bic .nioir xoi'x numax 
; pò: (J Ini f\i . Li piotine .uick . 
. Clrle pioti-u- x^.iuit . .utoit p.iitc . 
~ -tr ollj incì . cine inoi ont illi xvlbix * 
" 'Vlinncr.uiaait. <;t6 piane TX aiultv. 
ìii'i? IV6len-on6 . d>i fti nil O-TOt le . 
èi Un 'Dill'Tìne .xv inoi iw inncnà . 
'^ O.ILIO 1105 ieit*;, .il.i (riiuie xv u- . 
' .liiiT»; niciart nioi . clx ùuc ne 
, o^'6 V3 kìKlhx . Il Icit cl.uiclie . 
'■ "Kcffvno.il.iutiv - dx mcio ou ciAnu: 
Ciini i6-iT.il6.cpLiiiu;«xv frldtv 
Olili -ni le a-ciblce. . dv.i um .ut mtx . 
Clx .noi n'cpic . .uicir Iccoie xvMic . 
<h.u fcui at>i6.dxcnlui Ibitr-it xvbnrr 
"*: tot Luiucr. cerno txi .ne conte . 
Tu dx pinci . li .ut Un ùuuc. 
•€ XV Li owè . il loit iiv- xciulle . 
'RdVonDt l:iUfK.alfri-.mt>biinniitc 
•"^C I6toix>ilì-il.tnx»iro;tcp:qc. 
Ch.K ncc ùinicr x>i(jiiee..'ò cihv lì ti:u!.i!Ìlc . 
' ìui no e(V oirnie .ne lioir nunu' . 

• ">:6 lòl p.u nce. oitJ:i il Li p-^i ne par 
p-U mv; olbrr. u* Li dj.inuicc . 
£ix le ti no full:, (òli cote» il ;itcnipic. 
, ~-^' vv cnnnuT-tDut fcivine» ^nollc 
2 Xfc t^.in; Icnmn .fciidlie e Icix . 
t ^ìie itCpjnP . dr cn ueii^ hii c;r uolnr 
. ' .^iiicn..inie.x<ico eniicncx. 
J^l Vt>oie medi . cu p.u.ì<oie leiv . . 
r/Tv .f>iitfu ibu. Tur Li gt>i6 -O-UUitla? . 
..Aim^^'^^eli uivt-Mdxinic CiV-Uw. 

'ìt *''*-''^ l'iUDll'h-Ct.CtOlClt tniC MW\3 . 

>^ *tiidHC6rpis.-a-uivh' nnt- cnat>uv 
, 'èttìfiue-Tviee.oixtlccnu:^ 1C6. 
•kùit^ etili . dii .ìlloi ne ftiT- ìxi\x^. 

tfM mcic clgnra. J^ivMrcp;?{\i|oia5. 
o?^u[u-;xitiì:' 'di'. fi . 



La Passione, poema franco-veneto (cod. dell'a. 137 1] 
Cod. Marc. Frane. VI (f. 3^). Cfr. n.» 178. 



268 



CARLO FRATI 



tres fere herance. Il cod. propriamente : par 
si treffere herance. — v. 519. ne feit. Il cod..: 
neìi feit. — v. 521. et da lui. Il cod.: e da 
lui. — - V. 530. dance. Il cod. : douge. — v. 536. 
Oiiand. Il cod. : Oiian. — v. 541. Ce fu. Il cod. : 
(^e fu. — V. 555. les genoils. Il cod. : les ge- 
noil. — V. 569. tems. Il cod. : tens. — v. 588. Et 
si nos. Il cod. : E si nos. 

179. Rossi ^\t\.ox\o),I codici francesi di due 
biblioteche Veiieziane del Settecento. — 
Cividale, frat. Stagni, 1910; pp. 16, 
in-8. (estr. d. Miscellanea di studi crii, 
e ricerche erudite in onore di V. Cre- 
scini). 

Una lunga lettera erudita di A. Zeno a 
mons. G. Fontanini, compresa nella 2^ edi- 
zione delle Lettere del grande erudito vene- 
ziano curata dal Morelli (i), ci offre diffuse no- 
tizie sui personaggi più ragguardevoli della 
famiglia Trevisan, e in particolare sul Nobil 
uomo Bernardo Trevisan, di cui si esal- 
tano le opere, oggi quasi tutte dimenticate, e 
si celebra la « bella raccolta de' Codici RIss. 
che il nostro sig. Bernardo possiede. Saranno 
questi (soggiunge lo Z.) oltre al numero di ben 
mille, de' quali il sopraccitato P. di Monfaucon 
alcuni, non però i più scelti, ha nella sua 
opera mentovati. Ve ne ha di Ebraici, di Greci» 
di Latini e d'Italiani, per la maggior parte in 
cartapecora e di assai antica scrittura »; e di 
questi ne rassegna 23 (loc. cit., p. 222). Sem- 
bra però che, come nel giudizio sulle opere, 
cosi in quello sulla libreria, lo Z., indulgendo 
all' uso del tempo, assai proclive al reciproco 
encomio, esagerasse alquanto, almeno per ciò 
che riguarda il numero de' codd., poiché il 
R. nella monografia suindicata ci informa di 
aver rinvenuto nell'Archivio di Stato di Venezia 
un inventario dei mss. posseduti dal Trevisan 
alla sua morte, nel quale non ne sono anno- 
verati che poco più di 700, compresivi i 25 
che contenevano le opere inedite dello stesso 
Trevisan. Dei io codici in antico francese, re- 
gistrati in codesto inventario, ed ivi detti. 



(i) Zeno (A.), LeUere. Venezia, 1785, voi. I, pp. 172- 
248. La lettera, che fu pubblicata anche a parte, è del 
2 marzo 1704. 



come di consueto nel sec. XVIII, « in lingua 
provenzale », 5 [cioè i n.i 2, 7-10] sono rico- 
nosciuti dal R. in altrettanti codici dell'altra, 
anche più famosa, libreria veneziana di Jacopo 
Soranzo, e di ognuno di questi è dottamente 
rintracciata 1' esistenza in mss. del Museo 
Correr di Venezia, della biblioteca dell'Arse- 
nale di Parigi e della Reale di Bruxelles. Per 
altri 4 numeri [3-6], 1' indicazione troppo ge- 
nerica e uniforme dell' inventario (« Poema in 
lingua provenzale. Ms. antico in pergamena, 
miniato », ecc.) non è certo tale da permet- 
tere identificazioni altrettanto sicure. Il R. 
però, tenuto conto che altri codici ant. -francesi 
del Trevisan entrarono nella libreria Soranzo, 
crede poterne ravvisar due, con molta proba- 
bilità, in mss. registrati nel Catalogo Soranzo, 
e contenenti \\ Gir art de Roussilton [n.^ 3] e 
1' Ugo d' Alvernia [n.^ 6], ora conservati rispet- 
tivamente nella Bodleiana di Oxford e nella 
collezione Hamilton del R. Museo di Berlino; 
e un terzo, sebbene con minor sicurezza, ri- 
tiene poterlo identificare con un cod. del Par- 
tenopeus de Blois [n.o 5], che appartenne an- 
ch' esso alla libreria Soranzo, ed ora forma il 
cod. Noiiv. Acq. fr. 75/6 della Nazionale di 
Parigi. Sicché dei io codici in lingua d'oil, 
registrati nel laconico indice dei mss. Tre- 
visan, due soli rimarrebbero inidentificati : i 
n.' I e 4. 

Queste felici indagini del R. sono per la 
massima parte fondate sui 3 grossi volumi 
del Catalogo dei codd. Soranzo che formano i 
codd. 3Iarc. It. X. 137-139 (p. 6 e «. i), e 
dei quali 1' a. ebbe opportunità di occuparsi al- 
trove (i). Egli ha pure occasione di ricordare 
qualche altro cod. marciano : come il Frane. 
App. X, che fu da G. Paris a torto identifi- 
cato con un codice afr. già facente parte della 
libreria Gonzaga di Mantova (pp. 9-10), e qual- 
che altro (p. 15 ;/. i). 

Quanto ai codd. Trevisan ed al loro in- 
dice rintracciato dal R., è da osservare che 
anche lo Zeno si proponeva di stenderne un 
compiuto catalogo, con note ed osservazioni ; 
ma del suo lavoro non ci resta che il prin- 



(i) Rossi (V.), La biblioteca ms. del senatore veneziano 
Jacopo Soranzo; in // Libro e la Stampa, voi. I (1907), 
pp. 3-S e 122-133. 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



269 



cipio, cioè la descrizione dei primi XII codici 
della Series prima. /;/ folio, in un quinter- 
netto autografo, che reca il titolo: Index Ma- 
nuscriptoruni Bibliothecae Triiiisanae , quavi 
SHinuiis inipensis ac sfudiis B ernardus Tri- 
uisaniis P. J'., tuììi sanguine, tiiin literis uir 
praestantissiinus in sui aììticonnnque usuni col- 
legit : concinnatus ab Apostolo Zeno, eju- 
sdemque notis ac obseruationibiis passiìn illii- 
stratus (cod. Marc. II. X. j^p, a f. 62 sg.). 
Questo indice è certamente quello che lo 
stesso Zeno ricorda in una lettera al fratello 
Pier Caterino, ricordata anche qui dal R. (p. 5) : 
« In caso che si vendessero [i codici già pos- 
seduti dal Trevisan, defunto] mi sarebbe caro 
fare acquisto di alcuni, dei quali tengo il 
catalogo ». 

180. MORPURGO (Salomone), Vecchio vio- 
tivo tricolore. Sonetto di GIOVANNI Qui- 
RINI, veneziano, amico di Dante. — 
Firenze, Landi, 191 1, su cartoncino. 
(Ediz. di 100 es., per Nozze Pellizzari- 
Mazzoni). 

Il 1\I., dal quale gli studiosi dell' antica li- 
rica nostra attendono sempre 1' edizione di 
tutte le rime di Giovanni Quirini che si 
conservano nel cod. Marc. Lat. XIV. 223, e 
delle quali egli ha dato già ottimi saggi, pub- 
blica qui, per occasione di nozze, un sonetto 
del rimatore veneziano, che ine. (f. 21): 

Come di tre vertii dentro se adorna, 
e il cui tema si raccoglie nella i^ terzina : 

Verììiiglio e bianco le fan bello il viso. 
Li guai desigtiatt Carità con Fede, 
E veste verde, in che Speranza sede. 

Di questo cod. Marciano un fac-simile fu 
già dato in questo Bull., n." 93. 

181. Salemann (Cari), Znr Kritik des 
' Codex Comanicus ' ; in BuUettin de 
r Académie Imperiale . des sciences de 
St.-Pétersbourg, serie VI, a, 19 io, fase. 
12, pp. 943-57. 

182. Bang (AVilly), Altaische Streiflich- 
ter ? — Louvain, librairie Universi- 
taire des trois Rois, 19 io; pp. 16, 
in-8*^ gr. 



183. Bang (Willy), Beitràge znr Kritik des 
' Codex C2Cìnanic2is '. — Bruxelles, 
Hayez, 191 1 ; pp. 13-40, in-S" (estr. d. 
BiiUetins de F Acad. Royale de Belgique. 
Classe de Lettres, 191 1, n." i [Janvier].) 

184. — — Sprichivorter ìtnd Lieder aus 
der Gegend von Turfan, mit einer dort 
aiifgenommenen 1 Vi? rie riiste von ALBERT 
VON Le Coo. A^ote bibliographiqne. — 
Bruxelles, Hayez, 191 1; pp. 405-416 
(estr. d. Bull, de VAcad. Royale de 
Belgique. Classe de Lettres, n." 7, 
a. 1911). 

Ai n.' 144-146 di questo Bollettino rendemmo 
conto di varie pubblicazioni del prof. W. Bang 
dell' Università di Louvain, relative ad alcune 
parti del ' codice Cumanico ' della Marciana 
{Lat. Z. 54g). Nella memoria sopraindicata [181] 
(scritta con una ortografia tedesca tutta spe- 
ciale) il prof. Carlo Salemann, dell'Acca- 
demia delle scienze di Pietroburgo, critica in 
più punti le pubblicazioni del Bang, o più 
propriamente scagiona il Radloff, suo collega 
nell'Accademia Petropolitana, dagli appunti 
mossigli dal Bang. La I parte della memoria 
del S. (pp. 943-51), contenente le critiche al 
Bang, si riferisce alla parte turca del codice ; 
la II (pp. 951-57), alla parte persiana, sinora 
poco studiata. A sua volta il Bang, che dis- 
sente cjuasi sempre dal suo oppositore nelle 
questioni glottologiche, replica vivacemente 
alle critiche del Salemann nell' opuscolo 182, 
ed anche in altro scritto intitolato Turkolo- 
gische Epìkrisen (Heidelberg, C. Winter, 1910; 
pp. 31, in 16") ; e nella memoria indicata al 
n." 183 rivolge più particolarmente le sue cen- 
sure contro il Radloff, che, come è noto, pub- 
blicò pel primo nel 1887 un' analisi e trascrizione 
del materiale linguistico turco del famoso co- 
dice. In una interessante Appendice a que- 
st' ultimo scritto (Anhang I : Notizen znr 
Geschichte des ' Codex Cmnanicus, ' pp. 32-38) 
il B. esprime 1' opinione che la seconda parte 
del codice (indubbiamente di mano non ita- 
liana (i), come altrove avvertimmo) sia dovuta 



(i) Cfr. Frati (C), l'ersi italiani nel codice Cumanico 
della Marciana e F. Petrarca: in // Libro e la Stampa, 
a. IV (1910), P- 5- 



-70 



CARLO FRATI 











V. .-.^OT ? rtyxjrn^t»,:! i,(^. 



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t^>è^^n^^ccmcft. . fm«U«c «v.^ f^ dT^e „^j^ ,,^^, -^j^, |^^^.^^^ T ^^ 7 - a n 



vt^ ^2 L,l^ -i-rt^-Mv--^^ .^^7^u.. .>,3.. cR-L^?t5r 

" ^(^^■*;^ f^-^ WLmw w,'0,il<^n«., .n^,WL <«T,p ^,.. rifT^rr,» -«««^/aU^, ^' 



SvETONio, /77é' fl'f'' dodici Cesari, volgarizzate. 
Cod. Marc. It. VI. ii (f. i^). Cfr. n.o 185. 



a mano tedesca ; e più precisamente che i te- 
sti tedesciii sieno stati scritti da un monaco 
Francescano tedesco : e ciò, sia per il posto 
che è assegnato a S. Francesco in due luoghi 



del codice, subito dopo Maria Vergine e prima 
di tutti gli altri Santi (p. 32) ; sia pel fatto 
che la Curia Romana si valse appunta) del- 
l' ordine Francescano per difìoiidere la reli. 



BOLLETTINO BIBLIOGRAF[CO MARCIANO 



271 



gione cristiana tra i Comani. Il B. ritiene pure 
probabile (ed in ciò crediamo eh' egli si ap- 
ponga al vero) che anche il trascrittore della 
prima parte del codice, che fu generalmente 
creduto sin qui un mercante dell' Italia supe- 
riore, sia stato piuttosto un missionario, come 
pare indicare il fatto ch'egli raccolse, ad es., 
i Nomina rerum quae pertìnent Deo et ad ser- 
vìendiim ei (ed. Kuun, p. 77), e che sùbito in 
principio del cod. (f. i*) si legge l'invocazione: 
Ad honorem Dei et beati Johannis Evange- 
listae; la quale ci fa pensare assai più facil- 
mente ad un ecclesiastico (appartenente ad 
un ordine o ad una confraternita che avesse 
per patrono 1' Evangelista), che non ad un 
mercante. 

A p. 943 il Salemann scrive che il nostro 
cimelio è ancora chiamato ' codex Petrar- 
cae ' ; ed il Bang [183, p. 34 n. : cfr. anche 
p. 36] vorrebbe stabilire che il contenuto del 
ms. non può essere posteriore al 1374, data 
della morte del Poeta ; ma veramente la tra- 
dizione che il ' cod, Cumanico ' abbia ap- 
partenuto al Petrarca, può dirsi ormai tramon- 
tata da un pezzo [cfr. Boll., w.^ 147]. Anche 
1' opinione che il trascrittore della prima parte 
del cod. (dovuta a mano italiana) fosse un 
genovese, come il B. sembra ritenere [183, 
p. 54, § 3] - — opinione che risale al Desi- 
moni, — non ha alcun fondamento, dacché si 
basa, come altrove dimostrammo [^Boll. , n,'^ 147] , 
suU' erronea lettura del nome di un antico pos- 
sessore del ms., che non fu già Antonius de 
i^/;/rt/^ (come ripete qui anche il Bang, p. 36 e 
n. 2), ma bensi Antonius de Zifiale o de Zinale. 
Dalle argomentazioni che fa il B. a tale ri- 
guardo può vedersi quale impaccio codesti due 
errori, dell' appartenenza del codice al Pe- 
trarca, e, prima, ad un Antonius de Finale^ ab- 
biano recato sino ad oggi a chi si è accinto a 
ricostruire la storia esterna del prezioso cimelio. 

Nella memoria indicata al n.*' il 184 il B., a 
proposito della pubblicazione del Lecoq, prende 
ad esame e dichiara alcune forme del Cod. 
Cumanico (pp. 410-14), polemizzando qui pure 
col RadlofiT. 

185. Marchesi (Concetto), Traduzioni 
e coìnpendi volgaì'i di antiche istorie nel 
sec. XIV ; in Bulle tti no d. Società Filolo- 



gica Romana. Nuova Serie, diretta 
da Francesco Egidi, n.*^ I (Roma, 
191 1), pp. 13-40. 

Il primo dei due autori classici, de' cui vol- 
garizzamenti e compendi italiani si occupa qui 
utilmente il M., é Svetonio, del quale fa co- 
noscere con qualche saggio ed analizza l'an- 
tica versione, che giace inedita in alcuni co- 
dici. Ma forse il M. si affretta un po' troppo 
affermando (p. 14) : « Allo stato attuale delle 
stampe e degli studi l'antico volgarizzamento 
trecentistico di Svetonio risulta affatto sco- 
nosciuto » (i) ; giacché se esso è realmente 
inedito, non può dirsi però del tutto ignorato. 
Sino dal 1759 1' ab. Giuseppe Pelli, patrizio 
fiorentino, in una Lettera a Giovanni Lami, 
pubblicata nelle Novelle letterarie di Firenze, 
in cui lo informa de' manoscritti più pregevoli 
che componevano la libreria Rosselli-DelTurco, 
scriveva : « Del restante vi è pure un Ms. 
del 1464 di mano di Pietro Cennini fiorentino 
De Bello a Christianis cantra Barbaros gesto, 
di Benedetto Accolti Aretino, il quale fu già 
impresso in Firenze nel 1623, in 4*'; un altro 
che fu già di Angiolo Guicciardini, e 
che contiene una traduzione Toscana 
del XV Secolo delle Vite dei XII Ce- 
sari, scritte da Suetonio », ecc. (2). E co- 
desto codice, già della famiglia Guicciardini, 
poi della Libreria Rosselli-Dei Turco, passò 
più tardi, ma pur nel sec. XVIII, alla libreria 
Farsetti, e fu quindi descritto dal Morelli, che 
cosi lo registra, al n." CXX de' mss. volgari : 
« Cod. cart. in 4 [esso è però realmente in 
fol.], del sec. XV. Le Vite dei dodici Impe- 
radori, scritte da Cajo Svetonio Tranquillo. 
Coni. Giulio Cesare perde lo Padre rimanetido 
in età di sedici afini, ér'c. », e lo crede opera, 
« d' incerto autore Toscano » (3). Come può 
riconoscersi anche soltanto dalle parole del- 



(i) E più oltre (pp. 24-25) il M. scrive : « Il volgarizza- 
mento di Svetonio, buono per fedeltà, ottimo per compiu- 
tezza e notevole per la cadenza classica dello stile e per 
il lessico schiettamente volgare, sfuggi pureagl'infa- 
ticabili ricercatori ed editori dei testi di lingua 
del trecento ». 

(2) Novelle letterarie pubbl. in Firenze V anno 1759. 
Tomo XX, col. 466-67. 

(3) [Morelli I.], Biblioteca vis. di T. G. Farsetti. 
\'enezia, 1771, voi. I, p. 307. 



!72 



CARLO FRATI 



r inizio riferite dal Morelli, si tratta qui ap- 
punto dello stesso volgarizzamento studiato 
dal M. di su quattro codici tìorentini ; ma noi 
possiamo ora averne certezza anche mag- 
giore, poiché il cod. già Guicciardini-Ros- 
selli Del Turco-Farsetti appartiene oggi alla 
Marciana, ove è segnata Ital. J'I. ii {w.^ di 
collocazione 6110). È un codice cart., in fol., 
del secolo XV, come ben giudicò il Mo- 
relli (ma forse non oltre la metà del secolo), 
di ff. scritti 88 non cartolati (più 8 carte 
bianche in fine), ed ha le rubriche ai sin- 
goli capitoli : rubriche, che mancano alla mag- 
gior parte dei codici fiorentini. E sebbene due 
di questi spettino, a giudizio del M., al se- 
colo XIV, il Marc, può talvolta emendarne o 
completarne la lezione ; come ad es. in prin- 
cipio del cap. II della Vita di G. Cesare, dove 
i codd. fiorentini presentano tutti una lacuna 
(p, 18), mentre il cod. Marc, legge compiuta- 
mente e correttamente (f. i*) : « La prima 
militia di Cesare fu in Asia in compagnia 
(li Marcho thermo (i) pretore, del quale man- 
dato in Bethimia », ecc. 

Sebbene il volgarizzamento di Svetonio non 
fosse, a quanto sembra, molto diffuso, non è 
improbabile che una esplorazione più larga 
nelle biblioteche italiane possa farcene cono- 
scere qualche altro esemplare. 

186. De Geronimo (G. D.), Alcune os- 
servazioni sul cod. Marciano it. IX. igi ; 
in Giorn. stor. d. Iciter. ita!., voi. LVII 
(191 1), pp. 47-56. 

Il cod. Marc. It. IX. 191, di cui si occupa 
qui il DG., è il noto codice di rime antiche, 
designato comunemente col nome di « Mezza- 
barba », da Antonio Isidoro Mezzabarba, 
che ne mise assieme le rime e le trascrisse 
nel maggio 1509, « nulla mutando, overo ag- 
giungendo di quello che io in antiquissimi 
libbri trovai scritto ». Il cod. Marciano non 
si segnala certatnente sugli altri canzonieri an- 
tichi, né per correttezza di lezione, né per 
esattezza di attribuzioni ; ma appunto per que- 
st' ultimo motivo, esso è meritevole di studio, 
rivolto specialmente (come fa qui 1' a.) a rin- 



(i) Il cod. ha propriamente « theniuo ». 



tracciare possibilmente le fonti cui attinse il 
malnoto dottore di leggi veneziano. Già al- 
trove [cfr. Boll., n.i 12-13] il DG. aveva avuto 
occasione di occuparsi incidentalmente del no- 
stro codice. Qui egli determina più precisa- 
mente (p. 48) quali sieno i punti da chiarire 
sulla formazione di codesta interessante sil- 
loge : se un solo, o più fossero i « libbri an- 
tiquissimi », ai quali il Mezzabarba attinse; quali 
rapporti intercessero tra il nostro cod. e il 
Barber. già XL V. 4J (ora / 'ai. Barber. lai. 3953); 
quali colle raccolte cinquecentiste a stampa di 
antiche rime volgari, ecc. ; ma non ci sembra 
che i risultati ottenuti dal DG. in codeste in- 
dagini sieno sufficentemente perspicui e sicuri. 
V^ero è che la distruzione o dispersione di te- 
sti intermedi, che si può da più indizi conget- 
turare, rendono tali ricerche singolarmente 
ardue e malsicure. 

187. Holder-Egger (Oswald), Dcr 
Schlusslei! von Ricobaids von Ferrara 
' Hi stori a Romana ' ; in Neues Archiv 
d. Gesellschaft f. altere deiitsche Ge- 
schichtsknndc, voi. XXXVI (19 io), 
Heft 2, pp. 441-471. 

Prendendo occasione dalla notizia da me 
pubblicata di un antico volgarizzamento del- 
l' Historia Romana sotto brevitade di Rico- 
baldo, conservato nella Marciana [cfr. Boll., 
n." 149], il prof. H.-E., che da lunghi anni si 
occupa delle opere dello storico ferrarese, e al 
quale si deve tuttora la migliore notizia dei co- 
dici che le contengono, pubblicaqui (pp. 453-7i). 
nel testo latino originale, oltre il prologo, la 
parte finale della HR. : cioè tutti quei capi- 
toli del lib. XII, che corrispondono al volga- 
rizzamento da me pubblicato, e che abbrac- 
ciano gli avvenimenti contemporanei all' au- 
tore. Il volgarizzamento da me fatto conoscere 
non poteva certo (come osserva 1' H.-E., ed io 
consento ben volentieri) tener luogo del testo 
originale ; e perciò la pubblicazione odierna 
del H.-E. può dirsi, più che opportuna, neces- 
saria ; non posso che rallegrarmi di vedere 
cosi prontamente effettuato un mio augurio 
(cfr. op. cit., p. 858). Essa dimostra come 
queir antica versione non manchi purtroppo di 
lacune e di errori rispetto al testo latino, do- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



212> 



vati probabilmente a scorrettezza dell' origi- 
nale che il traduttore aveva dinanzi ; ma come, 
ciò malgrado, essa possa giovare utilmente 
alla costituzione del testo definitivo. Ai due 
codici da me indicati é&W HR., il Vat.-Ottob. 
e quello di Poppi, 1' H.-E. ne aggiunge un 
terzo, della Bibl. Universitaria di Bologna 
(n.*' 1287) ; ma questo, di mano del sec. XVII, 
non è (come 1' H.-E. dimostra) che una copia 
del Vat.-Ottob., e non può affatto identificarsi 
(come r H.-E. era stato da prima tentato di 
fare) col cod. Costabili, che gioverebbe assai 
rintracciare. ^ Sul cod. Marc. It. Z. j8, con- 
tenente il volgarizzamento, si cfr. ciò che scrive 
qui r H.-E., pp. 443-44. 

Le notizie biografiche su R. sono, come è 
noto, scarsissime, e non lieve giovamento si 
trae appunto dal prologo dell' //A'., il quale ci 
permette di fissare circa il 1244-45 l'anno della 
nascita del cronista. Sebbene 1' H.-E. scriva 
(p. 449): « auch sein Todesjahr ist unbekannt », 
a me sembra assai probabile (come già dissi, 
P- 855), che essa possa fissarsi circa il 1318, 
perché 1' attestazione del cod. Marciano : « et 
in fino a questo tempo [cioè intorno al 1318] 
elio uisse », è, sino a prova contraria, meri- 
tevole di fede, e perché, se egli nacque nel 
1244-45 e, un periodo di vita di 74 anni non 
può certo apparire troppo breve. L' H.-E. ha 
poi il merito di aver segnalato 1' esistenza, nel 
Liber grossiis antiquiis dell' Archivio di Stato 
di Reggio-Emilia, di 3 documenti dell' a. 1290, 
che appaiono stipulati da un Ri co baldo no- 
taio, il quale si sottoscrive: « Ego Ricobal- 
dus condam Bonmercati de Ferrarla, 
imperiali auctoritate notarius », e « notarius 
domini vicarii domini Marchionis Esten- 
sis» [cioè di Mondino de' Visconti, podestà 
di Reggio] ; e nel quale l' a. (p. 450) non è 
alieno dal riconoscere il nostro cronista. Ci 
auguriamo coli' a. che ulteriori indagini nei 
documenti notarili della 1^ metà del sec. XIII 
negli Archivi Emiliani, possano off'rire nuovi 
argomenti in sostegno della felice identifica- 
zione. 

188. AIassèRA (Aldo Francesco), // ' con- 
siglio frodolente ' di Giudo da Monte- 
feltro, secondo una nuova fonte storica. — 
Rimini, tipogr. Ercole Capelli, igii; 



pp. 7, in-8" gr. (per Nozze d'oro Tosi- 
Tasfsinari). 

La ' nuova fonte storica ' fatta qui cono- 
scere dal eh. bibliotecario della Gambalun- 
ghiana, e che illustra mirabilmente il noto 
episodio dantesco del ' consiglio frodolente ' 
dato da Guido da Montefeltro a Bonifazio VIII 
(/«/., XXVII, 67 sgg.), è una pagina del lib. XII 
della inedita //?^/orza Romana di Ricobaldo 
da Ferrara, di cui tratta la pubblicazione del 
Holder-Egzer, indicata al n. "precedente [187]. 
La convenienza del racconto ricobaldiano col- 
l'episodio dantesco è cosi evidente, da non 
lasciar dubbio che il primo fu realmente fonte 
diretta del secondo ; ciò che ben si attaglia a 
quanto afferma Benvenuto da Imola a propo- 
sito della CoDwiedia. Il M. pubblica pertanto 
di fronte i passi corrispondenti del testo ori- 
ginale latino e dell' antico volgarizzamento 
quattrocentesco dell'opera di Ricobaldo, i quali 
narrano l'aneddoto di Guido e di Papa Boni- 
fazio : il primo, secondo il cod. Vat. - Ottob. 
2oyj\ il secondo, giusta il coA. Marc. It. Z. 3S 
(f. 147^), da me altrove fatto conoscere [cfr. Boll., 
n." 149]. La narrazione di Ricobaldo fu pure la 
fonte di quella, assai più breve, che si legge 
nella Crotiaca di Francesco Pipino, e che 
era la sola nota sinora. 

189. GOETZ (Walter), Kónig Robert von 
Neapel (ijog-ij4j). Seine Pers'ónlichkeit 
und sein Verhàltnis zuni Humanismus, 
— Tlibingen, J. C. B. Mohr, 19 io; 
pp. VIll-72, in-8" (Universitàt Tiìbin- 
gen. Doktoren-Verzeichnis der philos. 
Fakultat, igo8). 

Il titolo riferito designa assai chiaramente i 
limiti e lo scopo della monografia, che il dotto 
a., decano della Facoltà filosofica dell'Univer- 
sità di Tubinga, ha consacrato a re Roberto 
d' Angiò. Questi, che da Dante fu detto re.,. 
da sermone {Par., Vili, 147), lasciò infatti 
parecchi sermoni, che ora giacciono semi-sco- 
nosciuti in pochi manoscritti. Uno di questi, 
dei più importanti, e certo il più ricco di 
contenuto, è il Marc. Lat. III. 76, già descritto 
sommariamente dal Valentinelli, e di cui il 
G. ci off're qui la tavola completa (pp. 47-62). 



La Bibliofilia, anno XIII, dispensa 7»-8'' 



274 



CARLO FRATI 



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RH ROBERTO D'ANOiò, Ser.uo.es. - Cod. Marc. Lat. III. 76 ((. i^)- Cfr. n.o 189. 

Esso contiene non meno di .22 prediche (delle ziana 5, ed uno della Nazionale di Napoli. 4. 
quali cinque ripetute), mentre un cod. del- | Fra codesti codici non P-^^' ^^f ^ f^^ 
TAngelica ne conta 150, uno della Lauren- stabilirsi rapport,, non solo per la grande 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



275 



sproporzione di contenuto fra il ]\Iarc. e li 
cod. dell'Angelica da una parte, e il Laur. e 
il Napol. dall' altra ; ma anche perché i due 
codd. principali non manifestano relazioni di- 
rette, né per la lezione, né per l'ordine dei 
sermoni. Mentre infatti il cod. dell'Angelica 
ne contiene un numero minore che non il 
]\Iarc., ne conserva però parecchi che al Marc, 
mancano (contrassegnati coi n.' 218-287 nella 
tavola del G.), come pure contiene lettere ed 
altri scritti di re Roberto, che nel Marc, non 
si trovano. Complessivamente ci sono rimaste 
2S9 prediche dell'Angioino ; ma esse hanno, a 
giudizio del G. (p. 47), un contenuto troppo 
esclusivamente teologico e scolastico, perché 
possa sembrare utile od opportuno richiamarle 
ora alla luce. Due sole ne erano pubblicate 
sin qui: 1' una dal Fantuzzi, nelle Notizie d. 
scrittori Bolognesi {Senno in couiinendationem 
civitatis Bononìe) \ l'altra, dal Siracusa nella 
monografia su L' ingegno, il sapere e gl'inten- 
dimenti di Roberto d'Atigiò (Palermo, 1S91). Il 
G. ne aggiunge qui una terza (pp. 69-70), tolta 
dal cod. dell'Angelica; e forse la scelta — 
sopra tutto tra i sermoni che costituiscono nel 
cod. Marciano la terza parte, e che sono spesso 
rivolti a papi, principi e personaggi storici — 
avrebbe potuto essere meno parca. 

Qualche svista o errore di lettura è incorso 
nella tavola del cod. Marciano. Cosi la rubrica 
del sermone che trovasi a p, 70 del codice 
(giacché il cod. INIarc. è numerato originaria- 
mente a pagine, non a fogli) deve leggersi : 
De beatis Januario, Dyonisio, Mi tv io aquensi 
[cioè s. Mi trio, protettore di Aix in Provenza 
{Aguae Se.vtiae)] episcopo, ecc., e non Dionysio 
martire Aquilejensi (p, 50, n.° 71), santo 
ignoto all'agiografia. — A p. 259 del codice la 
didascalia non può leggersi interamente perché 
alcune parole andarono perdute o mutilate colla 
raffilatura del volume, ma certo deve leggersi ^/^^;« 
facturiis invece di constitutus, in capella regine 
invece di /;; capella regia, e decreuit invece di 
dedecuit (p. 56, n.o 162). — A p. 272 il cod. 
ha correttamente Carmelitarum, e non Carme- 
litorum (p. 56, n.*' 165). — A p. 57 il G. in- 
dica due sermoni (n.ì 167-168) come esistenti 
a p. 2^9 del cod., mentre trovansi a p. 2'/^ 
(non avendo forse interpretato esattamente le 
citre arabiche del ms.) ; e nel secondo di questi 



[168] non si comprende la ragione dei puntini, 
collocati dopo regis, mentre il codice legge 
chiaramente : Sermo illustrissimi Regis Jeru- 
salein et Sicilie qui referendus est sanctimotiia- 
libus sancte Clare. — A p. 285 il cod. legge 
correttamente : compositus ab ili.'"" rege [eru- 
salevi et Sicilie die sue festiuitatis inceptiis, in 
quo servatur modus alter quam in aliis , 
ecc., e non queni in aliis, come stampa il 
G. (p. 57, n.° 174). — A p. 309 del cod. deve 
certamente leggersi certis civibus Neapolis, in 
luogo di cunctis civibus N. (p. 57, n.^ 176). — 
^ P- 345) Sermo in proniotione inanascalie , 
e non mar ascali e (p. 59, n." 187). — A p. 61, 
n." 203, il G. stampa: Sermo quem rex fecit 
cum dominum S . de Sinopolo insignivit ipsius 
loci Ululo comitatus, ed alla iniziale 6". annota: 
« Der Name ist nicht zu entziffern ». Il cod. 
reca invece assai leggibilmente : Guillelmum 
de Synopolo (p. 366). — A p. 61, n.» 209, il 
G. stampa : die beatortcm imm. [?] (anche il 
punto interrogativo è del G.) Johannis et Pauli, 
mentre il còd. ha chiaramente (p. 372) : ntrm. 
= ìiiartirum, ecc. 

190. OberdoRFER (Aldo), Per V edizione 
critica delle ' Canzonette ' di Leonardo 
Giicstiniano ; in Giorn. stor. d. lettera- 
tura ital., voL LVII ( 1 9 1 1 ), pp. 193-217. 

Il dott. O., che già altra volta ebbe occa- 
sione di occuparsi Di Leonardo Giustiniano 
umanista (in Giorn. stor., voi. LVI [1910], 
pp. 107-120), e di Alcune lettere ined. di 
L. Giustiniano [cfr. n." 97 di questo Boll.'], 
pone qui ad esame una delle questioni più 
diftìcili che si riferiscono alla produzione poe- 
tica volgare di lui : cioè i criteri che possono 
servirci di guida per discernere, in servigio di 
una futura edizione critica delle Canzonette, le 
poesie che possono fondatamente riferirsi al 
rimatore veneziano, da quelle di imitatori con- 
temporanei, che gli furono a torto attribuite. 
Ma ciò, confessa schiettamente l'O., sarà cosa 
assai ardua. « Se per preparare (egli scrive) 
una Qoscienziosa edizione critica delle Canzo- 
nette giustinianee io credo possibile fino ad un 
certo punto e assolutamente doveroso liberare 
il canzoniere da quelle composizioni che solo 
r ignoranza degli amanuensi o la negligenza 



276 



CARLO FRATI 



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Leonardo Giustiniano, Canzonette (cod. datato i444)- 
Cod. Marc. It. IX. 346 (ff. i-'' e 2=^). Cfr. n." 190. 

dell'editore vi hanno lasciato finora, credo quella degli imitatori. Qualche cosa potrà, forse, 

d'altra parte impossibile distinguere nel corpo dire la metrica; qualche altra piccola cosa, lo 

della maggior raccolta di liriche giustinianee studio del contenuto ; ma quando, dopo aver 

(il codice Palatino 213) l'opera del poeta da distinto, ordinato, vagliato tutto .1 materiale 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



277 



si volesse venire ad una retta divisione tra d' appoggio veramente saldo » (pp. 196-97). 
l'opera del poeta e quella degli imitatori, ci Alle ragioni intrinseche di tale difficoltà se ne 
s'accorgerebbe di non avere un solo punto ] aggiungono anche talune estrinseche : il fatto, 




^' 



_ mm^ms m iiiBiiiiii i iMi i in ii i i i ii ii^ 

C^'he merco vntrtftxf pianto 
k.€- uiCTiTTie'C'W {paxjJixy 
^aua^i- trato a/tn. fciH'tffzi tcted 
'£>cltc f^-ne ticncjcft^i— 

)onct-cl€rlTn re» ctrre ' 

'f {o {u-rri Id-ma-rit^-tc c'^cber tn mcrvo 

fOo . iTrt%oU^tct O a^ytO sii rr\\p t.^-y-Cnco, , 
, ^^l •m'.o \.ijU\.cr colorici. 



oro 



lelli^ Jenni U'^ndra^ titp^iovillt 







CJndi -vt-iOriÀo bttt-riO tTUCUO a/tTO Z^otrtjo 




Leonardo Giustiniano, Canzonette. — Cod. Marc. It. IX. 486 (f. 30), Cfr. n." 190. 



ad es., che dei quattro codici più importanti, 
che contengono in tutto o in parte il Canzo- 
niere del G. (di cui due sono marciani) nep- 



pur uno reca il nome dell'autore. L'O. co- 
nosce e prende in esame nel suo studio quat- 
tro codici Marciani (p. 211 ?/,) ; e di essi « il 



CARLO FRATI 



più antico... che ci abbia consenato poesie 
del Giustiniano » (p. 207) è : i) il Marc. li. 
IX. 346, che reca la data 1444, e fu scritto a 
Venezia, o almeno da un Veneziano, quando 
il G. era ancora vivente. « Senza dubbio 
(scrive l'a.), per l'epoca in cui fu scritto..., il 
codice non solo è degno della massima atten- 
zione, ma potrebbe a dirittura essere deside- 
rato, per la parte di canzonette che contiene, 
come base d' una futura edizione critica, se 
non gli scemasse a poco a poco importanza 
r osservare la rozzezza della grafia, gli errori 
d'ogni genere, frequentissimi e grossolani, le 
molte ed evidenti trasposizioni materiali, il ri- 
petersi delle stesse poesie. Dalle quali ripeti- 
zioni, e dalle varianti talvolta notevoli che cor- 
rono fra i testi p. e. della \'II e della XVI, 
è resa sempre più verosimile la supposizione..., 
che le poesie qui contenute non fossero tra- 
scritte da altro codice, ma raccolte dalla me- 
moria e fermate sulla carta, per non dimenti- 
carle, da qualche popolano — su questo non 
mi pare ci possa essere dubbio — che le 
cantasse per diletto o per mestiere. Che se 
ciò fosse vero, non occorrerebbe dimostrare la 



pochissima sicurezza che offrirebbe, per quanto 
antica, questa redazione, che ci mostra le poesie 
non certamente come furono scritte dall'au- 
tore, ma come s'erano ridotte nella tradizione 
orale, o nella memoria di chi le scrisse, l'anno 
1444 » (pp. 207-0S). Accanto al Marc. It. IX, 
346 (= M), deve essere ricordato : 2) il Marc. 
IL IX. 486 (=A'), della seconda metà del 
sec. XV, che ne segue quasi sempre le va- 
rianti (pp. 208-09), e dal quale dipende pure 
probabilmente il cod. Landiano della Comu- 
nale di Piacenza, fatto conoscere da S. Fermi. 
Oltre questi due, che sono tra i Marciani i più 
importanti per la costituzione del testo delle 
giustiniaue , V O. ricorda pure più sommaria- 
mente altri due codici della nostra biblioteca: 
3) il Marc. It. IX. 105; e 4) il Marc. It. IX. 
no, ove si hanno sparsamente alcune canzo- 
nette del G. 

L'ultima parte dello scritto dell'O. (pa- 
gine 212-17) ^ consacrata alle edizioni del 
sec. XV e XV^I, di cui 1' a. ne esamina sei, 
dal 14S5 al 1518, veneziane tutte, meno la 
prima, mancante di data. 

(Continua) Carlo Frati. 



Les Romans de chevalerie italiens d'inspiration espagnole 



ESSAI DE BIBLIOGRAPHIE 



AMADIS DI QAULA*) 



Voi XI e XII. (l.ibro X) 
ISSI- 
LA HISTORIA DE ,; GLI STREXVI E VALOROSI Ij Canali ieri Don 
Flotisello di Michea, & || Anassarte, figliuoli del gran Prin- ]| cipe Amadis di Grecia. 
RECATA PUR' HORA DA LA : lingua sfiagnuola ne la nostra Italiana. !| [Fle- 
uron] [Marque à la Sibylle, droite et tournée à gauche avec la derise habituelle 
Qual più fermo è il mio foglio e il mio presagio]. || Col privilegio del sommo Pon- 
tefice e dell' Illustriss. |] Senato Veìieto per anni XV. 
In-8 de 12 ffnc, 298 fiF., 2 ff. blancs. 



*) Continuadon ; v. La Bibliofilia, voi. XIII, pag. 200. 



LES ROMANS DE CHEV^ALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 279 

Biblioteca regia IMonacensis P. O. hisp, 102"^ [seculement la premier vo- 
lume]. 

Melzi, n.' 771. 

F. [a j] Titre. — v"^, blanc. 

F. a ij. JVLIVS PAPA HI. |1 MOTV PROPRIO &c.... [Meme privilège 
que pour Amadis di Grecia] — F. A iij. A tergo. Anno à Nativitate Domini 
millesimo quingentesimo quinquagesimo, Indictione octaua Die nero uigesima 
tertia mensis Octob.... Litterae affixae & publicatae fuerunt in locis retroscriptis 
per me lacobum Carratum Cursorem. ^Mathurinus magister Cursorum. 

F. A iij v", 1550. Die 3. Septembris. In Rogatis. 

Che per auttorità di questo Cons. sia concesso al fidel nostro Michele Tra- 
mezzino, che alcuno senza permissione sua per Anni XV prossimi non possa 
stampar, ne fare stampar, ne uender in questa nostra Città ne in alcun luogo 
del Dominio nostro anchora che fossero stampate altrove l'opera di don Fiori- 
scilo di Nichea, don Silues de la Selua tradotti dal Spagnuolo col resto di tutta 
l'opera di Amadis di Gaula sotto pena al contrafacente di perder l'opra & di 
Due. 200 da esser diuisa per terzo fra l'accusatore e '1 magistrato, che farà 
r essecutione, & il supplicante essendo però obligato il sopradetto Michele d'os- 
seruare quello che per le nostre leggi è disposto in materia di stampe. 

F. a iiij. TAVOLA DI QUELLO CHE IN || qiiesia historia di don Florisello 
si contiene. NEL PRIMO LIBRO. 

Come la Reina Laura partorì duo figliuoli, che furono il Principe Anas- 
sarte, e la Infanta Alastrasserea ; e come ne scrisse toste in uarie parti del 
mondo. Cap. I. 

Come il Principe Anassarte, e la Infanta Alastrasserea entrarono ne la Persia, 
e de la auentura strana, che ritrouarono. Cap. II. 

Come si spartirono il Principe e la Infanta l'uno da l'altro, e quello, chea 
la bella Infanta Alastrasserea auenne. Cap. III. 

Di quello, che al ualoroso Anassarte auenne, dopo che egli di sua sorella 
si dipartì. Cap. IIII. 

Come hauendo il Principe Anassarte, e sua sorella scritto una lettera à 
gli popoli de la ualle del lago de le rocche, gli hebbero tutti in poter loro. 
Cap. V. 

Come don Florisello di Nichea nacque, e come venuto in età si aviò con la 
pastorella Siluia à cercare de l'auentura de lo specchio di amore. Cap. VI. 

Come don Florisello accapo la auentura de lo specchio di Amore. Cap. VII, 

Come don Florisello accapata la auentura de lo specchio di Amore fece una 
cruda battaglia col padre di Furior Cornelio, e con duo altri giganti, e come 
Siluia medesimamente accapo la auentura. Cap. VIII. 

Come il Re di Francia mandò ne la gran Bertagna per la Principessa Lu- 
cela sua figlia. Cap. IX. 

Come la Principessa Arlanda mandò una sua donzella con una lettera à don 
Florisello, e de la risposta che costui le fece. Cap. X. 

Come la bella Arlanda hebbe gran despiacere di quel che don Florisello 
le scrisse, e come ad una sua cugina si scouerse, e del consiglio, che ne hebbe. 
Cap. XI. 



28o HUGUES VAGANAY 



Come la Principessa Arlanda si discouerse à don Florisello, e come sot- 
tilmente r ingannò, e reconne i suoi disordinati desiderij à fine. Cap. XII. 

Come per una strana auentura si discouerse à don Florisello 1' inganno che 
la Principessa Arlanda di notte li faceua. Cap. XIII. 

Come una donzella racconta à don Florisello la gran crudeltà di Manatiles 
Re di Epiro, e de 1' incantamento sopra questa crudeltà fatto. Cap. XIIII. 

Come don Florisello andò a prouarsi ne la auentura di ]\Ianatiles Re di 
Epiro; e quello, che ini con Siluia uide, & udì. Cap, XV. 

Come la Infanta Galatea, e '1 Principe Arpilior furono di quello inganno per 
Siluia e per don Florisello sgannati. Cap. XVI. 

Come per cagione di Darinello il Re Manatiles seppe come don Flori- 
sello staua ne la stanza del fonte ; e come si ordinò quiui una nuova auentura. 
Cap. XVII. 

Come partendo dì Epiro don Florisello ritrouò una strana auentura nel regno 
di Calidonia. Cap. XVIII. 

Come uolendo don Florisello prouarsi ne la auentura de la Duchessa Ar- 
mida, giostrò con un caualliero sconosciuto ; e quello che li auenne. Cap. XIX. 

Come Siluia fece à don Florisello palese il suo core ; & come per una di- 
sgratia si separarono 1' uno da 1' altro ; e quello che à la uaga pastorella auenne. 
Cap. XX. 

Come Siluia si uolse ammazzare al fonte de gli Amori di Anastarasso, e per 
la sopragiunta de la Infanta Alastrasserea si riconfortò ; la quale de que' mal- 
uagi, che la seguiuano, la difese. Cap. XXI. 

Come la Infanta Alastrasserea e Siluia uidero uenire da la città di Xichea 
un carro con molta maestà; e quello che qui con molti cauallieri la Infanta 
ualorosamente oprò. Cap. XXII. 

Come tutti questi cauallieri & alte donzelle andauano à l'inferno di Ana- 
starasso. Cap. XXIII. 

Come la Infanta Alastrasserea stette con gran piacere presso al fonte con le 
Infante del carro ; e di quello, che qui si ragionò fra loro. Cap. XXI III. 

Come questi signori, & Infante si prouarono ne la auentura di Anastaresso; 
e quello che ne successe, accapandola Alastrasserea, e Siluia. Cap. XXV. 

Come Siluia fu conosciuta per quella che era ; e de la festa e piacere 
grande che ne sentì Anastarasso, per hauere così fatta donzella per moglie. 
Cap. XXVI. 

Come don Florisello & Darinello giunsero nel regno di Apollonia, e come 
qui de la bella Helena il caualliero s' innamorò per un strano modo. Cap. XXVII. 

Come la Infanta Helena, e Fimbria restarono in gran pensiero per don Flo- 
risello ; e come s'incominciò à pratticare l'amor loro. Cap. XXVIII. 

Come Darinello ritornò per la risposta de la Infanta Helena, e la hebbe; 
e quello, che costei al caualliero riscrisse. Cap. XXIX. 

Come Helena, e Fimbria ne andarono à l'heremo de l'Alameda; e del 
modo nelquale ritrouarono don Florisello, e de la lettera, che egli fatta haueua. 
Cap. XXX. 

Come don Florisello puote parlare à l'Infanta Helena, e de la secreta prat- 
tica, che tenne molti di seco. Cap. XXXI. 



LES ROMAXS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 281 

Come Helena fece intendere à don Florisello, che l'auolo suo mandaua per 
lei, perche s' hauea da prouare ne la corte una strana auentura d' una tenda di 
cristallo. Cap. XXXII. 

Come don Florisello hebbe una lettera di Siluia, e de la gran festa, che 
ne fece Darinello, il quale si partì tosto per andare à trovarla. Cap. XXXIII. 

Come dopo la partenza di Darinello, don Florisello hebbe una desperata 
contesa con un ualente caualliero ; e come al fine si riconobbero insieme. Ca- 
pitolo XXXIIII. 

Come il Principe don Brian prouò la auentura de la tenda di cristallo, e quello, 
che ne lì auenne. Cap. XXXV. 

Come ne la festa de le nozze dì Siluia giunse Darinello ; e quello, che fu 
con luì fatto, e con la lettra, che giunse ancho poco appresso, di don Florisello. 
Cap. XXXVI. 

Come il forte Anassarte si dipartisse da Alastrassarea sua sorella ; e di 
quello che in questo uiaggio gli auenne. Cap. XXXVII. 

Come il Principe Anassarte montò nel castello delle marauiglie d'Amore, e 
quello che oprò contra il signore ìstesso de V Isola per uendicare la Infanta dì 
Cipro. Cap. XXXVIII. 

Come la Infanta Artimira seguì il Principe Anassarte, il quale trouandosì 
in gran pericolo de la ulta fu dal Re di Cipro soccorso. Cap. XXXIX. 

Come il Principe Anassarte si prouò ne la auentura de le marauiglie di 
Amore, e quello, che ui uide & che ne gli auenne Cap. XL. 

Come don Fioriscilo per una certa auentura ritornò à lo specchio d'Amore, 
e come uì fu tradito e fatto prigione di Arlanda ; ma egli si finse esse Alastras- 
serea. Cap. XLI. 

Come don Florisello fu condotto à la Principessa Arlanda ; e dì quello, che 
stando con esso lei ìsconosciuto ui passò. Cap. XLII. 

Come la Infanta Alastrasserea giunse à la fontana de 1' eremitaggio de 
la Alameda ; e quello, che con la Infanta Helena e con Timbria passò. Capi- 
tolo XLIII. 

Come la Infanta Alastrasserea ritrouò causalmente caualcando una strana 
auentura nel regno di Tracia. Cap. XLIIII. 

Come Estibello de le Arti mandò un nano con una lettera à la Principessa 
Arlanda. Cap. XLV. 

Come la Infanta Helena e Timbria hebbero da le due donzelle la lettera de 
la Infanta Alastrasserea ; e dì quello, che fra costoro passò. Cap. XLVI. 

Come la Principessa Arlanda hebbe noua, che era stata accapata la auen- 
tura de lo specchio di Amore: e di quello che oprò, quando s'accorse, che le era 
don Florisello uscito di mano. Cap. XLVII. 

Come la Infanta Alastrasserea fu da una tempesta di mare trasportata in 
un paese doue ritrouò un strano incantamento, e ui uide gran cose. Cap. XLVIII. 

Come don Florisello partito da Arlanda Bebbe di un nano una lettera ; 
e come si pose à guardare la auentura de la torre de 1' Vnìverso. Cap. XLIX. 

Come don Florisello guardando la torre de 1' Vniuerso, giostrò con molti 
cauallierì, e fra gli altri con Anastarasso ; e come si scouerse à Darinello. 
Cap. L. 

La Bibliofilia, anno XHI, dispensa 7»-S» 35 



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Come don Florisello guardando la torre de l' Vniverso combattè con un 
ualente caualliero strano ; e quello che ne seguì ; disencantandosi quelli Principi, 
che ne la torre incantati erano. Cap. LI. 

Come Darinello giunse in Apollonia e diede à la Infanta Helena la lettera ; 
e quello che fra loro passò. Cap. LII. 

Come don Florisello stando ferito ragionò à lungo con Siluia, e come 
hebbe la lettera, che la Principessa Helena per Darinello li mandò. Cap. LUI. 

Come la Infanta Alastrasserea fu da una tempesta condotta ne l' Isola di 
Colcos, e de la grande e bella auentura, che ui ritrouò, Cap. LIIII. 

Come don Florisello per tempesta giunse à l' Isola di Colcos, e come per 
seruigio de la Infanta Alastrasserea egli si finse essere lei. Cap. LV. 

Come la Infanta Alastrasserea uisitò sola don Florisello e come fu per or- 
dine di questo caualliero fatta lasciare in sua libertà del Principe don Falanges. 
Cap. LVI. 

Come don Florisello scouerse al Principe don Falanges la fittione di Alastras- 
serea ; e quello, che dopo un loro ragionamento seguì fra loro. Capitolo LVII. 

Come il Principe Anassarte ritrouò presso un fonte una compagnia di don- 
zelle bellissime. Cap. LVIII. 

Come il Principe Anassarte si scouerse con la Infanta Artimira, e la mandò 
con una lettera à la Principessa Oriana. Cap. LIX. 

Come la Infanta Artimira ritorno con la risposta al Principe Anassarte ; 
e di quello, che in questa prattica de l'amore di Oriana poi succedette. Cap. LX. 

Come don Florisello, e don Falanges di Astra giunsero al regno di Apollo- 
nia, e come si ritrouò à parlamento con Helena l'amante suo. Cap. LXI. 

Come don Florisello andò ad intendere la risposta, che li doueua fare la 
Principessa Helena : e quello che fra loro finalmente seguì. Cap. LXII. 

Come la Infanta Timbria consolò Helena ; e quello che lasciarono scritto, 
partendosi uia con don Florisello. Cap. LXIII. 

Come don Florisello e don Falanges furono da la tempesta in Apollonia ri- 
condotti ; e del pericolo grande nel quale si ritrouarono. Cap. LXIIII. 

Come don Lucidoro scrisse à la Infanta Alastrasserea, e la risposta, che 
gli ne hebbe. Cap. LXV. 

Come r armata de la Infanta Alastrasserea e di don Florisello fu per per- 
dersi in mare, e come poi giunsero nel regno di Nichea. Cap. LXVI. 

Come inteso don Florisello e compagni de la auentura de la tenda, che in 
Nichea giunta era, ui andarono isconosciuti à prouaruisi : e di quello, che loro 
ne auenne. Cap. LXVII. 

Come si accapo la auentura de la tenda di cristallo, e la donzella incantata 
si accasò con un de' quattro fratelli suoi amanti. Cap. LXVIII. 

Come il Principe don P'iorisello parlò à la Infanta Alastrasserea sopra il 
negotio del Principe don Falanges. Cap. LXIX. 

Come giunse la nuoua del disincantamento de la torre de 1' Vniuerso à la 
Principessa Arlanda, con la lettera di don Florisello. Cap. LXX. 

NEL SECONDO LIBRO. 

Come giunse nel Regno di Apollonia il forte Brimarte ; e del conseglio, 
che fu fatto sopra la rapina di Helena sua figlia Cap. I. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D' INSPIRATION ESPAGNOLE 283 



Come il Conte di Armina ritornò con la risposta di don Florisello ; e 
quello, che ne disse Brimarte prima, e poi don Lucidoro. Cap. IL 

Come don Lucidoro mandò una lettera di disfida à don Florisello ; e de la 
risposta, che ne hebbe. Cap. III. 

Come il Principe don Falanges per andare dietro ad un falcone, si appartò 
de la compagnia, per cagione di una certa aventura. Cap. IIII. 

Come giunti al castello de 1' auentura de l' Idolo, don Falanges si prouò, 
e uinse i tre cauallieri de la guardia ; e di quello, che nel castello uidero. 
Cap. V. 

Come dopo la partenza di don Falanges di Costantinopoli, passarono in 
quella corte alcune cose. Cap. VI. 

Come don Florisello andò cercando di Gariantero, e di don Falanges, e de 
le auenture, che in questa andata gli accaderono. Cap. VII. 

Come Astibello da le arti consolò Arlanda ; e come ella diede libertà à 
don Florisello, & à don Falanges. Cap. Vili. 

Come la Reina Zaara, e i figli suoi partirono con una armata la uolta 
di AppoUonia ; e di una strana auentura, che per camino ritrouarono. Cap. IX. 

Come il forte Anassarte passò nel palagio indorato, e de le gran maraui- 
glie, che iui uide. Cap. X. 

Come la Infanta Alastrasserea seguì dietro al suo fratello Anassarte, e 
diede à quella auentura fine. Cap. XI. 

Come le armate, che uenìuano in soccorso di don Florisello, comparsero à 
uista de la città di Costantinopoli. Cap. XII. 

Come la armata di don Lucidoro giunse à uista de la città di Costantino- 
poli ; e i Greci uolsero loro uietare il prendere terra. Cap. XIII. 

Come r essercito di don Lucidoro prese terra, e con quanta maestà la 
Reina Zaara, e i figli suoi uscirono in campagna. Cap. XIIII. 

Come fu fatta battaglia fra questi duo potenti esserciti ; e de le orationi, 
che i loro generali fecero, prima che s' attaccasse il fatto d' arme. Cap. XV. 

Come gran pianti si fecero per quelli, che morti erano, e come si fece tre- 
gua per trenta dì per sepelire i morti. Cap. XVI. 

Come Sizìrfano Re de' Scithi, o don Frises di Lusitania mandarono à 
disfidare Amadis di Grecia, e don Florisello à uinti per uinti ; e come s' accettò 
la disfida. Cap. XVII. 

Come giunse nel porto di Costantinopoli di notte una grossa e bella ar- 
mata : onde nacque ne la città gran spauento di questa improuisa giunta di 
tanti uascelli. Cap. XVIII. 

Come la Infanta Alastrasserea mandò per una lettera a disfidare il Principe 
don Falanges ; e de la risposta che costui le fece. Cap. XIX. 

Come si fece la battaglia de li uinti per uinti, e quello, che ne riuscì. 
Cap. XX. 

Come Macartes Re di Tiro mandò una lettera di disfida al Re Amadis. 
Cap. XXI. 

Come uenne ne la corte di Costantinopoli una donzella stranamente uestita 
con una carta de la bella Reina Cleofila. Cap. XXII. 

Come la Reina Cleofila hebbe gran piacere de la risposta, che la sua don- 



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zella le portò ; e come fu da i Principi di amendue gli esserci ti con grande 
honore riceuuta. Cap. XXIII. 

Come il Re Amadis fece col Re di Tiro battaglia, e di quello che ne suc- 
cesse. Cap. XXIIII. 

Come la Reina Cleofìla si sentia seco istessa confusa, e di quello, che parlò 
dinanzi à i Principi Greci prima che si partisse. Cap. XXV. 

Come i Principi Greci deliberarono, che innanzi à la battaglia don Fiori- 
scilo parlasse à don Lucidoro : e come furono ordinate le schiere in amendue gli 
esserciti. Cap. XXVI. 

Come si rinouello 1' antica piaga di Amadis di Grecia per la bella Lucela ; 
e come don Fioriscilo prima che si desse la battaglia, parlò à don Lucidoro di 
pace. Cap. XXVII. 

Come prima che si facesse il fatto d' arme, apparsero alcuni strani pro- 
digi] ; e come fatte le orationi da i Capitani de gì' esserciti si diede la battaglia. 
Cap. XXVIII. 

Come il Re Breo pensò di tradire il campo amico ; e come il Re Amadis 
deliberò di assalire il campo nemico la mattina innanzi dì. Cap. XXIX. 

Come i Principi Greci uscirono di notte con intentione di dare sopra il 
campo de gì' inimici loro, e di quello che ne successe. Cap. XXX. 

Come ritornati i Principi Greci ne la città, Helena faceua gran lamenti; e 
come fu dato à don Lucidoro moglie. Cap. XXXI. 

Come Silerfìa donzella de la Reina Cleofìla fece un generoso atto liberando 
la signora sua di potere d' un cugino del Re Breo ; e del soccorso, che Amadis 
di Grecia le diede. Cap. XXXII. 

Come hauendo Amadis di Grecia rotti i Russiani, si appartò da Fulortino ; 
e di quello che gli auenne. Cap. XXXIII. 

Come Amadis di Grecia passò quella solitudine col donzello don Florar- 
lano. Cap. XXXIIII. 

Come il donzello Florarlano menò Amadis di Grecia a uedcre i feriti di 
Armida ; e di quello, che costui ui uide. Cap. XXXV. 

Come Amadis di Grecia si prouò ne 1' auentura di Armida ; e di quello, 
che ne gli auenne. Cap. XXXVI. 

Come la Principessa Armida ritrouando Amadis di Grecia duro al suo uo- 
lere, restò incantata ; come furono tutti gli altri disincantati. Cap. XXXVII. 

Come sentendo il Principe Anassarte molta pena, hebbe pur finalmente 
commodità di parlare à la sua bella Oriana. Cap. XXXVIII. 

Come don Fioriscilo, e don Falanges giunsero nell' Isola di Guindacia ; e 
de la strana auentura, che ui ritrovaro. Cap. XXXIX. 

Come don Fioriscilo, e don Falanges si posero in potere de la Reina Si- 
donia, e de le carezze, che ne hebbero, per un disegno, che ella in testa posto 
s' haveva. Cap. XL. 

Come don Florisello e don Falanges si ritrouarono in gran pericolo 
per cagion de la Reina Sidonia, e de le sue leggi ; e come se ne risoluettero. 
Cap. XLI. 

Come uenne uno ambasciatore à chiedere tributo a la Reina Sidonia ; e di 
quello, che il Principe Moraizello rispose. Cap. XLII. 



LES ROMAxNS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 285 

Come Moraizello e don Falanges combattendo col Re Alastradolfo e '1 fra. 
tello, lì uinsero ; e di quello, che appresso ne succedette. Cap. XLIII. 

Come il principe Zairo s' auenne con un caualliero sciocco : e di quello, che 
gliene succedette. Cap. XLIIII. 

Come il Principe Zairo andò nel castello, doue quella donna traditora al 
suo marito si ritrouaua : e quello, che ne gli auenne. Cap. XLV. 

Come udendo la bella Oriana partire per Babilonia a suo padre, la Infanta 
Artimira uenne ne la corte da parte di Anassarte ; e quello che pubblicamente 
disse. Cap. XLVI. 

Come don Luciderò con la Principessa Lucela sua sorella sì partì con 
grossa armata la uolta di Costantinopoli, per fare le sue nozze, e di quello, che 
per viaggio loro incontrò. Cap. XLVII. 

Come la Principessa Lucela prouò l' aventura di Armida, e disincantò 
Amadis di Grecia con la Duchessa e con tutte 1' altre, che incantate ui erano . 
Cap. XLVIII. 

Come il Principe Amadis di Grecia arriuò in una Isola, e del gran peri- 
colo, nel quale si ritrouò. Cap. XLIX. 

Come la Infanta Artimira parlò in mare à la bella Oriana ; e del gran pe- 
ricolo, nel quale sì ritrovarono ; e come liberate ne furono. Cap. L. 

Come la Principessa Lucela & Arlanda furono con la Duchessa Armida 
rubata ; e di quello, che auenne ne 1' essere liberate. Cap. LI. 

Come le naui, dove questi Principi & Principesse andauano, capitarono 
in una Isola ; e de la strana, e marauigliosa auentura, che ui ritrouarono. 
Cap. LII. 

Come quelle signore, che erano restate presso al mare, uennero doue que- 
sta battaglia fatta s' era ; e de' pietosi lamenti, che qui si fecero, con tutto quello 
che appresso ne seguì. Cap. LUI. 

Come e per qual uia potè la fortuna condurre qui questi Principi insieme. 
Cap. LIIIL 

Come giunti tutti questi Principi sul porto di Costantinopoli, don Luciderò 
smontò à terra, e portò la noua de la lor venuta, e diede conto di tutto il pas- 
sato. Cap. LV. 

Come il donzello don Florarlano si presentò dinanzi a i Principi de 
la Grecia con una lettra ; con laquale pose molta alteratione in quella corte. 
Cap. LVI. 

Come il Re Amadis, e don Falanges, e la Infanta Alastrasserea, e don 
Fioriscilo s' andarono à prouare con le guardie de le quattro spianate, e di quello, 
che loro auenne. Cap. LVII. 

Come la Infanta Alastrasserea con bella arte ingannò, e uinse il Duca, e 
con r aiuto de' compagni prese il castello de le quattro spianate, doue era Ar- 
landa prigione. Cap. LVIII. 

Come don Florisello uscì armato à riceuere il cugin del Duca, eh' era re- 
stato uiuo : e come uenuto don Florarlano nel castello, fece di questa uittoria 
gran festa. Cap. LIX. 

Come il Re di Tracia uenne nel castello de le quattro spianate, senza nulla 
sapere di quanto passato ui era ; e che ne successe. Cap. LX. 



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Come il donzello don Florarlano ne andò con le liete nouelle in Costanti- 
nopoli : e di quello, che in questa corte si passò dopo la uenuta del Re Amadis 
e compagni. Gap. LXI. 

Come si fecero gli sponsalitij di questi Principi secondo che era stato ap- 
puntato : e di quello, che gli sposi con le spose loro passarono. Cap. LXII. 

Come gli sposi novelli uidero la messa ; e de la gran festa, che vi si fece. 
Cap. LXIII. 

Come le donzelle de la Reina Sìdonia usarono un strano atto ne la corte 
di Costantinopoli, e quello, che don Florisello ne ragionò, con quanto seguì dopo 
la partenza del Re Amadis, e di quelli Maghi. Cap. LXIIII. 

Il fine de la tauola. 

F. [b iijl ALLA MOLTO MA- jj gnifica Madonna Lucretia Coga, || Michele 
Tramezzino. 

Ogni uolta che uien